Tranquilli, non vi tocca il post di analisi del voto, o il mea culpa di sinistra e tutto quello che immaginate dopo la vittoria delle destre nelle Marche.
Vi tocca un post di memoria, invece.
Dire che ero certa del risultato elettorale di ieri pare un’ovvietà. Ma non lo sapevo perché in possesso di misteriosi sondaggi segreti: lo sapevo perché ricordo tutto quello che è successo nelle Marche dopo il terremoto del 2016. E così come so bene che ha saputo sfruttare il sacrosanto malcontento con promesse e fondi l’attuale commissario alla ricostruzione Castelli, gran regista di queste elezioni, secondo alcuni futuro governatore dopo Acquaroli.
Lo sapevo e potete saperlo anche voi se avete la pazienza di andare a rileggere le circa duecento Storie dai borghi con cui dal 2016 in poi provavo a raccogliere la voce delle persone che avevano perso casa, salute, speranza: in caso, la prima è qui. Le altre, a seguire.
Il fatto è che andando a rileggerle, questa mattina, ho cercato quella che ricordavo. E’ di sette anni fa. Estratto:
“il sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, minaccia una querela verso una terremotata di Muccia. Si chiama Antonella Pasqualini, e ne ha di cose da raccontare: quelle che forse il sindaco di Pesaro, come tanti altri, non vuole vedere. Ricapitoliamo? Casette provvisorie consegnate con ritardi spaventosi, casette fradice di muffa, non adatte alle temperature di montagna, casette che si sfondano e in cui spuntano, davvero, i funghi. Ricostruzione che non parte, certezze che non ci sono, e di contro il mantra turismoturismoturismo, le Marche rinascono con il turismoturismoturismo, che figata, abbiamo il bicentenario dell’Infinito, abbiamo Rossini, abbiamo il mare, abbiamo Risorgimarche, venite venite a trovarci.
Ora. Come già scritto, ci sono questi benedetti duecento e rotti milioni di euro dati dall’Unione europea per “il sostegno alla ripresa economica” delle aree colpite dal sisma. Come già documentato da Emidio di Treviri, e come circola in decine di bacheche con la fotografia della delibera, la vicenda si svolge su un crinale: non possiamo usare i fondi europei per altri scopi, protestano gli amministratori della Regione. Ma leggete, e fatevi voi stessi un’idea.
Detto questo, c’è una riflessione da fare sul modo di comportarsi di chi guida la Regione e del sindaco di Pesaro: in casi come questo, reagire urlando “sciacalli” (Anna Casini) o ululando querele, è un errore mortale. Con tutto quello che è accaduto, o per meglio dire NON è accaduto, dal 2016 a oggi, usare arroganza, violenza verbale, e soprattutto esternare disprezzo verso persone che sono state fin troppo miti fino a questo momento, fa mettere le mani nei capelli a chiunque”.
Peraltro, la stessa Pasqualini, in altro schieramento orientata, ha scritto un post recente dove ricordava tutto, macerie, casette gelate, eccetera. Inclusa la querela. Scrive dunque:
Come scrive Leonardo Animali in un prezioso libro, La Strategia dell’abbandono, si sommano anni di smantellamento marchigiano. Anni in cui i gruppi industriali “del capitalismo oligarchico marchigiano, sotto il caritatevole abito delle fondazioni di ogni tipo, hanno aperto le porte alle multinazionali dell’agrifood sui territori colpiti: Ferrero, Loacker, Granarolo, Cremonini”.
Ora, Ricci è l’espressione di quel Pd che ha già governato le Marche. Certo che le destre sono peggio. Certo che le destre, in questa campagna elettorale, hanno promesso l’impossibile, sono state ultrafinanziate e hanno ultrafinanziato. Certo che hanno cavalcato e cavalcano il risentimento verso gli immigrati, come e più di prima.
E infine, certo che avrei votato Ricci se avessi la residenza delle Marche, pur di non infliggere ai marchigiani altri cinque anni neri. Ma lo avrei fatto con lo stomaco sottosopra: e quello che vorrei è che la memoria comune, specie di chi sceglie i candidati, fosse nitida. Vorrei che non si andasse nei territori solo in campagna elettorale. Vorrei che fosse chiaro che le persone non dimenticano: magari credono, forse ingenuamente, a chi oggi promette. Ma come fanno a credere a chi non li ha ascoltati?
Chiudo con una citazione da una conversazione avuta a Fahrenheit nel 2017 con Tomaso Montanari, che è uomo che sa ascoltare. Questa:
“Sembra che ci sia un’altra Italia, lontana dagli sguardi dell’Italia mainstream, dell’Italia delle metropoli. E a volte ci chiediamo cosa possiamo fare noi per quelle regioni. Certo, ora dobbiamo salvarle. E’ uno scandalo spaventoso che non si investa, che non si lavori, che non si riportino i cittadini, i lavoratori, gli studenti nelle vie, nelle piazze e nelle aule di Camerino, che ha un’università antichissima. Ma in realtà, se noi non aiutiamo Camerino, e le aree interne colpite dal terremoto (penso a Visso, penso a tanti altri luoghi meravigliosi), è perché non le conosciamo, perché sono uscite dalla nostra percezione, è perché non ci chiediamo cosa loro possano fare per noi: insegnarci un altro stile di vita, un altro ritmo, un altro modo di vivere (…) . Camerino, le aree interne, sono l’anima dell’Italia, sono il rimedio al fatto che l’Italia tenda a somigliare a tutto il resto del mondo in una omogeneità indistinta. In quei luoghi così tormentati oggi – pensiamo anche all’Aquila, sono dieci anni – c’è un senso di umanità che manca altrove e che possiamo ritrovare. Dobbiamo pensare che quei luoghi possono aiutare noi, e non viceversa. Bisogna rivoltare il nostro punto di vista. Ci vuole veramente una rivoluzione”.
Fin qui, non c’è stata. E che peccato.
Sono anche io originaria delle Marche, della provincia di Pesaro e Urbino. Le poche volte in cui mi capita di tornare nelle Marche percepisco sfiducia , rancore apatia
E come se fossero nell’aria
Non mi aspettavo certo che la sinistra vincesse. Ci vuole un lavoro lento e profondo per ricucire i rapporti e ridare speranza non basta certo una semplice campagna elettorale
proprio perché il populismo si nutre di rassegnazione e frustrazione