PAGINA 19 DEL CORRIERE DELLA SERA

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378 pensieri su “PAGINA 19 DEL CORRIERE DELLA SERA

  1. @Zauberei e Regazzoni
    Il sesso, quando assume dimensione pubblica, è potere.
    Minimamente di chi se ne fa interprete, massimamente di chi ne fa merce e può permettersi di prometterla ed elargirla.
    Berlusconi l’ha capito benissimo, e infatti è in gran parte su questo che si fonda l’appeal della sua retorica.
    Voi dite di detestare il berlusconismo ma altolà a chi denuncia il carattere pornografico del potere perchè lì sentite minacciata la libertà d’espressione della persona sessualmente attiva (che invece qui non è affatto in questione). E’ perchè confondete il pubblico col privato e la moralità col moralismo o semplicemente perchè è difficile mettersi contro quello che ormai è diventato senso comune?
    Magari è solo perchè siete troppo giovani: la solitudine intellettuale non è ancora roba per voi. Vi capisco, anche a me ogni tanto pesa.

  2. L’erotismo con questa immagine non ha nulla a che fare, la segnalo allo IAP e non per bigottismo ma per far capire alle aziende che non hanno bisogno di mostrare un culo per vendere. Se si sforzassero un po’ di più, se mettessero in conto di non puntare sul facile ma di inventarsi qualcosa di nuovo sarebbe meglio per tutti e forse, dico forse, anche i così detti “creativi” della pubblicità si sentirebbero un po’ più gratificati.
    Marino

  3. Beh, Atride dice cose giuste. ‘Rimanendo lucidi.
    Vogliamo ricordare che a veicolare questa bella foto è la pubblicità, e che la pubblicità si è dotata di alcune regole in tutti i paesi civili – regole e una etica, non censura!

  4. L’immagine io non la trovo offensiva, neanche la sezione di culo la trovo offensiva, non la trovo lesiva della dignità della donna, per il contesto in cui è calata e per il suo scopo. Dopo di che procedo per punti.
    1. In Italia c’è un intricato problema per cui il maschilismo che impera, sintomo di uno stato provinciale della politica e dell’economia, vizio della periferia dell’impero, è il mezzo con cui si sclerotizzano i rapporti di potere e più nello specifico si copre la scarsezza di intelligenza e di capacità creativa.
    2. Quindi si assiste a un’organizzazione non paritaria e sessista della società in generale, e nel contesto di cui parliamo nell’abuso della corporeità femminile nella comunicazione per immagini.
    3. In italia cioè le donne non sono mai soggetti, mai complementi oggetti, ma sempre complementi di argomento. Uomini parlano con uomini di cose fiche come le donne. Compra questo giornale! La vedi che sorca? Compra questo telefono! vedi che gnocca? Guarda questo spettacolo pieno di tette! Le donne non sono mai dialoganti con chi parla. Esse sono solo il sesso di cui parlare.
    4. Ergo tra i tanti compiti della critica femminista ci sono quelli di riportare le donne al luogo di soggetto e di complemento oggetto del discorso, spostandole da quello di argomento. La critica femminista si occupa di stanare le occasioni per cui la donna è reificata e mezzo associato a qualcos’altro in un discorso da cui è esclusa. Quindi bisogna criticare pubblicità di telefoni con donne gnude, pubblicità di crocere, di caldaie e quant’altro abbiamo visto, dove la donna era l’oggetto sessuale e non altro.
    5. Ma ci sono occasioni in cui il corpo sessuato è raffigurato come soggetto che si comporta come tale, e per altro si rivolge alle donne come complementi oggetti: ti piacerebbe essere così sexy? dice la pubblicità. La critica cioè sembra qualificare come offensivo un comportamento sessuale e seduttivo.
    6. La critica a cui va in contro il femminismo spesso è più o meno così: siccome in Italia si mangiano solo dolci, tu non vuoi che io mangi dolci neanche quando è il momento del dessert. E’ una critica talmente continua e persistente – anche da persone intellettualmente oneste – che dire che le persone sono cattivacce e stupide è un atto di disonestà intellettuale: il sesso è caliente, è una cosa di prioritaria importanza ed è evidente che il femminismo deve farsi due quiz sulle sue strategie di comunicazione.
    Ma forse tutto questo è inutile. Faccio prima a dire che per me la pubblicità non è offensiva, e che in generale non è molto sano per le donne che qualched’uno si adoperi a sindacare e a proteggere la loro messaggistica sessuale. Sfacciata o meno che sia.

  5. “Non mi pare, di nuovo, che ci sia un problema di sessuofobia, ma semplicemente, come ho detto, che la pubblicità qui sopra sia sbagliata, offensiva se volete. Si poteva fare altro. Mi sembra in effetti che il sesso sia un crocevia critico!” Paola Di Giulio
    Se si arriva a dire “è offensiva quindi deve sparire, essere distrutta” non mi sta bene, se si dice “questa immagine non mi piace, ma senza demonizzarla vorrei che i creativi pubblicitari ne inventassero di più raffinate dato che è possibile farlo” allora concordo. ma se tu te la prendi col burlesque allora non concordo più per i motivi che ho già spiegato.
    Se poi si aggiunge (come è stato fatto in questo blog), che è colpa dei culi in televisione se ci sono gli stupri e le violenze sulle donne, allora mi spiace ma io ho tutt’altra visione delle cose.

  6. Vado anche io per punti. Ma solo due.
    1. E’ il contesto che è offensivo, invece. I lettori del Corriere della Sera sono a prevalenza maschile, e non penso sia casuale che la pubblicità sia apparsa su un quotidiano e non su un magazine femminile. Zauberei, lei pensa che quella pubblicità sia destinata alle donne? Io no. Penso che sia destinata agli uomini, sia pure per indurli a comprare un regalo di Capodanno alle proprie signore e fidanzate.
    2. Lei dice che non è sano. Io penso invece che sia insano che si continuino a produrre pubblicità di questo genere. La seduttività e il diritto alla seduttività non sono in discussione. E’ in discussione non la comunicazione del femminismo, ma una comunicazione pubblicitaria che anno dopo anno si fa più pigra, becera, volgare, reiterante.

  7. Ragazzi, Atride etc – è che non siamo d’accordo. Genuinamente e pace e bene. Non mi convincete, in questo contesto e non in assoluto non mi parlate, vi sento distanti. E’ reciproco immagino ma non è catastrofico.
    Binaghi, non affondi niente e ti prego di rispettare le mie opinioni come io rispetto le tue. Ossia, non ho problemi di solitudine intellettuale e credo in quello che penso. Non sono il tipo da dover piegare niente per nessuno, men che mai per te, con cui su questi argomenti c’è una lontananza già abbondantemente appurata.

  8. la libertà d’espressione della persona sessualmente attiva (che invece qui non è affatto in questione) binaghi
    quando qualcuno (non lei, binaghi) dice che chi fa Il/la spogliarellista diventa un oggetto perchè la sua professione implica di spogliarsi in maniera sexy davantio ad un pubblico, allora sì che è in questione.

  9. Atride che due palle: detesto chi mi vuole imporre le sue opinioni.
    Il corriere caro io lo leggo e tutti i giorni. Forse sei tu a pensare che le donne comprano Brava Casa. Detto questo, come ho scritto sopra l’inopportunità è certa ma è a carico del giornale e non della pubblicità.
    Sul resto mi sono già espressa e non ho voglia di aggiungere altro.

  10. Zauberei, abbiamo discusso educatamente e non mi sembra di averla offesa in alcun modo, dunque le chiederei di risparmiarsi il “che due palle” e il “caro”.
    Temo che lei si senta ogni volta chiamata in causa come individuo, mentre il discorso è sociale e complessivo. Statisticamente, il Corriere della Sera ha una maggioranza di lettori di sesso maschile. Non è colpa né merito mio o suo, ma è un fatto. Quanto ad essere a carico del giornale, questa è una saggia osservazione: non fosse che i giornali, con la crisi attuale, brindano ad ogni inserzione pubblicitaria ricevuta.
    Rispetto la distanza, che tale rimane.

  11. @ Binaghi:
    il moralismo è il tentativo di ampliare a tutti la propria idea di bene morale. Quando si critica o si compatisce qualcuno che liberamente decide di fare pubblicità per l’intimo o altro, condendo tale giudizio con analisi generalissime sulla pornografizzazione del potere, e Berlusconi, e la società dello spettacolo, e la fine delle mezze stagioni, si sta scadendo nel moralismo. A voler pensare bene. Perché quando sono i maschi adulti a scadere in tale moralismo io ho altre e peggiori idee.

  12. Paolo1984, hai ragione, non ritengo che stupri e violenze derivino da pubblicità come queste, anche se offensiva rimane. Vorrei con forza che come dici tu ‘i creativi pubblicitari ne inventassero di più raffinate dato che è possibile farlo’. Ma questa immagine e quella del post di Loredana di ieri io le vedo simili, e si sommano a tante altre in giro, in un caleidoscopio dell’immagine della donna che vorrei veder cambiare. Forse se tutte le altre immagini fossero diverse la penserei come Zaub, ma non lo sono. E se è vero che qui in questo paese certi creativi ‘traducono’ in immagini sessual-ammiccanti gli stessi spot (magari un banale yogurt) che altrove sono concepiti in modo assai diverso – Zaub azzecca la ragione, indubbio – ma allora io mi incavolo ancora di più. Dove è possibile, aiutiamoci a crescere.

  13. No Atride, no non parlo di me – e che me frega? Non combacio con il tipo:) diciamo così. Mi rimangio il caro che è fastidioso, hai ragione, ma il du palle era i un tantino liberatorio. Dopo di che i giornali la selezione la potrebbero anche fare. Mentre posso immaginare che quella pubblicità arriverà anche su dei periodici femminili – che io non compro, nè compro Yamamay, nè alcunchè di così scomodo Dio caro. Anche questa cosa di personalizzare le opinioni è una riduzione che trovo sgradevole.
    Invece, il fatto che quella pubblicità andrà su dei periodici femminili (ma l’anonimo li dell’ufficio stampa non potrebbe darci qualche dritta?) potrebbe far pensare a qualcosa.

  14. @lara:
    guardi io rispondo secco a Binaghi perché quando mette su il tono da santone da B-movie non riesco a contenermi. Per il resto, le suggerirei di girare pagina del giornale, se il culo che salta la disturba e di non comprare il capo in questione, ma di evitare di dedurre, dalla sua peraltro legittima indignazione, che una pubblicità di intimo femminile in cui è presente un culo sia un problema morale. No, in un società democratica non lo è per fortuna. Immagino che anche un integralista islamico o un cattolico osservante preferirebbero non vedere quell’immagine. Ma per fortuna le loro idee di bene morale in democrazia non ci possono essere imposte. E nemmeno quelle di Binaghi.

  15. “Ma questa immagine e quella del post di Loredana di ieri io le vedo simili, e si sommano a tante altre in giro, in un caleidoscopio dell’immagine della donna che vorrei veder cambiare.” paola Di giulio
    bè mi pare che la fiction televisiva statunitense, ma anche europea e italiana proponga immagini di donne meno stereotipate di quelle degli spot citati e delle trasmissioni della tv italiana.

  16. “Bè lara, se il problema è che quel culo sta su un quotidiano anzichè su Novella2000 posso essere d’accordo anch’io.”
    oltre al fatto che, senza vietare nulla, vorrei pubblicitari che si sforzassero un po’ di più con la fantasia.

  17. Credo che regazzoni abbia c’entrato un punto fondamentale.
    Ma è davvero possibile fare uno spot che non offenda nessuno, ma proprio nessuno?

  18. @ Paola Di Giulio
    mi rivolgo a te perché ho trovato nelle tue parole un appiglio per intervenire, dal momento che questi sono i post su cui si crea di solito lo spaccamento d’opinioni all’interno di un insieme di idee condivise più o meno da tutti. Qualche commento fa parlavi di stereotipi offensivi, – esistono? – sì, allora la pubblicità è offensiva. Ora, forse hai usato un espressione come un’altra, però c’ho trovato un problema. Le pubblicità usano evidentemente degli stereotipi, ma non penso che siano offensivi, almeno non tutti; non è offensivo ritrarre una donna alle prese con i fornelli, è che le donne non fanno solo quello ecc. ecc. In questo caso lo stereotipo qual è? la donna sexy? anche qui, non sono solo quello ecc. ecc. Però io non capisco perché dici che è offensiva; non capisco (lo ripeto proprio perché non so cosa pensare) chi offende, se sono io che mi devo sentire offeso ecc. Io non la trovo offensiva, la posso trovare turbante ( ma si dice? ) a seconda dei momenti, ma in senso positivo, cioè che mi piace vederla e rivederla.

  19. @Regazzoni
    Imporre?
    Vedi prima di riuscire ad articolare un minimo di confutazione razionale a ciò che ho detto sopra circa pubblicizzazione del sesso e potere, e considererò quella una risposta a quella che era un’argomentazione, non un imposizione. Che poi sia un maschio adulto a sostenerla che cosa cambia? O vogliamo mettere il preservativo alle idee?
    Quanto all’idea di bene morale, la filosofia morale tende all’universalità, come ogni genere di discorso filosofico. Altrimenti abbiamo la testimonianza. Siamo proprio alle aste, eh?
    @Zauberei
    L’ho capito che credi in quello che pensi, e come no. Solo che mi sembrava questa una discussione, dove si portano argomenti in nome di una razionalità condivisibile. Se invece siamo all’atto di fede mi ritiro in buon ordine.
    Intanto aspetto sempre che qualcuno mi dimostri
    1) che non c’è alcun rapporto tra pornografia e potere
    2) che quella che qui tu e Simone state difendendo è la libertà sessuale e non -come io credo – la libertà di ostentazione e mercificazione del sesso
    3) che mentre la scuola di Francoforte, denunciando la personalità autoritaria e Reich il carattere masochistico che implicano una società fascista erano dei geni, Lasch evidenziando la sindrome narcisistica su cui si fonda la tirannia morbida del consumismo era un coglione.

  20. @ Binaghi:
    hai un po’ le idee confuse in merito alla filosofia morale. Ma ti assicuro che per il culo in questione non serve. Vai a ruota libera, sei forte man.

  21. “No, è meglio una società dove si possano vedere donne normali, e uomini normali, anche in pubblicità” Lara
    Cos’è la “normalità”? alcuni potrebbero pensare che uno spot con una donna tutta preoccupata perchè arriva la suocera e lei deve sbrigarsi a pulire la casa rappresenti la “normalità” ma non credo che i frequentatori e frequentatrici di questo blog, me compreso, lo apprezzerebbero

  22. Paola di Giulio è l’unica per il momento, anche per i toni 🙂 – ad avermi fatto pensare a qualcosa di convincente del fronte anticulo ecco! Il discorso di possiamo pensare a una pubblictà migliore mi può far quanto meno pensare. Però appunto diventa un criterio qualitativo Paola, mentre la denuncia allo iap implica un criterio morale: non si devono fare pubblicità di intimo cosi fatte.
    Detto questo – la dicussione è friccicarella e interessante – ma non è che potremmo tutti, me compresa, darci na regolata sui toni? Di questo passo finiamo al faccia de cipolla faccia de zucchina e a leggerlo è una cosa mortalmente noiosa.

  23. Ahi ahi, che confusione. Simone Regazzoni, trovo singolare la dicotomia che lei ha scelto di rappresentare: da una parte la sessuofobia, o gli integralismi religiosi, dall’altra, senza sfumature, la cosiddetta libera sessualità, si tratti del posteriore in questione, della sacrosanta scelta individuale o altro. Ho paura che il mondo sia più complicato di così: ma se lei opta una suddivisione così netta fra Bene e Male, laddove il Bene è per lei la libertà assoluta e individuale di chiunque e il Male è chi azzarda una critica a quel che attualmente E’, rischia grosso.
    E’ bene tutto quel che l’individuo può scegliere liberamente? Sul serio? E dove comincia e dove finisce il concetto di libertà? E quanta libertà ha, poniamo, la ragazza che si interroga sulle dimensioni del proprio posteriore se il modello che le viene proposto è quello della modella di Yamamay moltiplicato per mille?

  24. Ma scusate se sono ingenuo, e se insegnassimo ai nostri figli che quel culo appartiene ad un essere umano che merita rispetto a prescindere dalle parti del corpo che decide di mostrare in pubblico, non sarebbe già questo un modo di resistere nel quotidiano alla mercificazione dei corpi che tra l’altro assume forme ben più gravi di un culo in uno spot?

  25. Però Atride, c’è differenza anche nel criticare una pubblicità e denunciarla allo IAP – la stessa differenza che c’è tra preoccuparsi perchè una ragazza tara la propria percezione di se su un immagine pubblicitaria e imporle come deve pensare se stessa.

  26. @Paperinamore, intendevo stereotipi usati in modo offensivo, che poi anche se la uso, la parola offensivo non è forse la più adatta. Ci sono valanghe di stereotipi, usati spessissimo, ma ribaltandoli, prendendoli in giro… Loredana ha fatto 2 post con due pubblicità diversissime, e io sbuffo per tutti e 2. Non faccio una crociata, solo mi cadono le braccia e quant’altro; do ragione a tante argomentazioni intelligenti venute fuori stasera, e penso che si stia facendo un uso scorretto dell’immagine femminile in un mezzo come la comunicazione pubblicitaria che insiste sempre nell’utilizzo di un immaginario cristallizzato su stereotipi (vedi i commenti di Binaghi su pornografia e potere) e lo fa in toni seriosi, mai umoristici, con scarsa inventiva, spesso in modo becero, spia di intelligenze creative che non si scollano di un millimetro dall’ovvietà.
    Paolo1984 dice se è possibile fare qualcosa che non ‘offenda’ nessuno. Sì, è possibilissimo secondo me.
    Una cosa che potrei aggiungere è che i pubblicitari non sono ‘liberi’ ma fortemente condizionati da clienti che spesso impongono ciò che loro vogliono, e questo si verifica molto spesso, e non tutti riescono a proporre alternative. Ma questo è un altro discorso.

  27. Nella mia ignoranza di tecniche di comunicazione ecc., da semplice utente-fruitore di pubblicità, mi permetto di dire la mia: la pubblicità, in generale, più che un prodotto, reclamizza un’idea, uno stile di vita; che sia per agganciare i clienti che seguono quello stile di vita, oppure per modificare lo stile di vita dei destinatari e creare in tal modo tali clienti. C’è poi il caso in cui lo stile di vita pubblicizzato è in qualche modo connesso con il prodotto, come per i preservativi “prova d’amore” di tanto tempo fa (non si vendono tanto i preservativi quanto l’idea che non c’è niente di male ad usare i preservativi); e il caso (quasi più frequente) in cui non c’è relazione, o c’è ma molto labile; ad esempio la famosa campagna del “latte della V Armata in Iraq” serviva a vendere non tanto il latte, quanto la guerra in Iraq.
    Se si accetta questo, che a me pare un dato di fatto (non sto qui giudicando se sia un bene o un male, anche se immagino si capisca come la penso), non si può non accettare anche che una casa di “fiocchetti per deretani” si faccia pubblicità mostrando un deretano infiocchettato. Perché ciò che vendono non sono mutande (le mutande sono un bene primario che non ha bisogno di essere venduto), ma decorazioni per il proprio corpo a forma di mutanda (cioè oggetti da mostrare per il proprio o altrui diletto, che a differenza di altri ornamenti va messo sul sedere).
    Criticare l’effetto accettando la causa è bigottismo: è come criticare un venditore di occhiali da sole perché mostra belle facce che portano occhiali da sole! Perché un produttore di mutande (se non per bigottismo) dovrebbe astenersi dal mostrare le sue mutande su dei bei sederi?
    Diverso il caso di quelle pubblicità che associano indebitamente la sessualità con prodotti non pertinenti, tipo i chewing-gum che ti fanno acchiappare nelle feste a villa Hefner. Diverso solo perché lì il gioco di vendere stili di vita fingendo di vendere prodotti (perché altrimenti chiamare una gomma “Erection”?) è più smaccato.
    Nel caso in esame, e a differenza di alcune altre marche citate nei commenti (non tutte), la campagna Yamamay (che è fatta di questa e altre foto cripto-postribolari, esposte non solo nei giornali ma in TV e sui 3×6), pare rivolgersi ad un pubblico (maschile o femminile, poco importa) che ha nel bunga-bunga (o nelle feste di Hefner se preferite) il suo modello di sessualità; modello propagandato in tre decenni di TV spazzatura american-berlusconiana, con la complicità di molti “liberatori sessuali” sedicenti di sinistra, e ormai interiorizzato dalla popolazione. Che compra tranquillamente Yamamay, e trova normale associare se stessa ad una modella stravaccata seminuda a bordo piscina o su un lettone affollato, o in lingerie bianca nel parcheggio di un supermercato (oppure non si accorge nemmeno di farlo!). Altri vendono la stessa merce (sempre di fiocchetti per sederi si tratta), ma si rivolgono a persone che hanno un’idea diversa di sessualità e di intimità (la ragazza che fa il solitario ecc.). Si può disquisire se sia di buon gusto o meno una campagna piuttosto che un’altra o, altrettanto legittimamente, perché una campagna sfacciata riscuota più o meno successo di una più sobria. Ma sempre merce cercano di vendere, e sempre clienti cercano di attirare (o creare).
    A questo, serve la pubblicità.

  28. Zauberei, perché la turba tanto la denuncia allo IAP? Da quanto ne so, lo IAP valuta le segnalazioni e decide, in consiglio, se dare seguito e invitare al ritiro della campagna. Significa che, forse, quell’agenzia pubblicitaria o quella dita rifletteranno dieci minuti in più la volta successiva, e magari si spremeranno le meningi per tirar fuori qualcosa di meno di scontato. Non immagino affatto lo IAP come la Santa Inquisizione, ma come un organismo di professionisti che riflettono. Questa è un’imposizione? Sia pure. Le piace il mondo senza presunte imposizioni che la circonda? Ci pensi.

  29. “E quanta libertà ha, poniamo, la ragazza che si interroga sulle dimensioni del proprio posteriore se il modello che le viene proposto è quello della modella di Yamamay moltiplicato per mille?” atride
    se ha avuto dei genitori, degli insegnanti, degli educatori che le hanno insegnato a curarsi del proprio aspetto senza esserne ossessionata e senza fondare sulle dimensioni del culo tutto il suo concetto di autostima, sono fiducioso che saprà dare a quello spot il peso che ha. poi che riproporre sempre e solo uno stesso modello sia sbagliato sono d’accordo.
    Se poi mi dite “che oggi non ci sono più gli educatori di una volta”, mi spiace è un tipo di discorso che non accetto.

  30. Se si propone questa pubblicità allo iap lo si fa in ragione del fatto che non si ritiene etico tenerla in giro. Per quanto mi riguarda – non ci sono gli estremi. Per quanto mi riguarda mi sono più che sufficienti le imposizioni attualmente circolanti – posso aver desiderato una maggior efficacia ma di altre proprio non ne ho nostalgia – ma questo credo sia OT.

  31. Non glielo dico, Paolo. Le chiedo: e se non li avuti? La lasciamo al suo destino?
    Zauberei. Aspettiamo il parere dello IAP. Non mi sembra che si configurino come un consesso di sessuofobi.

  32. Mah, senti Zaub, lo IAP dovrebbe servire ad incanalare una certa indignazione derivante dal tipo di sensibilità del consumatore, non credo sia un oganismo censorio se non per gravi motivi, anche di ordine puramente commerciale. A me interessa l’aspetto di poter indirizzare il cambiamento, di ‘spostare’ anche di poco la sensibilità verso un problema che non è solo il lato B in questione, di crescere un pochino ogni giorno di più nel rispetto, non solo nel brillìo analitico di questioni come questa. Vorrei che ci fosse accordo nel dire: sì, è chiaro che questa foto è bella, ma possiamo andare oltre e fare (anche) altro, fare meglio? Ma lo dico con fermezza.

  33. “C’è poi il caso in cui lo stile di vita pubblicizzato è in qualche modo connesso con il prodotto, come per i preservativi “prova d’amore” di tanto tempo fa (non si vendono tanto i preservativi quanto l’idea che non c’è niente di male ad usare i preservativi); e il caso (quasi più frequente) in cui non c’è relazione, o c’è ma molto labile; ad esempio la famosa campagna del “latte della V Armata in Iraq” serviva a vendere non tanto il latte, quanto la guerra in Iraq.” Stefano Moretti
    trovo pienamente legittimo che una ditta di preservativi venda l’idea che non c’è niente di male ad usarli (idea che peraltro approvo in pieno se parliamo di adulti o coetanei consenzienti) e trovo parimenti legittimo che una ditta di lingerie sexy propagandi l’idea che non c’è nulla di male a metterla per il divertimento nostro e di chi decidiamo di far divertire (altra cosa che approvo se si è tra adulti consenzienti)
    La cosa del latte dell’Iraq mi disgusta, invece.
    Forse non la vediamo allo stesso modo, ma su una cosa concordo: o scopo della pubblicità è vendere e attirare (e pure creare) potenziali clienti. Prima di discutere di pubblicità si deve accettare questo assunto.

  34. @Paola Di Giulio: fare una pubblicità di lingerie che non offenda nessuno è impossibile… forse ci si riuscirebbe mostrando solo la lingerie e lasciando il resto all’immaginazione. Ma qualcuno, son sicuro, si offenderebbe anche così.

  35. ” o scopo”, lo scopo, volevo dire.
    “Paolo1984 dice se è possibile fare qualcosa che non ‘offenda’ nessuno. Sì, è possibilissimo secondo me.” Paola Di giulio
    mah..io ho i miei dubbi.

  36. @Zaub, non avevo visto le risposte, anche la tua, sullo IAP. Io come ho detto lo intendo come un organismo che raccoglie (anche) l’eventuale varietà di opinioni contrarie ad un tipo di messaggio pubblicitario, non solo la raccolta di ‘pollice verso’ per il ritiro, la condanna.

  37. Ma no, dite così perchè siete cristallizzati sulle solite immagini. Fate un esercizio di creatività :-)) Pensateci un attimo.
    Buon anno in anticipo.

  38. “Non glielo dico, Paolo. Le chiedo: e se non li avuti? La lasciamo al suo destino?” atride
    adesso peccherò di eccessivo ottimismo, ma sono sicuro che pure sbagliando s’impara. E a volte sbagli pure se hai avuto dei bravi genitori, una buona istruzione, se hai letto solo saggi di filosofia e non hai visto mai culi in tv ecc…quindi come vede non c’è mai nulla di certo.

  39. Penso che su lingerie e preservativi abbia ragione Stefano Moretti, c’è chi si offenderebbe per il solo fatto che si fa la pubblicità a certe cose.

  40. Ho letto di corsa.
    Copio questa frase di Zaub:
    “La critica a cui va in contro il femminismo spesso è più o meno così: siccome in Italia si mangiano solo dolci, tu non vuoi che io mangi dolci neanche quando è il momento del dessert. E’ una critica talmente continua e persistente – anche da persone intellettualmente oneste – che dire che le persone sono cattivacce e stupide è un atto di disonestà intellettuale: il sesso è caliente, è una cosa di prioritaria importanza ed è evidente che il femminismo deve farsi due quiz sulle sue strategie di comunicazione.”
    .
    Ecco Zaub, sai una cosa? Di fronte a quella immagine io non ho pensato che fosse il momento del dessert, ho pensato che fosse la solita sfornata di dolci.
    Dici: mi avrebbe dato fastidio se quel culo pizzato, invece di una mutanda, stesse pubblicizzando un’automobile, un frigorifero, una bibita.
    E così mi hai dato un’informazione, perché davvero io appena l’ho visto non ero arrivata a capire che stesse pubblicizzando una mutanda.
    E insomma, secondo me, a parte l’obiettivo commerciale (“signore comprate mutande yamami” “ah, nun me stai a di’ che devo comprà la yundai?! spetta, che guardo mejo”), non mi pare molto centrato nemmeno l’obiettivo dessert.
    Sarà pure vero che la critica femminista nei confronti di certi bersagli è continua e persistente, fino a sfiorare l’accusa di sessuofobia.
    Ma è anche vero che l’erotizzazione continua e persistente di tutto da parte della pubblicità, ha reso il sesso banale e pochissimo caliente.
    Se tutto è sesso niente lo è più.

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