378 pensieri su “PAGINA 19 DEL CORRIERE DELLA SERA”
Bè insomma valeria, c’è una mutanda in primo piano..cos’altro potrebbe produrre la yamamai? magari se avessero scritto “intimo yamamai” sarebbe stato più chiaro.
poi che uno spot di intimo poteva meno becero pure mantenendo l’allusione sessuale, è assodato
@Paolo1984: infatti, ho fatto quegli esempi proprio per indicare che la pubblicità è un’arma a doppio taglio, e che per giudicarla bisogna cercare di capire cosa sta pubblicizzando veramente. Non c’era niente di osceno nella campagna del latte, o dei preservativi, se non si ritiene oscena la guerra in Iraq, o l’uso dei preservativi; come non c’è niente di osceno nella pubblicità Yamamay se non si ritiene osceno di voler apparire, o di volere, una coniglietta di Playboy. Un problema, magari, è il contesto: su una rivista patinata risulta una pubblicità quasi innocente, su un quotidiano o su un 3×6 in metró forse è fuori luogo. Rifacendomi all’esempio della campagna dei preservativi, in TV all’ora di cena la fai come fu fatta quella (eppure, quanto scandalo creò!); su una rivista porno puoi fare una campagna di tutt’altro genere (che lascio immaginare); ma non puoi fare la seconda nel contesto della prima, e viceversa.
“Un problema, magari, è il contesto: su una rivista patinata risulta una pubblicità quasi innocente, su un quotidiano o su un 3×6 in metró forse è fuori luogo. Rifacendomi all’esempio della campagna dei preservativi, in TV all’ora di cena la fai come fu fatta quella (eppure, quanto scandalo creò!); su una rivista porno puoi fare una campagna di tutt’altro genere (che lascio immaginare); ma non puoi fare la seconda nel contesto della prima, e viceversa.” Stefano Moretti
e ancora una volta sono d’accordo con lei, Moretti.
ma certamente che è possibile fare di meglio, basta un po’ di fantasia e di bontà – oops no, di memoria storica… chi si offende con questa alzi la mano: http://unaltradonna.files.wordpress.com/2010/12/laperla99.jpg
era una campagna di una dozzina di anni fa, tutto fuor che sessuofobica ma secondo me meno offensiva di quella Y. (non era neanche sparata a doppia pagina di quotidiano, che il modo di per sé offende)
Sarà anche che, come suggerisce Valeria, la misura è ormai colma e quando hai fatto indigestione ti disturba anche solo l’odore di quel cibo.
@Paolo 1984.
“Bè insomma valeria, c’è una mutanda in primo piano..cos’altro potrebbe produrre la yamamai?”
Scusa Paolo, ma questa domanda dovresti farla ai pubblicitari italiani, perchè tutte le aziende per loro sembrano produrre reggiseni e mutande.
E quindi quando uno si trova una mutanda in primo piano che sta lì per vendere mutande, capisci bene che può subire uno schock cognitivo.
@Laura A.: sinceramente, non vedo la differenza… forse l’ambientazione, più intima nella foto La Perla, più sfacciata in quella Yamamay (addirittura in strada, anche se, devo dire la verità, lo sfondo non l’avevo proprio visto ^_^). Forse la fotografia più o meno pacchiana. O forse che La Perla fa cose “un tantino” meno volgari. Ma sempre un sedere ben infiocchettato è. Non vedo differenze di messaggio, ma di gusti. E, in questo sono d’accordo, di saturazione.
@Valeria: non so se ridere o preoccuparmi, ma hai ragione… se uno non lo sa che cosa vende Yamamay, ha tutto il diritto, ahimé, di non capirlo da questa immagine.
Mah..valeria che te devo dì? forse so’ ingenuo, ma se un manifesto mi ritrae una bella ragazza ammiccante e seducente con una bottiglia di birra e c’è il logo di una casa produttrice di birre intuisco che si pubblicizza una birra…poi posso deplorare il fatto che abbiano “erotizzato” qualcosa che col sesso non ha a che vedere (ma ho già detto che non ho problemi se l’allusione non è becera, epperò è un criterio soggettivo) ma che sia una pubblicità della birra è certo. però se vedo un manifesto con un uomo o una donna o entrambi in biancheria intima oppure le parti dei loro corpi “coperte” dalla biancheria e nient’altro se non il logo…bè penso che potrei scommettere che pubblicizzano biancheria intima e stare tranquillo.
Non sto dicendo che sei poco intuitiva, spero di non offenderti.
certo se poi nello spot in questione non compare alcuna immagine del prodotto pubblicizzato e non sai a cosa si riferisce il logo, bè allora certo che non puoi capire niente.
@stefano: in pubblicità il gusto E’ il messaggio.
per il resto, piena sintonia con Valeria e Atride. E: per favore basta con questa storia del moralismo, che non ci crede più nessuno. E’ uno scheletro tirato fuori alla bisogna per buttarlo addosso all’avversario sperando di stordirlo. Buonanotte a tutti.
Grazie Stefano per aver postato, ecco qui almeno ci sono volti e figure umane…e in alcune foto ridono pure per fortuna.
Sì lo stile è proprio “festa di Hugh Hefner”, ma non mi crea problemi.
se si rimane tra adulti consenzienti (suppongo siano maggiorenni le modelle) il sesso non riesce proprio a scandalizzarmi, anzi quando è così patinato mi diverte pure.
adesso qualcuno dirà che sono berlusconiano senza saperlo. bè, ognuno pensi quel che vuole.
Beh, c’è grande confusione sotto il cielo, dovete ammetterlo.
Il catalogo linkato da Stefano Moretti sembra essere più esplicito: delle christmas card un po’ piccanti, con un pizzico di nostalgia anni ’50. Chiarissmo pure per me stavolta.
Un modo molto caldo e intimo per fare gli auguri.
Già. Confusione notevole. Caro Paolo, detta così, è la filosofia dell’ognun per sè, e questo è decisamente berlusconiano. Ma non amareggiamoci: la discussione è stata proficua e interessante. Vi auguro dunque la buonanotte, e ringrazio laura a.
ah, stefano era chiaro che lo spot he hai postato era di una bibita visto che la bottiglia si vede bene, certo l’erotizzazione è becera per me e capisco che dia fastidio (io il volto di lei l’avrei fatto vedere, almeno)
@Laura A.: non sono tanto sicuro… il gusto può individuare il target, assicurare o meno il successo alla campagna, dare un tono più o meno elevato alla tua immagine. Ma non cambia il messaggio, che è: fatevi belle, e ci riuscirete comprando le mie mutande. Tutt’al più si può disquisire sul “perché” o “per chi” farsi belle, e qui forse una differenza (di stile o di sostanza? Non so) tra le due campagne si intravvede.
Ovviamente, è una questione di gusto anche cosa si intenda per “belle”, se la sfacciataggine di Yamamay o il garbo di La Perla. Ma il gusto, in fondo, è un riflesso di chi si è o si vuol essere, e non può essere imposto. A qualcuna piace sembrare (o essere!) una coniglietta, a qualcuna basta il pigiama, qualcun’altra preferisce una mise più sofisticata. Quanto di tutto questo sia consapevolmente scelto, e quanto imposto dalla pubblicità, non saprei dirlo.
“Caro Paolo, detta così, è la filosofia dell’ognun per sè, e questo è decisamente berlusconiano.” Atride
ecco lo sapevo: sono un berlusconiano perchè non considero nè una vittima nè una puttana (ma pure se fosse puttana, qualunque senso abbia per voi questa parola, dovrei rispettarla) un’adulta che indossa lingerie sexy. Vabbè…ciao ciao, atride.
“Quanto di tutto questo sia consapevolmente scelto, e quanto imposto dalla pubblicità, non saprei dirlo” stefano moretti
nella pubblicità c’è sempre una componente condizionante, è la natura stessa della pubblicità, come dici tu non c’entra nulla se è raffinata o becera. deve vendere e deve farti venir voglia di comprare, l’importante è tenerlo presente per non fare la fine del cameriere Antonio: http://www.youtube.com/watch?v=EDE5h23ripo
del resto una componente condizionante c’è pure nell’educazione che si riceve dai genitori, compresa la più “aperta”. come non mi stancherò di ripetere siamo animali sociali e culturali quindi siamo inevitabilmente condizionati dall’ambiente, dalla cultura, dall’educazione ricevuta, dalla nostra istruzione, dalle condizioni socio-economiche, condizionamenti che ci sono in ogni epoca e ad ogni latitudine e nella nostra società oggi c’è pure la pubblicità.
però questo non ci rende meno responsabili delle nostre scelte, piccole o grandi. questo è quello che penso.
Bè “figa” (o anche la variante maschile figo) ormai credo (dico credo perchè non sono più adolescente almeno all’anagrafe) sia una parola che in certo gergo giovanile si usa per indicare una cosa bella a prescindere dal significato originario che rimanda alla nota parte anatomica femminile. avranno pensato di attirare gli adolescenti, a ‘sto punto potevano chiamare la maglietta “minkia oh!” o “ci sto dentro” o anche “ganza” sempre si usa ancora.
@Paolo1984: alla faccia dell’erotizzazione becera… praticamente abbiamo tre uomini che usano una donna (consenziente quanto vuoi nella rappresentazione… ma nel messaggio?) come un tavolino o una birra!
Se fossi una donna mi scandalizzerei di questo, piuttosto che della pubblicità di una lingerie che, bene o male, fa il suo mestiere. Ma, quando qualcuno prova a scandalizzarsi, si ribatte “i soliti moralisti al soldo del Vaticano”, come se il problema dello spot fosse il menage a tre, e non l’oggettizzazione della donna. (E una prova di ciò è che ho inconsciamente scritto “menage a tre”… chi se ne è accorto?)
Non è solo un problema di “stile” o di gusti, qui sì che cambia il messaggio! C’erano altri modi per associare la condivisione di una birra a quella del sesso, se proprio si ritenesse indispensabile farlo (io personalmente non ne vedo il motivo, ma si ritorna sui gusti personali, a me manco piace, la birra…); ad esempio, una bottiglia che gira di mano in mano su un lettone sempre più “popolato”. Anche lo slogan rimaneva identico. Invece in questo caso il messaggio è proprio “donna = tavolino = birra = COSA degli uomini”. In un caso, attira (o crea) clienti a cui piace la birra e il sesso promiscuo; nell’altro, attira (O CREA) clienti a cui piace la birra e la donna COSA sottomessa. E donne convinte di doversi sottomettere senza nemmeno meritarselo, un sorso di birra.
(Comunque, buonanotte a tutti!)
e “figa” e “figo” lo dicono pure le ragazze. e no, non mi scandalizza che lo dicano loro.
Oddio, Atride e forse non solo lui sarà ancora più convinto che sono berlusconiano!! Come farò!!!!
Sono totalmente d’accordo con te, Stefano lo spot di quella birra è becero e peggio che becero, e l’immagine della donna-tavolino è avvilente, mi pare che sia stato tolto dalla circolazione e non ne sento la mancanza )manco l’avevo visto prima di oggi).
condivido anche la tua versione alternativa dello spot e capisco pure che l’erotizzazione, volgare o meno, di un prodotto che non ha a che fare col sesso possa dispiacere.
@Paolo1984: ovviamente siamo condizionati da milioni di stimoli diversi, e spesso contrapposti. Sul fatto della responsabilità, meglio non aprire l’abisso del libero arbitrio a quest’ora. 😉 Diciamo che è meglio non condannare le scelte di nessuno (che non siano dannose per gli altri), senza per questo smettere di cercare di comprenderne le ragioni; ed è meglio provare a seguire gli stimoli che ci liberano, e liberarci dai condizionamenti che ci legano.
Ti ringrazio per avermi dato l’occasione di constatare ancora una volta l’assoluto genio di Tenco. E buonanotte davvero! 😀
(manco l’avevo visto prima di oggi).
Non l’avevo visto, ma ne avevo sentito parlare, non ricordo dove, forse proprio da Lipperini su una web tv, mi pare quella di Repubblica, ma non ricordo.
Io la prima cosa che vedo in questa pubblicità è la mano della ragazza. E’ quello il punctum, per me. Mi inchioda proprio. Giuro che al sedere ci arrivo dopo aver visto le macchine sullo sfondo (cos’è, tokyo? quelle macchine rosse non esistono più in italia. è un aereoporto?) l’ orribile fotomontaggio, e dopo aver pensato a una sposa, visto il velo.
Aiuto.
Valerisisma io questo sentimento tuo lo condivido e lo sai. Solo che secondo me è opportuno discernere e anche discernere il problema in termini di contesti, con attenzione a non sociologizzare a oltranza chi fa scelte di vita diverse dalla nostra – come le acquirenti di riviste femminili che sono prevalentemente popolate da culi di questo tipo. Secondo me il grosso qui è….è…. er frame!!! Sei più contenta? 🙂
Io credo che se ci fosse stata sul paginone del giornale, la foto linkata da laura.a le possibilità che fosse oggetto di discussione erano altrettanto alte. Perchè il primo problema della pubblicità di cui parliamo è la sede dove è pubblicata. E dubito che dopo aver letto un articolo di politica interna, sfogliando il quotidiano avrei trovato meno fuori luogo il culo in pizzo nero con la velleità alto borghese di la perla, di quello bianco con il festoso basso target di yamamay. Perchè per me il problema grave è che capisco lo stato di crisi, ma il corrierone non doveva accettare quello sponsor. Si parla sempre dell’estero qui, come termine di paragone – perchè in effetti noi siamo a un livello cambogiano dell’evoluzione socio culturale, ma in paesi in cui la battaglia femminista ha raggiunto risultati più considerevoli – non esiste che un quotidiano nazionale occupi un paginone con un culo. Ma le pubblicazioni femminili sono piene di queste pubblicità, di questo gusto, di miglior gusto, di peggior gusto – per tutte le salse. Quindi per me, bisognerebbe scrivere al quotidiano.
Però con laura concordo sul fatto che la roba di yamamay è pessima e brutta! E oltretutto di qualità pessima. Ve lo dico io che succede a quella poretta come si siede a prendere un caffè! Eh
Badate che oggi sono zuzzurellonissima e un post sui culi mi rende deleteria. In ogni caso la discussione mi è sembrata bella e che facesse pensare un po’ tutti. (Hai capito Loredana eh? Pensare e tutti!)
Buon anno!
yamamay è l’apoteosi del cattivo gusto in adv (in linea con i loro prodotti). Le “christmas angels” (vedi foto nella home del loro sito) sono riprodotte in gigantografie un po’ ovunque, almeno nell’hinterland nord milanese: la mutanda a Natale per tutte le donne di buona volontà.
Ciao, Zaub. Sul Corrierione non ci piove, è chiaro, tanto che Loredana lo aveva messo nel titolo del post.
Quello che volevo dire dipende dal frame, certo, ma pure dal mio frame personale, quello che dico è sempre segnato come uno gnocco dalla forchetta ‘Attenta all’omologazione’. Ognuno c’ha le sue fisse, io c’ho questa. Tanto vale dichiararla.
Qualcuno, mi pare Giulia, ha già detto che si dà sempre addosso alla furia censoria di chi guarda la pubblicità e mai a quella di chi la pubblicità la fa.
E, siccome, io sono radicalmente contraria alla censura, sto attenta a tutte.
Premetto che non sono aprioristicamente contro la pubblicità, nè la demonizzo, però a me quella foto pare decisamente ‘moralista’.
Si lega sempre la morale a un contenuto di morigeratezza, in realtà la morale, nel senso che lega il termine a uso, costume pubblico, disciplina i comportamenti attraverso dei codici.
La pubblicità, in questo senso, è un codice di comportamento, e molto costrittivo.
Quella foto mi dice che il desiderio, il sesso, non solo è legato ad una taglia fisica, ma pure ad una taglia dell’immaginario. Quella foto è un ‘format’ del sesso e del desiderio. Per questo la trovo detestabile, ed è detestabile proprio perché contraddice, secondo me, la funzione che tu le attribuisci e che io, in quanto funzione, non contesto affatto.
Ma non ha quella funzione, quella foto, ne ha una opposta. Alla radice.
E’ un’immagine vittoriana alla rovescia.
Che non ci siano fatti, ma solo interpretazioni (e rappresentazioni), significa che le interpretazioni e le rappresentazioni hanno valore di fatti, e non che tutte le rappresentazioni si equivalgono. Ogni fatto, e ogni rappresentazione con valore di fatto, ha una potenza che esige assunzione di responsabilità e giudizio: Nietzsche non scriveva frasi per i baci perugina.
E la potenza non morale, ma politica che abita questo culo apparentemente neutro (solo perché non si vede il buco? solo perché non c’è penetrazione?) ha a che fare col fatto che viviamo in un paese dove da popolo siamo diventati spettatori, da elettori tifosi. La pornografia non è il messaggio, ma il mezzo che trasforma in messaggio qualunque contenuto. Quanto al burlesque, basta risfogliare le pagine di Barthes sullo spogliarello, è già tutto lì.
Un abbraccio a Valter e Lara (io gli auguri quest’anno li ho fatti molto selettivamente, non c’è molto da festeggiare)
Bah, a me pare più volgare la foto sul sito della Yamamay che questa. Sarò strana, ma la prima cosa che ho notato è stata la mutanda. Poi mi sono fermata a invidiare il sedere, ma è stato solo in un secondo momento.
@girolamo:
guarda che il tuo discorso, messo così, potrebbe essere usato anche per dire che un certo film o una certa opera ledono i diritti di questo o di quello, offendono A o B, ecc. E’ una strada molto pericolosa. Giusto analizzare e criticare, ma se si arriva a sollevare un tale polverone per una pubblicità di intimo i cui margini di manovra semiotici, diciamo così, sono quelli che sono, allora poi si perde credibilità quando si critica l’uso dell’immagine della donna per vendere qualsiasi cosa. I limiti che devono essere posti, anche tattici, a un certo tipo di critiche sono dettati dalla necessità di non far perdere efficacia a un discorso allungando su di esso il sospetto che sia morale, al fondo, e non politico. E visti certi commenti qui è più di un sospetto. C’è una regola base che permette di contenere in limiti accettabili ed efficaci le critiche opportune a certi eccessi: ed è quella di accettare insieme alla democrazia le regole base del pluralismo democratico, senza nessun rimpianto per una qualche comunità che esprimerebbe al meglio i nostri valori. E queste regole dicono che è normale che ci siano molte cose che ci offendono quando c’è pluralismo. Ricordo che alcune donne si erano offese per la pubblicità dell’Unità. Ma è parte della regola del gioco accettarle (come accettare o godersi senza compulsare “Miti d’oggi” il burlesque) e non criticarle ogni volta in nome della nostra idea supposta superiore di bene morale condita con un po’ di foucaultismo. Poi certo uno può dire che del pluralismo democratico non gliene importa nulla, che è roba da liberali, che sarebbe meglio ricostruire una morale pubblica buona per tutti, che attende l’avvento del comunismo, ma allora è un altro discorso. E non è certo il mio caso. Purtroppo uno degli effetti nefasti di Berlusconi è quello di averci spinto su posizioni pericolosamente moraliste come reazione a un modello che certo non ci piace, ma che è un errore combattere sul piano delle convinzioni morali o della decadenza morale del paese o della sua pornografizzazione. La stessa ironia, che spesso è una strategia essenziale per giocare con i messaggi, in particolare quando hanno una portata sessuale, sembra essere bandita come “decadenza” post-moderna. Entro certi limiti lo posso capire, ma la posa della serietà sempre e comunque anche di fronte a un culo con porta culo, ci priva di un’arma essenziale. O impariamo a riarticolare esigenza incondizionata di pluralismo e critica radicale delle pratiche subordinanti (non è per nulla facile) , o ci disarmiamo da soli, perché le critiche alle mutande fotografate con più o meno eleganza hanno il solo e unico effetto di dare l’immagine di una sinistra neo-bigotta 8e direi che siamo sulla buona strada). Ergo di fronte a pubblicità come quella dell’intimo credo che oggi l’unica posizione politicamente sostenibile sia discutere se sia meglio il bianco o il nero. Perché il colore? Perché il culo in una pubblicità di intimo abbiamo imparato che non fa problema. Io preferisco il bianco.
Oddio, c’è pubblicità di intimo e pubblicità di intimo: sul sito di questa stessa azienda si vedono foto che io trovo volgari, con fanciulle in pose provocanti, bocche truccatissime e rigorosamente aperte eccetera.
Ma qui si mostra solo una mutanda e, ovviamente, il sedere che copre: non ci trovo niente di strano. Piuttosto, non capisco che bisogno ci sia di schiaffare donne seminude in pubblicità di telefonini e simili, cosa che mi pare sia stata ripetuta diverse volte.
Una buona morale della favola mi sembra il film di Fellini “Le tentazioni del dottor Antonio”.
“Il Dottor Antonio è un bravo cattolico osservante e praticante, fa la questua in chiesa e moralizza i cittadini fuori dalla chiesa rimuovendo foto scandalose dalle edicole e premia gli scout. La sua vita è sconvolta quando viene posizionato davanti alle finestre di casa sua un tabellone pubblicitario che ritrare una donna con le gambe e il petto scoperto.Il Dottor Antonio si prodiga subito per farlo censurare, si reca all’ufficio competente, ma ci sono tutti i permessi, richiede l’intervento del cardinale ma non viene ascoltato. Per questo decide di fare un gesto eclatante che provochi uno scandalo per andare sulle prime pagine dei giornali ed ottenere l’oscuramento del tabellone. Il suo progetto viene realizzato e il cartellone coperto, ma l’immagine comincia a perseguitarlo con sogni, e allucinazioni in cui la donna ritratta si manifesta come un diavolo tentatore e il Dottor Antonio come un San Giorgio che con la sua lancia uccide il drago”.
come è già stato fatto notare da altri sopra, ai tempi del dottor Antonio certe visioni erano l’eccezione. Adesso sono la regola, ovvero la dittatura: mi spieghi Simone DOVE sta il pluralismo????
mi sembra veramente paradossale questa cosa, che culi&co. sono ovunque e chi prova a dire che vorrebbe vedere anche altro viene bollato come censore-moralista-perbenistadisinistra e quant’altro di peggio.
L’arte del nuovo secolo è il capovolgimento dei significati.
Vabbe’ avevo promesso di abbozzarla e l’abbozzo, buon anno
Sono d’accordo con Simone Regazzoni nel senso che, in una sociletà pluralista o sedicente tale (e io sono per il ‘sedicente’), è necessario trovare degli antidoti come autodifesa, almeno individuale, di fronte alle cose che non condividiamo.
L’ironia è uno di questi. E credo che la pubblicità, in quanto messaggio fondamentalmente e inflessibilmente impositivo, sia parecchio vulnerabile all’ironia.
Per cui, di fronte a quell’immagine sul Corriere, prendiamoci la libertà di ridere. Dell’immagine, dei ‘creativi’, della yamami e pure del Corriere. Con buona pace delle teste d’uovo che ci scrivono su.
Però di fronte a una risata o a una critica, per piacere piantatela con la levata di scudi e col dalli al moralista. Non se ne può più.
Non commento mai, ma questa volta sento il bisogno di condividere un’immagine/scena/sequenza alla quale mi hanno condotto i vostri commenti.
Avete visto “The road”?
Ecco, leggere le vostre opinioni mi ha ricordato la scena dove il Padre uccide per sbaglio un’altro uomo che come lui cercava di difendersi dai cannibali, semplicemente sparando ad ogni essere che passava sotto la finestra della sua abitazione.
Poi, ho ricordato l’incontro con l’uomo di colore. La reazione del Padre e la difesa del Figlio. Il Figlio alludeva alla poca lucidità del Padre, il quale non riusciva più a distinguere tra Bene e Male.
Ecco, forse abbiamo bisogno di una nuotata dentro le acque dell’innocenza per ridare un senso alle nostre battaglie.
Ah, il dottor Antonio non è un buon morale della favola, è solo l’inizio della favola. Oggi al pruriginoso dottore Anitona debordante dai manifesti non farebbe più nessun effetto, temo.
Niente, quello che proprio non passa è la differenza tra liceità di comportamenti privati e carattere politico dei messaggi pubblici, per cui se uno è attento a quest’ultima cosa si becca del moralista.
Altra differenza che non passa è tra il carattere persuasivo che vuole avere un discorso e il carattere presuntamente censorio-impositivo che gli si attribuisce. La pedagogia è fatta di limiti oltre che di promozioni, ma ormai al narciso del 3000 la pedagogia stessa appare repressione: si piace com’è e tale vuole restare. Fatevene una scorpacciata.
Buon anno a Loredana, a Girolamo, a tutto il commentarium ma specialmente a Regazzoni.
Laura a. però questa è una pubblicità di intimo, quindi la presenza di un sedere è anche accettabile. Tra l’altro è un sedere che sta lì, senza atteggiamenti ambigui e simili.
Però, come dici tu stessa, si vedono culi ovunque, anche dove non si capisce a cosa servano. QUELLO mi scandalizza veramente, il vedere una vecchia pubblicità di D&G di orologi in cui c’erano mani che finivano ovunque, oppure la pubblicità di un’auto con le coccinelle che ci danno dentro nella suddetta. Sinceramente un bel sedere in una pubblicità di intimo non mi pare particolarmente volgare.
fos87 no ti prego non ricominciamo….:-D
puoi leggere il mio primi commento qui, per il resto
dico che bisognerebbe esercitare di più la fantasia, se ogni prodotto fosse pubblicizzabile solamente per associazioni dirette sarebbe ben triste…. e gli esempi sono innumeri…diamo un po’ di ossigeno alla mente con qualche esercizio di immaginazione…e come dice Valeria, soprattutto ridiamoci su – ora vado a scegliere l’intimo per stasera, bye.
“Oddio, c’è pubblicità di intimo e pubblicità di intimo: sul sito di questa stessa azienda si vedono foto che io trovo volgari, con fanciulle in pose provocanti, bocche truccatissime e rigorosamente aperte eccetera.” Fos87
Ecco a me invece quelle foto patinate sono parse meno volgari della “parte per il tutto” mostrata nel manifesto. Anche qui è tutto soggettivo, come vedi. Comunque, sempre senza vietare nulla, che Yamamai non sia il massimo della raffinatezza e che forse il corriere non era il luogo adatto per ospitane la pubblicità, credo che possiamo convenire tutti
Buon anno Binaghi, e occhio all’intimo stasera:-)
@laura a: come ti ha tatto notare Fos87, qui si sta facendo un errore di culo: quello che qui alcuni stanno dicendo è che gridare “al culo” per una pubblicità di intimo rischia di rendere poco credibile quando si grida “al culo” per una pubblicità per tagliaerbe. C’è il rischio che qualcuno dica “ah ma quelli hanno problemi con il culo, sono ossessionati”. E vai a dar loro torto! Sono due giorni che sto culo ci fa parlare, è pura induzione all’affabulazione.
@laura a: ho visto le foto delle pubblicità di intimo con le modelle che si fanno gli affari loro. Anch’io trovo quelle pubblicità molto più eleganti, però come dice Simone un sedere in una pubblicità di intimo è legittimo.
@paolo: no, non è il massimo della raffinatezza. In ogni caso a me le foto del siti danno fastidio per gli atteggiamenti mostrati: mi avessero fatto vedere una bella ragazza in intimo, seria o sorridente, ok. Però quelle bocche aperte, quegli sguardi languidi mi urtano un po’.
Poi boh, potrei essere bacata io 😀
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Bè insomma valeria, c’è una mutanda in primo piano..cos’altro potrebbe produrre la yamamai? magari se avessero scritto “intimo yamamai” sarebbe stato più chiaro.
poi che uno spot di intimo poteva meno becero pure mantenendo l’allusione sessuale, è assodato
@Paolo1984: infatti, ho fatto quegli esempi proprio per indicare che la pubblicità è un’arma a doppio taglio, e che per giudicarla bisogna cercare di capire cosa sta pubblicizzando veramente. Non c’era niente di osceno nella campagna del latte, o dei preservativi, se non si ritiene oscena la guerra in Iraq, o l’uso dei preservativi; come non c’è niente di osceno nella pubblicità Yamamay se non si ritiene osceno di voler apparire, o di volere, una coniglietta di Playboy. Un problema, magari, è il contesto: su una rivista patinata risulta una pubblicità quasi innocente, su un quotidiano o su un 3×6 in metró forse è fuori luogo. Rifacendomi all’esempio della campagna dei preservativi, in TV all’ora di cena la fai come fu fatta quella (eppure, quanto scandalo creò!); su una rivista porno puoi fare una campagna di tutt’altro genere (che lascio immaginare); ma non puoi fare la seconda nel contesto della prima, e viceversa.
“poteva essere”, ovviamente
“Un problema, magari, è il contesto: su una rivista patinata risulta una pubblicità quasi innocente, su un quotidiano o su un 3×6 in metró forse è fuori luogo. Rifacendomi all’esempio della campagna dei preservativi, in TV all’ora di cena la fai come fu fatta quella (eppure, quanto scandalo creò!); su una rivista porno puoi fare una campagna di tutt’altro genere (che lascio immaginare); ma non puoi fare la seconda nel contesto della prima, e viceversa.” Stefano Moretti
e ancora una volta sono d’accordo con lei, Moretti.
ma certamente che è possibile fare di meglio, basta un po’ di fantasia e di bontà – oops no, di memoria storica… chi si offende con questa alzi la mano:
http://unaltradonna.files.wordpress.com/2010/12/laperla99.jpg
era una campagna di una dozzina di anni fa, tutto fuor che sessuofobica ma secondo me meno offensiva di quella Y. (non era neanche sparata a doppia pagina di quotidiano, che il modo di per sé offende)
Sarà anche che, come suggerisce Valeria, la misura è ormai colma e quando hai fatto indigestione ti disturba anche solo l’odore di quel cibo.
@Paolo 1984.
“Bè insomma valeria, c’è una mutanda in primo piano..cos’altro potrebbe produrre la yamamai?”
Scusa Paolo, ma questa domanda dovresti farla ai pubblicitari italiani, perchè tutte le aziende per loro sembrano produrre reggiseni e mutande.
E quindi quando uno si trova una mutanda in primo piano che sta lì per vendere mutande, capisci bene che può subire uno schock cognitivo.
@Laura A.: sinceramente, non vedo la differenza… forse l’ambientazione, più intima nella foto La Perla, più sfacciata in quella Yamamay (addirittura in strada, anche se, devo dire la verità, lo sfondo non l’avevo proprio visto ^_^). Forse la fotografia più o meno pacchiana. O forse che La Perla fa cose “un tantino” meno volgari. Ma sempre un sedere ben infiocchettato è. Non vedo differenze di messaggio, ma di gusti. E, in questo sono d’accordo, di saturazione.
@Valeria: non so se ridere o preoccuparmi, ma hai ragione… se uno non lo sa che cosa vende Yamamay, ha tutto il diritto, ahimé, di non capirlo da questa immagine.
Mah..valeria che te devo dì? forse so’ ingenuo, ma se un manifesto mi ritrae una bella ragazza ammiccante e seducente con una bottiglia di birra e c’è il logo di una casa produttrice di birre intuisco che si pubblicizza una birra…poi posso deplorare il fatto che abbiano “erotizzato” qualcosa che col sesso non ha a che vedere (ma ho già detto che non ho problemi se l’allusione non è becera, epperò è un criterio soggettivo) ma che sia una pubblicità della birra è certo. però se vedo un manifesto con un uomo o una donna o entrambi in biancheria intima oppure le parti dei loro corpi “coperte” dalla biancheria e nient’altro se non il logo…bè penso che potrei scommettere che pubblicizzano biancheria intima e stare tranquillo.
Non sto dicendo che sei poco intuitiva, spero di non offenderti.
… E quindi, completiamo l’opera: http://www.yamamay.com/collezioni/xmas
Giusto per sapere di che stiamo parlando…
certo se poi nello spot in questione non compare alcuna immagine del prodotto pubblicizzato e non sai a cosa si riferisce il logo, bè allora certo che non puoi capire niente.
@stefano: in pubblicità il gusto E’ il messaggio.
per il resto, piena sintonia con Valeria e Atride. E: per favore basta con questa storia del moralismo, che non ci crede più nessuno. E’ uno scheletro tirato fuori alla bisogna per buttarlo addosso all’avversario sperando di stordirlo. Buonanotte a tutti.
A proposito di birra… cosa pubblicizza questo spot?
http://www.youtube.com/watch?v=_cw3HypkazA
Grazie Stefano per aver postato, ecco qui almeno ci sono volti e figure umane…e in alcune foto ridono pure per fortuna.
Sì lo stile è proprio “festa di Hugh Hefner”, ma non mi crea problemi.
se si rimane tra adulti consenzienti (suppongo siano maggiorenni le modelle) il sesso non riesce proprio a scandalizzarmi, anzi quando è così patinato mi diverte pure.
adesso qualcuno dirà che sono berlusconiano senza saperlo. bè, ognuno pensi quel che vuole.
Beh, c’è grande confusione sotto il cielo, dovete ammetterlo.
Il catalogo linkato da Stefano Moretti sembra essere più esplicito: delle christmas card un po’ piccanti, con un pizzico di nostalgia anni ’50. Chiarissmo pure per me stavolta.
Un modo molto caldo e intimo per fare gli auguri.
Già. Confusione notevole. Caro Paolo, detta così, è la filosofia dell’ognun per sè, e questo è decisamente berlusconiano. Ma non amareggiamoci: la discussione è stata proficua e interessante. Vi auguro dunque la buonanotte, e ringrazio laura a.
ah, stefano era chiaro che lo spot he hai postato era di una bibita visto che la bottiglia si vede bene, certo l’erotizzazione è becera per me e capisco che dia fastidio (io il volto di lei l’avrei fatto vedere, almeno)
@Laura A.: non sono tanto sicuro… il gusto può individuare il target, assicurare o meno il successo alla campagna, dare un tono più o meno elevato alla tua immagine. Ma non cambia il messaggio, che è: fatevi belle, e ci riuscirete comprando le mie mutande. Tutt’al più si può disquisire sul “perché” o “per chi” farsi belle, e qui forse una differenza (di stile o di sostanza? Non so) tra le due campagne si intravvede.
Ovviamente, è una questione di gusto anche cosa si intenda per “belle”, se la sfacciataggine di Yamamay o il garbo di La Perla. Ma il gusto, in fondo, è un riflesso di chi si è o si vuol essere, e non può essere imposto. A qualcuna piace sembrare (o essere!) una coniglietta, a qualcuna basta il pigiama, qualcun’altra preferisce una mise più sofisticata. Quanto di tutto questo sia consapevolmente scelto, e quanto imposto dalla pubblicità, non saprei dirlo.
“Caro Paolo, detta così, è la filosofia dell’ognun per sè, e questo è decisamente berlusconiano.” Atride
ecco lo sapevo: sono un berlusconiano perchè non considero nè una vittima nè una puttana (ma pure se fosse puttana, qualunque senso abbia per voi questa parola, dovrei rispettarla) un’adulta che indossa lingerie sexy. Vabbè…ciao ciao, atride.
“Quanto di tutto questo sia consapevolmente scelto, e quanto imposto dalla pubblicità, non saprei dirlo” stefano moretti
nella pubblicità c’è sempre una componente condizionante, è la natura stessa della pubblicità, come dici tu non c’entra nulla se è raffinata o becera. deve vendere e deve farti venir voglia di comprare, l’importante è tenerlo presente per non fare la fine del cameriere Antonio:
http://www.youtube.com/watch?v=EDE5h23ripo
richiamo l’attenzione su un 6×3 comparso nella città di Lecce quest’estate, per chiedere un giudizio di valore, la t-shirt in questione di chiama “FIGA”, molto poco da aggiungere…
http://www.facebook.com/photo.php?pid=31373547&l=5d79f20079&id=1475185410
del resto una componente condizionante c’è pure nell’educazione che si riceve dai genitori, compresa la più “aperta”. come non mi stancherò di ripetere siamo animali sociali e culturali quindi siamo inevitabilmente condizionati dall’ambiente, dalla cultura, dall’educazione ricevuta, dalla nostra istruzione, dalle condizioni socio-economiche, condizionamenti che ci sono in ogni epoca e ad ogni latitudine e nella nostra società oggi c’è pure la pubblicità.
però questo non ci rende meno responsabili delle nostre scelte, piccole o grandi. questo è quello che penso.
Bè “figa” (o anche la variante maschile figo) ormai credo (dico credo perchè non sono più adolescente almeno all’anagrafe) sia una parola che in certo gergo giovanile si usa per indicare una cosa bella a prescindere dal significato originario che rimanda alla nota parte anatomica femminile. avranno pensato di attirare gli adolescenti, a ‘sto punto potevano chiamare la maglietta “minkia oh!” o “ci sto dentro” o anche “ganza” sempre si usa ancora.
@Paolo1984: alla faccia dell’erotizzazione becera… praticamente abbiamo tre uomini che usano una donna (consenziente quanto vuoi nella rappresentazione… ma nel messaggio?) come un tavolino o una birra!
Se fossi una donna mi scandalizzerei di questo, piuttosto che della pubblicità di una lingerie che, bene o male, fa il suo mestiere. Ma, quando qualcuno prova a scandalizzarsi, si ribatte “i soliti moralisti al soldo del Vaticano”, come se il problema dello spot fosse il menage a tre, e non l’oggettizzazione della donna. (E una prova di ciò è che ho inconsciamente scritto “menage a tre”… chi se ne è accorto?)
Non è solo un problema di “stile” o di gusti, qui sì che cambia il messaggio! C’erano altri modi per associare la condivisione di una birra a quella del sesso, se proprio si ritenesse indispensabile farlo (io personalmente non ne vedo il motivo, ma si ritorna sui gusti personali, a me manco piace, la birra…); ad esempio, una bottiglia che gira di mano in mano su un lettone sempre più “popolato”. Anche lo slogan rimaneva identico. Invece in questo caso il messaggio è proprio “donna = tavolino = birra = COSA degli uomini”. In un caso, attira (o crea) clienti a cui piace la birra e il sesso promiscuo; nell’altro, attira (O CREA) clienti a cui piace la birra e la donna COSA sottomessa. E donne convinte di doversi sottomettere senza nemmeno meritarselo, un sorso di birra.
(Comunque, buonanotte a tutti!)
e “figa” e “figo” lo dicono pure le ragazze. e no, non mi scandalizza che lo dicano loro.
Oddio, Atride e forse non solo lui sarà ancora più convinto che sono berlusconiano!! Come farò!!!!
Sono totalmente d’accordo con te, Stefano lo spot di quella birra è becero e peggio che becero, e l’immagine della donna-tavolino è avvilente, mi pare che sia stato tolto dalla circolazione e non ne sento la mancanza )manco l’avevo visto prima di oggi).
condivido anche la tua versione alternativa dello spot e capisco pure che l’erotizzazione, volgare o meno, di un prodotto che non ha a che fare col sesso possa dispiacere.
@Paolo1984: ovviamente siamo condizionati da milioni di stimoli diversi, e spesso contrapposti. Sul fatto della responsabilità, meglio non aprire l’abisso del libero arbitrio a quest’ora. 😉 Diciamo che è meglio non condannare le scelte di nessuno (che non siano dannose per gli altri), senza per questo smettere di cercare di comprenderne le ragioni; ed è meglio provare a seguire gli stimoli che ci liberano, e liberarci dai condizionamenti che ci legano.
Ti ringrazio per avermi dato l’occasione di constatare ancora una volta l’assoluto genio di Tenco. E buonanotte davvero! 😀
(manco l’avevo visto prima di oggi).
Non l’avevo visto, ma ne avevo sentito parlare, non ricordo dove, forse proprio da Lipperini su una web tv, mi pare quella di Repubblica, ma non ricordo.
Buonanotte a Stefano e a tutti e a tutte!
Io la prima cosa che vedo in questa pubblicità è la mano della ragazza. E’ quello il punctum, per me. Mi inchioda proprio. Giuro che al sedere ci arrivo dopo aver visto le macchine sullo sfondo (cos’è, tokyo? quelle macchine rosse non esistono più in italia. è un aereoporto?) l’ orribile fotomontaggio, e dopo aver pensato a una sposa, visto il velo.
Aiuto.
Valerisisma io questo sentimento tuo lo condivido e lo sai. Solo che secondo me è opportuno discernere e anche discernere il problema in termini di contesti, con attenzione a non sociologizzare a oltranza chi fa scelte di vita diverse dalla nostra – come le acquirenti di riviste femminili che sono prevalentemente popolate da culi di questo tipo. Secondo me il grosso qui è….è…. er frame!!! Sei più contenta? 🙂
Io credo che se ci fosse stata sul paginone del giornale, la foto linkata da laura.a le possibilità che fosse oggetto di discussione erano altrettanto alte. Perchè il primo problema della pubblicità di cui parliamo è la sede dove è pubblicata. E dubito che dopo aver letto un articolo di politica interna, sfogliando il quotidiano avrei trovato meno fuori luogo il culo in pizzo nero con la velleità alto borghese di la perla, di quello bianco con il festoso basso target di yamamay. Perchè per me il problema grave è che capisco lo stato di crisi, ma il corrierone non doveva accettare quello sponsor. Si parla sempre dell’estero qui, come termine di paragone – perchè in effetti noi siamo a un livello cambogiano dell’evoluzione socio culturale, ma in paesi in cui la battaglia femminista ha raggiunto risultati più considerevoli – non esiste che un quotidiano nazionale occupi un paginone con un culo. Ma le pubblicazioni femminili sono piene di queste pubblicità, di questo gusto, di miglior gusto, di peggior gusto – per tutte le salse. Quindi per me, bisognerebbe scrivere al quotidiano.
Però con laura concordo sul fatto che la roba di yamamay è pessima e brutta! E oltretutto di qualità pessima. Ve lo dico io che succede a quella poretta come si siede a prendere un caffè! Eh
Badate che oggi sono zuzzurellonissima e un post sui culi mi rende deleteria. In ogni caso la discussione mi è sembrata bella e che facesse pensare un po’ tutti. (Hai capito Loredana eh? Pensare e tutti!)
Buon anno!
yamamay è l’apoteosi del cattivo gusto in adv (in linea con i loro prodotti). Le “christmas angels” (vedi foto nella home del loro sito) sono riprodotte in gigantografie un po’ ovunque, almeno nell’hinterland nord milanese: la mutanda a Natale per tutte le donne di buona volontà.
Ciao, Zaub. Sul Corrierione non ci piove, è chiaro, tanto che Loredana lo aveva messo nel titolo del post.
Quello che volevo dire dipende dal frame, certo, ma pure dal mio frame personale, quello che dico è sempre segnato come uno gnocco dalla forchetta ‘Attenta all’omologazione’. Ognuno c’ha le sue fisse, io c’ho questa. Tanto vale dichiararla.
Qualcuno, mi pare Giulia, ha già detto che si dà sempre addosso alla furia censoria di chi guarda la pubblicità e mai a quella di chi la pubblicità la fa.
E, siccome, io sono radicalmente contraria alla censura, sto attenta a tutte.
Premetto che non sono aprioristicamente contro la pubblicità, nè la demonizzo, però a me quella foto pare decisamente ‘moralista’.
Si lega sempre la morale a un contenuto di morigeratezza, in realtà la morale, nel senso che lega il termine a uso, costume pubblico, disciplina i comportamenti attraverso dei codici.
La pubblicità, in questo senso, è un codice di comportamento, e molto costrittivo.
Quella foto mi dice che il desiderio, il sesso, non solo è legato ad una taglia fisica, ma pure ad una taglia dell’immaginario. Quella foto è un ‘format’ del sesso e del desiderio. Per questo la trovo detestabile, ed è detestabile proprio perché contraddice, secondo me, la funzione che tu le attribuisci e che io, in quanto funzione, non contesto affatto.
Ma non ha quella funzione, quella foto, ne ha una opposta. Alla radice.
E’ un’immagine vittoriana alla rovescia.
Che non ci siano fatti, ma solo interpretazioni (e rappresentazioni), significa che le interpretazioni e le rappresentazioni hanno valore di fatti, e non che tutte le rappresentazioni si equivalgono. Ogni fatto, e ogni rappresentazione con valore di fatto, ha una potenza che esige assunzione di responsabilità e giudizio: Nietzsche non scriveva frasi per i baci perugina.
E la potenza non morale, ma politica che abita questo culo apparentemente neutro (solo perché non si vede il buco? solo perché non c’è penetrazione?) ha a che fare col fatto che viviamo in un paese dove da popolo siamo diventati spettatori, da elettori tifosi. La pornografia non è il messaggio, ma il mezzo che trasforma in messaggio qualunque contenuto. Quanto al burlesque, basta risfogliare le pagine di Barthes sullo spogliarello, è già tutto lì.
Un abbraccio a Valter e Lara (io gli auguri quest’anno li ho fatti molto selettivamente, non c’è molto da festeggiare)
Bah, a me pare più volgare la foto sul sito della Yamamay che questa. Sarò strana, ma la prima cosa che ho notato è stata la mutanda. Poi mi sono fermata a invidiare il sedere, ma è stato solo in un secondo momento.
@girolamo:
guarda che il tuo discorso, messo così, potrebbe essere usato anche per dire che un certo film o una certa opera ledono i diritti di questo o di quello, offendono A o B, ecc. E’ una strada molto pericolosa. Giusto analizzare e criticare, ma se si arriva a sollevare un tale polverone per una pubblicità di intimo i cui margini di manovra semiotici, diciamo così, sono quelli che sono, allora poi si perde credibilità quando si critica l’uso dell’immagine della donna per vendere qualsiasi cosa. I limiti che devono essere posti, anche tattici, a un certo tipo di critiche sono dettati dalla necessità di non far perdere efficacia a un discorso allungando su di esso il sospetto che sia morale, al fondo, e non politico. E visti certi commenti qui è più di un sospetto. C’è una regola base che permette di contenere in limiti accettabili ed efficaci le critiche opportune a certi eccessi: ed è quella di accettare insieme alla democrazia le regole base del pluralismo democratico, senza nessun rimpianto per una qualche comunità che esprimerebbe al meglio i nostri valori. E queste regole dicono che è normale che ci siano molte cose che ci offendono quando c’è pluralismo. Ricordo che alcune donne si erano offese per la pubblicità dell’Unità. Ma è parte della regola del gioco accettarle (come accettare o godersi senza compulsare “Miti d’oggi” il burlesque) e non criticarle ogni volta in nome della nostra idea supposta superiore di bene morale condita con un po’ di foucaultismo. Poi certo uno può dire che del pluralismo democratico non gliene importa nulla, che è roba da liberali, che sarebbe meglio ricostruire una morale pubblica buona per tutti, che attende l’avvento del comunismo, ma allora è un altro discorso. E non è certo il mio caso. Purtroppo uno degli effetti nefasti di Berlusconi è quello di averci spinto su posizioni pericolosamente moraliste come reazione a un modello che certo non ci piace, ma che è un errore combattere sul piano delle convinzioni morali o della decadenza morale del paese o della sua pornografizzazione. La stessa ironia, che spesso è una strategia essenziale per giocare con i messaggi, in particolare quando hanno una portata sessuale, sembra essere bandita come “decadenza” post-moderna. Entro certi limiti lo posso capire, ma la posa della serietà sempre e comunque anche di fronte a un culo con porta culo, ci priva di un’arma essenziale. O impariamo a riarticolare esigenza incondizionata di pluralismo e critica radicale delle pratiche subordinanti (non è per nulla facile) , o ci disarmiamo da soli, perché le critiche alle mutande fotografate con più o meno eleganza hanno il solo e unico effetto di dare l’immagine di una sinistra neo-bigotta 8e direi che siamo sulla buona strada). Ergo di fronte a pubblicità come quella dell’intimo credo che oggi l’unica posizione politicamente sostenibile sia discutere se sia meglio il bianco o il nero. Perché il colore? Perché il culo in una pubblicità di intimo abbiamo imparato che non fa problema. Io preferisco il bianco.
Oddio, c’è pubblicità di intimo e pubblicità di intimo: sul sito di questa stessa azienda si vedono foto che io trovo volgari, con fanciulle in pose provocanti, bocche truccatissime e rigorosamente aperte eccetera.
Ma qui si mostra solo una mutanda e, ovviamente, il sedere che copre: non ci trovo niente di strano. Piuttosto, non capisco che bisogno ci sia di schiaffare donne seminude in pubblicità di telefonini e simili, cosa che mi pare sia stata ripetuta diverse volte.
Una buona morale della favola mi sembra il film di Fellini “Le tentazioni del dottor Antonio”.
“Il Dottor Antonio è un bravo cattolico osservante e praticante, fa la questua in chiesa e moralizza i cittadini fuori dalla chiesa rimuovendo foto scandalose dalle edicole e premia gli scout. La sua vita è sconvolta quando viene posizionato davanti alle finestre di casa sua un tabellone pubblicitario che ritrare una donna con le gambe e il petto scoperto.Il Dottor Antonio si prodiga subito per farlo censurare, si reca all’ufficio competente, ma ci sono tutti i permessi, richiede l’intervento del cardinale ma non viene ascoltato. Per questo decide di fare un gesto eclatante che provochi uno scandalo per andare sulle prime pagine dei giornali ed ottenere l’oscuramento del tabellone. Il suo progetto viene realizzato e il cartellone coperto, ma l’immagine comincia a perseguitarlo con sogni, e allucinazioni in cui la donna ritratta si manifesta come un diavolo tentatore e il Dottor Antonio come un San Giorgio che con la sua lancia uccide il drago”.
come è già stato fatto notare da altri sopra, ai tempi del dottor Antonio certe visioni erano l’eccezione. Adesso sono la regola, ovvero la dittatura: mi spieghi Simone DOVE sta il pluralismo????
mi sembra veramente paradossale questa cosa, che culi&co. sono ovunque e chi prova a dire che vorrebbe vedere anche altro viene bollato come censore-moralista-perbenistadisinistra e quant’altro di peggio.
L’arte del nuovo secolo è il capovolgimento dei significati.
Vabbe’ avevo promesso di abbozzarla e l’abbozzo, buon anno
Sono d’accordo con Simone Regazzoni nel senso che, in una sociletà pluralista o sedicente tale (e io sono per il ‘sedicente’), è necessario trovare degli antidoti come autodifesa, almeno individuale, di fronte alle cose che non condividiamo.
L’ironia è uno di questi. E credo che la pubblicità, in quanto messaggio fondamentalmente e inflessibilmente impositivo, sia parecchio vulnerabile all’ironia.
Per cui, di fronte a quell’immagine sul Corriere, prendiamoci la libertà di ridere. Dell’immagine, dei ‘creativi’, della yamami e pure del Corriere. Con buona pace delle teste d’uovo che ci scrivono su.
Però di fronte a una risata o a una critica, per piacere piantatela con la levata di scudi e col dalli al moralista. Non se ne può più.
Non commento mai, ma questa volta sento il bisogno di condividere un’immagine/scena/sequenza alla quale mi hanno condotto i vostri commenti.
Avete visto “The road”?
Ecco, leggere le vostre opinioni mi ha ricordato la scena dove il Padre uccide per sbaglio un’altro uomo che come lui cercava di difendersi dai cannibali, semplicemente sparando ad ogni essere che passava sotto la finestra della sua abitazione.
Poi, ho ricordato l’incontro con l’uomo di colore. La reazione del Padre e la difesa del Figlio. Il Figlio alludeva alla poca lucidità del Padre, il quale non riusciva più a distinguere tra Bene e Male.
Ecco, forse abbiamo bisogno di una nuotata dentro le acque dell’innocenza per ridare un senso alle nostre battaglie.
Ah, il dottor Antonio non è un buon morale della favola, è solo l’inizio della favola. Oggi al pruriginoso dottore Anitona debordante dai manifesti non farebbe più nessun effetto, temo.
Niente, quello che proprio non passa è la differenza tra liceità di comportamenti privati e carattere politico dei messaggi pubblici, per cui se uno è attento a quest’ultima cosa si becca del moralista.
Altra differenza che non passa è tra il carattere persuasivo che vuole avere un discorso e il carattere presuntamente censorio-impositivo che gli si attribuisce. La pedagogia è fatta di limiti oltre che di promozioni, ma ormai al narciso del 3000 la pedagogia stessa appare repressione: si piace com’è e tale vuole restare. Fatevene una scorpacciata.
Buon anno a Loredana, a Girolamo, a tutto il commentarium ma specialmente a Regazzoni.
Laura a. però questa è una pubblicità di intimo, quindi la presenza di un sedere è anche accettabile. Tra l’altro è un sedere che sta lì, senza atteggiamenti ambigui e simili.
Però, come dici tu stessa, si vedono culi ovunque, anche dove non si capisce a cosa servano. QUELLO mi scandalizza veramente, il vedere una vecchia pubblicità di D&G di orologi in cui c’erano mani che finivano ovunque, oppure la pubblicità di un’auto con le coccinelle che ci danno dentro nella suddetta. Sinceramente un bel sedere in una pubblicità di intimo non mi pare particolarmente volgare.
fos87 no ti prego non ricominciamo….:-D
puoi leggere il mio primi commento qui, per il resto
dico che bisognerebbe esercitare di più la fantasia, se ogni prodotto fosse pubblicizzabile solamente per associazioni dirette sarebbe ben triste…. e gli esempi sono innumeri…diamo un po’ di ossigeno alla mente con qualche esercizio di immaginazione…e come dice Valeria, soprattutto ridiamoci su – ora vado a scegliere l’intimo per stasera, bye.
“Oddio, c’è pubblicità di intimo e pubblicità di intimo: sul sito di questa stessa azienda si vedono foto che io trovo volgari, con fanciulle in pose provocanti, bocche truccatissime e rigorosamente aperte eccetera.” Fos87
Ecco a me invece quelle foto patinate sono parse meno volgari della “parte per il tutto” mostrata nel manifesto. Anche qui è tutto soggettivo, come vedi. Comunque, sempre senza vietare nulla, che Yamamai non sia il massimo della raffinatezza e che forse il corriere non era il luogo adatto per ospitane la pubblicità, credo che possiamo convenire tutti
Buon anno Binaghi, e occhio all’intimo stasera:-)
@laura a: come ti ha tatto notare Fos87, qui si sta facendo un errore di culo: quello che qui alcuni stanno dicendo è che gridare “al culo” per una pubblicità di intimo rischia di rendere poco credibile quando si grida “al culo” per una pubblicità per tagliaerbe. C’è il rischio che qualcuno dica “ah ma quelli hanno problemi con il culo, sono ossessionati”. E vai a dar loro torto! Sono due giorni che sto culo ci fa parlare, è pura induzione all’affabulazione.
@laura a: ho visto le foto delle pubblicità di intimo con le modelle che si fanno gli affari loro. Anch’io trovo quelle pubblicità molto più eleganti, però come dice Simone un sedere in una pubblicità di intimo è legittimo.
@paolo: no, non è il massimo della raffinatezza. In ogni caso a me le foto del siti danno fastidio per gli atteggiamenti mostrati: mi avessero fatto vedere una bella ragazza in intimo, seria o sorridente, ok. Però quelle bocche aperte, quegli sguardi languidi mi urtano un po’.
Poi boh, potrei essere bacata io 😀
Io quotissimo regazzoni de tutti l’ultimi commenti.
Comunque Auguri a Tutte/i, devo ancora comprare la polenta…