Il Pdf è un formato. Un Pdf serve, banalmente, per agevolare la lettura di un documento e la sua stampa. Punto.
Con tutta la disponibilità di questo mondo, non riesco a capire, probabilmente per la pigrizia estiva dei miei neuroni, quale sia la differenza fra un commento postato sul web in un formato e il medesimo commento reso, in virtù di un altro formato, semplicemente più leggibile e in nulla modificato.
Questa la premessa. Questo il pdf della discussione che si è svolta nei giorni scorsi a seguito del post Letterarietà, comprensiva dei primi 550 commenti. Ribadisco che sono gli stessi, identici commenti rinvenibili in altro formato. Punto.
Si raccomanda anche una proficua azione di de-bugging. L’intero thread è stato trasformato prima in un XML e poi impaginato con Adobe InDesign C5. Ovviamente, trattandosi di un testo elefantiaco lavorato in pochissimo tempo per mettere subito il testo a disposizione, ci sono stati problemini, ad esempio ieri sera Sir Robin si è accorto che era saltato un suo pingback ed è stato subito re-inserito. Poi nell’ultimo salvataggio InDesign non aveva preso il font e lo aveva sostituito con uno più canonico, un Verdana mi sembra. Ora c’è di nuovo quello giusto. Insomma, una roba così è in perenne versione Beta.
Chiunque di voi si accorga che manca qualcosa rispetto al thread (tenendo presente che sono solo i primi 550 commenti e quindi non vale dire che ne manca uno di quelli successivi), lo segnali qui sotto. Alla fine della giornata si raccoglieranno tutte le segnalazioni e si farà il de-bug. Ciao.
Qiuesto il titolo del PDF:
“StroOokk!
Una discussione autoevidente sui rapporti tra letteratura, critica, Internet e mercato nell’Italia del 2010”
Ma: ‘il lettore’?
Da ‘lettrice’ non mi considero consustanziale a internet e nemmeno al mercato e, visto che non sono compresa nella letteratura e, meno che mai nella critica, vuol dire che il mio punto di vista non è per niente rappresentato?
Eppure dando uno sguardo qua e là nel thread ho visto che qualche lettore, in quanto lettore, ha voluto dire la sua.
Allora, per dire al di fuori dei tempi supplementari la mia in modo rozzo e sintetico, a me pare che la ‘letterarietà’ sia una specie di idea platonica che sta alle opere letterarie concrete come la cavallinità sta ai cavalli.
Da lettrice, preferisco i cavalli.
E, con tutto il rispetto per la cavallinità, credo che a discettare di questa nessuno abbia imparato a cavalcare né, tanto meno, ad amare i cavalli.
Postillo. Nessuno ha imparato ad amare i cavalli, brocchi o purosangue che siano.
@ Valeria,
Come lettrice non ti senti compresa nella letteratura? Ma allora chi la fa vivere la letteratura? Per chi si scrive? Per chi esistono i libri?
Come lettrice non ti senti parte di Internet? Ma se è proprio perché i lettori si confrontano tra loro su Internet che certa critica si sente scavalcata o messa nell’angolo!
In che senso tu come lettrice non ti senti parte del mercato? I lettori *fanno* il mercato dei libri. Senza di loro, non ci sarebbe il mercato. Che non è una parolaccia.
E il costante, cocciuto, ossessivo richiamo ai lettori e al loro ruolo attivo che noi WM e non solo noi abbiamo reiterato per tutto il corso della discussione?
Il sottotitolo non dice: “sui rapporti tra scrittori, critici, librerie on line”, dice “sui rapporti tra letteratura [che comprende chiunque la ami e la faccia vivere], critica [cioè: oggi chi la fa?], Internet [che comprende chiunque la usi e ci stia dentro] e mercato [che comprende tutti gli attori: chi distribuisce, chi vende e *chi compra*]”.
N.B. Qualcuno a latere dice che si potrebbero aggiungere al pdf anche i successivi 400 commenti, non limitarsi a linkarli. Noialtri siamo stanchi, non vogliamo passare la vita su questa cosa. Il volontariato è bello ma c’è anche molto altro da fare. Se qualcuno vuole mettercisi e ha la minima competenza, ecco il sorgente:
http://dl.dropbox.com/u/4123763/StroOokk01_discussione_stilata_finale%283%29.indd.zip
Si tenga però conto che dal 600esimo commento in avanti è quasi tutta una meta-discussione entropica, auto-dissipantesi e avvoltolantesi su se stessa, con le stesse cose ripetute ciclicamente.
E oltre una certa dimensione una versione stampabile… non vale più la pena stamparla. Già così sono 111 pagine, che è un bel malloppo ma ancora gestibile. Se uno le stampa fronte – retro e le rilega con la spirale, viene anche un oggettino quasi agile. Se si continua ad aumentare la mole del pdf, presto non basterà un’intera risma di A4.
Inoltre, già così il file pesa oltre 1 mega, e infatti è stato impossibile caricarlo su Lipperatura.
Comunque, chi vuole lavorarci ancora sopra, questa cosa è (letteralmente) open source.
Ottima l’idea del PDF. Però l’impaginazione a 2 fogli A5 affiancati rende praticamente impossibile leggere il file sui lettori e-book con uno schermo a 5-6” (che sono la maggioranza). Non si potrebbe produrre la discussione anche in formato ePub, o almeno un PDF impaginato in A4 o in A5 a singolo foglio? Oppure rendere disponibile almeno l’XML in modo da rendere più agevoli le conversioni per gli uomini di buona volontà.
@ Valerio,
all’inizio si era proposto anche l’ePub e addirittura il print-on-demand (e quest’ultima ipotesi sì, era proprio eccessiva), insomma diversi formati, ma dopo una levata di scudi (a mio parere pretestuosa ma tant’è) da parte di alcuni partecipanti alla discussione, cosa che non sto a riassumere, si è deciso di limitare gli sforzi e fare il solo pdf. Non chiedermi ulteriori delucidazioni, questa cosa ha confuso anche noi.
Comunque in rete trovi svariati programmi, anche freeware, che convertono i pdf in ePub.
A dire il vero, noi avevamo fatto un ePub di prova della prima versione.
Se mi scrivi a latere, wuming1@gmail.com, te la mando.
“…dal 600esimo commento in avanti è quasi tutta una meta-discussione entropica, auto-dissipantesi e avvoltolantesi su se stessa, con le stesse cose ripetute ciclicamente…”
Veramente anche nei precedenti 599. Anche se capisco che chi è dentro la discussione non se ne renda conto: discutete con calore di questioni che sembra facciano la differenza tra la salvezza e il disastro dell’intera umanità. Intanto il disastro, almeno in Italia, c’è davvero ed evidentissimo.
Cmq succede ovunque, in qualunque ambiente chiuso scatta dopo un po’ la sindrome Grande Fratello e ci si azzanna perché qualcuno ha lasciato lo spazzolino da denti fuori posto. Gli spettatori un po’ si divertono a guardare chi fa più il bullo, però guardate che lo sanno che è solo uno spettacolino.
@ Ilse
ma l’obiezione che c’è sempre qualcosa di più importante e grave di cui occuparsi si potrebbe riprodurre a ogni livello: sempre a parlare di come Berlusconi si incula l’Italietta, quando siamo in piena ecocatastrofe planetaria; sempre a parlare di Pomigliano e di operai a cui vogliono togliere diritti acquisiti, quando in Italia ci sono [cifra a piacere] milioni di precari che quei diritti non li hanno nemmeno mai avuti; di qualunque cosa si parli e in qualunque modo se ne parli, ci sarà sempre qualcuno che dice: “Mentre voi perdete tempo a disquisire di questo, fuori ci sono catastrofi più importanti”. Alle assemblee universitarie in cui si parlava di corsi autogestiti c’era sempre qualcuno che saltava su e diceva: “Altro che corsi autogestiti, qui bisogna fare un corteo duro sulla questione palestinese! Questa è l’urgenza per i compagni!”. Il problema più urgente è sempre un altro. Insomma, io credo che confrontarsi su letteratura, cultura, editoria e rete non sia in alcun modo scollegato dal resto.
La questione che Loredana pone in maniera così innocua in realtà è molto più complessa, ed apre spiragli di discussione tramite cui si spera un giorno di giungere ad una definizione di cosa sia effettivamente un commentario critico. L’atto di spostare un commento inserito all’interno di un thread (o il thread tutto) e trasformarlo in un formato adatto alla pubblicazione, e quindi alla diffusione fuori dalla Rete, mette in atto tutto il potenziale del commentario, cioè quello di sciogliere attraverso un metodo che è dialogico e quindi a volte anche maieutico, dei nodi critici spesso molto importanti, laddove la stessa pratica per via orale (la tavola rotonda, il seminario) prevede che il testo sia reso disponibile per la pubblicazione degli atti in un secondo tempo, ovvero che all’autore dell’intervento sia dato tutto il tempo di intervenire sul testo aggiustandone il registro da quello adatto a una presentazione orale a quello di un testo scritto, e naturalmente al netto dei commenti che ha generato nel pubblico, escluso di fatto dalla costruzione di senso. Il commentario è uno strumento critico estremamente più complesso, e credo che l’imbarazzo che ha suscitato l’idea di renderlo disponibile in formato pubblicabile abbia spiazzato chi è abituato a confrontarsi solo in tavola rotonda con tutti gli aggiustamenti che quel tipo di discussione concede. Il punto è che non esiste ancora una cultura critica che sfrutti completamente le potenzialità di strumenti di cui si sottovaluta la portata. La trasformazione di questo thread da commentario critico in Rete a testo scaricabile e pubblicabile mi sembra un esempio pratico molto efficace, che illustra come a questo punto chi desidera intervenire su questioni che ritiene cruciali deve imparare a farlo assumendosi la responsabilità di ciò che articola. Senza menzionare il fatto che la distinzione fra pratiche autoaffermative in Rete e commentario critico a questo punto dovrebbe essere più che digerita da chi sostiene di conoscere il mezzo (e addirittura tiene seminari sull’argomento!), mentre purtroppo emerge ad ogni occasione un’ignoranza sconfortante.
D’altronde i detrattori di NIE ammetteranno per lo meno che il piccolo .pdf originale (circa 25 pgg) in cui si praticava un’analisi circostanziata di temi già discussi in Rete è divenuto in breve testo pubblicato da ufficialissima casa editrice, in virtù della sua impressionante diffusione in fase in download gratuito. Ciò indipendentemente dai contenuti specifici del saggio.
Il fatto che questo commentario come testo unitario sia reso disponibile non solo in formato scaricabile ma come open source non è che invito ad una cultura collettiva consapevole delle responsabilità che implica farne parte. Tutto ciò è immensamente più costruttivo ed efficace di un documentario dove si illustrano le disgrazie letterarie nostrane.
Sono talmente d’accordo Wu Ming 1 sul fatto che sono questioni importanti che da lettrice/acquirente di libri/utente di siti culturali sono qui a leggerle o per lo meno a tentare di farlo, cercando di capirci qualcosa; però ti comunico il mio senso di scoramento nel sentirmi come la spettatrice del GF; non è che il problema più urgente è sempre un altro, è che chi guarda dall’esterno vi avverte quando l’autoreferenzialità è troppa ed è naturale che chi è preso nella discussione non se ne accorga.
“non riesco a capire (…) quale sia la differenza fra un commento postato sul web in un formato e il medesimo commento reso, in virtù di un altro formato, semplicemente più leggibile e in nulla modificato”.
Secondo me la differenza sta banalmente nel fatto che pubblicare un commento in un forum non significa accettare che questo commento diventi parte di un documento, di un oggetto che ha una sua organicità e che può avere (ed avrà) una circolazione diversa da quella del forum.
Sono del parere che se prendi qualcosa di non tuo per farne parte di un oggetto diverso, da te manipolato, e che ha usi diversi rispetto a quello per questo qualcosa è stato originariamente concepito devi come minimo chiedere il permesso, e qualora ti venga negato, be’, astenerti.
Credo sia un fatto di semplice educazione, e porre la questione sul piano della sostanza (“non cambia nulla”) è, a essere benevoli, fuorviante.
Questo, carissimo Roberto, laddove fosse stato “manipolato”. Non lo è, come ognuno può verificare. Quanto agli usi, continuo a sostenere che chiunque possa stampare l’intera lenzuolata di commenti direttamente dal post. Solo, con meno leggibilità e più fatica.
(poi, sull’educazione, potremmo aprire una discussione davvero infinita, ma mi astengo).
Non è manipolato nella sostanza, Loredana, ma lo è certamente nella forma.
Oppure dovrai sostenere 1) che le modalità di distribuzione di un oggetto non influiscano sulla natura del medesimo, e che 2) non sia un atto arbitrario e non autorizzato quello di estirpare una pianta da un vaso per metterla in un altro.
Io al giardiniere chiederei.
Ovviamente mancano TUTTI i miei commenti, al solito CENSURATI dal Megafono Ufficiale dei Wu Ming.
@Claudia:”L’atto di spostare un commento inserito all’interno di un thread (o il thread tutto) e trasformarlo in un formato adatto alla pubblicazione, e quindi alla diffusione fuori dalla Rete, mette in atto tutto il potenziale del commentario, cioè quello di sciogliere attraverso un metodo che è dialogico e quindi a volte anche maieutico, dei nodi critici spesso molto importanti, laddove la stessa pratica per via orale (la tavola rotonda, il seminario) prevede che il testo sia reso disponibile per la pubblicazione degli atti in un secondo tempo, ovvero che all’autore dell’intervento sia dato tutto il tempo di intervenire sul testo aggiustandone il registro da quello adatto a una presentazione orale a quello di un testo scritto, e naturalmente al netto dei commenti che ha generato nel pubblico, escluso di fatto dalla costruzione di senso. Il commentario è uno strumento critico estremamente più complesso, e credo che l’imbarazzo che ha suscitato l’idea di renderlo disponibile in formato pubblicabile abbia spiazzato chi è abituato a confrontarsi solo in tavola rotonda con tutti gli aggiustamenti che quel tipo di discussione concede. Il punto è che non esiste ancora una cultura critica che sfrutti completamente le potenzialità di strumenti di cui si sottovaluta la portata. La trasformazione di questo thread da commentario critico in Rete a testo scaricabile e pubblicabile mi sembra un esempio pratico molto efficace, che illustra come a questo punto chi desidera intervenire su questioni che ritiene cruciali deve imparare a farlo assumendosi la responsabilità di ciò che articola.”
Molto interessante questo passaggio. Brava.
@Moroni: è fiato sprecato.
Abbiamo tentato (invano) per tutta la giornata di ieri di spiegarglielo, io, Cortellessa e altri.
Poi io e Gherardo Bortolotti, ad esempio, abbiamo anche negato espressamente il consenso al trasferimento dei nostri commenti da un contesto all’altro.
Invano anche questo.
In barba non dirà alla netiquette ma al rispetto della civiltà del dialogo e delle sue norme.
Complimenti ai responsabili, tutti.
Gilda Policastro
*dirò
@Roberto: non capisco cosa siginifica che le modalità di distribuzione (forse vuoi dire diffusione, che è un’altra pratica, cioè quella che si fa con questo pdf) di un oggetto influiscono sulla natura del medesimo: ma il testo non è un oggetto. Il supporto, sì, può essere *anche* un oggetto (il libro, il cd-rom, una tavoletta in antico aramaico, etc). Il supporto modifica il testo? Il problema vero è questo. Riguardo ciò che è stato fatto qui non mi sembra che il supporto, cioè la creazione del pdf, abbia implicato alcuna modifica del testo (cioè quello che tu chiami oggetto), a meno che cambiare il font e il colore di alcune parti non venga percepito come un intervenire sul testo, cosa che non è. Redazionare un testo è intervenire sul testo, cambiare misura e stile del font no. Infatti, redazione e correzione della bozza da un lato, e impaginazione sono due processi diversi che richiedono competenze specifiche.
Inoltre, in questo thread nessuno ha estirpato nulla, cioè non sono stati espunti commenti modificando il significato. Si è trasferito un testo (anzi, una parte lineare del testo, cioè fino a tot commenti senza togliere nulla in mezzo), da un formato non adatto alla stampa ad un formato adatto alla stampa. Ciò lo rende fruibile anche in cartaceo, ma non ha alcun impatto sulla sua distribuzione.
@Claudia
L’imbarazzo (che dovrebbe riguardare chi ha insultato, non di certo chi ha argomentato) era comunque l’ultima delle preoccupazioni, come abbiamo più volte spiegato noi partecipanti a quella discussione, negatici poi all’esportazione su altro medium o qualsivoglia supporto o formato, fosse pure sic et simpliciter (il che non era: inizialmente ci è stata presentata come operazione neutrale, condotta solo per comodità di lettura degli utenti – di quali? quelli della rete, che poi se lo ritrovano in un altro formato? mi sfugge l’opportunità e il senso dell’operazione; quelli fuori dalla rete non la seguivano prima e non potranno seguirla così. Punto- una ben diversa presentazione della stessa discussione, con un’intrduzione, una didascalia, degli ”sponsor” – e, a proposito, quando è iniziata l’altra discussione non avevo la minima idea che ci fosse un qualche stretto collegamento tra questo sito e i Wu Ming: ora lo so). La questione però è ormai anche di natura giuridica, e a questo punto intendo approfondirla esattamente in quest’ottica (qui siamo nel sito amico, non sono neutrali i pareri raccolti: ne serve uno oggettivo, sulla questione, che la dirima una volta per tutte. E chi si confronta col commentario in rete ha molto da imparare senz’altro, ma anche chi si confronta con le regole della civiltà civile disciplinate dal diritto, per fortuna. E, ripeto, di fronte a una negazione esplicita del consenso, bisogna arrestarsi, se non per obbligo giuridico, almeno per buona educazione.
Scusate, ma avrei una trasmissione da condurre, quindi saro’ breve. Il consenso e’ stato fornito nel momento in cui si e’ postato qui. Non viene tratto alcun libro-cd-altro da questa discussione. E’ e resta in rete: solo viene messa a disposizione anche degli stessi utenti in formato PIU’ LEGGIBILE.
Secondo. Non esiste alcun collegamento fra questo blog e i Wu Ming se non quello di reciproca frequentazione letteraria e telematica. La stessa che lo lega ad altri interlocutori.
Grazie.
Negare che una mutazione di supporto modifichi la natura del testo, mezzo secolo dopo McLuhan, mi pare grottesco. Se qualcuno dei partecipanti esplicitamente nega il suo consenso, non mi pare lecito effettuare comunque l’operazione di cui si sta parlando. Mi pare poi incredibile che pregiudizialmente ci si rifiuti addirittura di chiedere il consenso degli interessati (il che, ho motivo di ritenere, se fosse stato fatto educatamente a priori, avrebbe modificato il loro atteggiamento). Dedurne (come ha fatto Girolamo nell’altra discussione) che qualcuno di essi non voglia darlo perché prevede di trarre da questo materiale un tornaconto economico (e come, di grazia? appropriandosi a sua volta dei commenti altrui?) ci fa entrare dritti nell’ambito, a me così caro, della fantascienza. Se poi il discorso diventa “noi facciamo come cazzo ci pare. Punto”, allora tutto diventa chiarissimo e non c’è bisogno di aggiungere altro.
Non supporto. Formato. E dalli.
Anche supporto. Il pdf può essere inviato tramite mail, stampato e spedito per posta ecc.
Anche il thread può essere linkato per email, pubblicato altrove, spedito a repubblica.it, che può prenderlo e postarne parti senza chiedere chicche e sia a nessuno.
Giusto per il piacere della discussione…
Il testo è manipolato anche nei contenuti, oltre che nella mutazione di supporto.
Si è deciso di pubblicare i commenti solo fino a un certo punto (per varie ragioni, alcune pratiche, non credo sia questo il punto) rimandando i lettori del pdf a una consultazione del commentarium per quanto riguarda i commenti oltre il 550.
Questo vuol dire rendere una idea distorta di una comunicazione, come se si pubblicassero gli atti di un convegno ma solo quelli del primo giorno per poi dire: il convegno è stato questo, poi è continuato QUI, dove quel QUI potrebbe essere più difficile da raggiungere rispetto al pdf e dove quel QUI, per come si è detto (ma a me non sembra, trovo più facile leggere i commenti che una impaginazione a due colonne di quel tipo), è meno leggibile, motivo cui si era cercato di porre rimedio ma alla fine ci si riduce a rimandare alla discussione online.
Poniamo che io non sappia allestire pdf di mio e mi metta semplicemente a stampare davvero il tutto e poi lo passi a qualche amico che non può accedere alla Rete. Questo mio amico riceverà dal testo in questione una immagine distorta di tutti quei commentatori che dopo la boa del 550 hanno aggiunto considerazioni importanti o modificato loro punti di vista.
E il mio amico si perderà anche il bel commento di Ottonieri e comunque tutti quelli dopo il 550 che sono giudicati entropici da “altri”: piacerebbe farsi autonomamente l’idea se certi interventi sono entropici o meno.
Trovo comunque che sia una discussione molto stimolante e resta, beninteso, ammirevole lo sbattimento dei WM, avercene.
Infatti. Ma se si fa un’impaginazione, si dà un titolo (che vuol dire Stroook?) e un sottotitolo, si fa un’introduzione ecc. si costruisce un testo, un format chiuso (per es. dalla decisione, arbitraria e unilaterale di arrivare sino al commento 550) che può essere a sua volta piratato, certo (anzi il termine è inesatto dato che ha accesso libero, diciamo détournato), ma è in ogni caso diverso da un’anarchica ed estemporanea discussione su un blog.
In ogni caso. Io ho detto da subito che non ho problemi, ma ribadisco: è inutile continuare a dire che non c’è il problema, se uno dei partecipanti alla discussione ha un problema il problema c’è e va risolto – se possibile – chiedendo il suo consenso, rispondendogli a tono ecc.
Mi rivolgevo ad Ekerot, ma condivido anche il commento di Elvezio naturalmente.
@Cortellessa: negare che la discussione su *come* il supporto e il testo si modifichino a vicenda si sia evoluta dopo McLuhan mi pare ancora più grottesco.
Ma il punto è davvero un altro: cioè, negare che la pubblicazione autonoma (e quindi consenziente) di un commento su “prodotto editoriale” (definzione estremamente ambigua, che però al momento è l’unica giuridica di cui si dispone) equivale a tutti gli effetti a concedere il consenso alla pubblicazione del medesimo è ignoranza quintessenziale delle norme più frequentate da chi si occupa di Rete (vorrei entrare nello specifico, ma lascio ai diretti interessati l’eccitamento di approfondire la questione).
Che poi ou, benvenga il “casino, visto che ha portato a considerazioni e approfondimenti di questo tipo.
Ovvio che possa parere problema da poco o inesistente rispetto a tanti altri, ma se riduciamo tutto in questa maniera allora è meglio se parliamo solo del Big Crunch perché quello, dannazione, mi pare un problema più grosso, anche più della fame del mondo e di abbberlusconi sacerdote del Male.
Probabilmente basterebbe, boh, un normalissimo disclaimer tipo quello del “non è testata giornalistica e bla bla bla”, un caveat tipo il Miranda e via, “occhio che quel che dici qui potrà poi…”. Ok, è implicito (forse, siamo in terreni e pratiche nuove, non possiamo dare tutto per scontato) ma che male fa ripeterlo o scriverlo in un angolo?
Anche quello rientrerebbe in certa netiquette, credo…
Ma scusate, anche un formato word sul quale ho copincollato il thread può essere stampato, spedito per posta eccetera. Copincollando su word posso tra l’altro cassare e manopolare la discussione, cosa che non posso fare sul pdf, che in qualche modo raggela la discussione al commento 550.
La natura del testo verrebbe modificata se venisse pubblicato da un editore, anche per ebook, perché dietro all’operazione ci sarebbe tutta la macchina progettuale, redazionale, commerciale, distributiva, pubblicitaria di un’impresa.
E infatti il marchio Carmilla WuMing non mi era piaciuto per niente, si avvicinava a un utilizzo pro domo propria di un momento collettivo e toglierlo mi è parso un giusto passo indietro.
Che le idee, perché ci sono state anche quelle, benché mescolate alle non idee, circolino liberamente e senza portare alla cecità chi fosse arrivato tardi e avesse la masochistica costanza di leggerselo tutto vi fa tanto schifo?
E dico questo pur convinto che il diverso atteggiamento di WuMing1 nei confronti di Elvezio e di Policastro sia stato malizioso, come ho detto ieri.
Negare il proprio consenso mi sembra un’ostinazione formalistica del tutto contraria alla libera circolazione dell’ingegno e dell’informazione. E una singolare illusione di poter avere un qualche controllo di quello che si dice commentando in rete. Come ha detto ieri non ricordo più chi, pensarci prima.
manipolare, non manopolare, la manopola è così novecentesca
Ma probabilmente dietro questo disagio c’è un legame ancora stretto con l’illusione di controllare la propria parola e la propria immagine e dunque con la proprietà intellettuale, il diritto d’autore, in fondo con la carta.
Per questo, oltre che per altre ragioni più consistenti, sono convinto che il libro resterà per molto tempo ancora la migliore invenzione su piazza.
@aldovrandi: “Negare il proprio consenso mi sembra un’ostinazione formalistica del tutto contraria alla libera circolazione dell’ingegno e dell’informazione”.
Se qualcuno di noi fosse contrario alla libera circolazione semplicemente non posterebbe il suo parere.
Il commentarium è ben più libero, circolante e aperto del pdf e non di poco, spero questo sia evidente…
E in più no, non tutti probabilmente riescono a essere così bravi e controllati da “pensarci prima”, vista la natura ibrida fra oralità e scrittura di un commentarium. Alcuni agiscono di impulso, alcuni non riflettono abbastanza e tanti altri errori tipicamente umani.
Il commentarium permette una chiara modifica di queste impulsività, il commentarium richiede sì, di base, il pensarci prima, ma offre anche la possibilità di RI-pensarci e RI-offrire il proprio parere, modificato o arricchito, cosa che il pdf, più castrante, non offre di sicuro.
Capita durante le discussioni, no?
Di ritrattare, riformulare, ripensare.
Perlomeno, a me capita.
In un pdf non parlerei/scriverei certo come in un commentarium.
Il commentarium è meno vicino all’oralità di una chat che è più vicino all’oralità di un pdf e certe istanze di libertà nei confronti di chi partecipa alla discussione andrebbero pensate.
@claudia
“vorrei entrare nello specifico, ma lascio ai diretti interessati l’eccitamento di approfondire la questione”
andando un po’ oltre il dibattito pdf sì/pdf no, detto anche Policastro vs. WM (o viceversa), potresti entrare nello specifico a beneficio degli altri qui presenti, o indicarci(mi) qualche link per approfondire?
Errata, l’ultima frase è: “Il commentarium è meno vicino all’oralità di una chat MA è più vicino all’oralità di un pdf”
Quoto Pigna, penso sarebbe gran cosa nei confronti di chi fra noi non capisce ancora bene come muoversi nel web e, come me, ha sempre bisogno di mezzi e approfondimenti in materia.
@ aldovrandi: anche monopolare (in questa repubblica bipolare) non sarebbe stato male…
@Gilda:
riguardo le due questioni che introduci:
“inizialmente ci è stata presentata come operazione neutrale, condotta solo per comodità di lettura degli utenti – di quali? quelli della rete, che poi se lo ritrovano in un altro formato? mi sfugge l’opportunità e il senso dell’operazione;”
Nessun problema a spiegartelo, visto che io sto beneficiando di quella comodità di lettura avendo scaricato il .pdf. Innanzitutto, come è stato ampiamente spiegato, il .pdf permettere di evitare la stampa di tutti gli elementi esterni al testo, con grande risparmio di carta e inchiostro; poi mi permette una composizione più agevole del lessico di frequenza; inoltre mi agevola il copincolla e l’accorpamento per tematiche. Infine, mi permette la glossatura tramite i commenti, strumento che altri formati non hanno. Certo, potevo trarre da sola il .pdf con un piccolo lavoro editoriale, come ho fatto tante altre volte, ma il fatto che qualcun altro me lo abbia messo a disposizione già preparato per la disanima sinceramente mi facilita un po’ la vita. Poi, come vedi, sto anche qui, quindi una cosa non esclude l’altra.
“quelli fuori dalla rete non la seguivano prima e non potranno seguirla così.”
Mica vero. Una discussione non viene seguita da chi non frequenta la Rete perché la web-literacy non è ancora sufficiente in questo paese per permettere anche a lettori forti di rintracciare facilmente un thread in Rete tramite i motori di ricerca. Inoltre, chi ha poca dimestichezza con la schermata web non sa neppure che non è necessario stare ore collegati per leggere un thread, basta copincollare su un file word e stamparselo. Così, il fatto che qualcuno abbia pensato a renderla fruibile permette anche a chi è impossibilitato a leggere questa interessante discussione per limiti oggettivi di web-literacy e per l’affaticamento da lettura a video di scaricarsela e farsene un fascicoletto in A4, o farsela mandare in allegato, link, etc.
Per farla breve, si chiama diffusione di cultura critica, che può anche non piacere, ma allora non vedo perché intervenire in un commentario critico quando se ne contesta la natura stessa di pilastro della cultura critica in Rete.
Ho dato un’occhiata al .pdf e mi pare complessivamente imbarazzante: tutti gli attori in causa sono parte del medesimo ingranaggio, per cui il contraddittorio e’ solo virtuale, fasullo… e’ piuttosto un apologo, tipo quello di Menenio Agrippa (ah… le radici liceali d’antan…).
In questo ne guadagnano i Wu Ming che ammettono da sempre la loro aderenza al sistema, ma in un certo senso e’ anche rivelatorio di dove sia la differenza fra “letterarieta’” nominata da alcuni e “pop” dagli altri. Sta in effetti nella rielaborazione del materiale brado, nello spostarlo di contesto e di cornice, nel dargli una veste differente da quella originaria senza inventare alcunche’ nel caso del “pop”. E’ in effetti una mimesi, un plagio, invece di una creazione originale. Questo sarebbe un punto di discussione interessante su NIE e dintorni, dal realismo al cronachismo fino al semplice flusso da telegiornale di quarto bordo, ma sono affari vostri.
Tornando a noi, la rimessa in forma solida del commentario e’ dunque una violenza, quella di costringere i “letterari” alla brutalita’ scritta dell’immediato, liddove invece un commentario e’ generalemente (anche dal rozzissimo Stallmann) inteso per quel che e’: da curva di stadio a taverna, a sfogatoio e qualche volta a piazzetta snob. Le radici del commentario sono nei muri, forma primordiale di forum e chat in pubblico.
Trovo dunque scorretto l’uso di quel materiale in forma di .pdf o libricino. Chi ha familiarita’ con le prassi di Wu Ming, Lipperini, Cortellessa, Policastro sa come tarare la cosa, ma chi non la ha vedra’ equiparati (posti sullo stesso piano dialettico e di appunto “letterarieta’ pop”) tutta questa gente, che uguale non e’. Questo e’ il punto. Rispetto dei terzi verso i terzi e nei confronti di chi e’ esterno all’ingranaggio.
Le esperienze anche nostre di questo tipo (discussioni –> riproposizione –> rielaborazione in altro contesto, come ad esempio facemmo 7 anni fa in modo molto simile http://nabanassar.files.wordpress.com/2010/06/attounico1.pdf ) hanno a noi dimostrato che una forma di rispetto democratica e’ appunto lasciare ad ognuno la liberta’ di scegliere le proprie forme solide, invece di trovarsi rimesso in circolo in posa da ubriaco o in accappatoio e ciabattoni.
Il dis-rispetto e’ appunto una prerogativa del “pop”, l’abbattere il presunto elitarismo in nome del siamo tutti uguali, tutti ruttiamo, a tutti puzzano i piedi. Il “pop” e’ in effetti il dominio dell’informe, una categoria prettamente mercatale e mercantile che ha una sua dignita’, a patto di rispettare le dignita’ altrui.
@Ilse: perché leggi 700 e passa commenti come spettatrice del Gf (quindi non “orwellianamente”, ma proprio à la maniére del grande fratello televisivo)? A parte quisquilie e pinzillacchere (le mie e di altri, hélas pour moi), ci sono interventi importanti, certo autoreferenziali (ognuno ha scritto con il “sé” desto, si spera, sarebbe stato più brutto aziendali, no?), ma di grande impatto, a parte momenti di rissa interna, anche quelli genuini, credo.
Detto ciò non sarà il formato e la poca leggibilità a dare questa esiziale impressione? Non capisco questa storia del consenso, a meno che alcuni abbiano scritto post come lettere privatissime. Da ultimo, va riconosciuto ai WM uno sforzo notevole.
Scusate, ma io proprio continuo a non capire.
Varie persone hanno partecipato per giorni a una discussione telematica pubblica sul sito Lipperatura. Si suppone che fossero in grado di intendere e di volere, che nessuno le abbia costrette a farlo e che quindi possano assumersi la responsabilità di ciò che hanno affermato. Chi gestisce il blog decide poi di rendere il thread più leggibile e più agevole per la stampa domestica. Stesso contesto, stessi contenuti. E ci si lamenta? Magari succedesse più spesso! Mi sarà capitato decine di volte di linkare un thread di Lipperatura o di altri blog in mail private o nei post su Giap. In questo caso, invece di linkare il thread, posso linkare un pdf più leggibile. Per uno come il sottoscritto, mezzo guercio da un occhio, è un bel servizio, ve lo garantisco. E lo è anche – mettiamo – per mia madre, che magari è interessata agli argomenti di cui si è dibattuto, ma non ha alcuna dimestichezza con internet e quindi non potrebbe accedervi se non glielo stampassi. Cosa c’è di male in questo? Dovremmo essere tutti contenti che le nostre discussioni possano essere lette da più persone anziché meno. Del resto, se uno/a non è interessato/a alla dimensione pubblica, allora perché prende la parola in una piazza telematica? Elvezio dice che se uno lo avesse saputo prima che il commentarium sarebbe diventato un pdf, allora forse si sarebbe espresso diversamente. Ma mi pare che aldovrandi gli abbia già risposto sventolandogli sotto il naso (metaforicamente) il faldone in html che si era già stampato a casa sua e dove ci sono i commenti di tutti noi, nudi e crudi come li abbiamo scritti. In ogni momento – con un semplice comando “stampa” – chiunque ha potuto e può stampare quello che abbiamo scritto. Loredana Lipperini ha soltanto reso più fruibile la veste grafica. Ci si formalizza perché non ci ha chiesto il permesso di rendere più intellegibili le nostre parole?
Inutile sbattere i pugnetti sul tavolo: La Gilda in Pdf ci puo’ stare. Senza che dia il suo
consenso. Assenso.Un saluto ai critici sanguinetiani. Cosi’ minoritari, poErini, anche se si sbattono tanto.
@Pigna @Elvezio:
in tutta sincerità ritengo abbastanza inutile inziare un dibattito soporifero sul busillis. Basterebbe un po’ di accortezza, senza scomodare il codice civile. (Non che mi stia rifiutando, è che per chi voglia informarsi sulla normativa vigente in materia di Rete ci sono già in circolo ottime pubblicazioni, basta sapersele cercare).
E’ stato messo a disposizione il sorgente. Il formato è aperto. Qui c’è gente che di rete ne mastica e non ci mette nulla ad aprire il sorgente e “aggiornare” il pdf all’ultimo commento postato, e caricarlo in rete, e linkarlo, anche in polemica con la “versione 550”.
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“Chiudere” al 500esimo commento con tolleranza di un’altra cinquantina è una decisione presa quando si era al 300esimo o giù di lì, e ha motivazioni di ordine pratico. La scelta è compensata da alcuni accorgimenti, in primis dal fatto che pdf si conclude con un link al thread completo.
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Il pdf è una “porta d’accesso” al thread: nei giorni scorsi diverse persone in giro per la rete dicevano: la discussione è interessante ma non riesco ad affrontarla, ormai è una schermata infinita, il font è troppo piccolo, a un certo punto mi sono stancato etc.
E’ normale che a chiunque cadano le braccia di fronte a 800 commenti da leggere *partendo dal primo*.
Leggere i primi 550 in pdf con maggiore agio e chiarezza, e affrontare il thread vero e proprio partendo dal 551esimo mi pare un passo avanti.
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Guardate che dal “framing” di quella discussione non è detto – come qualcuno pare sostenere – che ci guadagnino i Wu Ming o chi altri (diciamo quelli che erano in disaccordo con Policastro e Cortellessa). Il dibattito è proposto in forma bruta e trasparente, e chiunque può trarne le conclusioni che preferisce. Infatti i nabanassariani hanno letto il pdf (a tempo di record, gli va riconosciuto) e ne hanno concluso che siamo dei servi, privi di talento, incapaci di vera creazione, in grado solo di promuovere e sorreggere dibattiti fasulli, simulati etc.
E’ un’opinione fondata su una libera interpretazione, e va rispettata.
Devo dire che aldrovandi ha scritto un commento molto, molto nitido e utile.
scusami @Elvezio
tu dici: «Il commentarium è ben più libero, circolante e aperto del pdf e non di poco, spero questo sia evidente…»
perché più libero? non si ha certo la libertà di tornare indietro a correggere o cancellare un proprio commento precedente
perché più circolante? circola in rete come circola il pdf per chiunque voglia scaricarlo e passarlo di mano in mano.
perché più aperto? perché il pdf si è fermato a quota 550? si può chiedere, anche se penso che sia un dispetto che gli si fa, di perdere altro tempo, e fare un secondo pdf con il seguito [ma non per me]
a me dunque non sembra evidente, a me sembra solo un formato [non un medium, lo vedo come estensione potenziale del medesimo medium-blog] più comodo, e sarei curioso, fra un mesetto, diciamo, e sempre che si possa, di conoscere i numeri di chi ha letto il post e il thread e di chi ha scaricato il pdf
ma non insisto, mi pare evidente che ci sono sensibilità, abitudini, percezioni molto diverse, per me la rete è fruibilità immediata e circolazione senza limiti di dati e informazioni, indipendentemente dal formato, tra l’altro, se voglio, posso non solo copincollare su word, ma creare pdf di tutto quello che ho nella memoria del computer e spedirlo a chi mi pare, avrei potuto farlo del commentario anche senza avvertire nessuno qui e spedirlo a chi voglio.
al di là delle sensibilità eccetera di cui sopra, parlare in rete è una modalità diversa dalla tavola rotonda, conferenza, convegno, è un qui e ora inviabile, linkabile, riproducibile all’infinito e non più cancellabile, si è in pubblico, e si è in pubblico non nella parziale e manipolabile misura della memoria personale dello spettatore, ma della memoria collettiva verificabile.
Scomodare McLuhan è eccessivo. E la metafora del giardiniere è sbagliata, almeno nelle intenzioni. Segni inconfondibili che, nonostante tutta la sapienza incamerata in anni e anni di letture, il tom tom delle citazioni non contempla questa mappa. E allora ci si infila in vicoli ciechi e sensi unici. Senza l’umiltà di chiedere informazioni. Non si tratta di un mezzo diverso. Il mezzo è lo stesso: il web. La struttura del PDF è la stessa identica. Cambia il supporto: invece che l’HTML e il linguaggio di programmazione, c’è un programma (InDesign) che ha prodotto il PDF. Le licenze, i permessi e quant’altro sono identici.
Se un giardiniere vede che la pianta sta in un vasetto e la sposta in un vaso più grande, io non chiederei niente. Non gli citerei McLuhan per dirgli che il mezzo in fondo cambia il contenuto. Mi limiterei ad un “ben fatto”. E’ il suo lavoro, lo paghiamo proprio per fare questo. Come voi avete postato sul blog della Lipperini proprio per avviare la discussione e per farvi leggere da chi frequenta questo blog. La classifica dei siti è ben in vista nella home page. E mi pare che Lipperatura se la cavi benissimo. Non ci avevate fatto caso? Pensate che si tratti di una pazzia?
“Questo è Internet!”
Trovo curioso che Cortellessa si faccia ora assertore della più scrupolosa correttezza filologica, protesti contro la “manipolazione” del testo della discussione ecc., proprio lui che in un suo scritto del 2002, postato proprio su questo sito, difese e approvò quell’autentico *scempio* costituito dallo pseudo-libro postumo di Nietzsche intitolato La volontà di potenza, il quale, com’è noto, fu abusivamente messo insieme dalla sorella del filosofo tagliando e incollando alla cazzo i frammenti postumi. Scrisse allora Cortellessa: “fra l’altro l’edizione di Ferraris e Kobau documenta come sui materiali della Trasvalutazione […] i tagli e le suture di Elisabeth abbiano deformato assai relativamente il pensiero del filosofo del martello”.
A voler essere cattivi, si potrebbe dire che il pensiero di Gilda Policastro (certo molto più importante di quello di Nietzsche) sia stato “deformato assai relativamente” con la sua pubblicazione in PDF – non fosse che, in realtà, lo stesso non è stato deformato affatto.
L’intervento di Cortellessa è qui:
http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2009/12/22/il-ritorno-del-monnezzone/#comments (commento del 22 dicembre 2009 alle 5:58)
Scusate, ma verrà messa in pdf anche questa discussione sull’opportunità o meno di mettere in pdf la prima discussione? Perchè la faccenda, anzi la meta-faccenda, si fa sempre più sconcertante e dunque, in un certo senso, interessante.