Parliamo Di Formato

Il Pdf è un formato.  Un Pdf serve, banalmente, per agevolare la lettura di un documento e la sua stampa. Punto.
Con tutta la disponibilità di questo mondo, non riesco a capire, probabilmente per la pigrizia estiva dei miei neuroni, quale sia la differenza fra un commento postato sul web in un formato e il medesimo commento reso, in virtù di un altro formato, semplicemente più leggibile e in nulla modificato.
Questa la premessa. Questo il pdf della discussione che si è svolta nei giorni scorsi a seguito del post Letterarietà, comprensiva dei primi 550 commenti. Ribadisco che sono gli stessi, identici commenti rinvenibili in altro formato. Punto.

338 pensieri su “Parliamo Di Formato

  1. Proporrei un piccolo Gedankenexperiment: questo blog non lo consente, ma attualmente le piattaforme per l’hosting dei blog permettono di aggiungere script che, a partire da un thread e relativi commenti, costruiscano automaticamente un file PDF.
    Ontologicamente parlando, che differenza ci sarebbe tra il PDF creato in automatico che ogni utente può scaricarsi premendo un pulsante, e un PDF creato, seppur unilateralmente, dai partecipanti alla discussione?
    E ancora: avendo saputo a priori della possibilità che venisse prodotto un PDF a diffusione potenzialmente planetaria, magari in maniera automatica, i partecipanti alla discussione avrebbero ugualmente partecipato?
    Non so perchè mi viene in mente il ministro Giapponese (forse delle finanze?) che si presentò davanti ai giornalisti ubriaco/con postumi di sbornia davanti ai giornalisti. Sapeva che la sua performance sarebbe stata diffusa in tutto il mondo. Andare in Internet e sperare di non lasciare tracce è un po’ da ingenui, secondo me.

  2. In questo sublime universo abitato da paleacaudate creature dedite alla tetrapiloctomia giungo con la più cocente delle questioni, che di certo hanno fatto perdere il sonno a molti (ma non tutti, dato che l’unanimità è irrealizzabile pure in questo mondo di sodali e manutengoli): ma che cazzo di titolo è “Stroookk!” ???
    Abbiamo un’intera settimana per discuterne, direi. Partita più, partita meno.

  3. Senti, Biondi’…
    “Stroookk!” potrebbe stare per STROKE ed avere a che fare in qualche modo col gioco del golf. O no? Ma poi che te ne frega? Abbandonati all’analogico!

  4. @ Loredana Lipperini
    Brava brava brava. Lasciati dire che ho goduto massimamente del tuo link. Mi hai fatto prima sorridere di gusto, poi rattristato per la fine che ha fatto non la Policastro ma la povera Laura Antonelli. Ecco, questo genere d’uso del mezzo m’intrippa. Assai.

  5. Mi spiace per i tanti, troppi che continuano a scrivere e discettare sulla cara amica salernitana, facendo il mio sbaglio. Non sarebbe il caso di dare un taglio a chi vuole tagliare (la metà, ok, io tolgo tutti i commenti). La valeriana, per carità.
    @ Anna Luisa: non te la prendere, ma che vi è capitato a tutti? Non ha risposto ai tuoi post e allora? Sono solo un umile lettrice e l’amica salernitana risponde solo agli scrittori o editor? Potrà rispondere a chi le pare?
    Quasi mi sta simpatica a sto punto. Le sto organizzando un reading a Capaccio Scalo.

  6. @ aldovrandi
    “Come ha detto ieri non ricordo più chi, pensarci prima.” Ero io.
    @ WM1, Loredana e per tutti.
    Una prova, una possibile versione molto spartana d’aspetto. La schermata intera di “Letterarietà” al 6 luglio, 769 commenti, convertita dall’html in formato pdf per una migliore leggibilità. Pagina singola, A4. E’ grosso ma gestibile bene in digitale, per la stampa invece sono 279 pagine.
    http://files.splinder.com/b5341addd40ba66d153413fffd75dcd2.pdf

  7. Ecco. Chi preferisce la versione con 769 commenti, si scarichi questo anziché quell’altro. E’ il bello della rete, c’è margine per ogni scelta. Così sono contenti tutti tranne Garufi. E, ovviamente, tranne…

  8. Ma insomma che vi è preso a tutti quanti? Ormai commentiamo le gesta della amica salernitana e basta?
    Mi sta quasi simpatica, le organizzo un reading.
    @Anna Luisa: ti apprezzo e ti stimo, ma sta storia che la Policastro non ti risponde perché sei un’umile lettrice e non una scrittrice o un editor mi getta nello sconforto più assoluto. Ma potrà rispondere a chi vuole e noi dormiremo lo stesso il sonno del giusto?

  9. Vincent, hai ripetuto il commento. Comunque la situazione non è proprio come la dipingi, qui la maggior parte degli ultimi commenti sono in tema, si parla del pdf, e ciemme ne ha proposto una versione spartana e aggiornata al 769esimo commento.
    E’ l’amica salernitana che parla di noi, su FB, dove va in cerca di consulenze giuridiche per appurare se la conversione da html a pdf possa considerarsi reato contro la sua persona 🙂

  10. per chi non ha sonno o non ha voglia di dormire quando un giorno è appena finito e un nuovo giorno è….ronf ssszzzsuuu
    insoma la Avallone intervistata da Marzullo. rai1. adesso. ora.

  11. parlare di fuffa:
    preferirei dover farfugliare
    pezzi di filastrocche
    polacche decisamente findesiecle.
    perché devo fomentare
    piccole discussioni fratricide
    peccaminose diluite farraginose?
    preferisco distrarmi, fare:
    parrucchiere, discoteca, fisioterapista,
    piuttosto decoupage, floricultura,
    preparare dei festini…
    parecchio da fare:
    pranzo da francesca
    pennacchi da finire
    perché decidere fatalmente 
    per delle feroci 
    piccine deboli fesserie?
    potevano dirsi facilmente:
    perché, dai!, dilungarsi?
    per dio: finitela! 

  12. A me non importa molto se i commenti sono in pdf o no. Però ci sono svariati motivi – non i miei – perché se qualcuno dice “no” alla trasformazione, questa venga sospesa. Gli editori e gli scrittori sono contenti di avere critiche. Per mia diretta esperienza sono lieti, almeno gli editori, anche delle stroncature. E’ per questo che è difficile che un critico si trovi citato in giudizio, a meno che non accusi lo scrittore di qualche reato penale che non ha commesso. Restano – pdf o no – due questioni aperte: 1) di chi sono i commenti che si postano su un blog? I gestori del blog che uso fanno dei dati personali dei loro commentatori? Qui sopra c’è scritto che l’indirizzo mail non sarà pubblicato ma, in un attacco di rabbia e credendo di essere in presenza di un troll, qualche tempo fa la Lipperini pubblicò una parte dell’indirizzo mail di un commentatore. Insomma bisogna fidarsi e la fiducia si conquista con la trasparenza. Fin da ora vi avverto che non desidero la trasformazione di codesto commento in un pdf o in altro. Grazie.

  13. Bisogna fare in modo di installare su Kataweb un widget affinché la versione ottimizzata per la stampa e la conversione in pdf di *qualunque thread* vengano rese disponibili di default, *come avviene in milioni di blog in giro per il mondo*.
    Loredana, chiedilo ai tecnici della piattaforma, visto che tu hai accessibilità limitata come amministratrice.
    Così la piantiamo con questa fesseria secondo cui un utente può arrogarsi il diritto di impedire a chicchessia di leggere i suoi commenti (che sono dichiarazioni pubblicamente rilasciate) nel formato che preferisce o stamparseli su fogli A4 senza banner pubblicitari. Ciascuno stampa e/o converte quello che vuole, è un suo diritto, fa parte delle libertà di base della rete, non deve chiedere il permesso a nessuno.

  14. @ Salvatore Talia
    Non ho mai lodato l’edizione della Volontà di potenza fatta dalla sorella di Nietzsche; se mi fai dire questo, distorci consapevolmente e strumentalmente il mio pensiero.
    Mi attacco a questo per rispondere
    @ molti altri intervenuti
    È stato sostenuto (da Gemma Gaetani) che esprimere un’opinione critica su un testo altrui è almeno altrettanto illegittimo che prendere il testo di un commento altrui, confezionarlo all’interno di un altro testo (dotato di incomprensibile titolo, scorretto sottotitolo e altre manipolazioni interessate, unilateralmente decise da uno dei partecipanti alla discussione che, nel suo insieme – ma non integralmente – costituisce il testo in questione).
    Qualcuno, forse proprio Policastro, l’aveva mi pare già accennato (ovviamente con intenti opposti, se si trattava di G.P. era una dimostrazione per assurdo). Naturalmente non sono d’accordo, però è un pensiero interessante.
    Se per esempio io recensissi un testo riassumendone le tesi in modo di fargli dire il contrario di quanto sostiene, e inserissi nella mia recensione delle citazioni maliziosamente estrapolate ad hoc, effettivamente farei un’operazione molto scorretta. Per esempio, a suo tempo Antonio Moresco sostenne proprio questo per la mia recensione a Scrivere sul fronte occidentale e, più di recente, lo ha sostenuto proprio Wu Ming per quella a Distruggere Alphaville di Valerio Evangelisti.
    Beh, il fatto è che non è vero. Le frasi da me citate, nell’uno e nell’altro testo, non solo vi figuravano testualmente ma rappresentavano bene il pensiero – assai contraddittorio e confuso – degli autori. I quali, nell’ambito dello stesso testo, dicevano sì altre cose, e anche profondamente in contraddizione con queste, appunto: ma ciò attiene al loro rispettivo grado di lucidità e coerenza intellettuale, non alla mia maggiore o minore correttezza.
    In ogni caso, mi pare evidente (anzi… autoevidente) che una cosa è “parlare del testo di qualcuno”, anche citandone dei passi, e un’altra è “inserire il testo di qualcuno” in un insieme testuale che lo contraddice, lo mette in ridicolo, lo espone al pubblico ludibrio. Più vicina a quest’ultima pratica (tolto l’intento polemico ovviamente) è semmai quella di compilare un’antologia, per es. poetica. Siccome l’ho fatto, due o tre volte, posso testimoniare che in questi casi si chiede il permesso degli autori, eccome. Tanto è vero che, se per caso si omette di farlo (per es. perché gli autori non sono più vivi, e non si sono potuti rintracciare gli eredi), si può passare un guaio per l’appunto legale (e per questo si inserisce all’interno della pubblicazione un disclaimer, in genere, che rassicura gli «eventualmente aventi diritto» che saranno risarciti ex post). A me è capitato col mio primo libro, Le notti chiare erano tutte un’alba, nel quale erano comprese un paio di poesie di Massimo Bontempelli, il cui erede si rifece con la casa editrice Bruno Mondadori.
    Naturalmente so che è ben diverso il contesto dell’editoria (di… mercato) da quello del web publishing, anzitutto dal punto di vista legale appunto (e infatti non ho mai negato il mio personale consenso all’operazione di cui si sta discutendo, sebbene il paratesto di Wu Ming più ci penso e più lo trovo scorretto e maramaldo). Ma, dal punto di vista della correttezza dei rapporti, il paragone non mi pare del tutto inappropriato.

  15. mi interesserebbe saperne di più sulla questione “copyright commenti in internet” se così si può dire. qualche tempo fa mi è capitato di recensire un libro in cui venivano riportati commenti, post, pensieri scritti da terzi su facebook, blog, la rete insomma. Quindi siamo a un livello superiore rispetto a quello del pdf in questione. Intendo come visibilità. Il libro è stato venduto in libreria. Si sono ricavatti dei soldi. A sensazione non credo che siano state inviate le liberatorie a tutti i commentatori citati nel libro per avere il loro permesso di pubblicazione. Anche perché secondo me sarebbe un’impresa mica da ridere. Molti commentatori si firmano con nickname, sono anonimi, non hanno un link di riferimento. E anche se lasciassi una richiesta nel thread stesso non è detto che il commentatore ci ritorni e legga il mio messaggio. E poi sul nickname: come firmerebbe sulla liberatoria? Basterebbe un’autocertificazione in cui Mario Rossi dichiara di essere Mazinga80? Oppure dovrebbe regolarsi come congli pseudonimi attraverso la SIAE? E ancora: come si prova che X,Y firmatario del commento numero 50 alle ore 17.35 detiene il copyright di quel commento? Perché se non detieni il copyright come fai a dirmi “non puoi sfruttarlo senza il mio permesso”? L’IP non basta. Ci vorrebbe una registrazione SIAE dei commenti ma la cosa mi fa abbastanza sorridere. Mi sembra un po’ come se postassi su YouTube un video in cui canto una canzone inedita non depositata in SIAE. Chiunque, volendo, potrebbe registrarla a suo nome, credo. Ma forse mi sbaglio. E poi, quelli che nei commenti o nei blog copiano estratti di libri come si pongono sul discorso permesso? Insomma ho il leggero sospetto che esista un vuoto in materia in quanto a regolamentazioni (e non è detto che sia un male).

  16. @Cortellessa
    il problema, tutto tecnico, è questo: un commento liberamente scritto in uno spazio pubblico con la consapevolezza che di spazio pubblico si tratta e che è spazio pubblico “altrui”, un “blog”, gode di protezione legale come “opera”?
    Siccome il tema è interessante ieri sono andato a leggermi un po’ di cose sulla legislazione sul diritto d’autore e non ho trovato nessuna conferma in questo senso. Anzi, ho scoperto che sfuggono alla protezione della legge sul diritto d’autore, sul web, molte cose che dovrebbero rientrarci. Il diritto d’autore, ricordiamocelo, è intervenuto èer la protezione delle opere dell’ingegno perché a quelle opere non si poteva appplicare un brevetto, che copriva invece le invenzioni tecniche. Ma appunto, dev’essere un’ “opera”. Un’opera è un’opera anche perché viene concepita come tale.
    Si potrebbe dire che anche le lettere sono coperte da diritto d’autore. E’ vero, ma la lettera è un testo privato destinato alla fruizione di un altro singolo – a meno di indicazione contraria – interlocutore.
    Se si spinge in questa direzione, di far diventare proprietà dell’autore il commento che ha scritto – a parte l’impoverimento notevole per tutti – anche il gestore del blog potrebbe forse sostenere che vuole che gli siano riconosciuti diritti in quanto offre a chi scrive un commento la possibilità di far conoscere il suo pensiero.
    Non so, è un campo vasto, ma chiedere il blocco dei propri commenti in un epoca in cui sentiamo tutti invece la necessità di far circolare le idee è molto, ma molto unfair.
    Più unfair, a questo punto e anche più gravido di conseguenze, del trasferimento della discussione su pdf.

  17. Thackeray: La fiera delle vanità.
    Mi permettete di darvi un consiglio? Volete fermarvi un momento, riflettere, rileggere e poi …. se ne sentirete ancora la necessità – ma io ne dubito – continuerete a pestare l’acqua nel mortaio.
    Da semplice lettrice (ahi!!!) neanche tanto accanita, certamente non di bocca buona, mi sembra che questa enorme discussione sia un continuo autogol, per restare nel tema dei mondiali.
    Anche se non interessa nessuno, non vedo nella azione della Lipperini niente di così grave da suscitare un vespaio che dire esagerato è poco.
    Affettuosità di cuore.

  18. sbagli @Rosemarie, insistere sui comportamenti privati può equivalere a pestare l’acqua nel mortaio, ma capire che cosa si può legittimamente fare e cosa no, riguarda i diritti e doveri.

  19. nella fretta sono stato impreciso, la lettera non ha soltanto la caratteristica di essere privata, e quindi non utilizzabile senza l’assenso di chi ne detiene i diritti, rientra nell’Opera, quello che non so è se rientra nel concetto di opera anche la lettera dell’autore non è un Autore.
    Se pensiamo alle “Lettere da Stalingrado” sembrerebbe di no.
    Un commento è assimilabile a una lettera?
    Finora i commentari dei blog sono stati uno spazio di reciproca libertà e liberalità.
    Io personalmente vedrei nero, se dovessero cambiare natura.

  20. Ma sai, Vincent, che pur’io inizio ad avere moti di trasporto empatico per la nostra Gilda nazionale? Da quando scrisse, di sé, “c’entra quanto me con la simpatia”, vedo in lei un (auto)consapevole ed (auto)evidente (auto)desiderio di (auto)distruzione che me la rende epica. Un’eroina degna di essere antologizzata nella versione 4.1 del NIE.
    Certo, comprendo le fisse di Anna Maria, ma, mia cara, non dolertene più del dovuto, non solo a te non risponde. Le ho chiesto (auto)educatamente, ad esempio, se a Murene si fosse abbonata (non per mero interesse, ma per discutere di un eventuale modo alternativo di porsi nell’universo editoriale), ma mai risposta mi giunse.
    Meno male che c’è Luca che mi fa schiantare dalle risate, sennò non ci dormirei la notte (cosa che comunque faccio, dato il caldo affrico).

  21. @ aldovrandi
    Anche la questione delle lettere (e delle mail) so che è giuridicamente complessa. Ma, proprio perché non sono un esperto in materia, ho premesso che non sto invocando principi giuridici, bensì di correttezza di rapporti. Torno a ripetere: sì, io digitando le parole che sto digitando ora implicitamente accetto che Loredana Lipperini (anzi: glielo chiedo) le “pubblichi” nello spazio presente. Ma nello spazio presente, appunto, che ha caratteristiche a me note e con le quali ho da tempo un consolidato rapporto. Non altrove. Se per esempio Loredana Lipperini prendesse aribitrariamente tutti i miei commenti e li pubblicasse in un libro, o anche semplicemente in uno spazio apposito ritagliato nel suo blog, sotto il titolo LE STRONZATE DELLA SETTIMANA, ci rimarrei male credo. Loredana non farà mai, evidentemente, qualcosa del genere; e infatti c’è un rapporto di fiducia tra noi tale che io scriva e lei (in qualche raro caso dopo un tempo di moderazione) “pubblichi”, pressoché in simultanea. Ora, le parole mie di Gilda Policastro e di numerosi altri sono state prese da Wu Ming (con i quali io per es. non ho evidentemente lo stesso rapporto di reciproca fiducia) e trasportate in un insieme che ha un titolo, un sottotitolo e ha (o aveva) anche una breve introduzione. Se fosse vero che questa appena descritta potrebbe essere una device automatica del sito (ma non lo è), dovrei pensare che automaticamente il sito avrebbe messo un titolo e un sottotitolo? E scelti da chi? Ciò è manifestamente assurdo, dunque la cosa ha statuto diverso e questo è autoevidente malgrado si continui a dire il contrario. Ora, a questa cosa con statuto diverso c’è chi dice sì con entusiasmo, che chi non dice no, c’è chi dice vediamo se mi spiegate meglio, c’è chi dice vediamo se me lo chiedete per favore, e c’è chi dice no con orrore. Solo che, senza stare lì a perdere tempo con tutte queste diverse e tutte legittime reazioni, il consenso non lo si è chiesto, il pdf lo si è confezionato, messo in rete, e chi si è visto si è visto.
    Ho detto cose sbagliate? Correggetemi, vi prego.

  22. @ Cortellessa e tutti
    io separerei il problema G.P. dal problema posto dal pdf.
    sul problema pdf che riproduce solo “in formato” differente le stesse cose che si trovano qui nel thread, la penso come i WuMing, non mi sembra neppure un problema di fairness, che tra l’altro non è innato a G.P.
    ma è vero che la reazione di G.P. ha posto un problema generale al quale io almeno non avevo mai pensato, il consiglio che mi sentirei di dare a tutti i blogger è a questo punto di scrivere ben chiaro sul banner “chiunque commenti qui accetta che i propri commenti vengano trattati come prodotti non soggetti alla legge del diritto d’autore”
    ma che tristezza, anzi, che enorme squallore, bisognerebbe combattere tutti per la libera circolazione di ogni cosa pensata e la libera circolazione non è mai pura, è soggetta a ogni travisamento, pure le cose scritte nei libri lo sono, al travisamento delle idee [ e nel pdf non c’è stato] si risponde con le idee, non con gli avvocati.

  23. @ aldovrandi
    Scusa ma mi devo essere espresso male, non ci capiamo. Io non sto rispondendo «con gli avvocati» bensì «con le idee»: le mie, bacate o meno che siano. Non credo che altri stia facendo passi legali, semplicemente vuole capire meglio quale sia lo statuto giuridico della faccenda (il che è evidentemente interessante, dal momento che mi pare che lo ignoriamo bellamente più o meno tutti, qui).
    Il pdf (almeno quello che è stato mostrato qui “in prova”, e con buona dose di ipocrisia – dato che da quel momento tutti lo hanno potuto subito scaricare: correggetemi sempre se sbaglio) non «riproduce solo “in formato” differente le stesse cose che si trovano qui nel thread». Io non l’ho scorso tutto, ma mi sono subito reso conto che, per es., mette tutto sotto un titolo e un sottotitolo, il che – non citerò tutte le auctoritates ma diamole per citate – muta radicalmente il senso del testo. Mi si obietterà che è quanto avviene tutti i giorni nelle redazioni dei giornali, dei siti ecc. Appunto: ci dev’essere, alla base, un rapporto di reciproca fiducia in virtù del quale il collaboratore del giornale o del sito attribuisce al redattore che “passa” il suo testo la facoltà di manometterlo (per es. per ragioni di spazio) o appunto, il che capita di regola, di dargli un titolo, un sommario ecc.
    Il che non è avvenuto stavolta. Anzi: quando qualcuno ha chiesto (cito a memoria) «ma che cazzo è ‘sta cosa del pdf?», non solo non gli si è chiesto il consenso ma non gli si è spiegato (o rispiegato, dal momento che questo qualcuno aveva evidentemente perso il primo annuncio) «che cazzo fosse ‘sta cosa», e appunto lo si è indicato al pubblico ludibrio come colui che, avendo fatta «brutta figura» (e poi «metabrutta metafigura»), ora lanciato il sasso vuole tirare indietro la mano. È seguito irrigidimento delle parti, e azione dopo reazione siamo arrivati sino a qui. E non mi pare che si stia «pestando l’acqua nel mortaio», anzi.

  24. @Vincent&Vincent: “Anna Luisa: ti apprezzo e ti stimo, ma sta storia che la Policastro non ti risponde perché sei un’umile lettrice e non una scrittrice o un editor mi getta nello sconforto più assoluto. Ma potrà rispondere a chi vuole e noi dormiremo lo stesso il sonno del giusto?”
    Vincent, ieri ho terminato il mio intervento con un “fine dei giochi” e ora mi tocca intervenire nuovamente per risponderti e va bene…sarebbe poco educato non farlo.
    In sintesi: rileggi il mio commento rivolto ad AC. Rileggilo bene: si stava cercando di farmi passare per una sciocchina, una che si offende solo perché il proprio nome di battesimo viene “inavvertitamente” modificato (e capirai, sai che offesa, è da una vita che la gente mi chiama Annamaria, Annabella, Annalisa…). Con la mia replica, ho semplicemente cercato di dimostrare che la storpiatura dei nomi fatta da GP non era casuale, innocente, ma rientrava all’interno di una serie di dinamiche di comportamento, di approcci aggressivi reiterati, di un’attitudine volta a sminuire l’interlocutore a cui si aggiungeva la prassi di non rispondere mai in modo diretto e frontale (ma sempre per vie indirette, all’interno di commenti destinati ad altri ) neppure per offendere. Tutto qui.
    Tranquillo, ti assicuro che stanotte io ho davvero ronfato(altro che sonno dei giusti) perché la persona in questione è proprio l’ultimo dei miei pensieri. Ti dirò di più, (e con questo chiudo definitivamente il discorso) d’ora in poi, quando in rete incapperò in un commento di GP, vedrò di evitarlo come la peste, anzi… come un “sozzo bubbone d’un livido paonazzo” (Manzoni)
    Ricambio la tua stima e mi eclisso. Ciao!
    P.S.
    Come vedi non sono una “umile” lettrice come mi definisci tu. Le mie letture sono di un certo spessore ;-))

  25. @ Anna Luisa
    Dunque netichetta ti impone che se qualcuno si rivolge direttamente a te tu gli debba una risposta? Non lo chiedo polemicamente, non sono esperto in netichette. Comunque. Dal momento che, nella precedente discussione ma anche nella presente, numericamente sono davvero molti quelli che si rivolgono a me (quasi sempre per confutare, nel caso migliore, quello che dico) o che si rivolgono (o si rivolgevano) a G.P. (con le stesse intenzioni), non mi pare così disdicevole e maleducato e arrogante rispondere a uno riassumendo nella circostanza anche risposte a questioni (a torto o a ragione) che ci paiano simili o contigue. Oppure dire una cosa a x perché y intenda (per parafrasare l’autore da te citato in clausola). Per es. facendo una battuta a Biondillo rispondevo a te cercando di dirti quanto poco significativo fosse, a mio fallibilissimo parere, l’errore onomastico che ti aveva riguardato. Non mi pare che questo di per sé denoti mancanza di rispetto per l’interlocutore, ma posso evidentemente sbagliare. Quanto al resto (i toni, le qualifiche, le categorie ecc.), ho già detto che G.P. è persona certo aspra ma (forse proprio per questo) altresì coraggiosa e indomabile, e la forza con la quale ha sfidato le opinioni di quasi tutti gli altri, qui, mi pare che possa abbondantemente controbilanciare qualche suo eccesso o svarione.

  26. Ieri sera ho partecipato a un evento pubblico, dopo il quale mi sono trovata a parlare dell’affaire pdf con uno scrittore, un critico, un editore, un giornalista. Curioso come fossero tutti d’accordo con me sull’illiceità dell’operazione Wu Ming. Curioso come poi si sia corretto il tiro, stamattina, molto opportunamente peraltro, da parte di Lipperini, dichiarando la volontà di interpellare i tecnici kataweb circa la possibilità di stampare d’ora in poi i post direttamente, senza elaborazioni di sorta. Curiosissimo come si continui a ignorare che questa (come quell’altra) non è una libera discussione, ma vi si acceda tramite un ID (si chiama così?) che spesso coincide con quello di un altro utente, e che quando questo accade i commenti rimangano in moderazione anche molto a lungo, falsando inevitabilmente l’andamento della discussione. Curioso all’ennesima potenza come non si tenga conto del fatto che l’andamento umorale, la compulsione della tastiera non possano rendersi identiche nella forma del testo muto, lineare, inerte del pdf, che non sollecita, non iterroga, non incalza più come la discussione live del thread. E *curioserrimo* che si debba essere noi ”cartacei” a spiegarlo a ”quelli del web”.
    Sempre ieri sera (fa bene ogni tanto uscire dal web, vorrei ribadirlo) ho appreso una cosa interessante: la casa editrice presso cui pubblicano i Wu Ming le loro opere, poniamo Altai, non le classifica come “Narrativa” bensì come ”Enterteinment”. Lo stesso editore (industria, macchina etc., ma anche operatore culturale, fino a prova contraria) sancisce ciò che ci si è affannati a dimostrare (transitando per Bachtin, Ottonieri e Manganelli) nella precedente discussione: non servivano 700 commenti, bastava chiedere a Einaudi, come e perché si venda, l’opera dei WU Ming.
    A questo punto sì che ho fatto una brutta figura: con Ottonieri (per fortuna non con Manganelli e Bachtin per l’ovvia ragione che), chiamato in causa in una discussione sulla letterarietà, ma in un luogo in cui non aveva proprio senso affrontarla. A casa dei Wu Ming. Come dire, andare a parlare di diritti costituzionali a casa di Berlusconi, mi ha fatto notare qualcuno (FUORI DAL WEB esiste un mondo, ma è quello che i Wu Ming sanno perfettamente, visto che è proprio quel tipo di legittimazione che mi pare vadano cercando, e che non hanno avuto fin qua, se non come “fenomeno”, come già fu per Luther Blisset).
    In qualche commento Wu Ming dice a un commentatore che gli manderà una versione ancor meglio elaborata di quella a tutti accessibile.
    Voglio che i miei commenti siano espunti da tutte le versioni circolanti: e non perché mi siano poco cari, al contrario: perché mi sono molto cari, ho speso per scriverli passione, entusiasmo, energie, che vorrei salvaguardare dall’uso selvaggio che ho visto fare della parola, del pensiero, delle competenze altrui in questo contesto.
    Grazie,
    Gilda

  27. Messaggio per Gianna Maria Luisa,
    ascolta, Anna Laura, il motivo del tuo incazzo è del tutto incomprensibile.
    Emerge una malafede, Clara Loretta, nei toni e nei modi, fin troppo evidente. Perchè non è che uno, dopo otto milioni di commenti, cara Filomena Giulia 1 2 3, può stare a rispondere a tutti. In quanto lettrice, poi!
    Parliamoci chiaro, Filippa, lettrice di che ?
    Ma scherziamo, qua arriva la prima Antonella Federica e si mette a fare le scenate. Se non tene fossi accorta, Alda Carmela, ci stiamo scervellando sull’ontologia del Pdf, che era dal Concilio di Trento, la mia bellina Flavia Ombretta, che non c’avevamo una pippa di queste dimensioni!
    Quindi, Silvia Berluscona, dacci un taglio. Abbiamo altro da fare.
    L.

  28. @ Andrea Cortellessa
    come dite voi giornalisti? Prendo atto della smentita. Senza, però, trovarla affatto convincente. Lei quell’edizione l’ha citata con approvazione, adducendola a prova (autoevidente) del fatto che il pensiero di Nietzsche sarebbe stato “deformato assai relativamente” dai tagli e dalle suture operate dalla sorella Elisabeth. Giudichino gli altri lettori o acquirenti, io mi limito a riportare nuovamente il riferimento:
    http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2009/12/22/il-ritorno-del-monnezzone/#comments (commento del 22 dicembre 2009 alle 5:58)

  29. @ Andrea Cortellessa
    non è che sia obbligatorio rispondere, può al limite essere questione di cortesia, ma se tu non rispondi direttamente, e dico tu per fare un esempio, ma poi fai capire che si, “qualcosa ho letto di tizia, o caia, non mi ricordo”, e in quel caso aveva risposto, beh allora tanto vale rispondere direttamente senza dare l’impressione di alludere. Ma secondo me c’è ancora un’autoevidente differenza di approccio al blog, e la questione pdf pdl pd lo conferma. Qui non c’è nessuna sfida all’ok corral, soprattutto non c’è un qui, non c’è un commentarium, ogni volta si viene invitati ( tutti tutti ) dalla padrona di casa ( inchino d’obbligo ).

  30. @ Andrea Cortellessa: “oppure dire una cosa a x perché y intenda (per parafrasare l’autore da te citato in clausola). Per es. facendo una battuta a Biondillo rispondevo a te cercando di dirti quanto poco significativo fosse, a mio fallibilissimo parere, l’errore onomastico che ti aveva riguardato. Non mi pare che questo di per sé denoti mancanza di rispetto per l’interlocutore, ma posso evidentemente sbagliare. Quanto al resto (i toni, le qualifiche, le categorie ecc.), ho già detto che G.P. è persona certo aspra ma (forse proprio per questo) altresì coraggiosa e indomabile, e la forza con la quale ha sfidato le opinioni di quasi tutti gli altri, qui, mi pare che possa abbondantemente controbilanciare qualche suo eccesso o svarione.”
    Andrea, a me va bene che si possa “dire una cosa a x perché y intenda”, non mi sta più bene quando all’interno di un messaggio rivolto a X si dia della “manutengola” a Y (non mi riferisco a te, ma alla tua amica). Ad ogni modo, anche se rimaniamo inevitabilmente arroccati su 2 posizioni contrapposte, ti ringrazio per i toni pacati di questo tuo ultimo intervento. Davvero.

  31. Postilla.
    Ieri sera ho palato con un idraulico, un carpentiere, un pilota di portaaerei, un tecnico del suono, un fisico, un portiere d’albergo, un telefonista dei servizi segreti, un generale in pensione, un trombone d’orchestra di terza fila, un vescovo non pedofilo e un tassista.
    Siamo stati tutti d’accordo.
    C’è bisogno di un medico.
    L.

  32. @Luca: Giuro che il tuo commento me lo stampo e in futuro, nei giorni di umore nero, tornerò a rileggerlo per farmi due risate. ;-)))))
    P.S.
    Comunque, se proprio vuoi saperlo, da anni alcuni dei miei amici più intimi mi prendono per il culo chiamandomi “Maria Gina”.
    Hai il permesso di farlo anche tu. Tutti gli altri NO.

  33. @Cortellessa
    non ho mai fatto riferimento a te, quando parlavo di avvocati. E non ho mai detto che qui si pesta l’acqua, rispondevo a un commento precedente.
    Eh su, non ribaltarmi la frittata.
    E non prenderci neppure per sprovveduti, titolo e sottotitolo, Soglie lo abbiamo letto.
    C’è un momento in cui però si deve andare al rozzo sodo. E il rozzo sodo mi dice che titolo a parte, quel che c’è nel thread c’è nel pdf.
    Sei dialettico, non c’è dubbio, e anche sensibile come dice AMA, e alla sensibilità per un’amica arrogante attribuisco il tuo continuo arrampicarti sugli specchi, che altro non mi pare.
    Tra l’altro con una che ieri diceva, i critici mi scrivono che sono d’accordo con me, senza dir quali, per cui potrebbe essere nessun critico, e oggi «mi sono trovata a parlare dell’affaire pdf con uno scrittore, un critico, un editore, un giornalista. Curioso come fossero tutti d’accordo con me sull’illiceità dell’operazione Wu Ming».
    E’ francamente penoso. Se l’appoggiano tanto faccia intervenire qui o firmare una lettera aperta, o dica i nomi, se sono tanto d’accordo avranno pure il coraggio, questi «tutti» di appoggiarla pubblicamente. Altrimenti si può legittimamente pensare che le diano ragione per evitare le sue ire, visto il carattere, o non si siano espressi.
    Parlo anche direttamente a te, qui, @Policastro.
    E mi disturba , io la cui idea di letteratura è la vostra, doverla condividere con persone come lei. C’era di più da imparare da Leopardi, e c’era di più da imparare da Sanguineti che non questa arroganza e questo illusorio senso di superiorità.

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