Questa mattina ho postato due frasi da due film, rispettivamente “La Terrazza” di Ettore Scola e “Caterina va in città” di Paolo Virzì. Che sono film sul fallimento.
Le due frasi sono state prese spesso alla lettera: come ha ragione Iacovoni, come ha ragione Mario. Non mi sorprende, anche perché alla fine della fiera quello che emerge da tutti i discorsi faticosamente fatti sullo stato dell’editoria, sulla sua crisi (che peggiorerà, state tranquilli: non per colpa ma anche per effetto dell’uso dell’AI per scriversi e leggersi da soli), è la questione del privilegio. Da una parte quelli pubblicati, dall’altra parte quelli i cui manoscritti vengono respinti. E ancora, da una parte quelli recensiti, da una parte quelli ignorati. E ancora ancora: da una parte quelli che vendono e dall’altra quelli che non vendono. E infine: da una parte quelli che entrano in dozzina (e poi in cinquina, e poi magari vincono) allo Strega e dalla solita altra parte gli altri.
Se posso essere franca: che palle.
Alla fine di Più Libri Più Liberi io ho vivamente sperato che si desse vita a una sorta di Stati Generali dell’Editoria dove partecipassero tutte le parti in causa: chi scrive, chi pubblica, chi traduce, chi edita, corregge, promuove, recensisce, eccetera. Speravo che l’incontro venisse “dal basso” perché  è faccenda su cui non si mettono cappelli. Non è successo, non succederà, siamo tutti qui a un altro giro di festival, saloni, fiere e siam tutti qui a scrivere: oh accidenti, quanto vanno male le cose, oh mannaggia, la letteratura è morta, oh poveretti noi i nostri libri vendono cento copie se va bene. Ed è sempre colpa, come diceva Iacovoni, degli altri.