E così siamo arrivati alla fine: l’auspicio è che tutto quanto scritto fin qui risulti utile per coloro che vogliono uscire dai preconcetti, ma anche dalle difese d’ufficio. Oggi ospito dunque l’intervento di Angela Bernardoni e Andrea Viscusi, che dal 2021 conducono insieme il podcast dedicato alla narrativa fantastica Reading Wildlife. Attivi sui social come @merricat_inthecastle e @andreasdviscusi, hanno pubblicato il saggio Fantascienza – Storia delle storie del futuro (2024, Armillaria Edizioni) e Anatomia della fantascienza: scrivere e leggere fantascienza in modo critico (2025, Lumien).
Alcune cose che potresti non sapere se non sei dentro la bolla della fantascienza italiana
di Angela Bernardoni e Andrea Viscusi
Quando la fantascienza letteraria approda sui canali generalisti (quotidiani, riviste, magazine e testate varie), anche nei casi in cui se ne ne voglia tracciare un quadro positivo, vengono sempre presentati due assiomi impliciti, uno legato allo spazio e l’altro al tempo: sembra infatti che la fantascienza sia sempre una cosa del passato, e che, in ogni caso, la fantascienza sia qualcosa che si produce all’estero. Questa impostazione di pensiero si manifesta in particolare nei nomi delle autrici e degli autori citati e nelle opere portate a esempio, che raramente (esclusi casi, come l’articolo di Nicoletta Vallorani su La Lettura #763, in cui a scrivere sia un’esperta del panorama fantascientifico contemporaneo) si allontanano dai grandi maestri del passato (e una singola maestra) di matrice anglofona. A meno che non si parli esplicitamente di una diversa nicchia (es. “La fantascienza francese”), molto raramente si trovano menzionati testi, fenomeni e correnti più recenti degli anni ՚90 (trent’anni fa!) o nomi di operatrici e operatori italianə del settore. La conclusione che unə ignarə seppur benintenzionatə lettorə ne trae è che, appunto, la fantascienza si trovi lì: nel passato, e fuori dai confini.
Il paradosso è che in realtà l’ambiente della fantascienza in italia è piuttosto vivo e scalpitante (scalpitante come un’anguilla nel fango, più che come un cavallo al palio, ma tutti gli animali sono uguali) e soprattutto negli anni più recenti ha visto un certo, relativo, rifiorimento editoriale e perfino accademico. Eppure esiste sempre una certa frattura tra chi la fantascienza la pratica quotidianamente (chiamandola per quella che è) e chi poi ne parla al grande pubblico. Ci sono probabilmente ragioni profonde e colpe da entrambe le parti della barricata, ci sono dinamiche di gatekeeping che vanno dalla bolla verso l’esterno ma che funzionano anche in senso inverso e che non approfondiremo qui, per il momento. Quello che ci interessa analizzare è invece la difficoltà di comunicare a chi legge (e a chi scrive su) i quotidiani nazionali quel pacchetto di informazioni, nomi, date ed eventi che costituiscono la scena fantascientifica italiana. Ne è riprova il fatto che gli utili e meritori interventi prima di questo nostro sono stati portati (con l’esclusione dei primi contributi di Nicoletta Vallorani e Giuliana Misserville) da persone che non sono nella bolla. E se il loro vivere solo parzialmente under the dome saponoso non rende meno interessanti le loro parole e le loro riflessioni, non possiamo negare che, come ogni viaggiatorə sa, visitare un luogo e viverlo sono due esperienze diverse, e ogni esplorazione richiede un dispendio di tempo, dedizione, energia variabile a seconda che si stia organizzando un fine settimana di relax o si stia valutando il trasferimento. Questa non è pertanto da intendersi come un’accusa o una recriminazione, è soltanto una presa d’atto che all’interno del “dibattito culturale” chi si occupa nel concreto di portare la fantascienza in Italia, spesso non ci arriva. Per questo motivo iniziative come questa di Loredana Lipperini, che ha messo a disposizione i suoi spazi, la sua voce, per far scoppiare la bolla, sono un esempio di sana e genuina collaborazione tra addettə ai lavori che auspichiamo possano portare le nostre parole oltre i confini della fantascienza.
Visto che, individualmente e come duo professionale,in quella bolla ci annaspiamo da una ventina d’anni a vario titolo, abbiamo pensato che il nostro contributo al dibattito in corso potesse essere quello di fornire qualche coordinata di base per chi, preso da curiosità, volesse scoprire quello che succede davvero, qui, in Italia, oggi, Anno Domini 2026, nell’ambiente della fantascienza. Non è un intervento da intendersi come pedante e ostile (alla “ehm, actually…”), ma una semplice lista di nozioni che dall’interno della bolla tendiamo a dare per scontate al punto che non le trasmettiamo fuori, con la convinzione che siano conoscenza comune, un po’ come spiegare agli statunitensi che hanno scoperto il calcio in questi mondiali che sì, i calciatori giocano un campionato ogni stagione, non vengono scongelati ogni quattro anni. D’altra parte se sugli inserti culturali viene fatto senza remore mainsplaing, la spiegazione da parte della cultura mainstream di sottoculture che dichiara candidamente di ignorare, noi possiamo permetterci di fare fringesplaining e raccontare in prima persona il mondo in cui viviamo. Ecco quindi un pratica lista di informazioni di rapida consultazione.
1 – La fantascienza esiste ancora oggi
Anche se spesso viene presentata con i nomi più fantasiosi, come “letteratura di anticipazione”, o “romanzo in cui gli androidi sono una metafora dell’umanità”, “climate fiction” o il sempreverde “molto più che fantascienza”, la letteratura di fantascienza a livello internazionale è più viva che mai. Si può argomentare che non ci siano oggi i “grandi maestri” del passato (ma il passato è grande anche perché non è più presente e il processo di storicizzazione, beh, necessita che il tempo passi), ma ciò non toglie che libri, autorə, movimenti, generi, e temi fioriscano ancora. Dalla grande esplosione della fantascienza cinese (Liu Cixin, Han Song) alle contaminazioni del new weird (China Miéville, Jeff Vandermeer), dal cozy di Becky Chambers all’umorismo di Andy Weir. I titoli e i nomi sono troppi per poterli mettere tutti qui, ma il punto è che si può parlare di fantascienza anche citando opere pubblicate dopo il 2020 senza inserire per forza Asimov e Le Guin (pur sempre meritori) in ogni lista di consigli di lettura.
2 – Anche Urania esiste ancora
Come corollario provinciale del punto precedente, è utile anche ricordare che Urania, la collana da edicola di Mondadori che nel bene e nel male ha fatto la storia della fantascienza in Italia, pubblica ancora. Diciamo che rispetto al secolo scorso la distribuzione è meno capillare e puntuale, ma questo è un problema che riguarda il canale delle edicole, più che la collana. Se nell’immaginario popolare i volumetti di Urania sono legati ai ricordi d’infanzie e adolescenze passate e a banchi e scaffali di mercatini dell’usato popolati di copertine bianche e cerchi rossi, se andate in edicola (se ne trovate una) la trovate sempre lì (se l’edicolante sa di cosa parlate) con ben quattro pubblicazioni (Urania, Urania Collezione, Urania Jumbo, Urania Millemondi) che si avvicendano. Peraltro in queste settimane c’è anche un’antologia di autorə italianə di genere solarpunk, quella corrente che prende le mosse in buona parte dalla climate fiction che è stata più o meno sdoganata e accettata anche dall’ambiente mainstream. Quindi ecco, anche questo cimelio vintage è in verità sempre lì che vi aspetta.
3 – Esistono case editrici specializzate in fantascienza
E non stiamo parlando di Fanucci e Mondadori, che ogni tanto cacciano fuori qualche titolo, bontà loro. La fantascienza in Italia si muove soprattutto nel sottobosco dell’editoria indipendente, di quelli che fanno gli editori come secondo o terzo lavoro e faticano molto ad arrivare in libreria. Ma tra case editrici specializzate proprio in sci-fi (Zona 42, Future Fiction), altre che si occupano di fantastico in senso ampio ma comprendono anche fantascienza (Moscabianca, Delos, Mercurio, Lumien) e collane specifiche di editori generalisti (Asia di add editore, Intermundia di D Editore), la disponibilità di storie di fantascienza, molte delle quali anche contemporanee e italiane, è tutt’altro che scarsa. Scarso è il numero di persone che si avvicinano a queste pubblicazioni, ma questa è un’altra storia e la si dovrà raccontare un’altra volta.
4 – Esiste fantascienza anche fuori dagli editori specializzati
Se non bastasse la proposta fantascientifica degli editori dedicati, o se non vi fidate di gente che lavora solo all’interno del genere, forse siete grandi abbastanza per scoprire che ci sono molte case editrici che propongono fantascienza nei loro cataloghi altrimenti rispettabilissimi. Al di là delle già citate major, o di autorə specificə inclusi nel catalogo di alcuni editori (Lem per Sellerio, Strugackij per Marcos y Marcos, Octavia Butler per Edizioni Sur), sono molte le piccole case editrici che non disdegnano di introdurre fantascienza nella loro dieta. Tipicome La Nave di Teseo, Edizioni E/O (anche al di fuori dell’imprint Ne/oN), NN Editore, effequ, Neo, Pidgin, Edizioni di Atlantide, Eris Edizioni, Del Vecchio, Wojtek… Questi sono solo alcuni dei marchi sotto cui potete trovare più o meno occasionalmente fantascienza. Alcuni di loro non lo ammetterebbero mai, e utilizzano studiati eufemismi per non dire la F-word, ma noi della bolla li abbiamo sgamati più volte con le mani nella marmellata di soylent green.
5 – Esiste saggistica di fantascienza
Adesso che ha compiuto cento anni, anche la fantascienza inizia ad avere il suo apparato critico. I testi disponibili in italiano non sono così tanti come vorremmo, anche a causa della storica diffidenza accademica per il genere che permea i luoghi della cultura, ma la legittimizzazione della fantascienza viene portata avanti nei programmi di pochə valorosə docenti (tra i quali la già citata professoressa Nicoletta Vallorani a Milano oppure il professor Marco Malvestio a Padova), che stanno di fatto crescendo una nuova generazione di appassionatə e studiosə del genere. Non vogliamo stilare una lista, ma potete iniziare cercando le pubblicazioni (accademiche o editoriali) di persone come Giulia Iannuzzi, Elisabetta Di Minico, Loreta Minutilli, Roberto Paura, Michele Tetro, Danilo Zagaria, Stefano Carducci e Alessandro Fambrini. Anche chi scrive in effetti ha pubblicato qualcosa in merito di recente, ma non parliamo di noi (e se tutto quanto detto finora era un sales pitch, è il più farraginoso e meno attrattivo della storia).
6 – Esistono premi e posti per la fantascienza
Come tutta la cultura, la fantascienza in Italia non si pratica solo con i libri stampati, ma anche con persone che si riuniscono, parlano, a volte votano. Ci sono diversi premi e concorsi dedicati alla fantascienza, dal celebre Premio Urania che permette a un autorə all’anno di pubblicare sulla collana, al Premio Italia che è la riduzione nostrana del Premio Hugo assegnato a livello internazionale. Per i racconti possiamo segnalare il Premio Robot e il Premio Urania Short, mentre per opere già pubblicate, da alcuni anni nell’ambito della manifestazione cinematografica Trieste Science+Fiction si è aggiunto il Premio Mondofuturo. Esistono inoltre content creator e comunità online sui principali social che analizzano, promuovono, commentano e recensiscono la fantascienza (anche se spesso, soprattutto su Instagram e TikTok, prevale un approccio olistico orientato al fantastico in senso più ampio), ma in quanto animali sociali la bolla della fantascienza tende ad avere un fitto calendario di eventi e appuntamenti che sono diventati o si stanno affermando come punto di ritrovo fisso per appassionatə e addettə ai lavori. Fiere come la milanese Stranimondi, che nelle sue dieci edizioni ha ospitato autorə come Alastair Reynolds, Pat Cadigan, Kaliane Bradley e Lindsey Drager (mentre per il prossimo ottobre è attesa Jo Walton), ma anche altre fiere più giovani come Marginalia (Milano) e Oblivion (Roma), o più contenute come SFestival (Roma) e le varie Italcon itineranti sono i place to be per toccare e sfogliare con mano la fantascienza contemporanea.
Queste sono solo coordinate di base, che speriamo possano dare informazioni nuove a nuovə lettorə, ma anche tornare utili a chi si troverà in futuro a parlare e scrivere di fantascienza per lavoro. Perché noi siamo qua, ci siamo già da un po’, e niente ci rende più felici che portarvi nel nostro mondo. Solo, lasciate sullo zerbino i vostri preconcetti.