Zoe aveva 17 anni, è andata a una festa, ha incontrato Alex, il quale sostiene che avevano avuto una relazione anni prima. Si allontanano parlando, poi lui la colpisce :”All’improvviso, non so per quale motivo, le ho sferrato un pugno”. Più tardi corregge: “Non le ho dato solo un pugno, ma è stata una raffica veloce, solo con il destro”. A quel punto si rende conto che la ragazza sta male e invece di soccorrerla la getta nel fiume, ancora viva. Poi incolpa il solito ragazzo di colore, per, dice, scamparsela.
Le narrazioni influiscono sulle azioni, si diceva ieri. La narrazione del femminicidio di Zoe è stata oscurata dal chiasso mediatico, e social, sul ripensamento di un mediocre comico a presenziare al mediocre festival di Sanremo, e dalle dichiarazioni in proposito della premier, che evidentemente non aveva tempo e voglia di parlare della morta ammazzata numero 8 del 2026 (siamo all’inizio di febbraio, vorrei ricordare). E’ fin banale ricordare che forse una premier dovrebbe pur dire qualcosa anche sulle ragazze stuprate e abusate da un gruppo di oligarchi, ma non sogniamo troppo. La premier deve parlare di Sanremo, come no?
Ma è troppo facile prendersela con la presidente del consiglio.
Diamo uno sguardo ai social. Battuta chiama battuta, e di certe cose (i femminicidi, gli Epstein files) non si vuol sentir parlare.
Per averlo fatto, a me è toccata la minaccia di un crick, a Maria Grazia Calandrone è andata peggio: anche lei ha parlato del verminaio di potere che protegge se stesso attraverso violenza e ignoranza, e di sistema Epstein. Per lei, il colpo finale del caricatore (cosa che spetta a una “comunista”!).
Ecco, questo è il clima. Ma, si sa, dobbiamo piangere sul povero comico che non sarà a Sanremo per sua decisione . Di questo sistema di violenza e potere, di nuovo, si tace.
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Allora, non è la prima volta che la premier gioca la carta del vittimismo, come ha fatto in queste ore a proposito della Global Sumud Flotilla, accusata di utilizzare “la sofferenza del popolo palestinese per attaccare il governo italiano” (ehm, è una missione internazionale), e protestando per il fatto che in molti “mi accusano di essere complice di quello che accade a Gaza, che ho le mani sporche di sangue, che sono un’assassina”. Aggiungendo di non aver mai usato un linguaggio simile quando stava all’opposizione e qui per carità cristiana rimandiamo alla rete che serba memoria.
Ricordo soltanto quello che avvenne mesi fa, quando Meloni bacchettò Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione familiari delle vittime della strage di Bologna, ribadendo che è grave sostenere che le “radici di quell’attentato oggi figurano a pieno titolo nella destra di governo”. Si potrebbe rispondere, citando una frase di Tolkien che Meloni ha deformato a proprio uso e consumo, che le radici profonde non gelano. Più semplicemente, è vero che il neofascismo degli anni Settanta e il postfascismo degli anni Venti non sono identici: ma è molto difficile negare che siano due lingue della stessa fiamma (non è una metafora).
Il problema che il vittimismo governativo funziona come ha funzionato la campagna elettorale che ha portato all’elezione di Meloni: perché chi li vota non aspetta altro che di essere rassicurato sul fatto che la colpa è sempre, sempre degli altri, e mai sua.
Ogni tanto lo faccio: vado a sbirciare fra i commenti alla pagina di Giorgia Meloni per capire chi sono quelli che esultano “vai avanti così”. E non trovo uno straccio di motivazione, solo foto di tramonti e ghepardi (che male avranno fatto, poi, i ghepardi?), meme sparsi contro Boldrini (ancora), immagini dei nipotini (ci sono molti miei coetanei e oltre tra i plaudenti), corsi di karate (che male avrà fatto il karate?) e qualche richiesta di riforma della giustizia. Fra tutte le richieste possibili, proprio quella.
D’accordo, Facebook non è un buon terreno di studio. Io però vorrei sapere qualcosa di più sull’elettorato di Meloni e di questo governo. Perché dev’essere un elettorato faticosissimo da tenere a bada, a giudicare dai provvedimenti presi e rivolti a suo uso e consumo.
Il pasticciaccio sui migranti da trasferire in Albania? L’elettorato vuole che difendiamo i confini (difendere i confini, già, hanno detto proprio così). Gpa reato universale? L’invito di Roccella ai medici di fare la spia? L’elettorato vuole una famiglia “normale”, non queste degenerazioni. E poi dobbiamo difendere i bambini (il fatto che abbiano dimezzato gli asili nido è ininfluente). Il decreto anti-rave, quello anti-cannabis e tutti gli altri? L’elettorato vuole essere sicuro.
Dunque io vorrei tanto sapere se questo benedetto elettorato di Meloni è contento così o non chiede, che so, accesso alla sanità pubblica, lavoro, possibilità di affittare una casa senza fingersi un pellegrino del Giubileo che intende restare a Roma il più a lungo possibile, mezzi pubblici efficienti, verde pubblico, asili e insomma tutto quello che si dovrebbe chiedere allo Stato.
D’accordo, veniamo da anni velenosi e i pozzi esondano, insieme a tutto il resto. Ma questa continua messa in scena che non corrisponde ai fatti, a chi è rivolta?
Non vi piacerà, ma io non sono per niente stupita dalla conquista delle vette dei libri più venduti da parte dell’autobiografia di Giorgia Meloni. Ha avuto un lancio promozionale impressionante: e chi rifiuta di venderlo nella sua libreria, e chi…
Questa volta non esprimo giudizi, ma li chiedo. E non per evitare un flame, che probabilmente ci sarà comunque. Invece, voglio capire. Voglio capire perchè, come dicevo poco fa, al telefono, con Giovanna, la satira è ossessionata dal corpo, come…