La coda sgradevole, e diffamatoria, del mio intervento contro una deriva dell’editoria con la pubblicazione dei due libri di cui parlavo ieri (ma chissà, se ne starà preparando un altro sulla famiglia avvelenata? Cinque o sei su Garlasco?) è che la critica a un sistema viene scambiata per critica alle persone. E’ un pessimo momento, per le parole: non vengono comprese perché sono riportate a un proprio sentire che, dal 2020 a oggi, si è irrigidito, si è fatto pietra, e su quelle pietre le destre fanno conto per i propri fini (si veda la campagna referendaria per il SI’).
Cosa possono fare gli scrittori? Parecchie cose, e lo dimostra l’ultimo intervento dagli Stati generali dell’immaginazione. Lo firma Massimo Carlotto.
“Il passaggio è da consumatori che subiscono il mercato a consumatori che richiedono e impongono altro. E sappiamo bene quanto il mercato sia sensibile agli umori del bacino di compratori che oggi tiene in piedi la baracca. Dobbiamo sfruttare sapientemente la relazione tra domanda e offerta per leggere quello che desideriamo davvero.
Dobbiamo cambiare i parametri della comunicazione, ricordarci che il linguaggio che ci contraddistingue come individui è, innanzitutto, il modo in cui pensiamo e agiamo, è la matrice di emozioni e affetti, è il nostro modo di stare al mondo, di orientarci in esso, di trasformarlo.
Servono occasioni e luoghi per incontrarci. Scritture Degeneri lancia la proposta di un festival come appuntamento annuale, ma confidiamo nell’organizzazione di altri momenti. Non abbiamo bisogno di grandi apparati festivalieri, ma della buona volontà nel trovare una sala pubblica, una libreria, una biblioteca e darci appuntamento.”