Siamo alle ultime puntate della discussione sulla fantascienza che, almeno momentaneamente, si chiude sul blog domani. Anche perché subito dopo il blog medesimo va in vacanza fino a settembre, salvo avvenimenti eccezionali. Dunque pubblico due interventi. Il primo è di Filippo Barbera, docente di sociologia economica e del lavoro presso l’Università di Torino, direttore della rivista “Dissonanze. Culture/Società/Conflitti”.
Il secondo è di Meltea Keller (Marina Biscarini), si occupa di cinema, videomaking e, ovviamente, di fantascienza, specialmente cli-fi.
Grazie a loro e a chiunque abbia partecipato: domani si tirano le somme.
Barbera: “Rendendo strano (M. Fisher, The Weird and the Eerie. Lo strano e l’inquietante nel mondo contemporaneo, Minimum Fax, 2018) ciò che appare normale, la fantascienza costringe a mettere in discussione norme, valori e istituzioni date per scontate. Distopie e utopie permettono di osservare con sguardo nuovo fenomeni come il patriarcato, il controllo dei corpi, la sorveglianza, la mercificazione della vita o le disuguaglianze estreme del capitalismo tecno-finanziario. Immaginare una società fondata su un reddito di base universale non serve a prevederne con precisione gli esiti, ma a esplorare come potrebbero cambiare le relazioni familiari, il significato del lavoro, l’istruzione o le aspettative di vita.”
Keller: “Maggie Gee ha previsto l’inasprimento della lotta per la parità di genere in un mondo in preda alla crisi economica e climatica, con il tech schierato con il patriarcato (The Ice People), David Mitchell nell’ultimo libro di The Bone Clocks, rappresenta un’Inghilterra in preda al cambiamento climatico e alle rivolte violente perché è quello che succede quando un sistema crolla, Bruno Arpaia ha spostato tutto ciò in prospettiva di una migrazione di massa dal sud dell’Europa che riprende quella già esistente dei migranti climatici… prevedere o capire come mai siamo arrivati fin qui (come Winterson in The Stone Gods) è uno dei tratti fondativi del genere e il genere è figlio della fantascienza. È un genere militante e cerca modi per parlare dell’oggi incidendo sul sociale. Non ha niente da invidiare al realismo sociale. Per dirla con Arpaia, è realismo aumentato – come la realtà aumentata.”