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In questa serie di interventi, che proseguirà per un po’, anche perché ne stanno arrivando di nuovi e belli, c’è un dato che chi non frequenta, sia leggendo che scrivendo, il mondo della letteratura fantastica secondo me non coglie. Si scambia, cioè, per vittimismo (o permalosità) quella che è e resta un’anomalia italiana che va peraltro diventando più forte. Se, fino a cinque-sei anni fa, alcuni editori si aprivano a romanzi che quanto meno includevano il non realismo anche se non appartenevano formalmente al genere, adesso ci si irrigidisce, si teme, si preferisce di no. Normale, si dirà, perché i libri si vendono poco e bisogna puntare sul sicuro. Non ne sono del tutto certa, e Patrick Fogli, che genere scrive (non fantastico, ma sempre genere) e che organizza insieme a Massimo Carlotto gli Stati Generali dell’Immaginazione (e non solo), porta almeno un esempio francese. Dove sta, insomma, l’anomalia?
“Il mainstream è l’unico racconto a cui viene concessa patente di letteratura, si ammette obtorto collo che King è un gigante, che la Jackson e Lovecraft sono fra i pilastri del contemporaneo tanto quanto Frankenstein e Dracula, si osannano e premiano gli stranieri quando aprono scenari inquietanti o altri su una realtà già spaventosa – Il canto del profeta, Cronorifugio, Non lasciarmi, la straordinaria Mariana Enriquez, il DeLillo di Zero K per citare titoli e autori –, ma se qualcuno ci prova a queste latitudini si alza sempre un sopracciglio, quasi che non fossero mai esistiti romanzi meravigliosi come L’anno dei dodici inverni di Tullio Avoledo o, per uscire dalla fantascienza, Romanzo criminale o Gomorra.
Una stortura tutta italiana, basta valicare le alpi perché tutto cambi.

Nel 2020 Hervé Le Tellier vince il Goncourt con un romanzo di fantascienza, L’anomalia, che ragiona su uno dei grandi classici della letteratura, il doppio. Una storia che da noi non avrebbe mai avuto la stessa attenzione, neppure editoriale. Sempre il Goncourt ha premiato un autore come Lemaitre che ha frequentato e frequenta il genere”.
“Capisco le provocazioni, ma le storie sono nate per distruggere gli steccati, non per costruirli, la letteratura svela raccontando e la nostra non lo fa solo se parla di dolori famigliari, malattie, piccole tragedie quotidiane, ma anche quando usa astronavi, draghi, delitti, gente che vola, maledizioni, fantasmi.”

“Scritture DeGeneri è una sfida e vi chiediamo di condividerla con noi.
Siamo degeneri perché rivendichiamo la diversità contro il mass market, il ruolo della cultura, della parola scritta, non solo come materiale di consumo. Degeneri perché crediamo ancora che serva una strada alternativa a una consolazione che non consola nessuno o a una verità che spesso serve solo a solleticare i peggiori istinti, come la televisione del dolore.
Degeneri perché un giallo non è una storia dove muore qualcuno e un prete in bicicletta trova il colpevole. Degeneri perché il genere viene usato come un’etichetta ed è una cosa seria non una trovata pubblicitaria.
Degeneri perché non siamo comodi e non sappiamo stare comodi.
Degeneri perché in un’epoca di gente che impone la propria volontà crediamo che dal confronto possa nascere la proposta e dalla proposta un miglioramento.
Degeneri perché usiamo il plurale e non il singolare. Perché conosciamo le difficoltà, ma cerchiamo un modo per affrontarle.
Vogliamo parlare di lavoro, di scuola, del contributo del pubblico nella cultura, di scrittura, contenuti, promozione, del ruolo degli intellettuali in questo mondo, della capacità di un romanzo di raccontare quello che non si vede, svelare, rivelare, mostrare.
Di diventare la seconda domanda in un’epoca che non fa più nemmeno la prima”.
Da oggi, Lipperatura pubblica gli interventi di scrittori e scrittrici intervenuti sabato scorso alla seconda edizione degli Stati Generali dell’Immaginazione. Cominciando con Patrick Fogli.

Domenica scorsa, a Bologna, c’è stato il secondo appuntamento degli Stati Generali: prima, a ottobre, dell’Immaginazione, stavolta del Genere.
Non sono riuscita ad andare (prometto che per il terzo incontro ci sarò) ma ho seguito per quanto ho potuto. So che si è parlato molto di noir, e un po’ meno di fantascienza (credo pochissimo di horror e gotico e weird, ma attendo i testi), e si è parlato soprattutto del curvarsi del noir medesimo verso una confezione rassicurante, diciamo così.
Quel che continua a interessare me è il senso di utilizzare ancora l’incasellamento del genere, mentre nel resto del mondo, quasi sempre, si parla di romanzo e basta, e non importa se in quel romanzo entra un crimine o si spalanca una porta che dovrebbe restare chiusa su altri mondi o se proprio gli altri mondi sono il contesto.
Intanto, pubblico qui l’intervento di Patrick Fogli, che con Massimo Carlotto ha avuto l’idea e ha invitato a partecipare (ricordo ancora che non c’erano chiamate ma un appello a iscriversi e partecipare). Buona lettura.

Ieri sera, nel bellissimo “Multi” ideato da Lucy sulla cultura con Slow food, ho parlato di storie e di immaginazione e di mito. Contemporaneamente, a Bologna, si svolgevano gli Stati generali dell’immaginazione, sullo stesso tema. Dunque, grazie a Patrick Fogli, comincio a pubblicare gli interventi bolognesi,  alla fine pubblicherò il mio.
Comincio proprio con quello di Patrick Fogli.
“Io voglio continuare ad andare a Macondo. Voglio sbirciare nelle fogne di Derry e scappare a gambe levate quando brillano nell’oscurità gli occhi di un pagliaccio che mi invita a galleggiare. Voglio imbarcarmi su una baleniera e imparare l’elfico e guardare un assassino cannibale che disegna a memoria i monumenti di Firenze e accompagnare un padre e un figlio sulla loro strada in un mondo devastato e ostile e affogare i pensieri e i sentimenti nel passaparola innominabile che porta un cuore da un ragazzo che muore a una donna che sta morendo. Ascoltare il silenzio della Fortezza Bastiani. Viaggiare con un frate che si chiama come un investigatore o un bardo alla caccia di un assassino che assomiglia a uno scrittore mentre la Santa Inquisizione caccia le sue streghe e incarna i suoi demoni.”

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