OTELLO BASEGGIO TORNA E INTERVIENE SU LETTURA, EDITORIA, LIBRERIE

Ogni volta che trovo nella mail un intervento di Otello Baseggio mi rallegro. In questo caso prende spunto dall’intervento di Giorgio Gizzi che ho riportato qui per dire la sua su lettura, editoria, librerie.

 

“Editoria, lettura e aiuti si incrociano, ma, sembra a me, al crocicchio o c’è una via senza nome oppure non si vede o si vede poco: gli argomenti proposti mi sembrano molto ben posti, la via senza nome in realtà un nome ce l’ha, potremmo chiamarla via della distribuzione del libro in senso lato, via delle librerie, fisiche e on line, in senso stretto; non per assolvere l’editoria oltre che l’ignavia della lettura e gli “aiuti”, ma perché anche la distribuzione libraria può fare non poco ed anzi sarebbe un aiuto non previsto dal dott. Cipolletta quanto mai efficace.

Concordo con G. Gizzi sulla questione degli “aiuti” caldeggiati dal dott. Cipolletta,  ma qui bisogna intendersi in modo chiaro: ci interessa in primis la lettura e con essa i lettori e il loro benessere di scelta e acquisto di libri? Se sì, con politiche di produzione e distribuzione adeguate questi, non subito, basterebbero forse da soli ad una vita dignitosa dell’editoria, dignitosa, non florida considerato il quadro deprimente di formazione e educazione di un paese in cui troppi pensano che “con la cultura non si mangia” di tremontiana memoria

Non vorrei annoiare nessuno nel proporre alcune riflessioni sui temi che si trovano al crocevia, ci provo

Gli aiuti di sostegno alla domanda, ad esempio il bonus studenti, certamente servono, ma hanno poco a che fare con la motivazione a leggere e la raggiungibilità del prodotto, posto che gli offerenti on line non sono al momento in grado di collegare le esigenze di conoscenza e divago dei potenziali lettori con titoli specifici, dico al momento perché non abbiamo idea se e quando l’AI sarà in grado di farlo e se sarà conveniente investirci

Il bonus su chi non vuole leggere incide zero, altrettanto su chi vorrebbe ma non ha la soluzione per soddisfare le proprie esigenze e non ha una libreria relativamente vicina: i siti on line al momento operano per associazione di prodotti con prodotti acquistati, sfruttano ipotetici filoni, non risolvono la molteplicità e la diversificazione degli interessi

Con questo siamo rapidamente arrivati a ciò che può fare e a ciò che non si fa per dare soddisfazione a un potenziale di lettori che non hanno possibilità reale di interloquire con un professionista se non  recandosi alla libreria più vicina, ad esempio da un paese della Valsugana a Bassano, percorso da escludere negli intervalli di pranzo e negli orari post lavorativi, da ritagliare quindi tra i vari impegni del week end; allora si va su Internet, si cerca qualche appiglio per poi cercare nei siti di vendita, con tre risultati possibili: non trovare niente, trovare il libro giusto, trovare il libro sbagliato; detto in modo molto sbrigativo e grossolano il 66% dei potenziali lettori della Valsugana rimane a secco e la domanda non decolla, neanche con l’incentivo

Il vero aiuto  può essere dato dai soggetti che vi hanno interesse, quindi le imprese editoriali e librarie, che esplorino nuove strade e innovino la loro produzione, i lettori se debitamente serviti in termini di prodotto, assortimento e servizi e questo riguarda una rete di distribuzione fatta da catene e da indipendenti innovative nella misura e nel modo in cui riescono a rastrellare domanda e vendite (ahi, mai che coincidano) dal territorio: come dire dalla vendita di posizione alla vendita di movimento e comunicazione ; in mezzo c’è qualche altro soggetto come logistica e promotori, detto in estrema sintesi; tutto ciò non solo farebbe comprare dei libri in più, ma, almeno un po’, implementerebbe il modesto e statico parco lettori caratteristico del mercato italiano; altro non vedo se non agevolazioni per biblioteche a vari livelli

 

Editoria:

il sostegno alla domanda denuncia in termini la piega assistenziale e rischia di condannarla a colpevole unico dell’andamento del mercato del libro; non lo è  invece perché tutti i vari attori sono, a mio avviso, attardati in posizioni oramai antiquate, rispetto alle quali non si vede slancio se non nell’apertura di piccole attività nelle quali rischio e entusiasmo prevalgono sul piagnisteo; ciò detto mi viene in mente che in altri paesi gli editori sostengono loro stessi la domanda ad esempio con una seria Scuola per librai; magari si possono mettere insieme le due associazioni, editori e librai, e creare una vera scuola, teoria e pratica, che a partire dalle attitudini sviluppi una minima base di quelle competenze che poi evolvono nella pratica commerciale, stimolate dalla domanda e dalla competizione tra imprese territoriali e tra queste e l’on line

 

Già, le competenze: costano, disegnano una carriera, esigono empowerment e delega, un rompicapo valutarle e gestirle, tuttavia necessarie per sviluppare business ed essere costantemente competitivi, diversamente dalle attitudini, definibili come propensioni/predisposizioni innate (delle quali dubito per via del fatto che tanti librai sono diventati ottimi professionisti per scelta dopo un accesso casuale al mestiere); personalmente ho molta passione per il legno e mi diletto a creare cofanetti, mobiletti, portagioie, scrivanie (ma solo per il parentado), tuttavia se non avessi imparato le tecniche manuali di lavorazione da mio padre non riuscirei neanche a comprami le tavole  e men che meno tagliarle; ci si può quindi anche mettere la passione, perché no? La spinta della passione può portare a belle sperimentazioni, anche a passi audaci, un bel carburante insomma, ma certo una gestione passionale priva di competenze porta a non poche difficoltà quando non si arriva ai disastri, documentati da decenni di scrematura specie tra le librerie indipendenti:  ora il sistema di offerta libraria a me  sembra ben assestato, con buone competenze gestionali, anche se la fascinazione della passione non è affatto diminuita: funziona in modo diverso e qua e là si presenta più come l’oppio del libraio che come fattore di spinta

 

Vado un po’ a zig-zag

Recentemente ho incrociato un libraio mentre allestiva una vetrina, il quale, scuotendo la testa, mi disse: tutto ormai è romance; non so dire se questa sensazione si possa considerare un bene, un male, o sia ininfluente, l’interpreto piuttosto come conformismo nell’offerta, antico vizio di tanta editoria, vedo comunque tanti titoli e ciò mi fa pensare che a fronte di vendite in calo si stia verificando un qualche incremento delle rese, sulle quali non si guadagna

Naturalmente non ho nulla contro il romance; una buona produzione romance offre un buon quadro del sentire e del ragionare degli esseri umani e del quadro sociale in cui vivono, certo sarebbe meglio avere un quadro ben equilibrato ad esempio dalla diffusione di saggi tramite i quali sviluppare  conoscenza e capacità critica, pia illusione forse in un paese che ad esempio facilmente si sposta su posizioni antiscientifiche; a me pare che l’offerta non sia affatto carente, piuttosto un po’ sbilenca dato che, a mio parere, qualche comparto di non fiction meriterebbe più considerazione e impegno

 

Al di là di queste poche e sbrigative considerazioni, l’editoria (e gli autori), se ci vogliono investire, lo trovano il modo appropriato per raccontare, analizzare, ragionare sui tanti temi che ci riguardano  come individui, comunità, società, paese fino ad arrivare al pianeta: in modo speculare al comune sentire, con scarti improvvisi, in modo spiazzante, ammiccante, financo contrastante; certo credo serva po’ di coraggio in più, a cominciare dallo smarcamento dal conformismo imitativo, giusto per ribadire il concetto

 

L’obiezione, ovvia e antica, è: sì, ma poi come li vendiamo i nostri titoli?

Già, qualunque produttore di qualunque cosa  ha bisogno di qualcuno che venda, soggetto fisico-territoriale o soggetto web o, meglio ancora, di entrambi

Perciò, in questo mio zigzagare sul tema libri, devo tornare all’offerta distributiva

Ho accennato prima a innovazione, attitudini, competenze, passione, aggiungo efficienza perché se non migliora la produttività è inutile farci ghirigori di parole; il tema peraltro riguarda tutto il paese, che tuttora si caratterizza per bassa efficienza

Dalla vendita e rendita di posizione alla vendita di comunicazione e movimento

 

Prefiguro uno scenario probabilmente impossibile, utopico, stralunato, intenzionalmente provocatorio

Primo caso.

le catene hanno elaborato un soft sofisticato, le associazioni degli editori e dei librai lo stesso per le librerie indipendenti

 

un lettore della Valsugana impossibilitato a muoversi ha comprato un “buono-tempo di consultazione e ricerca” emesso dalla libreria Urania, desidera risolvere un problema che l’appassiona, riguarda il rapporto del suo bambino nei primi mesi vita con l’ambiente casa e l’ambiente esterno, scrive alla libreria e chiede un appuntamento, si gioca una frazione del tempo acquistato, la libreria gli fissa l’appuntamento, il/la libraio/a, da professionista, si collega con il cliente, gli fa la ricerca, ne ricava una breve lista, la mostra al cliente, apre una pagina di ordine, il cliente sceglie un o più libri, il libraio conferma l’ordine, il cliente paga e riceve i libri nel luogo convenzionato a lui più comodo i libri selezionati

 

Secondo caso:

 

-con lo stesso soft di prima il gestore della libreria tiene una stazione di ricerca riservata alla sola ricerca, la stessa del primo scenario

 

-toglie di mezzo altre eventuali postazioni di pc, si attrezza con un portatile collegato come meglio si vuole, wi.fi o radiofrequenza, si mette delle buone calzature e gira per la libreria in mezzo ai clienti, ai quali fornisce informazioni brevi tramite il suo portatile senza doversi recare a nessuna postazione, se invece ha bisogno di compiere una ricerca si reca alla postazione dedicata

 

Rastrellamento di domanda nel primo caso, efficienza operativa nel secondo, giusto per fare due esempi semplici, ma anche  altri processi operativi si possono innovare: sono questi che trasformando il prodotto editoriale in sistema di offerta  producono valore; in entrambi i casi servono competenze nell’uso dei sistemi, nella comunicazione, nella metodica di ricerca, nei pagamenti e nelle spedizioni; a tutto ciò possiamo aggiungere la passione, le inclinazioni di lettura e magari i consigli, se richiesti

 

Riconosco che si tratta di  uno sproloquio quanto appena scritto, andrebbero fatti sondaggi, conti, test per capire se le cose stanno in piedi e se il gioco valga la candela, penso soprattutto alle regioni policentriche come quella in cui vivo io, ma con un mercato che cala bisognerà darsi fare e cominciare perlomeno a progettare qualcosa oltre che sperare nella carità dei bonus che oggi ci sono, domani forse no; una nuova visione quindi e non uno, perché non basta, ma alcuni progetti convergenti sull’obiettivo lettura-lettori-sostenibilità-profittabilità del sistema di offerta

 

Aggiungo, ma già ora si fa di più rispetto a qualche anno fa, l’interattività con scuole e biblioteche,  lavoro questo che andrebbe codificato in qualche modo, segnalato e riconosciuto come parte integrativa dell’attività di formazione e con ciò anche compensata in modi appropriati e soddisfacenti

 

 

22 febbraio 2026                                                       Otello Baseggio

 

 

 

 

 

 

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