TI PREMIO E POI TI FACCIO CHIUDERE: LO SFOGO DI FABIO MASI, LIBRAIO

A proposito di quanto si scriveva ieri sulla difficoltà, se non impossibilità, di fare rete nel mondo editoriale. Quando si parla di librerie, sono tutti pronti (tutti: scrittori editori eccetera) a mettersi una mano sul cuore e a proclamare il proprio amore per le librerie indipendenti, baluardo di resistenza.
E’ un po’ ipocrita.
Prendiamo il caso di Fabio Masi, premiato nel 2022 come libraio dell’anno dalla Fondazione per Librai Umberto ed Elisabetta Mauri: ha aperto Ultima spiaggia a Ventotene nel 2002, la sua gemella a Camogli nel 2011, Amico Ritrovato a Genova nel 2014. “E adesso”, dice, “ho la tentazione di fare il patetico gesto di restituire il premio. Sono stanco dell’ipocrisia del mondo editoriale, stanco delle prese in giro, stanco di tutti coloro che fingono di piangere la chiusura delle librerie indipendenti e perseguono contemporaneamente la loro morte”.
Motivo della stanchezza, la ventilata apertura (poi al momento smentita) di una Ubik a Genova. “Ma dal giorno della nostra apertura a Genova abbiamo dovuto affrontare un proliferare di nuove librerie attorno a noi, due Giunti e un Libraccio, e tutte a pochi metri di distanza”.
Qualcosa di molto simile era accaduto a febbraio, con le libraie della milanese Chissadove, due anni compiuti ieri, hanno scoperto che a 500 metri di distanza, in via Principe Eugenio, avrebbe aperto una nuova libreria Feltrinelli.
A Repubblica dichiararono allora:

“Esistiamo da poco, Chissadove compirà due anni il 20 aprile, e questo per noi è ancora un momento molto delicato: nell’ultimo anno abbiamo visto entrare molte facce nuove, persone che non ci conoscevano. Siamo convinte che il quartiere abbia ancora molte potenzialità da esplorare per la nostra realtà, ma questa notizia ci ha spiazzato.  A farci arrabbiare sono però state più che altro le comunicazioni diffuse da Feltrinelli prima dell’apertura ufficiale, avvenuta nelle scorse settimane: hanno dichiarato di non voler ostacolare l’attività delle librerie indipendenti, ma non hanno agito di conseguenza. Quindi abbiamo deciso di far sentire la nostra voce. Non potevamo rimanere in silenzio”.

E’ esattamente questo il punto, dice Fabio Masi:

“Fin qui abbiamo assorbito il colpo, grazie soprattutto ai nostri clienti e lettori che in alcuni casi sono diventati amici e complici della nostra avventura, che però viene messa a dura prova. Come forse sai, dietro Ubik c’è Messaggerie Libri, il più grande distributore di libri, gli stessi che pochi anni fa ci hanno insignito del titolo di libreria dell’anno. Le Ubik non sono indipendenti: certo, ci lavorano colleghi bravissimi, più bravi di me, ma non possono dirsi indipendenti perché indossano la casacca di Messaggerie. Non si è indipendenti in una libreria di catena: nelle Mondadori il 70% dei libri deve essere appannaggio della casa editrice di proprietà. Qual è l’indipendenza?”.

Insomma, prima ti premiano e poi provano a farti chiudere.

“La verità è che ai padroni del vapore, non interessa la salute e tantomeno la sopravvivenza delle librerie indipendenti”, dice Masi.

E a noi? Noi che con i libri viviamo, cosa interessa?

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