DECRETI E CONTRODECRETI: I TAGLI SUI LUOGHI DELLA RESISTENZA

Secondo me gli estensori di decreti, provvedimenti, bandi e quel che volete andrebbero tutelati, perché da quando questo governo è in carica hanno un sovraccarico di lavoro. Pensate soltanto al famoso articolo 30 bis, quello che prevede che se una persona migrante accetta il rimpatrio, l’avvocato che l’assiste riceve una specie di premio in denaro di 600 euro e rotti, con buona pace della deontologia, secondo la quale l’avvocato non può essere pagato per ottenere l’esito voluto dallo Stato, ma deve fare il bene del proprio cliente (lo dice la Giunta dell’Unione delle Camere penali, oltre che il buon senso). Poi però, viste le sacrosante remore del Quirinale, si dice che verrà comunque approvato ma immediatamente dopo lo si corregge con un provvedimento ad hoc.

Non è il solo caso. Oggi su Repubblica arriva la notizia che lo scorso 31 marzo a Marzabotto, Fossoli, Museo Cervi, Sant’Anna di Stazzema e Risiera di San Sabba il ministero della Cultura ha comunicato l’entità dei contributi 2026: “circa 364mila euro ciascuna. Peccato che questo significhi un taglio di quasi 65mila rispetto alle previsioni, che si sommano a un’altra sforbiciata da 22mila già stabilita dalla manovra di bilancio”.

Le cose starebbero così: il fondo complessivo della cultura si è ridotto, dunque si tagliano  i contributi destinati alla memoria e alla Resistenza, “visto che il fondo complessivo si è ridotto a 1,8 milioni e quello singolo a circa 364mila euro, rispetto ai 428mila attesi per il 2026, che scontavano già 22mila di riduzione dalla Finanziaria”.

Come risponde Giuli? Che il decreto, almeno per Sant’Anna di Stazzema, «era già in via di sterilizzazione attraverso un decreto compensativo». Dunque, prima si fa un decreto e poi lo si modifica con un altro decreto.

C’è qualcosa di illogico e beffardo in tutto questo, e anche di fortemente inquietante. E’ come se non si avesse chiaro quel che si vuole fare davvero, né si calcolano le conseguenze di quanto si fa.

“Dipendiamo dall’avvenire in quanto siamo riusciti a recuperare dal passato, con il balzo della tigre di cui parla Walter Benjamin, qualcosa che dovrà essere divorato nel futuro”.
Franco Fortini intervistato da Enzo Golino, 1974 (Il dialogo ininterrotto)

 

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