C’è un particolare che davvero non capisco nella discussione sull’AI, che è necessaria, e che sarà lunga, e che non può essere risolta a suon di battutacce. Il particolare riguarda tutte le invenzioni che nella storia dell’umanità hanno suscitato timori, e che vengono usate per irridere chi esprime dubbi. Sciocchi che siete! Guardate al passato! La scrittura! Socrate (e Platone) temevano che gli esseri umani avrebbero impoverito la loro memoria e la loro capacità di dialogare. La stampa! La ferrovia! La bicicletta! E l’elettricità? Tutti ne sono stati terrorizzati, e Mary Shelley non avrebbe scritto Frankenstein se gli esperimenti galvanici non avessero suscitato timore. Ma ci serve! E vogliamo parlare dell’editoriale che il 25 marzo 1878 il New York Times riservò a Edison?
“Bisognerebbe fare qualcosa al sig. Edison e si fa strada la convinzione che sia meglio farlo con una corda di canapa. Il sig. Edison ha inventato troppe cose, e quasi senza eccezione sono cose della natura più deleteria. È dedito all’elettricità da molti anni, e non molto tempo fa ha scoperto una nuova forza, che però da allora ha tenuto accuratamente nascosta, sulla sua persona o altrove”.
In quel caso sotto accusa era il fonografo, “una macchina che cattura il più lieve sussurro di conversazione e lo conserva, cosicché in qualsiasi momento futuro possa essere tirato fuori, a confusione di chi aveva parlato in origine. Questa macchina finirà per distruggere ogni fiducia tra uomo e uomo, e renderà più pericolosa che mai la mancanza di fiducia della donna nella donna. Nessun uomo potrà sentirsi sicuro che, ovunque si trovi, non ci sia un fonografo nascosto che raccoglie spietatamente le sue osservazioni, pronto a riprodurle in data futura”.
Naturalmente si può andare avanti, e citare, che so, la fotografia, il cinema muto e poi quello sonoro, le mail, i videogiochi, il personal computer, e la friggitrice ad aria volendo. Certo che le innovazioni suscitano resistenza, anche perché molto spesso quelle paure erano state alimentate ad arte, e oggi nessuno si sognerebbe di fare a meno della bicicletta o del cinema.
E però.
Se il ragionamento è questo, bisogna metterci anche i rischi reali. Il test nucleare Castle Bravo nell’atollo di Bikini del 1954, per esempio, che contaminò gli abitanti delle isole adiacenti; e senza voler citare Hiroshima e Nagasaki, e Chernobyl e Fukushima in altro senso, bisognerà pur ammettere che qualche conseguenza negativa c’è stata.
Ancora. L’amianto, che è stato usato in edilizia fino a che non è stato messo fuori legge (tardissimo in Italia: era il 1992) lasciandosi dietro la sua scia di morti. O, che so, il talidomide, di cui ben racconta Azzurra Tafuro nel suo “Un’altra storia dell’aborto”: era raccomandato come tranquillante e antinausea alle donne incinte, ma risultò teratogeno per i feti, con le catastrofi che oggi abbiamo dimenticato.
Infine, il DDT, giudicato miracoloso in agricoltura finché Rachel Carson, nel 1962, scrisse “Primavera silenziosa”, raccontando come il “miracolo” avesse portato quasi all’estinzione intere specie animali, e non solo. Rinfreschiamoci la memoria:
“C’era una strana quiete. Gli uccelli, per esempio—dove erano andati? Molte persone ne parlarono, perplesse e turbate. I pochi uccelli avvistati tremavano violentemente e non potevano volare. Era una primavera silenziosa. Nelle mattine che un tempo erano festose con il coro dell’alba di pettirossi, colombe, ghiandaie, scriccioli e decine di altre voci di uccelli, ormai non c’era più alcun suono. Solo il silenzio si allargava sui campi, nei boschi e sulla palude. Nelle fattorie le galline covavano, ma nessun pulcino si schiuse. Gli agricoltori si lamentarono di non riuscire ad allevare maiali—le cucciolate erano piccole e i piccoli sopravvissero solo pochi giorni. I meli stavano sbocciando, ma nessuna ape ronzava tra i fiori; quindi, non c’era impollinazione e non ci sarebbe stato frutto. I cigli delle strade, un tempo così affascinanti, ora erano fiancheggiati da una vegetazione marrone e appassita come se fosse stata travolta dal fuoco. Anche questi erano silenziosi, abbandonati da ogni essere vivente. Anche i ruscelli erano senza vita. I pescatori non li visitavano più, perché tutti i pesci erano morti.
Nelle grondaie sotto le grondaie e tra le tegole dei tetti, c’era una polvere bianca. Alcune settimane prima era caduta come neve sui tetti, sui prati, sui campi e sui ruscelli. Nessuna stregoneria, nessuna azione nemica aveva fermato la rinascita di una nuova vita. L’umanità l’aveva fatto da sola”.
Naturalmente posso andare avanti anche io: e sottolineo che l’AI è una innovazione ancora più complessa e potente di quello che a oggi immaginiamo, e per giunta concentrata nelle mani di tecnocrati bilionari, e non sempre a posto con la testa, se posso. Nessuno vuole “fermare il progresso”: bisogna però discuterne moltissimo. Ma bene: non dando dell’imbecille a chi prova a dire che non tutte le invenzioni umane sono state portatrici di un futuro radioso (semmai, a volte, radioattivo).