I POST SCRITTI (FORSE) CON L’AI SONO IL PROBLEMA MINORE

Nella lunga discussione sull’AI, che ovviamente sarà ancora più lunga, e temo ancor più dicotomica, dopo la sventurata “intervista” di Walter Veltroni a Claude c’è un nuovo allarme che serpeggia nei social: in sintesi si riassume così “questi brutti intellettuali boomer che odiano l’AI scrivono i loro post, articoli, editoriali con l’AI senza dirlo a nessuno”.
Sconsolante per una serie di motivi. Primo, io sono convinta che molti dei brutti e cattivi non la usino, e che semplicemente continuino a scrivere come scrivevano prima. Bene o male non sta a me giudicare, ma almeno quelli che leggo non mi sembra abbiano cambiato significativamente la loro scrittura. Forse, chi li accusa comincia a leggerli solo ora che parlano di AI.
Per quanto riguarda alcuni precisi intellettuali, invece, metto tutte e due le mani sul fuoco sul fatto che non la usino per scrivere testi. Se conta qualcosa, posso nuovamente giurare sulla solita pila di Bibbie che personalmente la uso, la consulto per leggere alcune analisi, faccio domande (in un caso, post-intervista di Veltroni, ci ho anche giocato), ma non la uso né la userò mai per articoli o testi narrativi e amen, fratelli e sorelle, se la giudicate una scelta da boomer.
C’è un però: questa discussione mette in ombra quelle serie.
Non solo quanto si è già detto, ovvero il concentramento del potere in poche Big Tech e la questione, niente affatto secondaria anzi primaria, dello spreco di risorse, ma almeno altri due punti che emergono da altrettanti articoli recenti.
Il primo è su Nature, e in pochissime parole chiede le prove dell’affermazione secondo la quale l’AI starebbe migliorando la sanità:

“Il passo in avanti successivo, il progresso,  dipenderà non solo da modelli migliori e nuove applicazioni, ma anche da maggiore chiarezza su come definire, valutare e comunicare l’impatto clinico. Senza un chiaro collegamento tra affermazioni e prove, l’intelligenza artificiale in ambito medico rischia di essere adottata più rapidamente della comprensione del suo reale valore”.

Il secondo è su Futurism e dice che non è che la Gen Z sia così entusiasta dell’AI: sia perché mette a rischio il lavoro di molti e molte, sia per questioni etiche:

“Penso che nessuno dei miei colleghi e amici utilizzi l’IA e anzi è decisamente contrario all’AI, a parte i miei amici che lavorano nell’informatica e che sono praticamente obbligati a usarla”, ha dichiarato a The Verge Sharon Freystaetter, che ha lasciato il suo lavoro nel settore tecnologico della Silicon Valley per preoccupazioni etiche” .

E ancora:

I numerosi effetti collaterali negativi dell’infatuazione della società per l’intelligenza artificiale generativa sono sempre più evidenti. Gli enormi data center stanno deteriorando l’ambiente in modo allarmante, mentre l’uso diffuso dei chatbot basati sull’AI sta erodendo le capacità di pensiero critico e spingendo alcuni in pericolose spirali psicotiche .

Recenti sondaggi dipingono un quadro allarmante del rapido deterioramento dell’opinione dei giovani sull’intelligenza artificiale. Un recente sondaggio Gallup ha mostrato che solo il 18% dei giovani della Generazione Z si dichiara “fiducioso” riguardo all’AI, un calo del 9% rispetto al 2025.

Le recenti incursioni dell’intelligenza artificiale nel mondo accademico li hanno particolarmente irritati.

“L’intelligenza artificiale non può coesistere con l’istruzione, può solo degradarla”, si legge in un recente e durissimo editoriale intitolato ” Penn ha un problema con l’AI “, pubblicato il mese scorso dal giornale studentesco dell’Università della Pennsylvania. “Con l’avanzare della tecnologia e la sostituzione dei lavoratori con le macchine, le scuole sono tra i pochi luoghi che ci restano per esplorare e confrontarci con il pensiero umano””.

Anche qui, si può essere in accordo o in disaccordo: ma, cortesemente, limitare la questione ai post che sarebbero stati scritti con Claude è triste e soprattutto inutile.
Vengo sempre in pace, anche se prima o poi dovrò mettere il bollino di autenticità pure quando chatto con gli amici, e questa mi sembra davvero una brutta storia.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto