ABBIAMO SEMPRE VISSUTO NEL CASTELLO DEI VAMPIRI: RILEGGERE MARK FISHER

Ripasso forse utile e forse no, ma proviamoci.
Nel 2013 Mark Fisher pubblica un lungo post, Uscire dal Castello dei Vampiri (Mark Fisher ha tenuto per anni un blog su internet con lo pseudonimo di K-Punk). Rileggerlo vale la pena, dunque ne pubblico alcuni stralci, mentre chi vuole leggerlo integralmente lo trova qui, nella traduzione a cura di Filippo Scafi e Tommaso Garavaglia).

La twitterstorm contro la sinistra

“Quest’estate ho preso seriamente in considerazione la possibilità di ritirarmi da qualsiasi coinvolgimento politico. Esausto per il troppo lavoro, incapace di alcuna attività produttiva, mi sono ritrovato alla deriva nei social network, sentendo la mia depressione e la mia stanchezza crescere inesorabilmente.

L’ala “più a sinistra” di Twitter può spesso rivelarsi un luogo miserabile e scoraggiante. All’inizio di quest’anno, ci sono state alcune importanti twitterstorms in cui sono state “prese di mira” e condannate alcune particolari figure vicine alla sinistra. Ciò che queste figure affermavano era, a volte, certamente discutibile; tuttavia, il modo in cui sono stati personalmente diffamati e perseguitati nascondeva un residuo, un non-detto, orrendo: il fetore della cattiva coscienza e del moralismo da caccia alle streghe. Il motivo per cui non ho mai parlato di nessuno di questi eventi, mi vergogno a dirlo, è stata la paura. I “bulli” stavano dall’altra parte del parco giochi, e io non volevo attirare la loro attenzione.

La sconfinata ferocia di questi scambi di tweet era accompagnata da qualcosa di più pervasivo, e per questo forse più destabilizzante: un’atmosfera di risentimento sarcastico. L’oggetto più frequente di questo risentimento è stato Owen Jones1, e gli attacchi a lui rivolti – la persona maggiormente responsabile del risveglio della coscienza di classe nel Regno Unito negli ultimi anni – sono stati uno dei motivi per cui questi episodi mi hanno così scosso. Se questo è ciò che succede ad un uomo di sinistra che riesce a portare la lotta al centro della vita britannica, perché poi qualcuno dovrebbe volerlo ascoltare e volerlo seguire ed emulare? L’unico modo per evitare questa violenza psicologica è davvero rimanere in una posizione di impotente marginalità?”.

Dimenticare la coscienza di classe

“La coscienza di classe è fragile e tremante. La piccola borghesia, che domina l’accademia e l’industria della cultura, utilizza ogni sorta di sottile deviazione semantica e precauzione in grado di impedire che l’argomento venga fuori, e se ciò dovesse avvenire, essa fa sì che lo si pensi come un atto di terribile impertinenza, una violazione del galateo, al fine di rispedire tale discorso nell’oblio. Sono anni che parlo a eventi di sinistra, anticapitalisti, ma raramente ho parlato – o mi è stato chiesto di parlare – del concetto di “classe” in pubblico”.

Il Castello dei Vampiri

“La prima configurazione è quella che ho voluto chiamare Castello dei Vampiri. Esso è l’organo specializzato nella propagazione della colpa. Si manifesta come il desiderio di un sacerdote di scomunicare e condannare, come il desiderio di un pignolo accademico di essere il primo a vedere un errore, e come il desiderio di un hipster di essere uno dei protagonisti della scena. Il pericolo in cui si incorre nell’attaccare il Castello dei Vampiri è quello di cadere nel tranello per cui attaccandolo  – e il Castello farà tutto il possibile per rafforzare questo pensiero –  sembrerà che si stiano attaccando anche le lotte contro il razzismo, il sessismo e l’eterosessismo. Ma, lungi dall’essere l’unica espressione legittima di tali lotte, il Castello dei Vampiri può essere meglio inteso come una perversione borghese-liberale e un’appropriazione dell’energia di questi movimenti di lotta. Il Castello dei Vampiri è nato nel momento in cui la lotta non definibile per categorie identitarie è diventata la ricerca di una “identità” riconosciuta da un Grande Altro borghese”.

“Il problema da risolvere per cui il Castello dei Vampiri è stato creato è questo: come si fa a detenere potere e immense ricchezze e, allo stesso tempo, apparire come vittima, marginale e oppositiva? La soluzione c’era già – nella cristianità. Così il Castello ricorre a tutte le strategie infernali, le patologie oscure e gli strumenti di tortura psicologica che il cristianesimo ha inventato, e che Nietzsche ha descritto nella Genealogia della morale. Questo sacerdozio della cattiva coscienza, questo nido di pii colpevoli, è esattamente ciò che Nietzsche aveva predetto dicendo che qualcosa di peggio del cristianesimo era già in arrivo. Eccolo qui, ora.

Il Castello dei Vampiri si nutre dell’energia, delle ansie e delle vulnerabilità dei giovani studenti, ma soprattutto vive trasformando le sofferenze di particolari gruppi – più “marginali” sono, meglio è – in capitale accademico. Le figure più lodate del Castello dei Vampiri sono quelle che hanno individuato un nuovo mercato della sofferenza: chi riesce a trovare un gruppo più oppresso e soggiogato di qualsiasi altro sfruttato in precedenza si troverà promosso molto rapidamente tra i ranghi”.

La prima legge del Castello dei Vampiri è: individualizzare e privatizzare tutto. Mentre in teoria sostiene di essere a favore della critica strutturale, in pratica non si concentra mai su nulla se non sul comportamento individuale. Alcuni di questi tizi della classe operaia non sono molto ben educati, e a volte possono essere molto rudi. Ricordate: condannare gli individui è sempre più importante che prestare attenzione alle strutture impersonali. La classe dirigente vera e propria diffonde ideologie individualiste, pur tendendo ad agire come una classe. (Molti di quelli che chiamiamo “complotti” sono esempi di come la classe dirigente mostri la propria declinazione di solidarietà di classe). Il Castello, in quanto servitore-zimbello della classe dominante, fa il contrario: rende a parole un servizio alla “solidarietà” e alla “collettività”, mentre agisce sempre come se le categorie individualiste imposte dal potere reggessero davvero. I membri del Castello dei Vampiri, piccoli borghesi fino al midollo, sono intensamente competitivi, ma questo viene represso nella maniera passivo-aggressiva tipica della borghesia. Ciò che li tiene insieme non è la solidarietà, ma la paura reciproca – la paura che saranno i prossimi ad essere smascherati, esposti, condannati.

La seconda legge del Castello dei Vampiri èfar apparire il pensiero e l’azione molto, molto difficili. Non ci deve essere leggerezza, e certamente non umorismo. L’umorismo non è serio per definizione, giusto? Il pensiero è un lavoro duro, per chi ha la voce altezzosa e le sopracciglia corrucciate. Dove c’è fiducia, dovete introdurre scetticismo; insinuare il “non siate precipitosi, dobbiamo pensarci più a fondo”; ricordare che “avere delle convinzioni è opprimente, e potrebbe portarvi ai gulag”.

La terza legge del Castello dei Vampiri èdiffondere più sensi di colpa possibile. Più colpevoli ci si sente, meglio è. La gente deve sentirsi in colpa: è segno che capisce la gravità delle cose. Va bene essere privilegiati, se ci si sente in colpa per il privilegio e si fanno sentire in colpa anche gli altri, in una posizione di classe subordinata. Fai delle buone azioni anche per i poveri, vero?

La quarta legge del Castello dei Vampiri èessenzializzare. Mentre la fluidità dell’identità, la pluralità e la molteplicità sono sempre rivendicate a nome dei membri del Castello – in parte per coprire il proprio retroterra invariabilmente benestante, privilegiato o borghese-assimilazionista – il nemico è sempre da essenzializzare. Poiché i desideri che animano il Castello sono in gran parte i desideri dei sacerdoti di scomunicare e condannare, ci deve essere una forte distinzione tra il Bene e il Male, con quest’ultimo essenzializzato. Notate la tattica: X ha fatto un’osservazione/si è comportato in un modo particolare – queste osservazioni/questo comportamento potrebbe essere interpretato come transfobico/sessista, ecc. Finora, tutto bene. Ma è la prossima mossa ad essere il calcio d’inizio: X viene poi definito come transfobico/sessista ecc. La sua intera identità viene definita da un’osservazione mal posta o da un errore comportamentale. Una volta che il Castello ha adunato la folla per la sua caccia alle streghe, la vittima (spesso proveniente da una classe operaia, e non istruita dal galateo passivo-aggressivo della borghesia) può essere spinta in modo efficace verso la perdita della calma, assicurandosi ulteriormente la sua posizione di pariah/ultimo, al fine d’essere consumato nella frenesia famelica.

La quinta legge del Castello dei Vampiri: pensa come un liberale (perché lo sei). L’opera da parte del Castello di alimentare costantemente l’indignazione consiste nell’indicare all’infinito l’irriducibilmente ovvio: il capitale si comporta come un capitale (il che non è proprio il massimo!), gli apparati statali repressivi sono repressivi. E perciò dobbiamo protestare!”

Che fare?

“Dobbiamo pensare molto strategicamente a come usare i social media – ricordando sempre che, nonostante l’egalitarismo rivendicato per i social media dagli ingegneri libidinosi del capitale, questo è e rimane attualmente un territorio nemico, dedicato alla riproduzione del capitale stesso. Ma ciò non significa che non possiamo occupare quel terreno e iniziare ad usarlo per produrre coscienza di classe. Dobbiamo uscire dal “dibattito” istituito dal capitalismo comunicativo, al quale il capitale ci esorta sempre a partecipare, e ricordare che siamo coinvolti in una lotta di classe. L’obiettivo non è quello di “essere” un attivista, ma di aiutare la classe operaia ad attivare – e trasformare – se stessa. Fuori dal Castello dei Vampiri, tutto è possibile.”

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