C'E' DI PEGGIO

Vittorio Sgarbi su Il Giornale:

Fra le forme di minorità del Pensiero debole che porta alle estreme conseguenze la visione penitenziale del catechismo controriformistico che vede la donna come simbolo del male, c’è il disprezzo della «carne». Il corpo, altrimenti detto «carne», è in realtà il tempio dell’anima e soltanto per questo dovrebbe essere esaltato, anche in una prospettiva cristiana. Invece, da secoli, viene fatto coincidere con la fonte di desideri peccaminosi, per chi non lo rispetti in modo astratto. Ma il desiderio è peccato? Due corpi che si stringono negano la spiritualità dell’uomo? A me è sempre sembrata una posizione assurda. Eppure continuano a sopravvivere contrapposizione fra corpo e anima, fra pensiero e piacere.

Di questa visione reazionaria e bigotta si è fatta interprete con le sue sgangherate dichiarazioni una scrittrice sarda che si pensa progressista e veste senza pudore Berlusconi, pubblicando i suoi libri con la casa editrice Einaudi, proprietà del premier, senza vivere i tormenti del teologo Vito Mancuso e di altri che avvertono l’impudicizia di fare i moralisti e di prendere i soldi da Berlusconi. Così, senza accorgersene, entra in un vicolo cieco Michela Murgia affermando, a proposito di assolutamente insignificanti complimenti di maniera di Bruno Vespa a Silvia Avallone vincitrice del premio Campiello opera prima: «Quando c’è di mezzo una donna, si va sempre a parare sul corpo. Non importa la sua intelligenza, non importa se viene festeggiata, premiata, perché ha scritto un libro importante. Tutto si svilisce, si riduce alla carne». È un problema della sola Murgia perché, con assoluta spontaneità, la Avallone, ragazza tranquilla, risponde: «Ero emozionata, non mi sono neppure resa conto». Così si offende per lei la brutta Murgia, che rincara: «Vespa non mi è piaciuto. Il suo comportamento verso la Avallone e gli apprezzamenti sono stati di cattivo gusto. Se li avesse fatti a me, avrebbe avuto la risposta che si meritava».

La risposta che si merita la Murgia è ancora più semplice: c’è una ragione perché non ha avuto gli apprezzamenti di Vespa; evidentemente non se li meritava. Siamo alle solite. Alla Bindi che replica alla battuta berlusconiana, rubata a me, «più bella che intelligente»: «Io non sono fra le donne a sua disposizione». Una risposta apparentemente orgogliosa ma molto fragile, giacché sarebbe stato semplice, per il premier, rispondere «meno male» o «per fortuna». Immaginate la felicità di un uomo che avesse a disposizione la Bindi, piena di desideri e di concupiscenza. Non saprebbe come cavarsela. Ed è la stessa condizione per cui Vespa non ha fatto apprezzamenti sulla Murgia, che pure era scollacciata non meno della Avallone. Tutta la polemica si basa sul fatto che il corpo bello sia una colpa e sia in contrasto con il riconoscimento dell’intelligenza e della capacità. Invece la bellezza è il fondamento stesso del pensiero filosofico e religioso.

La Murgia deve tornare a scuola. Ma perché non si chiede come mai i complimenti Vespa non li ha fatti a lei? La bellezza non è qualcosa di negativo, ma qualcosa che merita apprezzamento. Una brutta sarà apprezzata perché è intelligente, ma una bella sarà apprezzata perché bella e intelligente. Non è che bellezza e intelligenza siano una buona e l’altra cattiva. Oggi, uscendo dall’albergo Urbino Resort, ho chiesto, per prova, alla direttrice se preferiva essere bella o brava. Mi ha risposto candidamente: «Entrambe. Ma mi fa piacere essere considerata bella perché so che sono brava». E non si tratta soltanto di una questione che riguarda il corpo femminile. È invece, piuttosto, una questione che riguarda il corpo nudo e la sua bellezza formale. I bronzi di Riace sono apprezzati perché belli, come il Davide di Michelangelo, e la bellezza del loro corpo è un valore intellettuale oltre che sensuale e li rende attraenti più che un satiro grasso o un corpo deforme pur mirabilmente rappresentato.

I canoni della bellezza classica sono consolidati e valgono per i kuroi come per la Venere di Milo o per le Veneri di Tiziano. È assurdo dire: «Quando c’è di mezzo una donna si va sempre a parare sul corpo». È bella ma non devo dirglielo? Perché? Tra uomo e donna non c’è differenza. È solo una questione legata al costume nel doppio senso, anche se oggi i comportamenti stanno cambiando. Non in certe situazioni formali. Ma è evidente, quando si premia un uomo, Pennacchi, Lerner, è consuetudine vederlo con giacca, cravatta e persino cappello, sciarpa, bastone, o smoking, cravattino, camicia bianca, fascia, tutto coperto dalla testa ai piedi. Poi si premia la Avallone: arriva con un vestito leggero. Ne vediamo le gambe, le caviglie, i seni e i tatuaggi. Se lei si fa vedere, dobbiamo far finta di non vedere? E dobbiamo tacere su quello che vediamo? Le donne adottano un costume che sottolinea la femminilità e presuppone lo sguardo.

Le donne chiedono di essere viste. Ma se un uomo si presentasse a ricevere un premio in costume da bagno con le spalle e le gambe scoperte probabilmente riceverebbe osservazioni non solo sulla sua opera ma anche sul suo modo di vestire. Non risulta, per il costume, che Moravia, Pasolini, Gadda, Bassani, Montale o Cassola si siano mai presentati a ritirare premi con abiti scollati e le gambe nude. Ma sono certo che avrebbe fatto notizia. E certamente Vespa lo avrebbe sottolineato. C’è dunque un rito, che riguarda il «costume» del vestire maschile e del vestire femminile in circostanze di carattere celebrativo. Sono regole che riguardano il presentarsi in società. Ma forse la Murgia non sa che si possono anche assumere atteggiamenti eccentrici. E che, per esempio, Julien Schnabel si presenta in pubblico, anche a ricevere premi, in pigiama. Dobbiamo far finta di niente? Non possiamo dirlo? Dobbiamo occuparci soltanto del suo talento come pittore e come regista?

In compenso Rula Jebreal, sua compagna, è bella e intelligente. Dovrebbe indossare il burqa? Dovrebbe prescindere dalla sua bellezza? E possiamo escludere che la sua bellezza abbia aiutato la sua intelligenza? Sarebbe per lei un vantaggio essere come la Buttiglione? Non dobbiamo rilevare la differenza fra le due? Una è consapevole della sua bellezza, e ne trae vantaggio. E però, secondo la Murgia, se metti in gioco il tuo corpo, la bellezza del tuo corpo, rischi di diventare un «pezzo di carne». D’altra parte anche la Murgia indossava un vestito che lasciava tette e gambe scoperte, ma non è stata apprezzata. Naturalmente i canoni di bellezza possono mutare. Ci sono nell’arte corpi simili a quelli della Murgia come la Venere di Willendorf del 30.000 avanti Cristo circa, ma l’estetica femminile consolidata ha altre forme ed è abbastanza semplice definire cosa è bello e cosa è brutto rispetto all’armonia e alle proporzioni della bellezza. D’altra parte Sartre in Simone de Beauvoir e Moravia in Dacia Maraini non apprezzavano la sola intelligenza. Ma certamente anche l’avvenenza. Anche loro come Vespa? Quella della Murgia è una forma di debolezza concettuale. Di ignoranza. Se il corpo femminile deve essere mortificato, allora la scrittrice si vesta come George Sand, da uomo. E cosi ha fatto la grande Giovanna Bemporad. Ma se mostra una tetta, non pretenda che non se ne parli.

Erano dunque vestite allo stesso modo la Murgia e la Avallone. Io non avrei fatto nessun complimento alla Avallone. Ma se Vespa osserva che è bella, non significa che non vuole occuparsi del libro. Se qualcuno mi dice che ho un bel ciuffo e io ho fatto una bella conferenza, devo prendermela? La questione non riguarda soltanto la donna; con le sue affermazioni la Murgia inquina il buon senso, introduce una forzata discriminazione. Era insignificante rispetto all’essere buoni attori che Alain Delon o Marcello Mastroianni fossero belli? E George Clooney e Brad Pitt nell’immaginario femminile bisognerebbe considerarli soltanto bravi? Ed è questa la ragione dell’apprezzamento che ottengono? In tutte le discipline la bellezza è un valore aggiunto che merita attenzione. Sulla bellezza e sul corpo hanno certamente puntato Madonna, Mina, Patty Pravo, Milva, Ornella Vanoni, Anna Oxa. Quando Greta Garbo o Mina hanno iniziato ad avere dubbi sul loro corpo si sono ritirate. È dunque inaccettabile la svalutazione del corpo femminile da parte della Murgia. Una forma di mortificazione. Sono «carne» anche i corpi maschili. E se ne parla meno soltanto perché in società l’uomo si veste di più. Dà valore ai simboli e alle divise. Spogliare una donna è più facile ed è la stessa donna, per vanità e per compiacimento, a essere disponibile a farlo. Di fronte a ciò che vede, di fronte a ciò che la donna gli mostra, perché l’uomo deve tacere? I bronzi di Riace si apprezzano proprio perché sono nudi.
E allora perché dobbiamo riferire il concetto di mercificazione soltanto al corpo della donna? Come si può dire, con supponenza, e con prepotenza: «In altre tv d’Europa, a un conduttore non sarebbe permesso di comportarsi cosi?». La Murgia trascura di considerare che il desiderio e la sensualità sono valori che riguardano il rispetto del corpo dell’uomo come della donna. Una donna desiderabile non è affatto mortificata. Lo è una indesiderabile. E la donna che vuole essere desiderata non teme e non respinge un complimento. Pennacchi e Gad Lerner, mortificandosi negli abiti, non se lo aspettano. Ma forse Renato Zero o David Bowie non lo avrebbero disdegnato. E la stessa Murgia lo avrebbe sperato. E non, come afferma ipocritamente, per respingerlo.

255 pensieri su “C'E' DI PEGGIO

  1. Un concentrato di luoghi comuni maschilisti coperti da una patina di apparente intellettualità.
    Io ci ho letto il solito: “siete tutte invidiose, gnè gnè gnè”.
    Con l’aggravante che la maggioranza, in questo paese la pensa così.

  2. “C’è dunque un rito, che riguarda il «costume» del vestire maschile e del vestire femminile in circostanze di carattere celebrativo.”
    Ma se tale rito esclude il commento sul vestire maschile perchè ritualizzato – e dunque canonico – il commento di vespa è da ritenersi altrettanto canonico, appendice del vestire femminile?
    Ma allora chiediamoci chi ha stabilito queste regole e se il dibatttito che si è creato non segnali la necessità di cambiarle, e allora, vespa avrebbe potuto cogliere l’occasione per star zitto, mostrandosi molto più al passo coi tempi.

  3. Il solito Sgarbi: sessista e sessuomane. Non dovrebbe stupirci più.
    Invece ci stupisce, almeno me, perché dimostra come si possa piegare retorica, preparazione culturale e intelligenza a fini bassi, molto bassi. E di una volgarità unica.

  4. mi chiedevo giusto ieri chi sarebbe stato il primo gonzo a dichiarare qualcosa sulla presa di posizione d Michela Murgia con queste argomentazione: la risposta non ha tardato ad arrivare…

  5. ” «Vedete quella nicchia? E’ perfetta. Sembra fatta apposta per lei». Lei è Vittoria Risi, nota pornostar, che si spoglierà (forse in anteprima già domani) a Palazzo Grimani di fronte alla «Nuda» del Giorgione. Un gioco di rimandi dedicato alla «Vanitas», ha spiegato Vittorio Sgarbi, che nel suo nuovo ruolo di Sovrintendente al Polo museale veneziano ha deciso di movimentare anche così la vita culturale in laguna. ”
    Il resto qui:
    http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cultura_e_tempolibero/2010/27-agosto-2010/sgarbi-tempesta-museo-pornostar-lanciare-giorgione-1703651096064.shtml
    Non commento neppure, perché questo paese (minuscolo) oramai mi dà la nausea.

  6. naturalmente Sgarbi è insopportabile e si attarda a fare il sofista fingendo di non avere capito l’essenza della polemica della Murgia (è il solito trucco); naturalmente sappiamo e sentiamo tutti che la Murgia ha ragione; naturalmente Vespa non solo guardava e commentava ma spudoratamente toccacciava la Avallone qua e là; però mi piacerebbe essere capace di argomentare meglio in risposta a farsi come questa: …” quando si premia un uomo, Pennacchi, Lerner, è consuetudine vederlo con giacca, cravatta e persino cappello, sciarpa, bastone, o smoking, cravattino, camicia bianca, fascia, tutto coperto dalla testa ai piedi. Poi si premia la Avallone: arriva con un vestito leggero. Ne vediamo le gambe, le caviglie, i seni e i tatuaggi. Se lei si fa vedere, dobbiamo far finta di non vedere?” Il fatto è che io non so rispondere, il fatto è che nelle situazioni sociali più varie gli uomini sono vestiti e le donne si lasciano mettere addosso dei vestiti ridicoli che scoprono ora questo ora quello a seconda delle mode; perché lo facciamo? perché non ci mettiamo addosso un camicione informe? ogni volta che faccio questa domanda, puntuale qualcuna risponde che nessuno le può imporre di rinunciare a mostrare la sua “femminilità” e secondo me è una risposta ambigua…

  7. Se lei si fa vedere, dobbiamo far finta di non vedere?
    In effetti, avere il coraggio di prendere atto di questa cosa, alzerebbe di un palmo la posizione femminista e collocherebbe nell’appropriato immondezzaio l’estetica in sedicesimo di un un venditore di fumo, inventato dal Maurizio Costanzo Show.
    La Avallone ha fatto di tutto per farsi “vedere”, anche prima della TV, a cominciare da un romanzo in cui usa maldestramente stereotipi di degrado sociale per strizzare l’occhietto al fica power.
    Mi spiace molto, ma l’ambiguità innanzitutto è tutta sua.
    Il resto è conseguenza, dato il berlusconismo e i suoi (abituali) cantori.

  8. L’invidia, appunto. Anche Vespa ha fatto finemente notare come Gad Lerner sia mosso da questo ignobile sentimento nei suoi confronti: ‘Regine di cuore’ stravende e ‘Scintille’ no. Che fa il paio con la sentenza sgarbiana, annegata in un mare di luoghi comuni: la Avallone è bella, la Murgia no.
    Ricevuto: se tu, uomo, non vendi e tu, donna, non sei bella non hai diritto di critica.

  9. Un po’ esagerati/e, come a volte accade da queste parti… Ve la prendete con chi esprime posizioni come quella di Sgarbi, dandogli del maschilista usandolo come insulto, forse senza rendervi conto che anche femminista, per una questione puramente simmetrica, va allora considerato un insulto.
    La sovrastruttura intellettualoide del discorso di Sgarbi imbelletta in modo magari sgradevole una verità innegabile: se una donna si scopre, deve aspettarsi prima o poi da qualcuno un complimento. Il complimento può provenire da una persona sgradevole o gradevole, essere formulato in modo appropriato o meno, in un contesto idoneo oppure no. Queste tre variabili, variamente combinate, danno vita a complimenti che percepiamo come accettabili o meno.
    Vespa ha avuto la sfortuna e l’incapacità di capire che era una persona sgradevole, che formulava un complimento inappropriato («prego inquadrare il décolleté…») in un contesto probabilmente non idoneo.
    Avallone ha avuto il desiderio (forse anche strategicamente indotto da un agente letterario, o dall’editore, o magari spontaneo) di arrivare a una premiazione letteraria come se si trattasse di un ballo di gala o delle debuttanti: scollatura generosa, spacco alla gonna, schiena, spalle e braccia scoperte. È una bellissima ragazza, degna delle finali di Miss Italia. Ha indirizzato consapevolmente lo sguardo degli osservatori sul suo corpo bello, giovane, perfetto.
    Così non è stato per Michela Murgia. Non oso pensare, come ha fatto Sgarbi, che Murgia sia invidiosa. Lo reputerei un sentimento, da parte mia, ingeneroso, ingiusto, soprattutto infondato (ce lo dovrebbe dire lei). Tuttavia la questione è spinosa, perché Murgia si erge a difesa di una collega che se avesse voluto avrebbe potuto dire la sua, ma non l’ha fatto (se non di rimando, una volta chiamata in causa). Lo fa parlando dei massimi sistemi per un complimento certo pruriginoso e fuori luogo, ma in qualche modo «provocato» da un certo modo di presentarsi.
    Cercate di capire quel che tento di dire, per favore. Ripeto: est modus in rebus.
    Marco Pellitteri

  10. A me invece, nel discorso sconclusionato e prevedibile di questo mezzo demente ha colpito questo:
    “Immaginate la felicità di un uomo che avesse a disposizione la Bindi, piena di desideri e di concupiscenza. Non saprebbe come cavarsela.”
    Qualcuno gli dica che anche avere lui a disposizione nudo, pieno di desideri e concupiscenza immagino non è che faccia la felicità delle donne. Certo se paghi è più facile cavartela, Sgarbi. Certo che ti piace il mondo così com’è. Non avevamo neanche un dubbio. Certo che se fosse applicata la tua regola e tu non avessi soldi…

  11. Ilse, sul fatto che le donne ‘si lascino mettere addosso vestiti ridicoli’ non sono d’accordo. Questo continuare a pensarci come manichini passivi io non lo sopporto più. Va benissimo parlare di modelli proposti e imposti, lavoriamo su quelli, ma piantiamola di rappresentarci come creature che si fanno vestire, spogliare, rivestire…

  12. Alcuni commenti che leggo, qui, su Silvia Avallone sono peggio del “complimento” assolutamente fuori luogo di Vespa, che lei ha saputo liquidare nel migliore dei modi. Sì, Silvia Avallone è una brava scrittrice. Sì, alla premiazione aveva un bel vestito. E sì, è pure una bella ragazza. Si può dire? O dobbiamo rimuovere tutto ciò che riguarda la corporeità dal nostro lessico politicamente corretto? L’ambiguità è negli occhi di chi guarda e legge, non in lei.

  13. Non vedo Porta a Porta, ma a questo punto, per coerenza, mi aspetto che Vespa si comporti alla stessa maniera con le avvenenti ministre del governo attuale. Lo fa?

  14. Simone Regazzoni, temo di non concordare. L’ambiguità è nel modo in cui Avallone è stata presentata dal conduttore. Punto. Certo, sarebbe stato auspicabile altro tipo di commento da parte sua, ma questo sta alla coscienza di ognuno e non si può, naturalmente, imporre.
    Trovo invece non accettabile il modo in cui Pellitteri pone le cose.

  15. Ohibò, e perché mai non è accettabile il modo in cui pongo le cose? In sintesi ho detto che un vestito così provocante può dare adito all’interpretazione che il complimento sia gradito. E infatti. Il complimento però è arrivato in modo abbastanza cafone e viscido. Ma mettiamo che ci fosse stato, a presentare, un uomo che avesse detto «Signora Avallone, complimenti per questo riconoscimento, è davvero meritato, un libro meraviglioso frutto di una penna sopraffina. E come nota collaterale, se posso rispettosamente permettermi, lei questa sera è bellissima». In questo modo penso avrebbe colto un sentimento condiviso da molti altri osservatori quella sera, avrebbe liquidato la questione «fare o non fare un complimento a una donna che sale sul palco con un vestito che chiaramente vuol fare notare la bellezza della donna che lo indossa» in modo semplice, classico, rapido e indolore.
    Marco Pellitteri (o, per Loredana, semplicemente «Pelllitteri»… sigh… ^_^).

  16. Per questa frase:
    “Murgia si erge a difesa di una collega che se avesse voluto avrebbe potuto dire la sua, ma non l’ha fatto”
    Michela Murgia difende un modo di rapportarsi con le donne. Non, semplicemente, una collega.

  17. A me invece fa piacere essere considerata brava perché so che sono bella (o comunque non mi pongo il problema perché mi piace il mio aspetto fisico).

  18. Marco Pellitteri: temo che si tenda a far confusione. Non è affatto in discussione che si possa fare un complimento a una bella donna, ma, una volta messa sul piatto questa frase, capisce anche lei che esitono contingenze e modi. Non era il luogo adatto, ma passiamola, (tanto ormai qui in italia è tutto un varietà) non era il modo adatto. Credo che anche lei convenga su questo. Appurato questo dato, la sostanza della questione, che secondo me è gravissima, è che ancora una volta si è certificato e santificato che in questo paese le virtù della donna debbano passare quasi obbligatoriamente attraverso l’imbuto della bellezza. Quell’ingenuità di Vespa offende non solo la Avallone, ma tutte le donne, ed etimolociamente tutte le scrittrici. Questo episodio è la punta di un’iceberg di un atteggiamento che abbiamo visto e abbiamo introiettato nel corso di questi anni. Dalle “giornaliste” di fede alla chiamata alla bella di turno da parte di vespa fino al padrone che si può permettere di fare ministre donne che lasciamo perdere, se no lo ferma la moglie è capace di fare la nome letizia ministro degli esteri. Il fenomeno del velinismo, come lo chiama Lerner. Per cui non svicoliamo per uscite laterali. Siamo in un tunnel bello grosso e con le luci accese. Neanche mi dilungo sui danni che comporta questo atteggiamento e su che filo di ambiguità si muova. Le bastino le risposte di sgarbi, di vespa e l’ingenuità dell’avallone.

  19. No, non ce la faccio. Chiedo scusa se non riesco a essere lucido e a criticare con civiltà e razionalità, ma con Sgarbi non ce la faccio, soprattutto a proposito di questo argomento.
    Riesco solo a pensare che Sgarbi (come Vespa) appartiene a quella categoria di personalità che mi piacerebbe aspettare in un vicolo buio e isolato.

  20. Non so, non mi va di rileggere l’articolo di Sgarbi, ma, a ripensarci, mi sembra molto pudico e ‘politicamente corretto’ di quanto voglia apparire.
    Parla di desiderio, di sensualità, mai di ‘sessualità’.
    Perché: è una parola politicamente scorretta oppure diventa rischioso accettare, fino in fondo da parte degli uomini, il diritto alla libertà sessuale delle donne? Ovvero il loro diritto ad essere soggetto, e non solo oggetto, di desiderio ed esprimersi rispetto al corpo degli uomini esattamente così come gli uomini fanno con il corpo delle donne.
    Parla, rispetto alla corporeità, di parità tra uomini e donne ma poi, quando si riferisce ad uomini che potrebbero, legittimamente, voler essere apprezzati per la loro avvenenza fisica cita David Bowie e Renato Zero, che hanno sempre giocato con la loro ambiguità sessuale.
    C’è della follia in questa logica. Oppure, più semplicemente, della malafede.

  21. x Marco Pellitteri.
    Un appunto sulla faccenda linguistica. Solo in teoria “Maschilista” e “Femminista” sono parole simmetriche.
    Dando una guardata al vocabolario, infatti, la teoria si disintegra come i cumuli di neve sulla Prospettiva Nevskij.
    “Maschilista” è colui che segue il maschilismo, atteggiamento per cui l’uomo (in senso di maschio, anche il dizionario è ahimé vincolato al maschilismo della lingua italiana) si reputa superiore alla donna in contesti pubblici e privati.
    “Femminista” è il seguace del femminismo, MOVIMENTO (diverso da atteggiamento) che propugna la parità di diritti fra l’uomo e la donna.
    Ne deduco quindi, che maschilista può e deve essere un insulto, mentre femminista dovrebbe essere un aggettivo rivolto ad entrambi i sessi a tutte le persone dotate di media intelligenza e sensibilità.

  22. Le repliche che sottolineano come la Avallone, tutto sommato, se la sia ‘andata a cercare’ indossando un vestito scollato, hanno il potere di farmi uscire dai gangheri. Come dire, certo che sono dalla parte delle donne, certo che difendo i diritti, sia mai che mi dicano che sono maschilista, e però quella lì l’hai vista come si è presentata? L’ha fatto apposta, se l’è voluta, farebbe di tutto per farsi notare, gliel’ha ordinato l’editore, il direttore marketing, l’ufficio stampa.
    Si continua a disperdere l’attenzione su tematiche marginali e non si riesce più a vedere, ormai, la natura reale del problema.

  23. Ammesso e non concesso che l’Avallone sia stata perfettamente consapevole di attirare l’attenzione, Vespa avrebbe fatto bella figura a ignorare “l’esposizione”. Così che, ne fosse mai capace, in un futoro la Avallone potrebbe scrivere un bel libro piuttosto che mostrare un bel seno. Per avere il quale, tutto sommato, ha fatto uno sforzo minimo. Per scrivere qualcosa migliore di “Acciaio”, invece, rischierebbe l’obnubilamento del sensorio.

  24. Questa cosa di rivendicare il diritto da parte degli uomini di mettere le didascalie sul corpo femminile non regge, da qualsiasi parte la si guardi.
    Perchè allora solo sul corpo delle donne? Perché solo sul corpo? Ecc. ecc.
    Vespa ad esempio ha denudato il suo compiacimento per il fatto che il suo libro vende più di quello di Lerner (riformulazione dell’atavico confronto tra maschi).
    Perché allora una/uno non può far notare che sì, venderà pure, ma quel libro è decisamente brutto?
    Didascalia per didascalia, perché no?

  25. Loredana Lipperini io trovo un po’ pericoloso, politicamente, dire, in merito al modo in cui ha reagito Silvia Avallone (se comprendo bene) “sarebbe stato auspicabile altro tipo di commento da parte sua, ma questo sta alla coscienza di ognuno e non si può, naturalmente, imporre”. E quindi dire, o far intendere, che la voce di Michela Murgia rappresenti, in qualche modo, la giusta risposta a Vespa che Silvia Avallone non sarebbe, per diversi motivi, stata in grado di dare. In anni di studio e poi di insegnamento in un dipartimento di studi femminili, a Parigi VIII, una cosa preziosa che ho imparato da docenti femministe e poi colleghe è che è molto rischioso, per la battaglia femminista, elaborare un’idea e un comportamento di donna che abbia valora normativo, per cui le donne che non si comportano “in un certo modo” o non reagiscono “in un certo modo” (quello presunto gisuto) o non avrebbero ancora piena coscienza dei problemi o sarebbero in malafede (le due cose sono state ipotizzate per Silvia Avallone). Una delle importanti conquiste del femminismo credo sia stata quella di dare la possibilità, oggi, a una donna di reagire in modi diversi di fronte a Vespa o a chi per lui: di accettare il complimento, se crede; di minimizzare, se crede; o di mandarlo a quel paese, se crede. Senza che però nessuna di queste tre reazioni possibili debba essere considerata quella autenticamente femminista ed emancipatoria. Anche perché poi, se ci si basa su un’idea normativa, accade, come accade, che il maschietto di turno, penso a Gad Lerner, cominci a dare a destra e a manca lezioni di femminismo per educande, rivendicando, cito, “l’importanza culturale della denuncia di Veronica Berlusconi”.

  26. Simone Regazzoni, naturalmente mi inchino davanti ai suoi studi e non ho certo la pretesa di saperne più di lei. E’ evidente che ognuno è libero di fare le proprie scelte. Altrettanto evidente che, in una situazione come quella che il nostro paese (che, ahimé, non è la Francia) attraversa certo non da oggi per quanto riguarda la questione femminile (ANCHE mediatica, e naturalmente non solo mediatica), continuo a ritenere auspicabile che una donna, presente in un programma televisivo per parlare del proprio lavoro e di cui si sottolinea l’avvenenza anziché il lavoro medesimo, reagisca “in un certo modo”. E’ un auspicio e non certo una norma.
    Del resto, a forza di “come crede” e “tiriamo dritto”, siamo dove siamo. Può essere divertente e liberatorio quanto vuole: ma la situazione resta quella. Questa.

  27. Rimango folgorata dall’audacia argomentativa di Sgarbi. Dico audacia però e non pertinenza. Perché rigira un po’ il calzino, per dirla in gergo filosofico, in modo così schematizzabile:
    PREMESSA –> il dualismo mente/corpo è ingiustificato, e porta a una svalutazione del corpo
    CONCLUSIONE –> perché dovrebbe offendersi Avallone?
    Il passaggio che salta Sgarbi è che presso l’autore dei complimenti la premessa manca, e anche presso tutto il senso comune.
    E poi, e poi tutto il resto già detto.

  28. Non citavo i miei studi, rendevo giustizia all’insegnamento che ho ricevuto da docenti donne che hanno contato molto nella mia formazione. Noi non siamo la Francia: no, purtroppo. Ma a fronte di ciò che accade, mi pare che la reazione di noi uomini e donne di sinistra sia oggi davvero debole, capace di ripetere sempre e solo alcuni stereotipi politicamente corretti, che alla fine non incidono perché non hanno presa sul reale. Si parla di escort e noi rispondiamo in termini moralistici o vittimistici: non ricordo nessuno che sia intervenuto parlando, ad esempio, di diritti per le sex workers. Poi non c’è dibattito dove la pornografia non sia tirata in ballo come incarnazione del male assoluto (anche qui nel commento di Claudia b): come se non ci fosse da anni un dibattito internazionale sul tema un po’ più articolato. Il vero danno del berlusconismo, paradossalmente, è che ci ha reso vittime di quella che Nietzsche chiamava la “moralina”.

  29. Loredana, faccio fatica a credere ai miei occhi.
    Veramente tu ed altre commentatrici credete che una sciagurata volgarità come quella di Vespa offenda in eguale modo tutte le donne, anche chi (sissignore) se la va a cercare presentandosi con le pere di fuori alla finale di un premio letterario (ultimo atto di una strategia che inizia dal suo romanzo – letterariamente scarso ma tiracazzi de sinistra – e chissà come se la ride in questo momento, mentre date un’altra bella botta alle classifiche amplificando il suo niente)?
    Ma lo sapete che in questo modo è proprio il femminismo a perdere di credibilità, perchè difende ostinatamente non la dignità personale ma la corporazione di genere, visto che non fa alcuna differenza tra chi provoca e chi subisce?
    Sono deluserrimo, come direbbe Zauberei

  30. Valter, a me delle reazioni di Silvia Avallone non cale. Mi importa, e molto, che quella situazione sia stata proposta pubblicamente, e tanto più in un contesto che si riferiva a tutt’altro. Nella televisione pubblica, a dimostrazione che anche quando si parla di libri, le donne presenti devono essere possibilmente mute, sorridenti e scollate. Per quanto riguarda Avallone, io voglio giudicare i suoi libri, e non i suoi vestiti. E l’ho fatto.
    Simone. Cortesemente, mi sembra di essermi occupata, sia qui sia su carta, di pornografia in termini tutt’altro che isterici o inquisitori. Ma qui si parlava d’altro. Mi pare.

  31. Le illuminanti parole di Binaghi (meglio o peggio di Vespa? ardua, davvero ardua…) sono proprio quello che temo che accada a fare la moralina alle donne che non si adeguano a un’idea normativa. I maschietti non attendono altro e si risvegliano più violenti e sessisti che mai.

  32. Loredana, per l’appunto.
    Ci sarà uno schifoso pensiero implicito per cui le donne in televisione devono essere possibilmente mute, sorridenti e scollate. Ma esso pensiero si esplicita e si realizza solo quando una o più donne vi si adeguano.
    E, a meno che prima del Campiello siano obbligate a un maquillage di regime, non vedo vittime sacrificali nel caso, anzi.

  33. Sono io a cadere dalle nuvole, in tutta onestà: dunque Michela Murgia, e le donne – e gli uomini – che come lei si sono sentiti offesi da quel siparietto, non sarebbero altro che moralisti? Sarebbero, come diceva Ghedini a Emma Bonino, “bigotti”?
    Valter, è OVVIO che esiste una corresponsabilità femminile. Ma è anche vero che quella corresponsabilità si esplicita in un contesto – nel caso, la televisione – che la richiede. Certo, si può rovesciare il tavolo. Avallone non l’ha fatto.

  34. Scusate, mi rivolgo soprattutto al commentarium maschile. Mi sono sempre espressa contro il ‘politamente corretto’, non mi piace, lo trovo quasi sempre ipocrita, non è nel mio stile.
    E per questo vi chiedo: ma trovate proprio che certi comportamenti e dichiariazioni maschili, che sembrano tanto disinvolti e ‘birichini’, non rientrino a pieno titolo nel ‘politicamente corretto’, ove con questo si intenda ossequio bovino a repertori retorici e comportamentali dati per scontati e, a quanto pare, intoccabili?
    Nel nostro Paese il ‘politicamente corretto’ è quello di Vespa, che dimostra pieno ossequio – e non solo in questo caso – all’etichetta del reame. Non si diventa ciambellieri per caso, evidentemente.

  35. Se alla donne, Regazzoni, questo modo di fare uscita rabbia e sconcerto, è inutile buttarla lì con la “moralina”. Al massimo io trovo di lana caprina il tutto, ma è troppo comodo anche questo comportamento (alcuni commenti di donne sono inconsciamente “misogini” e nemmeno se ne accorgono) di inutile sprezzo verso i luoghi comuni. Nel comportamento assunto da Vespa c’è in ogni caso qualcosa di profondamente “arcaico” e poi la visibilità mediatica lo ha messo in risalto (quante manate e complimenti e toccatine tra colleghi e colleghe in un mesto e paritario sexual harassment e desiderio di piacere e il corpo come “mezzo” e risate di imbarazzo!).
    Alla Avallone state facendo una réclame fastidiosa (comprate il libro di Loredana piuttosto) e la Murgia ne esce invisibile e anche un po’ sfigata, ma è sarda e non si scompone per le parole di Sgarbi.
    L’uso del corpo della donna, ma anche quello dell’uomo, commentato in modo serio a data da destinarsi. Siamo finiti nel gossip e non ci si rialza, temo.

  36. @Regazzoni
    Se doveva andare fino in Francia per imparare a impacchettare giudizi in sedicesimo poteva risparmiarselo. C’è ancora qui in giro gente che militava in “Servire il Popolo”, mi dava del “servo dei padroni” e adesso sta in CL.
    “Maschio violento e sessista” perchè dico che non tutte le donne sono ugualmente vittime, riconoscendo a ognuna di loro un pensiero, un’ intenzione, una strategia e rifiutandomi di collocarle tutte insieme in una categoria che a questo punto ha un senso più che altro grammaticale?
    Ma mi facci il piacere, come direbbe Totò.

  37. A Silvia Avallone non stiamo facendo alcuna pubblicità, se non alle sue tettine. Semmai stiamo notando come avrebbe potuto vestirsi in modo sobrio invece che come una diciottenne al ballo delle debuttanti (con l’aggravante della volgarità del tatuaggio), in un modo del tutto antiprofessionale. Ma evidentemente non è una femminista e non gliene frega niente delle questioni di genere, perché è bella e sa che questo, nelle apparizioni pubbliche, è un vantaggio, e infatti lo ha sfruttato. Quindi è una opportunista che svilisce l’intelligenza delle donne meno avvenenti di lei.
    Su Vespa s’è detto tutto e mi trovo d’accordo. Maldestro, cafone, ciambelliere o ciambellano, cornettista e cornettaro.

  38. Allora, a me non interessa tanto ragionare dei singoli. Non voglio sapere cosa passa nelle menti di Vespa, Sgarbi, Avallone, Lerner.
    Mi interessa la reiterazione di uno stereotipo ormai così pervasivo che non si riesce a svincolarsene. Il che non significa PROIBIRE a una donna di indossare scollature abissali, nè PROIBIRE a un uomo di rimirare le scollature e il loro contenuto.
    Significa, invece, creare il famoso “contro-frame”. Ovvero: parliamo dei contenuti. Alla finale del Campiello si parla di libri: non bisogna andarci vestiti da monaci nè fare la famosa moralina nicciana. Semplicemente, va spostato il punto di vista: questo avrei sperato da Avallone (o da Carofiglio, fosse capitato a lui).

  39. @Binaghi: tienitela stretta la tua schiettezza, mi raccomando.
    Per quanto riguarda me (come bisogna cadere in basso) vengo ripreso dalla Lipperini (va meglio così?) un giorno sì e l’altro pure.

  40. Scrive Loredana:”o da Carofiglio, fosse capitato a lui”.
    Ho provato a immaginarmi Vespa che dice :”e ora prego il cameraman di inquadrare il pacco di Carofiglio!”.
    Mmmmh… dubito fortemente possa capitare una situazione simile.

  41. Mi scuso se non rispondo più. Ma si sta trasformando in una discussione tra maschietti con considerazioni fuori luogo su Silvia Avallone (peggio, molto peggio di quelle di Vespa) che vengono lasciate passare come se niente fosse. Sento in qualche maschietto anche una certa bassa invidia verso la scrittrice di successo. Brava e bella. Quindi mi taccio, limitandomi a leggervi con interesse.

  42. Alt, fermi.
    Io vorrei rivolgermi, se permettete, ancora a Simone Regazzoni: perchè ho la sensazione che sia arrivato qui, a pié pari, sull’onda di una pur legittima reazione all’ovvietà dell’indignazione comune (sbaglio?). Esistono dei distinguo, all’interno di questa presunta “ovvietà”. E’ evidente che ogni questione è complessa e non si può ricondurre a formulette: ma sarebbe auspicabile, da un intellettuale, che allo stesso modo in cui un interlocutore si appassiona agli altrui argomenti, gli argomenti degli altri venissero studiati e meditati prima di intervenire.
    In parole povere: qui non si stanno facendo barricate. Si lavora, da anni, su una questione talmente radicata nell’immaginario che non si riesce più neanche a capire di esserne invischiati.
    Ripeto: se il canone televisivo sul femminile impone la seduzione – anche maschile, in molti casi – anche quando non è necessariamente il corpo l’argomento centrale del discorso, forse non stiamo messi benissimo.

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