C'E' DI PEGGIO

Vittorio Sgarbi su Il Giornale:

Fra le forme di minorità del Pensiero debole che porta alle estreme conseguenze la visione penitenziale del catechismo controriformistico che vede la donna come simbolo del male, c’è il disprezzo della «carne». Il corpo, altrimenti detto «carne», è in realtà il tempio dell’anima e soltanto per questo dovrebbe essere esaltato, anche in una prospettiva cristiana. Invece, da secoli, viene fatto coincidere con la fonte di desideri peccaminosi, per chi non lo rispetti in modo astratto. Ma il desiderio è peccato? Due corpi che si stringono negano la spiritualità dell’uomo? A me è sempre sembrata una posizione assurda. Eppure continuano a sopravvivere contrapposizione fra corpo e anima, fra pensiero e piacere.

Di questa visione reazionaria e bigotta si è fatta interprete con le sue sgangherate dichiarazioni una scrittrice sarda che si pensa progressista e veste senza pudore Berlusconi, pubblicando i suoi libri con la casa editrice Einaudi, proprietà del premier, senza vivere i tormenti del teologo Vito Mancuso e di altri che avvertono l’impudicizia di fare i moralisti e di prendere i soldi da Berlusconi. Così, senza accorgersene, entra in un vicolo cieco Michela Murgia affermando, a proposito di assolutamente insignificanti complimenti di maniera di Bruno Vespa a Silvia Avallone vincitrice del premio Campiello opera prima: «Quando c’è di mezzo una donna, si va sempre a parare sul corpo. Non importa la sua intelligenza, non importa se viene festeggiata, premiata, perché ha scritto un libro importante. Tutto si svilisce, si riduce alla carne». È un problema della sola Murgia perché, con assoluta spontaneità, la Avallone, ragazza tranquilla, risponde: «Ero emozionata, non mi sono neppure resa conto». Così si offende per lei la brutta Murgia, che rincara: «Vespa non mi è piaciuto. Il suo comportamento verso la Avallone e gli apprezzamenti sono stati di cattivo gusto. Se li avesse fatti a me, avrebbe avuto la risposta che si meritava».

La risposta che si merita la Murgia è ancora più semplice: c’è una ragione perché non ha avuto gli apprezzamenti di Vespa; evidentemente non se li meritava. Siamo alle solite. Alla Bindi che replica alla battuta berlusconiana, rubata a me, «più bella che intelligente»: «Io non sono fra le donne a sua disposizione». Una risposta apparentemente orgogliosa ma molto fragile, giacché sarebbe stato semplice, per il premier, rispondere «meno male» o «per fortuna». Immaginate la felicità di un uomo che avesse a disposizione la Bindi, piena di desideri e di concupiscenza. Non saprebbe come cavarsela. Ed è la stessa condizione per cui Vespa non ha fatto apprezzamenti sulla Murgia, che pure era scollacciata non meno della Avallone. Tutta la polemica si basa sul fatto che il corpo bello sia una colpa e sia in contrasto con il riconoscimento dell’intelligenza e della capacità. Invece la bellezza è il fondamento stesso del pensiero filosofico e religioso.

La Murgia deve tornare a scuola. Ma perché non si chiede come mai i complimenti Vespa non li ha fatti a lei? La bellezza non è qualcosa di negativo, ma qualcosa che merita apprezzamento. Una brutta sarà apprezzata perché è intelligente, ma una bella sarà apprezzata perché bella e intelligente. Non è che bellezza e intelligenza siano una buona e l’altra cattiva. Oggi, uscendo dall’albergo Urbino Resort, ho chiesto, per prova, alla direttrice se preferiva essere bella o brava. Mi ha risposto candidamente: «Entrambe. Ma mi fa piacere essere considerata bella perché so che sono brava». E non si tratta soltanto di una questione che riguarda il corpo femminile. È invece, piuttosto, una questione che riguarda il corpo nudo e la sua bellezza formale. I bronzi di Riace sono apprezzati perché belli, come il Davide di Michelangelo, e la bellezza del loro corpo è un valore intellettuale oltre che sensuale e li rende attraenti più che un satiro grasso o un corpo deforme pur mirabilmente rappresentato.

I canoni della bellezza classica sono consolidati e valgono per i kuroi come per la Venere di Milo o per le Veneri di Tiziano. È assurdo dire: «Quando c’è di mezzo una donna si va sempre a parare sul corpo». È bella ma non devo dirglielo? Perché? Tra uomo e donna non c’è differenza. È solo una questione legata al costume nel doppio senso, anche se oggi i comportamenti stanno cambiando. Non in certe situazioni formali. Ma è evidente, quando si premia un uomo, Pennacchi, Lerner, è consuetudine vederlo con giacca, cravatta e persino cappello, sciarpa, bastone, o smoking, cravattino, camicia bianca, fascia, tutto coperto dalla testa ai piedi. Poi si premia la Avallone: arriva con un vestito leggero. Ne vediamo le gambe, le caviglie, i seni e i tatuaggi. Se lei si fa vedere, dobbiamo far finta di non vedere? E dobbiamo tacere su quello che vediamo? Le donne adottano un costume che sottolinea la femminilità e presuppone lo sguardo.

Le donne chiedono di essere viste. Ma se un uomo si presentasse a ricevere un premio in costume da bagno con le spalle e le gambe scoperte probabilmente riceverebbe osservazioni non solo sulla sua opera ma anche sul suo modo di vestire. Non risulta, per il costume, che Moravia, Pasolini, Gadda, Bassani, Montale o Cassola si siano mai presentati a ritirare premi con abiti scollati e le gambe nude. Ma sono certo che avrebbe fatto notizia. E certamente Vespa lo avrebbe sottolineato. C’è dunque un rito, che riguarda il «costume» del vestire maschile e del vestire femminile in circostanze di carattere celebrativo. Sono regole che riguardano il presentarsi in società. Ma forse la Murgia non sa che si possono anche assumere atteggiamenti eccentrici. E che, per esempio, Julien Schnabel si presenta in pubblico, anche a ricevere premi, in pigiama. Dobbiamo far finta di niente? Non possiamo dirlo? Dobbiamo occuparci soltanto del suo talento come pittore e come regista?

In compenso Rula Jebreal, sua compagna, è bella e intelligente. Dovrebbe indossare il burqa? Dovrebbe prescindere dalla sua bellezza? E possiamo escludere che la sua bellezza abbia aiutato la sua intelligenza? Sarebbe per lei un vantaggio essere come la Buttiglione? Non dobbiamo rilevare la differenza fra le due? Una è consapevole della sua bellezza, e ne trae vantaggio. E però, secondo la Murgia, se metti in gioco il tuo corpo, la bellezza del tuo corpo, rischi di diventare un «pezzo di carne». D’altra parte anche la Murgia indossava un vestito che lasciava tette e gambe scoperte, ma non è stata apprezzata. Naturalmente i canoni di bellezza possono mutare. Ci sono nell’arte corpi simili a quelli della Murgia come la Venere di Willendorf del 30.000 avanti Cristo circa, ma l’estetica femminile consolidata ha altre forme ed è abbastanza semplice definire cosa è bello e cosa è brutto rispetto all’armonia e alle proporzioni della bellezza. D’altra parte Sartre in Simone de Beauvoir e Moravia in Dacia Maraini non apprezzavano la sola intelligenza. Ma certamente anche l’avvenenza. Anche loro come Vespa? Quella della Murgia è una forma di debolezza concettuale. Di ignoranza. Se il corpo femminile deve essere mortificato, allora la scrittrice si vesta come George Sand, da uomo. E cosi ha fatto la grande Giovanna Bemporad. Ma se mostra una tetta, non pretenda che non se ne parli.

Erano dunque vestite allo stesso modo la Murgia e la Avallone. Io non avrei fatto nessun complimento alla Avallone. Ma se Vespa osserva che è bella, non significa che non vuole occuparsi del libro. Se qualcuno mi dice che ho un bel ciuffo e io ho fatto una bella conferenza, devo prendermela? La questione non riguarda soltanto la donna; con le sue affermazioni la Murgia inquina il buon senso, introduce una forzata discriminazione. Era insignificante rispetto all’essere buoni attori che Alain Delon o Marcello Mastroianni fossero belli? E George Clooney e Brad Pitt nell’immaginario femminile bisognerebbe considerarli soltanto bravi? Ed è questa la ragione dell’apprezzamento che ottengono? In tutte le discipline la bellezza è un valore aggiunto che merita attenzione. Sulla bellezza e sul corpo hanno certamente puntato Madonna, Mina, Patty Pravo, Milva, Ornella Vanoni, Anna Oxa. Quando Greta Garbo o Mina hanno iniziato ad avere dubbi sul loro corpo si sono ritirate. È dunque inaccettabile la svalutazione del corpo femminile da parte della Murgia. Una forma di mortificazione. Sono «carne» anche i corpi maschili. E se ne parla meno soltanto perché in società l’uomo si veste di più. Dà valore ai simboli e alle divise. Spogliare una donna è più facile ed è la stessa donna, per vanità e per compiacimento, a essere disponibile a farlo. Di fronte a ciò che vede, di fronte a ciò che la donna gli mostra, perché l’uomo deve tacere? I bronzi di Riace si apprezzano proprio perché sono nudi.
E allora perché dobbiamo riferire il concetto di mercificazione soltanto al corpo della donna? Come si può dire, con supponenza, e con prepotenza: «In altre tv d’Europa, a un conduttore non sarebbe permesso di comportarsi cosi?». La Murgia trascura di considerare che il desiderio e la sensualità sono valori che riguardano il rispetto del corpo dell’uomo come della donna. Una donna desiderabile non è affatto mortificata. Lo è una indesiderabile. E la donna che vuole essere desiderata non teme e non respinge un complimento. Pennacchi e Gad Lerner, mortificandosi negli abiti, non se lo aspettano. Ma forse Renato Zero o David Bowie non lo avrebbero disdegnato. E la stessa Murgia lo avrebbe sperato. E non, come afferma ipocritamente, per respingerlo.

255 pensieri su “C'E' DI PEGGIO

  1. Questo mi dispiace Valter: mi piacerebbe che la discussione continuasse in termini civili, da tutte le parti (mettetela così: pensate a come si stanno fregando le mani i redattori culturali di Libero) 🙂

  2. «anche chi (sissignore) se la va a cercare presentandosi con le pere di fuori alla finale di un premio letterario»
    queste parole del Binaghi mi fanno venire in mente qualcosa, ma cosa…?
    qualcosa come «se l’è voluta», ma cosa?
    la frase esatta non me la ricordo, era qualcosa come «se fa tardi la sera e torna quando è buio…se l’è voluta», oppure, «se porta la minigonna… se l’è voluta», «se va a bere una birra a casa di un uomo… se l’è voluta», se si mette il rossetto… se l’è voluta», «se esce senza burka… se l’è voluta»
    ma la cosa che si è voluta… qual è?

  3. Era inevitabile finire nel gossip, Michela Murgia ha usato “il braccetto”, come ho detto subito. Sei in quel contesto, (che è quello che è) ti prendi il premio e protesti da casa. Essendosi tenuta, per gentilezza, non so cosa dire, nel “politicamente corretto”, si è presa della “vestita da berlusconi” e dell’invidiosa da sgarbi, detto sgorbi, visto che ci tiene tanto alla bellezza, chiamiamolo per quello che è. Ed eccoci qui, perché non si è alzato il livello. Quel premio, sarà che a me di ste cose frega poco, poteva essere il “mezzo” attraverso il quale portare all’attenzione generale il velinismo se, come credo sia, la Murgia ci tiene così tanto. Per alzare la soglia d’attenzione ci vuole lo scandalo: lo schiaffone, o il rifiuto del premio. Che non è dovuto alle parole di Vespa, sarebbe stata una lezione a tutto l’ambiente. Non dimentichiamoci che era un premio letterario, mica ballando sotto le stelle. Allora ci si sarebbe chiesti il perché di un “gesto sconsiderato” (ipotetico) da parte della Murgia. E avrebbe potuto mettere sul piatto le questioni. Il comprotamento ingenuo dell’avallone. Il velinismo implicito di vespa. E anche, perché no, questa ossessiva voglia di rendere tutto un varietà. (non necessariamente in quest’ordine) Questa sensazione l’ho avuta subito e l’ho espressa, addirittura ieri ho scritto su facebook “aspettiamoci gli articoli gne gne di qualche giornalista di destra che porterà la questione nel gossip” Ed ecco sgorbi subito accorrere ad avverare una facile profezia. Questi ragionano semplice. Non sono mica degli scenziati. Ogni tanto il bon ton va messo da parte. Soprattutto con gente di questa risma.

  4. A Loredana Lipperini: rispondo, come è giusto, visto che mi viene richiesto. Esprimevo solo il mio disagio a fronte di una discussione in cui alcuni maschietti stavano diventando pesanti con Silvia Avallone. No, non sbaglia in merito al perché sono arrivato qui. Vengo spesso qui da lettore (alcune volte, poche, intervengo), e trovo cose interessanti. Volevo vedere cosa si diceva in merito all’affaire. E sono intervenuto quando ho visto emergere qualcosa che credo sia velatamente presente in questa discussione e in altre, a sinistra, sul corpo della donna. Ho premesso quello che penso sul Vespa. Però, ripeto, trovo pericoloso dire (sintetizzo) che una donna non possa anche liberamente scegliere un uso seduttivo (in modi diversi) del corpo, se crede. Trovo che in questa reazione contro una certa “esposizione” della corporeità femminile si celi una paura verso il corpo e il suo potere perturbante. Il mio auspicio è che si possano trovare armi per combattere Vespa senza dover retrocedere a posizioni che mi sembrano ancora far parte di un orizzonte simbolico partriarcale.

  5. @Aldovrandi: chiaro e lampante che si è infilato in un cul de sac. Non regge la minima tensione dialettica e scrive anche: “Di Regazzoni preferisco ricordarmi Clay, quello di Formula1″. Per non offendere, fa il doroteo. Non che Vespa sia meglio ma insomma, entrambi col bavero alzato.
    Quello che mi stupisce non è tanto il fatto in sé, in questa vicenda fosca e loffia, ma l’immaginario che sta alla base di questi atteggiamenti ambigui ed aggressivi. Il complimento, così come è andata la vicenda, è figlio di un immaginario, appunto. predatorio e schizoide. Come la giustificazione:” Quanto sbaglia Sgarbi, ma quanto è fascinoso ed intelligente”.

  6. @Simone Regazzini: “Trovo che in questa reazione contro una certa “esposizione” della corporeità femminile si celi una paura verso il corpo e il suo potere perturbante. ”
    Oddio, nell’Italia democristiana degli anni ’60 forse, ma in quella odierna non direi ;-)) .

  7. Allora, diciamola tutta, e in termini civili, come chiede Loredana.
    Dire che un comportamento seduttivo (di cui poco mi cale, se non facesse da pendant all’esiguità letteraria di un romanzo che era già “caso” prima di essere pubblicato) suscita reazioni prevedibilmente diverse da un comportamento più sobrio, NON significa proibire ad alcuno di assumerlo, ma semplicemente notare che, come avviene sempre nel contesto delle relazioni umane e anche nelle peggiori sceneggiature, una battuta di dialogo nasce dalla battuta precedente (verbale o non verbale).
    – Visto come sono giovane e fresca? –
    – Certo che abbiamo visto, anzi inquadratela meglio –
    Passare disinvoltamente da appunti di costume alla psicanalisi da salotto, per cui l’opinione dell’interlocutore non allineato diventa un implicito incentivo allo stupro (Aldovrandi), dimostra quanto male facciano le categorie tratte dalle cosiddette scienze umane quando sono trangugiate in fretta e furia dal bigino di turno anzichè lungamente meditate in un confronto serrato con la complessità del reale.
    Del pari, le deduzioni “chiare e lampanti” che fanno fare bella figura nei blog (Vincent) accusando di “non reggere la minima tensione dialettica” uno che polemizza da anni su blog de sinistra tipo Nazione Indiana sostenendo spesso posizioni impopolari, ma anche qui da Loredana, dove mi pare di portare idee discutibili ma personali, sarebbero da esprimere solo se si conosce veramente il soggetto in questione. Altrimenti la bella figura rischia di convertirsi nel ridicolo.
    Infine, “l’orizzonte simbolico patriarcale” presume che qui si tratti di arruolare qualcuno nel medesimo o nell’opposto “orizzonte simbolico matriarcale”. Caro Regazzoni, in termini di arruolamento ho già dato quand’ero più giovane, non conti su di me. Anche perchè, come dire, se mi chiedono se preferisco i piedi o le mani, non saprei a cosa rinunciare. Coi piedi ci cammino, con le mani scrivo. Lei, invece?
    Un caro saluto.

  8. Naturalmente una donna può e deve fare l’uso che crede del proprio corpo. Però, in questa situazione, dovrebbe, a mio parere, valutare i contesti. E, allo stesso modo in cui lo scrittore non si sbottona la camicia per mostrare il torace muscoloso – che è faccenda, sempre a mio parere, da riservare ad altre occasioni – sarebbe, ripeto, auspicabile, che facesse altrettanto. Ma ripeto ancora una volta: a me interessa l’attitudine generale e non il comportamento particolare.

  9. @ valter binaghi e marco pellitteri, scusate, fa un po’ lo stilista risponde, ma volevo chiedervi… veramente secondo voi presentarsi a una serata di gala a teatro in abito da sera scollato è così inappropriato, provocatorio, non professionale, volgare, al punto da essere un modo sicuro per andarsi a cercare battute di cattivo gusto?
    E’ proprio il vestito in sè che ritenete eccessivo (e dunque legittimato a provocare le stesse reazioni anche, boh, addosso a Sofia Coppola premiata al festival del Cinema) o è perchè una scrittrice si suppone che dovrebbe indossare…cosa?

  10. Io, come è chiaro, gentile Valter, scrivo malamente con i piedi. Però, davvero, quando leggo, sotto le sue mani, “se la va a cercare presentandosi con le pere di fuori alla finale di un premio letterario (ultimo atto di una strategia che inizia dal suo romanzo – letterariamente scarso ma tiracazzi de sinistra”, non aggiungo altro (perché tutto è così chiaro!) se non che mi tengo ben stretti i miei piedi.

  11. L’abito di silvia avallone era un vestito da sera peerfettamente consono all’occasione, non era mica vestita da clown o in costume da bagno. Sindacare sui centimetri di pelle esposta come fanno in tanti su questo blog e altrove mi pare risibile.
    Il vestito di Avallone non era fuori luogo, era fuori luogo Vespa. sono maschio, sono eterosessuale le belle scollature le guardo, mi piace guardarle, non me ne vergogno, ma se sto consegnando un premio a una scrittrice ho la sensibilità necessaria per tenermi per me cose del tipo “inquadrate queste belle tette!” Vespa non l’ha avuta e la figura di merda è interamente responsabilità sua
    Questi mi sembrano i termini della situazione. il resto è fuffa.

  12. e comunque non commetto l’erore di etichettare come puttana, antifemminista, ficapower, esibizionista, opportunista ecc.. una donna solo perchè va ad una serata importante con un abito scollato.
    Come se una donna per aver rispetto dovesse girare in burka, che poi le violenze contro le donne ci sono pure nei Paesi in cui gli abiti scollati sono proibiti e sono esrtemamente brutali.

  13. Paolo, tenderei a sottolineare che non ho mai pensato nulla di questo genere nè nei confronti di Avallone, nè di chi indossa abiti scollati, per cortesia. Qui sì, sento odor di Ghedini e di “bigotta! bigotta!”.
    A me sembra di aver parlato chiaro. Di aver sottolineato i contesti. Di aver “auspicato” una reazione, una battuta, un qualunque commento in risposta a Vespa. Non c’è stato? Amen.

  14. Loredana, però tra l’attitudine generale e il comportamento particolare ci sta questa cosa qua che è il caso esemplare. Se il comportamento particolare è il frutto dell’attitudine generale, il caso esemplare è ciò su cui si può fare leva per modificare gli altri. Ti dico come la vedo.
    Vespa ha offerto su un piatto d’argento i suoi testicoli, li si martelli finché non li ritira. Lo si martelli a perdifiato lì, tutti, senza fermarsi ad argomentare, e neanche a cercare controfattuali o appoggi teorici. Non serve.
    Abbiamo il video di un potente che si rivela meschino, e colpibile con argomenti che non vanno nemmeno spiegati, che chiunque può cogliere da sé. Lo sa e non può difendersi, può solo sviare l’attenzione. Stessa strategia che adotta il suo degno compare.
    E a veder bene, sia Vespa sia Sgarbi difendono le proprie posizioni in modo debole e confuso. Ma allargano il discorso e ci mettono dentro dei luoghi comuni, che strizzano l’occhio o provocano volutamente. Non cadiamo nelle provocazioni!
    Basta far notare che sono vecchi bavosi senza argomenti, e nessuno ci può dare torto. Sono solo maschere della commedia di Plauto, nulla più. Il resto delle argomentazioni ci trascina verso un piano dove è inopportuno ingaggiare il confronto, ora.

  15. Gentile Loredana Lipperini però allora dire “Naturalmente una donna può e deve fare l’uso che crede del proprio corpo. Però, in questa situazione, dovrebbe, a mio parere, valutare i contesti. E, allo stesso modo in cui lo scrittore non si sbottona la camicia per mostrare il torace muscoloso – che è faccenda, sempre a mio parere, da riservare ad altre occasioni – sarebbe, ripeto, auspicabile, che facesse altrettanto” non mi sembra appropriato, visto che sottintende che l’abito della Avallone fosse fuori luogo, mentre credo sarebbe giusto ribadire chiaramente che l’abito era più che appropriato (un elegante abito da sera): fuori luogo era Vespa. Punto.

  16. Quello che faceva notare Simone Regazzoni, se ho ben capito, si può forse riallacciare a ciò che tempo fa osservava a proposito di alcune pubblicità ( tipo quella “rasa il pratino” ) Zauberei, nel caso mi smentirà: il rischio di rendere moralistiche, o peggio bighotte, certe battaglie. Io penso che il comportamento di Vespa sia stato inqualificabile, suggerisce l’inquadratura, posa una mano sulla spalla, si prende una confidenza non adatta al contesto. Non lo so come si è sentita la Avallone, certo se avesse reagito come avrebbe(?) reagito Michela Murgia il caso avrebbe suscitato maggior clamore. Per quanto riguarda l’articolo di Sgarbi e gli apprezzamenti, vedendo la scena ho pensato che la naturale reazione di fronte alla bellezza di Silvia Avallone è stata sopraffatta dalla volgarità delle parole; Vespa non si è soffermato sulla meraviglia, non ha tentennato, ha dovuto aprire bocca per forza. Comunque fra poco finirò di leggere il nuovo di Loredana, che è OT, ma almeno mi permette di rinnovarle i complimenti per tutto.

  17. La questione verrà sempre posta male se si mette sul tema corpo si corpo no. E Chiunque metta la questione su questo asse, sposta la questione in una semplificazione desueta e superata. La questione è invece corpo con/corpo senza. Anche corpo/solo corpo.
    All’argomentazione degli scrittori intervistati, vorrei contrapporre un’analisi delle interviste dei musicisti rock intervistati. Anche i più carucci, anche i più scanottierati, anche quelli che certamente vendono perchè sono ad altro tasso di trombabilità, al momento del nuovo disco vengono intervistati sulla loro musica, sur saund, sui testi, su come lavorano, ma non sul loro cazzo, benchè non di rado sia uno strumento di lavoro. Qualche volta vi si fa una e una sola domanda ma è raro.
    La questione è la capacità degli interlocutori di considerare il sesso e la sua estetica fattore tra i fattori con cui interloquire a seconda delle circostanze. Il campiello è un evento prima di tutto mondano, che chiama la mondanità e le regole ad esso connesse. Ci si va ben vestite, se è si è carine meglio. Il bel vestito parla con il contesto, il bel vestito parla con eventualmente un fidanzato, ma non parla quando è di scena il romanzo. E’ una questione di evoluzione psichica culturale e individuale: gli evoluti diversificano gli aspetti dei loro e soprattutto delle loro interlocutrici, gli altri rimangono fermi a blocchi monolitici. In ITalia questo è il problema: la donna non può essere mai un anche sesso, ma un solo sesso – deve schiattare in un interruttore di on/off. Questo anche per merito di un certo femminismo di matrice francese che da noi ha avuto tanto seguito e che ha anche le sue responsabilità perniciose. Ma insomma, per farla breve: se io al mare chiacchiero con un bell’uomo di politica internazionale, non interrompo dicendo – e poi che bel pacco neh – gradirei si facesse altrettanto con me, senza che debba mettermi il burqa.

  18. Gentile Simone Regazzoni, a questo punto dovremmo cominciare a discutere del concetto di eleganza. Personalmente, sono molto sconcertata, piuttosto delusa – me lo permetta – e ancor più scoraggiata. La questione che lei pone è importante e delicata. E’, come dice giustamente un amico, una trappola retorica, che contrappone moralismo a sciovinismo, femminismo “accecante” a libertà sessuale. In quella trappola non intendo cadere: perchè è grazie alla medesima che ci ritroviamo dove ci ritroviamo, in fondo a tutte le classifiche di parità di genere e in fondo alla classifica ideale della dignità e del rispetto degli esseri umani, donne, uomini o altro.

  19. Volevo precisare a Loredana lipperini, che non ce l’avevo tanto coi suoi commenti quanto con quelli di Binaghi che ipotizzava una corresponsabilità di Avallone accusandola di opportunismo (non è arrivato a darle della troietta, ma il senso secondo me era quello).
    Quanto alla reazione di Avallone che non c’è stata..mah penso che fosse solo molto emozionata per dar peso al vecchio satiro e comunque chissene perchè qui la questione non è Avallone, ma il vecchio satiro che alla sua età non riesce a trattenere l’ormone. Se ce la faccio io che sono coetaneo della giovane Avallone, non capisco perchè non possa autocontrollarsi lui.

  20. Mi spiace ma non sono d’accordo. Chiedere al regista di inquadrare la socllatura non è un complimento, è un atto unilaterale e maleducato che avrebbe messo in imbarazzo chiunque.
    “Complimenti per la sua bella presenza” o “un talento notevole in un corpo aggraziato”…sono complimenti molto più garbati e che si allineano meglio al contesto e alla persona.

  21. Salve. Concordo con Giulia. Vespa ha detto cose maleducate, grossolane e fuori posto, assolutamente non un complimento – sembrava più un imbonitore al mercato che il presentatore di un evento culturale!
    La risposta di Sgarbi non c’entra nulla con l’accaduto a mio parere. La prende alla larga per confondere le acque, non so.
    Nè mi sembra che Michela Murgia abbia esagerato, dato il contesto di evento (culturale!) pubblico in cui l’episodio è avvenuto. Vespa si difende invece di scusarsi per essere stato inopportuno, alfiere di un comune sentire becero e ipocrita.
    L’apprezzamento delle grazie femminili veramente è un movente ridicolo, e la Avallone ha fatto eco al commento di mia zia, ‘gli uomini sono tutti così’…
    ciao a tutti

  22. Per Francesca Violi, in particolare, che mi ha posto una domanda (forse retorica, ma el dubbio rispondo). Forse è una questione di come si interpreta un’occasione. Io interpreto una premiazione letteraria come un’occasione professionale, in cui ci si dovrebbe presentare in modo credibile, sobrio, compunto. Va benissimo un abito lungo, il trucco, i tacchi: l’abbigliamento femminile ha una tale varietà che c’è l’imbarazzo della scelta. Trovo che, secondo il frame che io associo a questo evento, la vertiginosa scollatura dell’autrice fosse controproducente rispetto al fatto che veniva premiata per un’arte «cieca», in cui l’aspetto fisico dell’autore non fa parte dello scenario in base al quale si acquista il libro. Come se uno leggesse Stephen Hawking per pietismo. Ha distolto nettamente l’attenzione dal libro e dal premio. Un ominicchio come Vespa non ha saputo resistere dal suggerire alla regia una squallida inquadratura.
    Qui dunque ci sono due problemi che si incontrano e generano il mostro.
    Sì, confermo che secondo me lo spacco alla coscia e il tatuaggio su braccia e spalle nude mi paiono di cattivo gusto, sempre secondo il frame che associo al contesto.
    Se, invece, il modo più corretto di inquadrare l’evento era, come altri hanno scritto, quello della serata mondana, l’abito era perfettamente in tema (le battute di Vespa invece rimangono volgari).
    Il complimento in sé, se espresso con linguaggio elegante (come anche altri hanno detto), ci stava tutto e lo reputo anche inevitabile, visto l’abbigliamento della signora, che è una calamita per i complimenti. Ma poi occorrebbe la par condicio anche in questi casi? Un complimento ad hoc per ogni premiata/o? A Murgia che si poteva dire? Si doveva dire qualcosa per forza a ciascuno? O il presentatore può andare a braccio e decidere sul momento cosa vuole dire, come, e a chi?

  23. Tanto chiasso per nulla. Vespa ha usato un’espressione nè sessista nè volgare, io l’avrei evitata semplicemente perchè l’Avallone non è, poi, cosi interessante esteticamente, ancor meno come scrittrice. L’articolo di Sgarbi non mi scandalizza, strapazza, soltanto, il vostro strabismo concettuale, stancante e ridicolo.

  24. Scrivendo un po’ di getto: non so se Carofiglio sia un bell’uomo o meno, non sono un esperto. Facciamo di sì, per seguire la mia ipotesi.
    Facciamo che alla serata del Campiello si fosse presentato con una elegantissima camicia D&G sbottonata fin quasi all’ombelico, mostrando il petto villoso, e calzasse un paio di pantaloni (sempre D&G) a vita bassa, inguinali, fascianti, che modellano il culetto e mostrano il pacco.
    Vespa avrebbe detto qualcosa? Mhm… forse sì. Io credo di sì. Avrebbe sbagliato? Assolutamente sì.
    Però: perché Carofiglio (del quale, tra l’altro, non so neppure come fosse vestito, non ho seguito la serata) non si è presentato con quell’abbigliamento che vi assicuro non è affatto cafone e inelegante (conosco almeno tre persone – il fatto che siano gay influenza? – che si vestono così e li reputo eleganti. Un po’ stucchevoli, ma eleganti). Perché non ne ha bisogno. Perché il suo sistema simbolico non passa dalla esaltazione del corpo sessuato – “istruzioni per l’uso: guardare qui, qui e qui” – e disponibile (e i miei tre amici gay in fondo, questo fanno. Di professione intendo: sono, come dicono loro, marchettari), ma da quello di una seduttività che si esprime con la esibizione del potere. Vesto con una declinazione contemporanea dell’uomo d’affari ottocentesco – sembra dire Carofiglio o in generale il maschio “elegante” ma rassicurante e paterno, dal capello “sale e pepe” – vesto così e chi come me veste così (vedi Vespa) condivide quel sistema simbolico.
    La cravatta (moderna), per dire, è una delle cose più inutili della storia dell’abbigliamento. Eppure pare un indumento irrinunciabile, all’interno di un modo, appunto, codificato e sessista dell’apparire.
    Può sembrare strano ma io credo che sia il corpo dell’uomo che dovrebbe essere liberato dal dover essere sempre, necessariamente, espressione di potere. (I modelli maschili che la tv ci propina sono altrettanto monodimensionali di quelli femminili, per quanto bisogna ammettere che quest’ultimi siano davvero aberranti).
    Se la Avallone “mostra le pere” sottostà al gioco dei ruoli: elegantissima e “sessuata” per lo sguardo maschile (mostri le pere? Io le guardo. Se sto zitto sono politically correct, se faccio la battutaccia sono volgare), se Carofiglio veste giacca e cravatta esprime la sua volontà di potenza, il suo far parte del club che può permettersi di “guardare le scollature perché ne ha il diritto”. Che fosse il suo un vestito più castigato non lo fa meno responsabile del gioco della parti.
    La Avallone avrebbe dovuto vestire diversamente? No. Faccia quello che le pare. Fosse per me ognuno si vesta come crede, ne ha il sacrosanto diritto. Ma non finga di non sapere che nessun vestito è innocente.
    Colpevole lei, così come è colpevole il mio (ipotetico) Carofiglio. (quanto sarebbe stato davvero dirompente se si fosse presentato così come me lo sono immaginato più sopra!). (e le rock star? Ipersessuate, non fingete. Ed infatti le battute sulla prestanza fisica di molti rocker da parte delle (rare) presentatrici nazionali, e sopratutto del pubblico adorante, sono d’ufficio, zauberei. Il rock, in fondo, è musica wasp e piccolo borghese, assolutamente consolatoria, ma questo è un altro discorso)
    Infine: in un premio letterario si dovrebbe parlare di libri. Si dovrebbe. Ma quando diventa una diretta tv non è più un premio letterario ma un programma televisivo. E se non cambiamo la tv (tutta la tv) non cambieremo neppure il Campiello o lo Strega.

  25. Mi permetto anche di dissentire sulla frase ” allo stesso modo in cui lo scrittore non si sbottona la camicia per mostrare il torace muscoloso – che è faccenda, sempre a mio parere, da riservare ad altre occasioni – sarebbe, ripeto, auspicabile, che facesse altrettanto”.
    C’è scollatura e scollatura, e anche nel modo di ostentarla c’è da sbizzarrirsi, soprattutto alla nostra età (classe 84, come Avallone). Silvia era a mio parere impeccabile e solo un verme viscido avrebbe potuto interpretare il suo atteggiamento e il suo abito come un invito ad usufruire a piacimento del decolltè.
    E ripeto, mi sembra allucinante anche solo parlare di “complimento”.

  26. Chiunque dovrebbe essere libero di vestirsi come gli pare senza che un vecchio marpione senile si comportasse come Vespa.
    Chiunque dovrebbe essere libero di vestirsi come gli pare senza che qualche maschilista che non sa di esserlo dicesse che il commento di Vespa l’Avallone se l’è voluto.
    Del resto il Binaghi scrive così:
    «La Avallone ha fatto di tutto per farsi “vedere”, anche prima della TV, a cominciare da un romanzo in cui usa maldestramente stereotipi di degrado sociale per strizzare l’occhietto al fica power.»
    Lo stile è l’uomo, e non parlo di stile di scrittura. Io l’Avallone non l’ho letta, a differenza del Binaghi.
    Sfoglierò un libro di Binaghi per vedere se può permettersi di impancarsi a giudice degli altrui mediocri romanzi. Oltre che degli altrui abiti da sera.

  27. Ci vuole un bello stomaco per leggersi uno Sgarbi ma ce l’ho fatta.
    Scelgo due passaggi che rappresentano tutto il resto del banalissimo testo:
    “Così si offende per lei la brutta Murgia”;
    “E la stessa Murgia lo avrebbe sperato. E non, come afferma ipocritamente, per respingerlo.”
    Insomma, in due parole, Sgarbi dice: la Murgia è brutta e come tale invidiosa perché a lei il complimento non l’hanno fatto. Ecco perché ha criticato Vespa.
    Anvedi, che commento intelligente e originale.
    Per niente prevedibile, poi.
    Per niente stereotipato.
    Signora Lipperini, quasi quasi le rivolgo un rispettoso rimprovero per avere dato risonanza a ‘sta roba qua e al cervello del maschiotto che l’ha prodotta.

  28. Interessante Biondillo sugli stereotipi sessuali che imprigionano uomini e donne e in cui uomini e donne volontariamente s’imprigionano.
    Però che c’azzecca?
    La cosa da dire è, come dice Biondillo, ognuno si vesta come vuole e chi ha la responsabilità di presentare un premio letterario si comporti come tale e freni l’ormone.
    se io sono al bar con una mia amica molto avvenente che non nasconde la propria avvenenza le faccio il complimento per il suo aspetto fisico, se io presento una serata in cui lei vince un premio non per l’avvenenza ma per un libro che ha scritto le faccio i complimenti per il libro (si presume che l’abbia letto, non so se Vespa l’ha fatto). Non è questione d’essere politically correct ma capire in che contesto stai.
    Che poi fatico a considerare “inquadrate questa bella scollatura” un complimento, mi ricorda più un macellaio che dice “A signò guardi che fresca ‘sta carne! Bona!”

  29. Ho letto anche Biondillo.
    Ma qui non c’è nessuno che sia andato a Cannes, a Venezia?
    Perché un’attrice può e una scrittrice non potrebbe mettersi un abito da sera scollato?
    L’attrice cos’è, una p.?
    O una scrittrice, una fotografa, un’artista dovrebbero far finta di essere suore o istitutrici o avvocatesse in pretura?
    Ricordatevi almeno di Colette.
    Ma che tristi e grigi moralisti, che brutto mondo.

  30. Il problema è la tv italiana che marmellizza tutto. I commenti sulle attrici a Cannes scollacciate (purtroppo) si sprecano nella nostra meschina televisione. Se non ci fosse stata la diretta tv Vespa avrebbe potuto dire: “pregasi inquadrare la scolaltura?” No. E sai perché? Perché NON ci sarebbe stato Vespa a presentare.
    (insisto: ognuno si vesta come cazzo vuole, figurati a me che me ne frega, ma se la questione è di “contesti”, il contesto in questione non era né un premio letterario, né una serata di gala, ma una trasmissione tv.)

  31. Scusate se mi intrometto e se, anch’io, pur leggendo spesso le pagine di lipperatura, intervengo assai di rado. Evidentemente, volenti o nolenti, la questione appassiona (più del dovuto, e me lo dico da sola). Non posso che trovarmi d’accordo con Regazzoni e con Paolo, di cui cito queste sacrosante parole “se io sono al bar con una mia amica molto avvenente che non nasconde la propria avvenenza le faccio il complimento per il suo aspetto fisico, se io presento una serata in cui lei vince un premio non per l’avvenenza ma per un libro che ha scritto le faccio i complimenti per il libro (si presume che l’abbia letto, non so se Vespa l’ha fatto). Non è questione d’essere politically correct ma capire in che contesto stai”.
    Proprio per questo motivo resto allibita dalle parole di Binaghi. ” se la va a cercare presentandosi con le pere di fuori” mi pare battuta da spogliatoio di squadra di calcetto (di ragazzini in piena pubertà). Una frase, insomma, proprio inadatta al contesto (a questo contesto). Lo dico con rammarico, perché se da Vespa non ci si aspetta, ovviamente, niente, da Bianaghi qualcosina in più…

  32. Puoi vedere quello che dico qui, @binaghi
    E io posso vedere quello che tu dici qui.
    Il mio blog non è «criptato» è a inviti, e invito gente che non si esprime come tu ti sei espresso sopra o anche così:
    @Vincent
    E’ un po’ che te lo volevo dire. Parlare in un blog come si parlerebbe al bar tra amici per me è sinonimo di schiettezza.
    Tu invece non è che sei affetto da leccaculismo coatto?
    Postato martedì, 7 settembre 2010 alle 2:54 pm da valter binaghi
    bene, io al bar tra amici non parlo come te.

  33. Gentile Loredana Lipperini, lei sarà anche delusa ma io sono un po’, anzi molto sconcertato per il fatto che si arrivi anche solo a disquisire sull’opportunità o no della scollatura e del vestito della Avallone (ma avrà o no il diritto di vestirsi al premio come meglio crede?) quando si trattava solo di dire che il pessimo commento di Vespa era l’unica cosa fuori luogo in quella serata. E’ questo il solo motivo per cui sono intervenuto. Speravo che lei mi dicesse: non hai capito nulla, stiamo solo parlando della reazione di Vespa non di come si “dovrebbe” o “sarebbe opportuno” o “preferibile” si vestisse una scrittrice per ritirare un premio. E invece no. Qui si parla anche di come una donna, nel caso specifico Silvia Avallone, in certi contesti sarebbe auspicabile si vestisse. E io trovo questo semplicemente un classico discorso da orizzonte simbolico patriarcale.

  34. Regazzoni, lei è più abile di me nel maneggiare la retorica. Non mi faccia dire cose che non ho detto. Io ho solo ribadito che RIFIUTO la tagliola dell’o di qua o di là. Mi interessano, ripeto, i contesti. Mi interessa come ci si rapporta o meno a quei contesti, non come ci si veste. Ognuno, se crede lo ribadisco per la milionesima volta, è libero di vestirsi come vuole e dove vuole. Ma una domanda (una) sulla natura e l’esistenza di quella libertà, sulla necessità o meno di aderire a un modello dato, mi consente di pormela? O rientro nell’orizzonte simbolico patriarcale (peraltro, secondo molto pensiero femminista, stramorto)?
    Però, per cortesia, non travisiamo i termini. Per me la discussione si muove in questi. Se qualcuno si azzarda ad attribuirmi parole censorie nei confronti dell’abbigliamento di chicchessia, reagisco e reagirò (questa era per i simpaticoni di Libero, ovviamente).

  35. Gentile Loredana Lipperini, proprio perché non volevo attribuirle cose che non ha detto ho preferito, sopra, citare le sue parole. Spero di non aver travisato. Molto semplicemente io trovo pericolosa e inopportuna la domanda su quella libertà che invece andrebbe ribadita, difesa, per poi articolare un nuovo e differente discorso. Ma mi fermo qui e ringrazio per avermi ospitato in questo luogo di dibattito.

  36. Regazzoni, lei mi insegna che le parole fuori contesto sono baionette. Non prendiamoci in giro. E, cortesemente, non lanci sassi. Pericolosa e inopportuna la mia domanda (aderire a un modello UNICO che viene diffuso, specie in televisione) o scomoda la risposta?

  37. Che strana piega ha preso questo thread. A me pareva tutto molto semplice all’inizio.
    Vespa ha fatta una battuta sul seno di una scrittrice. Questa battuta è sembrata a molti, compresa me, squallida in sé e ancora di più all’interno del contesto in cui è stata detta.
    Il mio ragionamento è che tutte le scrittrici hanno i seni, alcune li hanno belli, alcune li mostrano, dopodiché se vinci un premio perché hai scritto un libro (‘Acciaio’ non l’ho letto per cui non mi pronuncio) il fatto che hai seni più o meno belli, il fatto che li mostri o li nascondi dovrebbe essere del tutto inessenziale e i commenti dovrebbero essere rivolti al libro che hai scritto, alla sua bellezza o alla sua bruttezza (giudizio che di solito, invece, ci si guarda bene dell’esprimere: in merito al valore effettivo di un libro si mantiene un pudore e una reticenza verginale).
    .
    Ora, alcune/i di quelle/i che hanno trovato la battuta di Vespa volgare e inopportuna lo hanno detto o scritto pubblicamente.
    Apriti cielo: no, questo dissenso non s’ha da manifestare, e se lo manifesti sei bigotta e brutta: anzi sei bigotta perché sei brutta.
    Ecco, io è proprio questa censura che non capisco.
    Vespa ha diritto di fare battute volgari, la Avallone ha diritto (per me sacrosanto) di vestirsi come le pare, ed io non ho diritto di dissentire da una battuta che considero volgare e sessista? O, se lo faccio, devo essere consapevole di farlo a rischio di essere insultata?
    Scusate, ma a me pare molto strano. Non pretendo di avere ragione né di parlare a nome di tutte le donne, ma pretendo di esprimere la mia opinione. Punto.
    Il fatto è che in questo paese, davvero bigotto e conformista, chiunque abbia uno straccio di potere, qualsiasi cosa faccia, pretende il consenso plebiscitario da parte di tutti, le critiche non sono ammesse a nessun titolo.
    O applaudi entusisasta o dissenti in silenzio.
    Ma manco per idea: se una cosa non mi piace ho diritto di dire che non mi piace. Aripunto.

  38. Per correttezza, Valeria, devo dire che i termini della questione non sono questi. Alla discussione sull’inopportunità della battuta – e successive repliche – di Vespa si è aggiunta una sotto-discussione che, per quanto mi riguarda, riguarda l’adesione o meno a un modello televisivo. E’ quello che Ariel Levy chiama “raunch-culture”: ovvero, qualunque sia il contesto scelgo un canone che è quello televisivo. Questi e solo questi sono i termini della riflessione che è nata: va detto che io non condivido le modalità in cui in alcuni casi sono stati espressi. Ma il modello esiste, come ha sottolineato Gianni Biondillo. E la domanda che pongo è: “di che tipo di libertà parliamo?”. Punto. Il che – un milione e una – non significa impedire a chicchessia di fare quel che ritiene opportuno fare e dire o non dire. Diamine.

  39. Vespa ha dato una “metaforica” pacca sul culo alla Avallone. L’avesse data a “tua sorella” (come si suol dire) l’avresti preso a schiaffi (anche il “tu” è generico), ma poichè il fatto si è svolto in televisione la discussione verte sul culo in questione. Baricco sarebbe contento, i barbari vincono.

  40. Pericolosa la sua domanda, Loredana Lipperini, quando verte sull’opportunità o meno di indossare certi abiti in certi contesti, naturalmente. Perché la risposta, banalmente, è che l’adesione ad un modello supposto unico non è questione legata al diritto che ogni donna dovrebbe vedersi riconosciuto non solo di vestire come vuole, che è scontato, ma di non essere giudicata in base a quel modo di vestire. Nel momento stesso in cui si ipotizza questo legame si sta semplicemente ledendo un diritto.

  41. Regazzoni, lei gioca sporco, me lo permetta. Rilegga i miei interventi. Io ho parlato di una assenza di reazione, tanto per cominciare, e ho anche detto che non mi interessava più di tanto. Lei tenta di farmi dire che io sostengo che Avallone non doveva indossare un vestito scollato. Non ci sto. Il discorso che io sto facendo – e non credo che non l’abbia compreso – è un altro: sto parlando dei confini fra libertà individuale e modelli sociali ed estetici imposti. Mai, in nessun momento, ho giudicato e giudicherò una scrittrice se non in base a quello che scrive.

  42. “di che tipo di libertà parliamo?”lalipperini
    Per rispondere a ‘sta domanda bisognerebbe prima stabilire cos’è la libertà, e se esistano scelte che non siano condizionate da una serie di fattori: retaggio culturale, educazione ricevuta, condizioni economiche e sociali, e tutti gli stereotipi imposti da retaggio culturale, educazione ricevuta, ambiente sociale e media.
    La mia risposta è no. Non esistono scelte, se non in casi rarissimi, che non risentano di uno o tutti questi fattori. E questo è vero in Europa, nelle Americhe, in Australia come è vero in Medio Oriente e nell’Africa subsahariana.
    E quindi?

  43. E quindi, Paolo, vogliamo almeno porci il problema, oppure tirar fuori la questione significa automaticamente riproporre il “metodo Ghedini”: tu-bigotta-io-libertario? Diamine, di nuovo.

  44. Gianni Biondillo: “(e le rock star? Ipersessuate, non fingete. Ed infatti le battute sulla prestanza fisica di molti rocker da parte delle (rare) presentatrici nazionali, e sopratutto del pubblico adorante, sono d’ufficio, zauberei. Il rock, in fondo, è musica wasp e piccolo borghese, assolutamente consolatoria, ma questo è un altro discorso)”
    Chiedo scusa per l’OT. Con tutto il rispetto (mi sono sempre piaciute le tue riflessioni e ti stimo molto come intellettuale), questa frase mi pare di un qualunquismo e di un’ignoranza musicale sconcertante.

  45. Naturalmente lei è libera di pensare che io giochi sporco e che quindi io sia in malafede. Le assicuro che non è nel mio stile, tanto più che io ho debiti con lei per lo spazio che in altri casi ha dedicato a cose mie. Non credo di avere la verità in tasca: forse sbaglio e ha ragione lei; ma mi piace argomentare evitando di dire al mio interlocutore che fa retorica o è scorretto. Quindi cito ancora le sue parole: “Naturalmente una donna può e deve fare l’uso che crede del proprio corpo. Però, in questa situazione, dovrebbe, a mio parere, valutare i contesti. E, allo stesso modo in cui lo scrittore non si sbottona la camicia per mostrare il torace muscoloso – che è faccenda, sempre a mio parere, da riservare ad altre occasioni – sarebbe, ripeto, auspicabile, che facesse altrettanto”. E’ lei non io che dice che sarebbe stato “auspicabile”, e si riferisce alla Avallone (e comunque anche se fosse una affermazione universale sarebbe applicabile al caso Avallone), non sbottonarsi così come non si sbottona un uomo. Lei sta facendo così valutazioni in merito al modo di vestire di una donna in un contesto in cui questa donna proprio per il suo modo di vestire è stata valutata. Ergo: condanniamo Vespa che fa valutazioni in merito alla scollatura della Avallone. Ma evitiamo accuratamente di ricadere a parlare di quella scollatura, perché altrimenti rischiamo di trovarci in spiacevole compagnia.

  46. Io ritengo auspicabile che non sia consequenziale uniformarsi all’estetica di un medium che, per quanto riguarda le donne, ne ha propagata per venticinque anni solo una. E’ un auspicio, NON una valutazione, e tanto meno una prescrizione.
    L’argomentazione, Regazzoni, è meravigliosa: ma non stiamo facendo teoria. Questa è la realtà in cui ci muoviamo, che le piaccia o no. Se l’auspicio, a suo parere, equivale a una condanna, lei commette un artificio linguistico. E un arbitrio.
    Ps. Lasci stare i debiti. Mi occupo degli argomenti che ritengo interessanti, e continuerò a farlo, prescindendo dalle persone che li trattano.

  47. La domanda “di che tipo di libertà parliamo?” è nitroglicerina. Richiede una riflessione sul concetto di “responsabilità” che tocca tutti, non solo bolsi presentatori televisivi o scrittrici senza nervo. L’equazione ghedinesca invece serve ad indicare UN solo responsabile (apparente) che salva tutti gli altri. Ecco, a me invece il discorso sui confini della libertà dettati dall’etica interessano molto e penso che, in quest’epoca di relativisti con le terga altrui sia addirittura fondamentale. Anche perchè, prima o poi, ho come il sospetto che la questione della libertà verrà risolta. Una volta per tutte…

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