C'E' DI PEGGIO

Vittorio Sgarbi su Il Giornale:

Fra le forme di minorità del Pensiero debole che porta alle estreme conseguenze la visione penitenziale del catechismo controriformistico che vede la donna come simbolo del male, c’è il disprezzo della «carne». Il corpo, altrimenti detto «carne», è in realtà il tempio dell’anima e soltanto per questo dovrebbe essere esaltato, anche in una prospettiva cristiana. Invece, da secoli, viene fatto coincidere con la fonte di desideri peccaminosi, per chi non lo rispetti in modo astratto. Ma il desiderio è peccato? Due corpi che si stringono negano la spiritualità dell’uomo? A me è sempre sembrata una posizione assurda. Eppure continuano a sopravvivere contrapposizione fra corpo e anima, fra pensiero e piacere.

Di questa visione reazionaria e bigotta si è fatta interprete con le sue sgangherate dichiarazioni una scrittrice sarda che si pensa progressista e veste senza pudore Berlusconi, pubblicando i suoi libri con la casa editrice Einaudi, proprietà del premier, senza vivere i tormenti del teologo Vito Mancuso e di altri che avvertono l’impudicizia di fare i moralisti e di prendere i soldi da Berlusconi. Così, senza accorgersene, entra in un vicolo cieco Michela Murgia affermando, a proposito di assolutamente insignificanti complimenti di maniera di Bruno Vespa a Silvia Avallone vincitrice del premio Campiello opera prima: «Quando c’è di mezzo una donna, si va sempre a parare sul corpo. Non importa la sua intelligenza, non importa se viene festeggiata, premiata, perché ha scritto un libro importante. Tutto si svilisce, si riduce alla carne». È un problema della sola Murgia perché, con assoluta spontaneità, la Avallone, ragazza tranquilla, risponde: «Ero emozionata, non mi sono neppure resa conto». Così si offende per lei la brutta Murgia, che rincara: «Vespa non mi è piaciuto. Il suo comportamento verso la Avallone e gli apprezzamenti sono stati di cattivo gusto. Se li avesse fatti a me, avrebbe avuto la risposta che si meritava».

La risposta che si merita la Murgia è ancora più semplice: c’è una ragione perché non ha avuto gli apprezzamenti di Vespa; evidentemente non se li meritava. Siamo alle solite. Alla Bindi che replica alla battuta berlusconiana, rubata a me, «più bella che intelligente»: «Io non sono fra le donne a sua disposizione». Una risposta apparentemente orgogliosa ma molto fragile, giacché sarebbe stato semplice, per il premier, rispondere «meno male» o «per fortuna». Immaginate la felicità di un uomo che avesse a disposizione la Bindi, piena di desideri e di concupiscenza. Non saprebbe come cavarsela. Ed è la stessa condizione per cui Vespa non ha fatto apprezzamenti sulla Murgia, che pure era scollacciata non meno della Avallone. Tutta la polemica si basa sul fatto che il corpo bello sia una colpa e sia in contrasto con il riconoscimento dell’intelligenza e della capacità. Invece la bellezza è il fondamento stesso del pensiero filosofico e religioso.

La Murgia deve tornare a scuola. Ma perché non si chiede come mai i complimenti Vespa non li ha fatti a lei? La bellezza non è qualcosa di negativo, ma qualcosa che merita apprezzamento. Una brutta sarà apprezzata perché è intelligente, ma una bella sarà apprezzata perché bella e intelligente. Non è che bellezza e intelligenza siano una buona e l’altra cattiva. Oggi, uscendo dall’albergo Urbino Resort, ho chiesto, per prova, alla direttrice se preferiva essere bella o brava. Mi ha risposto candidamente: «Entrambe. Ma mi fa piacere essere considerata bella perché so che sono brava». E non si tratta soltanto di una questione che riguarda il corpo femminile. È invece, piuttosto, una questione che riguarda il corpo nudo e la sua bellezza formale. I bronzi di Riace sono apprezzati perché belli, come il Davide di Michelangelo, e la bellezza del loro corpo è un valore intellettuale oltre che sensuale e li rende attraenti più che un satiro grasso o un corpo deforme pur mirabilmente rappresentato.

I canoni della bellezza classica sono consolidati e valgono per i kuroi come per la Venere di Milo o per le Veneri di Tiziano. È assurdo dire: «Quando c’è di mezzo una donna si va sempre a parare sul corpo». È bella ma non devo dirglielo? Perché? Tra uomo e donna non c’è differenza. È solo una questione legata al costume nel doppio senso, anche se oggi i comportamenti stanno cambiando. Non in certe situazioni formali. Ma è evidente, quando si premia un uomo, Pennacchi, Lerner, è consuetudine vederlo con giacca, cravatta e persino cappello, sciarpa, bastone, o smoking, cravattino, camicia bianca, fascia, tutto coperto dalla testa ai piedi. Poi si premia la Avallone: arriva con un vestito leggero. Ne vediamo le gambe, le caviglie, i seni e i tatuaggi. Se lei si fa vedere, dobbiamo far finta di non vedere? E dobbiamo tacere su quello che vediamo? Le donne adottano un costume che sottolinea la femminilità e presuppone lo sguardo.

Le donne chiedono di essere viste. Ma se un uomo si presentasse a ricevere un premio in costume da bagno con le spalle e le gambe scoperte probabilmente riceverebbe osservazioni non solo sulla sua opera ma anche sul suo modo di vestire. Non risulta, per il costume, che Moravia, Pasolini, Gadda, Bassani, Montale o Cassola si siano mai presentati a ritirare premi con abiti scollati e le gambe nude. Ma sono certo che avrebbe fatto notizia. E certamente Vespa lo avrebbe sottolineato. C’è dunque un rito, che riguarda il «costume» del vestire maschile e del vestire femminile in circostanze di carattere celebrativo. Sono regole che riguardano il presentarsi in società. Ma forse la Murgia non sa che si possono anche assumere atteggiamenti eccentrici. E che, per esempio, Julien Schnabel si presenta in pubblico, anche a ricevere premi, in pigiama. Dobbiamo far finta di niente? Non possiamo dirlo? Dobbiamo occuparci soltanto del suo talento come pittore e come regista?

In compenso Rula Jebreal, sua compagna, è bella e intelligente. Dovrebbe indossare il burqa? Dovrebbe prescindere dalla sua bellezza? E possiamo escludere che la sua bellezza abbia aiutato la sua intelligenza? Sarebbe per lei un vantaggio essere come la Buttiglione? Non dobbiamo rilevare la differenza fra le due? Una è consapevole della sua bellezza, e ne trae vantaggio. E però, secondo la Murgia, se metti in gioco il tuo corpo, la bellezza del tuo corpo, rischi di diventare un «pezzo di carne». D’altra parte anche la Murgia indossava un vestito che lasciava tette e gambe scoperte, ma non è stata apprezzata. Naturalmente i canoni di bellezza possono mutare. Ci sono nell’arte corpi simili a quelli della Murgia come la Venere di Willendorf del 30.000 avanti Cristo circa, ma l’estetica femminile consolidata ha altre forme ed è abbastanza semplice definire cosa è bello e cosa è brutto rispetto all’armonia e alle proporzioni della bellezza. D’altra parte Sartre in Simone de Beauvoir e Moravia in Dacia Maraini non apprezzavano la sola intelligenza. Ma certamente anche l’avvenenza. Anche loro come Vespa? Quella della Murgia è una forma di debolezza concettuale. Di ignoranza. Se il corpo femminile deve essere mortificato, allora la scrittrice si vesta come George Sand, da uomo. E cosi ha fatto la grande Giovanna Bemporad. Ma se mostra una tetta, non pretenda che non se ne parli.

Erano dunque vestite allo stesso modo la Murgia e la Avallone. Io non avrei fatto nessun complimento alla Avallone. Ma se Vespa osserva che è bella, non significa che non vuole occuparsi del libro. Se qualcuno mi dice che ho un bel ciuffo e io ho fatto una bella conferenza, devo prendermela? La questione non riguarda soltanto la donna; con le sue affermazioni la Murgia inquina il buon senso, introduce una forzata discriminazione. Era insignificante rispetto all’essere buoni attori che Alain Delon o Marcello Mastroianni fossero belli? E George Clooney e Brad Pitt nell’immaginario femminile bisognerebbe considerarli soltanto bravi? Ed è questa la ragione dell’apprezzamento che ottengono? In tutte le discipline la bellezza è un valore aggiunto che merita attenzione. Sulla bellezza e sul corpo hanno certamente puntato Madonna, Mina, Patty Pravo, Milva, Ornella Vanoni, Anna Oxa. Quando Greta Garbo o Mina hanno iniziato ad avere dubbi sul loro corpo si sono ritirate. È dunque inaccettabile la svalutazione del corpo femminile da parte della Murgia. Una forma di mortificazione. Sono «carne» anche i corpi maschili. E se ne parla meno soltanto perché in società l’uomo si veste di più. Dà valore ai simboli e alle divise. Spogliare una donna è più facile ed è la stessa donna, per vanità e per compiacimento, a essere disponibile a farlo. Di fronte a ciò che vede, di fronte a ciò che la donna gli mostra, perché l’uomo deve tacere? I bronzi di Riace si apprezzano proprio perché sono nudi.
E allora perché dobbiamo riferire il concetto di mercificazione soltanto al corpo della donna? Come si può dire, con supponenza, e con prepotenza: «In altre tv d’Europa, a un conduttore non sarebbe permesso di comportarsi cosi?». La Murgia trascura di considerare che il desiderio e la sensualità sono valori che riguardano il rispetto del corpo dell’uomo come della donna. Una donna desiderabile non è affatto mortificata. Lo è una indesiderabile. E la donna che vuole essere desiderata non teme e non respinge un complimento. Pennacchi e Gad Lerner, mortificandosi negli abiti, non se lo aspettano. Ma forse Renato Zero o David Bowie non lo avrebbero disdegnato. E la stessa Murgia lo avrebbe sperato. E non, come afferma ipocritamente, per respingerlo.

255 pensieri su “C'E' DI PEGGIO

  1. Purtroppo o per fortuna invece stiamo analizzando teoricamente la realtà. Il problema è che quando la propria argomentazione teorica non tiene non si può dire “questa è la realtà, lasciamo stare la teoria”. Si dovrebbe riarticolare il proprio discorso. Se non lo si fa allora sì che si gioca sporco o sbaglio?

  2. Non mi diverto, anzi sinceramente mi dispiace molto vedere che con questa sua argomentazione debole una intellettuale del suo livello si sia andata a mettere (ma ha fatto tutto lei) in un angolo teorico e politico dove mi pare ci troviamo oggi in molti uomini e donne di sinistra (mi ci metto anche io) incapaci di rivedere alcuni paradigmi concettuali vecchi e logori. Perdiamo per questo, non per altro. Ci manca il coraggio di ricostruire il nostro orizzonte concettuale. Preferiamo trovarci in qull’angolo tutti insieme a dire: ma guarda quanto sono brutti e immorali e stupidi gli altri! Il nemico. E il nemico, intanto, vince su tutta la linea.

  3. A proposito di sbottonarsi la camicia, qualcuno ricorda le maniche sapientemente arrotolate di Baricco?
    Niente di volgare, per carità. Ma un modo di presentarsi sul quale credo viva ancora di rendita. E sul quale sono state fatte numerose battute che non hanno mai scandalizzato nessuno.

  4. Regazzoni. A me pare che lei non solo si diverta, ma stia cercando l’ultima parola, come spesso accade. Gliela lascio, stia tranquillo. Le dico solo una cosa: non usi la sottoscritta per fare la moralina sugli intellettuali di sinistra. E soprattutto non riduca il lavoro della sottoscritta a: “quella che vuole che la Avallone vesta accollata”. Non le fa onore. Chiudo. E parli per lei, quando parla di mancanza di coraggio ecc. ecc. Io ci sto provando: sbaglio, di certo, ma ci sto provando.

  5. Vince perchè sono in pochi a prendersi la responsabilità di passare all’attacco. Rivendicando spazi di manovra che NON seguano le loro direttive. Una di queste è controllare i contesti ed agire di conseguenza. Un’altra è evitare il fuoco amico.

  6. No, non voglio avere l’ultima parola, ci mancherebbe. Quindi scrivo solo queste righe per ringraziarla per la discussione. Forse sbaglio io. Chissà. Ma credo che occorra discutere in modo franco, diretto. Grazie e buon lavoro. Continuerò a leggerla.

  7. -Ciao Gianni Biondillo! – sarò superficialona, sarò borghesona sarò quello che te pare, ma io la retorica del sottostare agli stereotipi non la sopporto, applicata ai maschi alle femmine e ai cagnetti: tutti cucciolini di pavlov siamo – le donne soprattutto, che subiscono patiscono giocano modelli in modo inconsapevole, schiavizzate oibò da un sistema che uh come schifano! Tra cornice e soggetti ci sono relazioni bidirezionali e spesso consapevoli, sofisticate e pluricodificabili. L’abito è un linguaggio che simultaneamente colloquia in più direzioni, una è il sesso – ma ce ne sono altre, spesso valgono di più anche per le donne ( ma siete sicuri che qui lei voleva essere solo supergnocca? io per esempio non credo) – molte altre altrettanto importanti – per i soggetti, – e che piaccia o meno questa cornice è scelta e strutturata da molti, partecipata. Per te certe cose non sono importanti – non vuol dire che gli altri le abbiano scelte senza consapevolezza.
    – In ogni caso, io capisco la reazione neutra di Avallone – forse l’avrei avuta anche io all’età sua non so, e in un’occasione così – forse no, non so. Forse ha anche pensato che era meglio per lei soprassedere – essere un caso editoriale, può essere un impresa mediaticamente complicata. Ma le critiche sono appunto alla reazione non all’abito, non mi pare che Loredana abbia da dire alcunchè sull’abito – a meno che abbia capito male. Credo che il problema sia proprio quella reazione tenue. La reazione forte, infatti, avrebbe potuto difendere quell’abito, quella scelta.
    Io non so quanto la mia posizione combaci con quella di Loredana – che saluto, forse c’è un minimo scarto sulla questione dei modelli imposti – “imposti” comincia a essere termine che trovo controproducente, per mio penso che quello che si impone è altro. Quello che mi si impone è una reductio ad ficam: tutta la polisemia finisce sempre li: come andare a fare una mammografia per analizzare il seno come oggetto biologico e sentirsi dire anvedi che poppe. Poi esci abbracci un tuo amico fraterno con cui sei cresciuta e quello – anvedi che poppe. Poi scrivi un libro vai a una festa – supermondana – per parlare del libro – anvedi che poppe. Ti metti il burqa – ‘ndo hai messo e poppe? Alla fine una tromba per sfinimento e desiderio di coerenza.

  8. X lipperini
    Questo accostamento con Ghedini mi sta seccando, io non la considero una bigotta, il problema possiamo pure porcelo, ma temo che i condizionamenti che ho elencato (e chissà quanti ne ho lasciati fuori) siano ineliminabili anche perchè se non ci fossero saremmo indistinguibili dagli altri animali.
    Quel che possiamo fare e lei lo fa e altri lo fate già egregiamente è impegnarsi affinchè i media non impongano stereotipi sessuali avvilenti, però gli stereotipi sono qualcosa di cui specie un linguaggio immediato come quello pubblicitario ha bisogno, se mai possiamo chiedere ai pubblicitari di fare spot in cui gli stereotipi sessuali vengono ribaltati, criticati e derisi, ma questo comunque è solo uno dei condizionamenti che ho elencato.
    Guardi, io sono cresciuto con una madre molto cattolica e un padre non credente e io la penso come mio padre anzi sono pure più “laicista” di lui. E’ stata una mia libera scelta nel senso che mio padre non mi ha costretto ma mentirei se dicessi di non essere stato influenzato dal fatto di aver letto e continuare a leggere certi libri e certi giornali piuttosto che altri, e dall’apprezzare certi intellettuali e non altri, anche il mio definirmi “laicista” è influenzato dal fatto che molti lo usano per offendere chi ha le mie idee; ho aderito ad un “modello culturale” (non so se sia anche mediatico, fa differenza?) che qualcuno potrebbe definire “alla moda” nel nostro occidente secolarizzato (non del tutto, purtroppo) dove gente che bercia di dio patria e famiglia si vanta di essere “la vera trasgressione”? Sì può darsi, francamente non piangerò per questo nè rinnegherò le mie convinzioni

  9. Sì, Loredana, hai ragione ho ipersemplificato. Certo che il problema di fondo è quello dei modelli e per ‘contesto’ volevo intendere anche quelli: il contesto non è solo il premio letterario, ma anche una certa televisione e una certa cultura entro cui è stato celebrato quel particolare avvenimento e quella particolare frase è stata detta.
    Non riesco a capire, invece, il discorso di Simone Regazzoni.
    Analizzare teoricamente la realtà vuol dire prescindere dal fatto che La Realtà si organizza storicamente, ovvero nei modi in cui è ci è dato di percepirla e sperimentarla, in ‘contesto’?
    Dei Premi Letterari Iperuranici io non ho notizia.

  10. che qualcuno potrebbe definire “alla moda”
    alla moda e anche “velatamente imposto” secondo quei tradizionalisti che si vantano di essere i veri “trasgressivi”

  11. @Zauberei:“tutta la polisemia finisce sempre li: come andare a fare una mammografia per analizzare il seno come oggetto biologico e sentirsi dire anvedi che poppe. Poi esci abbracci un tuo amico fraterno con cui sei cresciuta e quello – anvedi che poppe. Poi scrivi un libro vai a una festa – supermondana – per parlare del libro – anvedi che poppe. Ti metti il burqa – ‘ndo hai messo e poppe? Alla fine una tromba per sfinimento e desiderio di coerenza.”
    Alla tua lista aggiungo: andare a correre nel parco – anvedi che poppe e come ti ballano.
    È successo ad una mia amica pochi giorni fa. Il commento proveniva da una macchina parcheggiata a bordo pista, che ospitava nell’abitacolo due ragazzotti. Tuttavia, la reazione è stata diversa rispetto a quella avuta dall’autrice di *Acciaio*: la mia amica si è avvicinata all’auto, ha preso a calci la portiera della macchina ripetutamente e poi è tornata a correre. I due sono rimasti immobili e non hanno proferito parola.

  12. Biondillo bravo, bravo, bravo; c’hai fatto penare se farti la grazia fino alle ultime righe ma poi bravo, non è il destino, quando uno s’impegna…

  13. Che poi, a me la Rosy Bindi non dispiace, ha una personalità di spicco. Se dovessi scegliere con chi trascorrere una serata la preferirei alla Avallone.
    Esperienza, visione della vita, carisma, dalla Bindi avrei da imparare, arricchirmi, con la Avallone di che parlerei? di come ha inviato due capitoli alla Rizzoli e la Rizzoli le ha subito chiesto il manoscritto? della classe operaia che non va più ( ma non ci è mai andata, non scherziamo) in paradiso? simpatica, forse promettente scrittrice ma se in Rizzoli ci fosse ancora la Benedetta Centovalli sarebbe stata cooptata? penso di no, troppo poco bilenchiana.

  14. Questi thread finiscono sempre incartati.
    C’è un problema di fondo nella cultura de sinistra: si vorrebbe censurare certi comportamenti ma il principio della censura (che può essere semplice contenimento, più che repressione) scatena le pulsioni opposte di un libertarismo tutto ideologico, per cui resta vietato vietare (e che con la sinistra storica non c’entra nulla, come aveva ben visto Pasolini, essendo il pendant ideologico del mercatismo più sfrenato). Niente commenti sulla zinna, ma zinna assolutamente libera, brutto il contesto televisivo, ma chi ci va è libero di corrispondervi (Avallone o Scurati, tutto quanto fa spettacolo), abbasso il machismo de-genere ma femmina è buono sempre e comunque. Altrimenti si rischia di farsi dare del bacchettone o del moralista (ma la differenza tra moralismo e moralità ve risulta o ve rimbarza?)
    Meno male che io questo problema non ce l’ho, e posso ancora permettermi di contenere e censurare, per via di quel simbolico paterno che non ho mai rinnegato, e permette di distinguere, selezionare, respingere in buona coscienza, mandare e essere mandato a cagare senza dover per forza piacere a tutti.
    Per fortuna non sono il solo. Chi non l’ha fatto si legga:
    Bruno Arpaia, Per una sinistra reazionaria (Guanda)
    Uno dei pochi libri di questi ultimi anni che spiega veramente il disastro culturale e le sconfitte sistematiche della sinistra nostrana.
    Perchè, naturalmente, il popolo bue al principio del contenimento non ci rinuncia: continuano a fare figli e a difendere un’identità storica, i tapini.
    Solo che in mancanza d’altri si fanno spiegare come fare dalla Lega.

  15. @ Gianni Biondillo: Ho letto il tuo pezzo, ma, perdonami, avvalora la mia idea che tu ignori il 95% del rock prodotto, sei privo di conoscenze teoriche e tecniche della musica (anche se dici di essere stato musicista e di aver ascoltato Coltrane – che tra l’altro fa jazz modale, non proprio un genere fatto di milioni di accordi, eh), e dai giudizi superficiali e qualunquisti su scelte musicali/teoriche/estetiche che, condivisibili o no, sono di gran lunga più complesse dell’etichetta “reazionario/piccoloborghese/wasp/finto rivoluzionario” che tu appiccichi.
    Per entrare, poi, in tema, l’uso del vestiario “sessualizzato” nel rock è quanto di più vario e di non qualificabile ci sia. Quindi l’estetica punk sarebbe sessualizzata? Sarebbe una richiesta implicita di sesso e riduzione a corpo?
    Una cosa del genere non lo è stato nemmeno il glam (inglese ’70 o americano ’80 che sia), la cui allusione al sesso e al corpo era provocatoria, androginia, finalizzata al “fastidio” della gente perbene.
    P.S.: comunque, pur rispettando i gusti, considero veri sperimentatori della musica gente che la musica la conosce, la studia, e la sa suonare. Gente come Buckethead, Ron Thal, Robby Valentine, che non vende quanto i Radiohead ma ha molte più cose da dire di loro.

  16. @ The Daxman ( ormai completamente OT, se la Titolare vuol censurare…)
    ho ascoltato “Where do we go from here” di Robby Valentine, poco fa; lo posso prendere per farmi un’idea oppure no?
    Ma perché fai subito riferimento alle copie vendute come se fosse sinonimo di “esser venduti”?

  17. @Binaghi scrive: “Del pari, le deduzioni “chiare e lampanti” che fanno fare bella figura nei blog (Vincent) accusando di “non reggere la minima tensione dialettica” uno che polemizza da anni su blog de sinistra tipo Nazione Indiana sostenendo spesso posizioni impopolari, ma anche qui da Loredana, dove mi pare di portare idee discutibili ma personali, sarebbero da esprimere solo se si conosce veramente il soggetto in questione. Altrimenti la bella figura rischia di convertirsi nel ridicolo”.
    Ecco continui a polemizzare nei blog di sinistra, tanto lo fa da anni, ma non mi citi per nessuna ragione a casaccio, con la scusa che uno non conosce il soggetto in questione. Non stia a dare i voti, please, e nemmeno a dare agli altri (a me) del ridicolo. L’ultimo suo commento delle 11:22 dà conto di una pochezza che è addirittura divertente (povero Arpaia, povero Pasolini).

  18. Chiedo davvero scusa per l’OT (tranne per ciò che riguarda la sessualizzazione nell’estetica rock, che un po’ forse c’entra).
    @paperinoramone: quella è sicuramente una canzone bellissima, ma per apprezzare la geniale follia di Valentine ti consiglio God o I Believe in Music. 😉

  19. Ah, dimenticavo (chiudendo, spero, l’OT musicale): io mica associo il “vendere” con il “vendersi”. Lungi da me. Ho solo constatato il fatto che gli artisti sopracitati hanno qualità tecnico/musicali/sperimentali di gran lunga superiori ai Radiohead, che pure hanno fama di “sperimentatori”. Ma questo prescinde dalle loro vendite.

  20. “ma femmina è buono sempre e comunque” valter binaghi
    E questo chi l’ha scritto? ma di che parla? io preferisco parlare di uomini e donne che possono essere tanto buoni quanto cattivi Si goda il suo simbolico paterno ma almeno contesti le cose che davvero sono state scritte. Ho fatto una piccola ricerca sul web sul libro di Arpaia, per il poco che ho capito mi pare intriso di quell’antimodernismo che è antilluminismo prima di tutto, che piace tanto a Massimo Fini, che almeno è un reazionario serio che ha il pregio di non definirsi “di sinistra”

  21. Ho provato a leggere tutto ma non ci son riuscito. Alcune considerazioni. Una su quello che dice Sgarbi in modo come sempre sgraziato. Una donna giovane ha tutto il diritto di mettersi in ghingheri e mostrare il suo bel corpo. Io su questo non trovo ci sarebbe molto da ridire. Oltretutto onestamente la scollatura di questa ragazza non era nemmeno granché evidentemente Vespa non ha mai visto scollatura mostruose, (gli si faccia rivedere qualche puntata del Drive In).
    Ma ci sono dei SE non da poco…
    Quello che mi ha infastidito maggiormente della questione è stato il fatto che, in modo assai viscido, il vespone ha allungato le mani. Prima su un braccio della scrittrice e poi direttamente su una spalla. Mi ha dato proprio la sensazione del “intanto che sei qui ne approfitto perché non avrai mai il coraggio di dirmi metti giù le zampe”. Assieme a una frase pessima al momento sbagliato e in un contesto inadatto, questo atteggiamento lo ha fatto sembrare più un magnaccia che un presentatore.
    L’opinione della Avallone alla fin fine conta poco. Il gesto di Vespa la supera. È oltre. Qui non si tratta della mortificazione o meno della carne. Anzi! No, qui si tratta dei comportamenti dei maschi in determinati contesti. Il problema è che ormai in televisione è passato il messaggio “posso fare sempre quello che mi pare”, specie con il corpo della donna. Un grande traguardo raggiunto dalla TV commerciale (avanguardista in questo). PER QUESTO quel che dice Sgarbi è PRIVO di valore, anzi peggio s-centra del tutto l’obiettivo secondo me. Non stiamo trattando di estetica, non è un trattato filosofico. No. Se fosse così avrebbe ragione lui. Niente di più bello di un corpo femminile giovane e nudo. Qui invece siamo davanti al classico comportamento televisivo. Non è nemmeno che in TV le donne debbano esser svestite (questo abito della Avallone non mi pareva tutta sta cosa impudica). È che in televisione se una donna sfoggia il suo corpo a mezzo di un vestito anche più discinto del solito le si può dire e fare di tutto. È il contesto a mio avviso a rendere tremenda la frase di Vespa. Lo ha reso lo stereotipo del trash televisivo.
    E mi pongo una domanda: quanto passa dalla TV alla vita quotidiana? Quanto noi maschi a volte assumiamo con le donne atteggiamenti televisivi? Altro grande traguardo raggiunto?

  22. @ The Daxman
    ho ascoltato “I believe in music”, anche qualcosa di Ron Thal, Hermit. I nostri gusti sono molto lontani. Io non direi che i tuoi citati hanno qualità di gran lunga superiori però, soprattutto musicali-sperimentali. Ecco, non ce l’ho fatta a non dirtelo.

  23. @paperionoramone: Qui non si tratta di gusti (anche perché non è che a me piacciano solo le cose “sperimentali”, anzi). Le differenze tecniche sono oggettive e indiscutibili (Thal, Valentine e Buckethead sono dei virtuosi nei loro strumenti, io Radiohead sono invece assai modesti). Bisogna semmai vedere cosa si intende per “sperimentare”. Io lo intendo come cercare soluzioni musicali diverse dal giro di DO o dal 2-5-1. I Radiohead ripetono giri di DO in continuazione (tecnicamente, è in fondo l’unica cosa alla loro portata), ma si sbizzariscono con elettronica ed effetti ambiente. Punti di vista. Però volevo solo precisare le mie risposte a GB.
    Chiedo ancora scusa per l’OT.

  24. @Paolo 1984
    antimodrnismo
    antilluminismo
    reazionario
    di sinistra
    Quattro categorie e non un pensiero proprio, una descrizione di realtà da contrapporre alla mia.
    E’ questo il problema, vedi?
    La cultura è diventata una scolastica, che mette il preservativo alle idee prima di avere il coraggio di pensarle.
    Non è un problema tuo, ovviamente, ma di tutte le epoche di decadenza.
    E’ a quel punto che arrivano i barbari.

  25. Vabbe’ Daxman, se come dici sono “privo di conoscenze teoriche e tecniche della musica” è inutile andare avanti. Andrò a piangere calde lacrime sul mio manuale di armonia e butterò mesto gli strumenti che ho in casa. Detto ciò: non è questa la sede.

  26. Non ho letto tutti i commenti, ma ho letto tutto l’articolo di Sgarbi. Lo trovo offensivo e stupido come il comportamento di Vespa. Sgarbi dovrebbe tornare a scuola, non la Murgia. Ma a questo punto mi chiedo: se dopo tutti gli studi fatti Sgarbi dà prova di essere così piccolo, avrebbe senso farlo tornare a scuola? No…tutto tempo sprecato. Ha perso un’altra occasione per stare zitto, facendo bella figura.

  27. A me sono rimaste alcune cose poco chiare di certe prese di posizione e di alcune argomentazioni espresse in questo thread (soprattutto quelle di Regazzoni), ma mi pare che Barbapapà non abbia capito niente.

  28. @Gianni: in termini assoluti sì, in termini relativi la ragazza avrebbe goduto del complimento molto di più.
    Esistono i belli ed esistono i brutti, cari miei.

  29. Immaginiamo, per assurdo, che durante un Porta a Porta in diretta (a volte capita, ad esempio quando un marine ammazza un funzionario di polizia che ha appena salvato la vita a una giornalista) un ministro che sta parlando sia interrotto dallo squillo del proprio cellulare, si alzi e vada dietro le quinte a rispondere. Immaginiamo, sempre per assurdo, che Bruno Vespa capisca, dal tono e dai contenuti della telefonata, che è in corso un diverbio coniugale. Secondo voi Vespa cosa farebbe: una salace battutina sulla gelosia canaglia, l’amore che non si comanda e altre frivolezze (l’equivalente del commento sul decolté di S.A. o sul pacco di G.C.), sputtanando di fatto l’importante funzionario dello Stato (magari accennando anche all’identità della controparte telefonica); o inventerebbe un’imprescindibile comunicazione istituzionale ad alto livello riferita alla gravità del momento, parando di fatto il sederino all’importante personaggio (praticando cioè quell’arte che dalle memorie di Saint-Simon in poi si chiama “leccare il culo”)?
    Spero che l’esempio parli da sé. Vespa non ha commentato il decolté di una donna=X in una situazione ipotetica, ma ha esplicitato un frame che sottintende un rapporto gerarchico: posso complimentarmi per le tue pere perché Io Vespa, tu Jane. Avesse avuto accanto un ministro o presidente di Confindustria o papessa dal decolté migliore di S.A., avrebbe glissato. In questo senso, la risposta di Michela Murgia, che definita da Vespa “precaria” ha risposto: “anche lei è precario qui”, è da applausi, perché coglie al volo l’intento del conduttore (io Tarzan famoso conduttore, tu Jane precaria) e lo ribalta: “questo è un premio letterario, io scrittrice a casa mia, tu conduttore di passaggio”.

  30. Ecco mi chiedo perché di fronte a questa evidenza, che Girolamo ha espresso in termini così trasparenti, ci siano stati tanti travisamenti, tanti spostamenti di piani, tanti equivoci.
    @Barbapapà. Sì, esistono i ricchi e i poveri, i giovani e i vecchi, le donne e gli uommini, gli animali e le piante, gli intelligenti e gli stupidi e così via elencando.

  31. Io credo che sarebbe meglio non dare occasione ai vari tarzan di fare battute fuori luogo e/o almeno avere la prontezza di spitito di metterli al loro posto. Chi ha visto la presentazione ha visto un presentatore che si permette di fare la “mano morta” e una scrittrice che abbozza non si capisce nemmeno se apprezza il complimento o è imbarazzata. La presidente confindustria e molte manager donne vestono in tailleur sapendo quanto sia difficile essere prese sul serio in quanto donne figuriamoci se ci si presenta in modo non professionale. In ogni caso se non si risente la Avallone noi possiamo solo lamentarci dell’ennesima tv spazzatura.

  32. Vorrei dire delle cose anche per arieggiare un po’ la stanza.
    Il campiello, quando sono andata a vederlo di persona, non è un evento che nasce e vive come prodotto televisivo, piuttosto che nasce come prodotto mondano atto a far sentire un po’ meno zotici i confindustri sedimentati. Le signore manager per andarci in tailleur devono sceglierlo benino, se no ci fanno una discreta figura di grossolanità, di scarsa conoscenza del dress code. Alla consegna del premio un vestito scollato, o lungo, o con uno spacco rientra perciò in un linguaggio diverso, sul quale la televisione piomba maldestramente e manipola poi in maniera volgare.
    In questa edizione – più che mai – sento la pesante mano di marcegaglia che deve aver imposto una sorta di quota rosa – chiarisco subito che la cosa non mi disturba affatto so secoli che mi sbomballo quote azzurre con premiazioni di romanzi al limite del soporifero, e anche se devo ammettere temo che Avallone non meritasse troppo, mentre Murgia si – e che ha una considerazione della cultura tutta economica e mediatica senza avere una reale comprensione di essa: solo questo spiega altrimenti la scelta della premiazione di un premio culturale con un personaggio mediatico ma intimamente zotico come Vespa. In questo senso l’episodio mette in evidenza la prostituzione – o se si vuole l’intima natura – del premio che anzichè iscriversi nella cornice degli eventi che funzionano con la stessa logica che anima i prodotti che ne sono protagnonisti, si colloca nella curiosa situazione di essere – non si dire meglio – una scatola di detersivo che per puro caso contiene invece dei gioielli. Un contesto cioè che maneggia il mondo della cultura obbedendo a regole fuori da essa.
    Al che io mi chiedo – ma perchè dovrei leggere un libro che vince il campiello. Che credebilità può avere un premio dove si convoca Vespa.
    Spero di non essere stata confusa, temo di non essere riuscita a dire ciò che volevo.

  33. Girolamo quello che dici tu è un punto su cui nessuno, credo e spero, in questa discussione ha nulla da ridire. C’è n’è però un altro, inquietante ai miei occhi, che è emerso in questa discussione e che riguarda valutazioni più o meno velate, più o meno schiette (o volgari) circa il modo in cui si è vestita la Avallone. E’ qui io trovo che occorra essere chiari. Per parte mia credo che su come una scrittrice si veste per ritirare un premio letterario non si debba discutere se non, al limite, in termini di mero gossip da rivista di moda. Altrimenti si ricade senza nemmeno accorgersene in vecchi stereotipi maschilisti: se vuoi essera presa sul serio mettiti un tailleur! A questo punto qualcuno mi obietta: stiamo facendo un discorso circa l’opportunità o meno di adeguarsi a modelli televisivi, non parliamo semplicemente di scollatura. E’ qui è ancora peggio: è un discorso pseudo-teorico talmente vago, semplificante e confuso (quale modello? estetico, antropologico? entrambi? e i modelli si impongono? vengono incorporati? vengono liberamente assunti? vengono citati, parodiati? un vestito da sera che modello è? che cosa significa? è polisemico? ha un unico signifcato come una divisa? e un tailleur? ecc. ecc.) che non se ne cava fuori nulla se non la morale del copriti! metitti un vestito serio se vuoi essere presa sul serio! Piccolo femminismo per educande.

  34. Per un complimento tutta questa polemica mi sembra esagerata.
    Se ad uno uomo palestrato avesse detto: “ah com’è palestrato il nostro autore!” nessuno avrebbe (giustamente) detto nulla.

  35. @Simone Regazzoni.
    Lei ha scritto:
    ” In anni di studio e poi di insegnamento in un dipartimento di studi femminili, a Parigi VIII, una cosa preziosa che ho imparato da docenti femministe e poi colleghe è che è molto rischioso, per la battaglia femminista, elaborare un’idea e un comportamento di donna che abbia valora normativo, per cui le donne che non si comportano “in un certo modo” o non reagiscono “in un certo modo” (quello presunto gisuto) o non avrebbero ancora piena coscienza dei problemi o sarebbero in malafede (le due cose sono state ipotizzate per Silvia Avallone). Una delle importanti conquiste del femminismo credo sia stata quella di dare la possibilità, oggi, a una donna di reagire in modi diversi di fronte a Vespa o a chi per lui: di accettare il complimento, se crede; di minimizzare, se crede; o di mandarlo a quel paese, se crede.”
    .
    Perfetto. Con l’espressione ‘elaborazione di un’idea o comportamento di donna che abbia valore normativo’ lei non sta parlando forse di un modello (o di qualcosa di ugualmente ‘pseudoteorico’)? E se guarda la televisione, e credo di sì, non riconosce nelle proposta massiccia di un certo tipo di donna, seminuda oca e disponibile, la proposta di un modello unico (o come lo vuole chiamare)?
    Su che tipo di modello sia, estetico, antropologico, estetico-antropologico, si può pure discutere e si può trovare anche un’altra parola, ma il senso del discorso che si sta facendo qui non cambia.
    Spostare il piano del discorso sulla persona della Avallone mi pare uno sviamento. Qualcuno qui lo ha fatto ma non mi pare che il nocciolo della discussione, così come è stato proposto da Loredana e che ha ribadito più volte, sia quello.
    Girolamo parla di frame. E’ sicuro di condividere appieno il contenuto del suo intervento? Perché quando Girolamo parla del rilancio dell’epiteto ‘precario’ di Michela Murgia a Vespa, sta parlando della consapevolezza da parte della Murgia del frame televisivo di default.
    E quella consapevolezza a me pare sia auspicabile come condizione di libertà per tutto, uomini e donne.
    Ma questo auspicio, che mi pare sia stato espresso anche da Loredana in altro modo, mi pare che a lei non piaccia e venga bollato come coercitivo (ho interpretato male?).
    Ecco, è questa coercizione che io non riesco a vedere e che mi pare stia molto più negli occhi di chi legge che nel pensiero di chi scrive.

  36. Io credo che quello che dice Simone Regazzoni meriti attenzione: perchè mette comunque in evidenza un nodo complesso che rischia di essere frainteso e di far passare ogni discorso dubitativo come, appunto, “femminismo per educande”, o vetero, o altro.
    Proseguirlo in questa sede significa, però, andarsi a infilare nel “frame” sbagliato, e trasformare – come è già avvenuto, per mia responsabilità in primo luogo – una riflessione importante in battibecco. Ferma restando non solo la mancanza di gusto, di professionalità, di quel che volete, di Bruno Vespa e dei sodali (oggi Libero lapida Michela Murgia in due pagine, per non parlare di quel che scrive Ottavio Cappellani su Affari Italiani), discutere di modelli e quant’altro qui significa inevitabilmente farlo in una cornice fuorviante.
    Detto questo, il discorso va ripreso. Con altri toni.

  37. Concordo soprattutto su ‘con altri toni’. Questo thread mi ha lasciato molto amaro in bocca e non riesco a capire molto bene il perché. Forse per lo slittamento continuo dei piani del discorso o delle cornici fuorvianti, come dici tu.

  38. @ valeria, grazie per il suo intervento che mi sembra permetta di fare un passo innanzi. Rispondo, o almeno ci provo, alle sue due domande. Mi scuso se ci sono refusi ma scrivo in condizioni precarie…
    1. Un conto è elaborare, discorsivamente e teoricamente, un’idea normativa di donna sulla cui base, poi, valutare comportamenti, prese di posizione o altro. Per quanto articolata o sfumata, per funzionare, deve avere dei tratti ben riconoscibili e condivisibili in un certo ambito. Altro conto è dire che certi comportamenti, modi di vestire, di parlare, di interagire in ambito televisivo abbiano, per il fruitore o la fruitrice, il valore di “modello normativo”. Per tutta una serie di motivi (e sono davvero tanti) che al massimo ci possono permettere di dire che la tv o il cinema influenzano i costumi, non di più. Difficilmente troverete qualche studioso di media o di studi di genere disposto a dire che la tv propone modelli normativi: la complessità delle immagini in movimento, dei discorsi ad essa associati e dell’interazione con il fruitore o la fruitrice e il contesto della fruizione possono produrre effetti diversissimi e imprevedibili. Di più: la nostra pessima televisione, nonostante tutto (e sempre tenendo conto di quello che dicevo prima), non propone comunque nemmeno un solo o unico modello di donna visto che non trasmette solo format velinisti ma anche informazione e fiction (di qualità diversissime) in cui i modelli (se vogliamo usare questa parola) sono diversi. E sto semplificando. Detto questo: poniamo per assurdo che la televisione italiana trasmetta un solo e unico modello di donna. E ipotizziamo che una donna decida di vestirsi come quel presunto modello unico: potremmo dedurre qualcosa da ciò? Potremmo dedurre che è un’oca perché si è vestita come il modello che definiamo oca? No: perché un corpo vestito è un sistema di segni ad alta complessità e non trasmette un unico messaggio; e perché non sappiamo che cosa quel soggetto “stia facendo” con quel vestito. Ergo: siccome qualsiasi discorso in merito rischia di essere una semplificazione e siccome, peggio ancora, nel contesto della discussione in atto rischia di avere pericolosi effetti vetero-maschilisti (“si vestono come veline e vogliono essere trattate come scrittrici!”) lasciamo perdere.
    2. Sì ha ragione, su quel punto potrei discutere a lungo con Girolamo. Io comincio a tremare quando qualcuno auspica che altri, in certi contesti, facciano questo o quello, o avrebbero fatto meglio a fare questo o quello. Non giudico più lucida Michela Murgia rispetto a Silvia Avallone. Non a caso trovo stucchevole che in tutte queste discussioni a un certo punto arrivi quello che dice: Io però preferisco Rosy Bindi quale modello di autentica donna consapevole, altro che ragazzine con le scollature. Ancora di più tremo quando qualcuno prende la parola per altri o al posto di altri prima che questi abbiano detto qualcosa (o perché questi non hanno detto quella cosa che io avrei detto: “ah se Vespa lo avesse detto a me!”).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto