DIVERTIMENTI/2: WU MING 1 SU DANIELE LUTTAZZI

Avete letto il post di poco fa?
Ora leggete questo. Come immagino sappiate, da mesi sta montando su Internet una polemica che riguarda Daniele Luttazzi, e che in questi giorni raggiunge il suo culmine con un articolo su L’Unità.
Da uno scambio via mail con diverse persone, colgo l’opinione di Wu Ming 1 che mi ha autorizzato a pubblicarla. Eccola:

Il caso “Luttazzi che copia” è uno di quelli in cui l’inchiesta, pur legittima e fondata, rischia di sconfinare nello stalking. Da tempo riscontro in rete un accanimento nei confronti di Luttazzi, una voglia di “accerchiamento” coi mezzi del web da cui è molto difficile difendersi. Di fronte a persone che dedicano a te buona parte del loro tempo, e del “farti le pulci” fanno una vera e propria missione di vita, è facile – quasi fatale – reagire come ha fatto Luttazzi, cioè in modo malaccorto, frettoloso, poco lucido. Così si confonde e aggrava la situazione.
Il nit-picking, il fare-le-pulci, è una pratica tipica dei fans (anche dei detrattori, che sono fans “in negativo”), e va accettata. Esiste tuttavia un “eccesso di nit-picking“, una brutta china che questa pratica può prendere quando la demolizione della persona diventa il fine principale ricercato quotidianamente. Nel nostro piccolo, anche noi Wu Ming ne sappiamo qualcosa…
In questo frangente, se non riflettiamo, temo si possa arrecare un danno irreparabile a un artista che è ben più complesso di quanto appaia in questa polemica, un artista che è anche traduttore (superlativo il lavoro fatto su Woody Allen), teorico dell’umorismo (di livello altissimo la “lezione” tenuta nel 2004 al Salone del Libro di Torino) e della satira (si veda il suo mini-saggio “Mentana a Elm Street”), animale da palcoscenico, musicista etc. Appiattire Luttazzi sul plagio di battute è ingiusto e pericoloso. La sua attività teatrale è già ridotta al lumicino per via del suo essere sgradito ai poteri loschi: se dieci anni fa faceva cento date a tour, ora quando va bene ne fa venti. Se lo mettiamo all’angolo nel suo essere artista, senza concedergli alcuna attenuante, praticamente lo uccidiamo.
Proviamo a fare un passo indietro? Da che mondo è mondo esistono pratiche di “riutilizzo” artistico di elementi presi da opere precedenti: citazione, omaggio, détournement, cut-up, parodia etc. La presenza in un’opera di tali elementi non implica alcuna “svalutazione” dell’opera stessa, altrimenti dovremmo dire che La terra desolata di Eliot (praticamente un grande collage di citazioni) non vale nulla. La cosiddetta “originalità” dell’opera – concetto del resto molto ambiguo – può essere amplificata dal riutilizzo anziché sminuita, ad esempio se non c’è soltanto un copia-incolla ma anche una ri-contestualizzazione. Io questo lo ravviso in diversi “plagi” luttazziani segnalati dai nitpickers, e di alcuni mi ero già accorto da solo, essendo un fan della stand-up comedy americana. Quando Luttazzi ripropone un’elaborata battuta di Carlin sull’esistenza di Dio cambiando la punch-line e infilandoci un riferimento all’8 per mille, non sta semplicemente “copiando”, sta ri-contestualizzando. Ri-contestualizza abbastanza o troppo poco? Ecco, qui sta il problema, se vogliamo considerarlo tale. Infatti la ri-contestualizzazione non è riscontrabile o comunque non è pregnante in tutte le occorrenze, e in molti casi il riutilizzo da parte di Luttazzi somiglia troppo a un semplice copia-incolla.
La mia ipotesi, per quel che vale, è che Luttazzi, grandissimo fan dei comici americani (questo è ancora un eufemismo: Luttazzi è platealmente divorato dalla passione per quei comici!), si sia lasciato trascinare dalla forza di quelle battute, le abbia amate a tal punto da sentirle proprie al pari di quelle che scrive (e ne scrive tantissime, cerchiamo di non dimenticarlo). La riappropriazione è anche un atto d’amore. Nel corso del tempo, forse la riappropriazione si è fatta meno attenta alle differenze tra omaggio, détournement e mera riproposizione.
Ora: come si esce da questa trappola? Credo che Luttazzi debba produrre una riflessione sul comico di quelle che sa scrivere lui, una riflessione che non rifugga l’autocritica. Deve esprimersi col cuore in mano, facendo leva sulla completezza d’artista che ha dimostrato in questi anni. In nome di quella completezza e con un’affermazione di dignità, ricordi che non può essere ridotto all’immagine di lui che ora rischia di affermarsi. Ai nitpickers mi sentirei di dire questo: “you made your point“. Avete dimostrato quello che volevate dimostrare, e un importante quotidiano ha rilanciato la vostra inchiesta. Non accanitevi. Non peccate d’orgoglio. Lasciate una via d’uscita tra la verità e la demolizione di un artista. Date a Luttazzi la possibilità di imparare da questa storia e usarla per crescere.

Wu Ming 1

Nota. A corollario suggerisco di leggere questa intervista ai WM sull’arte del remix e della citazione.

303 pensieri su “DIVERTIMENTI/2: WU MING 1 SU DANIELE LUTTAZZI

  1. @ Guido V.
    Minchia. E si ricomincia.
    Siete così impegnati a fagocitare il vostro ex idolo che non vi rendete conto che c’è qualcuno che sta cercando di far evolvere la situazione, di analizzarla in un contesto più ampio.
    Voi avete bisogno di un idolo. Un bisogno morboso, spasmodico.
    Volete qualcuno che vi salvi: siete troppo impegnati a fare altro o troppo inconsapevoli sul che fare per salvarvi da soli.
    Il problema oggi, in questo paese, non è Luttazzi.
    Luttazzi è solo un comico che ha fatto una cazzata. Amen. Tanti ce ne sono stati e tanti ce ne saranno.
    Il problema è come mai un comico sia così idolatrato, portato totalmente al di fuori del proprio contesto.
    Il problema siete anche voi.
    Voi non volete B., ma non mettete minimamente in discussione il sistema in cui B. prospera.
    E’ anche il vostro sistema, lo accettate.
    Pensate che B. sia un’anomalia quando invece è un modello per l’occidente capitalistico.
    B. è frutto del sistema e non viceversa.
    Voi, invece, volete solo un anti-B., un B. del vostro schieramento.
    Mutare il sistema non vi interessa.
    Sognate le galere per gli avversari e non le praterie per i voi e i vostri figli.
    Avete bisogno di identificarvi per forza in qualcuno e vi manca un’idea reale di cambiamento e di collettività. Anche quando scendete in piazza siete tanti io.
    Quello che dovreste chiedervi è: perché?

  2. Altro che discorsi da salotto, sarebbe proprio utile ragionare un po’ di più sulla psicologia delle masse nostrane. Forse verrebbe fuori che siamo un paese fascista sociologicamente e culturalmente ben prima che politicamente.

  3. Continuo leghisticamente (ahahahahah) a pensare che la questione sia molto semplice.
    Se un ciclista vince il tour ma si scopre che era dopato qualcuno si metterebbe a filosofeggiare?
    Immaginate che il plagio nel mondo dei comici è come il doping per i ciclisti(Lo stesso Luttazzi dice “I comici sono disposti a strozzare se gli freghi una battuta).
    Adesso ci vuole la gogna?
    No.
    Con molta umiltà Luttazzi dovrebbe dire, ok vi ho preso per il culo per vent’anni ho sbagliato, dal prossimo spettacolo vi farò vedere che sono bravo anche senza copiare.
    E noi staremmo tutti zitti aspettando di vedere che combina.
    Sottolineo che la frase”adesso vogliamo buttare tutti i 20 anni di carriera in un sol colpo” è inaccettabile perchè si sono scoperti plagi per il 20/30 % del suo repertorio ma non si può sapere quanto lui effettivamente abbia preso e quanto meno un pizzico di dubbio sulla sua intera proposta artistica è più che legittimo.
    Vi allego una parte fondamentale tratta da “The comedy Bible” di Judy Carter
    “Non desiderare le battute, le premesse o i brani del tuo prossimo. […] Quando rubi del materiale di altri, non solo derubi loro, stai rubando anche da te stesso, perché non stai perseguendo il tuo processo creativo. […]
    Il materiale di altri potrebbe aiutarti a sfondare una porta (mettere il piede nella porta), ma troverai subito il piede di qualche altro comico nel tuo culo. La voce che copi correrà veloce e verrai bandito, non lavorerai mai più.”

  4. @Fabio:“Qui si mettono avanti considerazioni sul rapporto artista-ammiratore, sulla folla, sulla costruzioni di idoli, sulle attese messianiche, per impedire anche un lucido e giusto giudizio di merito sui fatti che conosciamo da pochi giorni.”
    Riporto i 3 punti di un commento di Wu Ming già postato. Eccole.
    1. Luttazzi ha colpe e responsabilità, e non le sta affrontando come dovrebbe. Se si fosse mosso meglio dall’inizio non vi sarebbe stato alcuno “scandalo”.
    2. Questa incapacità di gestire la vicenda ha probabilmente radici in alcuni “vizi” del Luttazzi blogger, limiti nel suo uso della rete, problemi nel costruire un rapporto più trasparente coi fan.
    3. Può ancora uscirne Luttazzi? E’ molto difficile ma può farcela, se rinuncia all’orgoglio e fa un supremo sforzo di chiarezza.
    Scusa Fabio, ma in questi 3 passaggi io non vedo tanto ciarlare salottiero (intellettualismi, aria fritta) quanto piuttosto un andare dritti al punto. Poi è logico che in una conversazione così lunga come questa e fatta di tanti commenti il discorso si fa più ampio, si innestano delle “sottotrame” (attese messianiche, rapporto artista-ammiratore, etc…) su quella che è la conversazione principale.

  5. Non credo di barare. Se Berlusconi sparasse un colpo in testa a Veronica Lario il fatto sarebbe di una gravità ben superiore al plagio del repertorio di un comico. La metafora utilizzata è evidentemente fuori misura.
    Tuttavvia in quel caso, oltre al doveroso processo, potrebbe aprirsi un dibattito non già sulla mira del premier, ma sui rapporti di Berlusconi con l’altro sesso e sul tipo maschile che Berlusconi incarna in relazione all’epilogo tragico del suo secondo matrimonio, visto che in Italia la morte per omicidio è la prima causa di decesso per le donne tra i 35 e i 55 anni. Omicidio spesso commesso da un marito o un fidanzato. Questo non servirebbe a oscurare il processo o a scagionare Berlusconi, ovviamente, non sarebbero fumose chiacchiere da salotto, ma il tentativo di trarre dalla vicenda una qualche lezione o spunto di riflessione più profondo del semplice: “Assassino! Devi pagarla!”.
    Possiamo anche stare certi che in quel frangente si scoprirebbero improvvisamente tutti anti-berlusconiani, com’è già successo in Italia in un’altra occasione, quando un divo venne appeso per i piedi ed esposto sulla pubblica piazza dagli stessi che lo avevano osannato come uomo della provvidenza fino a pochi mesi prima.
    Non capisco perché ragionare su questi argomenti dovrebbe essere considerato fuorviante. E poi è del tutto evidente che nessuno è obbligato a ragionare su niente.

  6. Non credo di aver mai considerato Luttazzi come un messia, però gli dedicavo un’ammirazione speciale, questo sì. Perché la sua vicenda artistica mi coinvolgeva, forse per lo stesso principio spiegato da DL nel suo ultimo libro: il “racconto emotivo” di un comico dalla grande lucidità, intelligenza, energia, follia, rettitudine, talento (più – se volete – una sana mancanza di modestia) che ad un tratto si trova a dover combattere contro il Potere. Quindi: la terra che gli manca sotto i piedi, il bando dalle tv, l’ostinata ed entusiasta “guerriglia” nei teatri, senza mai cedere di un passo nel rispetto di se stesso e della libertà, di cui a quel punto poteva dirsi uno dei più accaniti difensori nell’angusto ambito del nostro belpaese.
    Non mi sembrava un messia, no, ma non potevo non farmi coinvolgere, per me era un motivo di speranza perché dimostrava la capacità di resistere al sopruso con le armi suddette. Vi sembra poco? A me sembra (sembrava) moltissimo.
    Se adesso sono molto deluso e amareggiato è per la sensazione di essere stato gabbato, che Luttazzi abbia cioè approfittato della mia ignoranza rispetto agli stand-up comedians anglosassoni per irrobustire (e non di poco) la propria caratura, quel tasso di genialità che non faticavo a riconoscergli. Ad uscirne gambizzata non è la sua intelligenza, né il talento (è un performer straordinario, secondo me): è la sua rettitudine. Quel senso di baldanzosa correttezza per quei codici civili, etici e deontologici che non mancava di tirare in ballo ad ogni pié sospinto.
    Mi chiedo cosa proverò d’ora in avanti assistendo ai suoi spettacoli o leggendo i suoi libri (perché credo che continuerò a farlo): magari che è (solo) un tipo molto divertente. Come è giusto che sia.

  7. http://www.freddynietzsche.com/2010/06/11/frankly-mr-luttazzi/
    Il punto è che spesso sembra che si voglia spostare la “colpa” (uso le virgolette, a scanso di equivoci) da Luttazzi a quelli che lo hanno ammirato fino all’altro ieri. E ci credo che lo ammiravano, aveva il repertorio di battute migliore del mondo! Peccato che non fossero sue.
    Quello che secondo me vuol dire Fabio è che le considerazioni sul rapporto fra massa e idolo sono legittime, ma non possono essere fatte imputando ai fan un desiderio di linciaggio che francamente non ho visto da nessuna parte. Forse sull’articolo del giornale, ma in maniera pure blanda.
    C’è un desiderio di chiarezza, di onestà, quello sì. Anche perché Luttazzi ha fatto un punto d’onore il suo essere “duro e puro”.

  8. Sono d’accordo con Punco, qui qualcuno semplicemente dice che c’è un limite, io come singolo prendo atto degli eventi ed il mio rapporto con la questione finisce qui, penso sarà interessante vedere come Luttazzi metabolizzerà la cosa sul lungo periodo.
    In poche parole Luttazzi ha plagiato per poi rispondere male ed in maniera puerile alle critiche che gli venivano fatte. SI tutto vero.
    Andare oltre non vuol dire negare l’accaduto. Vuol dire capire un’altro fenomeno per me più interessante che è quello della mitizzazione dei personaggi, fenomeno deleterio al massimo perchè lega le persone nello stato in cui sono, fino a quando faremo parlare per noi i vari Grillo, Luttazzi, Guzzanti, Travaglio usando le loro uscite mediatiche come eventi catartici noi come singoli veniamo “resettati” perchè la catarsi sfoga la rabbia ma rimaniamo legati ai problemi che ci assillano in un circolo vizioso.
    Ma se preferite posso continuare per voi il mero discorso sul cattivo Luttazzi e copiare ed incollare il concetto di base nmila volte a mò di mantra digitale:
    “Luttazzi ha plagiato e poi ha risposto male ed in maniera puerile alle critiche che gli venivano fatte. SI tutto vero.”
    “Luttazzi ha plagiato e poi ha risposto male ed in maniera puerile alle critiche che gli venivano fatte. SI tutto vero.”…

  9. Faccio alcune premesse. Non credo di essere un’antiintellettualista, ho una vera e pericolosa passione per i ‘falsari’ e i ‘citazionisti’ in incognito o in chiaro che siano, non penso che la rete sia uno sfogatoio e anzi considero questo uno dei suoi maggiori difetti, non sono una fan di Luttazzi.
    .
    Non interverrei se non considerassi la questione molto seria. Secondo me il punto non è che Luttazzi abbia pescato a man bassa nel repertorio dei comici americani e ‘mentito’ nella relazione scenica con i suoi spettatori. Il punto è che ha mentito fuori del palcoscenico, in una relazione ‘reale’ e comunque diversa da quella teatrale, nella quale la comunicazione dovrebbe rispondere a una criterio di verità e non di simulazione o di menzogma. E’ su questo che si basa la fiducia tra parlanti (ma non quella tra l’attore e il suo pubblico).
    Il fatto che nel nostro paese questo criterio sia diventato molto lasco, credo dovrebbe renderci molto attenti e severi nel giudizio.
    Su quali basi allora abbiamo condannato, senza tanti distinguo, le interviste false di Tommaso De Benedetti?

  10. @ Filippo G.
    ma anche nel ciclismo non è così semplice: intanto nessuno brocco per quanto dopato può vincere un tour, quindi sono i campioni dopati quelli che vincono e che creano le contraddizioni, cioè a quelli forti ci si affeziona e poi dopo chissà che succede. Però nello sport ci sono le classifiche. Ivan Basso viene squalificato, sparisce e si allena, passano 3 anni torna e vince, adesso si spera in maniera pulita. In tutti questi anni chi è appassinato di ciclismo ha vissuto un dilemma interiore, ogni anno si riparte con le classiche e che faccio? Due-tre tour de France assegnati post-gara, fiaccano oppure no la passione? Parrebbe di no almeno per il tifo sulle strade. Ma adesso onestamente chiunque si voglia appassionare sa già che cosa mettere in conto, il dubbio se lo porta fin da subito, e in questo caso è un peccato, la fiducia è sparita, l’ingenuità appartiene solo ai giovanissimi. DL non gareggiava contro nessuno, ha messo a disposizione il proprio e l’altrui talento, non ha impedito ad altri togliendo loro il repertorio di emergere, ha però commesso vari errori. Penso che sia impossibile e per un artista e per uno spettatore evitare la fase dell’innamoramento, più è bravo il primo più lo adorerà il secondo.

  11. @Stefano: credo che tu abbia centrato il punto. Era poi quello di cui avrei voluto parlare io. Mi chiedevo se Luttazzi non stesse scontando – oltre alla propria mancanza di trasparenza – anche uno sbaglio nella creazione della propria figura pubblica. Giustamente tu lo dipingi come una persona che ha fatto delle scelte radicali e che su quelle scelte radicali ha coagulato ammirazione e consenso da parte di molti. Scelte come andarsene dalla casa editrice della famiglia Berlusconi, o farsi cacciare dalla TV, beccarsi le querele, etc. etc. Nell’attuale frangente politico è chiaro che queste scelte hanno detemrinato un certo tipo di attenzione nei suoi confronti. Su scala maggiore e più esplicitamente politica Grillo ha innescato la stessa dinamica. Una dinamica pericolosa, perché porta a vedere il proprio beniamino, anche se non come un messia, comunque come un persona illibata e incorrotta. Ma la responsabililtà – voglio dirlo forte e chiaro a scanso di equivoci – NON E’ DEI FAN, bensì del beniamino stesso che resittuisce loro questa immagine di sé. Se invece le proprie posizioni e contraddizioni e umane mancanze venissero accettate e fatte accettare – o per lo meno discusse – si instaurerebbe un rapporto diverso. Non più facile, anzi, più complesso, da dover gestire, ma sincero, diretto.
    Scusate la sottigliezza salottiera, ma per me resta impressionante che un secondo prima i fan siano le truppe cammellate che ti danno manforte e un attimo dopo diventino gli indiani che ti stanno accerchiando. E ripeto ancora ad usum dei duri d’orecchio: il principale responsabile di questo stato di cose è Luttazzi medesimo, non i fan.

  12. @ Fabio. la mia piccola lista di questioni, qui sopra, parte proprio da un punto 1: Luttazzi ha sbagliato. Ha mentito, ha risposto malissimo alle critiche, anzi non ha risposto. Fatta questa valutazione, ho provato a spingermi oltre, senza varcare, credo, la soglia dei salotti. Secondo me Luttazzi ha sbagliato anche a impostare il suo rapporto con i fan, che non sono fanatici per forza, ma spesso lo diventano quando il loro eroe è un puro, senza macchia, che combatte al posto loro contro i cattivi. Ecco perché mi interessa anche la psicologia delle masse (italiane). Non voglio negare i fatti, né sviare l’attenzione. Mi pareva solo che, fatta la valutazione nel merito, si potesse pure discutere senza friggere l’aria. Vedo invece un altro pericoloso idolo aggirarsi per queste stanze: I FATTI. Non a caso, cavallo di battaglia di un altro eroe senza macchia. I fatti. Vanno appurati, certo. Ma una volta appurati, è l’interpretazione che fa la differenza. Nei tribunali si ha sempre a che fare con prove e con racconti, testimonianze, arringhe. Le prove da sole sono sempre insufficienti.

  13. Come si fa a fare 4.000 km. in bici in venti giorni a 45 km. all’ora di media?
    E’ ovvio, bisogna passare dal farmacista.
    A qualcuno interesserebbe vedere un tour de france corso a 30 km/h, o gare olimpiche vinte con tempi due secondi sopra i record attuali?
    Certo che no.
    I fan esigono il doping, ma vogliono che il dopato sia ucciso.
    E’ lecito interrogarsi sul marciume al fondo di tale meccanismo, di un simile rapporto?
    E facendolo, si giustifica la pratica del doping? Che, tra l’altro, uccide chi ne fa uso?
    Sì, è vero, si sta parlando d’altro. Il dopato è già stato ucciso. La sua morte dà una soddisfazione intensa, ma di breve durata. non siete già stufi? Avanti il prossimo, il circo continua, il meccanismo è intatto.
    Questo per me è, in senso antropologico, il fascismo.
    Sono sicuro che a piazzale loreto, a smembrare il corpo del duce, fossero molti di più gli ex fascisti che non gli antifascisti della prima ora.
    L.

  14. Niente, mi rendo conto che ho ancora alcune cose da dire e quindi non posso ancora “chiuderla”.
    .
    1. Il carnevale
    Io penso che siamo in pieno carnevale, nel senso bachtiniano. Come si ricordava sopra con altre parole, noi siamo un paese carnevalesco. Bachtin quando descrisse la dinamica del carnevale, del mondo che si rovescia, aveva in mente le grandi purghe staliniane. Lo ricorda anche Zizek: un giorno eri segretario del comitato centrale, potente, temuto, riverito; il giorno dopo eri processato come traditore e finivi morto o nel gulag. Certo, è un processo che dà soddisfazioni, che scarica tensioni, che realizza temporanee catarsi, ma non contesta in alcun modo il funzionamento del potere, anzi, rafforza i suoi meccanismi.
    *Questo* carnevale, una volta somministrata a Luttazzi la punizione che merita, ci insegnerà qualcosa sul feticismo, il divismo, il rapporto tra artista e fans, cosa sta diventando la rete etc.?
    Sì, se avremo il coraggio di discuterne.
    No, se ci si accontenterà del lavacro, del sacrificio, di veder punito Luttazzi, e si sminuirà ogni altra riflessione chiamandola “aria fritta” etc.
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    2. La malafede
    Più nello specifico: la malafede, anche quando c’è, non è una spiegazione sufficiente. Non mi soddisfa dire che uno “è in malafede”, voglio sapere da cosa nasce quella malafede, in cosa è radicata, perché ha preso quella forma e non altre. Limitarsi a dire che Luttazzi “è in malafede” ci fa capire qualcosa? Secondo me no. Rimango convinto di quel che ho scritto, seppure in una mail, di fretta, con formulazioni imprecise: non è un’ipotesi peregrina pensare che Luttazzi abbia iniziato omaggiando o credendo di omaggiare, e poi sia entrato in un loop che ha cambiato di segno quel che faceva. Luttazzi è a sua volta un fan, i fan si riappropriano della cultura che venerano (cfr. Jenkins). Certo, nella maggior parte dei casi non ci fanno soldi sopra, non impugnano copyright per impedire ad altri di fare quello che han fatto loro etc. E qui sta il fulcro della vera critica alla condotta di Luttazzi. Critica che nessuno ha lesinato. Ma da sola (o meglio, con la sola spiegazione della “malafede”) non vuol dire nulla.
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    3. Questa discussione
    Scrive il mio socio WM4: “E’ del tutto evidente che nessuno è obbligato a ragionare su niente.”
    Esatto. Se qualcuno pensa che questa discussione sia inutile, perché vi prende parte con tanta insistenza? Che senso ha buttarsi in un dibattito ripetendo: “Questo dibattito non s’ha da fare?” In rete è pieno di blog, forum e gruppi di discussione in cui si discute del caso Luttazzi senza alcuna sottigliezza. Chi ritiene inutile questo dibattito vada là, e lasci noi intellettuali alle nostre chiacchiere inutili. Oppure si sta solo cercando visibilità in un blog tra i più seguiti, come quando si fa ciao con la manina di fronte alla telecamera? “Guarda, mamma, come gliele canto alla Lipperini!”
    .
    4. La “Reductio ad Berlusconem”
    E’ un calco da “Reductio ad Hitlerum”. Si può discutere in questo paese senza sentirsi sul collo il fiato di Berlusconi? E’ una forma di berlusconismo anche questa: evocarlo sempre, ovunque, come se non fosse già presenzialista di suo, nominare il suo nome invano, convocarlo come artificio retorico buono in ogni contesto, come tentativo di chiudere la discussione. Tizio dice una cosa? Sembra di sentir parlare Berlusconi! Tizio si lamenta di una cosa? Il suo è vittimismo alla Berlusconi? E via così: chiunque viene paragonato a Berlusconi, qualunque cosa è illegittima perché ne ricorda una fatta da Berlusconi. Rendiamoci conto che questa è una sindrome da subalterni.
    .
    5. Il passaggio immotivato al pronome di cortesia
    Assioma: quando in rete, senza alcuna giustificazione, si dà del Lei a un interlocutore connotando il pronome in modo aggressivo (es. “Lei, signor Wu Ming, la smetta di dire idiozie…”), ciò segnala stizza. Tale stizza è dovuta a debolezza e vacuità degli argomenti, e si manifesta nella voglia di attaccare l’interlocutore a prescindere da quel che dice.

  15. Wu Ming 4, ti assicuro che le truppe cammellate ci sono ancora.
    Quelli che si dichiarano ex-fan sono persone dotate di spirito critico, che se ammirano una persona lo fanno per un motivo. Se alcuni di quei motivi vengono a cadere, semplicemente non la ammirano più e pretendono spiegazioni. è normale, è prevedibile ed è giusto che sia così.
    I fanboys sono acritici adoratori parareligiosi. Luttazzi ne ha.
    Non vorrei suonare tronfio, ma molta gente qui non conosce molti fatti perché non era lì mentre questo caso montava (è un discorso che va avanti da anni).
    Comunque, vorrei sottolineare che nel post che ha dato inizio alla discussione di parla di: eccesso di nit-picking; ex-fan che peccano di orgoglio; accanimento. Se poi Wu Ming 4 la pensa diversamente dall’1, ben venga, ma non mi si venga a dire che ci siamo inventati noi delle accuse inesistenti.

  16. Sono solo parzialmente d’accordo con Wu Ming 4, è vero che bisogna essere in grado di dialogare con la propria immagine pubblica.
    Al contempo non credo sia così semplice estrarla da sè stessi e vederla in maniera così distaccata, questo sì è chiedere troppo ad una persona, relazionarsi con il pubblico è forse il grosso del compito di una “icona mediatica”. Il transfert si instaura sempre e comunque non farsi prendere dal “contro-transfert” sopratutto quando si è al centro degli eventi non è facile.
    Siamo tra l’altro in un paese di “bambinoni” fra i quali mi ci metto anch’io, ci mancherebbe, sviluppiamo una empatia immediata verso questi personaggi salvo poi lasciarceli alle spalle in quattro e quattro otto quando “la figura paterna” ci delude, non si riesce a sanare la ferita e rimaniamo un paese di gomma, con le sue luci e le sue ombre.
    Ma che diamine sviluppare una identità personale invece di cercarla all’esterno no? E’ proprio così difficile creare una struttura solida alla nostra base, non dico diventare “tedeschi”, sarebbe muoversi verso l’opposto ma almeno fare un minimo di riflessione su quello che accade al di là dell’evento singolo sì eccome cazzarola.
    “Sventurata la terra che ha bisogno di eroi” è una citazione che è azzeccatissima in questa situazione.

  17. @ Valeria,
    ma per me è interessantissimo capire la psiche di Debenedetti, e il rapporto tra la sua psiche, la sua malafede, la credulità dei capiredattori e le aspettative dell’industria culturale. Perchè questo dovrebbe inficiare la critica, la riprovazione per quel che ha fatto? Perché l’analisi dovrebbe rendere “lasco” il criterio con cui riconosciamo la sua frode?

  18. @ Re Rosso,
    nella discussione seguita alla mail riportata sopra, le mie formulazioni sono state da me integrate, arricchite, precisate, chiarite. Ho risposto a dubbi e domande. Se questo non interessa, e si preferisce rimanere sempre ai blocchi di partenza, amen.

  19. “4. I nitpickers hanno segnato i loro punti, tutti abbiamo visto e sentito, ma ora mi sembra si siano incaponiti e che continuino a passare con la mietitrebbia su un campo dove non è rimasta nemmeno una pianta.
    5. Daniele Luttazzi è un artista complesso, poliedrico e di spessore, e ha fatto cose importanti che non meritano di essere oscurate dai suoi errori.
    6. Il modo in cui la rete si trasforma periodicamente in macchina ammazzacattivi (e bacheca perenne delle “vergogne”) rischia di distruggere Luttazzi e tutto quel che ha fatto di buono. Questo ovviamente è un problema che va oltre Luttazzi.”
    .
    Dopo di questo non ho trovato altre modifiche al tuo punto di vista. potrebbero essermi sfuggite.
    Però la smetto, sono stanco di questa faccenda.

  20. Giusto, ai blocchi, vedo che l’idea che ho sempre avuto di queste icone tutte italiane (senza nulla togliere alle persone, sono dei grandissimi professionisti! Averne!) è in parte condivisa. Come ci si sana di questo processo di identificazione nell’icona?
    Non sono uno psicologo, ma suppongo che uno psicologo usi il transfert per provocare la proiezione delle psicosi per poi mostrare al paziente la verità, forse dobbiamo chiedere a queste icone di fare un atto simile. Di sedersi in silenzio di fronte ad un palco e dire una cosa del tipo:
    “Bene siete qui, siete in migliaia e siete incazzati neri, ora il punto è che se noi continuiamo lo spettacolo ve ne andrete un pò più sollevati ma i vostri problemi non saranno risolti, un pò come se vi facessimo una sega collettiva. Ora noi staremo zitti e cominciate ad agire voi in primis”
    ^^ puro vaneggiare, ma mi pare renda il concetto.

  21. @Jack: hai ragione. Gestire la propria immagine, dialogare con essa, quando si è personaggi pubblici è molto difficile. Quando poi si diventa una “icona mediatica”… allora sono cazzi acidi. E forse è proprio lì che si annida una delle radici del problema. Mi rendo conto che detto da uno dei Wu Ming è come la scoperta dell’acqua calda, ma se anche altri cominciassero a ragionare su questo, approffitando di casi come quello di cui si sta discutendo, ecco, forse ci sentiremmo meno soli.

  22. Off Topic x wu ming
    Sarebbe carino e interessante dedicare un prossimo post a “rerosso” che è la persona in Italia che ha fatto di più per far conoscere lo stand up comedy americano.
    Lavorando GRATIS ed esclusivamente per passione.

  23. Ho letto tutti i commenti tranne l’ultima decina, quindi mi scuso se scrivo cose già dette.
    Il problema di cui parla Wu Ming 2, ovvero il fatto che in quest’Italia schifosa si cerchino eroi senza macchia, è centrale nella questione. Luttazzi, per comprensibilissime ragioni di rivalsa personale e di visibilità, ha cavalcato l’onda dei vari Travaglio, Santoro ecc, aggrappandosi al carro dei Divi (come li chiama Barnard) perseguitati dal regime (essendolo stato, tra l’altro, esponenzialmente più degli altri). Questo l’ha fatto entrare in un territorio minato. Nessuno può negare, credo, il fatto che da un pò di tempo (azzardo, dal primo V-Day di Beppe Grillo?) gli spettacoli di certi comici, per molta gente, non sono solo questo. In un paese e in un’epoca in cui la capacità all’agire politico della gran parte degli individui è atrofizzata e monetizzata, andare a vedere uno spettacolo di Grillo, o di Luttazzi, o Rai per una notte diventa un atto politico e morale. Questa, sì, è una degenerazione. E una delle colpe di Luttazzi, giudicando ovviamente ex post quando sono buoni tutti, è stata quella di essersi voluto accodare a quel gruppo di Vip che hanno voluto sfruttare la scemenza di tanta gente dandole l’impressione di aver compiuto un atto di libertà, facendosi ricompensare con moneta sonante. Se ciò che scrivi e che reciti ha delle conseguenze morali sui tuoi spettatori, è ovvio che molti saranno pronti a linciarti se si scopre che bari!
    Detto questo, credo comunque che solo una parte di coloro che oggi si dicono delusi da Luttazzi rientri in questa categoria, anche se non so quantificarne la percentuale visto che sempre più persone, purtroppo, vi aderiscono (io stessa non riesco a far smettere i miei parenti di regalarmi per Natale noiosissimi libri di Travaglio che non leggerò mai). Moltissimi, e soprattutto coloro che hanno iniziato quest’indagine, sono solo dei fan che criticano la disonestà per quando riguarda l’aspetto artistico della questione. E anch’io sono convinta che Luttazzi dovrebbe semplicemente ammettere i suoi errori e fare autocritica. Tuttavia credo che questa vicenda l’abbia definitivamente scaraventato giù dall’Olimpo degli Onesti Integerrimi in cui lui stesso si è posto (come del resto tutti gli altri), un luogo in cui sei abissalmente lontano dai tuoi fan, quelli che ti apprezzano veramente e sono disposti ad ascoltarti anche quando la tua icona non è più circondata da un aura di rigore morale che è magicamente in grado di elevare gli spettatori al di sopra del lerciume in cui viviamo.

  24. Bene io mi occupo di IT e me ne rendo conto, dal momento che esisto io ne esisteranno molti altri, di person che non sono icone mediatiche ma possono farsi una idea di queste dinamiche.
    Il punto è che siamo un paese pigro e le icone sono comode, nonchè pericolosissime, appunto perchè è difficile gestire un rapporto simile, la situazione si fa delicata, una parola di troppo può divenire un macigno, in particolare in una realtà resa estremamente fluida dai media collaborativi.
    Serve una trasformazione, non dai politici ma dalle icone, dallo irreggimentarsi dietro frangenti limitati.
    Una frase vaga come “serve una trasformazione” è forse additabile come il tipico discorso da “intellettuale” senza i piedi per terra.
    Il mio è un ragionamento decisamente pratico e reale, forse voi Wu Ming che avete bene in mente la situazione ed avete un largo ascolto “erudito” potreste iniziare un dialogo atto a qualcosa di simile alla rimozione del “transfert” nella relazione medico-paziente.
    Un dialogo aperto sui simboli, non sulle persone, e su quanto alla lunga rischino di diventare deleteri e clacificanti sarebbe piuttosto interessante da seguire.

  25. @daniel Un’artista produce un’opera d’arte, il mio rapporto con lui è soprattutto legato a quello che vedo quando “usufruisco” della sua opera, se lui poi tradisce la moglie e picchia i figli sarà una questione mia morale smettere di acquistare il suo operato.
    Sto semplificando per rendere l’idea velocemente e ridurre le battute (sono a lavoro).
    Io però non stavo parlando di questo

  26. @Wu Ming 1
    Io volevo dire che al di là della fascinazione che esercitano i falsari (su di me, almeno), non solo da un punto di vista della loro psiche ma anche della loro tecnica, del loro gioco ecc. ecc., non ci si deve esimere – la sparo grossa – dal giudizio morale quando la relazione entro cui mentono richiede un criterio di verità e un atteggianento reciproco di fiducia. E l’intervista è una di queste relazioni. Dopodiché ho trovato molto interessante l’intervista rilasciata da De Benedetti al Pais.
    .
    Non volevo certo dire che è lasco il criterio con cui ricosciamo la sua frode, ma che questo criterio – in generale – è lasco, debole, poco frquentato nel periodo storico e nel paese in cui stiamo vivendo.
    Meno che mai ce l’ho con l’analisi, tanto che penso che sia di primaria importanza distinguere prima di giudicare.
    .
    Io pure chiedo scusa per i miei refusi: sto scrivendo solo con la sinistra.

  27. Il sospetto è che Wu Ming 1 – nella sua nota megalomania – stia scrivendo un nuovo saggio su se stesso e sui suoi fan, e che queste sue sboronate sul caso Luttazzi siano solo il pretesto per aprire la campagna pubblicitaria relativa alla nuova opera in cantiere. Chi ha l’occhio fino, sa ormai leggere tra le righe dei suoi verbosi interventi finto-altruistici.

  28. …Molto interessanti (in mezzo agli anatemi) alcuni ragionamenti che sono venuti fuori dalla discussione.
    Ruolo pubblico dell’intellettuale, rapporto con i “fans”.
    Segno che nella babele della rete, volendo, si può argomentare pacatamente. Condivido quasi integralmente le cose scritte da Luca e dai Wu ming.
    Detto questo c’è un problema, secondo me la scelta politica di Luttazzi di radicale rottura con il sistema info-editoriale berlusconiano rimane giusta.
    Che questo possa comportare un transfert pericoloso è un altro discorso,
    esiste il rischio evidente di una berlusconizzazione dell’anti-berlusconismo ma mi sembra paradossale attaccare chi fa delle scelte in prima persona.
    Troppo comodo.
    lo smascherato Saint-Just alias la nuora di Bertolino.

  29. @ Filippo,
    seguiamo ComedySubs su Twitter, credo che siamo stati, se non i primi, i secondi a seguirli appena sono entrati nel social network. Abbiamo invitato pubblicamente a seguirli (#FF @ComedySubs) e ci siamo congratulati pubblicamente per il lavoro che fanno.
    .
    @ Re Rosso,
    il punto di vista, e l’ho anche detto, rimane quello. Le formulazioni invece erano imprecise, come è normale in una mail scritta di getto, come spunto per un dibattito, da arricchire e integrare insieme. Cosa che poi abbiamo cominciato a fare. Ad ogni modo, io nella mail ho esortato i fan a non peccare d’orgoglio da qui in avanti; li ho esortati a lasciare uno spazio di riflessione (a Luttazzi ma soprattutto a noi, all’opinione pubblica), e l’ho fatto dopo aver riconosciuto che l’inchiesta era “legittima” e “fondata” (in seguito ho detto che è stata una dimostrazione di intelligenza collettiva), e dopo aver detto che “hanno dimostrato quel che volevano dimostrare”. A casa mia, dopo che si è dimostrato quel che si era voluto dimostrare, se si continua a battere sul chiodo è accanimento. Ho messo in guardia da quello che secondo me era un rischio, anche perché, come diceva Marotta, “voi siete tantissimi, Luttazzi è uno solo”. Però mi rendo conto che, quando ho scritto quell’esortazione, la macchina era già in irrefrenabile movimento carnevalesco/cannibalesco. E l’andamento di questa discussione mi sembra dimostrarlo. Ribadisco: non è questione di volontà del singolo, non ha valore il disclaimer: “Io non voglio linciare Luttazzi”. Non è un “io” ad agire, è una dinamica ormai largamente impersonale.
    Luttazzi ha agito nel peggior modo possibile, e si è scatenato addosso un mostro meccanico, un bulldozer schiaccia-miti.

  30. Riporto anche qui: martedì avevo scritto a Daniele una mail chiedendogli, per il suo interesse, di rispondere evitando i soliti non-argomenti che ormai sono controproducenti.
    Gli citavo un mio intervento sul blog di ntvox in cui facevo l’esempio di Elio e le storie tese e Frank Zappa (lì il mio nick è guzru), e lui l’ha trovato calzante.
    Se tra di voi ci sono fan degli elii, pensateci: loro fanno un uso abnorme di parti prese di sana pianta da altri, a volte volutamente senza la minima elaborazione se non la collocazione. Se le riconosci bene, sennò i pezzi hanno valore in sé. E’ fatto di proposito. E questo diverte tantissimo i fan (le fave) che vanno a caccia di queste citazioni. Se capisci le citazioni ti senti parte del gioco. Se lo dicessero loro rovinerebbero tutto e questa cosa crea la sensazione di un legame esclusivo (“tra di noi ci capiamo…”). Non mi sembra molto diverso da quello che qui accade.
    Daniele in questo caso ha commesso dei gravi errori prendendosi troppi meriti ritenendo che fossero sufficienti le vaghe spiegazioni date ogni tanto.
    Ma a questo punto, dice nella mail, qualsiasi cosa lui dicesse ora sembrerebbe una scusa. Ed entrare nel merito significa riempire molte pagine di spiegazioni (e aggiungo io: spiegazioni di scelte arbitrarie e quindi sempre opinabili: circolo vizioso).
    Cmq domani dovrebbe uscire un’intervista sul fatto in cui dice che spiegherà meglio. Speriamo! Non vedo l’ora.

  31. Vorrei prendere parte a questa discussione, ma non sono sicura che possa innescare un confronto costruttivo: appena si prova a muovere un piede non a difesa di Luttazzi (di cui frega poco a me) ma del senso comune si viene presi d’assalto da un esercito di “sfanboys”…
    Alcuni dei quali parrebbero anche in cerca di pubblicità (chi l’avrebbe detto??) 😛

  32. @WM4: “Non credo di barare. Se Berlusconi sparasse un colpo in testa a Veronica Lario il fatto sarebbe di una gravità ben superiore al plagio del repertorio di un comico. La metafora utilizzata è evidentemente fuori misura.”
    Allora è un iperbole ^_^

  33. sottolineo l’ultima maldestra difesa. Nel suo sito compariva aggiornamento a un link che lo difendeva dall’accusa di aver modificato le date dei post. Peccato che nello stesso sito poi si è aperta una discussione e ulteriori prove contro di lui. Morale. Ora l link è sparito.

  34. E’ pulsione di morte. Una forma di suicidio.
    Sembra Le diable, probablement di Bresson.
    Luttazzi desidera annullarsi, estinguersi, finire nel nulla. Con le sue azioni e reazioni ha chiesto alla Rete (il genio nella lampada) di essere sbranato.
    La Rete ha esaudito il desiderio.
    E forse i desideri erano tre:
    Uno, voglio far ridere.
    Due, voglio far ridere come i comici americani.
    Tre, voglio morire.
    Forse l’ignominia è una forma di gloria.
    Forse è il finale che, inconsciamente, si era preparato da tempo.
    Chiunque se ne rallegri, chiunque provi soddisfazione, chiunque si abbandoni a immondi cachinni sulla fine di quest’uomo non può che avere il mio disprezzo, senza se e senza ma.

  35. Se si guarda l’elenco, si vede che le battute copiate sono centinaia, forse migliaia.
    Alcune sono intere routine, blocchi da 5-6-7 battute concatenate. I plagiati un esercito.
    Mi spiace, ma è inammissibile, e questa difesa mi appare incomprensibile.

  36. @ Lorelei,
    ma *quale* difesa? Dov’è questa benedetta difesa? Basta leggere la discussione: non c’è *nessuno* qui che difenda quello che Luttazzi ha fatto. Nessuno. Le sue responsabilità sono state sottolineate, sviscerate, ribadite da tutti. E’ davvero l’unica cosa su cui siamo tutti d’accordo. E allora perché continuare a menarla? E’ così bello dare spallate alla porte aperte? Oppure si ritiene “collaborazionista” ogni forma di riflessione su quello che sta accadendo? Forse si ritiene “complice” la compassione per uno che si è autodistrutto? Sempre così in Italia, dopo il 25 Aprile son stati tutti partigiani. Fino a due giorni fa ci si spellava le mani per il Genio, viva il Genio!, adesso è il Nemico Pubblico n.1. Che dovremmo fare per far capire che disapproviamo? Ballare sul cadavere, ubriacarci, pisciare e gettare diserbante sulla fossa?

  37. sinceramente non riesco a capire perché non si riesca a mantenere il rispetto per una persona che ha commesso errori anche gravissimi. qui ce lo siamo detti mille volte: un conto è un’azione, un conto è la persona che la compie. anche recentementente loredana ha dedicato un posta un libro di Legrenzi che, se non sbaglio, andava nella stessa direzione.
    credo che sia legittimo, e a volte secondo me pure doveroso, esprimere un giudizio severo su un comportamento, ma i linciaggi e gli accanimenti sono tutta un’altra cosa. a me le piazze inferocite, pure se virtuali, fanno paura.

  38. Io so solo che Luzzatti mi fa rotolare dal ridere da vent’anni.
    Dio lo benedica!!! Le sue lezioni sul sesso sono la roba più divertente che abbiano mai passato in questa tv filocattolica del cazzo!!! Copia? E chissenefrega! Che paese di ipocritini e voltagabbana del cazzo, non se ne può più! Excuse my French.

  39. @WM1: Penso che Lorelai si riferisse al messaggio di pol e alla difesa di Luttazzi medesimo, che continua ad arrampicarsi su tutti gli specchi. Ripeto quello che ho detto altrove. I miei soldi Luttazzi se li è meritati. Mi ha fatto ridere quando l’ho visto a teatro e le battute per me erano nuove e originali.
    Ha portato la comicità americana in Italia, ce l’ha fatta conoscere attraverso la sua voce.
    Ha plagiato? Sì! La sua carriera ne risentirà? Probabilmente. E’ ancora un bravo comico? Sì, diavolo.

  40. Ragazzi, non è poi così difficile integrare tutti i punti di vista finora espressi. Luttazzi ha frodato alla grande. E’ bene criticarlo. E’ bene che sia giudicato. E’ bene -soprattutto- ricavarne una lezione preziosa. Io capisco sia il punto di vista di ReRosso che quello di Wuming 1. Esprimono bene una lotta interiore umanissima. Rerosso dice: “Allora non parliamo della legge schifosa sulle intercettazioni, ma della povera psiche di Berlusconi “. Ha ragione. Ragionissima. Pragmatismo. Ma non ci si può fermare lì. E sapete perchè? Perchè è il limite che si ravvisa in Luttazzi stesso ( E questo limite è lo stesso che porta Berlusconi a tiranneggiare da vent’anni su questo cazzo di paese ). Cioè quello che ha creato la distanza di cui parlava Wuming 4. Mi spiego: la polarizzazione semplicistica di ogni questione: è questo che in Luttazzi ha creato diffidenza, cioè la sua logica out-out. Io o gli altri. Questo è vero e questo è falso. Questa è satira e questa no. Non è una forma matura di giudizio sul mondo, è dogmatica, parareligiosa, appunto. Uno l’ascolta e sente che in fondo in fondo c’è qualcosa che non va (E parlo di persone dotate di senso critico ReRosso! Hai ragione anche sui fanboy. Ora Luttazzi ha i suoi papaboys, è il colmo, lo difendono come la sacra sindone). Diciamo che sente il lezzo del moralismo – se vogliamo concettualizzare. Dentro questo modo di giudicare è implicita una coercizione e anche una successiva, inevitabile deflagrazione. E però la boria di Luttazzi, la sua eloquenza e la sua logica asfissiante hanno tenute sopite a lungo queste intime ribellioni, come se nell’ammiratore ci fosse un complesso di inferiorità non manifesto. Nel momento in cui si intravede la falla, allora ci si dice “Vedi, cazzo, c’era qualcosa che non mi tornava”. E giustamente si libera una rabbia molto profonda. Proprio come fa l’adolscente col genitore di cui si scopre una pecca morale. Ripeto: giustamente. Io ho scoperto questa cosa a Dicembre, figuratevi. Non ci potevo credere! Ma il problema è che bisognava avere il coraggio di non soffocare a priori queste domande, quindi di fidarsi un pochetto di più dei propri mezzi critici e delle propria autostima. Cosa che ha fatto con grande onestà intellettuale l’autore del blog. Ma neanche lì possiamo fermarci. E a questo punto entra in gioco quello che dice Wuming 1: abbiamo il coraggio di superare dialetticamente la cosa? ( Dopo che Luttazzi avrà risposto delle sue colpe oggettive, naturalmente, a livello probabilmente anche giudiziario – in merito alla popolarità sta già pagando di brutto ). Perchè il problema è più ampio e non si limita solo al fatto tecnico del plagio, ma proprio a questa incapacità di integrare logica-sentimenti-rispetto della diversità-senso di amore per le cose-idea di comunità-senso della misura da dare a soldi e successo. Questi sono problemi antropologici che non si possono più sottovalutare. Sono i traumi radicati nella nostra forma mentis, quelli quasi inestirpabili, per superare i quali bisogna fare lo sforzo di guardare nell’abisso delle nostre miserie. Se Luttazzi non ha la foza di farlo – perchè la sua figura non ha mai dato l’impressione di farlo, a differenza di Hicks o Lenny Bruce – facciamolo noi. Ora è importante recuperare l’aspetto umano, altrimenti ci si incattivisce all’inverosimile e si fa del male anche a se stessi. La rabbia diventi anche un pò compassione, ecco. Al di là che a Luttazzi freghi qualcosa o ci rida ancora dietro. Facciamolo per noi. Perchè queste cose possano succedere con meno frequenza di quanto purtroppo siamo costetti a constatare.
    Io ho interpretato così i pensieri di tutti.
    Walter Veltroni.
    Scherzo.
    Ciao
    PS: avete bypassato alla grande il commento più bello – anche dal punto di vista della scrittura – e esauriente di tutta la discussione. Non so perchè. Boh. Sembra bellissimo solo a me?
    E’ questo:
    venerdì, 11 giugno 2010 alle 9:32 am da filippo dd
    Tornate a leggerlo.

  41. Scusa, Wu Ming 1, ma continuo a non capire bene: chi è che continua a “menarla”, qui, da un lato celebrando una specie di funerale ante mortem e dall’altro dando del forcaiolo o -peggio- del fascista a chi (giustamente, secondo me) ha semplicemente cercato di riportare la questione su un piano probabilmente meno alto rispetto alla tua analisi, ma proprio per questo più aderente alla realtà materiale? Luttazzi ha preso in giro sé stesso, prima ancora che i suoi lettori e spettatori, e perciò andrebbe compatito, più che denigrato. Ma che i suoi fan/estimatori/simpatizzanti o come vogliamo chiamarli siano incazzati secondo me è anche legittimo, oltre che perfettamente comprensibile. Secondo te dovrebbero provare (solo) compassione? Te lo chiede uno che -ripeto- col comico Luttazzi probabilmente continuerà a ridere e divertirsi, pur avendo un po’ mutato il suo giudizio sull’autore e persona pubblica. Ecco, forse dovremmo ripartire proprio da questo concetto: la public figure, appunto, che magari a voi Wu Ming fa un po’ orrore (pure a me), ma che è il vero fulcro della questione.

  42. Il mio sospetto è che Wu Ming 1 – nella sua nota megalomania – stia scrivendo un nuovo saggio su se stesso e sui suoi fan. Magari queste sue sboronate sul caso Luttazzi sono solo il pretesto per aprire una campagna pubblicitaria relativa alla nuova opera in cantiere. Chi ha l’occhio fino, ormai sa che da quel drittone lucidissimo e gelido, cui non importa un ico secco di nessuno, ci si può aspettare di tutto.

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