DIVERTIMENTI/2: WU MING 1 SU DANIELE LUTTAZZI

Avete letto il post di poco fa?
Ora leggete questo. Come immagino sappiate, da mesi sta montando su Internet una polemica che riguarda Daniele Luttazzi, e che in questi giorni raggiunge il suo culmine con un articolo su L’Unità.
Da uno scambio via mail con diverse persone, colgo l’opinione di Wu Ming 1 che mi ha autorizzato a pubblicarla. Eccola:

Il caso “Luttazzi che copia” è uno di quelli in cui l’inchiesta, pur legittima e fondata, rischia di sconfinare nello stalking. Da tempo riscontro in rete un accanimento nei confronti di Luttazzi, una voglia di “accerchiamento” coi mezzi del web da cui è molto difficile difendersi. Di fronte a persone che dedicano a te buona parte del loro tempo, e del “farti le pulci” fanno una vera e propria missione di vita, è facile – quasi fatale – reagire come ha fatto Luttazzi, cioè in modo malaccorto, frettoloso, poco lucido. Così si confonde e aggrava la situazione.
Il nit-picking, il fare-le-pulci, è una pratica tipica dei fans (anche dei detrattori, che sono fans “in negativo”), e va accettata. Esiste tuttavia un “eccesso di nit-picking“, una brutta china che questa pratica può prendere quando la demolizione della persona diventa il fine principale ricercato quotidianamente. Nel nostro piccolo, anche noi Wu Ming ne sappiamo qualcosa…
In questo frangente, se non riflettiamo, temo si possa arrecare un danno irreparabile a un artista che è ben più complesso di quanto appaia in questa polemica, un artista che è anche traduttore (superlativo il lavoro fatto su Woody Allen), teorico dell’umorismo (di livello altissimo la “lezione” tenuta nel 2004 al Salone del Libro di Torino) e della satira (si veda il suo mini-saggio “Mentana a Elm Street”), animale da palcoscenico, musicista etc. Appiattire Luttazzi sul plagio di battute è ingiusto e pericoloso. La sua attività teatrale è già ridotta al lumicino per via del suo essere sgradito ai poteri loschi: se dieci anni fa faceva cento date a tour, ora quando va bene ne fa venti. Se lo mettiamo all’angolo nel suo essere artista, senza concedergli alcuna attenuante, praticamente lo uccidiamo.
Proviamo a fare un passo indietro? Da che mondo è mondo esistono pratiche di “riutilizzo” artistico di elementi presi da opere precedenti: citazione, omaggio, détournement, cut-up, parodia etc. La presenza in un’opera di tali elementi non implica alcuna “svalutazione” dell’opera stessa, altrimenti dovremmo dire che La terra desolata di Eliot (praticamente un grande collage di citazioni) non vale nulla. La cosiddetta “originalità” dell’opera – concetto del resto molto ambiguo – può essere amplificata dal riutilizzo anziché sminuita, ad esempio se non c’è soltanto un copia-incolla ma anche una ri-contestualizzazione. Io questo lo ravviso in diversi “plagi” luttazziani segnalati dai nitpickers, e di alcuni mi ero già accorto da solo, essendo un fan della stand-up comedy americana. Quando Luttazzi ripropone un’elaborata battuta di Carlin sull’esistenza di Dio cambiando la punch-line e infilandoci un riferimento all’8 per mille, non sta semplicemente “copiando”, sta ri-contestualizzando. Ri-contestualizza abbastanza o troppo poco? Ecco, qui sta il problema, se vogliamo considerarlo tale. Infatti la ri-contestualizzazione non è riscontrabile o comunque non è pregnante in tutte le occorrenze, e in molti casi il riutilizzo da parte di Luttazzi somiglia troppo a un semplice copia-incolla.
La mia ipotesi, per quel che vale, è che Luttazzi, grandissimo fan dei comici americani (questo è ancora un eufemismo: Luttazzi è platealmente divorato dalla passione per quei comici!), si sia lasciato trascinare dalla forza di quelle battute, le abbia amate a tal punto da sentirle proprie al pari di quelle che scrive (e ne scrive tantissime, cerchiamo di non dimenticarlo). La riappropriazione è anche un atto d’amore. Nel corso del tempo, forse la riappropriazione si è fatta meno attenta alle differenze tra omaggio, détournement e mera riproposizione.
Ora: come si esce da questa trappola? Credo che Luttazzi debba produrre una riflessione sul comico di quelle che sa scrivere lui, una riflessione che non rifugga l’autocritica. Deve esprimersi col cuore in mano, facendo leva sulla completezza d’artista che ha dimostrato in questi anni. In nome di quella completezza e con un’affermazione di dignità, ricordi che non può essere ridotto all’immagine di lui che ora rischia di affermarsi. Ai nitpickers mi sentirei di dire questo: “you made your point“. Avete dimostrato quello che volevate dimostrare, e un importante quotidiano ha rilanciato la vostra inchiesta. Non accanitevi. Non peccate d’orgoglio. Lasciate una via d’uscita tra la verità e la demolizione di un artista. Date a Luttazzi la possibilità di imparare da questa storia e usarla per crescere.

Wu Ming 1

Nota. A corollario suggerisco di leggere questa intervista ai WM sull’arte del remix e della citazione.

303 pensieri su “DIVERTIMENTI/2: WU MING 1 SU DANIELE LUTTAZZI

  1. E però la boria di Luttazzi, la sua eloquenza e la sua logica asfissiante hanno tenute sopite a lungo queste intime ribellioni, come se nell’ammiratore ci fosse un complesso di inferiorità non manifesto. Nel momento in cui si intravede la falla, allora ci si dice “Vedi, cazzo, c’era qualcosa che non mi tornava”.

    Guarda, per quel che conta: in questi giorni ho fatto un piccolissimo e rapido sondaggio fra altri che lo seguivano, e le reazioni a caldo sono state tutte di sgomento e dispiacere. Non ce n’è uno -perlomeno nella cerchia dei miei amici- che abbia detto una cosa come quella. Non uno.

    Ora è importante recuperare l’aspetto umano, altrimenti ci si incattivisce all’inverosimile e si fa del male anche a se stessi. La rabbia diventi anche un pò compassione, ecco. Al di là che a Luttazzi freghi qualcosa o ci rida ancora dietro. Facciamolo per noi. Perchè queste cose possano succedere con meno frequenza di quanto purtroppo siamo costetti a constatare.

    L’incapacità dei più di provare compassione per l’uomo deriva dal fatto che conoscono solo il personaggio. Scommetto che la maggior parte di quelli che oggi sputano fiele su Luttazzi gli stringerebbero la mano arrossendo se l’incontrassero di persona.

  2. OK, ho letto solo ora questo commento di Wu Ming 4 (chiedo scusa, ma è un thread-mostro). A mio modesto parere, WM4 ha centrato il nocciolo della questione dibattuta qui (il mio commento che non è ancora stato approvato, nel quale pure suggerisco che la discussione dovrebbe ripartire dal concetto di “figura pubblica”, è stato scritto prima di leggere il suo).

  3. Le fotografie di Mussolini appeso per i piedi vengono spesso pubblicate a dimostrazione dell’insulto al cadavere di un uomo, dimenticando che quando i partigiani decisero di appenderlo – lui, Pavolini, Starace e Claretta Petacci – non lo fecero mossi da disprezzo, loro che davvero nel loro universo simbolico ne avrebbero avuto in qualche modo il diritto, ma per puro atto di pietas (al punto che si preoccuparono pure di fissare la gonna di Claretta per evitarle le nudità) terrorizzati dall’orda famelica della folla che voleva deturpare il corpo di chi aveva (nella stragrande maggioranza) esaltato il loro Duce neppure pochi anni addietro come uomo della provvidenza.

  4. @ Giacomo,
    ti ringrazio perché mi dai l’opportunità di fornire qualche nuovo spunto, cose su cui riflettevo poco fa.
    L’invito a non schiacciare l’uomo sotto la public figure è stato proprio uno dei punti di partenza della riflessione. Che, devo dirlo, a me non sembrava poi così “alta”. A me interesserebbe capire cos’è successo e cosa sta succedendo nella testa e nel cuore di quell’uomo, perché come dicevo prima non mi sembra sufficiente parlare di malafede, non mi accontento, come non mi accontento della reazione rabbiosa contro la public figure: mi piacerebbe andare più in là, e ragionare di più su quali fossero i rapporti tra public figure e pubblico, public figure e comunità degli estimatori.
    Esisteva una tale comunità? Oppure il singolo estimatore di Luttazzi lo ammirava più che altro per conto proprio, senza veri rapporti orizzontali con gli altri fan, isolato dagli altri per via del modo in cui si era evoluto il rapporto Luttazzi-publico? Ci stavo pensando poco fa: quando dei fan hanno deciso di farsi comunità, lo hanno fatto perché la public figure non li convinceva più. Cioè forse la contemplazione passiva della public figure non li separava più l’uno dall’altro.
    Non sono ancora in grado di spiegarmi bene, e forse non sono ancora le domande più giuste da fare, ma credo di aver messo il dito su un punto nevralgico, anche grazie a questa discussione.

  5. Replico brevemente a Giacomo poi mi eclisso dalla discussione causa studio.
    ” Guarda, per quel che conta: in questi giorni ho fatto un piccolissimo e rapido sondaggio fra altri che lo seguivano, e le reazioni a caldo sono state tutte di sgomento e dispiacere. Non ce n’è uno -perlomeno nella cerchia dei miei amici- che abbia detto una cosa come quella. Non uno. ”
    – Esistono diversi piani di coscienza. Secondo te da cosa nasce lo sgomento? Immagina che fosse stato scoperto un comico di Zelig. Nessuno avrebbe cagato la cosa. Qui non è il plagio che brucia, ma il comportamento da psicologia inversa di Luttazzi: cioè il fatto che si sia sgretolata la sua corazza di paladino della morale, con un’azione fra le più irrispettose per sè e il suo pubblico. Se anche uno non ha mai dubitato esplicitamente, non significa che non c’abbia pensato. Il problema è l’autocensura, credimi. E’ quest’autocensura del pensiero critico che uno deve abituarsi a rompere. Sennò cade sempre dalle nuvole. Questo volevo dire. –
    “Luttazzi ha preso in giro sé stesso, prima ancora che i suoi lettori e spettatori, e perciò andrebbe compatito, più che denigrato.”
    – Esattamente. Compatito. E’ una persona che non si è rispettata, io provo compassione in questi casi. Anche se all’inizio posso essere incazzatissimo. E ho paura che lui non ritratterà mai. Quindi la compassione mi pare qualcosa di utile per noi, la intendo così. –
    ” Scusa, Wu Ming 1, ma continuo a non capire bene: chi è che continua a “menarla”, qui, da un lato celebrando una specie di funerale ante mortem e dall’altro dando del forcaiolo o -peggio- del fascista a chi (giustamente, secondo me) ha semplicemente cercato di riportare la questione su un piano probabilmente meno alto rispetto alla tua analisi, ma proprio per questo più aderente alla realtà materiale? ”
    – Ho letto tutto, mi pare che ci sia stata molta chiarezza fin dall’inizio. Chi ha fatto l’inchiesta ha fatto benissimo, chi critica ferocemente Luttazzi fa benissimo. Ora, Wu Ming 1 mi pare abbia solo provato a dar vita a una pars construens nel dibattito. Cioè sia chiaro: Luttazzi ha agito da vera testadicazzo. Questo è innegabile. Punto. Noi che facciamo? Ci fermiamo a questa constatazione? –
    Ciao, grazie degli spunti di riflessione.

  6. P.S. Su, basta con questa storia che avremmo dato dei fascisti etc.
    Ripropongo quel che scriveva WM2:
    “Svariati commenti, qui e in giro, mettono al bando gli intellettualismi, i sociologismi, la retorica e chiedono che si parli pane al pane (come se questa non fosse retorica). Luttazzi ha rubato, punto, tutto il resto è fuffa, vaffanculo. Si rendono conto, questi “semplificatori”, che il loro linguaggio è lo stesso della Lega e della destra più becera? In una parola: del fascismo?”
    Era una domanda: se ne rendono conto? Ed era una domanda retorica, perché la risposta è chiaramente: no, non se ne rendono conto.
    Fa sempre bene rammentare che le pose anti-intellettuali, il piglio da “bando alle ciance” e l’asserzione che le cose siano semplici semplici e quindi stop ai “sociologismi”, storicamente (non perché lo diciamo noi, proprio storicamente) sono parte essenziale della retorica fascista, anzi, sono vere e proprie pietre angolari di quella retorica, presenti in ogni variante di fascismo esistita o esistente sul pianeta.

  7. Infatti, concordo, WM1. Citando Andrea Cortellessa, “quando sento parlare di pistole metto mano alla cultura”.
    Il tuo ragionamento non fa una piega. O si va oltre e si sviscera la complessità di questo, in fondo, caso esemplare, o ci ritroveremo a dover appendere un cadavere mossi da umana pietà. Io ho grande ammirazione per il lavoro di Luttazzi anche se non l’ho mai amato “di pelle” (posso dirlo perché lo dissi in tempi non sospetti, su Nazione Indiana, qualcosa come 6 anni fa. A me Luttazzi non fa ridere, insomma. Ma penso anche che la satira non ne ha il dovere. Ma qui la questione si fa lunga). L’orgia dionisiaca giustamente ventilata da WM4 può essere liberatoria ma anche ferale e la cosa mi spaventa un po’.
    Detto ciò, steps ahead, please.
    http://www.youtube.com/watch?v=1gEcTvoqQYM

  8. E comunque…
    http://www.youtube.com/watch?v=ydEaq4tlmew
    Di certo la battuta a 0:51 non l’ha copiata a un americano.
    “Sembra filo spinato, in realtà è il cilicio della Binetti”.
    Me lo sono rivisto e, ok, va bene tutto, sì, anche qui hanno trovato battute riprese da stand-up comedians d’oltreoceano, ma davvero, *oggettivamente* non si può dire che costui non sia un comico, che non sappia calcare il palco, che non abbia un suo personaggio e così via.
    “Ho fatto preparare una torta, ma purtroppo pochi minuti fa la spogliarellista che c’era dentro ha avuto le mestruazioni. Vatti a fidare di Tarantini…”
    Tarantini negli USA non lo conoscono 🙂

  9. @WM1

    quando dei fan hanno deciso di farsi comunità, lo hanno fatto perché la public figure non li convinceva più.

    È un’ipotesi interpretativa che trovo affascinante e realistica al tempo stesso: non dimentichiamo che stiamo parlando di una vicenda per ora ancora largamente internettiana, e che le dinamiche sociali della rete sono “strane” e ancora poco analizzate.
    @Matteo

    Il problema è l’autocensura, credimi.

    Per alcuni sarà come dici tu, ma non credo si possa pensare che tutti quelli che -a caldo- hanno provato sorpresa e dispiacere quando è emerso un comportamento “doppio” da parte di DL (penso soprattutto ai maldestri tentativi di insabbiamento) siano dei beoti acritici che l’avevano idealizzato. Sarebbe un po’ come dare ragione ai suoi detrattori di professione, non credi? Grazie a te per la replica.
    @WM1

    P.S. Su, basta con questa storia che avremmo dato dei fascisti etc.

    OK, OK. Il concetto -per quanto mi riguarda- era chiaro e non faceva una grinza neanche prima; il commento di WM2 m’era solo sembrato un po’ fuori luogo, ma rileggendo meglio questo, concordo: ci stava tutto. 🙂 Adesso bando alle ciance! (Scherzo). 😛

  10. Trovo affascinante la lettura di WM4, ma anche un po’ esagerata: io, da fan di Luttazzi, quando ho saputo la notizia e ho letto la (impressionante) lista di battute copiate, banalmente ci sono rimasto male.
    Non era un idolo, era un tizio che stimavo perché scriveva (o credevo scrivesse) cose che mi piacevano.
    Come giustamente dice WM1 il problema chiave è la trasparenza. Se questo ipotetico 30% di battute altrui fosse stato dichiarato, esplicitato fin dall’inizio, con attribuzioni specifiche, il problema non sussisterebbe, anzi sarebbe stato un valore aggiunto: “ehi non solo scrive ottime battute di suo, ma riscopre e inserisce nei suoi monologhi classici dello stand up americano che altrimenti resterebbero sconosciuti al pubblico italiano! Wow!”. Ma nel momento in cui le spaccia per proprie e ne difende la paternità (il caso Bonolis è emblematico) tutto questo decade, e vista la struttura degli spettacoli (scariche di battute unite solitamente da un semplice filo tematico) non vedo più di un pugno di casi in cui si possa effettivamente parlare di ricontestualizzazione.
    Sul “bando alle ciance”: verissimo, WM1, ma è anche normale che una delusione porti a una reazione emotiva, quindi capisco coloro che dicono “da ora per me tutto il lavoro di Luttazzi non ha più valore”; se in termini pratici non ha alcun senso (il 60, 70 o 90% delle battute veramente sue rimangono ottime, per non parlare di certe sue riflessioni sulla questione satira e comicità), ne ha molto dal punto di vista emotivo: se scopri che la tua fidanzata ti tradisce “solo” con due tizi sarà piuttosto complesso in quel momento pensare ai tanti bei momenti passati insieme o a quanto è per il resto una gran bella persona.
    Nota a tema @biondillo (anche se sono certo che è solo una coincidenza 🙂 ): la battuta da Goering la scrisse Gregorio Magini su un vecchio numero della rivista Mostro!

  11. @WM1 sulla gestione del rapporto col pubblico la dice lunga l’intestazione del suo blog, dove per leggere il primo post si deve “scrollare” giù da una enorme sua foto con scritta “DANIELE LUTTAZZI”. È anche vero che la sua martirizzazione ai tempi del biagi-luttazzi-santoro lo aveva posto nella non facile posizione di simbolo e ai simboli sono i fan stessi a non chiedere un rapporto paritario; se però nelle teste di un tot di persone la tua figura arriva ad acquistare anche un valore morale, e tu legittimi questa visione, la delusione per un gesto oggettivamente immorale si amplifica ben oltre la gravità del gesto in sé, poiché il gesto tende a sovrapporsi in toto alla tua figura: a trasfigurarla in negativo esattamente come aveva fatto, in positivo, l’ingiustizia subita.

  12. Chi cosa come? Mi si chiama in causa? Cosa c’entra Biondillo con Goering?
    Io Luttazzi l’ho visto l’anno scorso a teatro e a parte il fatto che non avrei riso per niente al mondo perché avevo avuto il giorno stesso una delusione con una persona di cui ero e sono tuttora intimamente fan, mi è parso che in qualche modo Luttazzi ci odiasse tutti e volesse farci mangiare la merda a noi. Che volesse farci capire che facevamo schifo come lui che mangiava la merda, insomma. E tutti ridevano e a Luttazzi un po’ faceva piacere e un po’ schifo. A me è parsa vera avanguardia, però sono uscito dal teatro odiando tutti.

  13. Dimenticavo: l’unica battuta che mi fece ridere di orrore fu: “quando andate in un ristorante cinese, assicuratevi che non pratichino l’aborto clandestino”.

  14. @ wu ming
    Mi lancio in una cosa della quale mi pentirò…
    La considerazione sul cilicio della binetti è una “battutina” pre-monologo per strappare una risata (una vecchia regola non scritta dei comici è di trovare un riferimento anche banale al luogo dell’esibizione in modo che il pubblico avrà la sensazione che tu lo stia facendo proprio per loro).
    Per quanto riguarda la battuta della torta con la spogliarellista dentro… non ti da l’impressione che provenga da una cultura diversa?
    Difficilmente in Italia si vedono spogliarelliste uscire dalle torte mentre in America è una cosa abbastanza consueta.
    La verità(SECONDO ME) è che il monologo di rai perunanotte è stato assolutamente populista perchè Luttazzi ha dato alle persone quello che loro si aspettavano da lui.
    Che sarebbe successo se lui avesse detto:”E’ un onore per me essere quì alla 476 manifestazione contro Berlusconi…In 15 anni siamo riusciti a non togliergli un voto…”?
    Per non parlare della banalità machista della metafora sull’inculata… Immagina che l’idea del “ce lo mettono al culo” per un comico è equiparabile alla rima cuore/amore per un cantante.
    Io credo che nella satira la risata debba essere il mezzo per esprimere un’idea, se tutto il pubblico è già d’accordo che senso ha il monologo?
    Purtroppo la più grande colpa di Luttazzi è di aver ridotto la satira a un mero esercizio intellettualistico e tecnicistico quando in tutto il resto del mondo la satira è un perfetto equilibrio fra “ragione e sentimento”.
    p.s.
    Per tutti quelli che possono obiettare che però Luttazzi ha fatto ridere, suggerisco di guardare checco zalone, anche lui oggettivamente fa ridere(non voglio in nessun modo paragonare Zalone a Luttazzi!!!!!)
    p.p.s.
    “La comicità utilizza qualsiasi cosa per far ridere, la satira utilizza la risata per dire qualcosa” Emanuela Marmo
    p.p.p.s.
    A livello umano sarei disposto a dispiacermi per lui, se non fossi troppo preso a dolermi del mio livore

  15. scusa, wu ming 1, ma non sono d’accordo con questo tuo commento che riporto per intero:
    “P.S. Su, basta con questa storia che avremmo dato dei fascisti etc.
    Ripropongo quel che scriveva WM2:
    “Svariati commenti, qui e in giro, mettono al bando gli intellettualismi, i sociologismi, la retorica e chiedono che si parli pane al pane (come se questa non fosse retorica). Luttazzi ha rubato, punto, tutto il resto è fuffa, vaffanculo. Si rendono conto, questi “semplificatori”, che il loro linguaggio è lo stesso della Lega e della destra più becera? In una parola: del fascismo?”
    Era una domanda: se ne rendono conto? Ed era una domanda retorica, perché la risposta è chiaramente: no, non se ne rendono conto.
    Fa sempre bene rammentare che le pose anti-intellettuali, il piglio da “bando alle ciance” e l’asserzione che le cose siano semplici semplici e quindi stop ai “sociologismi”, storicamente (non perché lo diciamo noi, proprio storicamente) sono parte essenziale della retorica fascista, anzi, sono vere e proprie pietre angolari di quella retorica, presenti in ogni variante di fascismo esistita o esistente sul pianeta”.
    Per amore del distinguere io credo che non si debba confondere un atteggiamento antiintellettualistico e rozzamente semplificativo con un sano atteggiamento fenomenologico, che cerca di interrogare la realtà in modo spregiudicato e, per quanto è possibile, senza paraocchi.
    In questa attegiamento. che qui da alcuni è stato espresso come un’esigenza, io non ci vedo niente, ma proprio niente di fascista (semmai esattamente il contrario).
    Dopodiché si arriva al momento dell’analisi e dell’interpretazione, che lascia ampio spazio alle esigenze conoscitive e alla scelta di strumenti da parte di ciascuno.
    A questo punto, a furia di analizzare, si può arrivare a una forma di accanimento ermeneutico che io temo di non apprezzare affatto senza per questo considerarmi una fascista.
    L’opinione che mi sono fatta della ‘vicenda Luttazzi’ si può sintetizzare in una battuta di Shakespeare: ‘Dio prima li acceca e poi li perde’.
    E qui ci troviamo di fronte a un palese acceccamento, per analizzare il quale ci vorrebbe la forma, molto complessa, della tragedia e non quella del thread.
    Di fronte a una tragedia si capisce come analisi astrattamente intellettuali siano insufficienti e a volte sterili. E questa, almeno per me, non è una posa anti-intellettuale.

  16. Complessità e semplicità non sono necessariamente concetti antitetici. Ottenere la sintesi della semplicità da una grande complessità è un compito arduo, che un bravo scrittore dovrebbe conoscere meglio di chiunque altro. A parte un uomo di scienza. Del resto la semplicità di un fatto evidente può nascondere un universo di complessità che va fatto emergere per comprendere come si arrivi al semplice fatto. Ciò detto mi sembra ormai chiaro e accettato da tutti che il lavoro di copiatura ci sia stato. Già meno chiaro e accettato è che si tratta di un fatto irrilevante: un comico è prima di ogni cosa un performer. Non è la battuta che dice, ma come la dice. Con la mimica del volto; la gestualità; l’inflessione della voce: e queste sono difficili da copiare :-). L’errore di Luttazzi non mi pare davvero sia il copiare, ma l’accusare altri di farlo da lui. E ancor più l’accampare scuse francamente ridicole.

  17. Giustissimo, Valeria.
    Osservo che chi segue questo thread può orientarsi verso un “sano atteggiamento fenomenologico” con la consapevolezza che è UNA delle possibilità di approccio al problema, DOPO aver riflettuto sulla questione, non escludendo che si possano operare dei distinguo e ben sapendo che la riflessione non riguarda solo Luttazzi “in sé”.
    Il fatto è che ci vogliono un milione di thread come questi per raggiungere la forza mediatica di un sospiro di Minzolini…
    Ah, per tornare a semplificare, mi pare che non sia stato affrontato a fondo un aspetto del rapporto artista/pubblico: i soldi che il pubblico spende… 🙂
    Buon proseguimento e grazie a tutti per gli spunti di riflessione offerti: non credo che avrò modo di continuare presto a partecipare a questa discussione.

  18. A me questa cosa del Luttazzi che “si è fatto prendere la mano”, accecato poi perso per dirla con lo Shakespeare citato da Valeria, non convince. A me pare anzi evidente che l’individuo sia molto lucido, intelligente e padrone di sé. Dopo averci dormito sopra un paio di notti, la mia personalissima sensazione – SENSAZIONE – è che lo abbia fatto scientemente. Qualunque sia la motivazione – una difesa preventiva dalle accuse di volgarità, la ormai tristemente famosa “caccia al tesoro”, per irrobustire questo o quello spettacolo… – resta il fatto che quelli come me che ignora(va)no le fonti siano stati in una certa misura presi per il naso. Resta inoltre il fatto che i suoi tentativi di difesa sono stati maldestri ad esser buoni (e un Luttazzi maldestro mi fa pensare ad un Luttazzi colto in castagna, porca miseria).
    Dai comici da marmaglia zelighiana – il cui professionismo, la cui ragion d’essere tuttavia non discuto – non mi attendo alcuna coerenza né integrità. Da chi fa satira invece sì, e i motivi ce li ha dati e più volte spiegati lo stesso Luttazzi. Ecco, per tutto ciò il rapporto tra me e lui ha subito un duro colpo. Tuttavia, non posso non continuare ad ammirarlo – anche qualora solo un 10% del suo repertorio fosse originale, rimarrebbe tra i migliori battutisti italiani (ok, non sarebbe una grande gara). E non posso non sentirmi dalla sua parte (in pochi, e non mi riferisco solo ai comici, hanno detto le cose che andavano dette come ha fatto lui). Infine, da parte mia nessun desiderio di divorarlo saturninamente. Anzi: non vedo l’ora di rivederlo in azione.

  19. Non prendiamoci in giro: Luttazzi ha spacciato per sue quelle che erano battute di altri. Tutto qui. La citazione, l’omaggio, la ricontestualizzazione bisogna trovare il modo di farle sentire, di istruire il proprio pubblico a comprenderle. Altrimenti è un falso. Peccato, perché Luttazzi è geniale, coltissimo, poliedrico. Evidentemente, però, passa per momenti di scarsa vena. Ma non puoi copiare, perché non ti diverti in taverna con gli amici: tu ci fai business! Ed esiste il concetto di proprietà intellettuale… Credo che a questo punto debba non fare assolutamente nulla, per un po’ (le sue difese stanno peggiorando la situazione), e poi tornare con freschezza, magari con qualche imbarazzo, ma con la dignità di chi porta sul palco la farina del suo sacco.

  20. Di Daniele Luttazzi sinceramente mi importa fino ad un certo punto. Lo stimo come artista, di meno come persona. I suoi atteggiamenti non mi sono mai piaciuti del tutto, nel suo blog, in giro per la rete… quel che mi preoccupa è vedere la poca maturità dei cosiddetti fan. Si passa dall’idolatrare un personaggio pubblico all’odiarlo, senza vie di mezzo. E’ da parecchio che si sa in rete questa storia delle ‘copiature’.. Luttazzi si è giustificato, non dimostrandosi all’altezza, secondo me, e pensavo fosse finita lì. Invece no, i fan si incazzano, diventano exfan, dimostrano la loro frustrazione e passano all’opposto.. è un copione già visto, con i personaggi pubblici questa storia si ripete spesso. Tutto parte dall’idealizzazione della figura, che comporta una sorta di venerazione. Poi ci si ricrede, e invece di fare il passaggio logico secondo cui il tale è bravo ma c’ha i suoi difetti come tutti, si soffre per il crollo del ‘mito’. E la frustrazione credo che sia fondamentalmente contro se stessi… si dirige fisicamente contro quello che diventa il nemico ma è contro di sé che si rivolge in realtà, perché si è amato/adorato qualcuno e si è sbagliato. Eppure mediamente questo meccanismo si ripropone, quindi non si impara dagli errori.. io ogni volta resto sconvolta quando vedo questi cambi di rotta così repentini.. ricordo da ultimo lo scandalo dei fan dei Linea 77 perché nell’ultimo album hanno fatto un pezzo con Tiziano Ferro.. embé? I cervelli vanno sempre più a sistema binario… 0/1 non ci sono alternative…

  21. @Giuseppe. grazie per aver puntualizzato. in effetti, per il modo in cui l’avevo esposto, lo schema sembrava prevedere sequenze temporali rigide. e in effetti così non è.

  22. @ Valeria,
    “un palese acceccamento, per analizzare il quale ci vorrebbe la forma, molto complessa, della tragedia e non quella del thread.”
    Propongo la forma della THREAGEDIA, allora. Per me un thread è una narrazione, con personaggi che interagiscono, colpi di scena, prove da superare, rovesci della sorte, duelli, amori…

  23. @ Filippo,
    lasciamo per un momento da parte la questione della metafora omofobica etc. Cerchiamo di essere, uhm, “neutri”.
    Luttazzi non si è limitato a dire che ce lo mettono nel culo, ha detto che a noi in realtà piace e ne vogliamo di più. E lo ha detto costruendo su un rudimento simile a cuore/amore una lunga allegoria, con pause, effetti, battute accessorie etc. E’ stato il suo modo di dire che siamo complici o comunque del tutto inefficaci nell’opporci, perché le nostre resistenze sono solo titubanze iniziali, dopodiché ci spaparanziamo ad auto-compatirci perché c’è Lui ma in realtà godiamo di questa passività. Cioè ha detto proprio quello che tu avresti preteso da lui.
    Insomma, io vorrei evitare che alle critiche e condanne giuste si aggiungesse una pletora di rimostranze anche infondate. Tu vuoi dimostrare che Luttazzi non è mai stato un comico in nessun momento, a me sembra esagerato.
    [In inglese il corrispettivo approssimato di cuore/amore è moon/June (luna-giugno). C’è una canzone di Robert Wyatt che si intitola “Moon in June”, sta nel terzo album dei Soft Machine. Con il mattoncino di quella rima Wyatt ha costruito una suite che di banale non ha niente.]

  24. @wu ming 1. threagedia può andare ma è un meccanimo molto diverso dalla tragedia e, secondo me, molto meno potente.
    non è su questo aspetto però che volevo richiamare l’attenzione con il mio commento, ma sull’argomento della ipersemplificazione come sintomo di fascismo, che io in linea di massima condivido. non condivido sempre l’uso che se ne fa: non è automatico che chi richiama l’attenzione sui fatti sia un fascista con scarsa attenzione alla complessità.
    .
    a proposito di citazioni e incrostazioni varie, io ricordo la battuta ‘dio prima li fa impazzire e poi li perde’ come shakespeariana. un mio amico mi ha corretto dicendo che è un detto latino dalle molteplici e antichissime fonti, che semmmai shakespeare avrebbe utilizzato disinvoltamente come faceva spesso.
    non voglio ovviamente creare dei parallelismi, volevo solo precisare.

  25. @ Valeria,
    “non è automatico che chi richiama l’attenzione sui fatti sia un fascista con scarsa attenzione alla complessità.”
    No, non è automatico. E’ necessario che avvenga anche altro, cioè che chi richiama l’attenzione sui fatti aggiunga che il tentativo di andare oltre quei fatti, trattarli come “sintomo” o segnale di altro, è una cosa stupida, futile e intellettualoide. E’ necessario che chi richiama l’attenzione sui fatti dica che ogni tentativo di interpretare i fatti è una “cavolata”. E qui è successo.
    Poniamo che mi sanguini forte il retto durante l’evacuazione. Sono sicuro di non avere ragadi né emorroidi lacerate, e così mi dico: potrebbe essere qualcosa di più grave, o comunque di più rognoso, e mi chiedo: non sarà meglio se vado dal dottore e mi faccio fare l’impegnativa per un’endoscopia dell’intestino? Uno mi sente e mi fa: – Finiscila con ‘sti paroloni! “Endoscopia”! “Ragadi”! Ti esce sangue dal culo e basta, non c’è altro da dire! (Traduzione fuor di metafora: “Luttazzi è in malafede e basta, non c’è niente da aggiungere!”)

  26. @ wu ming
    Se tutti danno per scontato che sia un grande comico io sono costretto ad esaperare il concetto dicendo che non è mai stato un comico…
    e ho provato nei vari messaggi che ho lasciato a portare degli elementi a favore della mia tesi.
    p.s.
    Hai letto l’intervista di oggi sul fatto quotidiano?
    Se si, capisci ora il perchè molti di noi cercavano di riportare il discorso su un piano più semplice?
    Grazie anche al bruno Vespa del fatto quotidiano che lo ha intervistato, Luttazzi si è potuto permettere di rifilarci una supercazzola colta eludendo completamente la questione

  27. Ho già scritto sopra riguardo l’integrazione necessaria fra punti di vista.
    Quindi sono pienamente d’accordo con gli argomenti di chi ha lanciato questa discussione, e ciò che viene tacciato di “intellettualismo” è semplicemente una maniera articolata e profonda di vedere la questione, una cosa che ammiro dal momento che questa non è una semplice bacheca per gli indignati, ma un luogo di riflessione.
    Detto questo, qua le premesse non si realizzano, anzi la cosa si sta esacerbando: l’intervista de Il Fatto quotidiano è imbarazzante.
    Peggio de Il giornale.
    Qualcuno ha fatto notare la cosa sul loro blog ed è stato massacrato, secondo la solita logica corporativa che si esplicita nel “chissenefrega se Luttazzi ha copiato quando c’è Berlusconi”.
    Non afferrano il punto: quello che ha fatto Luttazzi è altrettanto grave.
    Bisogna considerare l’onestà in sè, non contestualizzarla.
    Ragionando così è impossibile uscire dall’impasse.
    Il Fatto quotidiano – leggete l’intervista – è stato scandaloso, ripeto:
    http://ntvox.blogspot.com/2010/06/resistenza-ad-oltranza.html
    Una vera e indegna marchetta.
    Potevano chiamare Monica Setta a fare le domande, era uguale.
    Quindi, lasciando stare la mitomania di quelli che sbavano dietro a al fatto, travaglio etc ( Pubblicità del fatto: “la verità è un virus, aiutaci a diffonderlo! ” —- Ci rendiamo conto a che punto siamo? La verità, l’amore, l’odio, il bene, il male…mi cascano le braccia). Al di là di questo, nello specifico dell’intervista si parla di incompetenza di chi critica Luttazzi, quando ne esce chiarissima l’incompetenza del giornalista, palesemente disinformato o informato-a-cazzo o in malafede, non so.
    L’ipocrisia estrema di tutto un contro-sistema.
    Non sopporto più questo clima.
    C’è una verità oggettiva, evidenziata dalle prove? Accertiamola, perchè continuare a nasconderla? Perchè Luttazzi si ostina in questa maniera? Guardate che se ci mettono le mani i comici americani lo squoiano vivo…
    Un pò di umiltà è quello che serve adesso.
    Hai sbagliato, ammettilo, non offendere l’intelligenza di chi ti segue. Anzi, smettila di stuprarla.
    Poi sarai libero di ricominciare.
    Si sta cacciando in un vicolo cieco sempre più pericoloso, inizia a spaventarmi questa cosa.

  28. Accolgo l’invito di wuming sull’andare all’osso delle cose. Non mi interessano i piazzali loreto mediatici, ma neanche essere preso per il culo. Mi dispiace il Luttazzi odierno patetico e disperato. Ho avuto la fortuna di avergli mandato una decina di battute da lui pubblicate e ora ne mando una a voi che penso lui non pubblicherà
    “L’uso criminoso che hanno fatto della televisione Santoro, Biagi e…come si chiama quell’altro? Carlin”

  29. Ragazzi, mettiamoci tutti il cuore in pace. Non è questione di funerali ante mortem, come mi si rimproverava. Luttazzi è già un uomo finito. La sua “difesa” di oggi è stupida. Ha scelto di suicidarsi in pubblico.

  30. Concordo con WM1.
    Tra tutte le possibili strategie di difesa, ha scelto la peggiore.
    Ossia smentire continuamente, parlare con paroloni, non rispondere alle domande, e agitare la teoria del complotto ogni tre secondi.
    Urge riflessione sull’ologramma pubblico che hanno costruito alcuni personaggi grazie al web in tutti questi anni.

  31. @ Anonymous,
    eh, già. Io, non da solo, speravo che lasciandogli un residuo spazio vitale e una piccola scorta di ossigeno Luttazzi facesse il passo necessario, quello dell’apertura e dell’umiltà. Ora, è vero che questo ossigeno non gli è stato lasciato, ma è altrettanto vero che ha fatto proprio di tutto per non farselo lasciare. Ammetto di averlo sopravvalutato. Ma credo che i ragionamenti fatti sopra siano ancora validi: cosa possiamo imparare da questa triste storia? Qual è, per dirla con Matteo, la possibile “pars construens”? Quali sono i limiti della “missione” che affidiamo a un artista e l’artista si lascia affidare? Come deve stare in rete un artista? Come deve affrontare i fan e il loro nitpicking? Del contributo di Luttazzi alla cultura italiana rimarrà qualcosa o finirà tutto nel calderone ribollente della rivalsa? Questa forma di nitpicking si estenderà anche ad altri artisti e personaggi pubblici, o questo è stato un caso eccezionale? Etc. etc.

  32. La “monsterthreadgedy” è molto interessante. Io sono stato colpito da questo intervento di WM1: “E’ pulsione di morte. Una forma di suicidio. Sembra Le diable, probablement di Bresson. Luttazzi desidera annullarsi, estinguersi, finire nel nulla. Con le sue azioni e reazioni ha chiesto alla Rete (il genio nella lampada) di essere sbranato.”
    Ho avuto anch’io questa sensazione. Non so se è assunto scientemente, l’atteggiamento di Luttazzi, o inconsciamente. (Forse poco importa).
    Ma ricordo che DL, nelle “avvertenze” del suo blog e anche in La guerra civile fredda, ricordava l’importanza che la satira metta in guardia sul potere della satira stessa – citando Lenny Bruce: “Chi fa satira non è migliore dei suoi bersagli” –, così come manifestava la sua diffidenza per il fenomeno Grillo e affini (nell’intervento a raiperunanotte c’era proprio una battuta di quel genere sulle grilline e la statuina del duomo).
    Forse è questa l’unica via d’uscita: l'(auto) distruzione dell’idolo fallato, che poi, forse, potrà rinascere tipo fenice (degli X-Men).
    L’altro punto è questo: le dinamiche della Rete. Dove è più “criminosa” la mancata trasparenza o la presa per i fondelli che la cosa in sé: il plagio-citazione (che, detto per inciso, è anche una questione di proporzioni e riconoscibilità: se cito due battute è un omaggio, se ne cito cento è un’altra cosa, poco pulita. Se rubo e bacchetto chi “ruba”, peggio. Se Elio rifà Zappa, con Cesareo che fa dichiaratamente Steve Vai – e pure meglio –, ci mette dentro però anche MorandiTozziLorettaGoggieccecc e il gioco è scoperto e dichiarato, non ambiguo).
    Luttazzi ha sottovalutato la peculiarità della Rete? O ci si è gettato a capofitto in una specie di cupio dissolvi-è tempo di morire?
    ps. Nota a margine: in diverse occasioni, qua e là negli spettacoli di Luttazzi si notavano alcune cose fuori contesto. Il “Conosci i tuoi tagli di carne” di Satyricon che cita sul suo blog Matteo Bordone, mi era subito saltato agli occhi per deformazione professionale traduttoria; ma anche nel video “incriminato” c’è una riproposizione della battuta di Chris Rock sugli ex-amanti delle donne in cui DL dice: “Due amanti! Ma cosa sei, del Bronx?”; o molte altre, come una in “Lepidezze” su Adam West (Batman anni ’60) e capitan Prostata, “presa” da Craig Kilborn — battuta su un personaggio non così famoso da noi.
    Secondo me sono fatte scientemente, come segnali/ammissioni. (Il che, però, mi pare non cambi granché il problema del “saccheggiamento”. E di tutte le giustificazioni.)

  33. credo che il caso di luttazzi ci insegni alcune cose
    1) non sottovalutare la rete
    se guardi tutti dall’alto in basso devi avere una solidità fuori discussione. DL non si sarebbe mai immaginato che dopo un po’ di anni tutte le fonti a cui aveva attinto sarebbero state disponibili in rete cosi’ velocemente, tradotte e sottotitolate.
    2) conosci i tuoi tagli di carne
    se rispondi ai tuoi fans “che cazzo ne sapete voi per potermi giudicare”, beh.. preparati al peggio. non è piu’ l’epoca della supremazia dell’intellettuale che azzittisce le folle. basta vedere il panorama politico…
    3) assicurati che il salvagente sia gonfio
    il trucco dell’intervista del giornale amico, col giornalista che non fa domande, con l’intervistato che non da risposte, sul giornale dove si vende il tuo dvd, dove si palesa l’idea che l’attacco provenga da destra (quando gli articoli piu’ pesanti li hanno scritti repubblica e unità) è una offesa all’intelligenza..
    amen

  34. Volevo, in margine ma anzitutto, ringraziare Matteo per il grande complimento che mi ha fatto, davvero grande dato poi che viene da una persona alla quale desideravo rispondere, e ben prima di leggere il p.s. del suo post, riafferrata grazie al suo scritto una fiducia nel dialogo qui un po’ castratami (non so se perché sono stato troppo autoconclusivo o troppo inconcludente o semplicemente l’esimio mr nessuno), semplicemente sono lusingato (e dunque magari in pericolo di lusingare, ma ripeto l’intenzione era precedente, e non predatata a tradimento). mentre appunto non ricevere un minimo cenno di attenzione da tutti gli altri ammetto che mi ha fatto sentire come un “coglione invisibile”, ma so bene di non essere l’unico privilegiato a potersi lamentare invisibile, e soprattutto, per venire al punto, il vero privilegio è quello di non essere perlomeno un “coglione sotto gli occhi di tutti”…
    posto che il mio identificarmi con la “vittima” DL a sto punto non mi permette più di distinguere se il coglione sono io o lui, perché il suo psicodramma sempre più artefatto e perciò sempre più tragico (ma quanto apollineo e quanto dionisiaco è ben da vedersi, il bello è che lui per se stesso sembra sentirsi sempre un apollo, ma proprio in ciò consumandosi all’autodistruzione dionisaca, del resto è proprio in ciò che siamo al perfetto manuale) è uno psicodramma messo “tutto” in una performance che rischia ancora una volta e stavolta un po’ troppo di infilarcelo a tutti noi, mentre lui se la ride… davvero, dopo l’intervista sul Fatto la ghigliottina cala troppo pesante (e non è una citazione del cutup)… ma non, nel mio caso, perché DL si spaccia (nei due sensi) con le sue mani, sì ok anche, senzaltro, ma quanti in italia fan così e ne escono poi “pultissimi”? soprattutto perché DL si rivela protagonista privilegiato dai mezzi di informazione e dalla popolarità (quindi anche dai mezzi di informazione che lo criticano, mi spiego spero), cosa che ti può far vittima sì, ma ti coglie sempre dalla posizione privilegiata di chi per ora è sul piedistallo in faccia a tutti gli altri… poi vedremo come andrà a finire, ma è insomma, almeno in parte, la solita italietta dei furbetti, con aggravante angosciantissima che questi dovrebbero invece essere i rappresentanti della trasparenza e legalità etc etc, e invece rischiano di assomigliare disperatamente ai furbetti punto, che più scheletri hanno nell’armadio e più la fanno franca (come dire, ho un ESERCITO di scheletri, di amici spenti alla critica seria, o di fan disinformati sostenitori a oltranza che sono lo speculare degli amici magari informati ma appunto spenti al problema, e di tecniche e tecnologie oscuranti, perciò sconfiggetemi se potete, branco di “ripetenti”!).
    …ripetenti… coloro che ripetono… perlomeno non fingono di “citare” l’anno scolastico precedente. ma sono sicuro che se fossero abbastanza stronzi (o narcisi troppo feriti? troppo dolorosamente incapaci di soffrire un filo di più se stessi, chissà, forse perché hanno sofferto già troppo? chi può giudicare? dio come mi manca alle volte un dio…) potrebbero anche arrivare a sostenere una tesi citazionista dell’infinito labirinto destabilizzante del farsi bocciare in terza media, e, fatto esiziale, dall’alto della tesi potranno poi pure sputtanare tutti gli altri bocciati, che magari si dicono citazionisti, ma non sono abbastanza ladri. (non mi riferisco assolutamente ai WM, ci mancherebbe, non se nemmeno perché sto precisando! forse per l’iniziale panoramica su Eliot etc… ma proprio qui i WM hanno dimostrato un’apertura di idee completa, insomma, se posso permettermi di dare un giudizio: l’ultimo post secco e definitvo di WM1 chiarisce bene che le sue posizioni a favore dei tanti livelli di lettura sanno benissimo richiamarsi al punto materiale quando è il caso. ed è il caso. porcozio se michaeljackson deve pagare ad albano un copyright, allora DL? sto davvero malissimo a pensarci, impero vs provincia poi stavolta eh, non viceversa… non c’è che da sperare in una condiscendenza dei marines verso le loro colonie minori… o forse davvero DL si sta consegnando consciamente o meno alla fucilazione perché è ciò che il suo superqualcosa a sto punto comanda)
    facendo ancora un passo indietro, mi sono bene identificato anche in quel che diceva Matteo, è proprio lì che mi sono “riacceso”… pur senza amare tanto DL -ma non perché non lo amavo tanto- ho sempre avvertito un soffocamento, imposto dalla sua posizione rispetto al pubblico e dunque a me, troppo ferocemente dall’alto, e dunque troppo pericolosamente (o sanamente, come appunto, sempre seguendo Matteo, il figlio che si ribella al padre, primopoi, e benvenga comunque!) pronto a generare ribellione perché troppo tecnicamente privo di apertura al “sentire” (che cazzo vorrò dire poi… ma del resto, con l’intervista di oggi, non si è forse riconfermato un impotente ad aprirsi, uno che si scherma dietro i garbugli più deformi – e pure spiccioli, facilissimi – come se la fumisteria fosse cultura superiore, mentre è solo deformità quasi antropologicamente ghignante, dirò quasi alla “ghedini”? dato che ormai godiamo di questo firmamento di personaggi di riferimento… ma lo diceva anche kraus eh, che il riferirsi alla quotidianità e al locale è una sfida che chi tende al domani non può rifiutare… non che io mi stia paragonando a kraus, era solo per dire che, se è vero che è autocensorio berlusconismo di sponda parlare sempre di B quando si parla male di qualcosa, è anche vero che è berlusconismo di doppia sponda autocensoria voler troncare il discorso critico su B in quanto autocensorio, che ovviamente è la prima cosa che B vorrebbe… spero di non fare schifo con queste frasi). dico, un DL troppo calato dall’alto su noi poveri ripetenti, per non rischiare un pugno in bocca primopoi, ma, vorrei sottolineare questo: anche senza la caduta della maschera. la maschera stessa, in sé, era compromessa, figuriamoci poi dopo questa performance, finale o meno che sia. del resto è chiaro, qui si sta parlando non di un incidente di percorso ma di un destino.
    eppure in me rimane la sensazione di una sfida infernale, svolta da DL contro il mondo, meschinamente, ma con un grado di eroismo notevole, proprio perché terrorizzato. ricordate il primissimo Luttazzi? balbettante, pallidissimo, sottovoce. eppure, già rubava. le sue prime battute celebri (purtroppo la tesi del graduale lasciarsi prendere la mano non è possibile), proprio le più celebri, tali anche perché poi le ha ripetute negli anni, rubate. e dunque? direi un enorme desiderio di farcela, di apparire nonostante tutto, ma un grande terrore della propria immagine, tanto da rischiarla definitivamente tutelandosi con battute di altri, già forti, già rodate, già sofferte e metabolizzate e dunque sicure. cose già notate da molti, così come il fatto che quelle battute non sue risultino appunto non sue, soprattutto al confronto video con gli originali, mal poste, goffe, soprattutto ora che si sa vabene, ma proprio lui che tanto legifera, al confronto svetta per sottopresenza linfatica, mastica proprio le parole chiave (senso di colpa?), gesticola in modo poco chiaro, perde pezzi focali, ha dei tempi inadeguati rispetto alla verve vissutissima degli americani… questo lo sostengo per banalissima arte del confronto, ma se volete (se DL vuole) ho anche le credenziali, anchio ho letto aristofane e plauto, rabelais e cervantes, sterne e proust (sì proust! non solo per far sapere al mondo intiero che sono un lettorediproust ma proprio perché proust è un mago nel costruire aspettative dal grande meccanismo comico, tensioni che son lunghe periodi infiniti, decine di pagine di immagini crescenti tendenti a una sola tesi rifratta in mille altre, e poi sfondar tutto facendo crollare ogni sogno con due paroline secche prima di cambiare argomento: “il portinaio mi riferì che non era così”)… ma anche questo per DL sicuramente è troppo banale, è anche questo banale confronto diretto di forze, lui che il confronto evidentemente lo ha saputo rendere problematico, al punto di trionfare su di esso pur senza esso. e, non scherzo, non è poco ma, temo e a sto punto desidero, non nel senso “autoassolutorio” che DL vorrebbe.
    infine ho il sospetto, ma l’accusa è un pretesto e poi mi spiego, è accusa gratuita nel senso che non è contro i soggetti (che dimostrano benissimo, con quel che essi sono, di non essere ciò che qui io sostengo) ma contro il clima della rete: ho il sospetto che spesso, scene di linciaggio o discussioni su derrida, che poi appunto tanto spesso si confondono, si preferisca fare polemica dandosi nomi (fascistintelltualetc) per accusare chi fa polemica dando dei nomi, insomma che non interessi tanto articolare l’argomento, non in queste sedi, sotto gli occhi di troppi e di nessuno, ma fare cruda polemica contro chi fa cruda polemica usando come arma l’accusa di non essere capaci di sviluppare l’argomento… e infatti al mio post con i suoi begli argomentini, nessuna replica (a parte che forse è perché faceva pena, ma il commento di Matteo mi risolleva la questione, oltre a rincuorarmi). ma dunque? ma dunque sbaglio io, perché la replica, articolata e ben più ricca di quanto non potesse essere un botta e risposta chiuso tra articolatori provetti o provetti disarticolati come me, è invece nel marasma di tutti, che anche e forse soprattutto grazie al darsi nomi, intellettuale, fascista, etc, dato che questi nomi sono materia enormemente instabile, crea una lotta di temi interessantissima. insomma forse il clima della rete non è poi così male, isterico magari, ma senza fucilate vere perlomeno, ma fucilate a parte è dall’altro canto il pacato clima degli articoli di giornale, così privi di risposta attiva, ma anche degli interventi tv così sempre univoci, che rischia di essere sempre e comunque troppo a favore dei già avvantaggiati, e dunque di coloro che, onesti o meno, pacati o meno, sono sempre disonestamente avvantaggiati.

  35. Luttazzi non arretra di un passo e la butta sulla semiotica strutturalista: embè? Che ne sapesse a pacchi, e avesse studiato anche Greimas, l’avevamo capito già da “Decameron”. Purtroppo nella sua intervista di oggi (che il titolo di questo commento riassume abbastanza bene) non aggiunge molto rispetto a quanto aveva già dichiarato sul blog ufficiale, ma soprattutto perde un’altra occasione per fare chiarezza sui presunti tentativi di insabbiamento/censura, l’aspetto di gran lunga più oscuro dell’intera storia, dal mio punto di vista -ben peggio del “plagio” sulla cui sussistenza e gravità si può anche opinare. E siccome mi pare di non essere il solo a non aver gradito le modalità con le quali Luttazzi pare abbia tentato -direttamente o indirettamente- di tutelare la sua reputazione online, a questo punto concordo anch’io con WM1: quest’inutile sfoggio di cultura equivale a un suicidio in pubblico. R.I.P., file under: “(Online) reputation management gone wrong”. A proposito di online: Luttazzi non è un tecnico, perciò è probabile che non abbia fatto tutto da solo (il presunto editing delle date dei post, la rimozione selettiva e sistematica di contenuti da YouTube, le segnalazioni a Blogger…), ma che sia stato male consigliato, o si sia messo nelle mani sbagliate (perlomeno questa è l’idea che mi son fatto io). Se così è stato, voglio almemo sperare per lui che adesso cambi consulente.

  36. aggiungo solo questa, ricordata in un blog, micidiale
    Totò: “Io non rubo, integro! Del resto in Italia chi è che non integra?” (Fifa e arena, 1948).

  37. @WM1. è vero quello che dici. però non è un discorso di esser fan o meno, cerchiamo di superare questa voglia di recintare e ghettizzare (io ad esempio non sono fan né tuo né di Luttazzi, però ho letto quello che hai scritto tu e quello che ha scritto Luttazzi).
    come deve stare in rete un artista o un autore? non credo spetti a nessuno di noi scegliere i modi (c’è il tuo, c’è il suo, c’è quello di Grillo, tanto per citarne tre) semplicemente l’artista, ma ogni singolo utente della rete, si deve rendere conto che internet, nel bene e nel male, necessita di un approccio diverso. o no?
    altra cosa, io smetterei di parlare di nitpicking, che, perdonami, scredita molto il pensiero di chi muove obiezioni a quello o a quell’altro.
    ad esempio ritieni forse che wikileaks faccia del semplce nitpicking solo perchè con il suo comportamento stigmatizza alcuni comportamenti del modo di fare informazione?

  38. @ Anonymous,
    c’è un equivoco: chi studia le odierne culture partecipative usa il termine “nitpicking” nell’accezione più positiva possibile. E’ una pratica fondamentalmente sana, di pubblico scrutinio e controllo dal basso dei prodotti della cultura pop. Ne parla diffusamente Henry Jenkins. Non vi è alcun intento dispregiativo nell’utilizzo dell’espressione.
    http://www.henryjenkins.org/2007/01/the_merits_of_knitpicking_a_do.html
    E anche quello di “fan”, nell’ambito di queste ricognizioni del pop, è un concetto molto ricco e per nulla “ghettizzante”.

  39. Domani dovrebbe uscire su “L’Unità” (e noi lo riprenderemo su Giap) un nostro testo sul caso Luttazzi. Sono 6000 battute che tentano (sforzo titanico!) una sintesi di quanto abbiamo detto io, WM2 e WM4 in questa threagedy, sollecitati e interrogati dal “nitpicking” di tutt* voi. Queste discussioni servono a chiarirsi le idee e a dire le cose in modo più chiaro, per ripartire col confronto a un livello superiore. E’ il bello della cultura partecipativa. Grazie a tutt*!

  40. @ filippo dd: condivido tutto, non ho appunti – tantomeno che possano derivare da presunte lusinghe. Proust si vede che l’hai letto.
    Aggiungerei anche Foster Wallace – è un complimento.
    Mi pare che tu abbia problematizzato in maniera molto pragmatica, senza fuffa.
    Penso che sulla questione del sottaciuto pensiero critico rispetto al linguaggio binario di Luttazzi, ci siamo capiti perfettamente.
    Infatti non per un mero fatto estetico avevo apprezzato molto il tuo precedente commento, ma perchè il grado di problematizzazione e auto-problematizzazione mi è parso subito una reificazione validissima di un concetto ( Quello della integrazione, della complessità, della messa in discussione di categorie nostre ed altrui ) che – come ogni mero concetto – poteva perdersi nell’astrazione, ecco.
    O in un discorso di Veltroni. ^^
    Ciao!

  41. @wu ming 1 per la risposta che mi hai dato. condivido il tuo punto di vista. solo che, rispetto alla metafora che hai usato, considero che decidere di farsi un’endoscopia di fronte al sanguinamento del retto faccia parte del sano atteggiamento fenomenologico di cui dicevo (accertamento dei fatti). ma, da creatura petulante che sono, preciso solo per puntiglio ; – )
    d’altra parte. le parole con cui luttazzi nell’intervista linkata si è preso beffa dei fatti mi ha lasciato stremata. ecco, la sua, la chiamerei arrogantissima fuffa.

  42. Beh, però anche capire quale molla abbia spinto Luttazzi, cosa sono i “meta-comici” dell’era berlusconiana e che conseguenze avrà questa storia sulla cultura in rete è accertamento di fatti. Endoscopia pure questa, no? A partire da una cospicua perdita di sangue : – )

  43. @Wu Ming 1.
    molto cospicua…
    a proposito dell’accertamento dei fatti (e io sono d’accordo con te: il fatto non è un oggetto bruto), poi a freddo, con calma, e a prescindere da questa vicenda, mi piacerebbe che si facesse una discussione approfondita sulla semplificazione e sulla complessità, sui fatti e sul linguaggio nel contesto in cui ci è dato vivere, l’Italia.
    Oggi Luttazzi, nella sua cosiddetta ‘autodifesa’, ha dato uno splendido esempio di italico azzeccacarbuglismo, facendo un uso intimidatorio di un linguaggio tecnicistico e autoreferenziale. Sarebbe stato meglio a questo punto che si fosse servito di un’altra citazione per esprimere quello che sembra pensare realmente: “Io so’ IO, e voi nun siete un ca**ò”.
    Io credo che anche questo uso irresponsabile e manipolativo del linguaggio ‘alto’, abbia reso diffidenti molti nei confronti del discorso articolato, scambiando grossolanamente, e spesso in malafede, ‘complessità’ per ‘arzigogolo astruso.
    Un esempio di scambio palesemente in malafede, lo ha dato Rossella quando, subito dopo la proiezione del documentario della Zanardo a l’Infedele, in una rete mediaset ha radunato intorno a sé una corolla di giovani e belle ragazze e ha pontificato sulla filosofia del reame e del suo sire.
    Riformulo a memoria, ma vale la pena di vedere il documeno originale (mi pare fosse una puntata di Matrix):”Non fatevi abbindolare da quegli intellettuali che usano ancora la langue de bois, ovverossia quella lingua arzigogolata con cui il potere vuole intimidire il popolo: guardate come il nostro Sire si fa capire in modo immediato e da tutti…”.
    Che la langue de bois sia oggi proprio quella ipersemplicata con cui il sire “si fa capire” da tutti è cosa difficile da far passare nel paese in cui hanno imperato, e ancora si danno da fare, gli azzeccacarbugli.

  44. @WM
    se nell’articolo dell’unità infilaste una manciata dei commenti fatti qui senza citare la fonte sarebbe uno splendido esempio di metatesto.
    😉
    si scherza, eh.

  45. @ Matteo, sì amo Wallace, e in generale modernismo e post… infatti proprio per questo dicevo che non vorrei mai vedermi un DL appropriarsi di quel clima per coprire le proprie “ricontestualizzazioni”.
    Tanto per continuare coi nomi: mentre leggi Joyce “rileggi” anche Omero, e ciò soprattutto perché non te l’ha riappiccicato. Se leggi Pound, non leggi Sordello copiato, giungi ben altrove, non certo alla medesima “punch-line” di Sordello, o col “lombardesco” magari cambiato in corner con “bisluscus” e morta lì, sarebbe un po’ pochino… fino al gioco splendido di Eliot di dichiarare essere di altri cose profondamente sue, o di dare false tracce, nella tesi per la quale nulla non solo “ci” appartiene ma in genere “appartiene”. Ma è un esercizio delicatissimo no? Che spesso vuol dire l’opposto, che traccia appartenenze salde seppur metastoriche e metatutto, ma quando non addirittura religiose, e in ciò al contempo atto spesso a creare paranoia critica destabilizzante, altro che una “strizzatina d’occhio ai fan” come DL vorrebbe, salvo poi mangiarli vivi se non lo osannano (un vero totem, o una dea indiana)…
    Oppure?…
    Il problema è superato, in questa sede, però se per caso DL volesse tentare di dipingersi come un Joyce, oltre che già come un Mozart o un Hersh etc? Potrebbe davvero farcela, e farci passare tutti per fessi? O forse li siamo già (parlo per me) e non cogliamo che le sue battute copiate sono come l’affiorare continuo di frasi di Shakespeare nella Woolf etc e crediamo non sia all’altezza solo perché chiunque crollerebbe, se paragonato direttamente con i grandi nomi con i quali DL stesso incautamente si paragona (ma un domani… santo!), ma invece nella sua dimensione pop DL sta facendo un lavoro egregio? Non so, potrebbe sfangarla così, ingigantendosi? Anche se finora nella difesa si è mosso da cani e con evidenti parecchie carte false… ma forse solo per noi? Per altri forse si sta dimostrando eccezionale difensore di se stesso… e così, la sfangasse, aumenterebbe all’ennesima quella forza ricattatrice, quasi da sindrome di Stoccolma, che tu molto bene rintracciavi: con fette di fan sprovveduti sempre più vessati dal tono professorale e sempre più ostaggi complessati a loro volta dal gigantesco complesso di inferiorità che DL ha trasformato in aut-aut… ma ciò non lo renderebbe ancora più grande e punto, come forza sociale? Influente, potente, capace di muovere cose, e dunque risistemarsi il passato a puntino? Ovvio che parlo per assurdo e non vorrei davvero finire al buonismo di chi dà una chance a chi ti fotte, ma siccome era ed è ancora un personaggio dalla voce fortissima in Italia, se lo è diventato appunto barando, perché mai non potrebbe accrescersi barando ulteriormente, proprio stimolato all’agone dal momento critico?… Per ora si può al massimo fare, come si sta facendo, la ricostruzione drammatica, in un’Italia certo sempre affamata di duci, del personaggio in rapporto con l’altro psicosociopolitifilosof… dunque al massimo si può fare un lavoraccio infinito attendendo gli sviluppi infiniti. Sfido che primopoi si debba ricorrere al legale, al copyright, alle tavole della legge spaccate in faccia, e appunto agli aut-aut e dopo, solo dopo il dopo, cominciare a freddo a meditare sul perché del cadavere… Per fortuna avendo un po’ più tempo ho scritto un po’ meno.
    Complimenti ancora / grazie ancora / e Ciao!

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