ORGOGLIO, PREGIUDIZIO E MATERNITA'

A mio rischio e pericolo, torno sul discorso della maternità. Perchè vorrei sottolineare un luogo comune: a parole, tutte sosteniamo che ogni madre è diversa e non esiste un modello unico.  Nei fatti, è molto facile che  ognuno proponga come corretta solo la propria esperienza. La maternità c’est moi.
Fin qui, ci sta. Ci sta molto meno quando il discorso diviene pubblico. Grazie a Paola, mi capita fra le mani una lettera pubblicata su Genitorichannel. Lettera di una dottoressa che,  furente contro “Tata Lucia” per i motivi che leggerete, afferma fra l’altro:
“Se poi guardiamo fra gli adulti di oggi cresciuti secondo le opinioni (perché di questo si tratta) di TATA LUCIA cioè a “basso contatto”, scopriamo che nella nostra società le patologie affettive sono dilaganti, il consumo di psicofarmaci è fuori misura, le dipendenze da alcool, gioco d’azzardo, cibo ecc…, dimostrano come un’educazione dei bambini a basso contatto possa mettere a rischio il loro sviluppo affettivo”.
Alla faccia della libertà di scelta. O segui alcuni dettami, o tuo figlio diventerà un alcolista impasticcato, bulimico e schiavo del poker.
La risposta di Paola Banovaz, sul suo blog, e soprattutto i commenti che seguono, dimostrano, a mio parere, una cosa: che c’è un disperato bisogno di qualcuno che dica alle madri “come si fa”, si tratti della dottoressa o della tata. Ne avevo già parlato, in Ancora dalla parte della bambine: la solitudine della madri, l’insicurezza delle madri (dovuta a tanti fattori: sociali e culturali) sono  “il” problema. L’altro, ma qui entriamo ancora in un altro terreno, è la tensione di dover crescere il Figlio Messia. Che sia perfetto. Che non sia turbato da nulla. Che abbia i migliori strumenti disponibili per avanzare nel mondo.
D’accordo, le madri perfette non esistono (a parole). Ma esistono i figli imperfetti, e non per questo meno amati.  Credo che occorra accettare, soprattutto, questo: madri, e padri.
(Non litigate troppo, qui sotto)

174 pensieri su “ORGOGLIO, PREGIUDIZIO E MATERNITA'

  1. Non so se esista un solo modo di tirar su i propri figli, non so se il cosiddetto “basso contatto” sia un’idea risolutrice, oppure fonte di gravi disagi o se, per caso, non produca proprio un bel nulla.
    Quel che mi consta è che, indipendentemente dalle “teorie” a cui una madre e un padre aderiscono, nella relazione genitori/figli quel che conta davvero è l’affetto, la cura l’attenzione verso un esserino che non ha chiesto di essere messo al mondo.
    Ora, non conosco certo tutti i genitori d’Italia, ma quel che vedo (e lo vedo da molti anni, avendo quattro figli) è che le cure e le attenzioni di cui sopra finiscono presto.
    Basta, per accorgersene, frequentare con occhio vigile i parchi giochi o le sale d’attesa dei pediatri o qualsiasi altro luogo dove i bambini possono liberamente interagire.
    I genitori, nella maggior parte dei casi, si dimenticano di aver messo al mondo dei figli e di averli portati quel giorno al parco o dal medico.
    Che corrano il rischio di farsi o fare male, che siano prepotenti o meno, vittime o carnefici, i genitori nemmeno se ne accorgono.
    Per portare soccorso al proprio figlio che è caduto dallo “scivolo” possono passare tre/quattro minuti di orologio, in pochi sanno dove sono e cosa stanno facendo i propri figli in quel dato momento.
    Ma se, miracolosamente, si avvedono che il proprio pargolo sta facendo il teppista, pazienza, sono bambini…
    Quando cominciano ad andare a scuola i docenti dovrebbero cominciare a educare bambini che non sanno proprio cosa siano le regole. Non le hanno mai conosciute, ne hanno mai ricevuto sanzioni di qualche tipo.
    La faccio breve e la finisco qui, ma come si sarà capito, per me il problema è che fare i genitori è faticoso ma con la scusa che son bambini e che è meglio che risolvano da soli i conflitti con i loro coetanei, è meglio riposarsi e non far nulla.
    Non so se i figli educati (si fa per dire) in questo modo, che sono secondo me la maggioranza, diverranno tossicomani o altro; quel che è certo è che addirittura nella classi elementari i docenti seri (gli altri fanno finta di nulla) sono costretti a fare i gendarmi, più che gli insegnanti.
    Se si tornasse a educare, forse sarebbe meglio.
    Un padre esasperato. 🙂

  2. Come al solito, sono d’accordo. Talmente d’accordo che aggiungo un solo dettaglio: il problema non è tanto la maternità in sé e le regole che dovrebbero o non dovrebbero guidarla. Il problema è la maternità oggi in Italia accanto al resto che si pretende dalle donne: che lavorino, che allattino, che siano belle e in forma, che sbrighino le faccende domestiche, che si relazionino con maestre, colf e baby sitter (cui comunque non si può e non si deve delegare tutto), che organizzino la quotidianità familiare. La questione è che noi donne, per lavorare fuori casa, abbiamo dovuto dimostrare di essere brave quanto e più degli uomini, mentre gli uomini dentro casa continuano a non imparare granché. L’ho scritto proprio due giorni fa: la perfezione non esiste, ma sicuramente ce la chiedono.

  3. A me a volte sembra che la retorica della madre imperfetta, in equilibrio sui tacchi col biberon in mano, non sia che l’altra faccia di quella della madre perfetta, col grembiulino e la tetta sempre pronta. Vedo una grande insicurezza da entrambe le parti, e i toni sono esasperati tanto tra chi denigra quanto tra chi difende le tate lucie o quello che sono. Sparare a zero le une sulle altre a chi giova? Dico un’eresia se dico che il discorso delle madri (le madri novelle, quelle che sono nell’occhio del ciclone) sulla maternità è particolarmente poco lucido? E’ un fatto che un figlio molto piccolo comporta una grande fatica: a me piacerebbe che le donne chiedessero sostegno concreto (cose pratiche, servizi, aiuto) e rimandessero la ricerca della perfezione (o dell’imprefezione a tutti i costi) a periodi più sereni 🙂

  4. Finalmente trovo due minuti per scrivere anche qua.
    Prima di tutto un grazie di cuore 🙂 (faccina) a Loredana per il lavoro che fa da anni. Sto aspettando con ansia la sua prossima fatica.
    @ Milena d
    Non credo di essere snob ma solo ignorante in materia. Non ho mai visto una puntata di SOS tata e non conoscevo il cv di Lucia Rizzi.
    Laureata, pedagoga… mi chiedo se per tirare su un figlio ci sia bisogno di un pezzo di carta… perchè se è così mio figlio è spacciato dato che io una laurea non ce l’ho.
    Detto questo la differenza tra l’approccio di tata Lucia e della Bortoletto è semplicissimo.
    La prima si rifà ad esperienze sul campo, la seconda agita fascicoli di studi scientifici e proclami OMS/UNICEF.
    L’utilizzo improprio che si fa di EBM, ricerche, studi neuroqualcosa ecc… ha un solo scopo: evitare che dall’altra parte si possa dire mah o bah.
    Difronte alla presunta evidenza scientifica poco si può obiettare no?
    Scusate è tardi e sono molto stanca, quello che tento di dire è spiegato fin troppo bene da Popper qui:
    http://www.mulino.it/edizioni/volumi/scheda_volume.php?vista=scheda&ISBNART=14709
    Tata Lucia ha un’arma in più: la forza della televisione che crea “esperti” di ogni sorta e forma in virtù del numero di comparsate che si fanno sul piccolo schermo. Più apapri (magari in prima serata) e più esperta sei.
    Come ha scritto qualcuno giustamente… è la televisione Bellezza 🙂
    La catastrofe sarà totale quando persone come la Bortolotti troverranno spazio in televisione. Allora la popolarità che già hanno su facebook e su alcuni circuiti web naturalisti, raggiungerà livelli di radiazione altamente nocivi.
    L’idea che la madre moderna sia una sorta di Madonna che deve crescere il futuro messia che cambierà il mondo è un’idea molto radicata purtroppo. Basta leggere i libri di Odent e Leboyer per rendersene conto.
    Io sono stata allattata al seno per quasi un anno. Fumo, mi mangio le unghie, voto a sinistra e a 14 anni mi sono iscritta alla FGCI.
    Mi offro volontaria per studiare gli effetti alungo termine di un allattamento esclusivo al seno….

  5. Sono un padre ad “alto contatto” e quindi, in altre parole, un pericoloso talebano: i nostri bimbi, due gemelli, dormono con noi nel lettone e mia moglie continua ad allattarli (21° mese). Siamo della peggior specie e, temo, non recuperabili: portiamo pure i bimbi nelle fasce. L’aggravante è che siamo convinti che questo sia il meglio per i nostri piccoli. Peggio: pensiamo che il loro arrivo nella nostra vita sia ciò che di meglio ci potesse capitare e abbiamo deciso di dedicare loro tutte le nostre energie (che, devo dire, loro ricambiano ricaricandole quotidianamente) modificando le nostre abitudini per adeguarle ai loro ritmi. La follia totale è che crediamo che questo possa essere perfino un contributo a una società meno adultocentrica e che anche questo significhi stare “ancora dalla parte delle bambine” e dei bambini.

  6. Ora che ho letto la lettera su GenitoriChannel e la risposta, mi chiedo se il problema non sia di altro tipo. Dopotutto, chi lo dice che l’idea di madre moderna sia quella della Madonna votata all’allevamento del Messia? (Oddio, qui se chiedo se ci sono dei numeri qualcuno mi fucila)
    Invece, credo che abbiamo due problemi molto grossi: uno riguarda la televisione (chi sale sul palcoscenico e cosa dice) e uno la scienza (perché mai citare studi scientifici dovrebbe servire tappare la bocca agli interlocutori: davvero, la scienza non funziona così).
    Che poi tutto questo si innesti su una particolare fragilità delle donne quando diventano madri siamo d’accordo, ma non è l’unico ambito.

  7. @punk: grazie della tua risposta. Quanto alla maternità rose e fiori, basta fare un giro in un qualsiasi corso preparto, dove le primipare vengono (veniamo) imbottite di nozioni teoriche, ma sempre in un’ottica di esaltazione dell’esperienza perinatale (per usare un parolone) e insistendo sull’immediatezza della maternità. Poi ti ritrovi esausta in ospedale dopo un’esperienza fisica sconvolgente come il parto e con un pupo (o una pupa come nel mio caso, fa lo stesso) urlante tra le braccia, che hai fatto tu ma che in realtà ti è sconosciuto. E ti chiedi perché tutte hanno l”istinto materno’ e tu no.
    Un tempo, credo, il ‘passaggio di conoscenze’ avveniva all’interno della famiglia patriarcale, per quello che so nessuna arrivava alla maternità senza aver visto prima madre/sorella/cugina/cognata ed essersi fatta un’idea di che significa avere un bambino. Oggi quel bacino di esperienza e confronto diretto è molto raro. Solo dopo diverse settimane dal parto, nel migliore dei casi, ti rendi conto di quello che non ti dicono: che l’inizio è la parte peggiore della maternità, che il primo mese – se va bene- è duro, che allattare non è affatto semplice. Poi con il tempo conosci il tuo bambino e ti sale pian piano quello che qualcuno chiama ‘istinto’ ( io preferisco ‘intuito’). Se racconti in giro queste cose, la reazione tipica – certo esistono le eccezioni, parlo di un atteggiamento in generale – è di compatimento perché “poverina non ce la fa”, o di minimizzazione (“vedrai, sono cose che si dimenticano!” solitamente detto dalla mammaperfetta. Solo con mamme di bimbi coetanei è possibile parlare davvero, e meno male che esistono le blogger mums con cui confrontarsi e sfogarsi senza filtri.
    Io credo che l’esaltazione della mamma imperfetta che tu contesti sia in realtà una reazione alla pressione sociale che ogni neomamma si sente addosso. E i papà di nuova generazione fanno la loro parte, certo, ma finché sembrerà una grazia caduta dal cielo e non una divisione normale dei compiti non sarà comunque una situazione paritaria. Poi ci sarebbe un altro milione di cose da dire sul parto, sull’allattamento, sull’idea della società “bambinocentrica”, sull’asilo nido, ma perché inquinare questo sabato mattina soleggiato? 🙂

  8. Invito la psicologa che mi definisce una collega che dice cazzate di consultare autori come Bowlby e Ainsworth (anche la letteratura in lingua originale), Sue Gerhardt, Allan Schore, Siegel, tutti gli articoli dell’ACP di Moschetti e Tortorella e magari di leggere anche il mio libro (in biblioteca) per aggiornarsi un po’… se poi volesse anche moderare i termini sarebbe sicuramente più professionale. Riguardo a questa presa di posizione, ci sono tanti malintesi ma non reputo di dover andare oltre. Peccato perchè bastava discuterne con rispetto delle divergenze. Saluti a tutti

  9. io l’appello di cui sopra l’ho firmato, e ne sono contenta. perché il bambino nella nostra società è l’ultima delle minoranze. non ha voce in capitolo. quando piange “gli fa bene”. se trattassimo un adulto come a volte trattiamo i bambini saremmo additati come sociopatici se non addirittura come dei violenti da mettere in prigione. è difficile che il cammino di autodeterminazione delle donne non passi anche da una riflessione seria sulla libertà e sul rispetto che siamo capaci (tutti, uomini e donne) di dare ai bambini, rispettandone la differenza e la personalità. tata lucia zittisce. io non sto zitta, come donna, come madre e come ex bambina.

  10. @ LGO
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    “perché mai citare studi scientifici dovrebbe servire tappare la bocca agli interlocutori: davvero, la scienza non funziona così”
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    Però di fatto la si fa funzionare così e non ci si rende minimamente conto di che cosa viene propinato alle quasi mamme e neo mamme, in termini di cattiva divulgazione scientifica, in alcuni corsi preparto e nei consultori.
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    Operatori che ti dicono che devi allattare al seno così tuo figlio sarà più bravo in matematica, altri che ti mortificano perché non te la senti ad andare avanti nonostante ragadi, mastiti & co. Un conto è una cultura dell’allattamento che contrasti l’ignoranza dilagante sull’argomento, un altro conto è trasformare studi statistici in imperativi categorici, e soprattutto incaponirsi contro il volere e il benessere della singola persona (per chi volesse il blog sull’epidurale è ricco di testimonianze inquietanti sull’argomento).
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    Cattiva divulgazione scientifica: oggi diversi canali tv hanno rubriche dedicate alle varie abitudini alimentari ecc., in cui riferiscono “i risultati degli ultimi studi”, che guarda caso cambiano di settimana in settimana. Perché? Perché nella scienza è normale che sia così, uno studio enfatizza alcuni parametri, un altro studio altri. Ma riproposti come fa Rai2 significa che una settimana la carne rossa fa benissimo, la settimana successiva fa venire l’infarto, finché oggi ognuno generalmente scrolla le spalle e mangia quanta carne rossa gli pare. Ecco io sogno un giorno in cui le rubriche di Rai2 sull’alimentazione saranno sostituite da altrettante rubriche intorno al maternage, e allora sentirai la vicina dire “in tv hanno detto che il co-sleeping fa bene”, e la settimana dopo “no ma ieri hanno detto che invece fa male”, e finalmente ogni mamma sarà sanamente scettica e farà quello che le pare.

  11. Mi scuso con la padrona di casa per il commento-doppione che sto per inserire, doppione perché l’ho inserito anche nel blog sull’epidurale. Lo metto qui perché credo che sia assolutamente in tema sulla questione “femminismo”. Conoscerete tutti credo il blog/libro di Wonderland alias Chiara Cecilia Santamaria. Questa è una delle testimonianze dal minisito del libro (vale la pena leggerle)
    ” ” Nella mia città l’ospedale è in mano alle “ostetriche fanatiche” come le chiamo io, donne che in nome dell’OMS e della Lega del latte propugnano una maternità schiavista in cui se il bimbo piange tu gli dai la tetta. Punto.
    “E il bello è che tra queste ostetriche c’è pure la figlia di una femminista storia della città, pure lei grande sostenitrice della naturale schiavitù della mamma ai bisogni del suo corpo e del suo frutto, perché sono gli uomini che hanno medicalizzato il parto e viziato il nostro sacro rapporto con la vita… ma io dico… e il nostro cazzo di diritto ad avercela una vita, anche se (incaute e improvvide) decidiamo di procreare?!
    (http://quellochelemammenondicono.blogspot.com/2010/04/quello-che-le-mamme-lo-dicono.html#comment-8928091784598871165)

  12. Care mamme e cari papà che siete intervenuti negli ultimi commenti. Chiariamo alcuni punti.
    Personalmente, non contesto NESSUNA scelta personale, che è e deve restare libera.
    Contesto qualche altra cosa: per esempio, come ho detto nel post, non le opinioni della dottoressa Bortolotti che sono espresse nel suo lavoro, ma quella in cui sostiene che chi non segue quelle pratiche avrà figli che ne subiranno gravemente le conseguenze.
    Allo stesso modo, contesto l’idea opposta: quella di chi ipotizza sciagure in chi sceglie di allattare fino a 20 mesi.
    Contesto un’altra cosa, e su questo sto lavorando: la costruzione di un immaginario che re-genderizza pesantemente, colpevolizzando le madri. Soprattutto le madri, che, ripeto per la millesima volta, sono tanto idealizzate, in Italia, quanto lasciate sole da uno Stato che non le aiuta.
    Per questo, a mio avviso, fioriscono manuali, trasmissioni televisive, gruppi di auto-aiuto. Sacrosanti, ma che rischiano di ricacciare le donne nei panni della sacrificante e, soprattutto, di tenere lontani i padri da un ruolo che stanno giustamente e faticosamente riconquistando.
    Per questo, anche, le polemiche sono così feroci fra i vari “gruppi”. Simone de Beauvoir ha stigmatizzato negli anni Quaranta il “branco” femminile, quello che è prontissimo a scagliarsi contro “le altre” (sia che siano naturaliste sia che siano culturaliste – brutta parola, ma non me ne vengono di diverse).
    E il branco è il primo modo di reiterare una posizione di subalternità. Lei, dottoressa Bortolotti, fa male a non riportare qui le sue opinioni. Fa peggio quando, sulla sua pagina Facebook, definisce chì la contesta – forse anche io, certo – una madre insicura. Non si sostiene una tesi attaccando gli altri e sminuendoli: perchè tutti, madri e padri, siamo insicuri, ed è solo riconoscendo la nostra insicurezza, ponendoci dubbi, ritenendo di non essere i portatori della verità, che possiamo crescere come persone. E, soprattutto, contribuire al discorso.
    Avete idea cosa accadrebbe se le mamme attivissime in rete e non solo a discutere su questa e quella fazione, si unissero a PRETENDERE quel che non viene loro dato in termini di servizio?
    Molto, moltissimo.
    I pubblicitari si sono accorti subito delle potenzialità della rete delle mamme, e l’hanno usata.
    La politica no.
    Ma le mamme l’hanno compresa fino in fondo? 🙂
    E’ una domanda, non una provocazione.

  13. io credo che esistano 2 paradigmi possibili, a livello sociale E familiare. Uno è quello del controllo: è il sistema gerarchico, patriarcale, maschilista che tutte conosciamo. Ed è anche quello che la maggioranza tende a replicare in famiglia, dove il bambino è “suddito” e deve conformarsi a regole e richieste ben precise (e non sempre utili, soprattutto per lui). l’altro è il paradigma della condivisione: che significa mettersi sullo stesso piano, rispettare differenze e scelte, e ascoltare. molto. questo paradigma di spazi, potere (inteso come possibilità di fare le cose) e diritti condivisi è quello che io come donna aspiro a creare e utilizzare, nella società COSI’ COME in famiglia. non mi interessa la legittimazione del patriarcato, e non mi interessa conformarmi alle modalità “maschili” di accesso al potere, sacrificando (quello sì che sarebbe un sacrificio) la mia differenza di genere e la mia capacità di agire nel mondo. io credo – è una mia opinione, eh! – che il bambino in questo non sia il nemico (e tanti titoli dei libri citati sopra così lo descrivono: peste, fai sta “c.zz” di nanna, piccolo tiranno) ma un alleato, e anche uno specchio dove poter riflettere la nostra capacità di dare quell’ascolto e quell’inclusione che giustamente rivendichiamo a livello sociale. per concludere: un secolo fa (e sono ottimista) le donne non avevavo quasi diritti, non potevano decidere per se stesse, erano sottoposte alla volontà di un capo famiglia, subivano pressioni ed angherie sia piscologiche che fisiche. dovevano obbedire, conformarsi, e stare zitte. adesso voglio immaginare che nessuno sano di mente la pensi più così. e che se qualcuno schiaffeggia una donna per strada, viene fermato e magari anche arrestato. ma per un bambino è ancora così. e io credo che la violenza sia sempre violenza (anche solo piscologica), la mortificazione mortificazione, la mancanza di rispetto mancanza di rispetto, non importa se a riceverla è una donna di 40 anni o una bambina di 4 (che ha oggettivamente anche meno strumenti per tirarsene fuori).

  14. Loredana, anch’io ho una domanda non polemica. La mia impressione è che certi estremi naturalistici rifuggano alla domanda di pubblici servizi perché non ne sentono la necessità. Se il figlio diventa per la coppia un investimento tale da dover essere preservato da qualsivoglia contaminazione esterna – financo ad escludere un normale inserimento scolastico per approdare all’istruzione fai da te in casa – a cosa serve il pubblico, il sostegno dello stato e della società? Ecco, poi magari se Zauburei passa di qui può rispondere anche lei in base alle sue per me preziose competenze.

  15. Gioia, un bambino, a mio parere personalissimo, è un figlio prima ancora che un alleato, ed è una piccola persona. I cui diritti, certo, vanno riconosciuti e salvaguardati. Insieme ai diritti degli adulti che lo hanno messo al mondo, ne hanno cura, lo educano e lo amano.
    Annientarsi per amore, credo, sia un rischio soprattutto per l’oggetto di quell’amore, che è comunque membro di una comunità: prima piccola, poi sempre più grande.
    Nella mia opinione personale – e questo esula dal discorso generale sulla maternità – penso che, no, un bambino non sia un suddito ma che non debba essere sullo stesso piano di un genitore. Per il bambino in primo luogo. Ma non sono una psicologa nè una pedagoga: in questo ultimo caso, riferisco solo la mia personalissima esperienza di genitore.

  16. Loredana, se per stesso piano intendiamo stesse responsabilità sono d’accordo con te: ogni genitore a mio avviso è responsabile dei propri figli. ma se intendiamo diritto a essere ascoltato, accolto per quello che è (senza dover conformarsi alle mie aspettative di “figlio”), e rispettato per le sue paure e per i suoi desideri allora sì, io credo che un figlio sia sullo stesso piano, o che sarebbe per lo meno auspicabile. e se un suo desiderio non viene accolto, io spiego perché. E se piange prendo sul serio il suo dolore, anche se piange perché non può vedere i cartoni. questo è annullarsi? io lo vivo come un grande stimolo a uscire dai miei confini mentali, dalle mia paure, dai miei limiti per poter essere una madre – e una cittadina – più partecipe, empatica e capace di condividere. anche io non sono piscologa né pedagoga, ma una madre, come te. quindi, se me lo permetti, autorevole. e non autoritaria.

  17. Sono sempre stata accusata, dalle madri conosciute alle elementari, di essere una madre dura. Perchè davanti al pianto “perchè non può vedere i cartoni” o “la bambina X mi ha scarabocchiato l’astuccio” ho sempre minimizzato. Per un motivo semplice quanto fallace: la vita non è un pranzo di gala. Ci sarà sempre un momento in cui non potrò difendere mio figlio e mia figlia. E’ già avvenuto, naturalmente, avendo i medesimi 17 e 19 anni. Ma alla frustrazione erano preparati, almeno spero. O comunque quello era il mio intento. Per me, educare alla frustrazione non significava mettermi i tappi nelle orecchie se piangevano: ma prepararli alla vita. Il che, a pensarci bene, rientra in un discorso terribilmente “naturale” 🙂

  18. Premessa per la dottoressa Bortolotti, sui toni lei ha perfettamente ragione, ieri mi hanno provocato dei conflitti inutili che con più grazia mi sarei potuta risparmiare. Questo non toglie niente però al mio dissenso verso le sue posizioni al come possa averle maturate.
    Dottoressa Bortolotti, la cosa curiosa è che sulla scorta di quegli stessi autori e dei loro epigoni che io giungo a conclusioni diametralmente opposte alle sue. Trovo la sua passione per “l’alto contatto” una distorsione culturalmente orientata in direzione conservatrice di quanto gli studi dell’attaccamento e l’Infant Research hanno messo in luce. Trovo che le sue correzioni a Tata Lucia per esempio partano da una intrusiva sfiducia nel bambino, e la psicologia che lei propone mi sembra renda il genitore incapace di aiutare il piccolo a negoziare con le proprie paure interne naturali e fisiologiche, sostituendosi sempre a lui. Non è questo che si intende per contenimento, non è la reverie che deve attuare un genitore sano. Non è un genitore sempre accudente a salvare un futuro adulto dalla durezza della vita e l’attrazione della dipendenza.
    Per quel che riguarda l’allattamento e l’oms. L’oms va saputa leggere con senso critico: è un ente che deve coprire i problemi della salute nel mondo. Ragiona in termini economici e spesso con questa economia tratta le persone come oggetti e non come soggetti. Non ha niente contro l’allattamento prolungato perchè fornisce da mangiare a bambini che in certe aree del paese schiatterebbero di fame.
    Rimane il fatto che: allattare implica una sospensione biologica del ciclo, e una infertilità, ed è gesto per cui la madre si mette in relazione primaria fisica con il figlio estromettendo il padre. Penso che dopo l’anno di vita sia più salubre per una famiglia che la coppia genitoriale riprenda il suo posto. Trovo anche non casuale che l’allattamento sia tanto più prolungato in culture in cui il maschilismo è molto forte, e l’unica difesa che ha la donna contro l’uso costante del maschio come oggetto sessuale sia il bambino – ma questa, almeno per il momento è una mia riflessione. Attualmente collaboro con un centro clinico dove ci si occupa di bambini vittime di abuso e di psicopatologia infantile con un approccio integrato. Si segue il piccolo ma anche la famiglia con terapeuti diversi. Il bambino usato come scudo da parte della madre, mettendolo in mezzo nel lettone e nella vita, continuando l’allattamento a oltranza mi creda è un fenomeno piuttosto frequente – e ha conseguenze disastrose, che nel senso comune possono apparire sorprendenti. (Non solo il padre satellitare, ma anche il padre esageratamente sessuato verso i figli nel suo comportamento). In questo paese dove le donne fanno una gran fatica a essere complete e a esercitare una professione l’alto contatto non è un problema è invece un rischio. Donne che fanno pochi figli, e che non hanno alternative di realizzazione, e che sovrainvestono nelle uniche creature che hanno, portano allo stremo il ruolo materno, molto più delle loro madri e delle loro nonne. Tredici figli? Se l’immagina quanto alto contatto!???) E non è un caso allora che la nostra congiuntura economica provochi figli che non se ne vanno mai di casa, perchè la congiuntura economica collude con la loro marcata difficoltà a essere dipendenti e a fare affidamento sulle proprie risorse psichiche. Anche questa naturalmente è una mia congettura e non va oltre questo spazio.
    Quindi si, ho rispetto per la sua professionalità ma non ho trovato molti contatti nelle cose che ha scritto. In compenso trovo che di principio, attaccare la psicologia selvaggia in televisione sia sempre cosa buona e giusta – almeno su questo siamo d’accordo.
    (Scusa Loredana)

  19. @Lipperini
    Respiro anch’io. 🙂
    Mi riporta indietro alla mia infanzia di bambina timidissima e iper accudita ma con assenza di contatto.
    Mio padre “durissimo come Lei Loredana”, mi diceva:
    ” Ti vergogni a chiedere qualcosa in più, bene, allora sappi che potrai morire di fame”…
    Veniva dalla guerra e dal lavoro minorile ( a 8/9 anni a Roma da solo per la città e niente scuola); pur non apprezzando il suo ondivago stile educativo, ripenso a lui mentre cresco mio figlio e correggo il tiro quando necessario.
    Oggi è davvero una bella giornata.

  20. sono un po’ perplessa… perché ascoltare e prendere sul serio un dispiacere significa non preparare i bambini alla vita? io desidero che mia figlia sappia che io, per i suoi dispiaceri, ci sono eccome. che la ascolto. e che cerco di aiutarla, anche solo con la mia presenza.
    e poi: cosa significa che il bambino nel lettone “estromette il padre”? nel lettone c’è spazio, eccome. la vita sessuale? non passa necessariamente dal letto. io ho praticato il co-sleeping fino a quando mia figlia ha voluto. allatto tutt’ora (mia figlia ha 3 anni). ho regolarmente il ciclo, quindi l’equazione allattamento=infertilità non esiste, è durata pochi mesi. nelle famiglie di una volta, anche quelle con 13 figli, l’allattamento prolungato e multiplo era la prassi (e questo non sembrava diminuire la natalità, eh!). e ora quello che spaventa me: si parla sempre e solo di diritti dei genitori, di madri la cui unica aspirazione legittima è un cubicolo ad alto contatto, e si parla di padri come di bamboccioni incapaci di assistere la madre nella cura dei figli, sempre lì a strillare per un perizoma e un cinemino. non sarà proprio l’immaturità dei genitori a superare i loro egoismi e i loro limiti (immarturità premiata da una società, un nugolo di esperti e un sistema che ha molti vantaggi economici e politici nel farli sentire inetti e bisognosi di assistenza) a provocare le conseguenze disastrose di cui sopra?

  21. Perfetto mammina, non so se ne eri consapevole ma l’altra sera mi sono divertita a dare fuoco alle tende della vicina, ballando in un cerchio di bottiglie di whisky mentre cantavo una litania a satana, sai, quel povero ragazzo in realtà è un gran simpaticone, oggigiorno nemmeno gli interessano più le anime, si accontanta della verginità di quallche pella pampina, ma sostine di non essere l’unico. Sai mammina, ti ricordi quando sono uscita mercoledì sera con Mattia? Siamo andati ad un concerto metal, mammina eravamo decisamene scoperti, fuori controllo; ci siamo devastati bevendo e fumando e già che c’eravamo ci siamo fatti una partitina a strip poker con degli amici più grandi di Mattia che stanno a rota con un innumerevole quantità di stupefacenti, AH! e detestano il latte proprio come me. Mammina sono proprio una figlia degenerata, le frustrazioni che mi hai provocato sono troppe mammina, pena ai traumi che mi hai procurato facendomi vedere il rocky horror picture show a quattro anni! Oh mammina, menomale che non mi sei stata addosso mammina, grazie a dio penso con la mia testa.

  22. Lotta, guarda che poi ti credono. 😀
    (però la faccenda di Rocky Horror è vera, mea culpa)
    (sei tu che hai imparato a pensare con la tua testa, figlia: e io non posso che esserne fiera e felice)
    Gioia: nelle ultime tre righe centri il punto, quando parli di un sistema che ha molti vantaggi nel far sentire inetti i genitori. Forse lo scrivi per motivi diversi da quelli a cui penso io, ma concordo.

  23. Anch’io ho molte perplessità 🙂
    Ho allattato il mio figlio più piccolo fino a 3 anni (ora ne ha sei) e ho lasciato che usasse il lettone. Ho una vita di coppia normale, le cui difficoltà dipendono molto più dalle condizioni al contorno che dalla presenza dei figli. Ho sempre preso accolto e ascoltato i miei figli, mi sono messa a disposizione. Ora che sono più grandi, e più autonomi, ascolto ma sono dura sui principi su cui abbiamo deciso di non transigere. Anche io passo per una madre dura, ora. Ma francamente, finché neanche parlavano, mai mi sarei sognata di mettermi il vestitino per andarmi a fare un aperitivo con gli amici.
    Il fatto è che ho sempre pensato (io, del mio ruolo, nel privato della mia famiglia) che avendo responsabilmente deciso di procreare dovevo in qualche modo essere a disposizione. Sacrificarmi, anche se questa parola non piace più. Ora posso riprendermi i miei spazi e lo faccio.

  24. Close, dici
    Però di fatto la si fa funzionare così e non ci si rende minimamente conto di che cosa viene propinato alle quasi mamme e neo mamme, in termini di cattiva divulgazione scientifica, in alcuni corsi preparto e nei consultori.
    Forse sarebbe bene cominciare a trattare le madri come persone adulte. Molte lo sono, almeno anagraficamente. Votano, per dire.
    Sarebbe bene che si dessero una mossa e cominciassero a replicare a chi fa cattiva informazione. E invece preferiscono accendere la tv alle 9 di mattina per ricevere i consigli dell’esperto di turno, oppure lamentarsi su un forum.
    E se tu ne prendi una e le chiedi di cosa avrebbe davvero bisogno, dieci a uno che preferisce tirarsi indietro.

  25. LGO, una piccola contestazione che prescinde dall’esperto televisivo, cartaceo o digitale.
    Tu scrivi: “Ma francamente, finché neanche parlavano, mai mi sarei sognata di mettermi il vestitino per andarmi a fare un aperitivo con gli amici.” E sicuramente lo scrivi in buona fede, senza renderti conto di quanta esclusione verso le madri che il vestitino lo hanno messo è contenuta in questa frase.
    Quello che interessa ME è questo: il farsi a pezzi – anche inconsapevolmente – per difendere un modello di buona madre. Le parole pesano. E i modelli devono essere tanti. Inclusi quelli col vestitino.

  26. Sarò dura e antipatica e eserciterò il ruolo adatto per cui la psicologia è su un crinale scomodo, e quello che dirò sarà utile a Loredana per sviscerare il problema di una posizione. Io Lgo e Gioia, devo credervi sulla parola. Esisteranno certo famiglie che con un allattamento prolungato non hanno dato esito a problematiche psicologiche – ma questo è indubbiamente spiacevole da sentirsi dire, e credetemi da pronunciare, ma il genitore spesso non se ne accorge qualora invece quell’esito si verifichi, oppure quando emerge un certo problema non pensa che possa darsi la relazione tra quello stile di accudimento e quel dato problema. Dal mio punto di vista la casistica di gino e pino, con le variabili del caso non specificate, che sono tante e importanti, non mi dice niente. Non è che siccome Lgo ci ha il figlio che ride io posso cambiare idea su un modo di leggere un fenomeno su larga scala.
    Fermo restando che quando si parla di psicologia – come in medicina, differentemente da quanto si creda – si parla di tendenze, di curve con distribuzioni diverse, non di realtà tutto o nulla. Come i corpi rispondono tendenzialmente a paradigmi e cure ma ognuno a suo modo altri di più e altri affatto, così succede con la psicologia delle persone.

  27. E se prescindesse dal genere? Mio marito stava con me 🙂
    Possiamo riconoscere fasi diverse nell’essere genitori?
    Quando si parla della maternità/genitorialità quasi sempre ci si riferisce al periodo neonatale, al massimo primissima infanzia. Be’, io penso che quando un bambino è molto piccolo ha diritto a genitori molto presenti, in grado anche di fare molte rinunce. Sapendo che si tratta di una fase della vita che dura pochi anni, magari.
    Se la mettiamo al plurale, va male lo stesso?
    Non voglio escludere nessuno (per quanto in realtà le mamme col mojito siano altrettanto talebane di quelle col grembiule, e anche questo non credo che sia sano), quello che mi interessa è quale modello di società vogliamo. Qual è quello più inclusivo? Qual è quello in cui tutti i santissimi modelli individuali diversi e fantasiosi possono convivere? Quale organizzazione dei servizi ci serve, per esempio? E quanto siamo disposti a investire per ottenerlo?
    Perché invece questo a me sembra che non interessi a nessuno 🙂

  28. E’ quello che interessa me, per esempio. Un’organizzazione dei servizi che consenta a madri e padri di creare serenamente una famiglia. E per serenamente intendo accudimento e “anche” il famigerato mojito (perchè anche l’amore più totale ha bisogno di pause, secondo me). Il blog di Congedoparentale è un esempio che si avvicina molto a quel tipo di società, dove le scelte sono libere (anche se l’amministrazione sanitaria svedese sconsiglia il parto in casa perchè non lo ritiene sicuro ma concede rimborsi a chi lo sceglie ad alcune condizioni) e i servizi esistono.
    L’azione, però, è sempre su due piani: sociale e immaginario. Mojito e grembiule sono le facce diverse di una stessa persona.

  29. Io i figli degeneri della Lippa li ho conosciuti. E diciamolo, se sono dei delinquenti non è solo colpa della mamma. Dovreste conoscere il padre. Brrr… è capace di cucinarvi degli ottimi raviolini al tartufo, non so se mi spiego. E’ chiaro che poi si drogano!

  30. Ennò, Lippa: io ci sono cresciuto con un padre che sottolineava ogni momento cruciale con “la vita non è un pranzo di gala” (in realtà, non avendo un background maoista: “non è un letto di rose”, ma fa lo stesso), non è che adesso mi puoi riportare alla coscienza il rimosso come niente fosse 😛
    @ Gianni
    Poi non lamentarti dei nickname con cui le tue figlie ti appellano, eh: basta leggere i tuoi commenti per capire il perché…

  31. Un bucato e una lavata di piatti dopo, tanto per restare in tema.
    Barbara: e pensare che essendo il consorte il cucinante (dichiaro serenamente che cucinare non mi piace) i figli hanno avuto non pochi problemi a scuola, quando lo dichiaravano nei temi. 🙂
    Girolamo: vedi che a forza di dirlo si cresce bene, però? 🙂

  32. loredana – faccio le mie indagini ma forse occorre del tempo – cioè martedi che incontro il capo del centro dove lavoro, e che mi dice le fonti da cui attinge la sua teoria (sicuramente c’è una sentenza di un tribunale che mi ha già citato) e le sue spiegazioni. Potrei anche vedere se al centro ci sono delle statistiche, visto che c’è un giro di casi molto ampio.
    Se parli di allattamento prolungato. Se invece parli di genitori troppo intrusivi e che hanno paura delle paure del piccolo per cui sono troppo ad alto contatto (per esempio genitori che non lasciano piangere il neonato o il lattante, che non permettono di addormentarsi da solo soffrendo un pochino etc, che come vo magnà zacchete la tetta in bocca o il biberon di letteratura e dati ce ne ho a iosa, e sono disponibili in molti manuali di psicologia evolutiva).
    Nel frattempo posso dire che nello studio di Pippic, Zucconovna, Segocodedeigattovic, sulla correlazione tra somministrazione dei raviolini al tartufo da parte di padre ai figli tra i 4 e gli 11 anni e abuso di raviolini anche alla zucca intorno ai 34 anni c’è una correlazione del 65 per cento dei casi, se invece li somministra la madre,solo il 58 per cento.

  33. Parlo del principio secondo il quale il contatto non continuato genererebbe patologie.
    Ma mi interessano tutti i dati, in realtà.
    L’abuso di raviolini mi stende.
    Ps. In realtà mi stende che quel che passa in altra zona della rete su questa discussione sia che le femministe incitano a non fare figli. Andiamo bene.

  34. ah… invece pensavo che il complotto femminista per il dominio del mondo prevedesse un gran numero di figli/e onde assicurare in perpetuo il potere al matriarcato.

  35. Barbara,
    nel tuo intervento precedente ti crucci che la posizione “naturalista” sottragga forza al “coro” che chiede “asili di stato”.
    Ma perché questo dovrebbe essere meno vero per gli “anti-naturalisti” o “bassocontattisti”?
    Io, per esempio, mi iscrivo a quest’ ultima parrocchia: ritengo che, pensando al margine, le mole di cure ritenute necessarie all’ accudimento costituiscano uno spreco di energie e causino inutili sensi di colpa.
    Ma anche svolgere un lavoro con il quale non ti paghi nemmeno l’ asilo è uno spreco evidente di risorse!
    Proprio la logica che mi fa fare la prima denuncia m’ impedisce di unirmi al “coro” per gli “asili di stato” (o servizi pubblici).
    Caplan propone di investire le energie risparmiate facendo più figli, la cosa è opinabile (a me convince). Di sicuro non ha senso salvarle da uno spreco per reinvestirle in un altro spreco.

  36. Insomma, se non allatti il figlio, quello incomincia a bucarsi a 16 anni. Se lo allatti troppo, arrivato a 18 anni quello una notte -zac- ti taglia la gola…
    Certo che così diventa un casino!

  37. Io ci ho i dati sul contatto continuato che genera patologie, quello – relativamente – non continuato è tutta salute – è per questo che sono in aperto dissenso con la dottoressa. Comunque – la mole di dati è grande, anche per me che mi occupo di bimbi indirettamente (perchè io come sai lavoro con le mamme). Metto un po’ di cose insieme e ti scrivo un posterello. Non subito perchè va beh che er contatto non deve esse continuato, ma mo’ sto di guardia co Pipik, è venuto il mio turno, e se non corro la dottoressa lassù chiama il Telefono Azzurro eh. PPPPP

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