378 pensieri su “PAGINA 19 DEL CORRIERE DELLA SERA”
Se vi turba vedere questa pubblicità su un blog, immaginatevela a dimensioni ancora più grandi sulle pagine di uno dei maggiori e autorevoli quotidiani italiani.
Invito a segnalare allo IAP http://www.iap.it/
non mi turba molto, a dire il vero. se fabbricano mutande, in qualche modo le dovranno pubblicizzare. Certo fossi stato io il pubblicitario avrei optato per una figura intera (sorridente invece delle facce imbronciate di molte modelle e modelli) invece della solita “parte per il tutto”, magari anche assieme ad un uomo in mutande per le pari opportunità (sempre che producano anche mutande da uomo).
Comunque no, la visione di un culo su un quotidiano non mi provoca gran turbamento.
Loredana, posso farti una domanda, niente affatto retorica o provocatoria?
Paolo dice “Se fabbricano mutande, in qualche modo dovranno venderle”.
Ecco, a questo proposito, quale modello grafico/iconico/fotografico alternativo potremmo suggerire ai pubblicitari, per non urtare la nostra sensibilità? Mi riferisco ovviamente ai capi di intimo.
Grazie.
Ho preso in considerazione per un attimo, e subito scartato tra conati di raccapriccio autoindotto, la possibilità che vogliano intendere che la modella abbia dieci anni.
Alternativa assai meno raccapricciante l’ipotesi aliena: mi pare difficile che un’umana possa avere piega del sedere schiena e braccio in questa posizione reciproca (ovvero: grossolana la campagna, grossolano il photoshop)
Sono d’accordo, è offensiva. Poi, fosse una tantum, ci si potrebbe passare sopra. Ma l’uso continuativo della gnoc– per pubblicizzare alcunché comincia a creare irritazione seria.
Concordo con Paolo. Yamamay se non erro produce intimo; e se condanniamo l’esposizione del corpo nelle pubblicità di questo tipo allora poi perdiamo credibilità quando critichiamo giustamente le pubblicità che per vendere auto ci mettono l’intimo. C’è erotizzazione? Sì, ma non trovo strano che chi produce intimo punti a dare un’immagine erotizzata dei propri prodotti, a meno che non produca mutandoni di lana per alpinisti. Direi che sarebbe un buon passo nella battaglia giusta contro l’abuso del corpo della donna nelle pubblicità riconoscere il diritto a usare certe immagini quando il prodotto lo richiede, o almeno accettare che qualcuno reputi giusto usare quelle immagini. Altrimenti si rischia di dare acqua al mulino di chi dice che al fondo quella battaglia è moralista.
Chissà per che, io invece che a chi sfrutta penso per prima cosa a chi fornisce. Sarà così affamata o economicamente ricattata questa ragazzotta per accettare di essere ridotta a un culo?
Si vedono certe porcate in giro! Certo questo sedere s’inserisce nel solco della società dell’immagine, dove l’immagine è divenuta uno strumento per contribuire al consumo. E qui siamo alle solite: è peggio il cattivo gusto e la strumentalizzazione del corpo femminile pur di vendere o la subdola e infida spinta al consumo. E poi a rigore un “sederino femminile” così agghindato dovrebbe tirare più gli uomini… le donne insomma un po’ meno (anche c’è sempre il fenomeno dell’identificazione). Ma insomma che le mutande le compri lei o lui per far un regalo a lei, direi che la cosa non cambia granché, anche perché nel caso di specie non si tratta di una pagina per vendere un prodotto, ma, come si dice, una comunicazione istituzionale. Cioè è la marca e non lo specifico modello o prodotto l’oggetto su cui si vuole attirare l’attenzione… a volte con un processo d’indentificazione. Adesso non per buttarla sempre in politica. Ma secondo voi cosa ne penserà Berlusconi di questo soggetto? La mia modesta convinzione è che approverebbe. Cosa me lo fà dire? Sedici anni di esternazioni, di cronache mondane e di testimonianze… non è questa la società gaudente, quella della libertà, che si diverte con le scollacciature, che pensa alle vacanze, alle comparsate televisive e al diavolo, la disoccupazione, i precari, il futuro dei giovani, l’integrazione razziale, la questione ambinetale… Sì, più ci penso che questo sedere riscuota la simpatia del nostro premier (e di tutti queli che la pensano come lui), meglio che pensare ai terremotati de L’Aquila, della mndezza in Campania, agli scandali finanziari….
La maggior parte delle persone sono ormai abituate ad avere immagini di culi di donne sempre sotto gli occhi.
Sono ormai rassegnata che neanche alle donne importi più dell’uso che si fa del loro corpo.
Poi sempre qualcuno è alla ricerca di che cosa fa più scandalo.
Scandalosa è tutta la violenza che viene esercitata nel quotidiano contro le donne e i bambini, non pensare mai che le immagini in qualche modo non ci tocchino e non ci cambino è veramente molto ingenuo
E’ interessante che a priori un maschio debba pensare che una donna che accetta di fare delle foto in cui pubblicizza un capo di intimo debba essere affamata o ricattata. La risposta direi potrebbe essere: né più né meno del 99,9 % delle lavoratrici e dei lavoratori.
Non so se sia affamata o ricattata (non credo), se è maggiorenne può accettare di essere ridotta a ciò che vuole purchè lasci a sua figlia (se e quando ne avrà una) la libertà di fare scelte diverse.
comunque io quando guardo questi spot non scordo mai che il culo appartiene sempre ad un essere umano dotato di cervello che merita rispetto sempre e comunque. non dico che qualcuno qui glielo abbia negato, ma ci tengo a ribadirlo.
E se diciamo che è giusto che un adulto gestisca il proprio corpo (e io penso che sia giusto in linea di massima) dobbiamo accettare anche il fatto che c’è chi lo gestisce in una maniera che non ci piace.
Neanche a me turba, per le stesse ragioni dette sopra da Paolo1984 e Barbapapà, e anche perchè nell’intimo maschile ugualmente si mostrano addominalissimi e pacchi senza volto.
Mi inviperiscono per contro le pubblicità della Tim, in cui, pur vendendosi telefonini, è costantemente esibito il culo e il decolletèe di Belèn: che calci un pallone o esca dalla piscina, pattugli le paludi o si perda in torride foreste, non c’è differenza: la nostra indossa sempre quei pochi cm quadrati di tessuto, che di volta in volta prendono l’aspetto di uniforme, costume da bagno, vestito da esploratrice ecc. Intanto il co-testimonial deSica è invece sempre dignitosamente e appropriatamente coperto…
a Paolo che è giovane e Simone che non so l’età ma probabilmente non leggeva riviste femminili qualche tempo fa, ricordo che prima della pan-erotizzazione era normale e anche invitante vedere pubblicità e redazionali di intimo che parlassero non solo di seduzione (magari in modi più sottili), ma anche dello star belle comode a farsi i cavoli propri tipo leggere – fare colazione – guardarsi un film in tv e altro, che credo siano comportamenti ancora largamente praticati. http://unaltradonna.files.wordpress.com/2010/01/intimo1.jpg http://unaltradonna.files.wordpress.com/2010/01/intimo2.jpg http://unaltradonna.files.wordpress.com/2010/01/intimo3.jpg
Forse di questi non si deve parlare perché alludono ad un tranquillo star bene con se stesse, per cui adesso fanno scandalo esattamente come lo faceva prima il sesso?….
qui non si tratta di censurare il sesso, ma di salvare la persona dalla censura – dall’aspirare ad identificarsi con un culo, ad esempio, rimuovendo tutto il resto di sé. La censura è al contrario, non si è ancora capito?
Ci sono modi e modi per vendere mutande. Intanto, far vedere per intero la persona che le indossa, e non solo una porzione. Un culo, appunto. Me ne frega ben poco che siamo abituati a vedere corpi di donne come dice Paolo. Che significa? Che razza di affermazione è? Che per il fatto di continuare a vederli dobbiamo pensare che è cosa buona e giusta? Che quello che ci circonda, per lo stesso fatto di circondarci, va approvato?
Trovo altrettanto volgari i pacchi maschili di cui parlava Francesca, e mi piacerebbe che un pubblicitario trovasse altri modi. Perchè ci sono. Modi divertenti, spiritosi, normali e non sbavanti come questa pubblicità: che mostrino il corpo. Ma lo mostrino per intero, almeno. E senza allusioni.
forse non c’entra però la voglio ricordare: ieri è morta a soli 28 anni Isabelle Caro, una ragazza anoressica che aveva accettato di posare per Oliviero Toscani in una campagna shock contro l’anoressia.
Isabelle, anche forse a causa di un’infanzia difficile, ha gestito il suo corpo in maniera sbagliatissima molto peggiore del modo scelto dalla modella di Yamamai, poi per fortuna ha deciso di curarsi e lottare contro l’anoressia purtroppo non ce l’ha fatta. l’importante per me è che la decisione di curarsi sia stata sua, unicamente sua, fermo restando tutte le persone che spero e immagino l’abbiano aiutata.
certo l’anoressia è una vera e propria malattia quindi è un caso estremo molto diverso da quello in oggetto qui, ma volevo ricordare Isabelle
“Me ne frega ben poco che siamo abituati a vedere corpi di donne come dice Paolo”
questo per la verità lo ha detto Paola, io ho detto che l’immagine di un culo in sè non mi turba, ma anch’io avrei preferito una figura intera allusiva o no (non ho problemi con le allusioni sessuali, il sesso è parte della nostra vita).
Comunque trovo molto belle le immagini postate da laura a, un ottimo modo di pubblicizzare l’intimo femminile.
Ovviamente anche nelle allusioni erotiche e sessuali c’è modo e modo di alludere. Ad esempio il tipo di allusione di quel manifesto “Montami a costo zero”con la ragazza accucciata che i frequentatori di questo blog ricorderanno, è meglio evitarla, secondo me.
Rimane il fatto che un tanga, un perizoma, una mutanda o una culotte hanno spesso bisogno di essere fotografati dal “retro”. Yamamay fabbrica lingerie da “seduzione”, e dunque un’acquirente deve, in qualche modo, vedere la parte “seduttiva” del prodotto. No?
Touchè………………….voto per la stessa foto al maschile. O forse maschile-femminile è poca cosa e come al solito andrebbero proposte altre possibilità. In fondo la pubblicità in questione è rivolta a voi-lei donne. E’ come per Amleto: essere o non essere…. al giorno d’oggi è troppo poco. Quantomeno andrebbero mischiati un po’ di “esse” e di “ere” ad esempio………essessere o non eressesesse?
Detta questa mia…………….voglio ringraziarla del link e augurare a tutti il miglior appalesarsi di Buon Anno e state tranquilli non intervengo quasi mai in qualsiasi blog. Scrivere mi costa fatica.
dunque la seduzione nel 2011 = un culo. Vabbe’.
Ricordo a Barbapapà ma non solo che al maschile la stessa Yamamay, per la sua lingerie” da seduzione”, ha scelto come testimonial un bell’uomo dagli addominali photoshoppati ma fotografato per intero, e con tanto di nome e cognome perché è un famoso dj – non un culo e basta. http://unaltradonna.wordpress.com/2010/11/23/il-corpo-degli-uomini-e-la-differenza/
(Loredana, se credi che il link sia superfluo cassa pure)
“Trovo altrettanto volgari i pacchi maschili di cui parlava Francesca, e mi piacerebbe che un pubblicitario trovasse altri modi.”
Sì, non ne facevo un discorso di buon gusto, intendevo che non mi turba nel senso che non mi appare discriminatorio, perchè nell’intimo mi pare che ci sia una certa par condicio nell’esposizione di carnazza. Concordo che di vedere un altro culo all’aria non se ne sentiva tanto il bisogno…
Allora, il problema per me non è di buono o cattivo gusto. Questa fotografia è pornografica. Non uso la parola con una connotazione morale o moralistica. E’ un dato di fatto. Inquadratura, luci, primo piano assoluto si riferiscono al mondo della pornografia. Io mi chiedo solo: esiste un altro modo? E mi rispondo di sì. E mi richiedo: perchè non viene praticato?
@paolo1984: forse perché, secondo un pensiero maschilista non proprio estinto, “la donna è la parte inutile intorno alla f***”? laura a.
Sì, lo temo anch’io.
No, Lara quella foto non è pornografica, nella pornografia il culo è nudo. Quella foto è allusiva nel senso forse più becero che si può attribuire, nel modo in cui lo erano le farsacce anni ’70 con Vitali e Fenech, ma la pornografia non è mai allusiva, è esplicita.
sul fatto che esista un altro modo per pubblicizzare l’intimo femminile anche in maniera “sexy”, ribadisco che concordo.
Allergico ai pistolotti immotivati mia cara Lara e grazie per il proverbio. Che vuoi fare il 30 dicembre? La tua idea è stata esplicitata, donc? O fai qualcosa di concreto, tipo strappare tutte le pagine del corriere o sei un pochino, non troppo, maleducata. Saluti.
Ferma un attimo. Io sto tentando di dire delle cose. Questo non significa che per essere credibile o attendibile io debba andare sotto la redazione del Corriere con una bomba carta o boicottare Yamamay. Ho fatto la segnalazione allo IAP, però, e questa è una cosa concreta. Anche di 30 dicembre.
Quanto alla maleducazione, credo che sia la tua, e non solo nei miei confronti, e non solo da oggi.
Mi ricorda qualche vecchia copertina de l’Espresso nonché una famosa pubblicità “chi mi ama mi segua”…ma della quale non mi ricordo il prodotto…segno che forse il pubblicitario ha sbagliato? Quanti, rivedendo questa pubblicità, ma senza logo, fra due settimane ricorderanno la marca? Quanti/e andranno in un negozio yamamai a causa di questa pubblicità?
L’hai fatto, sono contento per te. Lo IAP sarà attentissimo, volevo solo non prendere troppo sul serio una pubblicità che è figlia di troppe cose che non mi va di spiegare.
“Quanto alla maleducazione, credo che sia la tua, e non solo nei miei confronti, e non solo da oggi.”.
Sei tu che mi hai dato del buffone allergico a temi seri. Ora ti fai partigiana di una mia maleducazione generale e da sempre. Mi metti in moderazione dalla Lipperini. Questo è stata l’unica cosa sensata che hai fatto oggi. Complimenti. Altro che IAP. Non di meno, non potendolo scrivere domani buon anno.
Vincent, ma sei fuori? Io ti metto in moderazione dalla Lipperini? Mica è mio il blog!
Comunque, ha ragione un mio amico che per sua sfortuna è tuo omonimo. Mai discutere con un’idiota. Ti mette al suo livello e ti batte con l’esperienza.
Mi farai mettere in moderazione dalla Lipperini perché sono stato un idiota e un imbecille come dici sulla bacheca di Loredana. Mi è stato riferito, ne esci un bocciolo di rosa.
“Io ti metto in moderazione dalla Lipperini? Mica è mio il blog!” Non hai capito niente, ma sorry, chiudo.
Guardate, purtroppo è inutile che ci ammazziamo per una fotografia. E’ inevitabile che il messaggio che ormai da’ non solo la pubblicità dei quotidiani ma anche la televisione è proprio quello di spogliare la donna, o l’uomo che sia per attirare la gente e vendere un prodotto. Così facendo però crescono adolescenti e bambini che pensano che ormai per sentirsi grandi devono denudarsi o comportarsi come le veline per attirare l’attenzione. Certo esistono anche i giovani con la testa sulle spalle ma nella maggior parte dei casi crescono persone che perdono certi valore molto presto e poi da grandi e maturi se ne pentono. Questo perchè? Perchè loro devono vendere. E’ anche vero che l’occhio vuole la sua parte e che le cose belle si devono guardare ma il corpo di qualunque persona deve essere rispettato. Molti uomini si sentono autorizzati quando vedono una bella ragazza a molestarla perchè non la vedono come una persona ma come un oggetto di desiderio, appunto perchè hanno un bagaglio loro deviato e queste pubblicità non li aiutano, e non tutelano le ragazze e manco gli uomini.
no io devo dire che il tizio con gli addominali ultra sviluppati mi aveva impressionato tant’è che mi sono fermato per vedere la marca e ricercarla su internet D: sto ancora cercando di convincermi che sia tutto digitale D:
Ma il punto è che la pubblicità non deve “tutelare” deve vendere. L’etica e la sensibilità riguardano il pubblicitario/a non la pubblicità in sè. Dovrebbero essere la scuola e la famiglia ad insegnare che donne e uomini non sono soltanto culi o addominali anche quando decidono di mostrarli per lavoro, dovrebbero insegnare che ogni persona va rispettata a prescindere da cosa decide di fare del suo corpo.
Comunque che un uomo molesti una donna perchè ha visto certe pubblicità mi sembra troppo assolutorio nei confronti di quell’uomo. Molestie o violenze anche peggiori sulle donne avvengono anche nei Paesi in cui quelle pubblicità non si possono vedere.
Basta Lara, ho chiuso e non ho intenzione di continuare, basta ““Vincent2″ (che per me è il vero e unico Vincent peraltro)”. Sei scema o cosa? E ora posso seguire anche io, in maniera serena quello che scrive Vincent2? Grazie.
Tristemente ammetto di essermi ormai abituata a questo tipo di pubblicità.
Così come mi sto abituando a raccogliere i brandelli di animali investiti o pestati da altri esseri umani.
Abituarsi, per carità, non vuol dire accettarlo o smettere di combattere.
Di contro io continuo a pensare che questo tipo di pubblicità, come mi pare abbai scritto anche qualcun altro sopra, sia molto più accattivante per un uomo piuttosto che per una donna. Eppure, sempre tristemente, ammetto di essermi chiesta, per un secondo, se dentro quel centimetro quadrato di stoffa ci sarei potuta entrare anch’io, e quale sarebbe stato il risultato estetico. Forse le feste mi hanno dato alla testa. Spero di rinsavire presto.
insomma quel culo è di una persona dotata di mente e sentimenti, se io non sono in grado di rispettarla e mi sento autorizzato a mancare di rispetto a tutte le ragazze che, secondo me, “mostrano il culo” bè la colpa è mia, soltanto mia.
Interessante il punto toccato da Paolo sulla tutela. E’ vero, la pubblicità non “tutela” ma cerca di solleticare quelli che ritiene siano i punti deboli del consumatore. Punti bassi, in questo caso. Sono d’accordo con quanto sostiene Vincent2, contemporaneamente: in questo modo, però, si propone a chi guarda uno specchio in cui diventa necessario e a volte obbligatorio riflettersi. Dunque, la pubblicità è fatta per vendere, ma deve a sua volta seguire un codice etico, altrimenti il Giurì dello IAP non sarebbe stato costituito. Quanto al rapporto con le violenze, non credo che esistano studi che dimostrano la correlazione scientifica, ma proporre sempre la stessa immagine della donna, o di parti di essa, non contribuisce alla civiltà.
Vincent1: anche chi legge soltanto vorrebbe continuare a farlo serenamente, e purtroppo le sue intemperanze non aiutano, mi permetta di dirlo.
“Eppure, sempre tristemente, ammetto di essermi chiesta, per un secondo, se dentro quel centimetro quadrato di stoffa ci sarei potuta entrare anch’io, e quale sarebbe stato il risultato estetico” giulia
Non c’è nulla di male a pensarlo,secondo me. Vuol dire che quella pubblicità, per quanto becera, funziona. Anche se non comprerai quelle mutande, hai preso in considerazione l’idea. Normale.
Ma insomma, esiste la questione della pubblicità di genere, esistono gli stereotipi offensivi, o no? Se esiste il problema (io non ho dubbi), allora questa è una pubblicità offensiva verso la donna – chiuso.
Due post di Loredana sulla pubblicità, due immagini che inchiodano le donne con lo spillo dello stereotipo, anche se mi sembra, con reazioni diverse. In questo caso non è questione di censurare moralisticamente, casomai favorire la consapevolezza che il problema è la dignità della persona, non altro, a aparere mio. Ed è giusto quindi che si ponga il problema di segnalare, valutare, protestare.
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Se vi turba vedere questa pubblicità su un blog, immaginatevela a dimensioni ancora più grandi sulle pagine di uno dei maggiori e autorevoli quotidiani italiani.
Invito a segnalare allo IAP
http://www.iap.it/
non mi turba molto, a dire il vero. se fabbricano mutande, in qualche modo le dovranno pubblicizzare. Certo fossi stato io il pubblicitario avrei optato per una figura intera (sorridente invece delle facce imbronciate di molte modelle e modelli) invece della solita “parte per il tutto”, magari anche assieme ad un uomo in mutande per le pari opportunità (sempre che producano anche mutande da uomo).
Comunque no, la visione di un culo su un quotidiano non mi provoca gran turbamento.
Ecco a dir la verità, mi turba maggiormente (e giudico più pericolosa) l’immagine della bambina-massaia del post precedente.
Loredana, posso farti una domanda, niente affatto retorica o provocatoria?
Paolo dice “Se fabbricano mutande, in qualche modo dovranno venderle”.
Ecco, a questo proposito, quale modello grafico/iconico/fotografico alternativo potremmo suggerire ai pubblicitari, per non urtare la nostra sensibilità? Mi riferisco ovviamente ai capi di intimo.
Grazie.
Ho preso in considerazione per un attimo, e subito scartato tra conati di raccapriccio autoindotto, la possibilità che vogliano intendere che la modella abbia dieci anni.
Alternativa assai meno raccapricciante l’ipotesi aliena: mi pare difficile che un’umana possa avere piega del sedere schiena e braccio in questa posizione reciproca (ovvero: grossolana la campagna, grossolano il photoshop)
Sono d’accordo, è offensiva. Poi, fosse una tantum, ci si potrebbe passare sopra. Ma l’uso continuativo della gnoc– per pubblicizzare alcunché comincia a creare irritazione seria.
Concordo con Paolo. Yamamay se non erro produce intimo; e se condanniamo l’esposizione del corpo nelle pubblicità di questo tipo allora poi perdiamo credibilità quando critichiamo giustamente le pubblicità che per vendere auto ci mettono l’intimo. C’è erotizzazione? Sì, ma non trovo strano che chi produce intimo punti a dare un’immagine erotizzata dei propri prodotti, a meno che non produca mutandoni di lana per alpinisti. Direi che sarebbe un buon passo nella battaglia giusta contro l’abuso del corpo della donna nelle pubblicità riconoscere il diritto a usare certe immagini quando il prodotto lo richiede, o almeno accettare che qualcuno reputi giusto usare quelle immagini. Altrimenti si rischia di dare acqua al mulino di chi dice che al fondo quella battaglia è moralista.
Chissà per che, io invece che a chi sfrutta penso per prima cosa a chi fornisce. Sarà così affamata o economicamente ricattata questa ragazzotta per accettare di essere ridotta a un culo?
Si vedono certe porcate in giro! Certo questo sedere s’inserisce nel solco della società dell’immagine, dove l’immagine è divenuta uno strumento per contribuire al consumo. E qui siamo alle solite: è peggio il cattivo gusto e la strumentalizzazione del corpo femminile pur di vendere o la subdola e infida spinta al consumo. E poi a rigore un “sederino femminile” così agghindato dovrebbe tirare più gli uomini… le donne insomma un po’ meno (anche c’è sempre il fenomeno dell’identificazione). Ma insomma che le mutande le compri lei o lui per far un regalo a lei, direi che la cosa non cambia granché, anche perché nel caso di specie non si tratta di una pagina per vendere un prodotto, ma, come si dice, una comunicazione istituzionale. Cioè è la marca e non lo specifico modello o prodotto l’oggetto su cui si vuole attirare l’attenzione… a volte con un processo d’indentificazione. Adesso non per buttarla sempre in politica. Ma secondo voi cosa ne penserà Berlusconi di questo soggetto? La mia modesta convinzione è che approverebbe. Cosa me lo fà dire? Sedici anni di esternazioni, di cronache mondane e di testimonianze… non è questa la società gaudente, quella della libertà, che si diverte con le scollacciature, che pensa alle vacanze, alle comparsate televisive e al diavolo, la disoccupazione, i precari, il futuro dei giovani, l’integrazione razziale, la questione ambinetale… Sì, più ci penso che questo sedere riscuota la simpatia del nostro premier (e di tutti queli che la pensano come lui), meglio che pensare ai terremotati de L’Aquila, della mndezza in Campania, agli scandali finanziari….
La maggior parte delle persone sono ormai abituate ad avere immagini di culi di donne sempre sotto gli occhi.
Sono ormai rassegnata che neanche alle donne importi più dell’uso che si fa del loro corpo.
Poi sempre qualcuno è alla ricerca di che cosa fa più scandalo.
Scandalosa è tutta la violenza che viene esercitata nel quotidiano contro le donne e i bambini, non pensare mai che le immagini in qualche modo non ci tocchino e non ci cambino è veramente molto ingenuo
E’ interessante che a priori un maschio debba pensare che una donna che accetta di fare delle foto in cui pubblicizza un capo di intimo debba essere affamata o ricattata. La risposta direi potrebbe essere: né più né meno del 99,9 % delle lavoratrici e dei lavoratori.
Non so se sia affamata o ricattata (non credo), se è maggiorenne può accettare di essere ridotta a ciò che vuole purchè lasci a sua figlia (se e quando ne avrà una) la libertà di fare scelte diverse.
comunque io quando guardo questi spot non scordo mai che il culo appartiene sempre ad un essere umano dotato di cervello che merita rispetto sempre e comunque. non dico che qualcuno qui glielo abbia negato, ma ci tengo a ribadirlo.
E se diciamo che è giusto che un adulto gestisca il proprio corpo (e io penso che sia giusto in linea di massima) dobbiamo accettare anche il fatto che c’è chi lo gestisce in una maniera che non ci piace.
Neanche a me turba, per le stesse ragioni dette sopra da Paolo1984 e Barbapapà, e anche perchè nell’intimo maschile ugualmente si mostrano addominalissimi e pacchi senza volto.
Mi inviperiscono per contro le pubblicità della Tim, in cui, pur vendendosi telefonini, è costantemente esibito il culo e il decolletèe di Belèn: che calci un pallone o esca dalla piscina, pattugli le paludi o si perda in torride foreste, non c’è differenza: la nostra indossa sempre quei pochi cm quadrati di tessuto, che di volta in volta prendono l’aspetto di uniforme, costume da bagno, vestito da esploratrice ecc. Intanto il co-testimonial deSica è invece sempre dignitosamente e appropriatamente coperto…
a Paolo che è giovane e Simone che non so l’età ma probabilmente non leggeva riviste femminili qualche tempo fa, ricordo che prima della pan-erotizzazione era normale e anche invitante vedere pubblicità e redazionali di intimo che parlassero non solo di seduzione (magari in modi più sottili), ma anche dello star belle comode a farsi i cavoli propri tipo leggere – fare colazione – guardarsi un film in tv e altro, che credo siano comportamenti ancora largamente praticati.
http://unaltradonna.files.wordpress.com/2010/01/intimo1.jpg
http://unaltradonna.files.wordpress.com/2010/01/intimo2.jpg
http://unaltradonna.files.wordpress.com/2010/01/intimo3.jpg
Forse di questi non si deve parlare perché alludono ad un tranquillo star bene con se stesse, per cui adesso fanno scandalo esattamente come lo faceva prima il sesso?….
qui non si tratta di censurare il sesso, ma di salvare la persona dalla censura – dall’aspirare ad identificarsi con un culo, ad esempio, rimuovendo tutto il resto di sé. La censura è al contrario, non si è ancora capito?
Ci sono modi e modi per vendere mutande. Intanto, far vedere per intero la persona che le indossa, e non solo una porzione. Un culo, appunto. Me ne frega ben poco che siamo abituati a vedere corpi di donne come dice Paolo. Che significa? Che razza di affermazione è? Che per il fatto di continuare a vederli dobbiamo pensare che è cosa buona e giusta? Che quello che ci circonda, per lo stesso fatto di circondarci, va approvato?
Trovo altrettanto volgari i pacchi maschili di cui parlava Francesca, e mi piacerebbe che un pubblicitario trovasse altri modi. Perchè ci sono. Modi divertenti, spiritosi, normali e non sbavanti come questa pubblicità: che mostrino il corpo. Ma lo mostrino per intero, almeno. E senza allusioni.
forse non c’entra però la voglio ricordare: ieri è morta a soli 28 anni Isabelle Caro, una ragazza anoressica che aveva accettato di posare per Oliviero Toscani in una campagna shock contro l’anoressia.
Isabelle, anche forse a causa di un’infanzia difficile, ha gestito il suo corpo in maniera sbagliatissima molto peggiore del modo scelto dalla modella di Yamamai, poi per fortuna ha deciso di curarsi e lottare contro l’anoressia purtroppo non ce l’ha fatta. l’importante per me è che la decisione di curarsi sia stata sua, unicamente sua, fermo restando tutte le persone che spero e immagino l’abbiano aiutata.
certo l’anoressia è una vera e propria malattia quindi è un caso estremo molto diverso da quello in oggetto qui, ma volevo ricordare Isabelle
“Me ne frega ben poco che siamo abituati a vedere corpi di donne come dice Paolo”
questo per la verità lo ha detto Paola, io ho detto che l’immagine di un culo in sè non mi turba, ma anch’io avrei preferito una figura intera allusiva o no (non ho problemi con le allusioni sessuali, il sesso è parte della nostra vita).
Comunque trovo molto belle le immagini postate da laura a, un ottimo modo di pubblicizzare l’intimo femminile.
Ovviamente anche nelle allusioni erotiche e sessuali c’è modo e modo di alludere. Ad esempio il tipo di allusione di quel manifesto “Montami a costo zero”con la ragazza accucciata che i frequentatori di questo blog ricorderanno, è meglio evitarla, secondo me.
Rimane il fatto che un tanga, un perizoma, una mutanda o una culotte hanno spesso bisogno di essere fotografati dal “retro”. Yamamay fabbrica lingerie da “seduzione”, e dunque un’acquirente deve, in qualche modo, vedere la parte “seduttiva” del prodotto. No?
No, come ha dimostrato prima Laura.
“frequentatori e frequentatrici” ovviamente.
Touchè………………….voto per la stessa foto al maschile. O forse maschile-femminile è poca cosa e come al solito andrebbero proposte altre possibilità. In fondo la pubblicità in questione è rivolta a voi-lei donne. E’ come per Amleto: essere o non essere…. al giorno d’oggi è troppo poco. Quantomeno andrebbero mischiati un po’ di “esse” e di “ere” ad esempio………essessere o non eressesesse?
Detta questa mia…………….voglio ringraziarla del link e augurare a tutti il miglior appalesarsi di Buon Anno e state tranquilli non intervengo quasi mai in qualsiasi blog. Scrivere mi costa fatica.
Però non capisco perchè non si possa pubblicizzare lingerie sexy in maniera seduttiva mostrando la figura intera.
io sfogliando il corriere non l’ho proprio vista. Grave? Lasciamo lo IAP con la tombola, per carità.
dunque la seduzione nel 2011 = un culo. Vabbe’.
Ricordo a Barbapapà ma non solo che al maschile la stessa Yamamay, per la sua lingerie” da seduzione”, ha scelto come testimonial un bell’uomo dagli addominali photoshoppati ma fotografato per intero, e con tanto di nome e cognome perché è un famoso dj – non un culo e basta.
http://unaltradonna.wordpress.com/2010/11/23/il-corpo-degli-uomini-e-la-differenza/
(Loredana, se credi che il link sia superfluo cassa pure)
@paolo1984: forse perché, secondo un pensiero maschilista non proprio estinto, “la donna è la parte inutile intorno alla f***”?
“Trovo altrettanto volgari i pacchi maschili di cui parlava Francesca, e mi piacerebbe che un pubblicitario trovasse altri modi.”
Sì, non ne facevo un discorso di buon gusto, intendevo che non mi turba nel senso che non mi appare discriminatorio, perchè nell’intimo mi pare che ci sia una certa par condicio nell’esposizione di carnazza. Concordo che di vedere un altro culo all’aria non se ne sentiva tanto il bisogno…
Allora, il problema per me non è di buono o cattivo gusto. Questa fotografia è pornografica. Non uso la parola con una connotazione morale o moralistica. E’ un dato di fatto. Inquadratura, luci, primo piano assoluto si riferiscono al mondo della pornografia. Io mi chiedo solo: esiste un altro modo? E mi rispondo di sì. E mi richiedo: perchè non viene praticato?
@paolo1984: forse perché, secondo un pensiero maschilista non proprio estinto, “la donna è la parte inutile intorno alla f***”? laura a.
Sì, lo temo anch’io.
la pornografia è nell’occhio di chi guarda.
@francesca: e Bob Sinclair? e Luca Argentero per Intimissimi? Non c’è proprio par condicio, ammesso che abbia senso desiderarla al ribasso.
Certo Vincent, sicuro, e tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino. Allergico ai discorsi seri, vero?
No, Lara quella foto non è pornografica, nella pornografia il culo è nudo. Quella foto è allusiva nel senso forse più becero che si può attribuire, nel modo in cui lo erano le farsacce anni ’70 con Vitali e Fenech, ma la pornografia non è mai allusiva, è esplicita.
sul fatto che esista un altro modo per pubblicizzare l’intimo femminile anche in maniera “sexy”, ribadisco che concordo.
Allergico ai pistolotti immotivati mia cara Lara e grazie per il proverbio. Che vuoi fare il 30 dicembre? La tua idea è stata esplicitata, donc? O fai qualcosa di concreto, tipo strappare tutte le pagine del corriere o sei un pochino, non troppo, maleducata. Saluti.
Ferma un attimo. Io sto tentando di dire delle cose. Questo non significa che per essere credibile o attendibile io debba andare sotto la redazione del Corriere con una bomba carta o boicottare Yamamay. Ho fatto la segnalazione allo IAP, però, e questa è una cosa concreta. Anche di 30 dicembre.
Quanto alla maleducazione, credo che sia la tua, e non solo nei miei confronti, e non solo da oggi.
Mi ricorda qualche vecchia copertina de l’Espresso nonché una famosa pubblicità “chi mi ama mi segua”…ma della quale non mi ricordo il prodotto…segno che forse il pubblicitario ha sbagliato? Quanti, rivedendo questa pubblicità, ma senza logo, fra due settimane ricorderanno la marca? Quanti/e andranno in un negozio yamamai a causa di questa pubblicità?
L’hai fatto, sono contento per te. Lo IAP sarà attentissimo, volevo solo non prendere troppo sul serio una pubblicità che è figlia di troppe cose che non mi va di spiegare.
“Quanto alla maleducazione, credo che sia la tua, e non solo nei miei confronti, e non solo da oggi.”.
Sei tu che mi hai dato del buffone allergico a temi seri. Ora ti fai partigiana di una mia maleducazione generale e da sempre. Mi metti in moderazione dalla Lipperini. Questo è stata l’unica cosa sensata che hai fatto oggi. Complimenti. Altro che IAP. Non di meno, non potendolo scrivere domani buon anno.
Vincent, ma sei fuori? Io ti metto in moderazione dalla Lipperini? Mica è mio il blog!
Comunque, ha ragione un mio amico che per sua sfortuna è tuo omonimo. Mai discutere con un’idiota. Ti mette al suo livello e ti batte con l’esperienza.
“un” idiota. al maschile. sorry, chiudo.
Mi farai mettere in moderazione dalla Lipperini perché sono stato un idiota e un imbecille come dici sulla bacheca di Loredana. Mi è stato riferito, ne esci un bocciolo di rosa.
“Io ti metto in moderazione dalla Lipperini? Mica è mio il blog!” Non hai capito niente, ma sorry, chiudo.
Guardate, purtroppo è inutile che ci ammazziamo per una fotografia. E’ inevitabile che il messaggio che ormai da’ non solo la pubblicità dei quotidiani ma anche la televisione è proprio quello di spogliare la donna, o l’uomo che sia per attirare la gente e vendere un prodotto. Così facendo però crescono adolescenti e bambini che pensano che ormai per sentirsi grandi devono denudarsi o comportarsi come le veline per attirare l’attenzione. Certo esistono anche i giovani con la testa sulle spalle ma nella maggior parte dei casi crescono persone che perdono certi valore molto presto e poi da grandi e maturi se ne pentono. Questo perchè? Perchè loro devono vendere. E’ anche vero che l’occhio vuole la sua parte e che le cose belle si devono guardare ma il corpo di qualunque persona deve essere rispettato. Molti uomini si sentono autorizzati quando vedono una bella ragazza a molestarla perchè non la vedono come una persona ma come un oggetto di desiderio, appunto perchè hanno un bagaglio loro deviato e queste pubblicità non li aiutano, e non tutelano le ragazze e manco gli uomini.
no io devo dire che il tizio con gli addominali ultra sviluppati mi aveva impressionato tant’è che mi sono fermato per vedere la marca e ricercarla su internet D: sto ancora cercando di convincermi che sia tutto digitale D:
@Vincent2, l’ultima parte del tuo commento contraddice la prima. Ammazzarci no, ma neanche farci ammazzare – simbolicamente e non.
Ma il punto è che la pubblicità non deve “tutelare” deve vendere. L’etica e la sensibilità riguardano il pubblicitario/a non la pubblicità in sè. Dovrebbero essere la scuola e la famiglia ad insegnare che donne e uomini non sono soltanto culi o addominali anche quando decidono di mostrarli per lavoro, dovrebbero insegnare che ogni persona va rispettata a prescindere da cosa decide di fare del suo corpo.
Comunque che un uomo molesti una donna perchè ha visto certe pubblicità mi sembra troppo assolutorio nei confronti di quell’uomo. Molestie o violenze anche peggiori sulle donne avvengono anche nei Paesi in cui quelle pubblicità non si possono vedere.
Basta Lara, ho chiuso e non ho intenzione di continuare, basta ““Vincent2″ (che per me è il vero e unico Vincent peraltro)”. Sei scema o cosa? E ora posso seguire anche io, in maniera serena quello che scrive Vincent2? Grazie.
Tristemente ammetto di essermi ormai abituata a questo tipo di pubblicità.
Così come mi sto abituando a raccogliere i brandelli di animali investiti o pestati da altri esseri umani.
Abituarsi, per carità, non vuol dire accettarlo o smettere di combattere.
Di contro io continuo a pensare che questo tipo di pubblicità, come mi pare abbai scritto anche qualcun altro sopra, sia molto più accattivante per un uomo piuttosto che per una donna. Eppure, sempre tristemente, ammetto di essermi chiesta, per un secondo, se dentro quel centimetro quadrato di stoffa ci sarei potuta entrare anch’io, e quale sarebbe stato il risultato estetico. Forse le feste mi hanno dato alla testa. Spero di rinsavire presto.
insomma quel culo è di una persona dotata di mente e sentimenti, se io non sono in grado di rispettarla e mi sento autorizzato a mancare di rispetto a tutte le ragazze che, secondo me, “mostrano il culo” bè la colpa è mia, soltanto mia.
Interessante il punto toccato da Paolo sulla tutela. E’ vero, la pubblicità non “tutela” ma cerca di solleticare quelli che ritiene siano i punti deboli del consumatore. Punti bassi, in questo caso. Sono d’accordo con quanto sostiene Vincent2, contemporaneamente: in questo modo, però, si propone a chi guarda uno specchio in cui diventa necessario e a volte obbligatorio riflettersi. Dunque, la pubblicità è fatta per vendere, ma deve a sua volta seguire un codice etico, altrimenti il Giurì dello IAP non sarebbe stato costituito. Quanto al rapporto con le violenze, non credo che esistano studi che dimostrano la correlazione scientifica, ma proporre sempre la stessa immagine della donna, o di parti di essa, non contribuisce alla civiltà.
Vincent1: anche chi legge soltanto vorrebbe continuare a farlo serenamente, e purtroppo le sue intemperanze non aiutano, mi permetta di dirlo.
“Eppure, sempre tristemente, ammetto di essermi chiesta, per un secondo, se dentro quel centimetro quadrato di stoffa ci sarei potuta entrare anch’io, e quale sarebbe stato il risultato estetico” giulia
Non c’è nulla di male a pensarlo,secondo me. Vuol dire che quella pubblicità, per quanto becera, funziona. Anche se non comprerai quelle mutande, hai preso in considerazione l’idea. Normale.
Ma insomma, esiste la questione della pubblicità di genere, esistono gli stereotipi offensivi, o no? Se esiste il problema (io non ho dubbi), allora questa è una pubblicità offensiva verso la donna – chiuso.
Due post di Loredana sulla pubblicità, due immagini che inchiodano le donne con lo spillo dello stereotipo, anche se mi sembra, con reazioni diverse. In questo caso non è questione di censurare moralisticamente, casomai favorire la consapevolezza che il problema è la dignità della persona, non altro, a aparere mio. Ed è giusto quindi che si ponga il problema di segnalare, valutare, protestare.