378 pensieri su “PAGINA 19 DEL CORRIERE DELLA SERA”
Siamo precipitati in un loop.
Siamo tutti liberali, no?
Bene.
Il Corriere è libero’ di pubblicare quella pubblicità.
Io sono libera di criticarla, di riderci su, per mille e una ragione diverse, contraddittorie o come vi pare.
A questo punto, Regazzoni dice: no, è meglio se tu non la critichi, perchè se critichi quella immagine, poi togli vigore a tutte le altre critiche che fai sulle altre immagini e, oltre tutto, corri pure il rischio di passare per sessuofoba (orrore! allontanate da me quest’onta).
Discorso più suadente che persuasivo, perchè io di fatto – anche se in foma di consiglio (è meglio che) – alla fine non ho la libertà di criticare quella immagine, perché chi se ne sente colpito la decodificherà, per forza di cose (?!), come sessuofa.
D’accordo, si tratta di politiche comunicative strategiche, ma io vorrei avere – in questa strategia – la possibilità di esprimere tutte le mie opinioni, giuste o sbagliate che siano. Sennò mi parrebbe di stare su un terreno falsato, asimmetrico: tu, emittente del messaggio sei sempre up, ed io, ricevente, sono sempre down e mi devo muovere come sulle uova fresche. Tante grazie, no.
.
Sono d’accordo con il commento di Valter Binaghi dell’1.33 su regole e pedagogia. Solo che, credo, regole e pedagogia debbano e possano solo riguardare gli individui, non la società.
E mi pare che è quello che sta facendo Lorella Zanardo: non censurare, ma guardare, analizzare e criticare. Mettere la società davanti ad uno specchio, osservarla e farla osservare.
O, alla fine, quelle immagini spariranno, oppure che ci siano o non ci siano, sarà del tutto indifferente.
A te piace? a me no. E non sono sessuofa, e se credi che io lo sia è un problema davvero tutto tuo. E poi pure se lo sono, oh, avrò pure il diritto di esserlo: viviamo in una società iperliberale, no?
“Poi boh, potrei essere bacata io” Fos87
no, non sei bacata, è questione di gusto, a me un atteggiamento provocante non da’ tanto fastidio e se stai pubblicizzando della lingerie sexy non lo trovo nemmeno incongruo.
valeria, tu hai tutto il diritto di essere o sembrare sessuofoba e Regazzoni ha tutto il diritto di dire che lo sei o lo sembri e che trova il tuo esserlo o sembrarlo sbagliato e controproducente per il tipo di battaglia che si porta avanti.
poi io ritengo che quando si affrontano temi delicati come il corpo, il sesso, e di come il corpo e il sesso sono vissuti e “gestiti” nello spazio pubblico sia opportuno “muoversi come sulle uova fresche” nel senso di stare attenti al tipo di critica che si muove e come la si muove, questo non per “evitare di offendere o essere offesi” perchè temo sia impossibile, ma solo perchè temi delicati e complessi vanno trattati con delicatezza e complessità.
Mettiamola così: al mio nipote romano che a 15 anni ha rischiato le manganellate per difendere la scuola, sua e mia, mò je vado a ddì: nun sei un vero libberale, devi stà a ‘scoltà le rraggioni dei caramba, puro loro c’hanno diritto d’esprime li sua narrazzioni e li sua rappresentazzioni, ‘un poj sta’ a ffà er moralista sui manganelli, ma cchi ssei tu ppe’ ddì che sei ner giusto, fijio mio: semo tutti libberal, che ancora nun l’hai capita?
Girolamo, ora però stamo a sbarellà, i manganelli dei caramba nello stesso pentolone della pubblicità cor culo, no non non esiste al mondo non foss’altro per il fatto che li manganelli c’erano pure quando il corrierone non faceva vedè la pubblicità cor culo, anzi c’erano pure prima del corrierone.
valeria, se per libertà intendi totale assenza di ogni genere di condizionamento..mi spiace quella libertà non c’è mai stata e credo mai ci sarà. anche questa è una cosa che ho già detto
Al contrario, Zauberei. Girolamo ha riportato il discorso nel seminato corretto, dove mi auguro che rimanga. Politica, nel senso più vasto che si possa dare alla parola. Libertà di riderci sopra, per quanto il tritissimo discorso dell’ironia ci ha condotto in acque che con estrema difficoltà definirei divertenti. Ironia malintesa: quella che si rivendica è la risata del comico, non l’ironia del consapevole.
Ma non voglio guastare i festeggiamenti, dunque faccio anche io i miei auguri al consesso, ringraziando Girolamo e Valter per le parole di saggezza e, appunto, di consapevolezza. Che siano fertili, e trovino menti disposte a guardare, e non a fare spallucce, o a tirare acqua al mulino o all’intimo proprio. Buon anno.
Valeria secondo me occorre una distinzione tra criticare e denunciare allo iap. E comunque anche tu, non mi cadere nella stronzata per cui chi non è d’accordo con te ti toglie la libertà di criticare. Chi non è d’accordo con il post di loredana sostiene la libertà di criticare ma decide non che la critica è illegittima ma che è fuori luogo. Se mi si costringe a una dichiarazione non diplomatica, ma non mi riferisco a Loredana ma alla tigna del dibattito, quella poretta non ha detto niente, la mia obbiezione è alla intelligenza dell’operazione non alla sua liceità.
In secondo luogo, come si diceva sopra, denunciare allo iap non corrisponde a fare una critica ma a voler togliere una comunicazione dal paesaggio perchè illecita. Schiacciare le due cose non mi pare onesto.
Sulle scelte di Girolamo credo di aver già polemizzato con lui e o forse era un Wuming, o sicuramente uno di qui, per cui a un certo punto scatta il tranello francofortese dello schiacciamento tra meccanismi dell’industria culturale e simboli dello stato dittatoriale. Questo modo di procedere lo detesto, lo trovo comodo e immorale, irrispettoso di chi le manganellate le prende e ha molta meno scelta, oltre che decisamente meno rischiosa per la propria persona di chi sceglie un par de mutanne.
Io pure rinnovo i miei auguri, moderatamente bipartisan – ossia a Regazzoni che condivido appieno e porta saggezza pure lui nell’animo intimo – marò – Valerissima che tanto concordo di fondo sempre e girolamo e tutti. e vabbè totalmente bipartisan. Pure a Atride pomposerrimo.
Zaub, e poi chiudo il computer fino a lunedì.
Io a denunciare allo Iap, non c’ho proprio pensato, non sono d’accordo su quello.
Non ho mai detto, e non penso nemmeno lontanamente, che chi non è d’accordo con me mi toglie la libertà di criticare. Scusa ma quando l’ho detto? Allora intendiamoci: penso, e mi pare di averlo detto, ma forse no, che sempre (= sempre) io rivendico per me il diritto di criticare. Poi magari sbaglio nei contenuti, nello stile, nella politica strategica della mia comunicazione, ma la critica per me è sacrosanta. E come la rivendico per me, la rivendico pure per gli altri, anche per quelli con cui non sono d’accordo. Mi dà fastidio quel tipo di liberalismo, e di questi tempi va per la maggiore, che pare affermare: “Tutti gli uomini sono liberi. Alcuni lo sono più degli altri”. Ovvero io ho diritto di pubblicare quella pubblicità, tu è meglio che stai zitta.
.
Certo, Atride, quando dicevo ‘ridere’ pensavo ad una risata, non al sorrisino a mezza bocca. Viva la comicità. Sono per la pernacchia eduardiana, figuriamoci.
.
Ed ora, faccio gli ennesimi auguri a tutti e chiudo.
Il commento che compare su “il corpo delle donne” mi sembra un manifesto di sonnambulismo ideologico. Prima si afferma che quella pubblicità non verrà vista dalle potenziali clienti in quanto si rivolge alle ragazzine e le ragazzine non leggono il corriere. Affermazione palesemente falsa, almeno di non estendere la categoria “ragazzine” anche alle donne di trent’anni e più. Dettata da un pre-giudizio: “noi donne che guardiano non indosseremmo quella roba, ergo non è da donne ma da ragazzine”. Quella pubblicità costata molto cara sarebbe dunque un suicidio economico di yamamay che mirerebbe solo a soddisfare i lettori maschi benestanti del Corriere che non attenderebbero altro. Nel merito naturalmente non si dice nulla, perché almeno di non dire esplicitamente e direttamente che un culo non può essere usato nemmeno nella pubblicità dell’intimo, c’è poco da dire. Quindi come si conclude? Con la solita tirata retorica provincialissima che si apre con una palese denegazione: “Non credo che nessuno si scandalizzi nel vedere un bel sedere. C’è però da dire che non se ne può più d ivedere usati tette culi e cosce quale surrogato alla mancanza totale di innovazione, vita, futuro, cambiamento. Carne a buon mercato anzichè riflessioni e piani per il futuro”. Certo, l’auspicio è che anche la pubblicità per l’intimo proponga riflessioni e piani per il futuro. Perché il culo, in particolare se bello, in una pubblicità di intimo purtroppo per certo femminismo italiano sembra fare “skandalon”.
Simone la pubblicità sul Corrierone è un tantino fuori target – e credo che vi siano dei vantaggi secondari che non abbiamo calcolato. Penso che il passaggio dal piacere maschile abbia un tornaconto per le aziende produttrici di intimo – non per acquisti diretti, ma forse per la formattazione preventiva di un gusto. Perchè bisogna ricordare che un paginone del corrierone costa una barcata di soldoni.
La domanda del post ossia, non è stupida e ha ragione di essere posta. Il resto del post concordo non è di grande qualità. In genere e per svariati motivi non trovo il blog di Zanardo apprezzabile nella stessa misura di quanto è rumoroso. Qui si può non essere d’accordo, ma alla fine la prospettiva di fondo è diversa, più attenta, anche verso gli altri: a leggere l’esordio di Zanardo pare che siamo stati qui a dire anvedi che ber culo quella!
In ogni caso, la domanda che pone è utile.
Ah! Il Dottor Antonio! Costui era presente in una specie di reincarnazione moderna (armata di diapositive dei corpi del reato) al convegno delle PoD a Milano, la primavera scorsa. Lo feci presente a Gad Lerner, alla Zanardo, alle PoD stesse (Gad ci ha messo un po’ di tempo ma poi ha capito che era ora che basta, e sul caso Belén ha finalmente preso una posizione chiara). Un bel culo non nuoce a nessuno (e come diceva Tinto “meglio un culo che una faccia di culo”…), se poi c’è anche il resto del corpo meglio ancora. Ma nel primo piano della YAMAMAY colgo il piacere di provocare questo neo-femminismo reazionario (che ha rotto abbastanza durante il 2010) e di ricorrere al loro schiamazzo puritano per amplificare la pubblicità della casa. Quanto alla pubblicità della Guinnes (citata nel dibattito qua sopra), trattasi di bufala. Peraltro neanche l’unica, del genere. Certo ai moralizzatori della tv e della pubblicità frega un bip se sia vera o falsa (peraltro la credulità è alimentata dalla sessuofobia e dalla paranoia), interessa solo aizzare la parte più reazionaria del paese in attesa di un bel giro di vite sulla morale pubblica.
–
Mi spiego meglio. Questo clima da caccia alle streghe (e ai loro culi in particolare) non è più tollerabile. Il danno procurato durante questo anno è già valutabile in termini di re-azioni: si veda appunto il citato caso Belén. Checché ne dica la Zanardo, sotto attacco è stato messo proprio il corpo di Belén e non il sistema che quel corpo sfrutta (mi riferisco sia ai giornali che al quell’ormai nefasto blog “ilcorpodelledonne”). E questo è successo, e sta succedendo, proprio grazie a tutti coloro che hanno cavalcato quest’onda puritana (quindi anche Lipperini). Non discuto le buone intenzioni, diciamo quelle dell’esordio, anche perché in molti abbiamo accolto con interesse questa idea dell’analisi critica sull’uso dei corpi nella televisione e nella pubblicità. Ma da tempo abbiamo pure colto una sorta di accanimento che si è via via trasformato in aggressione reiterata a quello stesso corpo che voi vorreste salvare dal mercimonio capitalista, quindi in definitiva aggressione contro “voi stesse”. Questo accade perché l’Italia rimane un paese fortemente intriso di moralismo cattolico, dove le donne hanno interiorizzato grandi quote di misoginia maschile e, comportandosi di conseguenza, difendono i propri aguzzini colpevolizzando sé stesse: in sostanza non è possibile muovere una critica oggettiva e funzionale a migliorare una società, “liberando il corpo dalla schiavitù del capitalismo” (belle parole), se chi si prende questo impegno non ha poi il coraggio di scavare a fondo nei meccanismi della psiche e del comportamento di un popolo che ha tutti gli effetti è rimasto un popolo pesantemente conservatore, maschilista e col vizio del fascismo. E’ allucinante, oggi, sentire fare discorsi sull’abbigliamento di una velina, soubrette, starlette, o chi pare a voi, paragonando queste a prostitute che battono su un marciapiede, e viceversa, com’è successo di recente su un articolo della Repubblica.it prontamente citato dalla Zanardo, sempre sul suo blog. Si crea così un caos critico all’interno del quale si perde il senso dell’attacco al sistema mediatico e di potere, mentre si materializza sempre più un attacco alla libertà della persona. Una prostituta si vestirà come le pare, e così vale per una qualsiasi donna o ragazzina. Nessuno di noi, sano di mente, si sogna di andare in giro per una città in mutande (vedi foto sopra), e se lo facciamo sappiamo a cosa andiamo in contro; ma, attenzione, qui pare di essere tornati nei primi Sessanta, quando appunto una minigonna e un top facevano l’effetto di nudo integrale: vecchia demagogia reazionaria che abusa in continuazione della parola “nudo” in riferimento a parti di corpo lasciate scoperte.
–
Concludendo, trovo sinceramente indecente che Lipperini, nel bel mezzo di questo caos critico, tiri fuori anche lei la sua bella chiappa da mostrare, come a far gara a chi alla fine aizzerà più puritani, totalizzando il maggior numero di pubblicità bannate. L’avete preso per un gioco? Ci godete? E’ così che credete di contrastare quelle ordinanze comunali che vorrebbero imporci limitazioni nell’abbigliamento? Dobbiamo aspettare le retate della buoncostume nelle spiagge italiane, la prossima estate, perché voi vi svegliate? Come potete cavalcare quest’onda moralizzatrice per il solo vostro miserrimo tornaconto? Vada come vada, alla fine ci sarà un conto da pagare. Questo spero sia chiaro a tutti.
Sull’oggetto è stato già detto molto, e non mi va di dir la mia; riaprirei solo un dibattito da oltre 200 commenti già chiuso.
Un mezzo commento sul contesto: se è un agghindatore di culi quello che si vuol pubblicizzare penso possa essere lecito utilizzare un culo agghindato. Per la mutanda comoda ci sarà la pubblicità della mutanda comoda. Ma visto che la pubblicità ormai è percepita come un’istituzione, è necessaria la par condicio anche sulle mutande.
@zauberei:
capisco, ma, lo confesso, mi convince molto molto poco. Il discorso diventa talmente tirato per i capelli (si possono fare mille ipotesi teoriche, ma nessuna davvero forte), da far emergere in modo chiaro, purtroppo, il suo non-detto. Sarò più chiaro: il terreno dell’intimo è talmente minato che è meglio lasciar perdere, l’unica cosa che può accadere se si scende su quel terreno è quella di far emergere il lato debole del proprio discorso. E purtroppo anche in questo caso è emerso. Si possono mettere tutte le toppe teoriche che si vogliono, ma il punto debole resta scoperto. Il discorso della Zanardo come anche quello della Lipperini è apprezzabile per le intenzioni, ma ha dei limiti di fondo che sintomaticamente emergono proprio nei casi limite come è quello in questione qui. Io credo che questo vada detto con chiarezza, per onestà intellettuale, (naturalmente la mia analisi può essere sbagliata e come tale è criticabilissima) anche quando naturalmente si potrebbero portare tesi in difesa del caso limite. Un intero discorso si squalifica o meno proprio qui. Dà la misura della sua forza se sa resistere o meno di fronte al bel culo dell’intimo. Ma se non resiste piuttosto che correre ai ripari con questa o quella tesi credo occorre porsi delle domande sui limiti dell’attuale discorso sul corpo della donna. Perché c’è un discorso femminista che ha un grosso problema con la corporeità e la sua erotizzazione, e non solo con certi abusi. Il che rende questo discorso pericolosamente debole proprio nel momento in cui c’è davvero da combattere una battaglia.
Stavo proprio per scrivervi perche’ ieri stavo leggendo il Corriere del 30 dicembre e quando sono arrivata a questa pagina mi e’ andato via il fiato…mi e’ sembrato di tornare indietro nel tempo… Non potevo credere ai miei occhi! Spero che si riesca ad esprimere il nostro dissenso in modo immediato e indimenticabile, tanto da scoraggiare qualsiasi altro quotidiano nazionale a pubblicare una schifezza del genere!
Tutto ciò è molto noioso. Intendo, l’approdo su Lipperatura di personaggi al limite dell’equilibrio mentale come luziferszorn, che sostiene che l’attacco a Belen si deve a Zanardo e Lipperini. Semmai, mio povero amico, non è questione di moralismo, bensì di aver raschiato il fondo del barile. E’ una vecchia regola: quando si esagera in culi, forse si comincia a non poterne più. Oltretutto, non mi pare che qui o altrove si sia parlato di equiparare la modella a una prostituta: questa è degenerazione della lettura.
Ma il delirio di luziferszorn è utile. Dimostra che, come forse il buon Simone Regazzoni comprenderà, a forza di insistere con l’equiparare chi richiede maggior dignità nelle scelte pubblicitarie con i talebani che vogliono ricoprire il corpo delle donne, qualche fuori di testa finirà col credergli. Non sono solo i presunti moralizzatori a correre dei rischi: ma anche coloro che cavalcano la tigre della libertà sessuale, che nessuno hai mai messo in discussione, per tornaconto proprio.
E, Zauberei, la trovo molto attiva nel fare le pulci ai blog delle sue colleghe. E’ interessante, ancorché noioso come sostenevo all’inizio. Buon 2011.
Bastaaaa! Perchè dare delle moraliste a persone che si sentono offese? L’alternativa non è fra la morale cattolica e la pornificazione del mondo. La mettete giù troppo facile, nessuna qui è una femminista puritana. FATE SCHIFO.
Mai quanto tu sei attivo a fare le pulci a me Atride! Io ho risposto al commento di Simone Regazzoni, e l’unico blog su cui ho avuto da dissentire è stato quello di Lorella Zanardo – con pareri espressi qui come al tempo li sempre educatamente. Non so che illazioni hai fatto – ma devo dire non è che mi interessano troppo.
Simone niente complessivamente siamo d’accordo ma se sapeva 🙂 Mi sembrava uno spunto di riflessione.
Fabiana ma qui nessuno credo dica che parliamo di femministe puritane. Solo che ci sono persone che dicono che è meglio scandalizzarsi nelle altre numerose circostanze in cui c’è stato da scandalizzarsi. Pareri eh, tutto qui.
PARERI? Lo avete scritto chiaro e tondo. E io ho il diritto di scandalizzarmi come e quando voglio senza sentirmi accusare di essere una moralista, è chiaro? Vergogna!
@ Atride:
se uno esagerare a moralizzare, poi certe reazioni scomposte se le tira. E, come dicevo, danneggia la portata di un intero discorso. Naturalmente la mia prospettiva è sideralmente distante dalla sua che trova lucida l’associazione tra manganelli e pubblicità di biancheria intima fatta da Girolamo.
Simone Regazzoni, esagerare secondo lei. Anche lei si tira, se è per questo, un codazzo di adoratori del bunga-bunga che sostiene che chi è contro la trasformazione della comunità non in comunità desiderante ma in porno-shop, è un moralista. Mi sembra che “bigotto” o “bigotta” sia l’insulto favorito di tale Ghedini. Come comprenderà, sto semplificando: ma di semplificazione in semplicazione la stessa accusa che lei rivolge a Lipperini e Zanardo si può ritorcere contro di lei. E, la prego, non faccia torto alla sua esibita intelligenza: il discorso che faceva Girolamo era molto chiaro. Parlava di accettazione dell’esistente. Cosa che lei fa, non so se rendendosene conto o meno. Preferisco pensare che lo faccia ideologicamente e non consapevolmente.
Zauberei: non è questione di educazione. Ammetterà che risulta poco gradevole la persona che interviene in luoghi di discussione e anche di intervento dicendo “io farei così”. Cosa fa lei, di grazia, oltre a far le pulci?
Perdonerà l’acrimonia. Gli stravizi di inizio d’anno sono nocivi all’umore, e forse ho esagerato. Di questo chiedo scusa e mi ritiro nel mio nascondiglio di lurker, che è quanto più mi si addice.
Ma anche tu Atride dici io farei così – ed è lecito, palloso ma lecito. Lo dici a tutti noi che abbiamo un’opinione diversa dalla tua – con una supponenza pari a quella cui sono sicura ti senti insofferente. Non ho alcun interesse qui a esporre il mio curriculum, perchè me lo esamini tu? per darlo in pasto alla tua acrimonia? A proposito di cose interessanti – nevvero.
Ora siccome faccia da cipolla e faccia da zucchina sporcano il commentarium e una discussione che era stata interessante mi ritiro. Regazzoni carissimo spero di rileggerti con calma.
(Un saluto e un ringrazio alla Loredanissima paziente che starà svalvolando in silenzio 🙂 )
@ Atride:
io credo che lei, non so se volontariamente o meno, tocchi il punto. Un certo tono neo-bigotto adottato di recente a sinistra per me è una reazione di tipo morale, e al fondo semplicistica, ad un fenomeno complesso come il berlusconismo. Reazione che mette in gioco tutta una serie di “topoi”, dalla donna alla tv, che mi sembra siano ad un livello di elaborazione teorica pari a zero. Si tira fuori dall’armadio quello che c’è, si aggiunge una spruzzata di indignazione, si mette all’occhiello qualche buona lettura e il gioco sembra fatto. In questo contesto è chiaro che qualsiasi discorso che da sinistra provi a rompere con questi topoi rischia di essere accusato di fare il gioco del nemico o, peggio, di essere dalla parte del nemico. Ma questo fa parte dalla regola del gioco. Quindi da parte mia non c’è nessun problema a usare certe formule nel contesto di una argomentazione che è lì per essere valutata e comparata con altre.
“PARERI? Lo avete scritto chiaro e tondo. E io ho il diritto di scandalizzarmi come e quando voglio senza sentirmi accusare di essere una moralista, è chiaro? Vergogna!” Fabiana
Qualcuno qui le ha proibito di scandalizzarsi? Non mi pare. Lei ha il diritto di scandalizzarsi e chi la legge ha diritto di criticare il suo scandalizzarsi e anche di dirle di calmarsi perchè qua nessuno si deve vergognare proprio di nulla.
Comunque queste reazioni scomposte mi convincono sempre più che zaub e Regazzoni abbiano ragione.
Erano qui per questo, caro Paolo: per avere ragione. Anche Simone Regazzoni ha calato l’asso, nel suo ultimo commento. Confonde “la sinistra bigotta” con le reazioni di molti singoli, espresse in toni e con motivazioni diverse. Ma non le ascolta, così come non intende ascoltarle lei: la cosa che conta è dimostrare un teorema. “La sinistra” – non Loredana Lipperini, non Lorella Zanardo o Valter Binaghi o Girolamo – ha torto, per questo una discussione di questo genere va presidiata. Probabilmente è lo stesso conforto che si augura di trarne lei: qualcuno che dimostri il suo teorema personale.
Ma Paola Di Giulio ha ragione: la discussione è vecchia, e l’unico risultato che ha ottenuto è quello di scoraggiare le donne (e gli uomini) a denunciare i casi in cui si ritengono offesi e le pubblicità pigre e volgari. Non è un bel risultato, ma immagino che qualcuno ne andrà fiero. Non io. Mi ritiro di nuovo.
Io non ho teoremi personali, e non è mio interesse dimostrare che la sinistra ha torto, anche perchè io sono e mi considero di sinistra ma forse anch’io vengo visto come un agente più o meno consapevole del nemico, anch’io starei difendendo lo “status quo” perchè dico che tra i manganelli e i culi sui manifesti c’è un po’ di differenza.
Io qua ho solo espresso le mie idee e ringrazio davvero Loredana Lipperini che ha concesso a me e a tutti/e grande libertà (ora qualcuno dirà che sto leccando i piedi, non m’importa), anche per questo quando leggo che qualcuno qui si dovrebbe “vergognare” semplicemente per aver espresso delle idee in maniera civile e pacata, reagisco. no, sinceramente non credo di aver scoraggiato nessuno: vogliono levare tutte le pubblicità di intimo dalle strade? vogliono levare solo quelle yamamai? che lo facciano, non m’importa. ma credo di non offendere nessuno se esprimo delle perplessità.
Ho perso il senso della discussione, forse perché è dell’anno scorso. Riepilogo il mio sconcerto: quando ho letto su questo blog della pubblicità della mutanda a tutta pagina sul Corriere mi è venuto da ridere perché, a tutta pagina,accanto, ci ho visto, la faccia mite di De Bortoli e tutte le notizie strillate, e quelle, molte di più, silenziate dalla nostra meravigliosamente ‘equilabrata’ grande stampa nazionale. La parola che accomuna le due pagine, vera e immaginata, per me è una sola: conformismo. Punto.
Lo scandalo per me è questo e, ancora di più, far diventare un culo femminile seminudo una bandiera di trasgressione, la foglia di fico che copre la semilibertà e la mancanza di coraggio di molto giornalismo nostrano.
Poi, solo poi, mi sono arrabbiata leggendo alcuni commenti.
.
Personalmente non credo che nell’anno domini 2011 la situazione, a livello di morale pubblica e di pruderie collettiva, sia equiparabile a quella del 1970, anno a cui risale il film Boccaccio ’70, con relativo episodio de Le tentazioni del dottor Antonio.
Fellini se la prende col bigottismo di quegli anni e anche con la censura. Anita Ekberg, la ‘iperfemmina’ del manifesto che turba il dottor Antonio, è l’icona del film ‘La dolce vita’ e il riferimento a quel film e alla furia censoria che aveva suscitato diversi anni prima mi pare innegabile.
.
Questo accadeva 41 anni fa e fare dei turbamenti del dottor Antonio, che si scaglia contro il manifesto perché eccita la sua sessualità repressa, la morale della favola di quello che accade oggi mi pare un po’ tanto azzardato e decisamente metastorico. A meno che non si voglia porre tutto ciò che riguarda il sesso (la natura e gli istinti) fuori della storia.
L’assunto che il nudo, casto o pecoreccio non importa, sia sempre di per sè trasgressivo fa effetto e rimane molto in memoria, come i comunisti che sono un’eterna minaccia per la democrazia, ma non sempre corrisponde a verità. Dipende dal contesto. Come quasi tutto, peraltro.
.
Sinista e bigottismo. Potrei anche essere d’accordo in linea di massima. Ma, Ragazzoni, non ho capito se ne fai una questione di emittente o di contenuto. Non credo che sia possibile affermare che ogni volta che uno critica da sinistra questa esposizione massiccia di carne spogliata (per lo più femminile) lo lo fa sempre per bigotismo e sessuofobia. Io credo che si debba andare ad analizzare i contenuti, di volta in volta. E, ancora, i contesti.
E’ come se uno che soffre di vertigini avvertisse che poco lontano c’è un dirupo. E tutti a dire: eh, be’, ma detto da te che c’hai le vertigini…
E invece il dirupo c’è sul serio.
.
Sinceramente, Regazzoni, non riesco a capire la forma della tua critica, più che il contenuto. Ma ho sempre riconosciuto di avere dei forti limiti, quindi sarà colpa mia.
@ valeria, in sintesi:
1. Critico l’invito della Lipperini a segnalare allo IAP una pubblicità di intimo per le ragioni e i rischi che ho esposto: non si può gridare “al culo” di fronte a una pubblicità di intimo e pensare di essere credibili quando si grida “al culo” in pubblicità per auto. Perché? Perché è immediatamente chiaro che il fondo del discorso non riguarda l’abuso del corpo femminile nelle pubblicità, ma l’esposizione tout court, in particolare erotizzata, del corpo femminile. Ecco ciò che al fondo non si accetta, e che l’invito alla denuncia dell’intimo pare confessare al di là delle buone intenzioni di chi denuncia. Non è un caso che il dibattito che nasce sia sovradeterminato da ipoteche morali di tutti i tipi.
2. Trovo che l’invito della Lipperini sia sintomatico di un problema più generale che ha oggi un certo discorso di sinistra (sinistra di cui mi sento parte) con il corpo della donna, che rischia di renderlo inefficace.
Ma scusate, per pubblicizzare un paio di mutande maschili non ho mai visto un culo in primo piano e l’intravedersi dei testicoli in un gioco di vedo non vedo. La discriminazione da segnalare c’è tutta, altro che moralismo. Per vendere un paio di mutande femminili non è necessaria una visita ginecologica!
@Regazzoni.
Per il primo punto, in linea di massima, sono d’accordo, soprattutto per la denuncia allo IAP, che io non trovo opportuna. Ma il discorso sulla credibilità potrebbe essere fatto pure in senso contrario: a esporre culi in maniera massiccia si rischia poi di non far cogliere la mutantidune specifica del messaggio in questione.
Mi pare che le due parti (ed io, confesso, propendo in modo disequilibrato per una sola), gridino in modo speculare, anche se opposto, ‘al corpo al corpo’.
.
Per il secondo punto non riesco ad avere chiaro il “problema più generale che ha oggi un certo discorso di sinistra con il corpo della donna”.
Non lo so, ma mi sembra che in qualsiasi modo si esprima oggi una critica alla esposizione massiccia del corpo femminile tout court ci si becchi l’accusa di moralisti e sessuofobi, qualsiasi siano le motivazioni con cui si argomenti la critica.
Comunque il discorso per me si sta intortando troppo, per cui preferisco chiudere.
Il corpo umano è bello e personalmente non ho problemi con foto o nei video che lo ritraggono piu’ o meno da vicino.
Il problema pero’ è il seguente: perché mai a essere ignude ed esposte sono sempre le donne, e mai gli uomini?
Perché in TV e nelle campagne pubblicitarie le donne devo essere sempre giovani, belle, perfette e ignude… e i maschi sono (quasi) sempre vecchi, bruttarelli e vestiti? Eh? Perché???
E’ questo il punto, secondo me.
In sostanza. Yamamay: famme vede’ er culo di un bell’uomo! XD
alessia ricci e sayoko centrano il punto. Mi piacerebbe molto vedere le reazioni di chi ora grida “al bigottismo! al moralismo! ci avete dei problemi col corpo erotizzato!” – vedere le reazioni, dico, dopo anni di massiva quotidiana sovresposizione a dettagli di intimità maschili, in bella evidenza e magari photoshoppate per ottimizzarle al massimo.
Vediamole reazioni- dopodiché ne riparliamo, non prima.
Nel frattempo si possono ipotizzare molte pubblicità di intimo anche più spinte di questa, ma più “paritarie”. Una mutanda appoggiata su una sedia e sullo sfondo due che fanno sesso esplicitamente, sarebbe molto più onesta. Alla fine, per quanto detesti Toscani, forse è più onesto il suo calendario di fiche – ma anche lì, aspettiamo il corrispettivo al maschile.
Buon anno, eh.
Qualcuno ha dato un occhiata alle vetrine dei negozi yamamay? non c’è traccia del prodotto pubblicizzato sul corriere, prodotto stella un ordinario completo rosso con pizzi di serie B, se ne deduce che l’utilizzo del culo agghindato come piace agli uomini ed esposto in formato macro,sia il medesimo di altre pubblicità che con “l’intimo” nulla hanno a che vedere.
ah ….quoto tutti i post di laura a.
Se in quella pubblicità ci fosse un culo o un “pacco” maschile continuerei a pensarla allo stesso modo cioè continuerei a preferire la figura intera, ma non me la sentirei di vietare per sempre uno spot di mutande che mette in primo piano la parte del corpo su cui la mutanda si mette. Liberi/e di non credermi.
Come disse Camillo IoPenso marchese De Sade
(unico e vero ispiratore del progressismo narciso, e fiero nemico del puritanesimo d’ogni ordine e grado):
“Libera mutanda in libero Stato!”
La religione dell’epidermide assorbì gli antichi culti, pubblico e privato fraternizzarono nella mistica dell’esibizione, e tutti vissero impudicamente felici e obbligatoriamente gaudenti.
Amen.
pubblicita’davvero improponibile,difendiamo la dignita’femminile,anzi,umana.
ricordiamo che l’uomo e’artefice di ogni peggior crimine e cattiveria verso i suoi simili,al contrario della donna;percio invece di discriminare la donna si dovrebbe solo imparare ad imitarla.
“che l’uomo e’artefice di ogni peggior crimine e cattiveria verso i suoi simili,al contrario della donna;percio invece di discriminare la donna si dovrebbe solo imparare ad imitarla.” francesca
Nessuno va discriminato, ma non è questione di “imitare”. Donne e uomini hanno la stessa dignità morale e intellettuale nel bene come nel male. Non vedo differenze in questo ambito.
Infatti non si sono mai visti particolari in primo piano o corpi eroticizzati o photoshppamenti abbestia nelle pubblicità di intimo maschile: http://tinyurl.com/34c5qo5 http://tinyurl.com/2un43yg http://tinyurl.com/38qd4vq
mai
secondo me, più che avere un problema con i corpi eroticizzati, chi dice una roba del genere c’ha un problema di basarsi sui dati di fatto.
E’ vero Paolo R., ma il corpo dell’uomo, seminudo e fortemente erotizzato, è utilizzato, almeno a quel che vedo e ricordo, a prodotti legati al corpo maschile, non ad altro.
La differenza non mi pare banale.
@ valaria:
visto che hai ragione, perché non dire chiaro e tondo, per una volta, che il caso in questione qui (un culo per vendere mutante) non esiste e che è un errore denunciarlo?
@ valeria:
visto che hai ragione, perché non dire chiaro e tondo, per una volta, che il caso in questione qui (un culo per vendere mutante) non esiste e che è un errore denunciarlo?
Questo sito e gli strumenti esterni da esso utilizzati salvano sul tuo dispositivo dei piccoli file chiamati cookie per poter funzionare e per fornirti una navigazione semplice e completa.
Accetta Cookie
Scegli
cookie
cookie
Scegli quali cookie vuoi autorizzare, puoi cambiare queste impostazioni in qualsiasi momento. "Tecnici, essenziali" può causare il blocco di alcune funzioni.
Siamo precipitati in un loop.
Siamo tutti liberali, no?
Bene.
Il Corriere è libero’ di pubblicare quella pubblicità.
Io sono libera di criticarla, di riderci su, per mille e una ragione diverse, contraddittorie o come vi pare.
A questo punto, Regazzoni dice: no, è meglio se tu non la critichi, perchè se critichi quella immagine, poi togli vigore a tutte le altre critiche che fai sulle altre immagini e, oltre tutto, corri pure il rischio di passare per sessuofoba (orrore! allontanate da me quest’onta).
Discorso più suadente che persuasivo, perchè io di fatto – anche se in foma di consiglio (è meglio che) – alla fine non ho la libertà di criticare quella immagine, perché chi se ne sente colpito la decodificherà, per forza di cose (?!), come sessuofa.
D’accordo, si tratta di politiche comunicative strategiche, ma io vorrei avere – in questa strategia – la possibilità di esprimere tutte le mie opinioni, giuste o sbagliate che siano. Sennò mi parrebbe di stare su un terreno falsato, asimmetrico: tu, emittente del messaggio sei sempre up, ed io, ricevente, sono sempre down e mi devo muovere come sulle uova fresche. Tante grazie, no.
.
Sono d’accordo con il commento di Valter Binaghi dell’1.33 su regole e pedagogia. Solo che, credo, regole e pedagogia debbano e possano solo riguardare gli individui, non la società.
E mi pare che è quello che sta facendo Lorella Zanardo: non censurare, ma guardare, analizzare e criticare. Mettere la società davanti ad uno specchio, osservarla e farla osservare.
O, alla fine, quelle immagini spariranno, oppure che ci siano o non ci siano, sarà del tutto indifferente.
A te piace? a me no. E non sono sessuofa, e se credi che io lo sia è un problema davvero tutto tuo. E poi pure se lo sono, oh, avrò pure il diritto di esserlo: viviamo in una società iperliberale, no?
Ah, scusate la coda. Non mi ero accorta che la disccussione era finita. Auguri a tutti.
“Poi boh, potrei essere bacata io” Fos87
no, non sei bacata, è questione di gusto, a me un atteggiamento provocante non da’ tanto fastidio e se stai pubblicizzando della lingerie sexy non lo trovo nemmeno incongruo.
valeria, tu hai tutto il diritto di essere o sembrare sessuofoba e Regazzoni ha tutto il diritto di dire che lo sei o lo sembri e che trova il tuo esserlo o sembrarlo sbagliato e controproducente per il tipo di battaglia che si porta avanti.
poi io ritengo che quando si affrontano temi delicati come il corpo, il sesso, e di come il corpo e il sesso sono vissuti e “gestiti” nello spazio pubblico sia opportuno “muoversi come sulle uova fresche” nel senso di stare attenti al tipo di critica che si muove e come la si muove, questo non per “evitare di offendere o essere offesi” perchè temo sia impossibile, ma solo perchè temi delicati e complessi vanno trattati con delicatezza e complessità.
Siamo tutti libere e liberi, sì. Che augurarci di più?
Mettiamola così: al mio nipote romano che a 15 anni ha rischiato le manganellate per difendere la scuola, sua e mia, mò je vado a ddì: nun sei un vero libberale, devi stà a ‘scoltà le rraggioni dei caramba, puro loro c’hanno diritto d’esprime li sua narrazzioni e li sua rappresentazzioni, ‘un poj sta’ a ffà er moralista sui manganelli, ma cchi ssei tu ppe’ ddì che sei ner giusto, fijio mio: semo tutti libberal, che ancora nun l’hai capita?
Girolamo, ora però stamo a sbarellà, i manganelli dei caramba nello stesso pentolone della pubblicità cor culo, no non non esiste al mondo non foss’altro per il fatto che li manganelli c’erano pure quando il corrierone non faceva vedè la pubblicità cor culo, anzi c’erano pure prima del corrierone.
valeria, se per libertà intendi totale assenza di ogni genere di condizionamento..mi spiace quella libertà non c’è mai stata e credo mai ci sarà. anche questa è una cosa che ho già detto
mi sembra che stiate uscendo fuori dal seminato, come sono elegante.
Al contrario, Zauberei. Girolamo ha riportato il discorso nel seminato corretto, dove mi auguro che rimanga. Politica, nel senso più vasto che si possa dare alla parola. Libertà di riderci sopra, per quanto il tritissimo discorso dell’ironia ci ha condotto in acque che con estrema difficoltà definirei divertenti. Ironia malintesa: quella che si rivendica è la risata del comico, non l’ironia del consapevole.
Ma non voglio guastare i festeggiamenti, dunque faccio anche io i miei auguri al consesso, ringraziando Girolamo e Valter per le parole di saggezza e, appunto, di consapevolezza. Che siano fertili, e trovino menti disposte a guardare, e non a fare spallucce, o a tirare acqua al mulino o all’intimo proprio. Buon anno.
Valeria secondo me occorre una distinzione tra criticare e denunciare allo iap. E comunque anche tu, non mi cadere nella stronzata per cui chi non è d’accordo con te ti toglie la libertà di criticare. Chi non è d’accordo con il post di loredana sostiene la libertà di criticare ma decide non che la critica è illegittima ma che è fuori luogo. Se mi si costringe a una dichiarazione non diplomatica, ma non mi riferisco a Loredana ma alla tigna del dibattito, quella poretta non ha detto niente, la mia obbiezione è alla intelligenza dell’operazione non alla sua liceità.
In secondo luogo, come si diceva sopra, denunciare allo iap non corrisponde a fare una critica ma a voler togliere una comunicazione dal paesaggio perchè illecita. Schiacciare le due cose non mi pare onesto.
Sulle scelte di Girolamo credo di aver già polemizzato con lui e o forse era un Wuming, o sicuramente uno di qui, per cui a un certo punto scatta il tranello francofortese dello schiacciamento tra meccanismi dell’industria culturale e simboli dello stato dittatoriale. Questo modo di procedere lo detesto, lo trovo comodo e immorale, irrispettoso di chi le manganellate le prende e ha molta meno scelta, oltre che decisamente meno rischiosa per la propria persona di chi sceglie un par de mutanne.
Io pure rinnovo i miei auguri, moderatamente bipartisan – ossia a Regazzoni che condivido appieno e porta saggezza pure lui nell’animo intimo – marò – Valerissima che tanto concordo di fondo sempre e girolamo e tutti. e vabbè totalmente bipartisan. Pure a Atride pomposerrimo.
Zaub, e poi chiudo il computer fino a lunedì.
Io a denunciare allo Iap, non c’ho proprio pensato, non sono d’accordo su quello.
Non ho mai detto, e non penso nemmeno lontanamente, che chi non è d’accordo con me mi toglie la libertà di criticare. Scusa ma quando l’ho detto? Allora intendiamoci: penso, e mi pare di averlo detto, ma forse no, che sempre (= sempre) io rivendico per me il diritto di criticare. Poi magari sbaglio nei contenuti, nello stile, nella politica strategica della mia comunicazione, ma la critica per me è sacrosanta. E come la rivendico per me, la rivendico pure per gli altri, anche per quelli con cui non sono d’accordo. Mi dà fastidio quel tipo di liberalismo, e di questi tempi va per la maggiore, che pare affermare: “Tutti gli uomini sono liberi. Alcuni lo sono più degli altri”. Ovvero io ho diritto di pubblicare quella pubblicità, tu è meglio che stai zitta.
.
Certo, Atride, quando dicevo ‘ridere’ pensavo ad una risata, non al sorrisino a mezza bocca. Viva la comicità. Sono per la pernacchia eduardiana, figuriamoci.
.
Ed ora, faccio gli ennesimi auguri a tutti e chiudo.
Come al solito Valerissima finiamo per convergere – magari non combaciare ma convergere di molto:)
Buon anno e giuro che mi taccio.
Il commento che compare su “il corpo delle donne” mi sembra un manifesto di sonnambulismo ideologico. Prima si afferma che quella pubblicità non verrà vista dalle potenziali clienti in quanto si rivolge alle ragazzine e le ragazzine non leggono il corriere. Affermazione palesemente falsa, almeno di non estendere la categoria “ragazzine” anche alle donne di trent’anni e più. Dettata da un pre-giudizio: “noi donne che guardiano non indosseremmo quella roba, ergo non è da donne ma da ragazzine”. Quella pubblicità costata molto cara sarebbe dunque un suicidio economico di yamamay che mirerebbe solo a soddisfare i lettori maschi benestanti del Corriere che non attenderebbero altro. Nel merito naturalmente non si dice nulla, perché almeno di non dire esplicitamente e direttamente che un culo non può essere usato nemmeno nella pubblicità dell’intimo, c’è poco da dire. Quindi come si conclude? Con la solita tirata retorica provincialissima che si apre con una palese denegazione: “Non credo che nessuno si scandalizzi nel vedere un bel sedere. C’è però da dire che non se ne può più d ivedere usati tette culi e cosce quale surrogato alla mancanza totale di innovazione, vita, futuro, cambiamento. Carne a buon mercato anzichè riflessioni e piani per il futuro”. Certo, l’auspicio è che anche la pubblicità per l’intimo proponga riflessioni e piani per il futuro. Perché il culo, in particolare se bello, in una pubblicità di intimo purtroppo per certo femminismo italiano sembra fare “skandalon”.
Simone la pubblicità sul Corrierone è un tantino fuori target – e credo che vi siano dei vantaggi secondari che non abbiamo calcolato. Penso che il passaggio dal piacere maschile abbia un tornaconto per le aziende produttrici di intimo – non per acquisti diretti, ma forse per la formattazione preventiva di un gusto. Perchè bisogna ricordare che un paginone del corrierone costa una barcata di soldoni.
La domanda del post ossia, non è stupida e ha ragione di essere posta. Il resto del post concordo non è di grande qualità. In genere e per svariati motivi non trovo il blog di Zanardo apprezzabile nella stessa misura di quanto è rumoroso. Qui si può non essere d’accordo, ma alla fine la prospettiva di fondo è diversa, più attenta, anche verso gli altri: a leggere l’esordio di Zanardo pare che siamo stati qui a dire anvedi che ber culo quella!
In ogni caso, la domanda che pone è utile.
Ah! Il Dottor Antonio! Costui era presente in una specie di reincarnazione moderna (armata di diapositive dei corpi del reato) al convegno delle PoD a Milano, la primavera scorsa. Lo feci presente a Gad Lerner, alla Zanardo, alle PoD stesse (Gad ci ha messo un po’ di tempo ma poi ha capito che era ora che basta, e sul caso Belén ha finalmente preso una posizione chiara). Un bel culo non nuoce a nessuno (e come diceva Tinto “meglio un culo che una faccia di culo”…), se poi c’è anche il resto del corpo meglio ancora. Ma nel primo piano della YAMAMAY colgo il piacere di provocare questo neo-femminismo reazionario (che ha rotto abbastanza durante il 2010) e di ricorrere al loro schiamazzo puritano per amplificare la pubblicità della casa. Quanto alla pubblicità della Guinnes (citata nel dibattito qua sopra), trattasi di bufala. Peraltro neanche l’unica, del genere. Certo ai moralizzatori della tv e della pubblicità frega un bip se sia vera o falsa (peraltro la credulità è alimentata dalla sessuofobia e dalla paranoia), interessa solo aizzare la parte più reazionaria del paese in attesa di un bel giro di vite sulla morale pubblica.
–
Mi spiego meglio. Questo clima da caccia alle streghe (e ai loro culi in particolare) non è più tollerabile. Il danno procurato durante questo anno è già valutabile in termini di re-azioni: si veda appunto il citato caso Belén. Checché ne dica la Zanardo, sotto attacco è stato messo proprio il corpo di Belén e non il sistema che quel corpo sfrutta (mi riferisco sia ai giornali che al quell’ormai nefasto blog “ilcorpodelledonne”). E questo è successo, e sta succedendo, proprio grazie a tutti coloro che hanno cavalcato quest’onda puritana (quindi anche Lipperini). Non discuto le buone intenzioni, diciamo quelle dell’esordio, anche perché in molti abbiamo accolto con interesse questa idea dell’analisi critica sull’uso dei corpi nella televisione e nella pubblicità. Ma da tempo abbiamo pure colto una sorta di accanimento che si è via via trasformato in aggressione reiterata a quello stesso corpo che voi vorreste salvare dal mercimonio capitalista, quindi in definitiva aggressione contro “voi stesse”. Questo accade perché l’Italia rimane un paese fortemente intriso di moralismo cattolico, dove le donne hanno interiorizzato grandi quote di misoginia maschile e, comportandosi di conseguenza, difendono i propri aguzzini colpevolizzando sé stesse: in sostanza non è possibile muovere una critica oggettiva e funzionale a migliorare una società, “liberando il corpo dalla schiavitù del capitalismo” (belle parole), se chi si prende questo impegno non ha poi il coraggio di scavare a fondo nei meccanismi della psiche e del comportamento di un popolo che ha tutti gli effetti è rimasto un popolo pesantemente conservatore, maschilista e col vizio del fascismo. E’ allucinante, oggi, sentire fare discorsi sull’abbigliamento di una velina, soubrette, starlette, o chi pare a voi, paragonando queste a prostitute che battono su un marciapiede, e viceversa, com’è successo di recente su un articolo della Repubblica.it prontamente citato dalla Zanardo, sempre sul suo blog. Si crea così un caos critico all’interno del quale si perde il senso dell’attacco al sistema mediatico e di potere, mentre si materializza sempre più un attacco alla libertà della persona. Una prostituta si vestirà come le pare, e così vale per una qualsiasi donna o ragazzina. Nessuno di noi, sano di mente, si sogna di andare in giro per una città in mutande (vedi foto sopra), e se lo facciamo sappiamo a cosa andiamo in contro; ma, attenzione, qui pare di essere tornati nei primi Sessanta, quando appunto una minigonna e un top facevano l’effetto di nudo integrale: vecchia demagogia reazionaria che abusa in continuazione della parola “nudo” in riferimento a parti di corpo lasciate scoperte.
–
Concludendo, trovo sinceramente indecente che Lipperini, nel bel mezzo di questo caos critico, tiri fuori anche lei la sua bella chiappa da mostrare, come a far gara a chi alla fine aizzerà più puritani, totalizzando il maggior numero di pubblicità bannate. L’avete preso per un gioco? Ci godete? E’ così che credete di contrastare quelle ordinanze comunali che vorrebbero imporci limitazioni nell’abbigliamento? Dobbiamo aspettare le retate della buoncostume nelle spiagge italiane, la prossima estate, perché voi vi svegliate? Come potete cavalcare quest’onda moralizzatrice per il solo vostro miserrimo tornaconto? Vada come vada, alla fine ci sarà un conto da pagare. Questo spero sia chiaro a tutti.
Sull’oggetto è stato già detto molto, e non mi va di dir la mia; riaprirei solo un dibattito da oltre 200 commenti già chiuso.
Un mezzo commento sul contesto: se è un agghindatore di culi quello che si vuol pubblicizzare penso possa essere lecito utilizzare un culo agghindato. Per la mutanda comoda ci sarà la pubblicità della mutanda comoda. Ma visto che la pubblicità ormai è percepita come un’istituzione, è necessaria la par condicio anche sulle mutande.
@zauberei:
capisco, ma, lo confesso, mi convince molto molto poco. Il discorso diventa talmente tirato per i capelli (si possono fare mille ipotesi teoriche, ma nessuna davvero forte), da far emergere in modo chiaro, purtroppo, il suo non-detto. Sarò più chiaro: il terreno dell’intimo è talmente minato che è meglio lasciar perdere, l’unica cosa che può accadere se si scende su quel terreno è quella di far emergere il lato debole del proprio discorso. E purtroppo anche in questo caso è emerso. Si possono mettere tutte le toppe teoriche che si vogliono, ma il punto debole resta scoperto. Il discorso della Zanardo come anche quello della Lipperini è apprezzabile per le intenzioni, ma ha dei limiti di fondo che sintomaticamente emergono proprio nei casi limite come è quello in questione qui. Io credo che questo vada detto con chiarezza, per onestà intellettuale, (naturalmente la mia analisi può essere sbagliata e come tale è criticabilissima) anche quando naturalmente si potrebbero portare tesi in difesa del caso limite. Un intero discorso si squalifica o meno proprio qui. Dà la misura della sua forza se sa resistere o meno di fronte al bel culo dell’intimo. Ma se non resiste piuttosto che correre ai ripari con questa o quella tesi credo occorre porsi delle domande sui limiti dell’attuale discorso sul corpo della donna. Perché c’è un discorso femminista che ha un grosso problema con la corporeità e la sua erotizzazione, e non solo con certi abusi. Il che rende questo discorso pericolosamente debole proprio nel momento in cui c’è davvero da combattere una battaglia.
Stavo proprio per scrivervi perche’ ieri stavo leggendo il Corriere del 30 dicembre e quando sono arrivata a questa pagina mi e’ andato via il fiato…mi e’ sembrato di tornare indietro nel tempo… Non potevo credere ai miei occhi! Spero che si riesca ad esprimere il nostro dissenso in modo immediato e indimenticabile, tanto da scoraggiare qualsiasi altro quotidiano nazionale a pubblicare una schifezza del genere!
Tutto ciò è molto noioso. Intendo, l’approdo su Lipperatura di personaggi al limite dell’equilibrio mentale come luziferszorn, che sostiene che l’attacco a Belen si deve a Zanardo e Lipperini. Semmai, mio povero amico, non è questione di moralismo, bensì di aver raschiato il fondo del barile. E’ una vecchia regola: quando si esagera in culi, forse si comincia a non poterne più. Oltretutto, non mi pare che qui o altrove si sia parlato di equiparare la modella a una prostituta: questa è degenerazione della lettura.
Ma il delirio di luziferszorn è utile. Dimostra che, come forse il buon Simone Regazzoni comprenderà, a forza di insistere con l’equiparare chi richiede maggior dignità nelle scelte pubblicitarie con i talebani che vogliono ricoprire il corpo delle donne, qualche fuori di testa finirà col credergli. Non sono solo i presunti moralizzatori a correre dei rischi: ma anche coloro che cavalcano la tigre della libertà sessuale, che nessuno hai mai messo in discussione, per tornaconto proprio.
E, Zauberei, la trovo molto attiva nel fare le pulci ai blog delle sue colleghe. E’ interessante, ancorché noioso come sostenevo all’inizio. Buon 2011.
Bastaaaa! Perchè dare delle moraliste a persone che si sentono offese? L’alternativa non è fra la morale cattolica e la pornificazione del mondo. La mettete giù troppo facile, nessuna qui è una femminista puritana. FATE SCHIFO.
Mai quanto tu sei attivo a fare le pulci a me Atride! Io ho risposto al commento di Simone Regazzoni, e l’unico blog su cui ho avuto da dissentire è stato quello di Lorella Zanardo – con pareri espressi qui come al tempo li sempre educatamente. Non so che illazioni hai fatto – ma devo dire non è che mi interessano troppo.
Simone niente complessivamente siamo d’accordo ma se sapeva 🙂 Mi sembrava uno spunto di riflessione.
Fabiana ma qui nessuno credo dica che parliamo di femministe puritane. Solo che ci sono persone che dicono che è meglio scandalizzarsi nelle altre numerose circostanze in cui c’è stato da scandalizzarsi. Pareri eh, tutto qui.
PARERI? Lo avete scritto chiaro e tondo. E io ho il diritto di scandalizzarmi come e quando voglio senza sentirmi accusare di essere una moralista, è chiaro? Vergogna!
@ Atride:
se uno esagerare a moralizzare, poi certe reazioni scomposte se le tira. E, come dicevo, danneggia la portata di un intero discorso. Naturalmente la mia prospettiva è sideralmente distante dalla sua che trova lucida l’associazione tra manganelli e pubblicità di biancheria intima fatta da Girolamo.
@ zauberei
sì sono d’accordo anche sul tono:-)
Simone Regazzoni, esagerare secondo lei. Anche lei si tira, se è per questo, un codazzo di adoratori del bunga-bunga che sostiene che chi è contro la trasformazione della comunità non in comunità desiderante ma in porno-shop, è un moralista. Mi sembra che “bigotto” o “bigotta” sia l’insulto favorito di tale Ghedini. Come comprenderà, sto semplificando: ma di semplificazione in semplicazione la stessa accusa che lei rivolge a Lipperini e Zanardo si può ritorcere contro di lei. E, la prego, non faccia torto alla sua esibita intelligenza: il discorso che faceva Girolamo era molto chiaro. Parlava di accettazione dell’esistente. Cosa che lei fa, non so se rendendosene conto o meno. Preferisco pensare che lo faccia ideologicamente e non consapevolmente.
Zauberei: non è questione di educazione. Ammetterà che risulta poco gradevole la persona che interviene in luoghi di discussione e anche di intervento dicendo “io farei così”. Cosa fa lei, di grazia, oltre a far le pulci?
Perdonerà l’acrimonia. Gli stravizi di inizio d’anno sono nocivi all’umore, e forse ho esagerato. Di questo chiedo scusa e mi ritiro nel mio nascondiglio di lurker, che è quanto più mi si addice.
Ma anche tu Atride dici io farei così – ed è lecito, palloso ma lecito. Lo dici a tutti noi che abbiamo un’opinione diversa dalla tua – con una supponenza pari a quella cui sono sicura ti senti insofferente. Non ho alcun interesse qui a esporre il mio curriculum, perchè me lo esamini tu? per darlo in pasto alla tua acrimonia? A proposito di cose interessanti – nevvero.
Ora siccome faccia da cipolla e faccia da zucchina sporcano il commentarium e una discussione che era stata interessante mi ritiro. Regazzoni carissimo spero di rileggerti con calma.
(Un saluto e un ringrazio alla Loredanissima paziente che starà svalvolando in silenzio 🙂 )
@ Atride:
io credo che lei, non so se volontariamente o meno, tocchi il punto. Un certo tono neo-bigotto adottato di recente a sinistra per me è una reazione di tipo morale, e al fondo semplicistica, ad un fenomeno complesso come il berlusconismo. Reazione che mette in gioco tutta una serie di “topoi”, dalla donna alla tv, che mi sembra siano ad un livello di elaborazione teorica pari a zero. Si tira fuori dall’armadio quello che c’è, si aggiunge una spruzzata di indignazione, si mette all’occhiello qualche buona lettura e il gioco sembra fatto. In questo contesto è chiaro che qualsiasi discorso che da sinistra provi a rompere con questi topoi rischia di essere accusato di fare il gioco del nemico o, peggio, di essere dalla parte del nemico. Ma questo fa parte dalla regola del gioco. Quindi da parte mia non c’è nessun problema a usare certe formule nel contesto di una argomentazione che è lì per essere valutata e comparata con altre.
Ma insomma…questa discussione è di un anno fa! 🙂
Auguri in ritardo a tutti.
(Smack Paola 🙂 me ri – ritiro:)
Volevo segnalare l’ennesimo scempio. È il calendario di un Consorzio per la Vera Pelle. Il soggetto: 12 mesi, 12 vagine. Autore: Oliviero Toscani.
La sensazione è che non se ne uscirà più…
http://www.menstyle.it/cont/lifestyle/lifestyle/1012/2301/il-pube-in-primo-piano-gli-scatti-.asp
“PARERI? Lo avete scritto chiaro e tondo. E io ho il diritto di scandalizzarmi come e quando voglio senza sentirmi accusare di essere una moralista, è chiaro? Vergogna!” Fabiana
Qualcuno qui le ha proibito di scandalizzarsi? Non mi pare. Lei ha il diritto di scandalizzarsi e chi la legge ha diritto di criticare il suo scandalizzarsi e anche di dirle di calmarsi perchè qua nessuno si deve vergognare proprio di nulla.
Comunque queste reazioni scomposte mi convincono sempre più che zaub e Regazzoni abbiano ragione.
Erano qui per questo, caro Paolo: per avere ragione. Anche Simone Regazzoni ha calato l’asso, nel suo ultimo commento. Confonde “la sinistra bigotta” con le reazioni di molti singoli, espresse in toni e con motivazioni diverse. Ma non le ascolta, così come non intende ascoltarle lei: la cosa che conta è dimostrare un teorema. “La sinistra” – non Loredana Lipperini, non Lorella Zanardo o Valter Binaghi o Girolamo – ha torto, per questo una discussione di questo genere va presidiata. Probabilmente è lo stesso conforto che si augura di trarne lei: qualcuno che dimostri il suo teorema personale.
Ma Paola Di Giulio ha ragione: la discussione è vecchia, e l’unico risultato che ha ottenuto è quello di scoraggiare le donne (e gli uomini) a denunciare i casi in cui si ritengono offesi e le pubblicità pigre e volgari. Non è un bel risultato, ma immagino che qualcuno ne andrà fiero. Non io. Mi ritiro di nuovo.
Io non ho teoremi personali, e non è mio interesse dimostrare che la sinistra ha torto, anche perchè io sono e mi considero di sinistra ma forse anch’io vengo visto come un agente più o meno consapevole del nemico, anch’io starei difendendo lo “status quo” perchè dico che tra i manganelli e i culi sui manifesti c’è un po’ di differenza.
Io qua ho solo espresso le mie idee e ringrazio davvero Loredana Lipperini che ha concesso a me e a tutti/e grande libertà (ora qualcuno dirà che sto leccando i piedi, non m’importa), anche per questo quando leggo che qualcuno qui si dovrebbe “vergognare” semplicemente per aver espresso delle idee in maniera civile e pacata, reagisco. no, sinceramente non credo di aver scoraggiato nessuno: vogliono levare tutte le pubblicità di intimo dalle strade? vogliono levare solo quelle yamamai? che lo facciano, non m’importa. ma credo di non offendere nessuno se esprimo delle perplessità.
Ho perso il senso della discussione, forse perché è dell’anno scorso. Riepilogo il mio sconcerto: quando ho letto su questo blog della pubblicità della mutanda a tutta pagina sul Corriere mi è venuto da ridere perché, a tutta pagina,accanto, ci ho visto, la faccia mite di De Bortoli e tutte le notizie strillate, e quelle, molte di più, silenziate dalla nostra meravigliosamente ‘equilabrata’ grande stampa nazionale. La parola che accomuna le due pagine, vera e immaginata, per me è una sola: conformismo. Punto.
Lo scandalo per me è questo e, ancora di più, far diventare un culo femminile seminudo una bandiera di trasgressione, la foglia di fico che copre la semilibertà e la mancanza di coraggio di molto giornalismo nostrano.
Poi, solo poi, mi sono arrabbiata leggendo alcuni commenti.
.
Personalmente non credo che nell’anno domini 2011 la situazione, a livello di morale pubblica e di pruderie collettiva, sia equiparabile a quella del 1970, anno a cui risale il film Boccaccio ’70, con relativo episodio de Le tentazioni del dottor Antonio.
Fellini se la prende col bigottismo di quegli anni e anche con la censura. Anita Ekberg, la ‘iperfemmina’ del manifesto che turba il dottor Antonio, è l’icona del film ‘La dolce vita’ e il riferimento a quel film e alla furia censoria che aveva suscitato diversi anni prima mi pare innegabile.
.
Questo accadeva 41 anni fa e fare dei turbamenti del dottor Antonio, che si scaglia contro il manifesto perché eccita la sua sessualità repressa, la morale della favola di quello che accade oggi mi pare un po’ tanto azzardato e decisamente metastorico. A meno che non si voglia porre tutto ciò che riguarda il sesso (la natura e gli istinti) fuori della storia.
L’assunto che il nudo, casto o pecoreccio non importa, sia sempre di per sè trasgressivo fa effetto e rimane molto in memoria, come i comunisti che sono un’eterna minaccia per la democrazia, ma non sempre corrisponde a verità. Dipende dal contesto. Come quasi tutto, peraltro.
.
Sinista e bigottismo. Potrei anche essere d’accordo in linea di massima. Ma, Ragazzoni, non ho capito se ne fai una questione di emittente o di contenuto. Non credo che sia possibile affermare che ogni volta che uno critica da sinistra questa esposizione massiccia di carne spogliata (per lo più femminile) lo lo fa sempre per bigotismo e sessuofobia. Io credo che si debba andare ad analizzare i contenuti, di volta in volta. E, ancora, i contesti.
E’ come se uno che soffre di vertigini avvertisse che poco lontano c’è un dirupo. E tutti a dire: eh, be’, ma detto da te che c’hai le vertigini…
E invece il dirupo c’è sul serio.
.
Sinceramente, Regazzoni, non riesco a capire la forma della tua critica, più che il contenuto. Ma ho sempre riconosciuto di avere dei forti limiti, quindi sarà colpa mia.
@ valeria, in sintesi:
1. Critico l’invito della Lipperini a segnalare allo IAP una pubblicità di intimo per le ragioni e i rischi che ho esposto: non si può gridare “al culo” di fronte a una pubblicità di intimo e pensare di essere credibili quando si grida “al culo” in pubblicità per auto. Perché? Perché è immediatamente chiaro che il fondo del discorso non riguarda l’abuso del corpo femminile nelle pubblicità, ma l’esposizione tout court, in particolare erotizzata, del corpo femminile. Ecco ciò che al fondo non si accetta, e che l’invito alla denuncia dell’intimo pare confessare al di là delle buone intenzioni di chi denuncia. Non è un caso che il dibattito che nasce sia sovradeterminato da ipoteche morali di tutti i tipi.
2. Trovo che l’invito della Lipperini sia sintomatico di un problema più generale che ha oggi un certo discorso di sinistra (sinistra di cui mi sento parte) con il corpo della donna, che rischia di renderlo inefficace.
Ma scusate, per pubblicizzare un paio di mutande maschili non ho mai visto un culo in primo piano e l’intravedersi dei testicoli in un gioco di vedo non vedo. La discriminazione da segnalare c’è tutta, altro che moralismo. Per vendere un paio di mutande femminili non è necessaria una visita ginecologica!
@Regazzoni.
Per il primo punto, in linea di massima, sono d’accordo, soprattutto per la denuncia allo IAP, che io non trovo opportuna. Ma il discorso sulla credibilità potrebbe essere fatto pure in senso contrario: a esporre culi in maniera massiccia si rischia poi di non far cogliere la mutantidune specifica del messaggio in questione.
Mi pare che le due parti (ed io, confesso, propendo in modo disequilibrato per una sola), gridino in modo speculare, anche se opposto, ‘al corpo al corpo’.
.
Per il secondo punto non riesco ad avere chiaro il “problema più generale che ha oggi un certo discorso di sinistra con il corpo della donna”.
Non lo so, ma mi sembra che in qualsiasi modo si esprima oggi una critica alla esposizione massiccia del corpo femminile tout court ci si becchi l’accusa di moralisti e sessuofobi, qualsiasi siano le motivazioni con cui si argomenti la critica.
Comunque il discorso per me si sta intortando troppo, per cui preferisco chiudere.
Il corpo umano è bello e personalmente non ho problemi con foto o nei video che lo ritraggono piu’ o meno da vicino.
Il problema pero’ è il seguente: perché mai a essere ignude ed esposte sono sempre le donne, e mai gli uomini?
Perché in TV e nelle campagne pubblicitarie le donne devo essere sempre giovani, belle, perfette e ignude… e i maschi sono (quasi) sempre vecchi, bruttarelli e vestiti? Eh? Perché???
E’ questo il punto, secondo me.
In sostanza. Yamamay: famme vede’ er culo di un bell’uomo! XD
alessia ricci e sayoko centrano il punto. Mi piacerebbe molto vedere le reazioni di chi ora grida “al bigottismo! al moralismo! ci avete dei problemi col corpo erotizzato!” – vedere le reazioni, dico, dopo anni di massiva quotidiana sovresposizione a dettagli di intimità maschili, in bella evidenza e magari photoshoppate per ottimizzarle al massimo.
Vediamole reazioni- dopodiché ne riparliamo, non prima.
Nel frattempo si possono ipotizzare molte pubblicità di intimo anche più spinte di questa, ma più “paritarie”. Una mutanda appoggiata su una sedia e sullo sfondo due che fanno sesso esplicitamente, sarebbe molto più onesta. Alla fine, per quanto detesti Toscani, forse è più onesto il suo calendario di fiche – ma anche lì, aspettiamo il corrispettivo al maschile.
Buon anno, eh.
Qualcuno ha dato un occhiata alle vetrine dei negozi yamamay? non c’è traccia del prodotto pubblicizzato sul corriere, prodotto stella un ordinario completo rosso con pizzi di serie B, se ne deduce che l’utilizzo del culo agghindato come piace agli uomini ed esposto in formato macro,sia il medesimo di altre pubblicità che con “l’intimo” nulla hanno a che vedere.
ah ….quoto tutti i post di laura a.
Se in quella pubblicità ci fosse un culo o un “pacco” maschile continuerei a pensarla allo stesso modo cioè continuerei a preferire la figura intera, ma non me la sentirei di vietare per sempre uno spot di mutande che mette in primo piano la parte del corpo su cui la mutanda si mette. Liberi/e di non credermi.
Come disse Camillo IoPenso marchese De Sade
(unico e vero ispiratore del progressismo narciso, e fiero nemico del puritanesimo d’ogni ordine e grado):
“Libera mutanda in libero Stato!”
La religione dell’epidermide assorbì gli antichi culti, pubblico e privato fraternizzarono nella mistica dell’esibizione, e tutti vissero impudicamente felici e obbligatoriamente gaudenti.
Amen.
pubblicita’davvero improponibile,difendiamo la dignita’femminile,anzi,umana.
ricordiamo che l’uomo e’artefice di ogni peggior crimine e cattiveria verso i suoi simili,al contrario della donna;percio invece di discriminare la donna si dovrebbe solo imparare ad imitarla.
“che l’uomo e’artefice di ogni peggior crimine e cattiveria verso i suoi simili,al contrario della donna;percio invece di discriminare la donna si dovrebbe solo imparare ad imitarla.” francesca
Nessuno va discriminato, ma non è questione di “imitare”. Donne e uomini hanno la stessa dignità morale e intellettuale nel bene come nel male. Non vedo differenze in questo ambito.
Infatti non si sono mai visti particolari in primo piano o corpi eroticizzati o photoshppamenti abbestia nelle pubblicità di intimo maschile:
http://tinyurl.com/34c5qo5
http://tinyurl.com/2un43yg
http://tinyurl.com/38qd4vq
mai
secondo me, più che avere un problema con i corpi eroticizzati, chi dice una roba del genere c’ha un problema di basarsi sui dati di fatto.
E’ vero Paolo R., ma il corpo dell’uomo, seminudo e fortemente erotizzato, è utilizzato, almeno a quel che vedo e ricordo, a prodotti legati al corpo maschile, non ad altro.
La differenza non mi pare banale.
@ valaria:
visto che hai ragione, perché non dire chiaro e tondo, per una volta, che il caso in questione qui (un culo per vendere mutante) non esiste e che è un errore denunciarlo?
@ valeria:
visto che hai ragione, perché non dire chiaro e tondo, per una volta, che il caso in questione qui (un culo per vendere mutante) non esiste e che è un errore denunciarlo?
@ Valeria, sicuramente il corpo maschile è usato in maniera meno ossessiva nelle pubblicità che non riguardano direttamente il corpo maschile, ma viene usato. Così, su due pied
Visa: http://www.youtube.com/watch?v=W55-43p7ReU&feature=player_embedded
Rocchetta: http://www.youtube.com/watch?v=2jHrr799TN8
poi uno lo può torvare volgare, inadatto, quello che vuole, è proprio l’argomento “lo si fa solo con le donne” che non regge