Ore 20 circa, camerini del centro di produzione romano di Mediaset. Prima della puntata di Matrix rileggo le cifre dell’Osservatorio di Pavia sulla presenza femminile nei talk show televisivi. Una su quattro. Conto: con me ci sono Nanni Delbecchi, Gianluca Nicoletti e Fabrizio Rondolino.
I conti tornano.
Dice sempre l’Osservatorio che quasi nel settanta per cento dei casi gli ospiti di sesso maschile vengono chiamati per competenza, mentre le donne sono chiamate per fornire “una testimonianza”.
Mentre ci rifletto, la truccatrice, gentilissima, mi chiede di cosa si parlerà.
“Drive In”, rispondo. Da quanto ho capito, l’idea è quella di mostrare un’ora del programma e interrogarsi su quanto abbia influito sui modelli televisivi a venire. Per quanto riguarda il femminile, soprattutto.
“Ah”, esclama la truccatrice. “Allora lei era una delle ragazze Drive In!”.
Ps. La puntata on line.
Pps. New York Times.
Posto che ho quasi 28 anni, e sono in piena crisi esistenziale, e non so chi sono, nè come persona, nè come donna, e posto che leggo questo blog da una vita, poco fa ho deciso di dare uno sguardo alla puntata, e, durante l’intervento della Lipperini, ho pensato: Non c’è niente da fa, a me sta donna me piace troppo. Come dire, fintantoché esisteranno persone così, mi sentirò autorizzata a non desistere dal ricercare un Senso, una logica, alle cose, e alla mia vita.
Buona giornata a tutti 🙂
Il fatto che “Drive In” faccia ancora discutere in modo così accesso credo sia il migliore riconoscimento al talento di Antonio Ricci, uno dei migliori autori televisivi italiani. Per il resto, che dire: la critica di programmi di satira (più o meno ben riusciti) dal punto di vista delle proprie convinzioni morali è uno sport praticabile, ma ha lo stesso valore della critica morale di opere di fiction. Ricordo che qualcuno mi disse che “Pretty Woman” non era una commedia romantica (come io avevo osato definirla!), ma subdola induzione alla prostituzione. Ipotesi lecita (un critico sostenne la stessa tesi per “Colazione da Tiffany”): tuttavia, piuttosto che uno strumento di critica o di comprensione, mi pare il sintomo di un modo semplicistico di rapportarsi ai “testi” della cultura di massa. Le tesi morali contro “Drive In” credo soffrano dello stesso problema.
Mandare in onda questa roba (e non è che fra le più recenti) all’ora di massimo ascolto nel programma più seguito della tv e riuscire ad addormentarsi deve essere un impresa che nemmeno Ercole. Si tratta di un oggetto raffinatissimo, fra l’altro, tutt’altro che semplice da debunkizzare. Nessuno mette in dubbio il talento.
Tuttavia è, allo stesso tempo e a suo modo, un segno che fa ben sperare.
ops, mi scuso non avevo intenzione di inserire l’intero lettore, prego la padrona di casa, se crede, di togliere il commento invadente.
In effetti non sempre, ma ci sono certi momenti di Forum e anche di La vita in diretta in cui si toccano vertici di banalità retrograda e maschilismo che fanno spavento ogni volta che si affrontano temi che riguardano il rapporto uomo-donna e senza bisogno di mostrare donne nude.
@Salvatore Talia io credo che dietro il Potere Pappone denunciato giustamente da Wu Ming 1 ci sia ancora il vecchio Potere bacchettone che fa capolino ogni tanto..è un’impressione mia.
@Laura grazie per la segnalazione! Purtroppo non ho il digitale terrestre, e neanche la parabola so comunque che molti canali satellitari trasmettono vecchi programmi che vorrei rivedere..mi devo accontentare di You Tube.
Pazienza..
@Laura: come ti capisco! Viva la Lipperini e tutte quelle persone che riescono a placare l’ago impazzito della bussola.
Domanda per tutti: questa gente che difende a oltranza cultura di massa, pseudo-satira che è evidentemente solo un pretesto per solleticare lo spettatore con primi piani di cosce ecc ecc…cos’ha paura di perdere? Quello che ricevete da questi programmi vale davvero il tempo che spendete a difenderli? Io lo trovo patetico.
E poi, mi dispiace, non riesco proprio a vederci una buona fede. C’è questo bisogno fortissimo (che ha già citato qualcun altro ma non mi ricordo chi) di tracciare linee nette, confini invalicabili tra sè e gli altri, per cui se la critica che qualcuno pone ci tocca da vicino quel qualcuno deve per forza appartenere a un mondo brutto e cattivo, a cui è lecito non prestare ascolto. E’ il principio del conservatorismo.
@ Adrianaaaa
Abbiamo paura di perdere una cosa da nulla come la “libertà di espressione” che reca in sé, come scrive Dworkin, il “diritto di offendere”, nel senso di offendere le convinzioni morali di qualcuno, nel caso di Drive In di “alcune” donne, o meglio dell’idea di donna di “alcune” donne. La fiction, la satira, ecc. possono sempre risultare poco gradevoli o pericolose per qualcuno, ma fa parte di quel gioco plurale che si chiama democrazia liberale.
Simone Ragazzoni: ma allora è un mantra? Ricominciamo per altri millanta commenti per sostenere che chi desidera PLURALITA’ di modelli è un bacchettone? D’accordo, mi preparo un thermos di caffè.
La cultura di massa (che non è solo Drive In, ma anche fumetti, musica pop, film, telefilm e romanzi “di genere”) mi ha regalato momenti di divertimento e mi ha pure insegnato a pensare e a riflettere sul mondo. Se non avessi letto Stephen King e più tardi Valerio Evangelisti forse non sarei la stessa persona. Quindi per rispondere alla domanda: sì ne vale la pena di difenderla a oltranza come del resto vale la pena di difendere la cultura alta o bassa che sia pure quando non ci convince.
Poi difendere non significa certo non criticare mai nulla.
Se ti va di definirmi patetico o conservatore, liberissima, a me sembra ovvio che chi, a torto o a ragione, si sente toccato da vicino reagisca.
Ad esempio: se inizio a criticare la religione, è normale che una persona religiosa si risenta anche se non ce l’avevo proprio con lei.
Vale anche per cose molto meno importanti: se io dico “la pizza fa schifo” è normale che chi ama la pizza mi disapprovi. non capisco perchè non dovrebbe valere pure per la cultura di massa
è chiaro che non si sta difendendo la libertà di espressione ma il dominio maschile millenario sull’immaginario sessuale – che somiglia più al suo contrario.
Rondolino si chiedeva quale commissione di esperti (cito non letteralmente) potesse arrogarsi il diritto di scegliere chi rappresentare: come se ora non ci fosse già ora chi si arroga il diritto di scegliere per gli altri!!!
Quando la tua opinione è in NETTISSIMA MAGGIORANZA non stai difendendo la libertà di espressione, ma uno status quo. Ed è una posizione comoda, conservatrice e, permettimi, anche un pò paracula.
Giuro che non volevo intervenire, ma non ce la faccio.
Non riesco a capire una cosa: quel gioco plurale che si chiama ‘democrazia’ prevede tutte le forme di espressione tranne il diritto di criticare quelle forme di espressione che a noi (il ‘noi’ è generico) non piacciono, per una o mille ragioni? Non ditemi che lo prevede perché in questo gioco democratico che stiamo giocando oggi in Italia questa forma critica viene tacciata in genere di ‘moralismo’, ‘bigottismo’, ‘censura’, ‘zitta tu che sei invidiosa’ ecc. ecc. ecc.
Simone Regazzoni non sprecare il tuo tempo con me, evidentemente sono de coccio. Proverò a rileggermi i tuoi libri, tante volte potessi trovarci dentro degli strumenti ermeneutici per venire a capo di questi miei rovelli. Grazie lo stesso.
ps. Dworkin! Me l’appunto, proverò a rileggere pure lui, a rivedere tutta la filmografia di Fellini e tutte le puntate di Drive in e Striscia la notizia.
Alla fine questa benedetta ‘democrazia liberale’ mi dovrà pure entrare in testa.
@ lalipperini
Mi domando se quelli come Rondolino, Nicoletti, e altri anche in questo commentarium, riescono mai a vedersi da fuori. L’immagine è quella di maschi che pretendono di stigmatizzare una critica e un disagio espressi dalle donne. Ci fosse mai una donna a difendere un certo tipo di immaginario “ricciano”… Sarà mica perché è un immaginario costruito ad usum dei maschi?
Quello di cui lorsignori vorrebbero convincerti è che il problema è tuo, sei tu che sei ideologica e vintage, e non che esistono forze dominanti nell’immaginario collettivo. La democrazia regna sovrana e il libero mercato è più “saggio” di noi, come già ci aveva spiegato Mandeville. A disagio reale (femminile) vissuto sulla pelle, si contrappone la preoccupazione che la libertà d’espressione venga negata. Antonio Ricci trasmette in prime time da vent’anni e fa nove milioni di telespettatori a serata, ma è la sua libertà d’espressione a essere minacciata dalle bacchettone come te e come Lorella Zanardo, mica un’idea diversa dei rapporti maschio-femmina o della sessualità. Lorsignori dividono il mondo in due categorie di discorso: paladini liberali da una parte e imam zdanoviani-ratzingeriani dall’altra. Quello che sparisce è tutto ciò che sta (stava?) nel mezzo: l’affermazione di un’idea diversa del rapporto tra i sessi e tra le persone. E infatti devono ridurre il femminismo degli anni Settanta al puritanesimo e alle cosce non depilate, quando è stato ben altro, e cioè prima di tutto scoperta della sessualità e liberazione sessuale ottenuta con battaglie reali e pratiche relazionali alternative. Ma questo bisogna dimenticarselo se si vuole giustificare il presente, ovvero accettare il dato invece di provare a cambiarlo. E’ la più triste ipocrisia dei tempi che viviamo: rappresentare la società e la cultura di massa come autoregolata, come un’agorà in cui tutti hanno equamente diritto di parola, come la democrazia realizzata. Chi invece afferma che il sistema tende all’oligarchia e al monopolio (dell’economia, della politica, dell’immaginario) e che la democrazia è l’attrito che si deve esercitare per rallentare e impedire tale tendenza, viene definito come ideologico, moralista, bacchettone, residuale. Sono vent’anni che ascoltiamo questo refrain senza dubbio vincente e sempre più forte mano a mano che i danni prodotti risultano in tutta la loro evidenza. I tempi si incattiviscono, il gioco si fa duro, e personalmente ho smesso di considerare questo conflitto come “interno al popolo” (ecco una terminologia “davvero” vintage). Esiste un nemico e va combattuto.
E rieccoci… la difesa implicita della peggiore spazzatura televisiva in nome del pluralismo e della libertà d’espressione.
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Ma è possibile che secondo così tante persone la “libertà” si debba per forza realizzare in nome di questa specie di “everything goes” a livello simbolico-culturale?
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Non vi rendete conto che la libertà che difendete in questo modo è, alla fin fine, niente di più e niente di meno che la “libertà di mercato” in nome della quale è stato condotto lo smantellamento sistematico di ogni alternativa sul piano politico, sociale e culturale?
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Perché, diciamolo una buona volta: le cosce in tv servono a VENDERE, VENDERE, VENDERE. Perché fanno ascolti e gli inserzionisti pagano. Stop. Libertà di espressione le palle!
@ Don Cave
Ehi, ma questa è analisi materialistica della realtà… Vuoi fare a gara a chi è più vintage? 😉
@ Don Cave e WM 4: Vintage??! No, no… siete talmente fuori moda che potete ballare non il twist ma il valzer 😉
“Poi difendere non significa certo non criticare mai nulla”
tanto per chiarire, difendere significa dire “quell’espressione ha diritto di esistere anche se non mi piace, anche se mi urta” poi io ho il sacrosanto diritto di urtarmi, di criticare e di battermi per un pluralismo di modelli.
In questo senso non vedo nulla di puritano in ciò che ha detto Loredana Lipperini a Matrix e che ha ribadito qui e mi pare che pure Regazzoni fosse favorevole ad un pluralismo di modelli femminili e maschili nella tv generalista italiana e negli spot.
Servono a vendere, verissimo, ma temo servano anche ad altro, ad esempio a metterci al posto dove siamo nella classifica del World Economic Forum.
Lieta di vedere in giro un po’ di uomini fuori moda, molto lieta. Parliamo la stessa lingua. Eh, anch’io sono vintage. (L’unico problema è che Casini potrebbe richiedere il copyright sulla battuta, e in sua compagnia mi troverei un po’ meno bene…) Grazie Wu Ming 4, la giornata è cominciata bene e procede ancor meglio.
@ Paolo1984
Sì, è precisamente la visione che descrivevo: pensare la tv generalista, l’immaginario, la società di massa, come potenziali “sistemi aperti”, a prescindere dai rapporti di forza reali (che sono, tra l’altro, soprattutto rapporti economici, come ci ricordava Don Cave qui sopra). E’ l’utopia liberale. L’ideologia vincente dell’ultimo trentennio.
Regazzoni, di solito sono d’accordo con te, ma in questo caso mi sfugge perché sostieni che la critica a Ricci partirebbe da presupposti morali. Mi sembra più una critica politica. Esattamente, di cosa dovrebbero essere la satira, le donne di Drive In? Non è una domanda retorica, non l’ho mai capito, nemmeno quando pre-adolescente le vedevo in prima visione e di sicuro non sapevo niente di femminismo, non l’ho capito nemmeno più tardi quando alcuni compagni di università che studiavano comunicazione e spettacolo mostravano l’entusiasmo di cui in questo blog si è fatto portatore Alberto.
“Ricordo che qualcuno mi disse che “Pretty Woman” non era una commedia romantica (come io avevo osato definirla!), ma subdola induzione alla prostituzione”Simone Regazzoni
Bè io a quello avrei risposto così: “Se proprio vuoi fare una critica morale a Pretty Woman (amesso che serva) falla prima alla sua fonte d’ispirazione che è Cenerentola”
@Wu Ming 4: ovviamente questi rapporti di forza economica ci sono in tv, nell’editoria, nella musica come ovunque dato che questa è una società capitalista e non penso che Regazzoni lo neghi nè che lo consideri una cosa positiva. ma io vorrei capire: siamo sicuri che per cambiare i rapporti economici non sia prioritario agire su altri ambiti, come ad esempio quello del lavoro come la vertenza Fiat, la precarietà, lo smantellamento della scuola pubblica, del sostegno statale alla cultura che costantemente viene ridotto cosa che peraltro già fate su questo blog e su Giap?
non lo dico per fare benaltrismo, ma per stabilire pragmaticamente delle priorità.
detto ciò, credo che qua nessuno abbia fatto critiche morali a Ricci, ma politiche come giustamente ha detto Fata, cioè nessuno pensa che le veline di Striscia inducano alla prostituzione, sicuramente non lo crede Loredana Lipperini e chiedo scusa se mi faccio interprete del pensiero altrui.
@ Paolo 1984: “ma per stabilire pragmaticamente delle priorità.”
Anche la degenerazione (il modello unico di cui Loredana parla) dell’immaginario collettivo è una priorità.
Loredana io ti ho vista l’altra sera a Matrix, sei bellissima anch’io ti ho scambiata per una ragazza fast food!!!!!!
@ Fata,
dico morali (ma mi va bene anche se qualcuno dice etico-politica, o politica nel senso di “critica dell’ideologia”) perché quando si dice – senza *nessuno tipo* di analisi del testo audio-visivo in questione (un testo complesso) – che “Drive In” degrada la donna o altre considerazioni di questo tipo, si procede in questo modo:
A. Il testo “Drive In” comunica un solo messaggio.
B. Il messaggio è una certa immagine della donna.
C. Questa immagine non concorda con quella che io donna (legittimamente) ho di donna
D. Quindi degrada LA donna tout court.
Ciascuno di questi passaggi è una semplificazione. Negli ultimi due emerge la connotazione moralista di questo tipo di critica, nel senso preciso di pensare la propria idea di bene morale come qualcosa che dovrebbe valere per tutte le donne.
Se tenete conto che questo discorso che alcuni applicano a “Drive In” può essere applicato a qualsiasi prodotto culturale, vi renderete conto di quale sia il rischio di “legittimare” questo tipo di critica. Naturalmente la mia posizione è sottoscrivibile solo se, pur con tutte le riserve, si sottoscrive la cornice liberale della democrazia. Io la sottoscrivo, perché non vorrei che domani, poniamo, un qualche leghista o altro indignato per questo o quel prodotto culturale (per ragioni morali che reputerà ottime) magari si sentisse legittimato non dico a censurare ma a boicottare.
@ Paolo 1984
grazie per il suggerimento ma mi avrebbe risposto che Cenerentola era, naturalmente, “peggio” di Pretty Woman;-)
Mannaggia, con tutto sto vintage finirà che mi verranno i capelli afro!
Il modello unico (le cosce) è perfettamente funzionale al sistema politico ed economico in cui viviamo. Compiace i maschetti, li fa sentire felici e al sicuro perchè crea un altro docile e appetitoso e li mette in contatto con esso attraverso relazioni semplici e plasmate su di loro. Da qui i bei momenti passati con drive in e le veline di striscia e il bisogno invincibile di difendere questi prodotti.
I maschietti in questo paese sono quelli che hanno in mano il potere e il cash, ergo, se sono contenti loro, il sistema sta in piedi.
@ Paolo1984
non credo di essere l’unico a ritenere che la condizione femminile in questo paese e l’immaginario che la accompagna vanno a braccetto. Immagine e presenza della donna sui media generalisti e disoccupazione femminile al 50%, passando per il puttanodromo berlusconiano, sono facce diverse di un’unica emergenza che oltre ad avere ricadute sociali concrete, ha ragioni culturali e d’immaginario profonde. Si va a comporre un messaggio ben preciso: se sei donna oggi hai un modo per farcela, per ottenere reddito facile, che non è provare a impegnare i tuoi talenti, visto che di lavoro decentemente retribuito non ne trovi, ma impegnarti a servire un maschio dominante, magari offrendogli il più trito stereotipo sessuale o offrendolo al “pubblico” e, mutatis mutandis, all’elettorato (basta avere un bel fisico da assessore, come direbbe Cetto Laqualunque). Che poi è l’altra faccia del bigottismo borghese che vincolava le donne al matrimonio “giusto”, quello che ti sistemava per la vita.
@ Adrianaaa
Ma no, scherzi, viviamo in una democrazia perfetta, non ci sono modelli imposti per ragioni di mercato e di convenienza politica!
Il fatto che non si riesca a far capire la differenza tra critica di un modello dominante e censura istituzionale la dice lunga su quanto il nemico abbia guadagnato terreno nel corso del tempo.
@Adrianaa
Prima cosa: io non sono un maschietto e tu non sei una femminuccia e io e te quanto a potere e cash credo che siamo pari più o meno.
seconda cosa: ho già detto che quando guardavo Drive In ero bimbetto quindi i bei momenti li ho passati col Tenerone e con As Fidanken e con l’asta tosta (oggetti tosti per tutti i gosti), le ragazze fast food non mi dicevano nulla e che tu ci creda o no, non hanno influito per nulla su come oggi vedo le donne.
Ora mi dirai che il “maschietti” non era rivolto a me..ma come ti ho detto quando uno si sente toccato, a torto o a ragione, reagisce
“Il fatto che non si riesca a far capire la differenza tra critica di un modello dominante e censura istituzionale la dice lunga su quanto il nemico abbia guadagnato terreno nel corso del tempo” (Wu Ming 4).
Il fatto che la critica di un modello forte o egemone (non entro nel merito) debba ancora passare per una pseudo-critica dell’ideologia che, in concreto, è una “critica contenutistica di tipo morale” a oggetti di cultura di massa la dice lunga su quanto ancora il nemico terrà il potere dato lo stato attuale, disarmante, delle armi della critica.
Sì Wu ming 4, comprendo o almeno spero, quello che vuoi dire e davvero non voglio negare la responsabilità della tv generalista…ma se fosse tutta colpa di un certo immaginario avremmo il 90% delle ragazze italiane che si prostituiscono al potente, al Cetto LaQualunque (pure l’ ottima comicità di Albanese è cultura di massa) di turno o che sognano di incastrare il riccone ..e non è così! Allora il punto credo non sono i “bei momenti” che uno può aver passato con questo o quel programma, ma chi ha conferito a quel programma un ruolo educativo e formativo? (che comunque, ci tengo a dirlo, non ha attecchito su tutti e tutte) perchè insegnanti e genitori (ripeto non tutti e non sempre) hanno abdicato al proprio ruolo invece di reinventarlo dopo il 68 e le conquiste degli anni ’70?
Ma neanch’ io faccio coincidere etica e puritaneasimo. Sarebbe come far coincidere moralità e moralismo.
Se però dall’ etica passiamo alla “crociata” (conflitto/cambiamento in nome dell’ etica), allora le cose cominciano a ravvicinarsi e la lettera scarlatta è un rischio dietro l’ angolo.
L’ accusa psicologica (“invidiosa”!) mi sembra disonesta (e trascurabile), l’ accusa logica (“bigotta”!) va tenuta in conto, quando formulata civilmente. Magari per rivendicare l’ epiteto come una medaglia.
“pure l’ ottima comicità di Albanese”
pardon: ottima satira, per essere esatti.
Luziferszorn i tuoi modi non mi impressionano, c’è chi vuol far la voce grossa perché è insicuro. Comunque in un tuo commento citi altre donne che stanno in tv: Dandini Bignardi, Gabanelli, Gruber, D’Amico, Costamagna, Colò… Bene peccato che la maggior parte delle donne che citi sono avvenenti e scelte per questo, sono anche molto brave per carità ma se non fossero belle la D’Amico e la Costamgna starebbero nella redazione di un giornale di provincia e non davanti alle telecamere. Quanto alla Gruber non riesce più a nascondere tutti i ritocchini che si è fatta. La Gabanelli è un idolo, ma è anche una bella donna, insomma morale della favola si parla di veline scelte da Ricci, ma delle giornaliste scelte dai direttori? Perché ai direttori non dite niente? Ditemi una giornalista poco carina (neanche brutta) che conduce un tg. Cara Loredana penso che nessuno sia garanzia di nulla ma è un modo per dire che i nomi citati non sono gli ultimi arrivati. Anche Lipperini non è garanzia di corretta informazione visto che come ammette ha fatto un errore su Pomofiore. Certo l’importante è ammetterlo!
@ Regazzoni: perché la chiami “critica contenutistica”? A me sembra che un modello imposto dall’ideologia dominante sia qui criticato in quanto tale (cioè in quanto imposto), e non per il suo contenuto. Vale a dire: cinquant’anni fa venivano prescritti determinati cliché di femminilità, oggi ne vengono prescritti altri (parzialmente) diversi; ma il punto è che sempre d’imposizione si tratta, o no?
@ Paolo 1984:
quello che tu dici è fondamentale per comprendere come le dinamiche della formazione dell’immaginario (se lo vogliamo chiamare così) nella società di massa non rispondano *in nessun caso* alla semplificazione che riduce prodotti culturali diversi a “un contenuto” che si trasmetterebbe nelle menti dei soggetti fino a diventare egemone.
@ Salvatore: no. Dovresti provare a dimostrarmi che un oggetto estetico può essere prescrittivo. E sarebbe, diciamo così, oltrmodo difficile. Al massimo (al massimo) può essere persuasivo.
@ Simone: per te o per me i modelli di femminilità proposti da Ricci possono essere solo un oggetto estetico. Constato che alcune donne li considerano invece dei cliché perniciosamente prescrittivi. Sono reduce dalla lettura in sequenza di “Dalla parte delle bambine” (Gianini Belotti) e “Ancora dalla parte delle bambine” (Lipperini), ai quali testi rinvio per ulteriori ragguagli.
@Paolo 1984: il termine che ho usato era volutamente dispregiativo perchè secondo me un uomo che finisce in questo brodo e decide di rimanerci anche quando ha gli strumenti critici per guardarlo dall’esterno, è uno che si rifugia in un mondo di favole. Che sceglie di rimanere nel lettino anche quando i piedi gli spuntano fuori da un pezzo. Sì, era riferito anche a te.
@Wu Ming 4: secondo me il più grande traguardo che il nemico ha raggiunto è stato riuscire a rendere endemica una strana forma di follia, che impedisce alle persone di ragionare ed agire per il loro meglio (ci metto anche me stessa nel mezzo, per carità). Per questo dico che ci vuole una bella psicoterapia di massa 🙂 Non so proprio che altro pensare.
quel “morale” come appiglio per criticare la critica ha l’aria di essere un filo sottile che sta per spezzarsi.
“Ditemi una giornalista poco carina (neanche brutta) che conduce un tg.”
Fammi il nome di un giornalista obeso o solo un po’ sovrappeso o col naso adunco che conduce un TG. Bruno Vespa è brutto, ma i TG non li fa più, Costanzo non credo li abbia mai fatti. uno/a che deve comparire all’ora di pranzo o di cena e dare notizie spesso brutte…se è brutto anche lui/lei è un problema…o almeno viene considerato tale. L’aspetto fisico per chi conduce un TG ha la sua importanza e non da oggi, mi viene in mente Alberto Sordi che interpretava l’aspirante anchorman rai Guglielmo il Dentone nell’episodio de I complessi, film del 1965.
Possiamo certo criticare questi aspetti e il film li prendeva in giro, per l’appunto, mostrando i tentativi della commissione RAI di eliminare quel candidato assolutamente competente ma con dei denti enormi, ma valgono per entrambi i generi.
@adrianaa
molto bene, fatti la tua psicoterapia (anche se sembri una convinta di aver capito tutto della vita) io me ne rimango nel mio mondo di favole. Questo “maschietto” non ha più nulla da dirti e toglie il disturbo.
@ Adrianaaaa
E chi psicoterapizza gli psicoterapeuti? Occhio che quelli finirebbero per avere tutto il potere… E sarebbe pure peggio di lasciarlo a quelli che pretendono di sterilizzare la critica, separandola dalla sua componente materiale (anche se a loro piace confonderla con la “morale”). Questi al potere ci stanno già e hanno parecchi palidini indefessi.
appunto paolo! si critica il varietà della tv commerciale senza vedere che in realtà le telegiornaliste e i telegiornalisti vengono scelti con criteri estetici. parafrasando la lipperini non è un paese per vecchie/i e brutte/i e non è colpa del drive in. vorrei che si chiedesse ai direttori perché scelgono belle giornaliste, loro risponderanno perché sono brave, e non è vero. ecco che ritornano le copertine dell’espresso e panorama con le donne nude che vendevano di più. e se mi dite ma oggi non lo fanno più, va bene ma aprite una rivista femminile, ci sono donne normali? ci sono pubblicità con strafighe, servizi di moda con donne irragiungibili, interviste ad attrici del cinema giovani belle e felici. a loro però non si contesta il fatto che non rappresentano anche un altro tipo di donna. magari affrontano problemi seri (anche la tv lo fa) ma non vedi la foto di una donna esteticamente normale. scrivono tittoloni sulla modella francese anoressica morta di recente e poi usano modelle che di sano hanno solo il trucco.
@Paolo1984
Gianfranco Bianco
TG Piemonte… uno spettacolo… un po’ tutta la redazione a dire il vero, ma sono competenti.
giovanni: ma certo che si contesta anche alle riviste. Infatti qualcuna ha iniziato a pubblicare (anche) foto meno irreali, e a fare un minimo di autocritica. Ora sto partendo ma posso documentare, se richiesto.
Ho visto la puntata con un gruppo di amiche. Non capisco la polemica. Drive in mi piace
[SPOILER: È un commento lungo, assertivo e poco tollerante. E alcuni passaggi logici sono lasciati all’intuizione del lettore. Se cominciate a leggere, siete avvisati]
Dal momento che non avrei cose nuove da dire rispetto a questo testo, copio-incollo da una cosa che ho già scritto. Il “lei”, per chi fosse interessato, è indirizzato al ministro Gelmini, ma è ovviamente intercambiabile. Perché lo posto qui? Perché è ciò che ho da dire su come un craxiano come Ricci ha contribuito al trionfo del craxismo, cioè dell’ideologia dominante dagli anni Ottanta ad oggi. Un’ideologia che consentì a molti pentiti che non avevano da pentirsi (perché sfuggiti alle maglie della giustizia, o perché non avevano da confessare che parole-parole-parole) di praticare un’altra forma di pentimento, diventando craxiani (socialisti no, per me è ancora una parole seria). In Francia questi pentiti si riempivano la bocca con un lessico pseudo foucaultiano o neoderiddiano, per la gioia di una matita feroce come Lauzier. In Italia questo lessico giustificatorio sta arrivando con trent’anni di ritardo, ma tant’è. Non sprecate un commento per chiedere cose del tipo: allora secondo te chi apprezza Drive In è un craxiano?, perché la risposta è: SI.
«In questi quarant’anni nei quali lei vede l’ombra lunghissima del Sessantotto, è successo invece l’esatto contrario di quello che il Sessantotto aveva cercato di costruire: ci è stato insegnato che le parole servono per litigare, non per intendersi. In questi quarant’anni è stata messa all’opera ogni sorta di strategia retorica, comunicativa, discorsiva per avvelenare la capacità di giudizio, la stessa facoltà di ragionare di una nazione. Basta pensare alla televisione: alla sostituzione dell’informazione e dell’inchiesta con la telerissa, dei programmi educativi con programmi soft-porno; i cosiddetti reality educano a «nominare», cioè a discriminare ed escludere, e insegnano che l’unico modo per stare insieme è in una classifica nella quale uno vince, e gli altri perdono; i quiz educano a considerare la cultura come una domanda elementare la cui risposta è solo Sì/No; il culto di santi miracolosi, la moltiplicazione delle madonne piangenti, l’orgia di misteri ed eventi inspiegabili si abbatte come l’onda di un maremoto sullo spettatore, persuaso a una fede nell’irrazionale che contrasta con l’idea che cultura e intelligenza rendano l’uomo libero perché autonomo.
Questa proliferazione di discorsi, di comportamenti, di strategie persuasive ha minato alla base la capacità di autonomia, di ragione, di coesione della società italiana. Ha favorito la nascita di una generazione di individui passivi, pavidi e paurosi; uomini e donne che si percepiscono impotenti e affidano le proprie sorti ai miracoli, poco importa se politici o religiosi. Ha sostituito l’etica con i gratta-e-vinci, la verifica dei fatti con la cieca fiducia.
È persino ammirevole il modo in cui le parole si siano poco a poco trasformate in pratiche, come abbiano dapprima insensibilmente, poi con sempre maggiore evidenza modificato l’ordine delle cose. L’ordine di questi discorsi è coerente con l’ordine delle cose che si è imposto dagli anni Ottanta: cinismo, arrivismo, individualismo, ignoranza.
Siamo arrivati alla glorificazione di un manigoldo che, prima ancora di incassare tangenti, ha rubato gli ideali e i valori di un secolo: che ha tradito milioni di uomini e donne – a partire dai miei genitori – che credevano nell’uguaglianza, nella giustizia, nella libertà. Un manigoldo che aveva una parte del muscolo cardiaco necrotizzata: probabilmente la sede della coscienza morale e dei valori etici. Oggi gli si dedicano strade, forse domani qualche scuola: un Liceo Bettino Craxi prenderà il posto delle scuole intitolate a Sandro Pertini.»
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