Non solo le storie d’amore sono storie di fantasmi, tutte le storie lo sono, anche se non ce ne accorgiamo. Siamo noi che li evochiamo ogni volta che scriviamo, parliamo, proviamo a interagire fra noi. Male, da ultimo. Molto male, almeno in occasioni visibili, perché ormai quel che conta è esattamente questo. Essere visti.
E allora in questo lunedì romano così caldo, così immobile, decido di cominciare la settimana con un fantasma, quello di Euridice. Viene da una poesia, La moglie del mondo, di Carol Ann Duffy (Le Lettere, Firenze 2002, traduzione di Giorgia Sensi Graziani e Andrea Sirotti). Le poesie, spesso, parlano meglio della prosa, e sicuramente delle cronache, e ancor più sicuramente dei social.
Buon lunedì.
“Quanto talento hanno i morti.
I vivi camminano ai bordi di un vasto lago
vicino al silenzio saggio, sommerso, dei morti.”