In un’altra galassia non troppo lontana prosegue la discussione sul Premio Strega. Avendo detto quanto avevo da dire, proseguo qui la discussione sulla fantascienza. Oggi interviene, e lo ringrazio, Christian Caliandro, storico, critico d’arte contemporanea e curatore, nonché autore di diversi interventi sulla fantascienza medesima su Doppiozero, Minima&Moralia, Artribune.
“La fantascienza non è predittiva in senso letterale – e non potrebbe del resto esserlo, neanche volendo. Ma la migliore lo è in senso più sottile, più perturbante, più interessante, e giunge a cogliere aspetti dell’immaginario collettivo che solo dopo diventeranno centrali. Nel rileggere per esempio oggi La falce dei cieli (1971) di Ursula K. LeGuin, i sogni terribilmente “efficaci” di George Orr non risultano sinistramente familiari in un modo nuovo?”
“Del resto, la diffidenza nei confronti della capacità ‘realistica’ della fantascienza nel nostro Paese ha radici lontane e profonde, e altri ne stanno parlando  su queste stesse pagine. Basterebbe in questo senso ricordare almeno il rifiuto opposto da Italo Calvino e in generale dal mondo letterario italiano dell’epoca a uno scrittore come Guido Morselli (uno dei pochissimi ad aver frequentato in maniera assidua il genere), o ancora il rifiuto del Signore degli Anelli da parte di Mondadori già negli anni Cinquanta (“un lavoro di questo tipo non può interessare un gran numero di lettori italiani”) fino al parere lapidario su Tolkien di Elio Vittorini, allora direttore della collana Nuovi scrittori stranieri: “il successo del tentativo avrebbe richiesto la forza di un vero e proprio genio (che Tolkien dà prova di non essere) e la convalida di un’attualità (cioè che il libro implicasse la metafora di qualche attualità), ma ciò non si verifica affatto”.
Eppure, per esempio, Valerio Evangelisti ha compiuto nella sua vita un lavoro intenso, profondo e ampio per aggiornare questo quadro che per molti versi sembra essere rimasto tale e quale, con minime variazioni, e negli ultimi anni e decenni sono emerse nuove generazioni di scrittrici e scrittori impegnati a fare letteratura fantascientifica e fantastica che sta alla pari con quella prodotta in ambito anglosassone e in altri continenti, indagandone ed esplorandone le infinite possibilità”.