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Vent’anni fa, nel libro Un terribile amore per la guerra, lo psicoanalista e filosofo James Hillman citò una scena di Patton, generale d’acciaio, vecchio film diretto da Franklin Schaffner. La scena è quella in cui Patton passeggia per il campo di battaglia dopo lo scontro, osserva i cadaveri, gli scheletri dei carri armati in fiamme e dice: “Come amo tutto questo. Che Dio mi aiuti, lo amo più della mia vita”. La guerra, sosteneva dunque Hillman, è insita nella dimensione umana, come il Male. Lo sappiamo. E sappiamo anche che a volte è molto comodo identificare un solo colpevole per pensare di aver vinto tutto il male esistente. 
In queste ore oscure, con la guerra che si espande riproponendosi come costante delle nostre vite e con gli uomini più potenti della terra che danno segni di squilibrio, qualcuno dice che squilibrio non è, bensì strategia. Può darsi, ma questo significherebbe che dovremmo preoccuparci ancora di più, perché l’elettorato di quegli uomini dà a sua volta segni di profondissimo squilibrio.
A volte gli scrittori e le scrittrici lo capiscono con anticipo.
Nel 2017, Stephen King scrive un articolo per the Guardian. E’ anzi, un esperimento narrativo: immagina un gruppo di elettori di Trump e li sottopone al siero della verità. Poi, li interroga sul motivo per cui hanno votato Trump.
Nove anni dopo, vale ancora.

«Terza trave!» ruggì Stillson. «Manderemo nello spa­zio tutto l’inquinamento! Dentro solidi sacchetti impermea­bili. Lo manderemo su Marte, su Giove e sugli anelli di Saturno! Avremo aria pulita, avremo acqua pulita, e le avremo entro sei mesi!»
La folla era al parossismo. Johnny vide nella calca parec­chia gente che quasi soffocava dal ridere, così come stava accadendo a Roger Chatsworth.
«Quarta trave! Avremo tutta la benzina e il petrolio che ci occorrono! Metteremo termine ai giochetti di quegli arabi e useremo le maniere forti! L’inverno prossimo, nel New Hamphire, non ci saranno più vecchi e vecchie ridotti in ghiaccioli, come l’inverno scorso!»
Altro compatto tuono d’applausi. L’inverno precedente una vecchia di Portsmouth era stata trovata morta assidera­ta nel suo appartamento al terzo piano in quanto, evidente­mente, l’azienda del gas le aveva tagliato i tubi per manca­to pagamento delle bollette.
«I muscoli per farlo li abbiamo, amici e concittadini, possiamo farcela. C’è qualcuno qui che ne dubita?»
«No!» fu la ruggente risposta della folla.

La zona morta, Stephen King, 1979

“Prima trave: buttare fuori i cialtroni” (applausi, applausi). “Volete sapere perché porto quest’elmetto, amici e concittadini? Ve lo dico, perché. Lo porto perché quando mi manderete a Washington, io passerò loro attraverso come quell’affare attraverso un canneto! Li spazzerò via esattamente così!” (segue simulazione di un toro che carica. Applausi, applausi). Le altre travi, per la cronaca, sono la messa al bando di chi “fornica” con “qualche pollastra che non sia sua moglie” (con i nostri soldi!), mandare la spazzatura nello spazio, usare le “maniere forti” con “quegli arabi” per avere tutta la benzina e petrolio che servono. E l’ultima trave? Facile: salsicciotti caldi “per ogni uomo, donna e bambino d’America! E quando avrete eletto Greg Stillson alla Camera, direte: Salsicciotto caldo! Finalmente c’è qualcuno che ci pensa!”.
La zona morta, la preveggenza, le elezioni americane.

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