Non è che a questa discussione partecipino solo autrici e autori e chi studia fantascienza. Partecipano anche scrittrici come Giuliana Zeppegno, che ha esordito nella narrativa nel 2022 con il romanzo La luce che pioveva (L’orma editore), mentre il suo secondo romanzo, L’indignata, è uscito nel 2024 per TerraRossa Edizioni. Nel cassetto ha un terzo romanzo, dal titolo provvisorio Dalla parte del torto , e alcuni racconti, tre dei quali sono stati pubblicati su Minima &Moralia. Ma la narrazione “non realista” fa più fatica a trovare casa (e su questo avrei valanghe di testimonianze). 
Ecco il suo intervento.
“Mentre i romanzi detti letterari, realistici o “reali”, vincono i premi e sono recensiti sui supplementi culturali ma di fatto hanno un bacino di lettori e lettrici sempre più ristretto, la letteratura pop fantasy, romantasy, distopica o ucronica sembra andare economicamente a gonfie vele, tra il pubblico adolescente e non solo, tenendo in piedi un settore diversamente prossimo al collasso.
Ora la domanda è: per quale motivo l’editoria che si vuole letteraria snobba l’immenso campo di possibilità espressive racchiuse tra le pieghe del gotico, del fantastico, del surreale, della fantascienza, del fantasy? “Perché non venderebbe tra i lettori e le lettrici forti”, dice. Ma è proprio così? Sarebbe interessante capire se idee come questa hanno basi solide o non sono invece profezie che si autoavverano, come l’anatema sui racconti e tanti altri.”
“Il riconoscimento è una funzione cruciale nella letteratura, ma non è l’unica: un’altra è la sua capacità di creare ALTERITÀ, qualcosa che appunto caratterizza spiccatamente la fiction non realistica: la crepa che il fantastico apre nel mondo reale, il perturbante che penetra in ciò che è familiare rendendocelo estraneo, i mondi edificati quasi da zero del fantasy, l’immaginazione sociale di tanta fantascienza… 
Queste letterature, in tutte le loro ibridazioni, ci mettono di fronte a esseri e mondi altri; nel farlo distorcono l’io, lo destabilizzano, ne relativizzano la centralità e l’importanza, e spesso inscenano vari gradi di un “noi” a cui molta letteratura realistica mainstream ci ha disabituati.”