TECNICHE DI ROVESCIAMENTO

Nel judo, sono diverse: abitualmente, designano il contrattacco successivo alla difesa. Una difesa mascherata da attacco, con il tentativo di gettare a terra e nell’angolo l’avversario, è quella di Antonio Ricci, visibile nella puntata di Matrix di ieri sera.
Da qualche tempo, come già detto in questo blog, Ricci tenta un’operazione insieme astuta e perversa, che è quella che caratterizza tutta la sua carriera: servire l’esistente fingendo di criticarlo. Essere, al tempo stesso, “dalla parte dei buoni” (parole sue, al telefono con la sottoscritta), vendicarsi del più piccolo torto subito restituendo, come si suol dire, brigante e mezzo al brigante singolo, e fare gli interessi del datore di lavoro. Un bel gioco di prestigio: di questo gli va dato atto.
Dunque, da diverse settimane, coloro che si sono occupati di questione femminile ricevono nella propria casella di posta le mail dell’ufficio stampa di Striscia la notizia con i video che documentano come i cattivi, coloro che non rispettano le donne, coloro che fanno uso del corpo femminile, siano sempre gli altri. Le Barbie, la moda, i fotografi, i pubblicitari, i quotidiani, Renzo Arbore, la Rai tutta. Il gruppo Espresso.
Difficilmente Mediaset. Mai Antonio Ricci, di cui gli esegeti tessono le lodi unitamente a quelle delle innocenti veline. “Innocenti” è l’aggettivo usato da Ricci al telefono e ribadito ossessivamente da Gianluca Nicoletti nella puntata di ieri.
A cui arrivo subito.
Prima, vorrei ricordarvi che da altri paesi partono esattamente dal punto che Ricci e compagni difendono: le Veline.
Qui, un frammento di Videocracy di Erik Gandini.
Se andate alla voce di Wikipedia che ho linkato, noterete che il metodo Ricci è stato già applicato proprio con questo film: cercare di evidenziare i punti che, a detta di Ricci, indeboliscono le accuse, cercando di ingigantirli per oscurare il resto. Gandini ha detto che Spogliamoci insieme costituisce la nascita delle televisioni berlusconiane? Con certosina pignoleria, i Ricci-boys compulsano archivi e confrontano date e smentiscono, ignorando il senso reale della frase di Gandini.
Veniamo alla puntata di ieri.
Che si è aperta con un video che tenta un doppio rovesciamento: nei confronti di Lorella Zanardo e del suo documentario, e nei confronti del quotidiano più ostile a quel Presidente del Consiglio da cui Ricci sostiene di essere indipendente.
Il video si chiama Il corpo delle donne 2: lo trovate qui. Come dice la scritta finale, il 98% delle citazioni è tratto dal documentario di Lorella Zanardo, il 100% da immagini del gruppo editoriale L’Espresso. In altre parole: il fuori campo di Lorella, e la sua stessa faccia, sono utilizzati (senza averla avvertita, senza averla invitata in studio, forti del fatto che un’eventuale azione legale si troverà di fronte la corazzata di Mediaset e che qualsiasi reazione verrà sputtanata a suon di cachinni da Ezio Greggio davanti a nove milioni di spettatori) a commento di altri corpi nudi ed esposti.
Quelli della pubblicità, della moda, degli articoli su Miss Italia, dei filmati postati on line. Qual è la mossa di Ricci? Semplicissima: così fan tutti. Se sul sito di Repubblica si trovano le immagini delle concorrenti di Miss Italia (MINORENNI! ribadiva la voce fuori campo: non quella di Lorella, ma un’altra lettrice che tentava di farle il verso, senza parere) significa che chiunque va assolto.  Significa che le donne sbagliano bersaglio: non il velinismo, non gli autori che hanno creato le Veline, ma tutto il resto.
Ora. Che quel “tutto il resto” ci sia, in pubblicità e on line, su tutte le pubblicità, su tutti i quoitidiani di questo paese, non solo è vero, ma non è stato mai negato: anzi, quando si parla di immaginario che propone un unico modello femminile, si parla di un immaginario che comprende tutto, e da cui difficilmente ci si sottrae. Giornali, pubblicità, rete. Lo abbiamo sempre detto e ribadito.
Dunque,  il montaggio dei video, che va a spulciare pagina dopo pagina,  inserzione dopo inserzione, vuole dimostrare, con la stessa tecnica dei quotidiani d’assalto come Libero e Il Giornale, che se il mondo va così, non è colpa di Antonio Ricci. E’ il mercato, bellezza, cosa volete da noi?
Su Facebook, Annamaria Testa ha commentato a caldo: “La tesi di fondo è che non la televisione, ma tutti i media, sfruttano il corpo delle donne. E’ una tecnica retorica consolidata: ribaltare sull’avversario, sfruttando le sue stesse accuse. Operazione abile, e da trattare con le pinze”. Verissimo.
Ma c’è un punto debole. Inconsapevolmente, è una pubblicitaria incazzata, che commenta, sempre su Facebook questo post, a evidenziarlo:
“Gridiamo al mondo che quello che noi facciamo è lo specchio della società in cui viviamo”
Questo è quello che racconta anche Ricci. Questa è la difesa dei pubblicitari. La stessa difesa venne utilizzata dalla direttrice di un magazine per adolescenti dove si spiegava alle medesime come si fa una fellatio (“lo fanno tutti”). Questa plumbea cornice ci ha inchiodato per anni all’impossibilità di ogni  reazione. Ma c’è un fatto: se scende in campo la macchina del fango di Mediaset, in questi termini, significa che le cose stanno cambiando. Se Ricci sente il bisogno di usare lo slogan “Se non ora quando?” con mefistofelico disprezzo, a fianco di una pubblicità apparsa su Repubblica, significa che comincia a intuire che il quando è ora.
Non finisce qui. Naturalmente.

124 pensieri su “TECNICHE DI ROVESCIAMENTO

  1. “Gridiamo al mondo che quello che noi facciamo è lo specchio della società in cui viviamo”
    E nessuno lo nega. Resta da capire chi ha propagandato questo tipo di societa’ fino a farla apparire come il migliore dei mondi possibili. E si torna alla radice del problema che accomuna moltissimi responsabili, ivi comprese le assurde copertine dell’Espresso di qualche anno fa che furono il motivo per cui smisi di comprare il giornale. Donne discinte, per qualsiasi argomento. L’Espresso poi e’ cambiato, altri no. Le ragazze del Periscopio di Panorama restano le piu’ linkate del sito.

  2. E quindi, ora che si fa?
    Ho mandato un mail a Repubblica dicendo che trovavo ipocrita affiancare alla campagna “sono donna e dico basta” foto di tette e culi. Ho aderito all’eventon facebook creato da Giorgia Vezzoli e ho diffuso il video di Renata Scognamiglio.
    Ho litigato con colleghi (maschi) i quali sostenevano che la gravità era “le prostitute in Parlamento”, che l’obiettivo era “abbattere Berluconi”, e che l manifestazione del 13 era essenzialmente “contro Berluconi”, quindi avrei fatto meglio a “non indebolire i miei alleati (Repubblica)” e a scegliere le battaglie più urgenti.
    Adesso mi sento complice di Ricci…
    Che frustrazione: so che la nostra battaglia è giusta, ma vedo che gli squali ne stanno approfittando.
    Ci sto pensando….ma credo che occorra scrivere altre lettere di protesta, per smascherare il loro trucco.
    Che nausea.
    P.S.: noto anche io che l’Espresso è cambiato, non ha più donne discinte in copertina e si è pure assottigliato.

  3. “E’ una tecnica retorica consolidata: ribaltare sull’avversario, sfruttando le sue stesse accuse” (mi viene in mente Cicerone, che però aveva più classe!)
    l’argomento è molto importante e questo post è necessario tanto più che tale tecnica retorica è infida: l’omologazione come argomentazione fa abboccare i sempliciotti.

  4. @ lalipperini
    E’ la linea difensiva con cui Craxi si difese in Parlamento: chi è senza peccato scagli la prima pietra, in quest’aula non c’è una forza politica che non si sia finanziata illecitamente, etc. etc. Oggi quella stessa retorica costituisce le fondamenta dei media di regime: siamo tutti marci, nessuno ha titoli per criticare gli altri, ognuno lotta e azzanna per se stesso contro tutti. Homo homini lupus. E’ il mercato, bellezza.
    Se tutto fa schifo, allora perché non stare con chi vince, nella cordata giusta (che è quello che Ricci & company hanno sempre fatto, appunto)? Perché non stare con chi ruba di più e meglio? Se l’immagine della donna è la stessa dovunque perché lamentarsi di un programma televisivo o di una pubblicità piuttosto che di un’altra? Mondo è e mondo sarà.
    Non mi viene in mente niente di più reazionario di questa visione delle cose. Niente di più funzionale a qualunque regime del passato, del presente o del futuro.
    E’ giusto che Ricci & company finiscano così, appiattiti sugli argomenti di Sallusti e Belpietro. Alla faccia di chi per trent’anni li ha considerati dei geniali innovatori, dei situazionisti della tv, e via semiologizzando. Detto questo, occorre stare attenti, perché è d’autunno che l’ape punge più facilmente, e le strategie di killeraggio mediatico non le ha inventate Feltri…

  5. E passare alla fase due?
    Un bello sciopero contro Mediaset per dire che il momento è questo davvero? Impegnandoci a convincere la nonna, lo zio e i cugini che per un giorno, due, una settimana, la tv può restare spenta? Parlando coi vicini di casa, con il panettiere, con le maestre dei figli?

  6. Ecco, stavo per dirlo io.
    Se da blog autorevoli e stracliccati come questo, più Carmilla e Giap partisse un testo breve che invita al boicottaggio, io lo riprodurrei immediatamente sul mio e credo che molti farebberoi altrettanto?
    Facciamo?

  7. @valter binaghi: Noi abbiamo cominciato a protestare già da tempo con mail bombing, videomessaggi, appelli e segnalazioni allo IAP che hanno quasi sempre avuto successo. Purtroppo se non sei una famiglia auditel il tuo spegnere la tv avrà un effetto limitato mentre il creare l’alternativa alla tv è certamente la strada giusta. Occorre pensare a nuove forme di protesta collettiva agendo a livello culturale, comunicativo ma anche a livello legislativo. E’ proprio la cosa di cui stiamo discutendo ora nei vari blog compreso quello della Zanardo. Il dibattito è aperto.

  8. Concordo totalmente.
    Quella di Ricci è una tecnica subdola ed estremamente efficace
    che irretisce tutti: uomini e donne.
    Di fronte al velinismo persino il fruitore straniero,
    altrimenti sconcertato di fronte all’uso che la TV italiana
    fà del corpo femminile, sorride.
    Perchè il velinismo di Striscia è ironico e citazionale.
    Ma questa ironia è appunto una trappola ben architettata
    per riproporre lo stesso identico modello,
    fingendo di distaccarsene.
    E per questo è ancora più pericolosa e subdola!
    E’ tuttavia difficile trovare un modo di argomentare
    che non faccia il gioco dell’avversario:
    lasciarsi strappare un sorriso dal velinismo
    è fare il suo gioco.
    Ma anche fare quelli estremamente scandalizzati dalle sue implicazioni
    è un atteggiamento facilmente manipolabile:
    perchè ti fan facilmente passare per moralista, ipocrita e bacchettone.
    Tuo malgrado.
    Come al solito la complessità e le sfumature
    son difficilmente comunicabili.
    Suggerimenti per uscirne?

  9. Mi sono imbattuta casualmente nel filmato, eppure subito mi ha disorientato. Perchè? Non mi sembrava una continuazione del lavoro della Zanardo. La voce era simile, ma i contenuti erano assolutamente diversi, mi sembrava un doppione venuto male.
    1. Parlava solo del corpo, denudato, esposto, ma solo del corpo, senza nulla aggiungere alle altre forme di svilimento operate sulla donna (descritta incompetente, oca, solo emotiva, disinformata, tutto quello che le veline di Ricci hanno dimostrato al di là del farsi corpo oggetto)
    2. L’ossessiva proposizione dei corpi nudi e dei particolari anatomici (non ultima la lunga clip cinematografica con donna nuda a carponi), che denotavano un “faccio vedere per spiegare, ma intanto faccio vedere che è bello”.
    3. Incolpavano l’Espresso per pubblicità o articoli redazionali, arrivando addirittura ad addebitargli la perversione presente nel concorso di Miss Italia.
    Ma alla fine almeno per un’altra sera si è parlato di emancipazione della donna da corpo a essere pensante, vediamo il lato positivo.

  10. voglio dire una cosetta sulla pubblicità che “è lo specchio della società in cui viviamo”…in cui vive chi?
    chi di voi donne parla con la polvere? chi di voi donne vede i mastro lindi o le anatre nel wc? chi di voi sceglie un modello di macchina in base al bikini che indossa la modella di turno spalmata sul cofano? chi sceglie una tariffa telefonica per le battute volgari (e diciamolo) di de sica? quale donna al primo giorno di mestruazione decide di mettersi un pantalone bianco attillato e poi si guarda preoccupata il culo sperando non ci siano macchie? potrei continuare all’infinito…
    e poi sarà stata anche una battuta quella della mussolina ma non vi siete stancati di vedere tutte ste donne nude? lo sapete come siamo fatte sempre allo stesso modo sempre con tette e culo
    adesso basta!
    p.s. ma perchè non hanno invitato la zanardo?

  11. io ho trovato particolarmente pericolosa la seconda parte del programma, dove (con l’aiuto del collage video di Rondolino, rivoltante quanto fu quello di Nicoletti nella puntata su Drive in) si è portato il discorso sul solito fuorviante binario della “libera scelta frutto dell’emancipazione”, scaricando così le colpe dalla “stampa progressista” direttamente sulle donne.
    E cercando di fomentare la presunta divisione tra donne, col delirio di Nicoletti che accusava Zanardo di “aver messo alla berlina” le sue simili mostrandole nel documentario…

  12. Ma non è casuale che Rondolino fosse registrato, suppongo. Non è casuale che Vinci si sia trasformato da conduttore in interlocutore. Nulla è stato casuale in quella puntata, incluso il mancato invito, anzi, la mancata informazione a Lorella Zanardo su cosa sarebbe stato fatto.
    Che fare? Intanto, diffondere l’informazione corretta: molte persone hanno pensato che quel filmato fosse di Lorella, per esempio. Molte persone pensano (fatevi un giro in rete) che davvero Striscia e Mediaset abbiano sposato la causa della questione femminile.
    Riposizionare la faccenda è il primo punto.
    Quindi, studiare una strategia di rete, condivisa. La rete è il punto debole dei televisivi, ancora oggi.

  13. in parte è vero. è inutile nascondersi. lo sfruttamento della donna è bipartisan. l’opposizione in questo caso è uomo/donna non destra/sinistra. e che la sinistra abbia dei problemi con il propio fallo è arcinoto da sempre.
    Quello che Ricci & C. cercano di nascondere è altro, però. Loro hanno reso possibile il passo successo. l’accesso al next level. Hanno reso lo sfruttamento dell’immagine della donna “popolare”, hanno permesso che il mondo delle “veline” delle show girl che una volta era una elite sia divenuto alla portata di chiunque. hanno applicato la logica dell'”uomo delle stelle” su scala industriale.
    è li il crimine. non si tratta dello sfruttamento dell’immagine della donna e dei modelli fallocentrici proposti e basta ma dell loro sfruttamento industriale, della loro riproducibilità in serie a scapito di qualsiasi qualità.
    La stessa industrializzazione si è impadronita del lato dell’offerta. Le showgril che una volta avevano accesso allo star system lo dovevano al corpo che madre natura aveva concesso loro.
    Oggi, anche quello è “acquistabile”. Seni e glutei a catalogo abbondano a buon mercato e sono la porta di accesso al supermarket dell’umanità. La Stessa Sara Tommasi, decantata Bocconiana, che con scientifica erudizione ha applicato a se stessa questa logica di marketing lo ha messo nero su bianco più volte.
    Questa è la tragica semplificazione. La cultura la fanno oggi, venticinquenni disinibite e senza la minima percezioione del sè

  14. Ricci mi è “caduto dal cuore” da parecchio tempo ormai..
    Matrix e il suo conduttore non sono degni nemmeno dei commenti negativi.
    L’indignazione dei pubblicitari poi è bellissima..sono anni che cerco di spiegarmi cosa accomuni una donna semi nuda alla pasta al sugo…
    Ma sono io che sicuramente sono limitato..

  15. Mi riallaccio ai commenti di laura a. e di Loredana, che condivido completamente. C’è una differenza fondamentale, che io ho colto, ma che secondo me a troppi/e non risulterà così chiara: che nel video di Ricci c’è tanta misoginia, contro Lorella, ovviamente, ma anche contro tutte le donne. Nel documentario di Lorella no. E’ una differenza fondamentale.

  16. @loredana io credo che l’intento fosse proprio quello, mischiare le carte, creare confusione, sfruttando il nome di Lorella e del video, e purtroppo, grazie alla potenza mediatica e alla popolarità di cui godono, penso che ci siano riusciti.
    sono d’accordo con te bisogna fare chiarezza prima possibile, con ogni mezzo possibile, dire con poche semplici frasi che:
    1 a ricci della questione femminile non importa nulla (io non ho mai visto striscia, so che è molto apprezzata per i servizi sulla difesa degli animali, ma nessuno mi ha mai parlato di servizi in difesa di lavoratrici, se sbaglio correggetemi ok)
    2 essere schiave sorridenti, consapevoli e ben pagate non è essere emancipate
    3 la libertà sessuale non è una merce di scambio con il potere ne una scorciatoia per arrivare ad avere fama o potere (a chi dirà che il divano del produttore è sempre esistito e non è colpa di berlusconi, dirò che non mi interessa chi ha il copyright di questa prassi m’interessa farla finire)
    4 nessuno è contro il nudo di per se, nessuno è bigotto. l’utilizzo del corpo femminile nudo per veicolare messaggi pubblicitari che nulla hanno a che vedere con la donna, con la dignità o con l’arte, questo si ci scandalizza. un po’ di fantasia amici pubblicitari suvvia
    5 il mercato è fatto da uomini e da donne, invece di rispecchiare la società in cui viviamo, senza porci domande o remore di nessun tipo, perché non adoperarsi per creare un mondo e un mercato migliore di quelli che abbiamo ora.
    perdonami se sono stata come dice qui qualcuno molto “taglio con l’accetta” ma lo schifo che ho provato ieri sera dopo 5 minuti di matrix offusca ancora la mia testa:)

  17. Quello che mi spaventa è l’immobilismo a cui vogliono costringere qualunque essere pensante, la ‘coerenza’ dell’esperienza surgelata. L’assenza di qualunque dinamismo, di una evoluzione. Pensarla così significa non avere un progetto, non vedere il minimo spostamento o dialettica nella storia. Ecco, c’è proprio necessità di una vera controinformazione puntuale. E’ un periodo di raffinata confusione, ma come si sta ragionando qui si dovrebbe poter ragionare altrove…le testate in questione (Repubblica ad esempio) si sentono coinvolte?

  18. Purtroppo, come dice Fabio, qualcosa di vero c’e’: lo sfruttamento della donna e’ bipartisan.
    Anche le peggiori manovre, i peggiori razzismi e rivoltamenti di frittata, poggiano sempre su qualche dato vero. Che a volte per coda di paglia, a volte per un malinteso perbenismo ipocrita non si vuol ammettere, e che si trasforma in debolezza.
    Quando Castelli ha mostrato ad Annozero un sedere femminile che pubblicizzava l’Unita’, la tecnica del cosi’ fan tutti sara’ anche stata scoperta e furbetta, ma il dato esisteva.
    E’ la debolezza intrinseca di chi dovrebbe opporsi, a rafforzare le tecniche dialettiche e la protervia di questi moderni sofisti.
    Insomma, spesso chi dovrebbe scagliare la prima pietra non e’ proprio senza peccato, e questo nel polverone generale finisce per danneggiare anche coloro che lottano e sostengono le proprie ragioni in buona fede e coerenza.
    Il sistema Italia di quest’ultimo ventennio si basa tutto su questo.
    Per quanto riguarda il discorso citato nell’articolo, la strada da fare per farsi capire e riconoscere e’ lunga.
    Persino una persona, da non mitizzare certo, ma in generale molto attento quale Travaglio ad Annozero ha sostenuto che le donnine del Drive In erano ironiche come le ragazze coccode’ di Arbore.
    Gli ho scritto sul Fatto Quotidiano per evidenziare come non fossi d’accordo e spiegarne le ragioni.
    Mi ha risposto in sostanza che rispetta la mia idea ma rimane della sua.

  19. Mi permetto di postare qui il mio parere di pubblicitaria in risposta a un pubblicitario che mi interpellava. Vedo che lo hai appena letto sulla mia pagina fb.
    “Il mio parere in generale è che siamo responsabili esattamente come tutti i produttori di contenuti: giornalisti, fotografi, autori di programmi, registi. La differenza – mi dicono citata ieri in trasmissione proprio da Paola Concia- è che la pubblicità si è data un codice e un Giurì che interviene alla prima segnalazione. Questo non succede ai produttori di contenuti televisivi: le segnalazioni del Codacons non se le fila nessuno, nonostante ci siano delle precise direttive europee delle Pari Opportunità contro il sessismo in tv. Negli altri paesi esistono delle Authority efficientissime per far sì che queste direttive europee vengano rispettate A PRIORI, non a posteriori. E’ una questione di cultura del rispetto che non è di queste terre: all’estero nessuno si permetterebbe mai di usare foto che simulino stupri di gruppo, o ammicchino alla prostituzione, per nessun cliente. Io credo che sia anche la cultura, la sensibilità ma soprattutto l’assunzione di responsabilità del singolo professionista che può farci uscire dagli stereotipi sessisti, indiscutibilmente presenti in pubblicità, spesso per pigrizia. Se io approvo uno script mediocre di commedia all’italiana un po’ pecoreccia sono colpevole, anche se so che piacerà al cliente. E’ una cosa che richiede una attenzione continua e non banale: vigilare sulle proprie pigrizie e scorciatoie mentali è faticoso, lo è stato a volte anche per me.”>>
    Un commento sul programma non posso farlo, perché non l’ho visto, ma mi basta il comunicato stampa ipocrita che lo anticipava. Capolavoro del ribaltar frittate: “Alessio Vinci in studio condurra’ il dibattito con ospiti Alessandra Mussolini, Ritanna Armeni, Paola Concia, Gianluca Nicoletti e Gabriella Germani: si cerchera’ di capire se e’ realmente la tv che sfrutta il corpo femminile o piuttosto, come cerchera’ di dimostrare Matrix grazie ad un esclusiva inchiesta realizzata dalla redazione di Striscia la notizia, se sono le nefandezze della pubblicita’ e di altri servizi che compaiono sulla carta stampata a togliere dignita’ al corpo delle donne. ”
    Trovo comunque assurdo che non abbiano invitato pubblicitari in studio, a spiegare che dietro i pubblicitari e insieme ai pubblicitari la responsabilità va data anche ai committenti, alle aziende che danno input precisi sul tono il linguaggio il contenuto della comunicazione che firmano. Peraltro, un’agenzia di pubblicità consapevole contemporanea e corretta è deontologicamente tenuta a spiegare al committente quali conseguenze negative per l’azienda possono esserci nell’associare la propria storia e immagine di marca a contenuti sessisti.

  20. altro pericolo: buttare tutto nel calderone per intorbidare le acque favorisce l’errata percezione che qualsiasi messaggio che parli di corpo e sessualità è equivalente e interscambiabile: si ammazza così ogni discernimento nella critica dei segni e dei messaggi mediatici e la conseguenza sarà una reazione di censura generalizzata e – quella sì – bacchettona, che condannerà il nudo per se stesso e non per quello che gli si fa significare…

  21. Da sempre il premier afferma che le sue televisioni sono contro di lui perché c’è striscia, ci sono le iene e via dicendo…è un trucco vecchio quanto il mondo. L’operazione retorica per la quale l’emancipazione della donna ha condotto a questi risultati è poi aberrante. Purtroppo però il mondo è andato in una certa direzione e non bisogna impostare lo scontro sulla dicotomia puristi/sporcaccioni perché sarebbe riduttivo nonché il loro gioco. Piuttosto direi pluralità/unicità della visione della donna (come di ogni altro aspetto della vita); solo che per ottenere un risultato da dieci bisogna sempre sparare da cento, quindi le proposte più efficaci sono le più radicali.

  22. @laura a. esatto il rischio è altissimo, quante persone davanti ad un cartellone pubblicitario che sfrutta il nudo femminile si soffermano a cercare di capire? quante riflettono sui possibili altri modi di pubblicizzare un prodotto? quanti vanno alla ricerca dei significati? la passività e la pigrizia mentale con cui oramai ci facciamo rovesciare addosso qualsiasi cosa sono terrificanti.
    arricchire il bagaglio umano di significati e saperi, educare a riconoscere ed apprezzare la bellezza del corpo umano non usato come prodotto ma come veicolo di messaggi più elevati, penso ad esempio ai nudi di Robert Mapplethorpe, che non a caso sono sia femminili che maschili!!

  23. “altro pericolo: buttare tutto nel calderone per intorbidare le acque favorisce l’errata percezione che qualsiasi messaggio che parli di corpo e sessualità è equivalente e interscambiabile: si ammazza così ogni discernimento nella critica dei segni e dei messaggi mediatici e la conseguenza sarà una reazione di censura generalizzata e – quella sì – bacchettona, che condannerà il nudo per se stesso e non per quello che gli si fa significare” laura a.
    Totalmente d’accordo con te, laura e mi piacerebbe sapere cosa pensa Simone Regazzoni del “Corpo delle donne 2” che se la prende col burlesque col Misex e con le lap dancers buttando tutto nella stessa pentola. A me pare un modo parecchio scorretto di procedere.
    Sul fatto che la pubblicità sia lo specchio della società in cui viviamo, dico che io lo nego e recisamente.
    Comunque mi ha colpito quella rivista per adolescenti che spiega come si fa una fellatio…devo dire che se la fanno a un ragazzo che a loro piace e che è disposto a ricambiare con un cunnilingus non ci vedo nulla di male. Certo io più che la fellatio, avrei pubblicato un articolo sul sessantanove che mi è sempre parsa una pratica erotica basata sul piacere reciproco mentre invece nella fellatio e nel cunnilingus gode solo uno dei due.

  24. @Luara: l’arte ci salverà. L’arte è ad oggi il mezzo più efficace per prendere una diversa rappresentazione dei corpi. E delle persone. Noi siamo partire con l’Operazione Poetry Attack, ma si possono usare tanti altri metodi.

  25. oltre al rovesciamento cioè anche la tecnica dello “spiazzamento” come porsi un falso problema.
    E’ colpa della TV o della carta Stampata? di chi fa TV o di chi fa pubblicità?, come se ci fosse ancora una differenza.
    come se non fossero ormai tutti attori della stessa filiera di media. come se la cross medialità fosse stata inventata ieri.
    porre una falsa alternativa per sviare il discorso su un inutile gioco delle parti

  26. ‘Così fan tutti’, non può essere una giustificazione per accettare l’uso del corpo delle donne in questo modo violento e indignitoso.
    Io che sono stata nel movimento femminista, mi ricordo delle battaglie, contro l’uso del corpo delle donne nella pubblicità, sui giornali, e in quel periodo, quando più forte era la nostra voce, anche in tv (che era piuttosto morigerata grazie ai bacchettoni), si tornò ad una immagine della donna ‘vera’, ‘reale’. Poi, all’improvviso, con il nostro lasciare le piazze, e la nascita delle tv private, si è tornati indietro, sono cominciate le trasmissioni ironiche di ‘Ricci’ e compagni, come il Drive in, che non ci facevano per niente ridere, ma guai a dirlo, per vent’anni siamo state tacciate di moralismo. Invece era solo l’intuizione di quello che sarebbe successo, l’invasione di nuovo dell’immaginario maschile più becero, ovunque. Sono contenta che dopo tanti anni le donne dicano di nuovo BASTA!, un po’ tardi, ma sempre meglio che mai.

  27. sono d’accordo con Giorgia, l’arte è una delle strade per salvarsi: e urge diffonderla, contrastando la settorialità e l’intellettualismo “di nicchia”. Divulgare, il più possibile!!
    sull'”aberrante operazione retorica” (cito corpo 10) che collega in malafede l’emancipazione femminile con i fenomeni in questione, chi la compie sono gli stessi che poi dicono “di che vi scandalizzate? la prostituzione (o il “sofà del produttore”) sono sempre esistiti”: appunto, dunque non si tratta di una libertà chiesta dall’emancipazione, ma di quella forse unica che storicamente alla donna non si è mai negata – quella di usare il proprio corpo come mezzo di potere.

  28. Dunque alcune osservazioni a random – ieri ho visto il video e parte della trasmissione – a un certo punto ho capitolato.
    1. Ho trovato molto scorretto che fosse utlizzata Zanardo per il video e ulteriormente scorretto non averla invitata in quella trasmissione – ma in caso per delle successive come ha dichiarato un po’ imnbarazzato il conduttore.
    2. Il gioco di Ricci mi pare chiaro, ma io non sono molto preoccupata – sono piuttosto contenta anzi. Il suo annaspare è talmente continuo – ma te telefona pure! ahò ma quant’è preocuppato allora? – da essere LUI il primo artefice della convergenza di interessi sulla sua trasmissione da parte della critica sulle donne. So mesi che ci diciamo che il problema non è solo mediaset, non è solo il berlusca, non è solo il singolo fenomeno. Io non ricordo se la criticai con un post o meno, perchè non ero d’accordo con la sua idea – come in genere non sono d’accordo con l’attaccare le riviste di moda – ma Lorella Zanardo sul suo blog non ha mica aspettato Ricci per criticare “D” di Repubblica. Una si concentra su Ricci perchè è indispettita dalla mancata assunzione di responsalbilità – ma oh se non capisce alla fine ce ne faremo una ragione.
    3. D’altra parte E’ VERO che il problema è ovunque, e nel documentario di Zanardo si citavano diversi momenti Rai. Per me è stato un piacere in trasmissione vedere alla prima tornata di interventi tutte le invitate di destra e di sinistra dire, ciao ciccio scopri l’acqua calda, ma alla fine che ce frega a noi DE TE. Si noi abbiamo un problema con la televisione. E ho trovato molto molto deludente la reazione di Ezio Mauro citata dal conduttore della trasmissione. Doveva andare, doveva prendersi la sua fetta di responsabilità e difendere le sue scelte – non dire quelle stronzate che competono con il linguaggio dei suoi interlocutori.
    4. Cioè ecco, non perdiamo di mira l’obbiettivo. Il nostro obbiettivo non è affossare Ricci, che è un mezzo – certamente tra i più potenti e cinici per me anche un tantino più imbecille di quanto comunemente viene con ossequio disegnato – di un’ideologia pervasiva. Noi ci occupiamo di Ricci per motivi contingenti, non perdiamo questo atteggiamento.
    5. Viceversa Ricci si occupa di donne per un altro motivo contingente – ossia fare la gara de cippe co Lerner – ma non gliene po’ fregà de meno. E’ in preda a una crisi di marketing cippico.
    6. Ma a noi invece queste reazioni servono. A noi serve che si rifletta sulla comunicazione che strumentalizza il sesso, serve che ci siano trasmissioni su questa cosa, perchè è il discorso culturale che cambia: io ho trovato la trasmissione di ieri utile – sentivo che (ahò se non se appisolavano) le persone potevano pensare. Perchè c’è questo scollamento tra la testa di Ricci e molte persone sia in trasmissione che a guardarla: Ricci dice che “siccome così fan tutti allora si”, ma l’altri “dicono è vero che così fan tutti! Non me ne ero accorto! Ora basta.”
    7. E credo anche un’altra cosa. Secondo me in un certo intento il video di Ricci ha fallito in pieno. Perchè ecco uno dei motivi di successo del video di Zanardo era proprio nel commento che creava un’assunzione di coscienza. Tenendo il commento molto forte, diciamo retorico, lo spettatore non vedeva mica una risposta satirica, vedeva un problema grave. E si sintonizzava sul problema grave. Se voleva banalizzare la questione non doveva usare le stesse parole de “il corpo delle donne” originale. Doveva stemperare in qualche modo – per me così ha fatto un autogol perchè l’attenzione sul problema non è scemata.

  29. Zauberei, sono d’accordo, quando dici ‘io ho trovato la trasmissione di ieri utile – sentivo che (ahò se non se appisolavano) le persone potevano pensare.’ Cioè l’attacco monolitico al video di Zanardo e alle testate ‘colpevoli’ vuole costringere a una logica che non avrebbe alternative, e invece la logica delle tecniche di rovesciamento a questo punto mostra delle crepe, in cui si può infilare la testa :-))

  30. ho avuto l’impressione che il messaggio del documentario di matrix fosse anche un altro e cioè un’esortazione alle giornaliste a non accettare che i giornali per cui scrivono si riempiano di immagini di un certo tipo. Per me quello che ha detto la rodotà: “si diceva ci paghiamo lo stipendio…” non giustifica la scelta di mettere una donna nuda in copertina. qualcuno ha fatto notare che l’espresso non lo fa più. io aggiungo per fortuna, anche se l’abitudine è ancora troppo diffusa. magari lo capiscono anche in tv.

  31. il post parte da un assunto di fondo deviante. La domanda più ovvia sarebbe: Perchè le donne permettono di essere sfruttate? Perché permettono che il loro corpo sia mercificato?

  32. per fortuna youtube segue un etica e un codice che regolamenta il nudo però non è così in tutta la rete, il video si vede sul sito di striscia ma poi c’è da dire che anche sul sito di repubblica ci sono ancora certe immagini o video dove ci sono nudi. dovrebbe esserci una regolamentazione ovunque.

  33. non mi interessa essere di parte, trovo che a volte la questione prende mille deviazioni, forse perchè è molto complessa, anzi lo è di sicuro. Però ho la sensazione che la macchina del fango spinga solo verso una direzione e cioè verso la televisione, perché anche se di dice che è un discorso genarale che vale anche per la stampa, per quest’ultima si cercano molte più giustificazioni. adesso il termine velina ha assunto solo ed esclusivamente un’accezione negativa, ma non lo è. lo diceva anche ieri la concia a matrix il lavoro nel mondo dello spettacolo per le donne è dignitosissimo, non demoniziamolo. Certe volte mi sembra che ci sia gente con i paraorecchie e non vuol intendere. gettiamo fango sulle veline

  34. Sono rimasta allibita: passava di tutto, anche le pubblicità, anche il backstage del calendario Pirelli ma sempre con il logo di Repubblica ben in vista, come se Repubblica facesse unicamente quello, spogliare le donne, senza considerare poi che spogliare una donnaper pubblicità è ben diverso che metterla in prima pagina col titolone Velina ingrata. Ha fatto bene Ezio Mauro a non andare: ha detto a Vinci che non poteva non riportarlo che lui fa un altro mestiere, il giornalista e non lo spalatore di fango….

  35. Quello che Striscia dice tramite la parodia di Beppe Grillo mi sembra solo una provocazione, da non intendersi alla lettera. Non voglio difenderli ma cosa c’entrano con Matrix? Loro mi sembrano più ipocriti ed incoerenti di loro!

  36. Avete visto cosa dice you tube sul programma Matrix? andate subito a leggerlo! Fa riflettere! Faceva venire veramente il voltastomaco!

  37. Non ho seguito tutta la puntata di Matrix dall’inizio perché non la reggevo. Comunque non appena ho capito che si parlava tanto di Ricci e di un suo documentario, sono andata a guardarlo sul suo sito (e non ho avuto voglia di guardare tutto neache quello!). Seguo saltuariamente il suo TG satirico e ho imparato a conoscere la personalità di Ricci (o almeno spero!). Il documentario vuole essere una provocazione in risposta al fatto che Lorella è una delle tante che lo chiamano in causa ma non ce l’ha con lei e non voleva violare la copyright. Lo avrebbe fatto con chiunque; per esempio lo ha fatto con Benigni e con il papa e gli avevano pure creduto. Ho anche voluto vedere alcuni stacchetti delle veline (mio malgrado!). Non sono balletti che vorrei vedere in TV ma non ci sono inquadrature ginecologiche né altre volgarità. Ho visto di peggio.

  38. Loredana,
    hai notato che “Il corpo delle donne 2” è stato rimosso da youtube?
    A dimostrazione del fatto che siamo sommerse da una concezione che è sia voyeuristica che bacchettona, santificante e violenta, del corpo della donna.

  39. Sono ancora più convinta anch’io, dopo il video postato da Giorgia, e dopo altri commenti, che in fondo davvero il lavoro di Ricci è stato utile.
    Unico dispiacere il trattamento poco simpatico e poco corretto con il mancato invito a Lorella (ma sì, certo che la inviteranno, e chi ne dubita, ma certo invitarla ieri faceva paura), la ricerca dell’effetto sorpresa per… per paura forse che le risposte troppo intelligenti delle donne potessero evidenziare ancor più di quanto non abbiano fatto la mancanza di novità, oltre che di studio approfondito dei vari blog? Certo Lorella sarebbe stata un po’ troppo preparata a mostrare i lati deboli del doc2, i tentativi (davvero mal riusciti, stavolta) di pervertire il messaggio del documentario, certo avrebbe potuto ringraziare Ricci di persona per averle evitato un sacco di tediosissimo lavoro e magari cogliere l’occasione per chiarire la differenza tra uno sguardo sessista e uno sguardo umano, tra un’operazione tutto sommato in linea con lo sguardo depresso, invidioso e deprimente di un vecchio che non si rassegna alla propria mortalità e uno sguardo capace di posarsi su chi sta dietro la macchina fotografica o la telecamera (e smascherarlo), anziché su chi viene resa oggetto – due volte, come ha notato un commentatore spagnolo sul blog di Lorella.

    L’unico problema me lo crea la sensazione che si debba lavorare di più sulla prontezza e l’acutezza delle risposte da dare, sulla linea del lavoro che sta facendo Giovanna Cosenza. Ma certo, a forza di mettere a nudo così bene le proprie misere strategie, a me sembra che Ricci e compagnia stiano dando una bella mano. Mi sa che presto saranno costretti a cambiare programma, o la gente si addormenterà come il protagonista di “Somewhere” di Sofia Coppola. Non solo si vedono le crepe, ma si sente il cigolio dei corpi contro i pali, il rumore meccanico dei corpi che si muovono senza senso. Basta sostituire, con un bel montaggio, le immagini delle facce di un pubblico apparentemente entusiasta (a pagamento, s’intende, come è ormai d’obbligo dovunque in Italia) con quelle di un pubblico che sbadiglia, e il gioco è fatto. Coppola lo ha fatto, forse sarebbe da fare ancora. La costruzione di Ricci davvero traballa. Magari adesso cominceremo a vedere il vero volto del regime mediatico, oggi in copertina sul Giornale, ad esempio, l’unica foto, al centro, era di Mussolini. Domani regalano il suo testamento politico. Qualcun altro si prepara a farne uno?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto