Come cominciare novembre con felicità, commozione e riconoscenza: leggendo i due splendidi articoli apparsi questa mattina su La Repubblica e La Stampa. Ovvero, la bellissima recensione di Concita De Gregorio e la duplice intervista (e non solo) a Elena Gianini Belotti e alla vostra eccetera firmata da Giovanna Zucconi. Per ora, grazie, grazie, grazie.
Aggiornamento: e se volete discutere del libro, questo è il post giusto. Siate i benvenuti.
Secondo aggiornamento: l’articolo di Giovanna Zucconi è qui.
Ulteriore aggiornamento: la recensione di Concita De Gregorio, a seguire:
Loredana Lipperini ha ragione. Si è messo in moto un meccanismo contagioso, un´epidemia che rischia di infettarci senza che ce ne accorgiamo, forse ci siamo ammalate già. Per cominciare a scrivere di lei, del suo prezioso libro, per esempio, siamo qui da ore a cancellare e riprovare, cerchiamo una seduzione iniziale che invogli a leggere le prossime righe, una sorta di giustificazione, un trucco: no, non abbiate paura, non si parla di femminismo né solo di donne, per carità, restate pure non girate pagina vedrete che vi faremo anche divertire, ci sono le Winx, c´è Maria De Filippi, Britney Spears, ci sono i segreti del sesso orale, restate.
«Parlare – ancora! – di subordinazione femminile sembra un lamento fuori del tempo, il ritorno a vecchie e non guarite ossessioni. Qualcosa di patetico, di disturbante, di pietosamente passato di moda». Ecco, sì. Bisogna scusarsene un po´, dissimulare: il “clima esterno” è questo, si sente e si sa. Quanto ce n´è bisogno, invece. Quanto è importante questo libro, per tutti: uomini e donne, certo. Con che sollievo, con che stordimento felice si emerge da questa valanga precisissima e varia di informazioni, dati, analogie, assonanze, corti circuiti fra noto e remoto, rivelazioni intuizioni e ricordi. Era tutto lì, bastava metterlo in fila: riordinarlo, rilegarlo come i compiti che le brave bambine, sì, proprio loro, sanno fare a scuola.
Ancora dalla parte delle bambine (Feltrinelli, pagg. 288, euro 16), così s´intitola proprio come fosse il seguito di quel lavoro fondamentale di Elena Gianini Belotti (sono passati trent´anni) e difatti lo è. E´ la prosecuzione ideale di un´indagine a lungo interrotta: Gianini Belotti firma qui una prefazione severa e appassionata, un vero «passaggio di testimone», come scrive. Seguono quasi trecento pagine su che cosa sia stata negli ultimi decenni l´educazione sentimentale (non solo, certo) di fanciulle e fanciulli. Come sia potuto succedere che «le ragazze che volevano diventare presidenti degli Stati Uniti abbiano partorito figlie che sognano di sculettare seminude al fianco di un rapper».
Ecco, appunto, come è successo? Possibile che si assista all´improvviso – quasi fossero fuochi che si accendono a caso, in ordine sparso e senza una miccia – alle ondate di allarme per la pedofilia e il bullismo nelle scuole, l´ossessione per l´estetica, le aspirazioni da velina da ballerina di lap dance, le gang di ragazze cattive, i maschi prima violenti poi bamboccioni, l´anoressia che uccide, la violenza sessuale sempre più precoce e videofilmata, l´impennata di omicidi, «le donne ammazzate dagli uomini sono più di cento ogni anno. Per non parlare degli stupri quotidiani – scrive Gianini Belotti – un massacro che continua nell´indifferenza generale: se accadesse il contrario, se cento uomini venissero uccisi ogni anno dalle donne ci sarebbero furibonde interrogazioni parlamentari e misure di sicurezza eccezionali compreso il coprifuoco».
Non è un caso, no. Tutto si tiene in questo racconto che comincia là dove c´erano ragazze che volevano diventare presidenti e finisce qui dove le bambine mettono a sei anni il lucidalabbra per essere «perfette per lui». E´ una storia sola, rileggerla adesso è come mettere gli occhiali e scoprire di aver vissuto semiciechi.
Il ritorno al passato è cominciato negli anni Novanta ed è accaduto poco a poco, sembrava una scemenza al principio, l´abbiamo sottovalutata. Poi abbiamo giocato a fare gli intellettuali che scherzavano col trash, infine siamo arrivati qui che è troppo tardi, adesso. Re-genderization. Ritorno ai generi. «Nella produzione e diffusione di giocattoli, di programmi televisivi, di libri film e cartoni». Un ritorno alla cultura della differenza e della subordinazione femminile che è passata omeopaticamente dai prodotti per l´infanzia, quelli a partire dai quali si forma la cultura popolare. Non è stata la tecnologia, dice Lipperini: è un´illusione pensare che la colpa sia dei mezzi, della televisione e di internet, della pubblicità.
La pubblicità, come Anna Maria Testa spiega nel libro molto bene, segue di un passo la realtà non la anticipa mai: studia i gusti e li asseconda, deve vendere e per vendere deve andare sul sicuro, non rischia. La televisione (dall´avvento della televisione commerciale, dal suo dominio incontrastato capace di rendere uguale a sé la tv pubblica) è ugualmente un mezzo che adatta il prodotto alla domande dell´utenza: cosa piace? diamo quello. Dunque non ha imposto un modello, lo ha assecondato e radicato. Sul Web si è diffuso, scomposto e ricomposto, frammentato: c´era però, c´era già prima. Dunque chi ha decretato quindici anni fa il ritorno ai generi? Chi ha deciso che i film di Walt Disney fino a quel momento solo «per bambini» diventassero per maschi o per femmine, che nascessero le riviste dedicate a Minnie, che le più grandi case editrici varassero letteratura per ragazze, poi adolescenti sempre più precoci, infine per bambine.
Dalla carta, dice Lipperini: la prima ondata è venuta dalla carta. Il viaggio a ritroso è lungo e appassionante, convincente. Si incontrano dapprincipio giovani donne (quelle che volevano fare le ricercatrici biomolecolari e le astronaute? forse, sì anche quelle) che alla prima gravidanza si imbattono nella grande madre Prenatal, un´Ikea della maternità che insegna anche a cullare il bambino con la musica giusta. Si passa per le scuole dove le madri si coalizzano contro le insegnanti che puniscono troppo severamente i loro figli. Si sfogliano giornaletti dove sono assegnate a maschi e femmine, dandole per scontate, aspettative sogni e destini diversi: per le femmine la bellezza, per i maschi l´avventura. Si arriva ai Gormiti e alle Bratz. Per i maschi mostri superpotenti, per le femmine bambole con superlabbra al silicone. I manga. I siti Ana dove le ragazze anoressiche cercano «la perfezione»: entrare nella taglia 0-6 anni. Poi l´adolescenza precoce, la biancheria intima per bambine, la linea di reggiseni che regala il libro di Martina Stella su come fare lo streap tease per lui e stirargli una camicia.
Sara Tommasi, velina laureata alla Bocconi, fa marketing col suo corpo e posa per il calendario d´obbligo. «Mia madre dice che gli sembra che mi sia solo fatta togliere le mutande da tutta Italia ma non è così». La madre, appunto. Cosa sia successo nell´arco di vent´anni, dalle madri alle figlie, questo è il racconto. Si capisce benissimo come sia accaduto. Si intuisce persino, ripensando gli anni Novanta, perché. La competizione, probabilmente. La paura del confronto e dell´incontro. Sembrava di essere così vicini al traguardo e invece ecco: dalla parte delle bambine, da capo.
confermo.Letto l’articolo su ‘La Stampa’, molto bello.
bellissima la recensione della De Gregorio
se tanto mi da tanto, sara’ una lettura per questo ponticello
brava
Ho letto alcune tue riflessioni su Panorama. Ti chiedi perchè oggi le ragazze sognino di sposare un rapper. Ti rispondo che io non sogno di sposarmi ma di fermare il dilagare della mafia in Liguria. Invito tutte all’impegno, venite nella Casa della Legalità e della Cultura, non lasciateci sole, http://www.genovaweb.org/
Grazie a tutti. Per Samantha: so benissimo che non tutte le ragazze nutrono gli stessi – piccoli – sogni, ci mancherebbe!! La mia è un’analisi sui sogni che vengono loro, purtroppo, proposti. Vengo a visitare il sito subito.
Ps. Su Panorama?
Per Loredana,
Si, su Panorama, un box nella rubrica dei Libri: lasci intendere che ai tuoi tempi eravate tutte intelligenti e colte; oggi invece, a tuo dire, tutte le ragazze sognerebbero di sculettare in tv e SPOSARE un rapper.
Boh, io non l’ho mai visto un rapper a Genova e non sogno di sculettare in tv. E neppure le mie amiche. E nessun media me l’ha mai proposto.
E ti ricordo che in Liguria gli sposalizi sono un rito in disuso.
Forse ti riferisci alle ragazze immigrate, ma credo che un’araba, un’africana o una sudamericana abbiano cose più serie a cui pensare che non ai rapper.
Permettimi di dirti che se eravate davvero la meglio gioventù non si capisce perchè ve ne infischiaste della vita di milioni di studenti, vostri coetanei, che cercavano di fuggire dalla DDR e dai paesi rapiti e prigionieri dell’Urss: tutti crivellati dai proiettili dei Vopos.
Inoltre non si capisce proprio perchè vi infischiaste delle giunte militari liberticide che già allora governavano il Sud Italia.
Reinvito tutte le ragazze under 40 che non amano le chiacchere da salotto borghese a visitare la Casa della Cultura e della Legalità, http://www.genovaweb.org/
Chiusura dell’articolo sulla Stampa: “Per l’uomo la bellezza è un optional, per la donna è un optional l’intelligenza” ma non è un po’ troppo lapidario? Non è che forse c’è qualche sfumatura nel mezzo? …e poi non è una frase ripetuta troppe volte?
Sono commossa anche io e anche io ti ho lasciato un piccolo omaggio.
Con tutto il mio cuore.
Per Samantha: beh, io non sono mai stata intervistata da Panorama, per esempio. Deduco che le frasi in questione siano una sintesi del comunicato stampa, e tutte le sintesi sono, per forza di cose, una semplificazione.
Ribadisco: non ho mai scritto, e mi piacerebbe molto che ne riparlassimo se e quando avrai voglia di leggere il libro, che tutte le ragazze sognano di sposare un rapper. Semmai, che fra le opzioni che i media (ebbene sì) propongono ci sono sia i rapper che i matrimoni….ma è una semplificazione anche questa.
Soprattutto, non ho mai e poi mai scritto che noi siamo state la meglio gioventù: anzi. Una delle responsabilità più forti di quel che accade ora è NOSTRA e non vostra.
Ho visto il vostro sito: è bello e vi fa onore. Ma proprio per questo l’impegno sulla cosiddetta “questione femminile” dovrebbe riguardarvi.
Il mio non è un libro nostalgico sui bei tempi del femminismo, mai e in nessun modo.
E’ un libro incazzato.
Ti ripeto, parliamone: ma partendo dal libro stesso, e non da un box.
Lo stesso invito, se posso, rivolgo a Stefano Bon: in un’intervista c’è la sintesi. I libri si scrivono per esprimere le idee, no?
Per Naima: grazie!!!!
In bocca al lupo, Lippa!
lello
per Loredana,
Certamente leggerò il tuo libro! Il problema sono i riassunti offerti dai media.Il sito http://www.feltrinellieditore.it/Comunicati/SchedaLibro?id_volume=5000924, per esempio riporta che, secondo te, le donne occidentali sono le più inguaiate del mondo perchè è in corso una guerra contro di noi. Si evince che in Africa, in Arabia, in Russia, in Cina per le donne è una pacchia, forse in Cina si: le ammazzano appena nate.
Inoltre scrivi che siamo le più sfigate al mondo anche per colpa del rosa-Barbie e del grembiulino rosa e delle sue sfumature.
Ricordo che a Genova, in questi giorni si svolge il Festival della scienza. Ruggero Pierantoni, un romano da premio Nobel, ti spiegherebbe molte cose sul rosa. Egli è emigrato, insegna nei paesi civili, Usa e Australia, chissenefrega della percezione visiva, della psicologia della forma.
C’è una guerra in corso contro di noi, proprio qui, in Occidente. Grazie
Samantha, il libro parla anche delle donne degli altri paesi. E parte dalla stessa frase con cui chiudi il tuo commento “c’è una guerra in corso contro di noi”.
Non ha molto senso continuare a polemizzare sui riassunti, non trovi? 🙂
Loredana ha perfettamente ragione, ma solo alcuni di noi avranno voglia di approfondire, molti si accontenteranno dei “bignami” e delle parole scarne di un articolo con qualche frase ad effetto; ecco da dove nasce il pericolo di un giudizio sommario e frettoloso. Da parte mia ancora in bocca in lupo ed a risentirci eventualmente dopo aver letto il libro.
l’articolo della De Gregorio è veramente bello!
Loredana, bisognerebbe portare il libro nei santuari della pubblicità e del velinismo: qualche apparizione televisiva? Un bel passaggio dalla Bignardi o da Fazio o dalla Cabello o da Giuliano Ferrara o una citazione da Dorfles di Perunpugnodilibri?
Per Loredana,
nulla di polemico, tanto che davanti a me brilla il tuo nuovo libro. Si tratta solo di spigolature; non sei un dittatore, accetti e tolleri democraticamente critiche e pregiudizi. Invierò tra una settimana la mia (fondamentale) recensione; intanto complimenti per la bella copertina e il prezzo accessibile.
Torno sul mio involontario atteggiamento polemico: dici che siamo in guerra, accerchiate, che ce l’hanno con noi, ci odiano, ci vogliono in ginocchio, frustrate, soprattutto in Occidente, quelli della pubblicità mi pare.
Bene, ti invito a fare come gli inglesi, ad anteporre alle tue opinioni, paroline come “secondo me”, “io credo”, “penso che”, renderesti meno urticanti le tue lapidarie impressioni non suffragate da dati scientifici. Scusa ma la mia frustrazione non è contro tutto e tutti, ma contro i giornalisti: si credono guru, fanno tutto tranne il loro mestiere, dalla storia alla filosofia alla sociologia alla giallistica alla cucina alla politica al festival di Sanremo. Io per esempio non ho mai posseduto la Barbie, nè abiti rosa. Il mio colore preferito è il rosso Perù. . Scrivi che le scuole italiane sono “bulli e pupe”. Sarà vero per Roma,ma in Liguria non è così. Voi giornalisti vi inventate i modelli e poi li commentate. Vieni in Liguria, gira nelle scuole, vedrai che la realtà non è quella dei telegionali.
Ricordo anche che il prossimo vaffa day di Grillo si terrà a fine novembre contro i giornalisti italiani
Stop, non parlo più per sette giorni, devo leggere il tuo libro.
L’articolo di Concita de Gregorio è bello e molto lucido. Letto da lei (recentemente ha condotto la rassegna stampa su rai radio tre ed era un piacere ascoltarla) sarebbe stato anche incantevole.
Ma veniamo al dunque.
Se non ho capito male, oggi le bambine non giocano più a mamme come ai miei tempi, ma alle ‘fighe’. Segno dei tempi.
Di mezzo c’è la pubblicità e il marketing, ma la base è la stessa (ed è stato detto) la preparazione culturale delle bambine. Tende ai modelli di donna che la cultura fa propri e propone. Prima le mamme, ora le fighe.
Voglio sperare che mia figlia (che guarda questi cartoni animati e le criminali pubblicità che li inframezzano particolarmente su Italia Uno), avrà l’intelligenza e il buon senso (perché non dimentichiamolo ce l’hanno anche i bambini il buon senso) di capire cos’è davvero il gioco. Io da parte mia, spero di contribuire a farla diventare donna, studentessa, e certe volte, quando ci vuole, anche ‘figa’ (per il suo fidanzatino) e infine mamma (per i suoi figli e suo marito), ma soprattutto: persona. Nonostante tutto ho fiducia.
Sotto il regime fascista i grembiuli erano neri. Sia per i maschi che per le femmine- Un bell’aiuto per le massaie più povere. Oggi senza grembiuli i bambini vanno a scuola come a sfilate di moda.
Il rosa è il colore della Gazzetta dello sport, di chi vince il giro d’Italia; della maglia del Palermo. Non mi pare che ci siano colori femminili o maschili: ci sono colori che aiutano le vendite.
Hi, alla mia spigolola corregionale Samantha:.
Lipperini estremizza quando scrive che in occidente c’è una guerra contro le donne, ma è uno slogan per catturare l’attenzione, una frase-civetta nel mare di libri. E’ invece realtà che la Liguria non è Genova e tantomeno Roma. Qui ragazze che sognano di sposare calciatori non ce ne sono, anche perchè avrebbero problemi a comunicare.
La punta di diamante Genoa è un certo Abdoullay Konko, quello della Sampdoria è Ikechukwu Kaluil. Inviterei Lipperini ad aggiornarsi negli esempi e non considerarli valdi e comprensibili anche fuori Roma.
ciao tommy
Tommy, ma quando mai ho parlato di Genova, scusa? Quanto a Samantha, di cui davvero attendo la recensione: i dati ci sono, nel libro, e tanti. Se accetti un consiglio, ti chiederei di non fare la stessa cosa che imputi a me: generalizzare. Non mi credo un guru, affatto, e ragiono sulla base di cifre e di fatti, non di una mia sensazione. Come scrive Elena Gianini Belotti sulla prefazione (e qui mi rivolgo anche a Tommy quando dice che la definizione di guerra contro le donne è una frase civetta), se i numeri relativi agli omicidi che vedono le donne come vittime e agli stupri fossero invertiti, e i morti fossero di sesso maschile, ci sarebbe il coprifuoco, come minimo.
Ps. Samantha, grazie, per la copertina e per la voglia di dialogare
ciao da Tommy, devo acor legger il libro.
Scusa Loredana ma sei tu che usi l’omolgante parola “Occidente”;
Genova è in “Occidente”, ergo a Genova è in corso una guerra contro le donne.
I dati scientifici che riporti sono la scoperta dell’acqua calda; ti rivelo che nei prossimi 100 anni “in occidente” gli stupri decuplicheranno. Le donne otterranno leggi super, ma inapplicabili, recepite a discrezione dalle singol quartieri, un pò come le Direttive dell’Onu. A Laigueglia è ormai consuetudine imbattersi in donne chiuse in un sacco nero trascinate dal proprio padrone. Ma questa è l’arricchente e sprovincializzante mescolanza di Culture. Per i prossimi 100 anni almeno, non esisteranno diritti umani per tutte le donne. Sarebbe come sostenere che la Cultura dell’Occidente è superiore alle altre culture, e “In casa nostra comandiamo noi”.
Io stesso, per esempio non mi sento “occidentale” e dunque non riconosco le sue leggi, non hanno alcun valore, applico le leggi di casa mia.
Inoltre a mafia non è molto sensibile ai diritti delle donne.
1) All’opposto di quanto sostieni, i calciatori erano il sogno delle ragazze fino agli anni 80: Rivera, Riva, Antognoni, Cabrini e tutti gli altri. Oggi in Liguria nessuna ambisce più ad impalmare un calciatore.
2) Eppoi “ragazze” di quale età? 13, 15, 20, 30, 35, 39 anni?
3) Non capisco dove sbagli Sara Tommasi. Tra l’altro tutte le foto del Calendario sono taroccatissime al computer. La vera Sara Tommasi non assomiglia neppure a quei foto-disegni colorati. Non prenderei per oro colato le storielle sulla mamma di Sara Tommasi, inventate di sana pianta. Ha studiato marketing e sa bene che i media sono una macchina congegnata alla produzione di nuovi argomenti.
Loredana circa il coprifuoco che paventi se i morti stuprati fossero uomini. Permettimi, scherzosamnte, di dirti che da tanti anni, subito oltre le mure aureliane, vige il coprifuoco…
ciao Tommy.
Sai la cosa buffa, Tommy? che stiamo dicendo due cose molto simili e rischiamo di non capirci a causa di un incaponimento reciproco sulla parola “calciatori” (che poi, nel libro, ci sarà una volta sola, seppure c’è…).
Posto che mi piacerebbe discuterne ancora, se e quando leggerai il libro, permettimi solo un interrogativo.
Ammettiamo, per ipotesi, che Genova sia un’isola felice rispetto all’Occidente intero, per quanto riguarda la questione della parità e del rispetto fra i generi.
Questa sarebbe una motivazione sufficiente per non occuparsi del resto del mondo dove la questione, invece, e dati alla mano, è grave e urgente? Applicare le leggi di casa tua non comporta, secondo te, la necessità di impegnarsi affinchè esistano leggi (o comportamenti, o etiche) giuste nelle case altrui?
Brava. Comprerò il libro ed era il momento giusto per scriverlo. L’aria manca e l’impressione è che ne sia rimasta pochissima. Siamo finite in un lager nazista, ci stanno gasificando, e il bello, è che ci siamo finite con le nostre gambe.
Rinnovo i miei complimenti. Bravissima.
Bianca
oddio bianca, non voglio farmi interprete del pensiero lipperiniano, ma non esageriamo: equiparare le bratz alle ss mi sembra un po’, come dire…
Ma no, non arrivo a tanto. Intendevo dire che il momento mi sembra proprizio per il clima di oscurantismo culturale e per la violenza psicologica che io respiro fortissima nei confronti delle donne. Per questo parlavo di lager, lager nel senso di “strada senza uscita”. Metafora violenta ma neanche troppo lontana dal vero se guardiamo i dati della violenza sulle donne in Italia. Magari non ci uccidono con il gas, in effetti paragonare i circa 200 strupri giornalieri a un lager è esagerazione iberbolica…
O no?
E a chi protesta o cerca di discutere delle cose che la Lipperini (immagino, lo comprerò) espone nel suo libro viene tacciato “femminismo” parola che oramai in Italia, è diventata un insulto (“ma mica sarai femminista”).
Io farei anche una campagna per boicottare tutti quei portali che ti sbattono ogni giorno sul viso immagini e video che sono al limite del porno. (Vedi: Libero o Virgilio)
Ne approfitto per segnalare il blog viadellebelledonne.wordpress.com, blog collettivo letterario interamente gestito da poetesse, scrittrici, giornaliste con qualche collaboratore esterno uomo. Ospita recensioni, poesie, articoli, saggi, racconti, organizza concorsi letterari.
Grazie
Bianca Madeccia
“Don’t blink, you‘d lose the match”.
Non sbattere le palpebre, potresti perdere l’incontro.
Per Loredana,
secondo me voli troppo alto. Non ti accorgi che vivi nell’epicentro mondiale della criminalità. Pensa a Saviano.
Quello che tu chiami Occidente, io lo chiamerei Far West: un anarchico, gigantesco accampamento per ora senza legge, storia, identità.
Fra 100, 150 anni sicuramente nascerà in Europa una nuova civiltà ma è chiaro che oggi i soggetti più deboli subiscano ingiustizie.
Gli anni ’60 che tu rievochi sono lontani come la civiltà egizia.
Inoltre, sinceramente, in questa valle di lacrime e sangue, mi occupo solo delle persone a cui voglio bene. Voltarsi solo un attimo a guardare il resto del mondo, da quaggiù, sarebbe letale. Primum vivere, deinde philosophari.
Scusa Loredana, vado a chiudere le imposte, barricare il portoncino, azionare l’allarme e caricare i miei tre fucili. ciao Tommy
Grazie a Bianca: per la segnalazione e per tutto. Tommy, tra l’altro, le dà ragione senza saperlo.
Chi ti ha detto. Tommy, che io scritto un libro che rievoca gli anni Sessanta? Neanche un po’: parlo di oggi. Di un minuto fa. E come vedi, il pregiudizio di cui parlava Bianca a proposito della parola femminismo è assolutamente reale: basta avvicinarsi al tema, e si viene tacciati di essere veterovetero…:)
Battute a parte: Tommy, rispetto il tuo punto di vista. Ma, che tu ci creda a no, non sto cercando di volare alto: ma proprio di occuparmi delle persone a cui voglio bene, e non solo.
Ps. E, sì, penso e ho pensato molto a Saviano.
Ciao Loredana. Sto finendo di leggere il tuo splendido “Ancora dalla parte delle bambine”. Ho 23 anni, avevo letto tempo fa il testo di Gianini Belotti e, per motivi di studio e di mio interesse personale, mi occupo di identità di genere e di omosessualità. La lettura del tuo libro è stata a dir poco illuminante. Dico davvero. Mi ha fatto riflettere su molte cose che fino ad ora mi erano quasi passate inosservate, anche a me che pure cerco di stare sempre all’erta quando si parla di donne, di genere e di sessualità. Un grazie di cuore per il tuo libro. Ne avevamo poprio bisogno. Solo una domanda: perché il tuo nome in copertina è proprio in rosa? Sì, forse è volutamente provocatorio però…….
PS Spinto dalla lettura ho navigato un pochino sui vari siti di riviste per ragazze. Su Cioé.it campeggia un test paradigmatico, se così si può dire: “Sei una tipa originale?”. Prima domanda: “Ti consideri una: A. cyber girl B. ragazza perfetta C. fashion victim”. Non aggiunto altro!
Ciao Dario! Grazie! Grazie di cuore a te.
(e, sì, il rosa sarebbe provocatorio…)
Quanto al test di Cioé, purtroppo non mi stupisce…
Voglio raccontare solo un piccolo episodio “buffo” e poi chiudo.
Una settimana fa mi trovo a chiacchierare con due ragazzi molto giovani.
Uno siriano, figlio di giornalisti, giornalista, intelligente, “di sinistra”, abbastanza colto. L’altro appena iscritto all’università.
Dopo aver passato rapidamente in rassegna le differenze tra Occidente e resto del mondo e i pericoli della modernità, il ragazzo siriano, mi dice, che lui non è spaventato dal razzismo. Che con il razzismo e i razzisti, riesce a convinvere.
No, lui, 28 anni, è spaventato da una cosa più inquietante e terribile.
Chiedo cosa, e lui risponde: “Le femministe”.
Il ragazzino accanto a lui, annuisce vigorosamente. Sì, anche lui ne conviene, le femministe sono il mostro fantascientifico e alieno che avanza.
Incuriosita, chiedo loro dove hanno conosciuto esemplari di queste Erinni che tanto temono, dato che in giro, tra l’altro, ne sono rimaste assai poche.
Bene. Nessuno dei due ne conosceva alcuna in realtà, ma erano concordi nel temere questi mostri mitologici che a parere di entrambi, erano la rovina del mondo (in generale) e dell’italia in particolare.
Stiamo messi bene!
Bianca Madeccia
Ahi. Non mi sorprende, ma mi deprime. Però sarebbe interessante capire insieme “come” siamo arrivati a questo (e una responsabilità del femminismo storico, onestamente, io ce la vedo).
Ps. Non chiudere, Bianca: questo è il post per discutere del libro, ed è aperto a tutti gli interventi.
Una domanda con venature di ottimismo (giusto per dare un filo d’aria alla camera a gas…) è possibile che nell’aumento delle denuncie per stupri e violenze ci sia non solo una maggiore dose di brutalità da parte del mondo maschile (innescata poi da cose di cui voi dite e che mi lasciano perplesso…) ma anche un numero maggiore di donne che si ribellano e soporgono queste denuncie?
Stefano: possibile, certo. Altrettanto certo che è anche il numero delle morti ad aumentare, però.
Sì sì era solo per cercare di trovare un po’ di “luce nel buio”… altro argomento scomodo: tutta questa violenza in parte può scaturire dal presunto “scontro di civiltà” visto però all’interno dei microcosmi familiari, ora che unioni e matrimoni misti sono così diffusi? In pratica avevano ragione i nostri nonni (che menavano e non poco pure loro…) a dire: “donne e buoi (occhio al parallelo…) dei paesi tuoi”?
Temo, almeno sulla base dei dati a disposizione fin qui, di no. La maggior parte dei delitti familiari, con vittime mogli o fidanzate, avviene nell’ambito di tipiche famiglie italiane. Abitualmente “tipiche e normali e pacifiche” famiglie italiane.
per la stessa ragione per la quale chi un tempo voleva essere astronauta ora si limita giocarsi 6 partite alla domenica per fare un 3-400 euro perdendone invece 3.
Ciao, ho in mente di andare in libreria a comprare il libro appena esco dall’ufficio. Ho 43 anni e 2 figli, di cui una bambina di 10. Ho letto naturalmente il testo della Gianini Belotti + di 20 anni fa e mi ero ripromessa, se mai avessi avuto figli, di non cadere nelle varie banalità che l’educazione sessista proponeva….Bè,non so se sono riuscita nell’intento, comunque mia figlia non ama il rosa, non segue i cartoni tipo witch e altre saghe con streghette o fatine, è l’unica femmina del corso di minibasket che frequenta da 3 anni e si trova benissimo con i compagni, non sopporta in genere le cose definite “da femmina”….Giuro di non averle inulcato tutto questo con particolari intenzioni, è venuta fuori così e a dire la verità spero che continui a crescere pensando a sè come persona e non solo come “femmina”…..Forse c’è ancora speranza che qualcosa cambi anche se è vero che a guardare nel panorama politico italiano sembriamo ancora fermi al medioevo rispetto alla partecipazione femminile nelle istituzioni!!
Ciao!
DUnque, donchisciottezanzan: temo che non si tratti semplicemente della fine di un’illusione personale…
Roberta: grazie, anzitutto! Le speranze ci sono, eccome e per fortuna. Il problema è che, a quel che mi sembra, chi dovrebbe avere la responsabilità di lavorare sull’immaginario fa di tutto per ignorarle…
Presidenti degli stati uniti…..ah ah ah , non darei a una donna la presidenza di una coperativa di pulizie , figuriamoci presidenti degli stati uniti , non scherziamo , é una bella barzelletta…le veline (per chi può permetterselo) è anche troppo…erano così presuntuose da bambine…?forse è per questo che oggi sono così stronze!
Dicevamo? 🙂
Roberta scusa ma quello che dici mi terrorizza più di tutto il resto… se capisco bene solo le femmine che non fanno le femmine possono salvarsi, ma che razza di teoria è? Mia figlia ha 6 anni, adora il rosa, le piace la danza, si diverte a vedere le Winx, ma è serena e sa farsi rispettare sia dal fratello più grande che dagli altri maschietti con cui spesso si scontra. Forse io non ho ancora capito il problema, ma ancora scusate (e scusi lei signora Lipperini, cercherò di assimilare il suo libro…) non riesco ad arrivare dalle Bratz o Barbie o Winx alla violenza sessuale domestica.
Ma il collegamento non è automatico, attenzione: non mi sognerei mai di dire una cosa del genere, Stefano. Il problema è l’insieme di libri, fumetti, programmi televisivi, atteggiamenti adulti, pubblicità che calcano la mano soltanto sull’aspetto seduttivo della femminilità.
E’ un accerchiamento da cui, certo, si esce: soprattutto se si ha la fortuna di avere una famiglia attenta in grado non di censurare e proibire, ma decodificare quel che ha intorno. Questo non esime dalle proprie responsabilità coloro che realizzano quei programmi, cartoni, libri, giochi, però.
OK adesso mi sento più sereno… però credo ci sia ancora qualcosa di oscuro… le bambine e le ragazzine hanno diritto ai loro sogni, in fondo si inizia ascoltando Baglioni ed altri canzonettieri infami, non si parte da Ligeti, si può partire da H. Potter (checchè ne dica H.Bloom…) e poi ci sarà tempo per Kafka, Musil etc. quindi le ragazzine devono leggere Cioè in piena libertà, poi spetta ad altri indirizzarle. Famiglie, scuole… come sempre bisognerebbe educare gli educatori… qui la storia si sta allargando forse è il caso di creare un blog apposito sulle “bambine”…
Beh, intanto questo è e resta il post di discussione, quindi va benissimo usarlo.
Ma certo che le ragazzine hanno diritto ai loro sogni: mi chiedo però perchè questi debbano essere forzatamente diversi da quelli dei ragazzini. Diversi “a monte”.
L’idea del libro ha cominciato a delinearsi nella mia mente quando le riviste per bambini hanno preso due strade diverse (per maschi e per femmine) dopo essere state a lungo “neutre”. E da quel momento (una decina di anni fa) la strada è stata in discesa: i sogni che vengono indotti nelle bambine a suon di rossetti glitterati in omaggio con il magazine delle Winx sono “piccoli” rispetto a quelli che vengono prefigurati ai bambini. Alle bambine si delinea l’importanza della seduzione, ai bambini la bellezza dell’avventura. Non è una questione di “semplicità”: è ovvio che non si può partire da Ligeti, da Kafka o da Simone De Beauvoir. Ma perchè partire “male”?
Certo, bisogna che educatori e genitori siano consapevoli: ma, in molti casi, a me sembra che tutto quel che avviene nell’immaginario delle bambine sia stato trascurato. Buffo: i nostri figli sono tutelati e difesi come nessun’altra generazione prima di loro dalla presunta violenza di videogames, cartoni e Internet. Ma sono totalmente indifesi davanti alla disparità di genere. Che è dannosa anche per i maschi, ovviamente…
Ecco! E’ questo partire “male” che non mi convince… e qui devo fare outing: sono un antifemminista! Vabbè… se non esistono più le femministe figuriamoci gli anti…. sarò cieco, ma non vedo il male in queste cose, se ovviamente sono supportate da un’educazione adeguata, perché è ovvio che chiunque, maschio o femmina che sia, è lasciato in balia di sè stesso faticherà a trovare la giusta strada. Credo che io e lei signora Lipperini siamo quasi della stessa generazione, quindi ricorderà cosa si diceva dei fotoromanzi e quanto oggi, in ormai eterno periodo di postmodernismo, vengano rimpianti “come effettivo spaccato di una società incomtaminata etc. etc.” Si ricorda che le ragazze li divoravano ed i ragazzi smanettavano su riviste di moto ed i famosi “giornaletti sporchi”? Allora è veramente cambiato così tanto da allora?
Sai, Stefano, io ho la sensazione che ci sia qualche tonnellata di malintesi sul femminismo, e che tutti noi (donne e uomini) stiamo scontando la falsa immagine della femminista bigotta, moralista, censuratrice che molto abilmente è entrata – è stata fatta entrare – nel sentire comune. Arrivo a dirti che la cosa più difficile, per me, è stata quella di rimanere in bilico, esattamente al centro di questo maledetto pendolo che oscilla fra pornografia (nel senso ampio del termine) e neopuritanesimo.
Citando i fotoromanzi, tra l’altro, mi dai l’opportunità di chiarire un punto importante: è un errore prendersela con il mezzo e non con i contenuti (e viceversa, difendere il mezzo a prescindere dai contenuti). Cartoni, videogiochi, televisione sono mezzi culturalmente straordinari: è l’uso che ne fa chi vi immette certi contenuti che è criticabile.
Per essere espliciti: a mio avviso, è una follia scagliarsi contro la televisione. E’ sanissimo pretendere dagli autori di Buona Domenica che si metta fine all’esibizione di aspiranti lap-dancers sul surf rosso (in fascia straprotetta, peraltro).
E le femministe ESISTONO anche oggi, ma non sono delle streghe, non hanno i baffi e non bruciano i reggiseni!!
Cito da Jessica Valent, bloggher americana che adoro.
“Le ragazze non amano definirsi femministe perchè la ritengono una brutta parola, di cui vergognarsi. Femminista di solito è lo stereotipo di una persona sgradevole, impegnata politicamente, con gusti sessuali piuttosto strani. Stupidaggini. La verità è che il femminismo riguarda tutte quelle che vogliono essere libere, rispettate, che vogliono godere degli stessi diritti degli uomini. Tutti dovrebbero essere femministi”.
Non è meraviglioso?
Qui Tommy,
Loredana, Circa la genericità di parole come “Occidente”, “Le donne occidentali” etc: oggi a Fahrenheit, il giornalista siciliano Matteo Collura ha detto che la Sicilia è un continente a parte, a sè stante: nè Italia nè Europa. E’ proprio quello che volevo dirti io, l’Italia è composta da 21 nazioni troppo diverse tra loro, figuriamoci l’immensa Europa e gli sconfinati Stati Uniti, il Canada, Israele, l’Australia: quando dici “le donne occidentali”, sei troppo globalizzante, un livellamento annichilente. Ogni donna è un mondo a sè.
Ho preso il libro, mi ha convinto Concita De Gregorio; e presto anch’io lo recensirò. Senza convenevoli, nè tiepidezze. Se sarà da stoncare lo stroncherò. Al limite mi censurerai e io ricorrerò al tribunale dei diritti dell’Uomo.
La recensone commossa di De Gregorio appare sullo stesso giornale romano su cui scrivi tu. Come disse Evangelisti ad Andreotti?: “a frà, chetteserve?”….ciao Tommy
Tommy non direi 21 nazioni diverse, ma ad occhio e croce siamo rimasti al congresso di Vienna (l’Italia un’espressione geografica, ricordi? quanto aveva ragione…) se ricordo bene: Piemonte, Lombardo-Veneto, Stato Pontificio (ultimamente un po’ troppo esteso a dire il vero) qualche Granducato ed il Regno delle Due Sicilie….
Tommy, adesso spiegami due cose in tutta serenità.
Primo: perchè dovrei censurarti?
Secondo: a cosa devo la tua aggressività (tipo il riferimento a Concita De Gregorio che scrive su Repubblica come la sottoscritta: per inciso, altri miei libri non sono stati affatto recensiti da Repubblica, da Don Giovanni a La notte dei blogger)? Hai qualcosa, in particolare, contro di me o contro “la casta” che secondo alcuni rappresento?
Perchè, onestamente: tutta la disponibilità di questo mondo a discutere e confrontarmi, anche polemicamente, anche in aperto dissenso. Ma preferirei, se possibile, fare a meno delle insinuazioni gratuite.
Grazie infinite per aver comprato il libro: attendo il tuo parere!
Per Beatrice: meraviglioso, sì!
Che l’Italia abbi ai suoi campanilismi e il suo “particulare” è cosa ovvia: com’è ovvio che i francese, per dirne una, si dividono tra parigini, brettoni, corsi, marsigliesi, girondini, ecc. Ciò non toglie che se sul Piave i soldati semplici si sono fermati mentre fugivano i generali (prima che gli promettessero la terra in caso di vittoria o la fucilazione in caso di arretramento), vuol dire che qualcosa per loro la parola “Italia” doveva pur significare, foss’anche il sogno di una cosa. Così come il tenente Rigoni Stern e i suoi non si sono dispersi per le steppe, ma sono tornati a piedi fino a casa. E qualcuno sui monti nell’inverno del 1944 ci è pur rimasto, probabilmente per sognare un’Italia migliore, ma pur sempre Italia. Che ogni italiano incarna in modo singolare: e perché dovrebbe essere un male? Lo stesso vale per le “donne”: che il femminile non sia un mero flatus vocis non impedisce che ogni singola donna si cali nella dimensione comune, condividendone tratti e comportamenti, in modo assolutamente singolare: la singolarità non si oppone all’universalità, tutt’al più impedisce la falsa diade tra individuo e genere.
Loredana, desideravo ribadirti gli in bocca al lupo. Avevo già scritto su questo post, ma wordpress ogni tanto ingoia commenti (provo a inserire questo senza inserire l’url).
L’argomento che tratta questo tuo libro è davvero importante e di forte attualità… per cui avremo modo di parlarne anche a Letteratitudine.
Ti abbraccio.
Massimo