ANCORA DALLA PARTE DELLE BAMBINE

Come cominciare novembre con felicità, commozione e riconoscenza: leggendo i due splendidi articoli apparsi questa mattina su La Repubblica e La Stampa. Ovvero, la bellissima recensione di Concita De Gregorio e la duplice intervista (e non solo) a Elena Gianini Belotti e alla vostra eccetera firmata da Giovanna Zucconi. Per ora, grazie, grazie, grazie.
Aggiornamento: e se volete discutere del libro, questo è il post giusto. Siate i benvenuti.
Secondo aggiornamento: l’articolo di Giovanna Zucconi è qui.
Ulteriore aggiornamento: la recensione di Concita De Gregorio, a seguire:
Loredana Lipperini ha ragione. Si è messo in moto un meccanismo contagioso, un´epidemia che rischia di infettarci senza che ce ne accorgiamo, forse ci siamo ammalate già. Per cominciare a scrivere di lei, del suo prezioso libro, per esempio, siamo qui da ore a cancellare e riprovare, cerchiamo una seduzione iniziale che invogli a leggere le prossime righe, una sorta di giustificazione, un trucco: no, non abbiate paura, non si parla di femminismo né solo di donne, per carità, restate pure non girate pagina vedrete che vi faremo anche divertire, ci sono le Winx, c´è Maria De Filippi, Britney Spears, ci sono i segreti del sesso orale, restate.
«Parlare – ancora! – di subordinazione femminile sembra un lamento fuori del tempo, il ritorno a vecchie e non guarite ossessioni. Qualcosa di patetico, di disturbante, di pietosamente passato di moda». Ecco, sì. Bisogna scusarsene un po´, dissimulare: il “clima esterno” è questo, si sente e si sa. Quanto ce n´è bisogno, invece. Quanto è importante questo libro, per tutti: uomini e donne, certo. Con che sollievo, con che stordimento felice si emerge da questa valanga precisissima e varia di informazioni, dati, analogie, assonanze, corti circuiti fra noto e remoto, rivelazioni intuizioni e ricordi. Era tutto lì, bastava metterlo in fila: riordinarlo, rilegarlo come i compiti che le brave bambine, sì, proprio loro, sanno fare a scuola.
Ancora dalla parte delle bambine (Feltrinelli, pagg. 288, euro 16), così s´intitola proprio come fosse il seguito di quel lavoro fondamentale di Elena Gianini Belotti (sono passati trent´anni) e difatti lo è. E´ la prosecuzione ideale di un´indagine a lungo interrotta: Gianini Belotti firma qui una prefazione severa e appassionata, un vero «passaggio di testimone», come scrive. Seguono quasi trecento pagine su che cosa sia stata negli ultimi decenni l´educazione sentimentale (non solo, certo) di fanciulle e fanciulli. Come sia potuto succedere che «le ragazze che volevano diventare presidenti degli Stati Uniti abbiano partorito figlie che sognano di sculettare seminude al fianco di un rapper».
Ecco, appunto, come è successo? Possibile che si assista all´improvviso – quasi fossero fuochi che si accendono a caso, in ordine sparso e senza una miccia – alle ondate di allarme per la pedofilia e il bullismo nelle scuole, l´ossessione per l´estetica, le aspirazioni da velina da ballerina di lap dance, le gang di ragazze cattive, i maschi prima violenti poi bamboccioni, l´anoressia che uccide, la violenza sessuale sempre più precoce e videofilmata, l´impennata di omicidi, «le donne ammazzate dagli uomini sono più di cento ogni anno. Per non parlare degli stupri quotidiani – scrive Gianini Belotti – un massacro che continua nell´indifferenza generale: se accadesse il contrario, se cento uomini venissero uccisi ogni anno dalle donne ci sarebbero furibonde interrogazioni parlamentari e misure di sicurezza eccezionali compreso il coprifuoco».
Non è un caso, no. Tutto si tiene in questo racconto che comincia là dove c´erano ragazze che volevano diventare presidenti e finisce qui dove le bambine mettono a sei anni il lucidalabbra per essere «perfette per lui». E´ una storia sola, rileggerla adesso è come mettere gli occhiali e scoprire di aver vissuto semiciechi.
Il ritorno al passato è cominciato negli anni Novanta ed è accaduto poco a poco, sembrava una scemenza al principio, l´abbiamo sottovalutata. Poi abbiamo giocato a fare gli intellettuali che scherzavano col trash, infine siamo arrivati qui che è troppo tardi, adesso. Re-genderization. Ritorno ai generi. «Nella produzione e diffusione di giocattoli, di programmi televisivi, di libri film e cartoni». Un ritorno alla cultura della differenza e della subordinazione femminile che è passata omeopaticamente dai prodotti per l´infanzia, quelli a partire dai quali si forma la cultura popolare. Non è stata la tecnologia, dice Lipperini: è un´illusione pensare che la colpa sia dei mezzi, della televisione e di internet, della pubblicità.
La pubblicità, come Anna Maria Testa spiega nel libro molto bene, segue di un passo la realtà non la anticipa mai: studia i gusti e li asseconda, deve vendere e per vendere deve andare sul sicuro, non rischia. La televisione (dall´avvento della televisione commerciale, dal suo dominio incontrastato capace di rendere uguale a sé la tv pubblica) è ugualmente un mezzo che adatta il prodotto alla domande dell´utenza: cosa piace? diamo quello. Dunque non ha imposto un modello, lo ha assecondato e radicato. Sul Web si è diffuso, scomposto e ricomposto, frammentato: c´era però, c´era già prima. Dunque chi ha decretato quindici anni fa il ritorno ai generi? Chi ha deciso che i film di Walt Disney fino a quel momento solo «per bambini» diventassero per maschi o per femmine, che nascessero le riviste dedicate a Minnie, che le più grandi case editrici varassero letteratura per ragazze, poi adolescenti sempre più precoci, infine per bambine.
Dalla carta, dice Lipperini: la prima ondata è venuta dalla carta. Il viaggio a ritroso è lungo e appassionante, convincente. Si incontrano dapprincipio giovani donne (quelle che volevano fare le ricercatrici biomolecolari e le astronaute? forse, sì anche quelle) che alla prima gravidanza si imbattono nella grande madre Prenatal, un´Ikea della maternità che insegna anche a cullare il bambino con la musica giusta. Si passa per le scuole dove le madri si coalizzano contro le insegnanti che puniscono troppo severamente i loro figli. Si sfogliano giornaletti dove sono assegnate a maschi e femmine, dandole per scontate, aspettative sogni e destini diversi: per le femmine la bellezza, per i maschi l´avventura. Si arriva ai Gormiti e alle Bratz. Per i maschi mostri superpotenti, per le femmine bambole con superlabbra al silicone. I manga. I siti Ana dove le ragazze anoressiche cercano «la perfezione»: entrare nella taglia 0-6 anni. Poi l´adolescenza precoce, la biancheria intima per bambine, la linea di reggiseni che regala il libro di Martina Stella su come fare lo streap tease per lui e stirargli una camicia.
Sara Tommasi, velina laureata alla Bocconi, fa marketing col suo corpo e posa per il calendario d´obbligo. «Mia madre dice che gli sembra che mi sia solo fatta togliere le mutande da tutta Italia ma non è così». La madre, appunto. Cosa sia successo nell´arco di vent´anni, dalle madri alle figlie, questo è il racconto. Si capisce benissimo come sia accaduto. Si intuisce persino, ripensando gli anni Novanta, perché. La competizione, probabilmente. La paura del confronto e dell´incontro. Sembrava di essere così vicini al traguardo e invece ecco: dalla parte delle bambine, da capo.

387 pensieri su “ANCORA DALLA PARTE DELLE BAMBINE

  1. Ciao da Tommy,
    Loredana, scherzavo, però un pò di malignità è inevitabile. Appartieni alla più corrotta delle caste. Certo, tu sei ‘pulita’, però i tuoi colleghi fanno vomitare: mafia? qualche riga a pagina 79…
    Voi giornalisti, state all’Italia come il dottor Azzeccagarbugli sta a Don Rodrigo. Più comodo parlare di Pinochet che dello spietato regime militare che tiene in ginocchio l’Italia. Dovreste dedicare decine di pagine ogni giorno contro la mafia, la camorra, la n’drangheta.
    Repubblica dovrebbe avere 40, 50 inviati come Saviano, andare con taccuini e telecamere sottocasa dei capomandamento, tallonarli, inseguirli, render loro la vita impossibile. Invece cosa fate? Tallonate, inseguite, rendete la vita impossibile alla mamma di Cogne, alla gente di Garlasco. Che vergogna il sedicente giornalismo italiano.
    Tu, Loredana, potresti fare un beau geste: scrivi una lettera al tuo direttore in cui chiedi di restituire agli italiani i soldi del finanziamento pubblico ai giornali. Sul Corriere il prof. Giavazzi ci provò, più o meno scrisse così: “…almeno i colossi quotati in borsa non accettino più il finanziamento”.

  2. nell’articolo mi ha colpita una frase in particolare “cosa piace?diamo quello” riferito a tv e pubblicità, non è troppo diverso da quello che forse si chiedono milioni di ragazzine, qual è il modo per poter dire ciò che mi va pur senza avere competenza in alcun campo e non valendo nulla, qual è il modo per essere osservata dal mondo intero ed essere sulla bocca (e non solo) di tutti..basta dargli ciò che vogliono, un corpo ben fatto!!Le adolescenti di oggi sono cresciute con un solo ed unico mito: l’apparenza!! Se sei perfetto, o quasi, fuori a nessuno importerà del resto e naturalmente la strada per la perfezione è lunga perciò si portano avanti con il lavoro fin dalla tenera età.
    Non prendiamoci in giro, l’apparenza conta per tutti (magari a livelli diversi) almeno un po’ ma c’è chi ne fa il proprio scopo di vita.

  3. Ciao mi chiamo Alessandra e ho 21 anni. Purtroppo non potro leggere il libro perchè sono all’estero per studiare, ma grazie a internet ho potuto leggere i vari articoli e commenti.
    Ebbene si…sono della generazione appena uscita dall’adolescenza…e ho guardato tutti i cartoni animati,ho letto minnie,cioè e tutti quei giornaletti stupidi in cui le ragazzine chiedono a una dottoressa se si può rimanere incinta con un bacio…
    Personalmente penso di essere stata fortunata perchè mia madre, nonostante non abbia mai sognato di fare l’astronauta, deve in qualche modo avermi fatto capire che essere Donna significa essere prima di tutto Persona, ma la nostra società che ci piaccia o no ci considera prima di tutto Donna e poi…forse….Persona.
    E’ vero…anche io certe volte mi trovo ad un bivio!Mi reputo una persona mediamente intelligente che crede fermamente nell’uguaglianza formale e sostanziale tra uomo e donna, ma non posso negare che guardano la tv, uscendo il sabato sera vedo tantissssssime ragazze vestite in modo mooolto provocante. E se da un lato penso “che oca” dall’altro sono anche un po’ invidiosa. Non sono una brutta ragazza, non è questo il punto, però vedere quelle ragazze così esteriormente perfette che sanno come muoversi, come vestirsi..etc.. insomma che sono esattamente come tutti i media propongono una donna debba essere…genera un pochino d’invidia! Essere ammirate piace a tutte! Poi certo, l’involucro non è nulla rispetto al contenuto!!!
    Lipperini volevo farle una domanda a proposito della differenza tra Uomo e Donna: almeno lei, riesce a spiegarmi perchè se un uomo va a letto con tante donne è un figo e se una donna fa la stessa cosa è solo una puttana?!!…con tutto il rispetto per le prostitute sfruttate in tutto il mondo… grazie in bocca al lupo per il libro

  4. Ah…giusto per puntualizzare…nonostante le tantisssssssime ragazze che sognano di fare le Veline e sposare un calciatore..io sogno di diventare commissario di polizia e sposare una persona che mi ami profondamente. Il grembiule sopra la divisa funziona ugualmente?? 🙂
    grazie mille per aver riportato d’attualità questo argomento..

  5. Per l’uomo la bellezza è un optional, per la donna è un optional l’intelligenza». Non ho ancora letto il libro, ma lo farò al più presto. Non riconosco nella frase virgolettata la realtà dei nostri giorni. A scuola, alle elementari, le bambine sono le più brave e le più attente; e così continuano alle medie, di gran lunga superiori ai maschi (alla media dei maschi) a contrattare il loro rendimento scolastico in famiglia. Piattaforme “sindacali”, per ottenere in cambio degli ottimi voti, soldi, tanti soldi, per gli acquisti. Studiano per meglio piazzarsi in società e sfruttano con cinica intelligenza tutte le loro potenzialità. I maschi invece, esibiscono, grazie alle madri, i loro primi riflessi colorati nei capelli, già in terza elementare. All’asilo hanno il gel, poi a otto anni, in occasione della loro prima comunione, i colpi di sole. La situazione è tremendamente complessa; i ragazzini competono con le coetanee con molta difficoltà. Si difendono con l’aggressività dei giochi, della voce e dei movimenti, ma in classe vivono con grande frustrazione il continuo confronto con le ragazze (il ricorso alle diete si sta espandendo anche fra i maschi ).
    Leggo negli interventi che le donne sono vittime di violenza, più di cento in un anno, è vero; ma, per stare nella cronaca, sono anche in aumento le mamme che uccidono i propri piccoli figli. ..
    La diversità è insopprimibile e si manifesta in una sua logica triste e grottesca, complicando le cose oltre ogni nostra previsione. Domani farò un giro in libreria.

  6. Il problema esiste, e non è un problema da poco.
    Quello che io noto da un pò di tempo è l’espropriazione dell’infanzia, della pubertà, dell’adolescenza alle nuove generazioni.
    Da una parte cresce il potenziale intellettuale, grazie alle nuove tecnologie, grazie ad un istruzione un pò più alla portata di mano rispetto ad una volta; dall’altra sembra aumentare l’impoverimento umano, la capacità di porsi degli obiettivi al di là del mero inseguimento di un non meglio identificato “successo” (per il quale tutto è lecito).
    E’ colpa della televisione, di internet, dei media in generale?
    O forse, la colpa deriva dal fatto che la necessità di appiattire le differenze fra il genere maschile e femminile abbia creato un vuoto di ruoli all’interno della famiglia, e che non trovando punti saldi (non solo in termini di prinicipi, ma anche di “presenza” fisica dei genitori) le nuove generazioni non possano far altro che porre domande e ottenere risposte dove sanno che possano trovarle?
    Se la propria madre non c’è perchè sta svolgendo un importantissimo ruolo da avvocato o da oncologa, a chi chiedo spiegazioni sul come mai accadono certe cose, quando queste accadono, quando la mente giovane pronta e ricettiva “vuole” sapere?
    Aspetto che tornino mamma e papà, sperando che non siano stressati al punto di riuscirsi a salutare a malapena; attendo che sia sbollito l’efetto “giornata devastante”, e poi se non hanno ancora litigato pongo le mie domande?
    A quel punto l’interesse è già scemato, tra le gag di Greggio e Iachetti e gli stacchetti del Gabibbo.
    E’ molto più semplice mettersi davanti a un pc andare su Google, o postare una domanda in un forum…
    O spegnere la mente, accendere la televisione e sorbirsi un mare di fesserie da chi spera di fare audience fingendo di arrogarsi il diritto di spiegare cose importantissime come l’amicizia, l’amore, il sesso…
    Che da motore della vita (e quindi come tale sarebbe da cosiderare sacro, e per sacro intendo “riservato per qualcosa di speciale”), è diventato il più spregevole dei beni di consumo.
    Ed ecco che allora va bene tutto, anche sculettare in perizoma, purchè si vada in onda nella fascia di ascolto più alta.
    Tanto, finchè si possono trovare dei capri espiatori su cui scaricare le colpe (“piove, governo ladro!”), possiamo continuare a vivere pensando che noi non abbiamo responsabilità.

  7. Provo a fornire qualche risposta.
    Brunella. Il discorso sull’apparenza è, infatti, centrale. E’ verissimo che riguarda tutti, ma è altrettanto vero che viene rivolto soprattutto alle bambine, ragazze, donne: basta dare un’occhiata ai magazine destinati alle più piccole per scoprire che pullulano di rubriche con consigli per il trucco (giuro), la moda, il comportamento giusto da tenere con l’altro sesso. Parliamo di bambine intorno ai cinque-otto anni…
    Alessandra. Cliccando sulla copertina del libro, in alto a sinistra, puoi leggere da oggi il capitoletto introduttivo, se può essere utile. E, sì, sei stata fortunata: il ruolo degli adulti è centrale, naturalmente, nel passare un messaggio (rivolto a maschi e femmine) che privilegia la persona al genere di appartenenza. Il tuo intervento mi permette anche di dire una piccola cosa sul cosiddetto “involucro”: nulla, ma proprio nulla, vieta di giocare con il medesimo. A patto di essere consapevoli del gioco. In un passo del libro ho toccato questo punto, così:
    “A monte del reggiseno a vista e delle labbra gonfie che anche la più intelligente delle ospiti di un dibattito si sente, a differenza dei colleghi maschi, obbligata ad esibire, c’è il malinteso concetto per cui un essere umano che ha raggiunto la presunta liberazione dagli stereotipi possa usare i medesimi per divertirsi. Sarebbe bellissimo, se fosse davvero così: era lo stesso principio secondo il quale il femminismo degli anni Settanta giocava con le antiche e pericolose simbologie che avevano incatenato le donne alla luna, alla stregoneria, ai cerchi magici (i girotondi) e financo alle marmellate. Ma giocare con i simboli, e con gli stereotipi, presuppone una consapevolezza così potente e così granitica del gioco medesimo che è molto difficile non restarne scottati”.
    Alla domanda che poni non c’è risposta: o meglio, ce n’è una sola. Le cose non sono così cambiate come pensavamo, purtroppo. Grazie!
    Miriam. Assolutamente sì. Le bambine e le ragazze sono le migliori a scuola: ma dove finisce tanta intelligenza con l’ingresso nel mondo del lavoro? La parola a una studiosa, Maria Letizia Pruna: oggi, in Italia, “quasi la metà delle donne in età lavorativa non partecipa alla vita economica: si tratta di 9 milioni 600 mila persone, di cui un terzo- che corrisponde a 3 milioni 250 mila donne – è nella fase centrale della vita (35-54 anni). Gli uomini inattivi sono meno di 5 milioni – quindi 4 milioni e mezzo in meno delle donne – e di questi soltanto 580 mila sono nella fascia d’età centrale”. Il che significa che l’Italia ha il più basso livello di partecipazione femminile al mercato del lavoro tra tutti i 25 stati membri dell’Unione europea, e che figura al terzultimo posto tra i 30 paesi aderenti all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse). Dietro il nostro paese vengono Messico e Turchia.
    Poi, certo, la complessità del discorso è enorme: e mi sono sforzata, credimi, di affrontarla nel libro (nelle interviste, per forza di cose, è più difficile).
    Thunderbay. Il problema c’è ed è difficile individuare un’unica responsabilità. Sicuramente, va condivisa fra molti, moltissimi, di coloro che si occupano di immaginario in televisione, in editoria, in pubblicità. Il rischio, ahi, è che si imputi al lavoro delle donne la colpa primaria, come ho sentito fare qualche settimana fa in un convegno: e non, semmai, alla mancata condivisione, nella maggior parte dei casi, degli impegni familiari fra uomini e donne. In misura pari, e non occasionalmente.

  8. “Come è successo che le ragazze che volevano diventare presidenti degli Stati Uniti abbiano partorito figlie che sognano di sculettare seminude al fianco di un rapper?”
    Perché usare il ‘culetto’ é decisamente più semplice che usare il cervello e lo specchio sociale nel quale ci riflettiamo, pare dimostrare sia anche più redditizio ed economicamente vantaggioso. Non é colpa dei media, dietro certe scelte comunicative ci sono umini: hanno scelto loro! Con uomini non intedo ‘maschi’ ma esseri umani che preferiscono sacrificare il corpo piuttosto che l’intelletto, tristemente frustrato quasi in ogni modo.
    Buon lavoro e grazie per lo spunto riflessivo..

  9. Sono d’accordissimo sul fatto che non si possa stigmatizzare il lavoro della donna come unica responsabilità. Ma non si può nemmeno dare la colpa alle Bratz, o perdersi in meandri psicologici basati sulle differenze di genere correlate con luoghi comuni che si intrecciano con il femminismo, l’antifemminismo, Freud e Maria De Filippi.
    La carenza della famiglia nel suo intero, il suo dissolvimento in nome di non si sa che cosa, è alla base della perdita dei valori.
    E le principali vittime di questo depauperamento sono diventate di colpo le responsabili; le scimmie chiuse in una gabbia da cui non possono uscire perchè non hanno gli strumenti per farlo, e che vengono guardate con curiosità (a anche con un pò di diffidenza; talvolta meraviglia, per non dire disprezzo).
    Curare un male senza riconoscerne le cause potrebbe portare ad un risultato in cui la soluzione è peggiore del problema.

  10. Thunderbay: probabile che i miei siano luoghi comuni, figurati (anche se, ribadisco, mi piacerebbe discuterne a partire dal libro, e non dai comunicati o dalle schede). Però anche sostenere che il dissolvimento della famiglia si deve al lavoro delle donne è un luogo comune: non fosse altro perchè NON E’ VERO che le donne lavorano così tanto. I dati che ho postato sopra dovrebbero darne almeno un’idea.
    Infine, non ho la cura: mi limito ad osservare quelle che, per me, sono le cause.

  11. “La carenza della famiglia nel suo intero, il suo dissolvimento in nome di non si sa che cosa, è alla base della perdita dei valori”.
    Riporto questa frase del precedente commento, per evidenziare il fatto che non mi permetterei mai (e non mi sono permesso) di colpevolizzare il lavoro femminile (in molti, moltissimi casi è indispensabile).
    Non mi permetto nemmeno di giudicare il suo interessantissimo lavoro come una mistura di banalità.
    Credo che le banalità siano scudi di cui ci vestiamo per proteggerci da realtà che potrebbero portarci a metterci in discussione.
    Penso, soprattutto, che la distruzione o la svalorizzazione del nucleo familiare sia alla base dei disequilibri che stiamo osservando (forse anche questo è un luogo comune?)
    Anch’io dal mio modesto, piccolo e insulso palco con vista sul mondo non posso fare altro che osservare le cause.
    E spesso, lo spettacolo che vedo mi lascia profondamente perplesso.
    E siccome, i miei pensieri nascono dai commenti che ho letto sulla pagina di dicussione, oggi vado a comprare il libro!

  12. Ecco come partendo in modo non originale (andava per correttezza citato)
    dal testo di una canzone di Pink, “stupid girl”
    una giornalista fa partire una discussione che potrebbe essere
    seria avvilendola in uno stile modaiolo
    da salotto di parrucchiera
    (per lucrarci un po’ sopra col libro).
    Il potere dei media si potrebbe usare in modo migliore
    ma questo passa il convento, sempre meglio delle discussioni
    sull’isola dei famosi

  13. A tutti coloro che storcono il naso o non capiscono quanto va dicendo con enorme onestà e intelligenza la Lipperini (UN GRAZIE GIGANTESCO, QUANTO ENORME E’ IL BISOGNO DI PARLARE DI QUESTI ARGOMENTI!) vorrei chiedere: di grazia, perché, per pubblicizzare il lucido da scarpe, una polizza assicurativa, il sigillante per vetri, si ricorre sempre a un corpo di donna bellona e seminudo (non voglio neppure vedere culi o membri maschili al vento, se per questo!). Io sostengo da anni che siamo immersi – TUTTI – in una cultura (ovvero VISIONE) quasi solo maschile. Ed è la cultura dominante prorpio perché gli uomini sono dominanti in ogni settore della vita politica, economica, istituzionale, finanziaria, ecc. ecc., così come emerge da decine e decine di studi anche internazionali. E’ estremamente urgente immettere “aria nuova e diversa” perché davvero le donne rischiano di continuare ad esere “gassificate” come nei secoli dei secoli…

  14. Grazie mille, Mafalda: uno dei punti è esattamente quello che sottolinei. E grazie anche a Thunderbay: certo, ci sono enormi problemi nella famiglia. Giustamente uno studioso come Roberto Volpi sottolineava, mesi fa, che donne e uomini – ma soprattutto le donne – sono disorientati e soprattutto “preoccupati” da un’incapacità a gestire la famiglia stessa che viene continuamente sottolineata.
    Per minollo: Pink, nel libro, è stracitata. E anche nella scheda di Feltrinelli. Testualmente: “Per dirla con Pink, la popstar che nel video Stupid girls denunciava tempi cupi per il femminismo, bisogna dunque capire come sia possibile che le ragazze che volevano diventare presidenti degli Stati Uniti abbiano partorito figlie che sognano di sculettare seminude al fianco di un rapper. E per farlo, occorre tornare negli stessi luoghi dove le bambine compiono ancora oggi il loro apprendistato al secondo sesso: la famiglia, la scuola, il mondo dei media, l’immaginario dei libri e dei cartoni.”

  15. Ciao, mi chiamo Chiara ho 33 anni e faccio un lavoro considerato “maschile”: sono un trader. Ecco un altro punto del discorso: perchè io stessa sottolineo che sia un impiego “maschile”? Non perchè io non creda che non esistano lavori femminili o maschili nè tantomeno che le donne non possano ottenere gli stessi (se non migliori) risultati degli uomini; ma perchè, ad esempio, se rispondo al telefono mi chiamano per nome o al massimo “signorina”, mentre i miei colleghi uomini sono tutti “dottori”, anche quelli che non essendo laureati il mio 110 e lode (meritato, lo giuro!) se lo sognano. Perchè quando c’è da riorganizzare il lavoro, a me vengono affidati compiti come fare da assistente nelle riunioni “perchè sei donna e ci vuole una figura femminile (….x prendere appunti?!?!??), sbrigare pratiche amministrative mentre i miei colleghi “maschi” si occupano di chiudere operazioni di mercato…e quando (le ormai rare volte) riesco a confrontarmi anch’io su operazioni finanziarie ci sono sempre battute del genere: “tu li conquisti tutti con la voce” o “perchè sei carina (non bella, ve l’assicuro! mediamente carina direi!)”…Avete ragione: questo ci insegnano, che andiamo avanti solo perchè gli uomini hanno un debole per il nostro aspetto! lo so, sono cose assurde! Ma il peggio sta nel fatto che la maggior parte di noi donne cade nel trabocchetto, pensando: no, io sono diversa: mi faccio strada prima con l’aspetto e poi tirerò fuori quello che valgo!
    Sfido ad uscire poi da questa spirale.
    Perciò, il principe azzurro con il cavallo bianco si è trasformato in Briatore con la sua barca a motore…ma d’altronde la Gregoraci è così diversa dalle varie Cenerentola, Biancaneve e Bella Addormentata?

  16. …perchè sprecarsi in tante parole…..
    Meglio che continuino così!!!! Almeno i miei figli (educati in maniera sicuramente diversa…) avranno più possibilità per andare avanti….
    Nel mio blog ho solo due post a riguardo: per fortuna ho altro da fare…
    Cmq, a parte tutto, all’estero non è da meno: le ragazze qui sono ancor più stupide…forse forse in Italia, non stiamo messi così male (c’è ancora un briciolo di morale……forse……lo spero davvero…)
    Peccato però, la Lipperini mi ha rubato l’idea: avevo in mente di scrivere un libello a riguardo, ma non mi sarei soffermato solo sulle doll-girls..
    Bye
    greetings from UK

  17. pardon.
    E allora vai con la discussione!
    Ah me personalmente le donne veline non mi attizzano.
    In realta’ noto che c’e’ in giro una seria epidemia
    di psicopatologie indotte dai nuovi media.
    Si vive a livello mediatico, si va al funerale di papa Woitila per mandare la foto
    via cellulare ecc. ecc.
    Ma a parte questo e tornando all’oggetto della discussione
    l’argomento femminista per cui e’ tutto causato dal potere “maschile”
    che riecheggia dietro molte affermazioni qui
    e’ comunque incompleto.
    Molte donne sono affascinate dal potere che a loro volta possono esercitare sugli uomini usando il loro corpo, quando questo viene proiettato sui media
    centuplica quella sensazione di potere.
    Quindi anche le donne dovrebbero fare i conti con il loro “lato oscuro” invece
    di scaricare tutto sull’ormai acciaccato (anche come argomento) “potere maschile”

  18. Minollo, ma il punto è esattamente quel “lato oscuro” di cui tu parli: come nasce? come viene indotto?
    Lion Track: lieta per i tuoi figli, ma non mi sentirei così felice all’idea di una possibilità individuale a scapito di tutto il resto.
    Kyara: no, non è diversa. O, almeno, non è diverso il modo in cui viene raccontata.

  19. certamente!
    come dicevo nel mio precedente post: ad ogni Briatore corrisponde una Gregoraci.
    Eppure, sono anni che si sentono le donne interrogarsi sul proprio ruolo prima per affermarsi come esseri umani (diritto al voto), poi come donne (femminismo), poi come donne in carriera e mamme (anni ’80/’90), quindi astronaute o veline…
    Scusa ma mi sfuggono medesime domande dal lato maschile…
    E poi ci meravigliamo se si arriva al punto di dover istituzionalizzare le c.d. quote rosa!!!
    Scusate il tono accorato…ma se io ero già stata sufficientemente retorica….

  20. Ma infatti le donne hanno grandisime responsabilità pensando di avere il potere della seduzione sugli uomini, perché è un potere meno che di cartapesta: appena passa un pochino di tempo e quel potere va a farsi friggere, perché – si sa – agli uomini la “stessa minestra” viene a noia e dunque, poverini, si devono cercare nuove minestre e sempre più giovani… In sostanza, donne: usate il cervello e non il c…, perché questo vi degrada e vi lascia con un pugno di mosche in mano!

  21. Mi fa un po’ sorridere (amaramente) accedere a questa interessante discussione dalla stessa pagina web di Repubblica che quotidianamente offre ai lettori alcuni link di soft-porn (calendari, fotografia, etc).
    Ma è possibile che i due più venduti quotidiani italiani debbano ricorrere a questi trucchetti per attrarre lettori on-line?
    Concordo sul fatto che la seduzione nel lavoro sia una via facile, ma puo’ dare soddisfazione solo ad ambizioni molto misere (sia per le donne seduttrici che per gli uomini sedotti).

  22. Vuoi sapere perche’ i vostri cosiddetti ideali sono stati rigettati a favore delle mode?
    Perche’ i vostri ideali stessi erano delle mode. Non avete mai avuto ideali, semplicemente era di moda dire cosi’ e avete detto cosi’. Avete passato anni a chiamare “rapanelli” (rossi fuori e bianchi dentro) tutti gli uomini che non si rivelavano abbastanza paritari. Peccato che le rapanelle foste voi. Tutte.
    Tantevvero che appena finita l’universita’ e la contestazione vi siete comportate esattamente come quelle che odiavate tanto.
    La pura e’ semplice verita’ e’ che ad un certo punto e’ stato evidente alle vostre figlie che la “meglio gioventu'” era solo un ammasso di adulti di merda. Vi state parlando addosso, vi raccontate di come ravate belli e comeeravate impegnati e intelligenti.
    Palle. Era solo una moda. Tantevvero che oggi le femministe sono tutte in chiesa. “Riflusso”? No, e’ girata la moda, tutto qui.
    Non avete mai creduto in nulla, dicevate quelle cose perche’ erano di moda e facevate quelle cose perche’ erano di moda. Siete state rosse quando era di moda, avete “riscoperto la Chiesa e la spiritualita’” quando e’ stato di moda, siete passate al “nextage” quando e’ stato di moda.
    Vi siete contraddette cinque milioni di volte, ogni volta che la moda cambiava il vento.
    E quando i vostri figli si sono accorti di quel che eravate, hanno smesso di crederci.
    Ma credere a cosa, poi? Ad una moda?
    Uriel

  23. stavo dando un’occhiata post-prandiale al sito di repubblica e sono capitata qua dentro
    attirata dal tema del libro di loredana lipperini, sul quale avevo gia’ letto la recensione di concita de gregorio, come sempre centrata. Riguardo al libro ho poco di nuovo da dire, salvo ribadire il fatto che, da ex-bambina che voleva fare l’astronauta alla fine degli anni sessanta, davvero mi pare che questo libro sia importante proprio ora e ci imponga una riflessione seria su come abbiamo lasciato che tutto andasse a ramengo. Volevo invece, rifarmi all’ultimo post che ho letto… capisco infatti che i siti dei giornali debbano contenere materiale variegato per rendersi piu’ appetibili, ma perche’ questo deve passare, ANCHE SU REPUBBLICA, attraverso la mercificazione e lo svilimento della “figura” femminile (leggi calendari e links vari a gallerie fotografiche…)??….

  24. Leggere che il femminismo sia stato una MODA, mi fa venire i brividi e mi da tanta tristezza. Ma come è possibile che si possa pensare una cosa simile? E’ forse una moda tentare di dare un briciolo (anzi, un oceano) di dignità, di diritti, di libertà a circa la metà della popolazione mondiale, calpestata solo perchè provvista di utero e seni??
    Ci siamo davvero resi conto di tutto quello che le donne hanno dovuto e devono sopportare?

  25. Bollare qualcosa come”luogo comune” e’ un comodo espediente per evitare un esame serio. Mostra solo pochezza intellettuale e miseria interiore.
    Chi usa questi espedienti sa benissimo il perche’: se esaminassimo nella realta’ i genitori di queste ragazze che sognano di fare le veline, non troviamo altro che macchiette insicure, modaiole, provinciali, ossessionate dalle mode. Qui si assume che le donne che hanno partorito queste bambine fossero donne emancipate, che sognavano di fare l’astronauta.
    E quando mai? Ma dove? Ma dove le avete viste queste donne? Si sono trovate il sessantottino appena hanno potuto a se lo sono sposato con tanto di vestitone bianco a meringa, marcia nuziale e mamma in lacrime, per poi diventare delle macchiette ansiose e iperprotettive.
    Dovreste vedervi con gli occhi di chi non ha avuto una madre italiana, per capirvi. Dovreste vedere i figli che avete cresciuto con gli occhi di chi viene da fuori. Dovreste avere dei termini di paragone.
    Voi parlate di famiglie , io vedo solo padri inetti e assenti vicini a madri ansiose ed iperprotettive. Saranno state idealiste nel 68? Forse. Oggi vanno ripetendo che “la realta’ e’ cosi'”, che “bisogna guardare i fatti”.
    Le madri “che sognavano di fare le astronaute” accompagnano le figlie alle selezioni per Miss Italia, e chiudono gli occhi se bisogna “scendere a qualche compromesso”. Questo e’ il dato. Poi si lamentano se le figlie fanno le veline.
    Dopo averle accompagnate alle selezioni, of course.
    Third world with a trendy dress.
    Uriel

  26. cara lipperini
    mi sembra di notare un certo pregiudizio
    nel tuo pensiero.
    Secondo te tutte le colpe derivano dal potere maschile
    potrebbe essere anche vero
    come potrei anch’io dire che molti comportamenti “deviati” maschili
    sono indotti dalle donne.
    In quel caso sarebbe come cercare di capire chi e’ nato prima
    l’uomo o la gallina
    Cosi’ non se ne esce, si entra in una spirale di scarico delle responsabilita’.
    Credo che ognuno, uomo o donna che sia, debba prendere coscienza dei suoi lati “oscuri”
    per non esserne vittima e per andare oltre.
    Che poi il mondo sia pieno di uomini stronzi che trattano le donne come oggetto
    e’ chiaro, e’ il loro modo puerile e insicuro di reagire a quel potere che sentono le donne
    possono esercitare nei loro confronti.
    Molti lati “oscuri” fanno semplicemente parte di noi, della nostra storia
    evolutiva, bisogna accettarli per superli,
    cercare dei capri espiatori significa non voler affrontarli
    Per Beatrice B
    il femminismo non e’ stata una moda
    come non lo e’ stato il 68,se vogliamo.
    Molte rivoluzioni iniziano su ideali giusti
    poi molti le cavalcano solo per vantaggi personali.
    Pero’ devo dire che un po’ mi fanno sorridere quelle donne che
    si fanno forti dei sacri diritti (calpestati) delle donne
    in paesi lontanti per alimentare un generico odio
    verso il maschio e giustificare ogni loro comportamento anche moralmente discutibile.
    Nella mia esperienza di uomo della prima generazione post 68 (anni 70 per chiarirsi)
    posso dire che sono testimone di una generazione in cui non c’e’ stata differenza,
    per la maggior parte della popolazione,
    di strumenti per uomini e donne, anzi le donne hanno abusato (ed e’ giustificabile)
    di tutti i vantaggi e le opportunita’ che hanno avuto e i maschi hanno spesso accusato in silenzio la nuova situazione.
    Se molte ragazze di oggi scelgono di buttare al vento questi vantaggi
    per seguire facili miraggi di “stupid girls” , rendendosi schiave
    in altro modo, questa mi sembra una scelta suicida non obbligata,
    se vogliamo “indotta” ma con strumenti mediatici, non
    con situazioni di fatto.
    E’ una scelta di corruzione piu’ che di mancanza di alternative.
    (Beh ci sarebbe per la mia generazione anche il discorso del precariato
    ma quello vale per uomini e donne)

  27. —-
    Leggere che il femminismo sia stato una MODA, mi fa venire i brividi e mi da tanta tristezza. Ma come è possibile che si possa pensare una cosa simile?
    —-
    Non e’ che lo pensi: lo vedi. Guardati attorno: non c’e’ stato bisogno di alcun regime fascista per togliere i diritti alle donne. Non c’e’ stato bisogno di nessuna imposizione. E’ bastato mostrare una puttanella scosciata con tanti soldi e un marito alla moda, e dire: “vuoi diventare cosi’?”.
    E tutte, in coro, hanno detto “si'”.
    In passato ci sono stati posti dove le persone erano oppresse. Ma erano oppresse davvero: c’erano polizie politiche, il KPJ dappertutto, i vicini di casa ti denunciavano per niente. Perche’ se vuoi opprimere qualcuno che NON VUOLE, allora devi usare la forza.
    Ma qui non c’e’ stato bisogno di niente. Niente KPJ, niente NKVD, niente polizia politica.
    Le donne hanno avuto davanti la pillola rossa e la pillola blu, se posso usare un film come metafora. Hanno scelto quella sbagliata. Da sole e senza nessuna forzatura. Chi forza la Brambilla?
    In certi posti c’erano polizie politiche che obbligavano le donne ad essere quello che volevano loro. Dovevi fare figli? Guai a chi non faceva figli. Dovevi essere sobria perche’ la pornografia era decadenza capitalista? Lunghe le sottane, compagna. Non potevi ascoltare David Bowie perche’ era omosessuale e guai con Joan Baez perche’ era una drogata che portava modelli decadenti. E se sbagliavi erano guai.
    Ma in Italia nessuno ha imposto niente. Hanno solo proposto. Le donne potevano dire di no oppure di si’. Nessuno e’ davvero obbligato, e non mi dire che la moda ti obbliga, perche’ allora non sai cosa vuol dire “ti obbliga”.
    Le donne non sono costrette a fare niente e nessuno ha minacciato con la forza le donne che non vogliono essere veline. E’ stata una libera scelta. E hanno scelto di avere le veline come futuro perche’ non hanno mai creduto veramente nei diritti e nella dignita’.
    Uriel

  28. Ho 30 anni, anzi per essere precisa 31 e proprio in questo periodo mi stavo avvicinando al problema, soprattutto osservando cio’ che accade intorno a noi! sono seriamente preoccupata per l’immagine della donna odierna in Italia; è spaventoso…quanto la presenza della donna in tv sia totalmente legata alla mostra del proprio corpo e come questo finisca per risultare agli occhi delle più giovani e non… il modello di “donna” da imitare. Insomma più in generale io sono schifata dall’ esagerata importanza che si da all’immagine in questa società. Di quanto anche la chirurgia estetica stia prendendo piede. Io non sopporto che tutte nel mondo del cinema e dello spettacolo si debbano rifare qualcosa, hanno sessantanni e ne devono dimostrare 40! ma per che cosa??? A cosa serve tutto cio’? Io non capisco…siamo ridotti proprio male. E poi…per seguire l’immagine e risultare impeccabili, perdiamo… anni di vita, tra il tempo e le energie spese, che potrebbero essere incanalate diversamente, in maniera più utile.
    Per non parlare poi della frustrazione se non si raggiunge l’ aspetto desiderato!!! Il messaggio che recepisco da ogni angolo…é
    che DEVI ESSERE BELLA, per essere una donna considerata.
    A me questo messaggio disturba, perchè ci sono ben altre qualità che la donna potrebbe tirare fuori per dimostrare quanto vale, sicuramente anche in politica e nel sociale l’ apporto femminile sarebbe molto utile, perchè il mondo ne ha bisogno. I valori maschili stanno portando alla distruzione, è importante il nostro aiuto, ma bisogna avere il coraggio di affermare la propria identità di donna, non cercando di imitare l’ uomo, ma tirando fuori le nostre qualità, che sono più concilianti e creative…più generose, più attente alla globalità…e potrei continuare all’infinito!
    Si puo’ anche non essere d’ accordo, e queste qualità le puo’ avere anche l’uomo…ma quello che vorrei esprimere è che se nelle società odierne si sfruttassero di più…quelle qualità “femminili” invece che nasconderle…secondo me il mondo prenderebbe una direzione migliore!
    Invece c’è uno squilibrio esagerato…la donna è la prima che si comporta come gli uomini o li asseconda! IL MONDO è TROPPO MASCHIO!

  29. Questo è purtroppo il mondo che ci siamo costruiti.
    Se in TV c’è gente come la de filippi e costanzo con tutto il circo che gli ruota attorno la colpa non può che essere nostra.

  30. —-
    Invece c’è uno squilibrio esagerato…la donna è la prima che si comporta come gli uomini o li asseconda! IL MONDO è TROPPO MASCHIO!
    —-
    Oh, che bello. In pratica, il centro del mondo e’ ancora maschio. Se il maschio vuole, la donna esegue. E questo, ovviamente, e’ colpa del maschio. Perche’ se non fosse il maschio a fare la donna, come si farebbe a dare sempre la colpa al maschio?
    Sai come si dice in Russia?
    Если вы невиновны, вы спали: “Se non hai colpe, allora dormivi”. E’ un modo per dire che se la colpa e’ tutta di qualcun altro, allora la colpa e’ tua perche’ hai lasciato fare tutto a lui.
    Se e’ il maschio a decidere come sono le donne, allora chi dorme?
    Uriel

  31. Una piccola cosa a Uriel. Certo, le donne (alcune donne) hanno detto sì: ma come si arriva a quel sì? Come si arriva, come giustamente dici, a non immaginare possibilità diverse?
    Il punto mi sembra questo.
    Un’altra piccola cosa a Minollo: non ho affatto detto che tutte le colpe vadano attribuite al potere maschile. Sono quantomeno suddivise con l’antica vocazione femminile a tramandare alle proprie figlie e ai propri figli il conformismo dell’esistente.

  32. Forse sfugge una cosa.
    La BELLEZZA e’ un valore anche per l’uomo.
    Anche le donne oggi cercano il “figo”.
    Scemo ma figo sta diventando una figura ambita da molte donne anche intelligenti.
    Secondo me la differenza sta nella maggiore sensibilita’ e debolezza delle donne sul lato della vanita’.

  33. accidenti Uriel…come mai ti scaldi così tanto?
    Come dice giustamente lalipperini ci si stava interrogando proprio sulle possibili motivazioni che hanno portato a questi fenomeni, mettendoci noi per prime in discussione.
    Nessuno voleva demonizzare voi uomini perchè le generalizzazioni in ogni senso sono sbagliate sempre e comunque.
    Solo che ci manca che qualcuno di noi dica “chi è senza peccato scagli la prima pietra” per concludere questa fiera delle ovvietà.
    Spero che la tua sia solo una provocazione.
    Senza banalizzare, vorrei dire che sarebbe opportuno che tutti aspirassero a diventare PERSONE migliori, nonostante questo sia un percorso lungo e difficile. I frutti però prima o poi si raccolgono eccome!
    “L’uomo è l’unico essere vivente che per vivere deve darsi ragione del suo esistere” – Ortega y Gasset
    Ciao, Chiara

  34. Sono d’accordo col Minnolo, si parla tanto di FEMMINISMO e poi le donne sono le prime ad accusarsi a vicenda di essere “vittime” delle mode e del fascino delle Veline.
    Le donne che non gliene frega niente di fare il Presidente sono donne come le altre, che hanno fatto la loro scelta. Non penso ci sia un “potere occulto” contro le donne, ha ragione Uriel quando guarda le Italiane e vede meringhe bianche in Chiesa oggi e madri ansiose domani…
    Sono alcune donne e uomini a voler essere così, non c’entrano i giornaletti o la tv, o la povera Barbie con le tettone.
    Il mondo di cui parlate non è maschio, è semplicemente fesso.

  35. @lalipperini: le possibilita’ diverse non le hai immaginate. Le hai viste.
    Perche’ devi immaginare le cose che vedi? Tua madre sognava di fare l’astronauta? Bene. Ti piace tua madre? Vuoi essere come lei? No. Allora non fai come lei.
    Ma e’ cosi’ difficile capire che le vostre figlie vi hanno giudicato e il giudizio non e’ stato bello? Hanno scelto di non essere come eravate voi. Ma davvero pensate di essere state speciali, importanti, bellissime, cosi’ uniche e rare che le vostre figlie avrebbero per forza desiderato di essere come voi?
    L’alternativa l’hanno vista. Eravate voi. E l’hanno rifiutata. Mi sembra logico: tu vuoi diventare come quelli che ti piacciono. La prima fase di ogni scelta e’ l’osservazione. Prima osservi. Allora guardi le donne emancipate. E vedi quel che vedi. Poi guardi le donne veline. E vedi quel che vedi.
    Poi scegli quello che ti piace di piu’. O forse eviti quello che NON ti piace.
    Forse la vostra assunzione di essere automaticamente e naturalmente la scelta migliore non era cosi’ giusta?
    Uriel

  36. Il sistema mediatico-consumistico non fa distinzioni tra uomo e donna
    gioca sui lati “oscuri” di ognuno di noi semplicemente per vendere piu’ facilmente.
    Del resto lo sfruttamento del corpo maschile sta gia’ prendendo piede
    perche’ si e’ visto che in certi casi fa vendere.
    Vedo nel mondo una crisi sia di figure paterne che materne
    (quella paterna di gran lunga di piu’ )
    intesa anche a livello individuale (essere padri e/o madri di se stessi),
    figure annullate da un sistema consumistico che ci vuole tutti utenti
    e consumatori, e quindi mira a mantenerci immaturi e dipendenti
    per indurci facilmente nuovi bisogni da soddisfare consumando.
    tradotto in termini bruti e cosmico-pessimistici (il periodo storico attuale non aiuta)
    quando le figure paterne e materne
    entrano in crisi vuol dire che
    ci stiamo annullando come specie

  37. Eh no, Uriel: magari fosse così semplice. Magari esistesse un mondo dove le scelte sono sempre e comunque libere: una cultura è fatta di tante cose, grandi e piccole. E sono queste a condizionarci, che ci piaccia o meno. Se ad una bambina, o ragazza, propongo quasi esclusivamente un modello femminile che punta sulla bellezza, e se contemporaneamente insisto sul fatto che, per quanto possa essere brava, intelligente, studiosa, guadagnerà comunque meno di un uomo e otterrà minori riconoscimenti (cifre alla mano, non personali visioni), forse quella bambina e ragazza sceglierà la strade più facile.
    Nessuno (non io, almeno) la condanna per questo. Nessuno vuole riportarla ad una presunta stagione felice. Nessuno sta dicendo che il femminismo storico sia il migliore dei mondi possibili (anzi: gli errori commessi sono stati spaventosi).
    Quello che io desidero è quanto ha ben sintetizzato kyara: che si venga giudicati in quanto persone, prima che come appartenenti all’uno o all’altro sesso.
    Mikela: il fatto che sia un mondo fesso, per come la vedo, non esime dal cercare di renderlo meno fesso, potendo. O, quanto meno, dal provare a raccontarne i meccanismi: a me la prassi del si salvi chi può, personalmente, non piace.

  38. —-
    accidenti Uriel…come mai ti scaldi così tanto?
    —-
    Non mi scaldo, sei tu che mi offendi. Se arrivi e mi dici che scrivo luoghi comuni allora stai offendendo. Ma io ti stavo solo mostrando che forse ai vostri figli non siete piaciuti cosi’ tanto e non hanno voluto prendere la stessa strada.
    Tu dici che ti metti in discussione. Ma lo so! Tutte le donne italiane non fanno altro che chiedersi “ma c’e’ qualcosa che non va in me?” ogni secondo della loro vita…… poi arriva un uomo e ti dice che non hai le tette abbastanza grosse e allora tu dici “ah, ecco. lo sapevo. c’era qualcosa che non andava in me, non ho le tette abbastanza grosse, deve proprio essere quello, adesso mi faccio le tette piu’ grosse”.
    Per forza: se tu passi ogni minuto a cercare cosa c’e’ che non va in te, tutti avranno la risposta. La risposta che piace A LORO, misha.
    Forse sono troppo brutale? Se fai una domanda dura, allora che risposta ti aspetti?
    Smetti di metterti in discussione. Non e’ una cosa bella come pensi chiedersi sempre dove hai sbagliato tu: i tuoi figli devono vedere una madre senza risposte? E pensi che ti seguiranno per questo?
    Forse avete sbagliato anche questo: a forza di farvi le domande avete dimenticato che dovevate dare delle risposte ai vostri figli? Cosa c’e’ che non va bene in te? Che stai tutto il tempo a chiederti cosa c’e’ che non va bene in te! Sai dove sbagli? Che ti metti sempre in discussione e non hai mai risposte? Mah, io vedo solo genitori che hanno piu’ domande dei figli.Ma i figli le risposte le vogliono e se non le dai tu le da’ qualcun altro.
    E’ meglio una risposta sbagliata che nessuna risposta.
    Uriel

  39. —-
    Quello che io desidero è quanto ha ben sintetizzato kyara: che si venga giudicati in quanto persone, prima che come appartenenti all’uno o all’altro sesso.
    —-
    Il sesso e il genere sono fatti. Non puoi andare contro la fisica. Puoi scegliere di essere una buona donna o una cattiva donna, ma non puoi rifiutare di essere una donna. Lo sei. Forse che gli uomini hanno altre scelte, se non essere uomini?
    Puoi dare le dimissioni da uomo? O da donna? Secondo me no. Puoi solo scegliere come giocare la partita.
    Uriel

  40. Forse. La mia partita ideale è quella in cui, come dice una cara amica, “delle persone contano più la storia che hanno, le cose che pensano e fanno, ma soprattutto ciò che di volta in volta sono loro a decidere che conti”.

  41. Mi piace questo dibattito.
    Io non propongo il “si salvi chi può” in assoluto…
    Se una bambina cresce anche giocando con le Barbie e provandosi i trucchi, e da adulta decide che le Barbie stanno bene soprattutto in vetrina, mentre un’altra continua “figurativamente” a giocare con le Barbie per tutta la vita, questo non fa parte semplicemente della varietà (aimè con tendenza preponderante alla mediocritas non aulicamente latina) umana? Secondo me, accusando un tale stato di cose, si sottolinea eccessivamente una situazione che riguarda solo una parte di persone, e la tanto criticata pubblicità si rivolge a questi istinti più materiali. Ma la realtà mi sembra diversa, e a volte l’ambizione femminile alla bellezza è solo una superficie sotto la quale si coltivano anche altri ideali.

  42. Non condivido la tesi di Uriel sulla natura modaiola del femminismo. Certo per qualche donna sarà pure stato così, ma l’ideale sotteso era comunque molto forte e indiscutibilmente pregevole.
    La questione sposta però il significato del discorso su un piano che dovrebbe interessarci poco. Moda o non moda, è indiscutibile che una grossa fetta di fanciulle oggi abbia “ideali”(perdonate la parolona) completamente effimeri.
    D’altra parte basta un poco di realismo. Si è già detto in questa discussione che mostrare le chiappe è meno faticoso che passare le notti sui libri. Se poi il risultato della chiappavisione è un cospicuo conto in banca, notorietà, invidia e un futuro assicurato allora non ci può essere gara con un approccio meno effimero alla vita. D’altra parte le notti di studio spesso e volentieri oggi portano in dote solo un bel posto da precario in un call center..
    Ma non è un problema solo femminile. Se le fanciulle sognavano di fare il Presidente degli USA, io e i miei compagni di scuola volevamo fare i medici, gli avvocati, gli scienziati, gli astronauti. Oggi (e lo dico per esperienza in prima persona) agognato è il posto da calciatore (soldi, donne e fama) o da politico (pure il consigliere circoscrizionale pare sia di “moda”) = un sacco di soldi senza fare in realtà nulla.
    Forse sarebbe ora, se non di riformare la scala dei valori personali (compito improbo direi), quantomeno di riequilibrare gli squilibri sociali che causano queste differenze. Un ricercatore guadagna in 20 anni quello che un calciatore o una velina rimediano in una settimana. E direi che il suo contributo alla società è un pò più importante.. O no?
    Allora vedremmo forse cambiare anche i sogni e le aspirazioni dei pargoli..

  43. per me è colpa della societa che è cambiata, una volta si lottava per degli ideali molto seri, oggi i lavori scarseggiano e studiare non porta da nessuna parte e le ragazze piuttosto che fare la commessa in qualche negozio dove vieni sottopagata cercano il successo facile mostrando il sedere ed i seni in televisione credo sia giusto far capire alle prossime generazioni che l’aspetto fisico o il conto in banca valgono poco confrontati agli ideali,la famiglia ed il bene comune

  44. Ok, la colpa è TUTTA delle donne, sono loro che vogliono essere trasformate in hamburger sessuali a dispetto di tanti uomini sensibili e intelligenti che ogni giorno vanno a manifestare OVUNQUE per far sì che i media offrano loro finalmente la vera immagine della donna che loro vorrebbero.
    Quella intelligente e normalmente VERA , ovviamente.

  45. volevo dire acizza
    l’assonanza col cognome mi ha tratto in inganno.
    Comunque una realta’ e’ innegabile
    la donna e’ attratta dall’uomo bastardo e maschilista
    e’ innegabile.
    Trascurando i casi estremi di violenze (in alcuni contesti pero’ molto frequenti)
    la donna ha l’arma potente di poter fare selezione naturale
    se volesse potrebbe far estinguere l’uomo bastardo e maschilista
    ma ne e’ attratta,
    che forse l’uomo bastardo e maschilista abbia una importante funzione evolutiva?

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