Come cominciare novembre con felicità, commozione e riconoscenza: leggendo i due splendidi articoli apparsi questa mattina su La Repubblica e La Stampa. Ovvero, la bellissima recensione di Concita De Gregorio e la duplice intervista (e non solo) a Elena Gianini Belotti e alla vostra eccetera firmata da Giovanna Zucconi. Per ora, grazie, grazie, grazie.
Aggiornamento: e se volete discutere del libro, questo è il post giusto. Siate i benvenuti.
Secondo aggiornamento: l’articolo di Giovanna Zucconi è qui.
Ulteriore aggiornamento: la recensione di Concita De Gregorio, a seguire:
Loredana Lipperini ha ragione. Si è messo in moto un meccanismo contagioso, un´epidemia che rischia di infettarci senza che ce ne accorgiamo, forse ci siamo ammalate già. Per cominciare a scrivere di lei, del suo prezioso libro, per esempio, siamo qui da ore a cancellare e riprovare, cerchiamo una seduzione iniziale che invogli a leggere le prossime righe, una sorta di giustificazione, un trucco: no, non abbiate paura, non si parla di femminismo né solo di donne, per carità, restate pure non girate pagina vedrete che vi faremo anche divertire, ci sono le Winx, c´è Maria De Filippi, Britney Spears, ci sono i segreti del sesso orale, restate.
«Parlare – ancora! – di subordinazione femminile sembra un lamento fuori del tempo, il ritorno a vecchie e non guarite ossessioni. Qualcosa di patetico, di disturbante, di pietosamente passato di moda». Ecco, sì. Bisogna scusarsene un po´, dissimulare: il “clima esterno” è questo, si sente e si sa. Quanto ce n´è bisogno, invece. Quanto è importante questo libro, per tutti: uomini e donne, certo. Con che sollievo, con che stordimento felice si emerge da questa valanga precisissima e varia di informazioni, dati, analogie, assonanze, corti circuiti fra noto e remoto, rivelazioni intuizioni e ricordi. Era tutto lì, bastava metterlo in fila: riordinarlo, rilegarlo come i compiti che le brave bambine, sì, proprio loro, sanno fare a scuola.
Ancora dalla parte delle bambine (Feltrinelli, pagg. 288, euro 16), così s´intitola proprio come fosse il seguito di quel lavoro fondamentale di Elena Gianini Belotti (sono passati trent´anni) e difatti lo è. E´ la prosecuzione ideale di un´indagine a lungo interrotta: Gianini Belotti firma qui una prefazione severa e appassionata, un vero «passaggio di testimone», come scrive. Seguono quasi trecento pagine su che cosa sia stata negli ultimi decenni l´educazione sentimentale (non solo, certo) di fanciulle e fanciulli. Come sia potuto succedere che «le ragazze che volevano diventare presidenti degli Stati Uniti abbiano partorito figlie che sognano di sculettare seminude al fianco di un rapper».
Ecco, appunto, come è successo? Possibile che si assista all´improvviso – quasi fossero fuochi che si accendono a caso, in ordine sparso e senza una miccia – alle ondate di allarme per la pedofilia e il bullismo nelle scuole, l´ossessione per l´estetica, le aspirazioni da velina da ballerina di lap dance, le gang di ragazze cattive, i maschi prima violenti poi bamboccioni, l´anoressia che uccide, la violenza sessuale sempre più precoce e videofilmata, l´impennata di omicidi, «le donne ammazzate dagli uomini sono più di cento ogni anno. Per non parlare degli stupri quotidiani – scrive Gianini Belotti – un massacro che continua nell´indifferenza generale: se accadesse il contrario, se cento uomini venissero uccisi ogni anno dalle donne ci sarebbero furibonde interrogazioni parlamentari e misure di sicurezza eccezionali compreso il coprifuoco».
Non è un caso, no. Tutto si tiene in questo racconto che comincia là dove c´erano ragazze che volevano diventare presidenti e finisce qui dove le bambine mettono a sei anni il lucidalabbra per essere «perfette per lui». E´ una storia sola, rileggerla adesso è come mettere gli occhiali e scoprire di aver vissuto semiciechi.
Il ritorno al passato è cominciato negli anni Novanta ed è accaduto poco a poco, sembrava una scemenza al principio, l´abbiamo sottovalutata. Poi abbiamo giocato a fare gli intellettuali che scherzavano col trash, infine siamo arrivati qui che è troppo tardi, adesso. Re-genderization. Ritorno ai generi. «Nella produzione e diffusione di giocattoli, di programmi televisivi, di libri film e cartoni». Un ritorno alla cultura della differenza e della subordinazione femminile che è passata omeopaticamente dai prodotti per l´infanzia, quelli a partire dai quali si forma la cultura popolare. Non è stata la tecnologia, dice Lipperini: è un´illusione pensare che la colpa sia dei mezzi, della televisione e di internet, della pubblicità.
La pubblicità, come Anna Maria Testa spiega nel libro molto bene, segue di un passo la realtà non la anticipa mai: studia i gusti e li asseconda, deve vendere e per vendere deve andare sul sicuro, non rischia. La televisione (dall´avvento della televisione commerciale, dal suo dominio incontrastato capace di rendere uguale a sé la tv pubblica) è ugualmente un mezzo che adatta il prodotto alla domande dell´utenza: cosa piace? diamo quello. Dunque non ha imposto un modello, lo ha assecondato e radicato. Sul Web si è diffuso, scomposto e ricomposto, frammentato: c´era però, c´era già prima. Dunque chi ha decretato quindici anni fa il ritorno ai generi? Chi ha deciso che i film di Walt Disney fino a quel momento solo «per bambini» diventassero per maschi o per femmine, che nascessero le riviste dedicate a Minnie, che le più grandi case editrici varassero letteratura per ragazze, poi adolescenti sempre più precoci, infine per bambine.
Dalla carta, dice Lipperini: la prima ondata è venuta dalla carta. Il viaggio a ritroso è lungo e appassionante, convincente. Si incontrano dapprincipio giovani donne (quelle che volevano fare le ricercatrici biomolecolari e le astronaute? forse, sì anche quelle) che alla prima gravidanza si imbattono nella grande madre Prenatal, un´Ikea della maternità che insegna anche a cullare il bambino con la musica giusta. Si passa per le scuole dove le madri si coalizzano contro le insegnanti che puniscono troppo severamente i loro figli. Si sfogliano giornaletti dove sono assegnate a maschi e femmine, dandole per scontate, aspettative sogni e destini diversi: per le femmine la bellezza, per i maschi l´avventura. Si arriva ai Gormiti e alle Bratz. Per i maschi mostri superpotenti, per le femmine bambole con superlabbra al silicone. I manga. I siti Ana dove le ragazze anoressiche cercano «la perfezione»: entrare nella taglia 0-6 anni. Poi l´adolescenza precoce, la biancheria intima per bambine, la linea di reggiseni che regala il libro di Martina Stella su come fare lo streap tease per lui e stirargli una camicia.
Sara Tommasi, velina laureata alla Bocconi, fa marketing col suo corpo e posa per il calendario d´obbligo. «Mia madre dice che gli sembra che mi sia solo fatta togliere le mutande da tutta Italia ma non è così». La madre, appunto. Cosa sia successo nell´arco di vent´anni, dalle madri alle figlie, questo è il racconto. Si capisce benissimo come sia accaduto. Si intuisce persino, ripensando gli anni Novanta, perché. La competizione, probabilmente. La paura del confronto e dell´incontro. Sembrava di essere così vicini al traguardo e invece ecco: dalla parte delle bambine, da capo.
Lo leggerò a breve, ora è impacchettato per mia madre che nel 1978, mentre io ciondolavo nella sua pancia, lesse Dalla parte delle bambine. Ma prima di chiuderlo nella carta rosso natalizio ho già occhieggiato molto del suo contenuto.
E sempre con mia madre, maestra in pensione da poco, parlavamo di come certe cose siano cambiate, e di come il cambiamento sia stato rapido. A 12 anni giocavo a palla, passavo pomeriggi in bicicletta… giro su internet e trovo su forum bambine di 12anni che chiedono consigli su come affrontare la loro “prima volta”. D’altronde anche io, a quasi 30 anni, a volte mi sento un pesce fuor d’acqua: tanto studio, tanta fatica, per un posto precario da poche centinaia di euro e tante porte in faccia perché “lei è una donna, e le donne a una certa età restano incinte”…
E mia madre, quasi 60 anni, a dire “Forse ho sbagliato a educarti così, a insegnarti a inseguire gli ideali, a usare lo spirito critico”… Se una mamma dice così, una mamma fantastica come la mia, sprofondiamo nella tristezza…
Spettacolare. Tutti (e tutte) a sparare giudizi ed emettere scomuniche senza aver letto una riga che sia una del libro in oggetto. Ma andate a cagare, andate, voi e la vostra ricerca di pretesti per sbavare e azzannare alla gola, voi e il vostro rancore, voi e il vostro scendere dal letto col piede sbagliato, voi e le vostre paturnie. Teste di cazzo.
e dimenticavo di dire che, viceversa, la ringrazio profondamente per l’educazione che mi ha dato
E se non fosse così sbilanciata?
I media offrono una grandissima varietà e modalità di informazioni, perché dare tanta importanza solo agli aspetti più retrivi della comunicazione? Oltretutto anche l’immagine maschile è alquanto sfruttata, basti pensare alle pubblicità dei D&G et similia, con questi corpi depilati (!), unti, muscolosi e finti.
Se leggo Repubblica in una pagina c’è la bellona svestita, in quella seguente la Codoleeza che detta ordini a Bush, in quella dopo c’è figo in barca, e poi Annie Lennox che vuole donare un pianoforte ad Aung Sang Suu Kyi…
Ciao!
Due esempi:
la ragazza di uno dei miei migliori amici (21 anni) al PUB non vuole che il suo giubbotto venga appeso con gli altri per paura che si sporchi; beve acque minerali solo di certe marche; è fermamente convinta che “l’importante è quello che la gente vede e pensa di te” (testuale!); indossa 1000€ di vestiti per uscire e si lamenta se si accorge che una parte di questi mille euro a metà seratà non le sembra più “adatta al suo stile”… sembra una barzelletta ma è vero. Vero sul serio!
D’altra parte una mia carissima amica (23 anni) studia all’università e contemporaneamente si è appena diplomata al conservatorio. Quando non studia da lezioni di flauto. E quando non da lezioni di flauto fa volontariato. Ha anche mille difetti. Al di fuori di questo è assolutamente normale.
Entrambe nate e residenti a Trieste. La stessa società, all’interno della quale però sono state fatte due scelte differenti. Questo, solo per dire che non sono la Tv o la società a manovrarci. Sono le scelte che facciamo.
Ogniuno ha una propria testa per pensare e adesso per fortuna anche un PC per navigare. La scusa della TV e della società non regge proprio più.
La cosa che mi ha fatto riflettere sulla realtà in cui è immersa mia figlia (e che viene ormai data per scontata dalla sua generazione) è che, all’età di nemmeno 6 anni, mi ha supplicata di accompagnarla a bucare le orecchie.
Mioddìo, così piccina! Ho pensato che fossero capricci che a volte si fanno a quell’età e che poi si dimenticano subito dopo. E invece no.
E pensare che un’idea del genere, quando io avevo la sua età non mi avrebbe sfiorata nemmeno lontanamente! Anzi, io bambina nata e cresciuta in una grande città del nord, guardavo con un certo senso di compassione le pochissime compagne di scuola (di famiglia per lo più originaria del meridione o provenienti da realtà rurali) a cui i genitori avevano imposto, fin da piccole, gli orecchini d’oro inseriti nei loro teneri lobi di bimba con la “barbara” e crudele pratica del foro.
Non era cosa per bambine. Non era un nostro desiderio. Persino le nostre mamme, che spesso avevano ricevuto il dono non gradito dei fori alle orecchie, li disdegnavano perché vedevano nella foratura dei lobi il retaggio di un’antica barbarie di stampo maschilista che voleva la femmina differenziata sin dalla più tenera età con un marchio non certo vistoso ma indelebile. Un piccolo marchio d’infamia, che il progresso avrebbe fatto certamente dimenticare (almeno così si credeva, prima che all’inizio degli anni ’80 gli orecchini “a buco” tornassero di gran moda, prologo del piercing esteso ad ogni parte forabile del corpo che oggi è prassi giovanile).
Erano gli anni ’70. Riecheggiavano ancora le “conquiste” del movimento femminista anche nel costume e nell’estetica femminile. Non era peccato avere la cellulite, trascurare la depilazione o esibire folti “cespugli” sotto le ascelle in estate (ricordo mia mamma, con certi coloratissimi abitini floreali smanicati…).
Poi è stato il riflusso. Anche io mi sono fatta bucare le orecchie, ma nella tarda adolescenza e dopo avere lottato un po’ con mia madre che proprio non capiva, all’epoca, come io che ero una ragazzina borghese e istruita potessi desiderare “le orecchie bucate come una contadinella”, ma io mi sentivo grande e avevo i miei gusti. Ancora meno mia madre condividette la mia scelta, all’alba dei vent’anni, di farmi fare un secondo e poi anche un terzo foro ai lobi, come pareva trendy (e persino un po’ trasgressivo) all’epoca. Ma io lo feci. Mi sentivo indipendente, mi sembrava di affermare la mia personalità, ma… ero adulta!
Mai e poi mai avrei immaginato che ciò che io mi ero conquistata in vent’anni sarebbe poi divenuto luogo comune per le nostre figlie fin dalla tenera infanzia, addirittura in età pre-scolare!
E così metre noi mamme di oggi combattiamo l’invecchiamento come il demonio, ci sottoponiamo a dolorose punturine di filler per rimediare alle prime rughette che iniziano a solcare il nostro viso, andiamo con sacrificio in palestra dopo una durissima giornata in ufficio a fare GAG per prevenire la cellulite e mantenere sodi i glutei, e poi addominali per conservare un ventre piatto (ahi, che male per noi che abbiamo fatto il cesareo!), ci sottomettiamo docili alle mani della nostra estetista per dolorosissime cerette a caldo anche in zone intime… le nostre bimbe iniziano prestissimo – bombardate dai media, dalle Winx, dalle Bratz, ma forse anche dal nostro inconsapevole cattivo esempio – a dare per scontato che l’essenza di “essere donna” passa tutta attraverso l’esteriorità, da conquistare anche al prezzo del dolore fisico.
Dio solo sa cosa significa per una bambina che era sempre stata timorosissima anche solo per un’iniezione, recarsi con la mamma in una gioielleria per farsi “sparare” 2 (due!) “punteruoli”, uno per lobo, nelle orecchie per conquistare i loro primi orecchini.
E così, constatato che mia figlia, nella sua classe di prima elementare, era ormai una delle pochissime bambine non ancora dotate di lobi bucati ed annessi orecchini, ho deciso di accontentarla e di cedere alle sue implorazioni, consapevole ormai di quanto detta mancanza la sminuisse nel proprio orgoglio di bambina-femmina.
Quando siamo entrati in gioielleria mia figlia aveva un batticuore che non vi dico, che aumentò man mano che la signora la disinfettava (l’odore del disinfettante rende il tutto più “serio”), le marcava il puntino sui lobi, caricava la “pistola” con l’orecchino foralobo e… tac! Non un lamento, lacrimuccia trattenuta a stento e pronta per porgere l’altra guancia all’infernale attrezzo per poi ammirarsi allo specchio. Felice, al settimo cielo, per la conquista grande grande che aveva raggiunto: avere superato con successo la paura e il dolore (piccolo forse, ma è un simbolo di ciò che l’aspetta d’ora in poi) di questo necessario “rituale d’iniziazione” per sentirsi ed ESSERE davvero una BAMBINA nella pienezza del termine, come si DEVE essere oggi nell’immaginario condiviso delle bambine.
Antonio-Tronio. La presunta attrazione fatale tra femmine vittime e maschioni bastardi, non sarà una favoletta maschilista che ti racconti tu per continuare ad abitare dei ruoli sessuali un po’ vecchiotti?
ok ok!!!
fermi tutti!
Pensiamo anche al fatto che se stiamo qui ad interrogarci su questo argomento, ognuno di noi possiede una certa capacità di analisi e di ragionamento: vuoi per intelligenza e capacità personali, vuoi per cultura (dato che partecipiamo ad un blog via internet) e credo di poter aggiungere anche grazie ad un certo percorso interiore (non parlo di “ascetismo” ma di quella capacità introspettiva che fa crescere e che dovrebbe portare ad una certa maturità)…forse non tutti sono così fortunati come noi!
Quindi invece di scannarci, magari potremmo dare il buon esempio a chi ci sta intorno ma senza presunzione.
Vi giuro che non sono una persona accomodante nè tantomeno buonista alla “volemose bene”! Ma parlo per esperienza: ho sempre frequentato (ed ancora oggi) sia i locali che l’ambiente dello spettacolo ed ho tuttora amici e amiche (non solo conoscenti quindi!) che rispondono ad entrambi i clichè (briatore-gregoraci tanto x riprendere il mio esempio); vedendo il mio attuale “distacco” (perchè nauseata e forse cresciuta!) verso questo genere di cose mi stanno guardando con occhi diversi, con maggiore “rispetto”…e forse qualcuno inizia a capire che in realtà abbandonare la fase Barbie o Peter Pan significa rispettare se stessi.
Per altri, invece, non sembra esserci speranza; non vogliono vedere, non vogliono crescere perchè è faticoso (come dicevate anche voi).
Ripeto che affermo tutto ciò senza presunzione, ma con la serenità di chi sa quanto costi anche mantenere qualche vezzo femminile: continuare a volere essere notata (perchè no?) ma non per l’esteriorità…
Che la Condoleeza detti ordini a Bush
e’ vana illusione.
La Condoleeza cerca malamente di rimediare alla politica sgiagurata del Bush.
L’ambiente dei neocon e’ ultramaschilista
li’ decidevano tutto Cheney Rumsfeld e Rove (per le elezioni)
non e’ un caso che l’unico ruolo dato a una donna in questa “squadra”
e’ quello di “segretario” di stato…
Sì, di questo libro c’era e c’è un gran bisogno…
Madeccia
e’ matematico
se sapeste scegliervi i pochi uomini “illuminati” ( ci sono)
i vostri figli verrebbero educati in modo illuminato,
il bastardo maschilista si estinguerebbe.
Invece ne vedo sempre di piu’ in giro.
Siccome sono sempre le donne a scegliere (questa prerogativa
la difendono aspramente)
beh allora ne segue che gli devono piacere davvero molto.
Invece di attaccarmi in modo astioso
con slogan
trova una pecca nel ragionamento
Non credo di condividere
totalmente quello che
dice Antonio
ma c’e’ una verita’ di fondo
le donne moderne (ma in altri aspetti anche gli uomini)
faticano a riconoscere e a gestire alcuni loro istinti primordiali
a riconciliarli in modo armonico
(parte di quei lati “oscuri” di cui parlavo)
questo e’ la fonte di molti attriti e contraddizioni
scusate il messaggio di prima era il mio (confusione immane!)
per Grazia: quello che hai scritto mi ha colpito molto perchè mi sembrava di rivedermi adolescente a chiedere ai miei genitori le Tod’s, poi il motorino e poi (anch’io…che tristezza ripensandoci) la liposuzione. Ma ogni volta ho ricevuto un sonoro NO, NO e poi NO seguito però da motivazioni. Ora indosso vestiti firmati insieme a quelli acquistati sulle bancarelle, continuo a non avere il motorino (ora che avrei i soldi x comprarlo ne ho capito la pericolosità) e a non aver fatto la liposuzione pur avendo proseguito a fare sport e diete: x salute e x vanità…quel pizzico giusto che posso definire tale grazie proprio a quei “no motivati” dei miei genitori che non ringrazierò mai abbastanza per avermi insegnato a RAGIONARE!!!!
Scusa Antonio, ma l’ambiente neocon non è ultramaschlista, forse è semplicemente ultraECONOMICO ($=buono).
io non ti ho affatto attaccato, sei tu che fai giochetti con i nomi altrui approfittando dell’anonimato. La pecca c’è e la trovo subito.
Guardo chi “vince” in questo gioco. Cento donne ammazzate ogni anno e duecento stupri al giorno.
Ecco, non mi sento affatto una che sta scegliendo tutto questo, anzi, vorrei cambiarlo. Ti sembra sbagliato?
per anni ho fatto musica (HipHop Rap) in italia e all’estero e Volevo SENTITAMENTE ringraziare tutte le mamme del mondo che ancora continuano a produrre queste “figlie” che cosi tanto hanno “dato” alla causa!!!!
GRAZIE GRAZIE GRAZIE
opss by the way NON SMETTETE LA PRODUZIONE…. 😉
W Rap W I culi W le Donne !!
Non capisco di che giochetti parli.
Cara Madeccia
non cambiare soggetto del discorso per avere ragione.
Si parlava dell’attrazione fatale della donna verso l’uomo maschilista e bastardo.
Il mio argomento resta ancora non scalfito dalle tue astiose repliche fuori bersaglio
E beh, almeno visto che repubblica e’ di sinistra saranno contenti di sapere che il piu delle volte vanno queste ragazze vanno con stranieri che immigrati in italia due giorni prima e quasi mai con italiani 🙂
Ecco il commento (Fa)
del povero frustrato che non gliela danno…….
lo aspettavamo
No figurati, sai che mi importa io tanto non vivo in Italia 🙂
sei dovuto emigrare per rimorchiare?
Bene, anch’io aspettavo il commentino intelligente del rapper di turno o del Fa di turno.
Ribadisco quanto ho detto: questo blog è aperto a tutte le posizioni e i punti di vista.
Tranne che alle battutine di questo tenore.
Al prossimo “viva i culi”, cancello il commento.
Grazie.
antonio, scusa se mi intrometto…ma allora noi potremmo replicare chiedendoti il perchè dell’attrazione fatale dell’uomo per culi e tette (per usare l’espressione di Max).
Così facendo però cadremmo tutti in circoli viziosi, in sciocche generalizzazioni ed in dibattiti sterili con argomentazioni puerili…e mi sembra che invece il discorso di tutti noi (ripeto: tutti!) fosse incentrato sul cercare di capire il perchè di questi atteggiamenti (di uomini e donne)e non il perpetrare quest’annosa battaglia…
Antonio-Minollo son contenta di sapere che il mio astio non ti nuoce. Vado a dormire più felice. Oggi non sono stata una bambina bruttaecattiva.
Antonio, magari… per lavora’…
@ lalipperini: brava! (ndr…fossi stato un uomo l’avrei detto lo stesso! 🙂
ancora con questa storia dell’uomo bastardo maschilista che fa impazzire le donne!!
per me stiamo precipitando nei luoghi comuni
Cara kyara
stai spostando il discorso sull’attrazione fisica
che e’ un’altro piano ancora
(anche alle donne piacciono muscoli e pacchi …)
il mio discorso era ben diverso
e riguarda proprio le contraddizioni che determinano
(in parte) alcune scelte femminili
Beatrice B. e’ in puro denial
come molte donne……….
No, dai!
secondo me Antonio è solo un provocatore…adesso ci elargirà qualche perla di saggezza! 🙂
Scherzo, eh? E’ solo una battuta x smorzare i toni…
scusami, allora devo aver male intepretato il senso delle tue parole quando parli di attrazione fatale tra le donne ed il maschio bastardo…
Per mio conto intendvo dire di non riportare tutto a cliché, non intendevo soffermarmi all’attrazione fisica (mi contraddirei pesantemente)…
ma in che italiano ho scritto l’ultimo msg?
Cercando di sollevare il livello della conversazione
dico che le donne moderne (post 68)
hanno fatto grosse conquiste ancora non abbastanza d’accordo
ma grosse conquiste.
Il problema e’ stato gestire quelle conquiste
riconciliarle con la propria natura femminile
che le richiama al proprio autentico essere
in una societa’ che cambia rapidamente per tutti, uomini e donne.
Alcune soluzioni in questo quadro confuso
apparentemente piu’ facili
e ammantate da un certo fascino perverso
ovviamente riescono ad aver presa piu’ facilmente
e generano mostri.
Beh per dare piu’ profondita’ e sostanza al mio argomento
posso aggiungere:
E’ tutta colpa di MTV!
kyara, sai cos’è il problema, almeno dal mio punto di vista, di essere madre di una bambina oggi? Che mi son resa conto sulla mia pelle che a volte i “NO motivati” (anche se fortemente motivati PER ME) non sono capace di dirli.
E’ un po’ come agire non secondo ciò che ritieni giusto davvero ma secondo un criterio di “riduzione del danno”.
L’esempio degli orecchini, di cui ho scritto prima, è stata la molla che ha iniziato a farmi pensare (anche con preoccupazione per il futuro) ed è esemplificativo: non ce l’ho fatta a dare un NO (benché motivato) alla mia amata piccola perché ho avuto paura che il senso di esclusione e di emarginazione che ne sarebbe derivato in lei sarebbe stato più dannoso (frustrante per la bmba) che educativo.
Ho preso atto, guardando le sue compagne e amichette, che comunque mia figlia non mi avrebbe capita. E’ triste ammetterlo ma è la verità. Alla frustrazione di mia figlia ho preferito la mia.
Mi chiedo anche se il fatto di essere mediamente più “anziana” (ho avuto mia figlia più vicina ai 40 che ai 30) rispetto alla media delle mamme delle sue coetanee mi renda lo stacco generazionale e culturale ancor più difficile.
All’uscita da scuola vedo tante altre mamme che esibiscono jeans a vita bassa con tanto di tatuaggio tribale al fondoschiena, o brillantino inserito nella narice… insomma, cose che non mi sono mai appartenute per motivi generazionali ma che assimilano molto di più queste mamme all’universo d’esteriorità che caratterizza le loro bimbe.
cara Grazia, io non sono (ancora) mamma perciò lungi da me criticarti o darti dei consigli. Mi colpiva il fatto che una persona con una bella testa come dimostri dimessere, avesse ceduto; ma ora ho capito e ti ringrazio della spiegazione.
Tua figlia potrà avere oggi l’orecchino, domani il cellulare o quant’altro ma sarà una fantastica Donna grazie al tuo esempio!
Caro (Fa)
la mia era una battuta
ovviamente
ad una tua uscita non troppo felice.
Anch’io
sono emigrato per lavoro
questo per
dire che la vita e ‘ grama in Italia
non solo per le donne
Magari invece di perder tempo in
queste discussioni
dovremmo risolvere
prima il problema del lavoro
per tutti
e delle caste
che soffocano il paese
bloccando le iniziative di emancipazione
sociale di tutti gli svantaggiati
non solo delle donne.
@ Uriel:
Nei tuoi post dici che il femminismo storico è stato solo una moda e la maniera in cui rappresenti le donne è veramente poco edificante:TUTTE con il vestito”da meringa” che aspirano all’altare e poi, una volta divenute madri, TUTTE ad accompagnare le figlie ai concorsi di bellezza. (ma sono proprio TUTTE così quelle che conosci? Non ci credo). Mi è sembrato che nelle tue parole fosse spiccata l’attitudine a GENERALIZZARE, e generalizzare porta inevitabilmente al luogo comune. Prima intendevo questo. Quindi cerchiamo di fare delle distinzioni (cosa che in altri commenti è stata fatta).
A parer mio la fai un po’ troppo semplice quando dici:”tu vuoi diventare come quelli che ti piacciono. La prima fase di ogni scelta e’ l’osservazione. Prima osservi. Allora guardi le donne emancipate. Poi guardi le donne veline. Poi scegli quello che ti piace di piu’. O forse eviti quello che NON ti piace.”
Spiegami che capacità critiche e quindi capacità di fare una scelta consapevole tra i modelli proposti, ha una bambina di otto/dieci anni?( mi riferisco alla pubblicità dei rossetti sulle riviste per bambine a cui prima la Lipperini alludeva ). Se ho ben capito il libro parla anche di questo, del modo subdolo in cui certi messaggi passano e come si sedimentano nell’immaginario.
@ Lipperini: in bocca al lupo per il libro e aggiungo anche un “in groppa al riccio”!
Anna Luisa
secondo il mio modestissssimo parere una società che non riconosce fino in fondo la parità tra i sessi non potrà mai migliorarsi e progredire davvero.
stavo leggendo…quella del marocchino ma l’avete cancellata? non vi è piaciuta? peccato…..pero sono sicuro è “piaciuto” il marocchino a parecchie giovani fanciulle, le vostre figlie magari… figlie, forse, di una società al totale sbando morale, dalle aperture non solo mentali ma fisiche, figlie di un disfacimento progressivo di usi e costumi guidato dalla frustrazione di generazioni di donne post 68 che si denudano ora del ruolo di vittima e non solo di quello. la frustrazione di anni di lacrime, odio, vendetta sempre soffocati nella restrizione del “dogma” del matrimonio o dell’uomo padrone del “carceriere” al quale non si sfugge, al quale chinare sempre il capo. Sono contento di aver vissuto con donne che il capo non l’hanno chinato nell lotano 1910 e nel 1980 mia nonna mia madre donne generatrici di amore per la vita e nei confronti degli uomini..donne che hanno lottato sole!! e non si sono fatte sopraffare dagli uomini e neppure dalla loro stessa debolezza da qual insignificante e misera incapacita di “essere” donne vere …donne libere da tutto principalmente dalle donne e dal malessere nel quale la generalita di esse vive.
ed allora….uomo bastardo….uomo violento … uomo indegno….
solo una fiume di lava ad un passo dalla sconfinata nefandezza ….un solo momento per l’azzeramento di tutte le regole morali e educative un solo passo dal perenne oblio, dal cambiamento che nulla muta e che nulla crea…siamo a un solo passo……e sono ben felice di non esserene come “uomo” l’artefice……tiro su le spalle inarco le ciglia e vi guardo…..buon lavoro
COntro i messaggi
subdoli
pero’ non c’e’ altro mezzo che l’educazione.
Mi smebra che le donne abbiano sempre rivestito un ruolo molto importante
in questo.
Ognuno forse dovrebbe cominciare ad assumersi qualche responsabilita’
non credi?
Siamo allo scatafascio
chi ci governa dice di non pagare le tasse
il patto sociale in Italia si e’ rotto da tempo
ognuno cerca di
fare fesso l’altro
e perche’ devo studiare
quando posso far la velina e il calendario?
chi me la fa fare?
Il male italiano primario e’ questo
le donne ne risentono in modo maggiore
e’ vero
il sistema si e’ corrotto
e le scelte importanti ed edificanti
sono state svilite rese poco appettibili
con stipendi da fame
questa e’ l’Italia
@ Anna Luisa e Grazia: ben detto!
in effetti a mio modesto avviso (e raccogliendo le varie testimonianze) per correre ai ripari potremmo avviare questo genere di conversazioni con le amiche che si ostinano a “sculettare” per far presa sui signori uomini o agli amici che apprezzano solo i canoni estetici nelle donne e, anche e soprattutto, con i nostri figli senza lasciarli troppo soli davanti alla tv o con questi giornaletti: ogni tanto saremo costretti a cedere su qualcosa ma magari non ci troveremo davanti ad un “figlio sconosciuto” perchè così diverso da noi.
kyara, grazie per il tuo augurio.
Lggere le tue parole gentili mi fa immensamente piacere, anche perché non c’è nulla al mondo che per me abbia più valore di mia figlia e sento su di me la responsabilità di prepararla ad un futuro che temo possa essere più difficile dell’esperienza che, crescendo, abbiamo fatto noi.
Un abbraccio.
Caro Antonio,
Sono daccordo con te (anche su MTV).. Ma generalmente mi stanno un po antipatici questi discorsi dove si vogliono sviluppare ad ‘alto livello’ discorsi che in realta sono tristemente brutali. Raramente si trova una donna di un certo livello culturale con un uomo rincretinito (infatti, di solito stanno col classico testa di cazzo). La verita’ e’ una…L’uomo debosciato annoia, punto. Riconducendomi a Max, credo questo sia solo il risultato del femminismo; gli uomini debosciati crescono, le donne ora non hanno piu identita’ e provano ad attaccarsi ai rincretiniti. Gli stronzi rimangono stronzi e i rincretiniti aumentano – e i matrimoni falliscono…
quella su MTV era anch’essa una battuta pero’ 🙂
@ Max: ma che stai dicendo?
sono proprio le nostre nonne e mamme che ci hanno insegnato che molte di loro subivano in silenzio (non importa se per colpa degli uomini o di loro stesse) perchè “le donne dovevano essere/fare così”.
Ritorno all’annosa questione: stiamo parlando di persone!
e basta col dire le donne così, gli uomini colà!!!!
Non ci insegnano forse anche le discipline orientali (e non solo ovviamente!) che il segreto sta nell’equilibrio, nell’armonia?!!
Se spendessimo tutte queste energie in qualcosa di costruttivo (da fare insieme, uomini e donne) invece di parlarci contro o, peggio, addosso…forse si che sarebbe un mondo migliore!
tanto per continuare con le banlità…
Sto leggendo con estremo interesse il libro. Tra i suoi meriti vi è certamente quello di restituire la complessità dell’argomento e la conseguente difficoltà di delineare orizzonti alternativi. Non mi ero mai particolarmente avvicinata ai temi del femminile in passato, provando sempre un certo fastidio per una retorica obsoleta e spesso rivendicativa. Alla soglia dei quaranta e con figli in età scolare, non posso che constatare il prezzo che noi stesse paghiamo per questa insofferenza.
Quanto poco contino e partecipino le donne al mondo del lavoro è documentato nel testo con cifre sconfortanti. E poco vale consolarsi guardando altrove: se tutto il mondo è paese, in Italia la mancata parità tra i generi è particolarmente evidente. Ai dati, aggiungo qualche constatazione personale sperando magari di poter essere contraddetta: le donne che lavorano nella maggior parte dei casi ricoprono ruoli subalterni con stipendi limitati, ruoli a cui più di qualche volta rinunciano perché ritenuti non adeguati al livello di studi conseguito o alla loro posizione sociale. Ho l’impressione che proprio quelle che per formazione ed estrazione sociale più facilmente avrebbero accesso a ruoli di responsabilità, maggiormente deleghino al compagno l’impegno professionale per dedicarsi più efficacemente all’educazione dei figli, alla gestione di seconde case, all’organizzazione di merende e feste di compleanno finendo per confinare al ruolo di madri il loro impegno sociale, all’insegna del “tanto se guadagni così poco tanto vale che stai a casa”, quasi un ricatto che tuttavia descrive un’amara realtà. Eppure non era inevitabile. Da dove viene questa rinuncia così marcata all’ambizione, alla fiducia in se stesse, questa accettazione di un ruolo subalterno spesso più per comodità che per convinzione? Forse è anche lo specchio di una sfiducia più generalizzata nella società e nella capacità di costruire collettivamente un futuro migliore. Certo una cura sola non c’è. Ma non è ritirandoci che andremo lontano.