ANCORA DALLA PARTE DELLE BAMBINE

Come cominciare novembre con felicità, commozione e riconoscenza: leggendo i due splendidi articoli apparsi questa mattina su La Repubblica e La Stampa. Ovvero, la bellissima recensione di Concita De Gregorio e la duplice intervista (e non solo) a Elena Gianini Belotti e alla vostra eccetera firmata da Giovanna Zucconi. Per ora, grazie, grazie, grazie.
Aggiornamento: e se volete discutere del libro, questo è il post giusto. Siate i benvenuti.
Secondo aggiornamento: l’articolo di Giovanna Zucconi è qui.
Ulteriore aggiornamento: la recensione di Concita De Gregorio, a seguire:
Loredana Lipperini ha ragione. Si è messo in moto un meccanismo contagioso, un´epidemia che rischia di infettarci senza che ce ne accorgiamo, forse ci siamo ammalate già. Per cominciare a scrivere di lei, del suo prezioso libro, per esempio, siamo qui da ore a cancellare e riprovare, cerchiamo una seduzione iniziale che invogli a leggere le prossime righe, una sorta di giustificazione, un trucco: no, non abbiate paura, non si parla di femminismo né solo di donne, per carità, restate pure non girate pagina vedrete che vi faremo anche divertire, ci sono le Winx, c´è Maria De Filippi, Britney Spears, ci sono i segreti del sesso orale, restate.
«Parlare – ancora! – di subordinazione femminile sembra un lamento fuori del tempo, il ritorno a vecchie e non guarite ossessioni. Qualcosa di patetico, di disturbante, di pietosamente passato di moda». Ecco, sì. Bisogna scusarsene un po´, dissimulare: il “clima esterno” è questo, si sente e si sa. Quanto ce n´è bisogno, invece. Quanto è importante questo libro, per tutti: uomini e donne, certo. Con che sollievo, con che stordimento felice si emerge da questa valanga precisissima e varia di informazioni, dati, analogie, assonanze, corti circuiti fra noto e remoto, rivelazioni intuizioni e ricordi. Era tutto lì, bastava metterlo in fila: riordinarlo, rilegarlo come i compiti che le brave bambine, sì, proprio loro, sanno fare a scuola.
Ancora dalla parte delle bambine (Feltrinelli, pagg. 288, euro 16), così s´intitola proprio come fosse il seguito di quel lavoro fondamentale di Elena Gianini Belotti (sono passati trent´anni) e difatti lo è. E´ la prosecuzione ideale di un´indagine a lungo interrotta: Gianini Belotti firma qui una prefazione severa e appassionata, un vero «passaggio di testimone», come scrive. Seguono quasi trecento pagine su che cosa sia stata negli ultimi decenni l´educazione sentimentale (non solo, certo) di fanciulle e fanciulli. Come sia potuto succedere che «le ragazze che volevano diventare presidenti degli Stati Uniti abbiano partorito figlie che sognano di sculettare seminude al fianco di un rapper».
Ecco, appunto, come è successo? Possibile che si assista all´improvviso – quasi fossero fuochi che si accendono a caso, in ordine sparso e senza una miccia – alle ondate di allarme per la pedofilia e il bullismo nelle scuole, l´ossessione per l´estetica, le aspirazioni da velina da ballerina di lap dance, le gang di ragazze cattive, i maschi prima violenti poi bamboccioni, l´anoressia che uccide, la violenza sessuale sempre più precoce e videofilmata, l´impennata di omicidi, «le donne ammazzate dagli uomini sono più di cento ogni anno. Per non parlare degli stupri quotidiani – scrive Gianini Belotti – un massacro che continua nell´indifferenza generale: se accadesse il contrario, se cento uomini venissero uccisi ogni anno dalle donne ci sarebbero furibonde interrogazioni parlamentari e misure di sicurezza eccezionali compreso il coprifuoco».
Non è un caso, no. Tutto si tiene in questo racconto che comincia là dove c´erano ragazze che volevano diventare presidenti e finisce qui dove le bambine mettono a sei anni il lucidalabbra per essere «perfette per lui». E´ una storia sola, rileggerla adesso è come mettere gli occhiali e scoprire di aver vissuto semiciechi.
Il ritorno al passato è cominciato negli anni Novanta ed è accaduto poco a poco, sembrava una scemenza al principio, l´abbiamo sottovalutata. Poi abbiamo giocato a fare gli intellettuali che scherzavano col trash, infine siamo arrivati qui che è troppo tardi, adesso. Re-genderization. Ritorno ai generi. «Nella produzione e diffusione di giocattoli, di programmi televisivi, di libri film e cartoni». Un ritorno alla cultura della differenza e della subordinazione femminile che è passata omeopaticamente dai prodotti per l´infanzia, quelli a partire dai quali si forma la cultura popolare. Non è stata la tecnologia, dice Lipperini: è un´illusione pensare che la colpa sia dei mezzi, della televisione e di internet, della pubblicità.
La pubblicità, come Anna Maria Testa spiega nel libro molto bene, segue di un passo la realtà non la anticipa mai: studia i gusti e li asseconda, deve vendere e per vendere deve andare sul sicuro, non rischia. La televisione (dall´avvento della televisione commerciale, dal suo dominio incontrastato capace di rendere uguale a sé la tv pubblica) è ugualmente un mezzo che adatta il prodotto alla domande dell´utenza: cosa piace? diamo quello. Dunque non ha imposto un modello, lo ha assecondato e radicato. Sul Web si è diffuso, scomposto e ricomposto, frammentato: c´era però, c´era già prima. Dunque chi ha decretato quindici anni fa il ritorno ai generi? Chi ha deciso che i film di Walt Disney fino a quel momento solo «per bambini» diventassero per maschi o per femmine, che nascessero le riviste dedicate a Minnie, che le più grandi case editrici varassero letteratura per ragazze, poi adolescenti sempre più precoci, infine per bambine.
Dalla carta, dice Lipperini: la prima ondata è venuta dalla carta. Il viaggio a ritroso è lungo e appassionante, convincente. Si incontrano dapprincipio giovani donne (quelle che volevano fare le ricercatrici biomolecolari e le astronaute? forse, sì anche quelle) che alla prima gravidanza si imbattono nella grande madre Prenatal, un´Ikea della maternità che insegna anche a cullare il bambino con la musica giusta. Si passa per le scuole dove le madri si coalizzano contro le insegnanti che puniscono troppo severamente i loro figli. Si sfogliano giornaletti dove sono assegnate a maschi e femmine, dandole per scontate, aspettative sogni e destini diversi: per le femmine la bellezza, per i maschi l´avventura. Si arriva ai Gormiti e alle Bratz. Per i maschi mostri superpotenti, per le femmine bambole con superlabbra al silicone. I manga. I siti Ana dove le ragazze anoressiche cercano «la perfezione»: entrare nella taglia 0-6 anni. Poi l´adolescenza precoce, la biancheria intima per bambine, la linea di reggiseni che regala il libro di Martina Stella su come fare lo streap tease per lui e stirargli una camicia.
Sara Tommasi, velina laureata alla Bocconi, fa marketing col suo corpo e posa per il calendario d´obbligo. «Mia madre dice che gli sembra che mi sia solo fatta togliere le mutande da tutta Italia ma non è così». La madre, appunto. Cosa sia successo nell´arco di vent´anni, dalle madri alle figlie, questo è il racconto. Si capisce benissimo come sia accaduto. Si intuisce persino, ripensando gli anni Novanta, perché. La competizione, probabilmente. La paura del confronto e dell´incontro. Sembrava di essere così vicini al traguardo e invece ecco: dalla parte delle bambine, da capo.

387 pensieri su “ANCORA DALLA PARTE DELLE BAMBINE

  1. @ grazia:
    ricambio l’abbraccio e detto “inter nos” (qui dove non ci legge “nessuno”)…guarda che bell’esempio stiamo dando! 🙂

  2. Luisa non riesco a contraddirti (purtroppo!) e, anzi, concordo pienamente: basta lamentarsi…magari essendo più propositive, costruttive e non abbassando la testa chissà che non si ottenga qualcosa di meglio?

  3. si, credo anch’io che oggi sia importante provare a realizzare INSIEME qualcosa di positivo che ci faccia sperare che le cose possano finalmente cambiare.
    Il libro di Loredana Lipperini è un ottimo inizio

  4. kyara and friends
    leggimi…….niente ipocrisie (siete voi donne che guidate quest’epoca)
    leggimi non scrivere a blocchi….pre stampata…
    leggimi …..la propositivita’ oggi è delinquenza……è uno spot pubblicitario senza prodotto da vendere
    leggimi e non fare l’opposizione…..l’opposizione ha le sue colpe esattamente come la maggioranza
    leggimi e non rispondermi……. non serve… 😉 fatti un favore risponditi….
    approp. facciamoci tutti una bella vacanza di meditazione ….magari serve….. ma alle vostre figlie serve?
    credo che per quello il processo sia piu lungo….

  5. antonio…da te non me l’aspettavo più…stavi recuperando punti! 🙂
    Max: grazie x preoocuparti ma devo dirti che oltre ad essere propositiva sono anche “fattiva” (e dopo la’utocritica mi rispondo stanne certo! ma sento anche l’altra campana…)
    e le persone come te che pontificano e si parlano addosso ne hanno il tempo????

  6. infatti l’avevo intuito! 🙂
    allora ti lascio un compito: vedi di redimere anche Max…io devo chiudere!
    buona serata a TUTTI

  7. addirittura?!?
    allora è vero che esiste ancora qualche uomo che resta colpito anche dal cervello di una donna (modestia a parte..)! 🙂

  8. …poi magari ci fai capire che volevi dire con pontificare spiegalo a parole tue…con calma pero hai tempo….
    le persone come me…tu non sai chi sono ne’ lo puoi sapere da quattro righe scritte qui….
    leggi un pensiero…..leggi un passo….non l’essenza ne’ il contenuto…
    che sei fattiva e propositiva….e qui mi permetto uno scivolone dal punto di vista letterario ” ma chi se ne strafrega” dai punti li levi …..??? ma non credi di essere un po troppo egocentrica…?? noto con piacere che l’egocentrismo e l’esuberanza vanno a braccetto con…l’incapacita di ascoltare leggere e mestamente prendere atto non con tentativi di risposte al “maschio cattivo” di turno ma in generale…
    delle campane si nota benissimo che le stai a sentire spesso…..ed è chiaro che il forte rintoccare ti ha stonata…
    poi il resto non riesco a commentarlo perche….definitivamente non fai senso, quindi riorganizzati mentalmente prendi fiato e …..(come diceva una vecchia reclama) riprova e controlla scrivi ACQUA…..
    😉 il tempo……il tempo….il tempo…

  9. Ciao Loredana.
    Non ho letto il tuo libro e non posso farlo visto che vivo all’estero. L’argomento e’ indubbiamente toccante ma io sono un po’ stufo di leggere di guerre dei generi, di culture basate sui generi, ecc. Tutto questo cozza tremendamente con una societa’ come la nostra dove sono garantiti diritti uguali indipendentemente dal sesso, colore della pelle o altro.
    Il femminismo e’ morto e nella sua fase di vita ha creato una contrapposizione forte al potere maschile per ottenere uguali diritti per le donne (o almeno, si suppone abbia fatto). Serviva in quel preciso periodo storico e ora non vedo perche’ richiamarlo ancora – se non appunto per analisi storica.
    Il problema degli stupri e delle violenze commesse sulle donne e’ allarmente e sicuramente l’immagine delle donna odierna non porta rispetto a quest’ultima, ma viene vista come un oggetto sessuale che spesso e volentieri e’ disposta a tutto pur dell’acquisizione di potere, denaro, posizioni di privilegio ecc. La TV e’ il primo veicolo di questa orrenda immagine ma basta dare un occhio a YouTube per rendersi conto che l’esibizionismo non e’ una cosa partorita solo da alcuni mezzi di informazione, bensi’ da qualcosa ben piu’ radicato nel nostro bisogno di emergere dal contesto in cui viviamo.
    Le femministe ci hanno dato le leggi sul divorzio, sui pari diritti e quant’altro, ma questo non previene un uomo dal stuprare una donna. Vi e’ una chiara posizione di svantaggio delle donne nei confronti degli uomini che deriva dalle nostre differenze fisiche. Quale puo’ essere la soluzione? Insegnare il jujitsu a tutte le ragazze? Creare pene piu’ severe per gli uomini in fatto di violenza, pero’ poi dando l’opportunita’ di gridare allo scandalo della diseguaglianza?
    E’ bello leggere da 20 anni a questa parte diatribe di questo tipo, ma soluzioni fin’ora nessuno ne ha mai portato.
    Straight to the point, quello di cui abbiamo bisogno oggi e’ un’attenta e chiara analisi sulle differenze tra generi, come queste possano coesistere etc.
    Tu descrivi bambine bombardate da modelli pubblicitari esaltanti l’immagine e il potere che questa da oggi all’interno della societa’. Benissimo. Che dire dei maschi? Palestra a piu’ non posso, muscoli, certi tipi di pettinatura e abbigliamento e quant’altro. Non se ne puo’ piu’.
    Non e’ di moda solo la femmina bella e stupida, ma anche il maschio.
    Per cui piu’ che parlare di “donne d’occidente”, parliamo di “persone d’occidente”.
    Grazie

  10. Oggi ho riletto Dalla parte delle bambine, che dire? Ho riconosciuto gli anni e ho visto il tempo siderale che ormai separa la nostra contemporaneità. Un po’ assurde e logorroiche, pesanti, come tutto, del resto, era pesantissimo allora: anni aizzati e aizzanti. Anni formativi però, straordinari per la voglia di conoscere, la facilità di confrontarsi e anche di scontrarsi. Ore, ore e ore di discussioni, fra il fumo delle sigarette, racconti d’amori sfortunati, e cioccolate. Me li ricordo così, quei momenti. Ma, e senza rubare troppo spazio a questo blog, su cui scrivo per la prima volta, la nostra generazione era anche quella della scolarizzazione di massa! Sapete che cosa significa? Che molti di noi, DONNE e UOMINI, erano i primi a continuare la scuola dopo le elementari, e poi ancora, le prime e i primi ad avere un diploma, una laurea. Apprendere era una novità, ma gli insegnanti, pochi e per questo anche improvvisati, ci formavano così così, andava a fortuna. Divisi fra autoritarismi e forti personalità. Questo era il grande fatto comune di quei tempi, una voglia smisurata di miti, di vite forti, vissute, a cui fare riferimento; le nostre famiglie d’appartenenza erano escluse, distanti per “differenza sociale” da noi. A nostro modo, nella confusione, cercavamo nuove certezze, che per comunicazione si facevano, anno dopo anno settarie, esclusive, integraliste, cupe.
    Chiudo richiamandomi all’intervento di Fabio, di cui condivido ogni parola. Ringrazio per l’ospitalità.

  11. Fabio, Miriam: io ho scritto il libro proprio perchè finalmente si possa parlare di “persone d’Occidente”: e non per richiamarmi al femminismo degli anni Settanta. Che ha, purtroppo, fallito in quello che forse era l’obiettivo più importante: lavorare sui simboli e sull’immaginario, e non soltanto sulle leggi.
    Senza quel lavoro, anni e anni di discussioni e battaglie e riconoscimenti rischiano di rifluire via come l’acqua. E’ questo, per le donne e per gli uomini, su cui, a mio parere, occorre impegnarsi ora: ma non per contrapporre un sesso all’altro. Vedo che questo è sempre il punto su cui ci si incaglia. Ma perchè entrambi si riconoscano – come diceva De Beauvoir – come simili. E non è ancora avvenuto.

  12. Un momento: se la nostra generazione e quelle successive sono le prime ad essere state scolarizzate in massa, e se la stragrande maggioranza del corpo docente è rappresentato da donne… c’è qualcosa che non mi torna. E’ vero che ora i modelli di riferimento non vengono certo dalla scuola, ma trovo sconcertante che pensare che il sistema scolastico abbia prodotto scarso impatto in termini di valori condivisi.

  13. Uriel,le ragazzine degli anni 60 volevano diventare femministe e seppure lo sono diventate ciò non ha tolto nulla alla loro persona..le ragazzine di oggi (certo non tutte ma moltissime) aspirano alla bellezza assoluta da condividere con il bellissimo assoluto di cui fondamentalmente non gli frega niente..ma sono così belli insieme!!
    E se dalla loro età questo modo di vivere viene alimentato e coltivato da moltissime, quelle ragazzine, diverranno la totalità!

  14. Insomma Brunella il femminismo era di fatto una moda per molte, senza toglierne i meriti alle vere femministe e a quelle che hanno lottato per ottenere dei diritti imprescindibili. Il periodo del “68” non e’ stato solo quello del femminismo, ma della contrapposizione di due generazioni profondamente diverse tra loro, e di una sorta di rivoluzione culturale purtroppo sfociata nell’uso di droghe e nella disconnessione del presente col passato per dissociarsi dall’allora societa’ attuale. Quello che viene commesso, spesso, in periodi storici “rivoluzionari”, e’ la tendenza di scindere presente con passato per costruire un futuro diverso e si suppone migliore, ignorando il fatto che le lacerazioni create dalla transizione poi possano creare dei vuoti culturali che spesso vengono colmati dagli sciacalli della societa’; meglio specificando, da coloro che fanno di tutto per l’arricchimento personale, non curandosi dei danni che a lungo termine cadranno nelle spalle di chi non avra’ colpa. E’ il caso proprio della subcultura “MTV” (usandola come capro espiatorio, ma non purtroppo unico esempio) o “HipHop”, derivante da una sorta di marketing della peggior specie, vile grezzo e oltranzoso. Una commercializzazione barbara della figura maschile e femminile, di maschi pieni di ville, macchine e soldi, e donne ridotte al solo ruolo di marionetta nuda.
    Uriel ha usato toni duri ma al tempo stesso coerenti. E’ forse infastidito da cose che ha vissuto/visto sulla sua pelle ma porta ottimi spunti di riflessione.
    Quelle mamme di cui parla Uriel, che pensavano di cambiare il mondo allora, ora non sanno piu’ a che mondo appartengono.

  15. specifichiamo che non sono femminista, ma come ho detto prima il loro tentativo non ha nuociuto a nessuno, forse è stato lo spunto per arrivare ad altro, con il 68 c’era il femminismo e con questo la rivoluzione culturale e l’opposizioni tra diversi modi di vedere le cose e viverle, hai ragione. Di preciso a cosa conduce l’odierno andazzo delle adolescenti?
    Le vere femministe di allora le potremmo paragonare alle molte adolescenti in gamba di oggi, come del resto il paragone vive anche nelle “allora femministe per moda” con l’esercito di velina, letterine, e tutto ciò che termini in “ina” di oggi..no?
    Tute le donne traggono forza e sicurezza dal sentirsi ammirate, a qualunque livello, purchè non si scada nel volgare, però quella forza dovrebbe essere la spinta a mettere sotto i riflettori anche la testa (almeno un po’, e non solo per il nuovo colore di capelli).

  16. ho letto il libro, quando avrò un po’ di tempo lo voglio commentare meglio, per ora mi limito a dire che , con buona pace di tutte e tutti quelli che vorrebbero non vedere la realtà delle bambine, dei bambini, ma anche delle donne che lipperini ha dipinto rappresenta una descrizione precisa…e nemmeno troppo pessimista.
    le italiane stanno messe male…proprio male, e non si vedono grandi spiragli per sperare che qualcosa cambi in meglio per via spontanea…
    grazie di aver ancora squarciato il velo sulla condizione di donne e bambine, e dall’altra su uomini e bambini
    alida c.

  17. aggiungo per ora una citazione che amo
    “Ciascuna generazione di giovani donne pensa inizialmente che la discriminazione in base al sesso sia stata risolta dalla generazione precedente e che non le riguardi. Progressivamente anche le giovani si rendono conto che le regole del gioco non sono le stesse per tutti e di conseguenza pagano un prezzo elevato a livello personale e professionale” Mary Lou Pardue
    e ancora…essere femministe o esserlo state non è ancora reato, nè peccato mortale…

  18. La sicurezza di sè, in generale, non dovrebbe dipendere da uno sguardo esterno che approva il tuo aspetto fisico ma, avrebbe basi meno nevrotiche se poggiasse sulle reali qualità di essere umano. pensante o agente. Mi chiedo spesso perché si sia radicato (ma solo per le donne) il pensiero che l’ammirazione per la bellezza fisica sia qualcosa che rende più forti. La stessa cosa non la diciamo di un avvocato uomo, ad esempio. Non pensiamo che se il suo aspetto fisico sarà poco gradevole si sentirà meno sicuro di se’ nel proprio lavoro. E non capisco neanche il legane logico tra l’ammirazione per un seno e le capacità lavorative o intellettive. Mi sembrano due cose separate che andrebbero usate in ambiti separati. Solo le persone molto molto insicure di se’ usano la seduzione continuamente. Come dire, siccome non sono sicura che potrei piacerti per altro, proviamo la via più bassa, che quella invece so come manipolarla.

  19. non ci prendiamo in giro se qualcuno ci apprezza, anche a livello fisico, ci fa piacere (anche solo un minimo) c’è poi chi continua a cercare solo quello e chi va avanti per altre strade dimostrando che essee donna coincide con l’essere pensante, indipendente, lavoratarice, insomma dando prova di non andare avanti per un bel sedere o un bel seno e di non aver fatto del proprio corpo uno scopo di vita.
    Mai sostenuto che essere femministe o esserlo state sia reato.

  20. Un amico di altra nazionalità mi faceva notare che noi italiani siamo ossessionati dall’estetica e della bellezza. In altri Paesi, non è così importante il farsi guardare e l’essere guardati. L’ossessione dello sguardo altrui la vedo dominare in civiltà controllate dall’apparenza e dalla ricerca di valori superficiali ed esteriori.
    Io amo piacere a chi mi piace, non a tutti indiscriminatamente.
    Se devo lavorare e mi accorgo che ad esempio, al mio capo potrei piacere e me lo fa capire, mi suscita non poca ansia. Non cerco la seduzione nel lavoro o nei rapporti di amicizia. E se la cerco sempre, capisco che sono io ad avere un problema assai grosso di sicurezza.
    Ma capisco, che questo è il modello dominante. Ieri guardavo una pubblicità in tv. La ragazza cerca di convincere il pubblico che se ci si lava con una certa marca di shampoo si è belli fuori, sicuri, e quindi poi, si avrà anche modo di dimostrare quello che si vale ‘dentro’.
    A me la logica sembra questa. Più riescono a farci sentire ansiose e più siamo manipolabili dalle compagnie delle merci.

  21. Però Brunella, mi domando una cosa: perchè non si riesce a prescindere dall’approvazione per l’aspetto fisico anche in altri ambiti? Chiarisco: perchè anche la più intelligente delle partecipanti ad un dibattito-tavola rotonda-etc. si sente obbligata ad esibire tacco a spillo e scollatura? Ha scritto recentemente Virginie Despentes (una scrittrice francese molto dura, ma anche molto lucida) che questa società è straordinariamente permissiva “quanto alla libera circolazione corporale e intellettuale della donna”. Salvo, poi, veicolare un solo messaggio: “Non abbiate paura di noi”. E, soprattutto, “nessuna società ha mai preteso altrettante prove di sottomissione ai diktat estetici, altrettante modificazioni del corpo per renderlo femminile”.

  22. Alida: trovo la citazione assolutamente azzeccata. Tuttavia vedo un’aggravante nella situazione italiana. Di fronte ad un gioco sleale, spesso chi se lo può permettere rinuncia ad un ruolo attivo, non perché non abbia carte in mano, semplicemente perché rimanere al tavolo non conviene. Perché in Italia impegno e professionalità sembrano non essere sinonimi di prestigio sociale anche per le donne? E’ la fatale conseguenza della riduzione della formazione femminile a “ornamento” come descritto nel libro o c’entra anche un’italianissima sfiducia nei confronti del sapere e della cultura che in fondo in fondo ci impedisce di credere veramente che tutti gli anni di studi, le lauree, i master conseguiti servissero veramente a qualcosa?

  23. sai loredana, me lo chiedo sempre anch’io.
    però ti assicuro che quando sono in riunione vestita magari con un tacco un pò più alto (ovviamente non posso permettermi nulla di “sexy”, per mia mentalità, per rispetto di me stessa e del luogo di lavoro, etc etc) invece di una scarpa bassa, ebbene gli uditori in generale (uomini e donne) ascoltano molto di più, interagiscono.
    ed allora mi chiedo: forse lo farò anch’io?

  24. Discorso scivolosissimo, Kyara. Perchè il rischio è quello di ricadere in certo neopuritanesimo con cui non concordo affatto. Penso che il punto sia sempre quello di essere profondamente consapevoli del gioco a cui si sta giocando. E, magari, cercare di ribaltarne le regole: un passo alla volta.

  25. certamente, come dicevamo ieri, l’importante è porsi sempre interrogativi, confrontarsi con gli altri, esser coscienti e consapevoli delle scelte che facciamo, anche se questo non implica un’assoluta indennità da condizionamenti.

  26. La Despentes per me irradia un odio particolare nei confronti del maschio, credo che la scollatura ed il tacco a spillo sia solo marketing, così come il “giacca-e-cravatta” per l’uomo. Voi continuate a parlare di veline, calendari, ma tutto questo ha un valore relativo. Si dice che se ne parla molto, ma se ne parla molto sempre e solo nei soliti spazi. Infatti gli esempi che vengono fatti riguardano sempre il solito GF, Amici, Buona domenica, ma se andate a vedere i numeri, riguardano solo una piccola parte della società. Che fine hanno fatto le 3000 veline/schedine/zompettine etc. ? La seduzione è un’altra cosa e fa parte di un gioco a cui nessuno può e deve sottrarsi

  27. Beh, Stefano, quali sono i numeri di cui parli? Io posso citarti una ricerca di Francesca Bellafronte, presente nel libro, che riguarda un campione di alunni delle elementari: quel che emerge è che i sogni delle bambine riguardano quasi esclusivamente la televisione (o la maternità).
    Nessuno vuole sottrarsi alla seduzione, ovviamente. Il problema è che non può essere l’unica strada per proporsi al mondo.

  28. però se debbo pensare che debbo accettare il gioco della seduzione ovunque e sempre mio malgrado mi fa abbastanza spavento. Non dico evitare di avere un aspetto gradevole, no, non sto parlando di questo. “Sedurre” significa “portare a se”. E ci sono tanti modi, e tanti linguaggi, in una società intelligente per condurre una persona, un argomento, una trattativa a se’.
    Possibile che alle donne si riconosca sempre e solo l’aspetto fisico? E se volessi usare altro? Perché non sono libera di scegliere un altro modo per impostare i miei rapporti umani e di lavoro con il prossimo?

  29. infatti credo che nessuna di noi ritenga che la seduzione (quella vera) implichi lo “scosciarsi” in tv o mostrare l’addominale palestrato.
    la seduzione è una parte imprescindibile del nostro essere che passa da ben altri canali.
    quante donne dicono: mi sono innamorata di lui perchè mi fa ridere? esempio un pò banale, ma era solo per ribadire il concetto che ci stiamo interrogando sul perchè del dilagarsi di questa mercificazione del solo corpo come strumento di appagamento del proprio ego…che altro non è che seduzione di se stessi…

  30. Non credo ci sia bisogno di mettere al bando il gioco della seduzione, tuttavia sarà difficile ribaltare le regole se la maggior parte delle donne continuerà a fare la maestra, l’assistente sociale, la commessa o la casalinga, e la consapevolezza di stare in un gioco non credo ci metta al riparo da un’oggettiva restrizione della nostra libertà di scegliere.

  31. butto lì una provocazione…
    è vero che esiste una “oggettiva restrizione della libertà di scegliere (delle donne)” ma non è che spesso vogliamo conciliare un pò troppe cose senza esserci soffermate su quelle che sono veramente importanti (ad ognuna i propri obiettivi ovviamente!)?
    Mi spiego meglio: se ho deciso di essere mamma (con il relativo carico di oneri e responsabilità) siamo proprio sicure che anche – in un mondo perfetto – con la migliore organizzazione ed il massimo aiuto di un partner questo possa conciliarsi col fare l’astronauta?
    gran parte delle restrizioni di cui si parla sono frutto anche di un certo retaggio e, come diceva loredana, secondo me ognuna di noi nel suo piccolo può condurre delle piccole battaglie.
    ma non x femminismo o contro gli uomini: per creare delle prospettive diverse (se non anche migliori) per tutti: uomini e donne.

  32. Non so. In Svezia le donne hanno mediamente tre figli a testa e fanno anche carriera nel lavoro. In Italia, le donne hanno pochi figli e spesso o non hanno lavoro o non hanno lavori pari alle competenze acquisite…

  33. Naturalmente: non smetto di stupirmi però alla constatazione che quelle che scelgono di fare l’astronauta sono veramente (troppo) poche. Quanto al mondo perfetto… meglio non contarci.

  34. hai perfettamente ragione.
    peccato che in Svezia siano solo sette milioni di abitanti e di certo non hanno la nostra storia alle spalle.
    la mia era un aprovocazione x esortare a riflettere sul fatto che appellarsi esclusivamente alla oggettiva restrizione di libertà mi sembra piuttosto limitativo (non sto dicendo che la pensi così luisa)…ovvero il classico atteggiamento diffuso (x lo più italiano) del “le cose stanno così”..
    non so, forse mi illudo ancora che rimboccandosi le maniche le cose possano cambiare; che dando alcuni esempi, trasmettendo ai nostri figli questi discorsi e valori concreti, forse possiamo per lo meno addrizzare un pò la rotta della generazione futura…

  35. Loredana, come dice anonimo, sedurre vuole dire portare a sè ed è vero che non si seduce solo con la coscia di fuori, quello che volevo dire è che quando si sviluppa un rapporto sociale, fra uomo e donna, l’aspetto, almeno inizialmente, ha un ruolo fondamentale. Quello che si contesta è che se è vero che esistono migliaia di tipi di bellezza, la pubblicità (e non la tv che è un’altra cosa) ne propongono sempre e solo una. Non c’era bisogno del sociologo per sapere che i modelli vengono dalla tv, se i bambini li lasciamo sempre lì davanti, i padri e le madri la usano come una babysitter e dicono sempre sì a tutte le richieste, come dovrebbero venire su? Secondo me però potranno venirne fuori. Sul discorso della Svezia ci andrei piano, sono bravi, sono paritari etc. poi hanno il triplo dei suicidi e dieci volte gli adepti alle sette sataniche che da noi. Vorrei lanciarla io una provocazione: Montale diceva che non ci sarà mai nessun grande poeta bulgaro, si può affermare che non ci sarà nessuna donna in grado di fare l’astronauta?

  36. la Svezia ha un altro tipo di legislazione. Gli uomini possono alternarsi con le compagne e prendere aspettative di paternità dal lavoro. Lo stato offre persino la discoteca serale per i piccoli per consentire alle coppie di avere una vita sociale normale che non sia scandita ossessivamente dai ritmi dei figli.
    In Italia, per la maggior parte delle persone, è utopia già l’asilo nido fino alle 17.00. Siamo talmente abituati a considerare normale il fatto che una donna ricopra diecimila ruoli gratis che non ci chiediamo mai se è poi così giusto tutto questo e se potrebbe essere differente.
    non lo so, magari le donne svedesi si “sacrificano” meno e sono più consapevoli dei loro diritti e magari, chiedono, non stringono i denti e “tirano a campa’”. Ma non lo so. Immagino.

  37. luisa, figurati…siamo ben lungi dalla perfezione!
    ma sarà che sono un’inguaribile ottimista che secondo me già il fatto che in questo blog siano riunite tante belle testoline pensanti mi fa ben sperare!
    purtroppo non tutti hanno la fortuna di capire che il problema non è tanto che x fare (tanti) soldi sia ormai quasi necessario fare la velina o il calciatore, quanto piuttosto nel fatto che l’obiettivo sia “fare tanti soldi”.
    non voglio essere retorica, banale, moralista: i soldi servono eccome!
    ma io non mi sentirei così bene con me stessa se x farli dovrei svendermi (e ci sono tanti modi x svendersi senza x forza fare le veline).
    e questa mia “incapacità” credo che derivi dall’insegnamento e dalla presenza di entrambi i miei genitori.
    A proposito: appena nate io e mia sorella, mia mamma cambiò città e lavoro “adattandosi” a fare l’insegnante (come dici tu luisa, “oggettivarestrizion” in quanto era ed è tra i pochi lavori che concedono qualche ora in + con i figli); facendo enormi sacrifici (ad esempio con mia zia smontavano e si ricucivano i vestiti!); poi non appena siamo cresciute ha intrapreso anche una carriera da libera professionista.
    ora, nè io nè mia sorella vogliamo fare le veline pur avendo lavorato in quelle trasmissioni cui ci stiamo riferendo…dunque: allora, complimenti a mia mamma ed al mio papà…ok, ma forse avranno dato un bell’esempio? e come loro conosco tante persone che riescono a ben educare i figli…
    scusate posso sembrare immodesta, ma vorrei porre l’accento su questi “benedetti” valori…:)

  38. Anonimo, quando dicevo che in Svezia hanno una storia diversa alle spalle intendevo appunto che li avrà portati ad un’organizzazione sociale sicuramente diversa e forse più civile, non so…non ne conosco a sufficienza x giudicare.
    però a me la frase che le vite delle mamme siano scandite ossessivamente (ricordiamo ci le scelte…) dai ritmi dei figli mi fa un pò rabbrividire…ma credo che tu abbia volutamente esagerato.
    hai perfettamente ragione quando dici che dovremmo chiedere di più e non tirare a campare: pienamente d’accordo!

  39. E’ chiaro che abbiamo l’obbligo di essere ottimiste; non saremmo qui a parlarne altrimenti! Conduco anch’io la mia battaglia personale e non solo in casa o sul lavoro. Credo però che sia il momento di prendere atto di aver sottovalutato difficoltà che si ripresentano oggi come trent’anni fa e che credevamo superate (almeno io!). Per quello questo libro è benvenuto. Forse la nostra generazione ha peccato di superficialità, di insofferenza verso l’atteggiamento rivendicativo di un femminismo che credevamo ormai inadeguato. Al di là della questione femminile, non è la stessa insofferenza che abbiamo provato (uomini e donne) per un impegno politico che oggi fa sì che il nostro paese sia guidato da una gerontocrazia apparentemente inamovibile? Se non altro ritrovarci qui a chiarirci le idee, è già qualcosa. Ad ognuno di noi poi il compito di tradurre in atti pratici le proprie idee, nel pubblico e nel privato.
    A proposito dei modelli di riferimento: è troppo sperare che anche la scuola possa incidere sulla formazione dei giovani?

  40. Kyara, in Inghilterra e in Svezia, cito questi esempi perché li conosco un po’, e non perché le consideri civiltà perfette, il bambino è considerato svezzato dopo sei mesi. la mamma italiana, prima un anno, si sente in colpa perché è convinta che se non lo allatta fino a dodici anni (iperbole, scherzo) il bambino crescerà con degli squilibri. In Inghilterra, il ragazzo o la ragazza, spesso, a 15 anni, va a studiare in altre città, lontano dai genitori. Comincia molto presto la vita autonoma delle persone.
    Dicevo solamente, che magari, anche la mitologia italiana introiettata dalla maggior parte delle donne della “supermamma” non ci aiuta.

  41. La Svezia ha una densita’ abitativa nemmeno confrontabile all’Italia. Confronterei il nostro paese a Inghilterra, Spagna, Germania, Francia, insomma realta’ simili dal punto di vista demografico.
    E vi confido che spero un giorno l’italia non diventi mai come gli UK. La maggior parte della spazzatura in Europa proviene da li’.
    A lavoro il tacco va bene, ma tacco a spillo, scollature ecc non vedo cosa c’entrino. Le croniste della BBC sono vestite in modo sobrio, perche’ devono focalizzare l’ascoltatore sulle notizie non sul proprio corpo.
    Non dite che questo e’ puritanesimo o limitazione della liberta’ individuale perche’ io presentatori maschi del TG con camicia aperta non ne ho mai visti.
    L’altra cavolata piu’ grossa che ho sentita e’ che il corpo maschile e’ “brutto” e meno bello da esibire di quello femminile. Non si smette mai di imparare… 😉

  42. Purtroppo le mamme italiane sono iperprotettive e insicure. Da un lato questo mostra molta sensibilita’, cura e attenzione che forse nelle mamme UK non si trova, ma dall’altro rischia di far crescere una generazione di principini viziati e convinti di essere al centro del mondo.

  43. In Germania il Ministro di quelle che sono il corrispettivo delle Pari Opportunità italiane quest’anno ha investito una somma altissima nella costruzione di asili nido.
    La Francia e la Germania sono in pieno boom demografico. In Italia, invece, le donne non hanno più figli o quasi

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