Categoria: Cose che accadono in giro

“La guerra difensiva non esiste più. Allora non esiste più una «guerra giusta» né per la Chiesa né per la Costituzione”.
Nel febbraio del 1965 i cappellani militari della Toscana emanano un comunicato stampa  accusando i giovani italiani obiettori di coscienza di essere dei vili. In loro difesa interviene don Milani con una lettera aperta agli stessi cappellani,  nella quale chiede rispetto per chi accetta il carcere per l’ideale della nonviolenza. Per questa  lettera Milani viene denunciato da un gruppo di ex combattenti e messo sotto processo. Impossibilitato a parteciparvi per l’aggravamento del tumore che lo porterà, di lì a poco, alla morte, Milani scriverà una memoria difensiva sotto forma di lettera ai giudici. 

“E’ vero, il tempo è breve, cosi’ breve che è già un grave obbligo adoperarsi perché non sia accorciato. Ed è questo che da ogni parte viene chiesto ai titolari del potere politico, in attesa che la mutazione antropologica si svolga secondo i suoi ritmi, sicuramente lunghissimi.”
Era un 25 aprile quando Ernesto Balducci morì dopo un incidente stradale. E’ stato molte cose: un religioso, uno scrittore, un intellettuale e uno dei più importanti attivisti per la pace e il disarmo. Non ne avete sentito parlare moltissimo, in questi giorni, anche se ieri ricorrevano i trent’anni dalla sua morte, e forse non è un caso, in tempi in cui la parola pacifista è diventata un insulto, un motivo di aggressione verbale e di disprezzo pubblico. Pazienza. Vi riporto qui parte di un suo intervento al convegno di “Testimonianze” il 14 novembre 1981.

Cosa si intende fare dei 36 milioni di euro che arriveranno nelle Marche, in parte dal Pnrr sisma: una pista da sci artificiale, glamping (campeggio di lusso), una pista per gommoni a ciambella gonfiabili, una teleferica per il volo d’angelo, un parco avventura con bob su rotaia, un safari adventure.
Bello eh?
Di chi è il territorio? La stessa domanda, per quanto riguarda la stessa regione, si potrebbe fare per le monoculture di noccioleti. E contro le monoculture si è espressa Vandana Shiva. Che è anche colei che supporta la lotta nonviolenta dei contadini che si oppongono al mercato dei semi globale.

Larzac, 1971: il governo francese decide l’esproprio dei terreni per costruire una cittadella militare. Gli allevatori di ovini si oppongono e danno inizio a dieci anni di resistenza nonviolenta, con ogni mezzo: dalla costruzione di ovili abusivi all’acquisto di azioni per complicare gli atti di esproprio, alla costruzione di una scuola per sfare la narrazione di altopiano di vecchi contadini. Vinsero. Prese parte alla lotta José Bové, che divenne allevatore a sua volta e produttore di Roquefort. In quanto tale, smantellò un McDonald’s in costruzione nel 1999.
Ma non è finita qui: anche se di queste storie non si parla più (e si dovrebbe).

“Eccomi qui a parlarvi della pace. È strano. Io che non mai conosciuto un solo istante di vera pace in vita mia, vengo a parlarne a voi? Eppure ritengo che proprio ciò che so della guerra mi dia il diritto di farlo.
Già da molti anni la mia vita, i miei libri, si dipanano in un questo miscuglio di guerra, di paura delle sue conseguenze, di ansia per Israele e per i miei cari che ci vivono, di lotta per il diritto ad avere una vita privata, intima, non eroica, in una situazione spesso monopolizzata dal conflitto, dalla tempesta, dalla candela.
E quanto più conosco profondamente la distruzione e la devastazione di una vita in uno stato di guerra, più sento il bisogno di scrivere, di creare, come se questo fosse un modo di rivendicare il mio diritto all’individualità, di dire “io” anziché “noi”.”
Così David Grossman a Francoforte, ricevendo il Premio per la pace nel 2010.

PER VALERIO EVANGELISTI

“Abituati al ghetto, esistono scrittori che lo scambiano per il mondo intero. Finiscono per adattarvisi e per ritenere ostile, in nome del loro comfort, tutto l’universo “esterno”, che li ignora. Li comprendo, li stimo, ma ho fatto una scelta diversa dalla loro.”
Un’intervista del 2009 a Valerio Evangelisti. Che non era il re del fantasy

Non poteva non esserci, l’iniziativa nonviolenta per eccellenza, in queste piccole storie. La marcia del sale:  trecento chilometri a piedi da Ahmedabad a Dandi, per raccogliere una manciata di sale dalle saline, per protestare contro la tassa dell’Impero britannico.

La sera prima della partenza, Gandhi tenne un discorso che divenne famosissimo davanti ai marciatori vestiti di bianco: un discorso dove ricorda che la pratica nonviolenta è necessaria, perché c’è “un’inviolabile connessione tra i mezzi ed il fine, alla stessa stregua di quella tra il seme e la pianta”.
Che sia un augurio per noi, anche oggi.

Emmeline Pankhurst e le altre, ovviamente, e tutte le donne che hanno lottato per ottenere i diritti di cui godiamo oggi. Con la disobbedienza civile. Con gli scioperi della fame. Con la nutrizione forzata. Con gli arresti ripetuti. Durante la sua deposizione, il 21 ottobre 1908 ,dichiarò davanti in tribunale: “non siamo qui perché siamo trasgressori della legge, siamo qui per diventare legislatori”.
Si attirarono scherno e disprezzo, che non è solo faccenda che si riserva alle suffragette, e se frequentate i social, siete donne e siete in qualche modo visibili, lo sapete benissimo.
Questo episodio della bibliografia è dedicato a Letizia Battaglia, che molto ha fatto per tutte (e tutti) noi.

Lui si chiama Stephen King, lei si chiama Shirley: non Jackson, ma Guildford. Questo Stephen King non è il nostro amatissimo Re della scrittura, ma un  ambientalista che è riuscito, con un’azione nonviolenta, a bloccare l’abbattimento di una foresta in Nuova Zelanda.
E’ il 18 gennaio 1978: quando i taglialegna tornano dalle vacanze di Natale, trovano Stephen King, Shirley e altri tredici manifestanti appollaiati su una piattaforma posta sugli alberi. Vinceranno loro: oggi la foresta di Puroera è uno fra i più affascinanti parchi protetti.

Dieci anni. Tanto può durare una protesta nonviolenta per ottenere un risultato. Troppo? Dipende. Nell’agosto 1966 200 aborigeni lasciarono la fattoria di Wave Hill, nel Northern Territory,per protestare contro le condizioni di sfruttamento in cui erano costretti a lavorare. Nel 1976, la firma della Legge sui Diritti Fondiari degli Aborigeni (Territorio del Nord) permise formalmente alla popolazione indigena di reclamare i propri territori.
Poco? Come dice la ballata di Kev Carmody e Paul, Kelly, dedicata a Lingiari, “From little things, big things grow”.

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