COME DESIDERARE UN LIBRO INFISCHIANDOSENE DI QUANTE EDIZIONI HA TIRATO E IN QUANTI GIORNI

“Grazie alle cose le persone potevano contare su un’esistenza migliore (…) Dei timidi e di chi non accondiscendeva all’allegria diffusa si diceva, ha dei complessi. Era l’inizio della società del divertimento”.
In quello straordinario libro che è Gli anni, Annie Ernaux racconta fra l’altro, con lucidità implacabile e insieme con la malinconica grazia che la contraddistingue, il passaggio dalla ricostruzione al desiderio. Desiderio di acquistare oggetti: minestroni in busta, pere sciroppate. Una lavatrice. Un transistor.
Ogni volta che mi torna in mente la parola “marketing” penso a quella gigantesca induzione al possesso che furono gli anni del dopoguerra e poi del cosiddetto boom. E ogni volta penso a quanto, in un’epoca come la nostra dove il desiderio è appassito – e non solo per ragioni economiche –  l’esigenza di continuare ad alimentarlo sia vivissima da tutte e due le parti. Quella di chi deve vendere per non far morire quella società del divertimento che sembrava eterna e quella dei cosiddetti utilizzatori, che senza il desiderio non sanno cosa fare delle loro vite.
Naturalmente vale anche per i libri. Che, come ognun sa, in Italia non si vendono. Come ognun sa, anzi, si vendono sempre meno. Come suscitare quel desiderio dovrebbe essere compito non solo di chi pubblica libri, ma di chi deve promuoverli, cercando di convincere il lettore che vale davvero la pena, che la storia è bella, il linguaggio quanto meno curato, il piacere che produrranno le pagine assicurato.
Si assiste, invece, a uno strano fenomeno. Con sempre maggiore frequenza si propongono libri non perché sono meritevoli di lettura ma perchè molti altri li hanno letti. Frasi tipo “è già un successo internazionale”, “appena uscito è già in classifica” o “due edizioni in cinque giorni” sono ormai la norma. E, certo, chi conosce un po’ il meccanismo sa perfettamente a quale gioco si stia in realtà giocando. Ma il dubbio è che a quei futuri e possibili lettori importi pochissimo delle classifiche e delle tirature e che, magari, sarebbero interessati a capire se vale la pena leggerlo.
Non sarebbe auspicabile una disintossicazione? Nel meccanismo del marketing da punto esclamativo probabilmente è impossibile. Nel mondo dei lettori si può, ancora, fare.
Dunque, uscite, andate in libreria e comprate “Gli anni”. Lo pubblica un piccolo editore come Orma, nella traduzione di Lorenzo Flabbi. Lo amerete dalla prima all’ultima riga, piangerete, vi spaventerete, ricorderete. E ve ne infischierete altamente di quante edizioni sono state tirate e in quanti giorni. Garantito.

3 pensieri su “COME DESIDERARE UN LIBRO INFISCHIANDOSENE DI QUANTE EDIZIONI HA TIRATO E IN QUANTI GIORNI

  1. Grazie, Loredana. Fortunatamente c’è l’edizione ebucchica, dunque incuriosito me lo sono subito procurato (non sono andato a lui, lui è venuto a me). Ho iniziato immediatamente a leggerlo. E ora debbo andare, lasciandolo. Ma non senza farti eco: affascinante, procuratevelo

  2. Non potrei essere più d’accordo, Loredana! Ho iniziato Gli anni questo weekend: è un libro stupendo. Sarebbe bello se fossero questi i libri di cui poi si dirà “un milione di copie in una settimana”!

  3. Come arrivo ad un libro , meglio come un libro ,uno scrittore arriva a me? Certo non consultando la lista dei più venduti . Leggendo recensioni come questa ,che sanno toccare un mio desiderio di approfondire, sapere in quel particolare momento della mia vita , della storia . É l’ascolto delle parole di chi l’ha scritto o di chi , dopo averlo letto, sa trasmettere le ragioni di un amore. Un amore che può deludere , infiammare , ma che si rigenera e non si esaurisce .

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