SCUSATE IL RITARDO

Duchamp Se dovessi definire in una parola la mia concezione personale del mondo, in questo preciso istante, la parola sarebbe: arretrati (con l’accento sulla seconda “a”, ovviamente: anche se in questi giorni sto tornando giocoforza ad antiche passioni, non parlo ancora come un libretto d’opera). Laddove i medesimi riguardano soprattutto le  letture, su carta e su schermo, che si accavallano: e da cui traggo almeno qualche segnalazione:

E’ di qualche giorno fa, ma la recensione postata da  Giuseppe Genna su Carmilla a proposito di  Lunar Park va letta (l’accenno a Colorado Kid, peraltro, incuriosisce non poco la sottoscritta, che sempre qualche giorno fa l’aveva recensito qui).

Non ho ancora colpevolmente parlato de Lo Zar non è morto, romanzo a dieci (e che dieci: Antonio Beltramelli, Massimo Bontempelli, Lucio D’Ambra. Alessandro De Stefani. F.T. Marinetti, Fausto M. Martini, Giulio Milanesi, Alessandro Varaldo, Cesare G. Viola, Luciano Zuccoli) scritto nel 1929 e appena ripubblicato da Sironi. Qui trovate tutti gli articoli finora usciti sull’argomento, a firma di Giuseppe Caliceti, Francesco Pacifico, Antonio D’Orrico, Giuseppe Iannaccone, Luca Mastrantonio e Francesco Dimitri.Luigi Mascheroni, Alessandro Zaccuri, e Wu Ming 1. Del quale riporto l’incipit:
Dopo la riscoperta di Lo zar non è morto del Gruppo dei Dieci, qualcuno si sorprende del fatto che la scrittura collettiva non sia poi così "nuova" e "prometeica" come sembrava. Bizzarro: da anni noi Wu Ming ripetiamo che non vi è nulla di nuovo. La scrittura collettiva è sempre esistita, per non dire della narrazione, del raccontare, atto che è collettivo sempre, e sempre lo fu.
Oggi, sia pure tra molte resistenze, se ne può finalmente parlare, è questa la differenza. Una realtà finora rimasta in ombra è oggi inondata di luce. L’irrompere della Rete ha reso esplicito l’implicito, costringendoci a riflettere, a interrogarci in modo nuovo sull’atto di scrivere/narrare e su cosa faccia vivere le storie.
(Qui il seguito)

Da Davide Bregola continua una intensissima discussione sul Romanzo del XXI secolo: interventi di Girolamo De Michele, Massimiliano Parente, Giuseppe Caliceti, Marco Candida, Gabriele Dadati.

Infine, una  notizia che mi segnala il prode Fogliedivite e che riguarda l’annuncio dei quattro prefinalisti italiani all’ Impac Dublin Award, ovvero il premio letterario più ricco che ci sia (centomila euro al vincitore, di cui venticinquemila all’eventuale traduttore). Chi sono? 100 Strokes of the Brush Before Bed, The Ballad of the Low Lifes, Don’t Move, Day After Day. Informazioni più dettagliate, qui.

164 pensieri su “SCUSATE IL RITARDO

  1. Una cagata pazzesca, Colorado Kid: l’unica cosa che valga la pena di leggere sono le ultime 4 pagine, dove King s’arrampica sugli specchi per spiegare il motivo di questo mistery che avrebbe potuto scrivere tranquillamente il mio vicino di casa traendo spunto da un articolo di fondo della nera.

  2. I gusti sono gusti, ma azzardo che di “Colorado Kid” poco si sia capito, tra chi scrive qui sopra. Non è un “mystery”, e a mio avviso NON avrebbe potuto scriverlo “tranquillamente” il vicino di casa di Iannozzi (chiunque egli sia) etc. E’ un libro che spalanca universi, dietro l’apparente “minimalismo” si nasconde qualcosa di enorme, una vera e propria dichiarazione di poetica su quel che la narrazione e la coscienza nazionale americana si apprestano a diventare. Rimando al prossimo “Nandropausa”, questione di giorni.

  3. @ WU MING 1
    Ci sono due vecchi incartapecoriti che raccontano a una stagista (molto avvenente e provocante, almeno in copertina) di uno che s’è – presumibilmente – strozzato con un pezzo di carne. King va avanti per circa 200 pagine a fare ipotesi, su come quel disgraziato si sia strozzato, cercando un perché ma senza mai definirlo questo perché. Il novantenne poi è ‘na trovata stupidamente geniale: è più arzillo di un ragazzo di vent’anni, e mi sa che gli tira ancora – almeno nell’immaginazione di King.
    Sfodera tutte le possibili e impossibili motivazioni, raggiungendo un grado talmente ridicolo da fare invidia a tanti e tanti episodi degli X-Files delle ultime stagioni. Però è vero: dietro i piccoli misteri irrisolti si celano quelli grandi, quelli che sono in seno alla Casa Bianca. Ridicolo! Ma che andiamo a pensare? King ha scritto ‘na gagata bell’e buona per rimpinguarsi le tasche con una non-storia. Un libretto talmente stupido che solo ad arrampicarsi sugli specchi si può difendere.
    L’unica poetica che nasconde Colorado Kid è un pezzo di carne nella gola di Colorado Kid morto soffocato, mentre la stagista – un gran pezzo di figa – decide di restare nella piccola redazione di un minuscolo giornale isolano insieme a due vecchi bacucchi, mandando a cagare il ragazzo, il quale si suppone o si ammazzerà di seghe o si troverà una femmina con più sale in zucca di Stephanie, la giornalista-stagista.
    Hai mai provato a leggere i romanzi di B. Akunin, tipo “Il fante di picche”, “La regina d’inverno”, “Il decoratore”, “Gambetto turco”…? Ecco, quelli sì che sono romanzi che ripescano nei generi, che prendono intelligentemente per il sedere, senza mai annoiare il lettore. Ma c’è che B. Akunin non si chiama Stephen King, e quindi non se ne parla. Ma King c’ha il nome che tira e allora tutti a stargli dietro. King non s’è inventato niente di nuovo, né ha fatto alcuna poetica minimalista, ma solo una gran buffonata. Leggetevi B. Akunin piuttosto: vi divertirete e tanto, con molta intelligenza. Altro che Colorado Kid!
    Ah, una porcata come Colorado Kid, Wu Ming 1 te la scrivo io, in un paio di giorni: ma poi pretendo che sia pubblicato da Sperling o Mondadori, è il minimo che chiedo. E pagamento sull’unghia.
    g.i.

  4. Giuseppe, io ribadisco che King ha elargito una vera e propria lezione di scrittura: dove non si punta allo svelamento, ma si dimostra come si costruisce l’attesa per il medesimo (che poi lo svelamento non POSSA più esserci, mi sembra uno dei punti più importanti del libro).

  5. Un attimo, non ho letto il libro di King, ma l’idea di soffocare misteriosamente con la carne mi sembra bella e mi ricorda questo:
    http://www.masdearte.com/
    imagenes/fotos/Stoichita_
    Bacon_Beyeler6.jpg
    ma anche questo:
    http://www.arquitrave.com/
    imagenes/francis_bacon
    44.jpg
    Mi sembra insomma che questa carne baconiana che King maneggia (per quello che ho capito dai vostri discorsi) può essere veramente interessante e – dato che King è King – non simbolicamente consumata.
    (raga per intervenire qui devo essere stato veramente mosso dall’entusiasmo).
    salutoni

  6. Non avete letto un cavolo di B. Akunin, ma siete bravissimi a dire di King che King è il King. Come volevasi dimostrare. L’unica lezione di scrittura che King ha fatto con “Colarado King” è d’aver rotto le palle e d’aver dimostrato per l’ennesima volta che come scrittore e bell’e finito in quanto a idee.
    Leggetivi B. Akunin, e troverete tutta quell’ATTESA e tutto quello SVELAMENTO che invece King infarcisce con un ben magro pezzettino di carne.
    Chi vuol buttare soldi, lo faccia pure: gli rimarrà se non altro il libro, nel gargarozzo, come a me. Per fortuna che m’hanno strappato alla morte e m’hanno fatto sputare presto il boccone amaro.
    Non ho più nulla da aggiungere: il libro è tutto in quel riassunto che vi ho fatto. Vi assicuro che vale più di tutto Colorado Kid. E per giunta il mio riassunto è GRATIS.
    saludos
    g.i.

  7. Io nella produzione dell’ultimo King vedo una profondità, un mettersi in discussione, un definitivo uscire dal “genere” (processo avviato già da molto tempo), un rifuggire l’effetto prevedibile e banale.
    “Colorado Kid” è un gioiellino di meta-narrazione, abbraccia l’aleatorio come e più che in “Buick 8” (mi piacerebbe ritrovare la bella recensione che ne fece Sebaste su L’Unità), ci dice che l’America non si crede più il paese delle certezze, distrugge l’idea stessa di “whodunit” (giallo a chiave) e quindi anche il complottismo, perché la vita non è un whodunit.
    E’ l’approccio più radicale alla materia dai tempi in cui, come disse Chandler, Dashiell Hammett “tolse il delitto dal vaso di vetro veneziano e lo gettò in mezzo alla strada”.
    Giuseppe, “come volevasi dimostrare cosa”?
    Giuseppe, io è da un po’ di tempo che non ti capisco più. I tuoi commenti sono quasi sempre livorosi, pieni di acido cloridrico, di qualunque cosa si stia parlando e chiunque sia l’interlocutore.
    Su questa cosa di King, poi, ti sei fissato. Sono mesi che, ogni volta che lo si nomina, cerchi di dimostrare “oggettivamente” che King fa schifo, si è rincoglionito, e in ogni caso non è mai stato letteratura etc.
    Lo fai con affermazioni a dir poco apodittiche, che magari a te sembrano indisputabili e invece vengono disputate e allora ti inalberi. Ma non esiste una dimostrazione *oggettiva* della tua tesi. Il tuo non può essere un assioma.

  8. Iannozzi si conferma una testa di cxxxxx. Siccome un libro non è piaciuto a lui, ha deciso di raccontarlo tutto fino alla fine, rovinando la lettura a tutti gli altri. Come il bimbetto idiota che buca il pallone perché il portiere gli ha parato il rigore. Mi scusi, Lipperini, ma quando ci vuole ci vuole: Iannozzi! Ma vaffanculo, va’…

  9. @ WU MING 1
    Non mi hai ancora risposto se mai hai letto anche solo un libro di B. Akunin. Vabbe’, ci metto su una pietra.
    Livoroso? Di che, di che cosa, o di chi? Mi vien da ridere, scusami, ma mi vien da ridere, genuinamente. Non me ne volere per questo.
    Il mio “come volevasi dimostrare” significa, papale papale: Stephen King tutti lo difendono, tutti ne dicono un gran bene, anche quando dà via stronzate. Dici che le mie osservazioni sono apodittiche, il che non è affatto vero: ho spiegato – e pure bene – perché a mio avviso “Colorado Kid” è una cagata pazzesca. Ti ho ripetuto più e più volte – e non solo a te – che basterebbe leggere un solo romanzo di B. Akunin per rendersi conto che “Colorado Kid” è una cavolata. B. Akunin fa il “verso”, imita i grandi scrittori russi, plasma la materia narrativa e la inserisce dentro al malessere della Russia di oggi, per disegnarla allo sbaraglio, senza più certezze né politiche né sociali. E lo fa con leggerezza, facendo divertire il lettore; ma affrontando, di volta in volta, temi profondi e difficili, però in una maniera popolare, per la massa: riesce a dar vita a libri originali, assolutamente, che son opera ben più alta di quella di Stephen King o Dean Koontz.
    Sai qual è la cosa che mi fa inalberare? Che si guarda sempre ai soliti quattro autori e si trascurano tutti gli altri.
    Del bellissimo “Zuppa di Vetro” di Jonathan Carroll, non una parola; di B. Akunin non una parola; di Aldo Busi non una parola… E la lista potrebbe essere lunga all’infinito.
    Forse mi sono rincoglionito, proprio come i personaggi incartapecoriti di King. Forse hai ragione, sono apodittico, in ogni senso: ma perlomeno io non m’arrampico sugli specchi. E adesso spero d’averti spiegato perché Colorado Kid è ‘na cagata. Ma a me sembra che ci siano degli autori che vengono eletti INTOCCABILI, che se li tocchi – come minimo – ti gambizzano se non ti sparano alla schiena. E King non è il solo INTOCCABILE.
    Ne prendo atto. Ma l’avevo fatto già da tanto tanto tempo.
    Saludos.
    g.i.

  10. Wu, quello che non sai è che il vicino di casa di Iannox, io lo conosco, è un tale che si chiama Stefano Re. Anche se mi sembra strano, non mi pare un italiano. Forse è uno pseudonimo… 😉

  11. l’uscita di melloni (la sua incazzatura)è F.A.V.O.L.O.S.A 🙂
    Dunque un frequentatore di lit blog ha un’arma micidiale in mano?
    Se si vuole vendicare di un torto subito o fare lo sgambetto a chi gli sta sul c***, basta che racconti il finale di un libro di successo.
    Beh … potrebbe essere un ottimo motivo perche anch’io mi legga sempre l’ultimo king 😉
    ah ah ah ah ….
    P.S
    dov’è finito biondillo? dovevo dirgli una cosa importantissima.

  12. Ah, lo chiedevi a me? Sì, ho letto un libro di B. Akunin, “Incoronazione”. Mi è piaciuto abbastanza.
    Ma non capisco il senso del tuo discorso: perché contrapporre questi due autori?
    Perché incensare uno dei due a detrimento dell’altro?
    Le poetiche e gli stili mi sembrano diversi, come diversi i retroterra culturali.
    E’ come se io avessi detto che mi piace il Lagavulin, e tu avessi risposto: il Lagavulin fa schifo, perché la nutella è meravigliosa. Sono perplesso.
    Per il resto, tu non hai “spiegato”, hai scritto che è una cagata e hai puntellato l’affermazione riassumendo la trama (che, tra l’altro, non è per niente la cosa più importante del libro), come se il collegamento tra le due cose andasse da sé, fosse scontato. In realtà, dalla trama come l’hai raccontata all’assioma che proponi/propini, c’è una traumatica soluzione di continuità. Se il criterio è l’apparente banalità del pre-testo, allora i film di Lynch dovrebbero essere *oggettivamente* cagate spaventose, e buona parte della letteratura di ogni tempo finire nella stessa pattumiera.
    E, mi spiace, ma ha ragione Melloni. Se devi fare “spoiler”, avverti prima. Hai imposto il tuo giudizio in modo arrogante, cercando di sabotare la lettura e di impedire ad altri di farsi un’idea in contrasto con la tua. Diciamo che è stato un “infortunio”.

  13. Bando alle risse e uccidiamo il vitello grasso. E’ tornato Barbieri, il figliol prodigo [di insulti], pur precisando: “…(raga per intervenire ***qui*** [= in questa cloaca?] devo essere stato veramente mosso dall’entusiasmo)”.

  14. @ WU MING 1
    Sì, l’ultimo, perlomeno di quelli incentrati intorno a Fandorin. E’ già *qualcosina*.
    Non mi pare siano due autori così opposti: se non per il fatto che B. Akunin ha stile da vendere, King, oggi, non più. Io li vedo più come Pepsi e Coca-Cola. Entrambe sono due bibite, uguali, ma non è detto che la Coca-cola sia migliore della Pepsi. E la Pepsi, in questo caso Bakunin lo trovo nettamente superiore a Stephen King. Si muovono su un retroterra culturale diverso, ma lo fanno adoprando le stesse armi, quelle del giallo, del mistery, del noir: per me non sono contrapposti. Se non geograficamente.
    “Colorado Kid” è essenzialmente un teatrino a tre: i due giornalisti e Stephanie. I due vecchi incatapecoriti tirano fuori un mistero, diciamolo così, e avanzano ipotesi per circa duecento pagine. E allora? Vado al bar, sotto casa mia: c’è sempre un bel consesso di vecchietti simpaticissimi che discutono del caso di Cogne, e pure loro avanzano ipotesi intelligenti, molto; e molti di questi vecchietti non hanno neanche la seconda elementare. E’ un piacere stare ad ascoltarli, ma nessuno di ***loro*** ha la pretesa di scrivere un mistery, o quello che potrebbe esser detto un mistery prendendo come spunto la Franzoni. Però, giorno dopo giorno, vanno avanti con le loro ipotesi intorno a questo mistero, a quello della morte misteriosa di un bambino, e chi potrebbe esser stato.
    Cadi in contraddizione: prima scrivi: “…hai puntellato l’affermazione riassumendo la trama (che, tra l’altro, non è per niente la cosa più importante del libro)…”. E subito dopo rettifichi: “…E, mi spiace, ma ha ragione Melloni. Se devi fare “spoiler”, avverti prima. Hai imposto il tuo giudizio in modo arrogante, cercando di sabotare la lettura e di impedire ad altri di farsi un’idea in contrasto con la tua.”
    Allora, ho fatto il dispettoso o no? Allora la trama che ho sommariamente raccontato è importante o no? Parrebbe di no, parrebbe di no, almeno se si dà retta alla tua affermazione che “la trama (che, tra l’altro, non è per niente la cosa più importante del libro)”.
    Ne conseguirebbe che non ho rovinato affatto la lettura a nessuno. Ne conseguirebbe che l’attacco del Melloni è ingiustificato e astioso, privo di stile e di contenuti, come al solito. Avrà dato anche lui voce a un “infortunio”, diciamo così!
    Se noti bene – e lo so che noti bene – io nel mio riassuntino non ho affatto descritto quali ipotesi i due vecchi giornalisti raccontano nel corso di 200 pagine. Ecco, sono lì, tutte da godere, come in un film di Lynch. E’ più giusto dire che ho fornito un assaggio, un boccone gratis, come quando guardi un “dietro le quinte” di quel film che poi andrai (forse) a vedere in sala.
    Che pallone avrei bucato, allora? Sono reo, di che, di che cosa?
    Mi sto strozzando dalle risate. E credo che qualcuno spera che mi strozzi davvero. Non sperateci troppo. ^____^
    Saludos
    g.i.

  15. @ WU MING 1
    Sì, l’ultimo, perlomeno di quelli incentrati intorno a Fandorin. E’ già *qualcosina*.
    Non mi pare siano due autori così opposti: se non per il fatto che B. Akunin ha stile da vendere, King, oggi, non più. Io li vedo più come Pepsi e Coca-Cola. Entrambe sono due bibite, uguali, ma non è detto che la Coca-cola sia migliore della Pepsi. E la Pepsi, in questo caso Bakunin lo trovo nettamente superiore a Stephen King. Si muovono su un retroterra culturale diverso, ma lo fanno adoprando le stesse armi, quelle del giallo, del mistery, del noir: per me non sono contrapposti. Se non geograficamente.
    “Colorado Kid” è essenzialmente un teatrino a tre: i due giornalisti e Stephanie. I due vecchi incatapecoriti tirano fuori un mistero, diciamolo così, e avanzano ipotesi per circa duecento pagine. E allora? Vado al bar, sotto casa mia: c’è sempre un bel consesso di vecchietti simpaticissimi che discutono del caso di Cogne, e pure loro avanzano ipotesi intelligenti, molto; e molti di questi vecchietti non hanno neanche la seconda elementare. E’ un piacere stare ad ascoltarli, ma nessuno di ***loro*** ha la pretesa di scrivere un mistery, o quello che potrebbe esser detto un mistery prendendo come spunto la Franzoni. Però, giorno dopo giorno, vanno avanti con le loro ipotesi intorno a questo mistero, a quello della morte misteriosa di un bambino, e chi potrebbe esser stato.
    Cadi in contraddizione: prima scrivi: “…hai puntellato l’affermazione riassumendo la trama (che, tra l’altro, non è per niente la cosa più importante del libro)…”. E subito dopo rettifichi: “…E, mi spiace, ma ha ragione Melloni. Se devi fare “spoiler”, avverti prima. Hai imposto il tuo giudizio in modo arrogante, cercando di sabotare la lettura e di impedire ad altri di farsi un’idea in contrasto con la tua.”
    Allora, ho fatto il dispettoso o no? Allora la trama che ho sommariamente raccontato è importante o no? Parrebbe di no, parrebbe di no, almeno se si dà retta alla tua affermazione che “la trama (che, tra l’altro, non è per niente la cosa più importante del libro)”.
    Ne conseguirebbe che non ho rovinato affatto la lettura a nessuno. Ne conseguirebbe che l’attacco del Melloni è ingiustificato e astioso, privo di stile e di contenuti, come al solito. Avrà dato anche lui voce a un “infortunio”, diciamo così!
    Se noti bene – e lo so che noti bene – io nel mio riassuntino non ho affatto descritto quali ipotesi i due vecchi giornalisti raccontano nel corso di 200 pagine. Ecco, sono lì, tutte da godere, come in un film di Lynch. E’ più giusto dire che ho fornito un assaggio, un boccone gratis, come quando guardi un “dietro le quinte” di quel film che poi andrai (forse) a vedere in sala.
    Che pallone avrei bucato, allora? Sono reo, di che, di che cosa?
    Mi sto strozzando dalle risate. E credo che qualcuno spera che mi strozzi davvero. Non sperateci troppo. ^____^
    Saludos
    g.i.

  16. Nessuna contraddizione.
    Il problema degli spoiler non mai se le sinossi troppo dettagliate rovinino *davvero* la sorpresa e il piacere della lettura.
    Il problema è l’effetto dissuasivo che hanno su chi ci inciampa sopra:
    “Se mi hai già detto tutto tu, adesso che cazzo lo leggo a fare?”
    In rete e anche altrove, è buona creanza avvisare prima degli spoiler. E’ una delle regole elementari in ogni forum, newsgroup, blog letterario, discussione a tavola:
    “Se non l’hai ancora letto, mi fermo qui altrimenti ti rovino la lettura”.
    Detto questo, continuo a non capire i tuoi ragionamenti, mi sembrano illogici, campati in aria.
    Siccome nei bar ci sono i vecchietti, allora non bisogna metterli nei libri? E peggio ancora se i vecchietti dei libri somigliano a quelli che incontro al bar?
    Cos’è, il rifiuto del “realismo thrilleristico” è diventato *rifiuto della realtà* all’interno di thriller et similia?
    Comunque, quest’interdizione potevi comunicarcela ai tempi di “54”: avremmo espunto tutti i capitoli del bar Aurora :-/

  17. @ WU MING 1
    A me la contraddizione risulta in maniera netta.
    Ti pare una sinossi? Una sinossi così tanto completa da rovinare il piacere della lettura a qualcuno? Se sì, allora, ragazzi, meglio che evitiate di leggere le alette del libro, perché potrebbero rovinarvi il piacere della lettura di “Colorado Kid”. Io vi ho avvertiti.
    Che vai dicendo? Io avrei detto tutto? Tutto cosa? Non tanto di più di quanto è nelle alette del libro. Anzi, le alette dicono di più, molto di più.
    SPOILER – SE NON AVETE LETTO IL LIBRO NON LEGGETE, ANCHE SE QUESTI CONTENUTI SONO NELLE ALETTE DI COLORADO KID
    “Fresca fresca di scuola di giornalismo, la ventenne Stephanie McCann sta facendo uno stage presso il minuscolo quotidiano di un’impervia isoletta del Maine, dove si occupa di picnic parrocchiali, sparizioni di gatti e altre amenità. Ma sente che l’esame più importante deve ancora arrivare… E infatti un solitario pomeriggio i due anziani proprietari – nonché unica forza lavoro – della testata, con il pretesto di raccontarle un vecchio caso di cronaca l’avviluppano nelle spire di una vicenda inspiegabile e intrigante. Una storia del passato che parla di una coppia di tenaci reporter e di un cadavere chiamato Colorado Kid, di una morte che forse era un omicidio, ma senza movente, senza alibi, con tempi impossibili e indizi assurdi. La loro storia. Il loro mistero. Accaduto proprio lì. In venticinque anni, ogni piccola, faticosa scoperta anziché chiarire i fatti li ha ammantati di oscurità, ogni risposta anziché esaurire le domande le ha moltiplicate. Perché? Perché? Riuscirà Steffi a risolvere l’enigma? E soprattutto, saprà coglierne il vero significato? In un romanzo in cui la potenza narrativa di King fa crescere la tensione a ogni pagina solo sussurrando, il Re scherza con il nero alla maniera di Agatha Christie, Mickey Spillane, Edgar Allan Poe. Ma, soprattutto, alla sua.”
    Adesso, caro Wu Ming 1, caro Melloni, spero che al linciaggio farete partecipare anche COLUI che avuto la bella pensata di scrivere tutto sto popò di roba sulle alette di Colorado Kid. Mon Dieu! E’ una cosa imperdonabilEEE…
    Mi dici che la trama non è la cosa importante, ma subito dopo, nello stesso messaggio ti contraddici. Adesso mi vieni a dire che avrei rovinato il piacere della lettura, smentendo quanto avevi detto pochi commenti più sopra. Insomma, regolati. E riprendi fiato. Mi sa che stai facendo un po’ tanta confusione. A me pare evidente.
    Puoi continuare ad investire fiato a dirmi che i miei ragionamenti sono campati in aria, e poi firmarti Roberto Bui o Wu Ming 1. Puoi certamente. Ma il mio ragionamento non è campato in aria, non tanto di più del tuo.
    Ma le contraddizioni le hai esposte e sono evidenti. Eccome se sono evidenti: fattene una ragione.
    Non ho tirato in ballo 54, quindi non vedo perché tu lo faccia, né ho mai pensato al Bar Aurora. Io parlavo di tutt’altro… I vecchietti ce li metto pure io nei bar, nei racconti del cazzo che scrivo. E allora? Il mio discorso era: nessuno di quei vecchietti ha mai pensato di scrivere un libro sul caso Cogne. Ed è un po’ tanto ma tanto ma tanto ma tanto diverso. E non è difficile da capire, proprio per niente difficile.
    Speriamo che adesso, caro Wu Ming, tu voglia mettere alla gogna COLUI che ha osato scrivere le alette di Colorado Kid, così perlomeno giustizia completa sarà fatta.
    Ti saluto. E, ciò detto, avverto, fottendomene altamente della buona creanza, che su questo thread non interverrò più, perché non ce n’è più bisogno.
    Saludos
    g.i.

  18. @ WU MING 1
    A me la contraddizione risulta in maniera netta.
    Ti pare una sinossi? Una sinossi così tanto completa da rovinare il piacere della lettura a qualcuno? Se sì, allora, ragazzi, meglio che evitiate di leggere le alette del libro, perché potrebbero rovinarvi il piacere della lettura di “Colorado Kid”. Io vi ho avvertiti.
    Che vai dicendo? Io avrei detto tutto? Tutto cosa? Non tanto di più di quanto è nelle alette del libro. Anzi, le alette dicono di più, molto di più.
    SPOILER – SE NON AVETE LETTO IL LIBRO NON LEGGETE, ANCHE SE QUESTI CONTENUTI SONO NELLE ALETTE DI COLORADO KID
    “Fresca fresca di scuola di giornalismo, la ventenne Stephanie McCann sta facendo uno stage presso il minuscolo quotidiano di un’impervia isoletta del Maine, dove si occupa di picnic parrocchiali, sparizioni di gatti e altre amenità. Ma sente che l’esame più importante deve ancora arrivare… E infatti un solitario pomeriggio i due anziani proprietari – nonché unica forza lavoro – della testata, con il pretesto di raccontarle un vecchio caso di cronaca l’avviluppano nelle spire di una vicenda inspiegabile e intrigante. Una storia del passato che parla di una coppia di tenaci reporter e di un cadavere chiamato Colorado Kid, di una morte che forse era un omicidio, ma senza movente, senza alibi, con tempi impossibili e indizi assurdi. La loro storia. Il loro mistero. Accaduto proprio lì. In venticinque anni, ogni piccola, faticosa scoperta anziché chiarire i fatti li ha ammantati di oscurità, ogni risposta anziché esaurire le domande le ha moltiplicate. Perché? Perché? Riuscirà Steffi a risolvere l’enigma? E soprattutto, saprà coglierne il vero significato? In un romanzo in cui la potenza narrativa di King fa crescere la tensione a ogni pagina solo sussurrando, il Re scherza con il nero alla maniera di Agatha Christie, Mickey Spillane, Edgar Allan Poe. Ma, soprattutto, alla sua.”
    Adesso, caro Wu Ming 1, caro Melloni, spero che al linciaggio farete partecipare anche COLUI che avuto la bella pensata di scrivere tutto sto popò di roba sulle alette di Colorado Kid. Mon Dieu! E’ una cosa imperdonabilEEE…
    Mi dici che la trama non è la cosa importante, ma subito dopo, nello stesso messaggio ti contraddici. Adesso mi vieni a dire che avrei rovinato il piacere della lettura, smentendo quanto avevi detto pochi commenti più sopra. Insomma, regolati. E riprendi fiato. Mi sa che stai facendo un po’ tanta confusione. A me pare evidente.
    Puoi continuare ad investire fiato a dirmi che i miei ragionamenti sono campati in aria, e poi firmarti Roberto Bui o Wu Ming 1. Puoi certamente. Ma il mio ragionamento non è campato in aria, non tanto di più del tuo.
    Ma le contraddizioni le hai esposte e sono evidenti. Eccome se sono evidenti: fattene una ragione.
    Non ho tirato in ballo 54, quindi non vedo perché tu lo faccia, né ho mai pensato al Bar Aurora. Io parlavo di tutt’altro… I vecchietti ce li metto pure io nei bar, nei racconti del cazzo che scrivo. E allora? Il mio discorso era: nessuno di quei vecchietti ha mai pensato di scrivere un libro sul caso Cogne. Ed è un po’ tanto ma tanto ma tanto ma tanto diverso. E non è difficile da capire, proprio per niente difficile.
    Speriamo che adesso, caro Wu Ming, tu voglia mettere alla gogna COLUI che ha osato scrivere le alette di Colorado Kid, così perlomeno giustizia completa sarà fatta.
    Ti saluto. E, ciò detto, avverto, fottendomene altamente della buona creanza, che su questo thread non interverrò più, perché non ce n’è più bisogno.
    Saludos
    g.i.

  19. @ Franco Melloni: non posso chiedere subito la tua mano perché, se non ricordo male, ho in programma un matrimonio per domani (e separazione per dopodomani). Hai impegni la prossima settimana? Sottoscrivo, a margine della discussione, la tua interessante ipotesi

  20. prendi il libro di king e cambiagli ambientazione: un giornale locale del sud o del norditalia, o della francia. è credibile, ben fatto.
    non conosco l’autore citato da iannozzi, akunin, però gli dico che sul caso di cogne i vecchietti vengono ascoltati dai media: perché nascono dei pezzi di colore godibilissimi

  21. Come ilpostodeilibri.it (uuuuu!!!) abbiamo pensato di intervistare dei blogger. E’ stato scelto Iannozzi per primo. Ci sono molte domande sul suo lavoro, su come vive, e c’è una domanda anche sul suo modo di porsi rispetto alle discussioni sui blog: perchè sei sempre così polemico? hai mai assitito a episodi di razzismo tali da dover continuamente puntualizzare esclusioni, mancanze? gli chiediamo, più o meno. lo dico in anteprima perchè ci sembra una buona idea, quella che abbiamo avuto. intervistare gli intervistatori.
    Adesso Giuseppe, tu alle domande hai risposto, e non so se sarà un caso o no, oggi però sei stato addirittura ‘televisivo’ per quanto sei ‘esploso’. Non entro nel merito. Non so se tu abbia ragione o torto. Può essere che tu abbia ragione e tutti gli altri torto. Però una cosa voglio specificarla. L’intervista verrà pubblicata (ti ho chiesto per favore, solo di tagliarla) ma ti chiedo un favore personale: non pensare che l’atteggiamento ‘conflittuale’ sia un premio, (per quel che può interessarti, chiaro!) ‘il’ motivo per cui ti abbiamo scelto. Di gente che litiga per costruirsi in quel modo un ruolo, ce n’è tanta. E’ un errore che nei momenti di debolezza facciamo tutti. Se ti abbiamo scelto non è perchè litighi. Quella è una delle cose di te che proprio anzi, non reggiamo. Scusa, ma come ti faccio i complimenti, ti dico anche i difetti, e te li dico pubblicamente come pubblicamente ho detto che ti abbiamo scelto per quanto e come ti dai da fare. Ti dai, appunto, molto da fare, e in più sei gentile, pacato, generoso, onesto e disinteressato quando intervisti. Quando discuti ti scatta spesso (ho letto anche il post sulla Melissa p) qualcosa che ‘mi incuriosce’, ma non mi piace. Questo lo dico, ripeto, perchè tu non pensi che la conflittualità a tutti i costi, alla fine paghi. Come è in televisione. Ripeto: ti abbiamo scelto SOLO perchè sei un tipo curioso e che intervista e legge molto. Lo dico, questo, perchè alle mie domande tu rispondi, “I personaggi televisivi pubblicano perchè sono televisivi!”. Per quel poco che possiamo, cerchiamo di non esserlo noi. Finchè ci riusciamo. Grazie di avermi dato l’intervista. Aspetto le risposte.

  22. Cara Angela,
    oggi sì, sono esploso, ma non è che sia la prima volta. In una certa misura mi sono divertito, divertito per alcuni slanci miei e altrui. Direi che il mezzogiorno di fuoco non è stato solo mio: se sono stato televisivo, be’, la colpa non è esclusivamente mia. Ma anche nelle migliori famiglie, anche quando si sa che si è dalla stessa parte, a volte è necessario fare a cazzotti per tentare di capirsi e di tornare a essere uniti. A volte anche i cazzotti fanno bene, anche se l’aria diventa di fuoco, infiammata, e poco o nulla godibile. Con questo non sto invitando nessuno a fare la lotta, o a menar le mani gratuitamente: sto invece spiegando che in alcuni casi occorre anche scontrarsi. Alla fine, penso che non ne siamo venuti a capo. Roberto è rimasto delle sue opinioni, io delle mie: e penso siano entrambe le posizioni, quella mia e quella di Roberto opinabili.
    Ammetto che io possa apparire anche litigioso; e in una certa misura è vero.
    Ma è anche vero che vengo stuzzicato. 🙂 Poi il Melloni non aiuta di certo nessuno: la sua imparzialità è qualcosa di stupefacente, come una bottiglia tirata in mezzo a un campo di calcio in piena partita.
    Ciò detto, dar sfogo alla conflittualità è necessario anche nelle migliori famiglie, per tentare di chiarirsi, anche se non è una giustificazione che possa esser accolta così, a cuor leggero.
    Grazie a Te, a Voi, per aver pensato a me, come primo ospite. Le risposte te le ho inviate, credo ormai ti saranno arrivate.
    Be’, direi che è tutto, o quasi: leggerete l’intervista? Spero di sì. Così magari mi bastonerete meglio. :-))) Ma solo dopo, a lettura avvenuta.
    Baci et abbracci
    g.

  23. Lucio, no no, non sono tornato, vi ho solo mandato un vhs con qualche salutino, quindi risparmiate il vitello grasso. Davvero, non ho più un cazzo da dire né qui ne su Vibrisse. Non so perché ma è così, e comunque la cosa è perfettamente irrilevante. Leggo soltanto, i blog e a volte i commenti, ma qui i colonnini di commenti si dovrebbero chiamare “Lippering”, e non è nemmeno che da queste scazzottate emerga qualcosa. Insomma rimango ammutolito, abbagliato e anche un po’ brasato.
    Vi bacio tutti, con il consueto ardore, e sopportate la mia strategia della tensione: è a buon fine 🙂

  24. Ah, dimenticavo, l’immagine che vedete in testa a ‘sto topic è un ready made di Duchamp, che ha un nome e magari una data… oltretutto quello fotografato è una copia recente.
    Invece l’omino attaccato con le bande di scotch è un’opera (happening) di Cattelan: “A perfect day”
    1999.
    Quando si finirà di trattare le immagini come il lumpenproletariat delle parole…?

  25. Giuseppe, il confronto con l’aletta non regge, se non altro perché l’aletta…
    – non menziona il pezzo di carne;
    – non tira in ballo la gola del cadavere;
    – non descrive i due anziani reporter né anticipa una loro presunta inverosimiglianza;
    – non racconta cosa deciderà di fare Stephanie alla fine del libro;
    – non menziona la Casa Bianca;
    – non anticipa i contenuti della riflessione di King;
    Inoltre, il testo dell’aletta si conclude con delle domande, non con delle risposte liquidatorie. Forse nel copiarla non l’avevi notato.
    E’ una buona aletta, scritta bene, perfettamente funzionale, e con la tua “recensione” non ha alcunché a che vedere.
    Mi ero scordato di aggiungere che la storia di questo libro non ha nulla a che vedere con l’altro tuo assioma, quello secondo cui King volesse “rimpinguarsi le tasche”.
    A parte che King non ha affatto bisogno di soldi, e anzi si era già ritirato dalla scrittura a tempo pieno (lo aveva annunciato al termine de “La torre nera”, che mesi fa asserivi di aver letto e chi sono io per dubitarne?), la vicenda è ben nota, cercala in rete, anzi, cercala qui su Lipperatura perché Loredana a suo tempo l’aveva raccontata.
    A volte ho il sospetto che tu legga molto di rado quel che scrivono gli altri, e attendi soltanto il tuo turno di commentare. Ma è un sospetto ingeneroso, me ne rendo conto, quindi mi limito ad associarmi all’invito di Angela: non fare lo Sgarbi dei blog, sarebbe triste vederti ridotto a troll. Non lo meriti, non lo meritiamo noi.

  26. @ WU MING 1
    Sono molto stanco.
    Ma ancora non ho capito: insomma, ho anticipato o non ho anticipato qualcosa? e la trama da me brevemente raccontata è influente o è ininfluente?
    In quanto all’aletta:
    – parla di due anziani reporter sottolineando pure che sono l’unica forza lavoro;
    Fa capire altre cose, nei limiti.
    Io ci ho aggiunto solo il boccone: che vuoi che sia? Un boccone, per l’appunto.
    Le riflessioni di King, le ipotesi che porta avanti, bene, io non ne ho proprio detto un’acca. Un vago accenno alla Casa Bianca… che significa tutto e niente. E allora? Che avrei svelato? Non lo capisco che avrei svelato. Tanto più che più sopra, nei commenti su, mi dici che la trama non è, ecc. ecc. ecc. ecc. Insomma, non mi pare d’aver sciupata la sostanza del libro. Le mie considerazioni sono legittime, opinabili, ma se leggo un libro potrò dire che mi fa schifo o meno? O mi devo tappare la bocca? e pensare soltanto: ecco così se ne muore la libertà di espressione?
    Un po’ di soldini non gli faranno male. Comunque ne ha tanti. Sì, lo so, ormai si è ritirato, almeno dalla scrittura a tempo pieno. Così dice.
    Sì, tranquillo, leggo i commenti tuoi come quelli degli altri.
    Perdona, perdonate i refusi.
    Non sono le tasche di King che m’interessano, se non limitatamente.
    Vabbe’, Sgarbi mi pare che non dica cazzate. Comunque se mi vuoi vedere come un troll, accomodati. Accomodatevi. In fondo è un tuo e un vostro diritto pensarmi anche troll. Chissà se i troll son tutti pelati con la barba! !___!
    Vabbe’, c’ho sonno. Me ne vado a dormire.
    ‘Notte
    g.

  27. Iannozzi, vabbè. capisco che SteffenKing non ti piace, capisco che trovi da ridire su tutto quello che scrive a partire dalla trama, passando per i protagonisti (ti rode eh che la bella tipa – no, non ho sbagliato vocale, per me è t(iii)pa- molli il bel giovane e atterri sul vecchione, ah, il povero Freud e suo cugggino Scialpi quanto avrebbero da commentare:-) e planando sul linguaggio. Lo capisco perchè è normale, umano e di solito non comporta la galera (da rematore). Hai tutto il diritto di pensarla come ti pare: è una questione di gusti (e di altro) che è giusto rispettare. Però, spero ammetterai, gli altri possono prendere nota e risponderti che hanno orientamenti diversi. A che pro urlare nelle loro (e nostre) orecchie che non capiscono una mazza? a te loro hanno solo detto che stai dicendo delle cose (a loro dire) non assolute o esattissime. C’è proprio bisogno di fare il Funari dei blogghe? non potresti limitarti a spiegare e dettagliare con una qualche leggerezza?
    Bisogna liberarsi delle rabbie e lottare (cito liberamente), vabbè ragazzo mio, ma sai quante ne prendi se la cosa si concretizza davvero? di solito il Solo contro tutti funziona nei film di Rambo.
    Questa è la mia parte mite e tranquillona, l’altra, quella pessima (ne ho una e spesso la convivenza non è facile) ti aspetta sulla zattera come wonder woman con il remetto che ti appartiene e con un tamburo su cui batterà il ritmo (e fai conto che ‘le Tambours du Bronks’ al suo cospetto sono dei pivelli).
    no, niente crema protettiva sul coppino.
    besos
    ps.
    ‘Ammetto che io possa apparire anche litigioso; e in una certa misura è vero’
    Ecco, dopo questa tua modestia esibita io, quasi quasi, fuggo col Melloni e batto sul tempo Ivan.
    Dai, scherzavo. Rema, và.

  28. Spettatrice cara,
    due parole, due perché son molto stanco, perdonami: non ho mai detto che King mi fa schifo in toto, tanto più che ho – in altro post, tra i commenti – evidenziato quali, a mio giudizio, i suoi lavori migliori. Ora, il fatto che un libro, o più di uno, non mi sia piaciuto non significa che lo sto liquidando. Liquido un libro, dicendo la mia, sulla quale si può discutere… Insomma esprimo solamente una mia opinione, tracciando una magrissima recensione. Che però pare nessuno ha voluto buttar giù? Boh, non ho svelato niente. Ci son duecento pagine, duecento pagine dove King fa almeno dieci ipotesi, e io non ho raccontata una sola di queste ipotesi. Ne avessi raccontata una, mi avreste ucciso? ^____^ Nemmeno una ne ho raccontata. E neanche un accenno sulle altre, che son da leggere. Ecco, è tutto.
    Non glie la faccio più.
    ‘Notte e baci
    g.

  29. Giuseppe, chiudo che devo andare a nanna per non dormire domani sulla scrivania. Non credo di avere molto da aggiungere. Ti invito solo a una rilettura del post con un minimo di consapevolezza (la frase ‘ Ammetto che io possa apparire anche litigioso’ sempre di fronte) e a non buttarla solo sullo spoiler: non è solo lì che sta ‘socializzando’ in maniera conflittuale e senza (soprattutto) buone ragioni. Rinuncio a farti remare se fai una serie di respiri profondi, bevi una camomilla e ti rilassi un pò. Credimi (o verificati direttamente) i toni che usi sono sproporzionati rispetto a qualsiasi polemica in corso o fuori corso. Take it easy 🙂
    ‘notte e besos

  30. “avverto, fottendomene altamente della buona creanza, che su questo thread non interverrò più, perché non ce n’è più bisogno.”
    Infatti. Ha solo aggiunto altri cinque commenti 🙂

  31. Risottoscrivo le giuste parole dell’amico Andrea Barbieri.
    “Quando si finirà di trattare le immagini come il lumpenproletariat delle parole…?”
    Non ci si pensa mai abbastanza; siamo bombardati tanto dai immagini da non considerarle più.
    Una volta, parecchi anni fa ho scritto una lettera
    a Nico Orengo, direttore di TTL, chiedendo che venissero dati titolo ed autore alle molte immagini che comparivano sul detto supplemento senza didascalia alcuna.
    Nessuna risposta.
    Nessun cambiamento.
    Da dirgli fanculo, per dire.
    MarioB.

  32. Caro Mario: c’è una piccola differenza tra un giornale e un blog. Basta chiedere. A me diverte giocare con immagini di ogni provenienza, da quelle “resistenti” di Adbusters alle opere di Cattelan, Duchamp (e Spoerri, utilizzato in post precedenti, e Depero, e gli imbuti di Gianfranco Baruchello), dalle foto di flickr ai finti poster di Blogs of War).
    Non sempre il contesto è attinente: o quanto meno, lo è per me, sulla base delle suggestioni che ne ricevo, scrivendo. E’ tutt’altro che secondaria, l’immagine: anzi.
    Comunque. Se ho commesso gravi pecche da omessa firma son pronta a riparare: ma vi prego, signori, un po’ di levità.

  33. Permettimi Loredana di commentare: levità un cazzo!
    Qui le citazioni sono sempre tra virgolette accanto al nome dell’autore, le immagini no, vale il metodo spannometrico. Questo è un dato di fatto, altroché gioco. Eppure, come spiegava anche Pierre Rosenberg sabato scorso a radio3 (un esempio che magari a te è vicino), ogni immagine è l’espressione di un pensiero, specialmente se è un’opera d’arte. Dunque, l’immagine-opera è da considerare esattamente come una frase scritta, con con le stesse ricadute di significato, ambiguità, evocazione. Del resto questo concetto è espresso bene dai testi di Faeti – firmati Il figurinaio – che tu hai letto sulla rivista Hamelin… (sostieni infatti di conoscerla benissimo ma di non apprezzarla essendo in quasi totale disaccordo con Faeti, che lì firma una o due rubriche). Queste cose che dico non sono scempiaggini senza conseguenze. Se vai su Nazione Indiana trovi il testo di un giovane critico italiano, Riccardo Venturi. Un buon testo di critica/storia dell’arte. Il dato interessante è che quel critico non vive in Italia, ma in Francia. Dico io: che cazzo ci dovrebbe fare in quest’italietta provinciale?, evidentemente va dove una cultura iconografica non è considerata sapere di serie B. Stesso discorso per Igort e Mattotti: da un pezzo se ne stanno a Parigi. E tanti altri, pittori fumettisti e illustratori: se ne vanno. E ancora, è dal presupposto che dico sopra: immagine = parola, che si può sviluppare, anzi si possono sviluppare linguaggi nuovi, come per esempio reportage disegnato o un diarismo visivo.
    Occorre pensarci a queste cose, occorre cominciare a respirare con la pancia, tenere frasi lunghe fino alla fine: dare a quello che diciamo maggior respiro.

  34. Scusa, Giuseppe, ‘Sgarbi non dice cazzate’, dici. Sgarbi, però è un rompicoglioni. E’ uno sospettato sempre di fare i propri comodi. Uno che pur di dire l’ultima parola non, diciamo così, va’, ‘non rispetta MAI l’interlocutore’. E oltretutto si dice che sia bravo a IMPORSI, ma sulla storia dell’arte spari un sacco di cazzate. Ora se tu pensi di ‘poter scrivere, di averne (giustamente) diritto’ (sono di corsa, pasami un po’ le parole) perchè devi fare lo Sgarbi? Perchè devi rischiare che si dica che ti lasciano scrivere se no SFRACASSI LA MINCHIA (sto dicendo di Sgarbi). Il problema TUO, scusami, te lo ridico, è che vuoi sempre VINCERE, vuoi sempre IMPORRE il tuo punto di vista. Ieri ti ho detto, ‘Taglia un po’ di risposte’, mi pareva di farlo nel tuo interesse. ‘Ti è venuta la febbre alta a leggerle’, mi hai detto. Ma Beppe, cazzo! Ti dico, ‘Per favore, solo con Paolo Mauri, sbagliando, ci siamo tenute il pappardellone (perchè non ti fa un buon servizio, il pappardellone, non è la quantità sbattuta lì che fa la qualità di un testo. L’ho detto perchè ci siamo date (su ilpostodeilibri.it) una piccola regola. Ti ho chiesto di rispettarla (e sarebbe utile anche per te, rispettarla, perchè te lo ripeto, tagliare è ‘doloroso’, ma va fatto) no. Io lo lascio come è, e non ci metto neanche ‘per volontà dell’autore…’. ma dai! ma secondo me tu la ‘disciplina’ di imparare a ‘tagliare’ prima o poi nel tuo interesse dovresti importela, no? lo dico per te, qui poi si legge figurati, io sono di quelle per cui gli altri possono scrivere 800 righe, se mi va leggo, se no vado avanti (qundi, che me ne frega?). Però se una (o) ti propone una regola, che spesso è nell’interesse di tutti, non stare lì a dire, “ma io non ho fatto niente… ma io non l’ho detto… vaffanculo, me ne vado…”. sono risposte che NON C’ENTRANO con l’argomento. e fatti un giretto con Spett, prima o poi, che te la fa bruciare lei la capocetta, e fa bene!

  35. Andrea, sono d’accordissimo. Come scrivevo a Mario, se chi legge questo blog sente l’esigenza della didascalia sotto l’immagine, non ho alcun problema a metterla. Sulla levità, consentimi invece di cercare di mantenerla.

  36. ….Dunque, l’immagine-opera è da considerare esattamente come una frase scritta, con con le stesse ricadute di significato, ambiguità, evocazione.
    quindi un immagine può anche parlare da’sola’. Meglio sarebbe dire che quando parla ‘da sola’ dice delle cose, quando parla con tutti i titoli da catalogo museale può anche parlare d’altro (prezo, storia, marchio e anche altro, per fortuna). A me piace anche una fruizione non titolata e di accostamento immagine (sola) e testo non anagrafico. Però non faccio testo e non mi lamento o urlo se l’immagine ha la carta d’identità. Per favore: non sempre dietro a tutte le scelte ci sta un complotto pluto…. o Paperino a volte basta solo parlarsi, chiarirsi, cambiare.
    besos

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