Michel Mourre era un giovanissimo intellettuale lettrista, che nel 1950 interruppe la messa di Pasqua nella cattedrale di Notre Dame per annunciare che il Paradiso “è vuoto”.
Passo avanti.
In questi giorni è stata rasa al suolo l’area verde di Bosco Ospizio a Reggio Emilia, su incarico di Conad Centro Nord che in quell’area farà sorgere un supermercato. Ah, dicono i miei piccoli lettori, ma dentro ci saranno anche altri servizi, una sede della biblioteca, il polo territoriale, la Casa della Salute. Ovvero, servizi pubblici legati alla proprietà di un privato, e pazienza (anzi no).
Quello che mi interessa qui è che mentre accadeva tutto questo, nella cosiddetta bolla social dove mi aggiro si discuteva di un falso elaborato e rivendicato da un sedicente nipotino situazionista, di una poetessa che ha piantato un casino perché aveva ottenuto una rispostaccia mentre chiedeva all’interlocutrice del suo libro  (certo, puoi non rispondere, però a volte bisognerebbe anche provare a mettersi nei panni degli altri e delle altre, quando sono saturi di mail) (e poi, c’è chi mail non ne manda a nessuno quando escono i libri propri e chi invece sì) (anche i whatsapp) (anche con la locandina della presentazione).
Ma comunque.
A schierarsi con Bosco Ospizio sono stati, in ordine sparso, Massimo Carlotto, Bruno Bozzetto, Giovanni Storti (magari anche Aldo e Giacomo e mi è sfuggito), Alessandro Gassman, Luca Lombroso (il meteorologo), e sicuramente dimentico qualcuno e chiedo subito venia, ma mi riferisco a chi ho letto nella famigerata bolla.
Ora, ho scritto altrove che è ingiusto chiedere sempre e comunque agli intellettuali di schierarsi, ed è tossico pensare che l’intellettuale possa sostituire la politica che ci ha deluso, e che bisogna confidare nei movimenti e non affidarci alle parole di un cantautore, di uno scrittore o di un poeta. Perché rischiamo di trasformare in segno, direbbe Barthes, una persona, al di là del suo testo o delle sue canzoni. Perché, come dice Camus ne La peste: “Ma lei sa, io mi sento più solidale coi vinti che coi santi. Non ho inclinazione, credo, per l’eroismo e la santità. Essere un uomo, questo m’interessa”.
Detto questo, vedere che ci si concentra a parlare di mondi piccoli mentre fuori si insidia giorno dopo giorno quello grande, beh, fa effetto. E mi piacerebbe sognare Michel Mourre, prima del suo pentimento però, che si infila in una ruspa come hanno fatto gli attivisti di Reggio.