GUARDARE INDIETRO O DEL PREZZO DELLE ZUCCHINE

Leggete Falsi amici di Claudia Durastanti, per molti motivi: uno, in particolare, riguarda la letteratura working class, e anche il ruolo dei non moltissimi che la praticano e diffondono. Il motivo è in una domanda: cosa dà ai suoi lettori la (o il) transfuga di classe che racconta le proprie origini? Quanto incide su coloro che non hanno la possibilità di compiere lo stesso salto, ammesso che di salto si tratti?
Ci ripensavo, dopo averla intervistata (a breve su Cose molto preziose), perché questo è un problema nel problema.
Piccolo tuffo nella realtà.
Uso le parole di Alessandro Trocino nella newsletter del Corriere della Sera:

“Ieri è arrivata la notizia di un salto in avanti dell’inflazione, che da agosto a settembre passa dal 3,3 al 4,2%. Sono numeri che dicono poco, ma se andate a comprare frutta e verdura al mercato o al supermercato, ve ne accorgerete. E comunque, questi altri numeri forse chiariscono il quadro: secondo l’Unione nazionale consumatori, questo aumento equivale per una coppia con due figli a un salasso di 1.516 euro in più all’anno (senza figli, «solo» di 1.122 euro)”.

Vediamolo in dettaglio:

  • Beni energetici: dal +17,1% di agosto al +22,3% di settembre, su base annua
    Alimentari non lavorati: da +3,8% al +5,5%
  • Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona: da 2,6% al 2,9%
  • Servizi di trasporto: da 0,8% all’1,6%.
  • Gas sul mercato tutelato: da +31% a +47%
  • Elettricità sul mercato tutelato: stabile al +9,7%
  • Gas sul mercato libero: da 11,3% a +16.7%
  • Elettricità sul mercato libero: da 18,6% a +21,5%
  • Gasolio per mezzi di trasporto (diesel): da +26,7% a +34,9%
  • Gasolio per riscaldamento: da +31,8% a +38,5%
  • Benzina: da +16,3% a +21,8%”

 

Ora, non è che la letteratura possa abbassare il costo della vita. Però si potrebbe almeno porre fine a quell’ostinato volare con la testa voltata indietro come l’angelo della storia di Benjamin, e quanto meno diluire le saghe del passato dove eroiche ave attraversano le due guerre per poi approdare negli anni del boom, perché tutto questo oscura l’oggi. Illude che non ci sia altra postura possibile se non quella di ieri, così come i romance (è un’altra delle tesi sostenute in Falsi amici) illudono che non esista altra forma di sentimento se non quella narrata in quelle storie.

Cosa succede quando la letteratura working class fatica a trovare voce, nonostante il lavoro enorme della casa editrice Alegre e di Alberto Prunetti? Secondo me, che si reitera l’immagine dell’intellettuale come membro della conventicola.
Roba vecchia, oltretutto.
Scena – assai celebre – da Caterina va in città (Paolo Virzì, 2003). Lo scrittore frustrato Sergio Castellitto indaga sulla madre della compagna di scuola di Caterina. La madre è famosa, dunque va schernita, ma anche corteggiata perché non si sa mai. Salta fuori la parola “conventicola” che giustamente la giovane Caterina non conosce. “Vocabolario!” ingiunge Castellitto. Caterina legge: “Conventicola. Riunione segreta di persone per fini disonesti. Ristretto gruppo di persone aventi fini comuni, es. conventicole letterarie”. Castellitto esulta: “E’ un concetto chiave per capire come vanno le cose in questo paese”. Eccetera.
Discorso – famoso – di Benito Mussolini, pronunciato il 23 ottobre 1933: “Nostra è la dottrina dello Stato, nostro è il concetto di popolo, che diventa arbitro del suo destino e soggetto della sua storia. Non dunque rivoluzione di piccole classi, o di piccoli circoli, non rivoluzione di conventicole intellettualoidi senza carattere, ma rivoluzione di popolo perché siete popolo”. Eccetera.

E che rapporto ha l’aumento del prezzo delle zucchine con gli intellettuali? Strettissimo.  Sarà una mia fissazione, ma mi risuonano sempre le parole di Ernesto De Martino, nel 1952, quando diceva che gli abitanti più poveri di Eboli volevano soprattutto una cosa, questa: che ”le loro storie personali cessino di consumarsi privatamente nel grande sfacelo”. O di Leonardo Sciascia: “L’intellettuale non ha più nessun potere, comunque io continuo a scrivere come se ci credessi”.

Credere in quel potere è qualcosa che porterebbe beneficio a tutte, a tutti, se almeno cominciassimo a farlo.

 

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