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Fra qualche giorno saranno quarant’anni da quando, alle ore 1:23:45 del 26 aprile 1986, il reattore numero 4 della centrale di Chernobyl esplose. Per un po’, non ne sapemmo molto. Tanto che festeggiamo il 1 maggio come si era sempre fatto, sdraiandoci sui prati e prendendo il sole. Eppure già il 30 aprile erano stati rilevati livelli di radioattività maggiori.  Inizialmente si minimizzò Poi venne emanato il divieto di consumare latte fresco e verdure. Specie per i bambini e le donne incinte.
Io, appunto, ero incinta di sei mesi. 
Racconto questa storia per parlare di maternità e di Natura, argomento che da qualche anno in qua divide in fazioni le donne. Ovviamente questa storia, privata e dunque politica, non ha altro valore se non dire che ci possono essere altri modi, e che sarebbe bello non schernire, ma neanche usare, le paure di ognuna di noi.
Ps. Per questo motivo dovremmo batterci tutte (e tutti) per una legge sul congedo parentale. E dal momento che il solito inferno è la solita buona memoria, come diceva Michela, ricordo che oltre dieci anni fa, quando Alessia Mosca del Pd e Barbara Saltamartini del Pdl presentarono una proposta di legge sul congedo, apriti cielo. Per Il Foglio di Giuliano Ferrara fu “l’ennesima trovata dirigista scovata da due deputate non mamme”,  Vittorio Feltri de Il Giornale la definì “una legge assurda, un imposizione senza senso”, laddove il padre avrebbe goduto “di quattro giorni di ferie (pagate) in più dello scapolo, da trascorrere al bar o in palestra o in altri luoghi definibili ludoteche. In termini crudi, meno giorni di servizio per il dipendente e maggiori oneri per le aziende che già sopportano un costo del lavoro fra i più alti in Europa”.

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