INSALATA CON SIRENA: LA QUESTIONE DELL’EGEMONIA CULTURALE

Nel 1950 La pelle di Curzio Malaparte viene inserito nell’Indice dei libri proibiti del Santo Uffizio, per immoralità. Nello stesso anno, il consiglio comunale di Napoli aveva votato il bando morale dello scrittore dalla città (la riabilitazione arriverà soltanto il 4 giugno 1998). E’ un romanzo terribile e meraviglioso: diversi anni fa, Nicola Lagioia ne scrisse ricordando che “l’eredità più sconcertante che Malaparte scaraventa oggi ai nostri piedi non appartiene alla letteratura; riguarda piuttosto le somiglianze tra il mondo infero evocato da La pelle e l’aereo mercimonio da cui oggi sembra minacciata la vita civile e istituzionale dell’Italia”.  In sostanza, Malaparte dice una cosa semplicissima quanto negata: quando gli esseri umani lottano per sopravvivere, sono capaci “di tutte le infamie, di tutti i delitti, per vivere.”.
C’è una scena difficilmente dimenticabile, nel romanzo: è quella del pranzo del Generale Cork, la cui moglie pretende che si cucini pesce per i suoi ospiti: così, dall’acquario di Napoli viene catturata una sirena, servita poi sull’insalata.
La relazione fra La pelle e la destra di cultura e di governo  è più profonda di quanto sembri, e riguarda quell’essere disposti a tutto non solo in tempi di guerra, ma in tempi di cambio ai vertici E’ ben noto il mantra sul fatto che bisogna farla finita con la famigerata egemonia culturale della sinistra proponendo una visione alternativa. E, no, questa volta il caso Venezi è una nota a margine.
Qualche tempo fa la webzine ateatro, fondata da Mimma Gallina, Anna Maria Monteverdi e Oliviero Ponte di Pino, pubblicò Il crocifisso, la poltrona e la querela: funziona come un puntiglioso lavoro d’archivio che parte dalla fine del 2022 e arriva al 2024, mettendo insieme tutto quello che abbiamo dimenticato. Non è solo un’infilata di figuracce del ministro Sangiuliano, intendiamoci: certo, c’è Times Square e c’è la dichiarazione sui libri dello Strega non letti, c’è Dante fondatore del pensiero di destra e tutto quello che ci fa sorridere, ma ci distrae moltissimo. Perché nella ricostruzione ci sono soprattutto i fatti. Alle dichiarazioni sdegnate contro il Manuale Cencelli applicato dalla sinistra corrisponde una regolare applicazione del contromanuale, per cui gli incarichi vanno a persone di provata fede (fra tutti, la nomina di Geronimo La Russa nel cda del Piccolo Teatro). Ci sono gli atti di indirizzo e gli stanziamenti sulle tradizioni e le rievocazioni storiche, perché la cultura di destra si riconosce nel passato e nell’identità (di ieri), ignora i mutamenti sociali e dunque culturali: e quando può, scaglia anatemi, querela, censura (ah: naturalmente c’è anche Eugenia Roccella che in più casi ha sostenuto che la vera censurata è lei).
Quanto all’attuale ministro della cultura, Giuli, ha subito voluto presentarsi come il citazionista che viene da un’altra galassia rispetto a Sangiuliano: anche lui è però caduto nel trappolone evocando la famigerata egemonia culturale della sinistra in termini di potere e poltrone. E’ il discorso sbagliato, perché potere e poltrone, per quanto riguarda la cultura, sono semmai obiettivo trasversale e intramontabile dall’era Craxi in poi. Il discorso da fare, e che, se non Giuli, la sinistra stessa dovrebbe intraprendere prima o poi, è come rivitalizzarla, la benedetta cultura, come non farne il tableau vivant della Terrazza di Ettore Scola, come radicarla nei territori, come sottrarla alla tentazione di farsi brand, perché oggi se Jules Verne scrivesse Il giro del mondo in 80 giorni finirebbe sponsorizzato da Costa Crociere (se pensate che sia eccessivo, sappiate che sono usciti cinque libri su Papa Leone XIV a dieci giorni dalla sua elezione). Come farla, in una parola, essere finestra e non solo specchio delle proprie vite che si trasformano in libro nella speranza che sia un best-seller.
Perché, appunto, il caso Venezi è solo un episodio: e c’è tutto il resto.

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