C’è un Festival a Roma per cui bisognerebbe ogni giorno ringraziare: è InQuiete, che nasce dieci anni fa, e sembra ieri. Lo organizza un gruppo di donne, attiviste culturali, amiche, insieme alla Libreria Tuba, che è un altro luogo per cui bisogna ringraziare ogni giorno. Per chi non lo conoscesse, è un festival di scrittrici: ma non è frequentato solo da donne, perché quest’anno, per esempio, c’erano moltissimi uomini fra il pubblico ad ascoltare tutto quello che si può dire sulla scrittura e non solo. Si parla di questioni letterarie, di scuola, di economia, di cultura, c’è una fellowship, LetteraFutura, che ogni anno permette a una scrittrice esordiente di pubblicare. Ci si incontra, si ascolta.
Far finire il trauma della solitudine è possibile attraverso due cose: gli incontri e le storie. InQuiete permette entrambe. Certo, ci vorrà ancora tempo, ma almeno le basi vengono poste.
Per esempio, ieri sera ho partecipato all’incontro di chiusura, una staffetta collettiva sulla parola Rivolta. Vi posto qui il mio intervento, che riassume molte cose di cui ho parlato in questa settimana. Ma un singolo intervento non vale, non conta: conta, ancora una volta, l’insieme di tutte le storie. Perché solo così la rivolta è possibile.
Grazie, InQuiete.
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C’è un Festival a Roma per cui bisognerebbe ogni giorno ringraziare: è InQuiete, che nasce nel 2017, e sembra ieri. A InQuiete ci si incontra. E noi abbiamo bisogno di questo.
I tempi sono sempre più stretti. Soprattutto dopo la pandemia. So che tendiamo a non parlarne più, come se non fosse mai avvenuta, ma portiamo addosso tutti i segni di quel trauma. Siamo stanchi, tristi, inquieti (appunto), dormiamo male, ci svegliamo all’alba, ci intorpidiamo in serate alcoliche o televisive, usciamo con circospezione, scalpitiamo, non ci ricordiamo quasi com’era prima, e prima era quattro anni e mezzo fa, soltanto quattro anni e passata la scarica di adrenalina dei primi mesi del 2020 ci siamo lasciati alle spalle tutto o quasi.
Non siamo felici, quasi mai.
Ma le cose finiscono. Finiscono certamente anche se non sappiamo quando, e tutti noi vorremmo, di certo, essere già in avanti, essere ai tempi in cui l’Associazione Storica di Studi Gileadiani, presieduta dalla Prof.ssa Maryann Crescent Moon, si riunisce a convegno per raccontare qualcosa che è diventato, appunto, storia.
Far finire il trauma della solitudine è possibile attraverso due cose: gli incontri e le storie. InQuiete permette entrambe. Certo, ci vorrà ancora tempo, ma almeno le basi vengono poste.
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