Ero partita con l’idea di scrivere qualcosa sui corpi, sul vedersi, ma anche sul come vedersi e incontrarsi. Ero partita, cioé, con una riflessione sul Salone del Libro, già anticipata ieri sera su Facebook. Ho letto stamattina l’articolo di Concita De Gregorio sulla “leggerezza dell’esserci” che parlava dell’importanza di essere presenti con i propri corpi in reazione alla loro smaterializzazione nel mondo digitale.
E però mi sono chiesta, per esserci, benissimo, ma come? Per la gioia, va bene. Ma per altro? Per il conflitto, per esempio? Un conflitto buono, positivo, che fa crescere?
Allora, mi sono ricordata che domani saranno dieci anni dalla morte di Marco Pannella. E ho deciso di proporvi una lettura. E’ la prefazione al libro “Underground a pugno chiuso!” di Andrea Valcarenghi. Arcana editrice, luglio 1973. Leggiamo, riflettiamo, rilanciamo (intendo: non si torna indietro, ma forse si può fare il passo di lato che ci faccia uscire dallo schema che ci sfinisce.
“L’etica del sacrificio, della lotta eroica, della catarsi violenza mi ha semplicemente rotto le balle; come al “buon padre di famiglia”, al compagno chiedo una cosa prima d’ogni altra: di vivere e d’essere felice. Penso, personalmente, che avendo un certo bagaglio di speranze, di idee e di chiarezza non solo questo sia possibile, ma che non vi sia altro modo per creare e vivere davvero felicità. Ma esser “compagno” (come esser padre) non è scritto nel destino né prescritto dal medico. Se le vie divergono, lo constateremo e cercheremo di comprendere meglio. Ma basta con questa sinistra grande solo nei funerali, nelle commemorazioni, nelle proteste, nelle celebrazioni: tutta roba, anche questa, nera: basta con questa “rivoluzione” clausevitziana, con le sue tattiche e strategie, avanguardie e retroguardie, guerre di popolo e guerre contro il popolo, di violenza purificatrice e necessaria, di necessarie medaglie d’oro; la rivoluzione fucilocentrica o fucilo-cratica, o anche solo pugnocentrica o pugnocratica non è altro che il sistema che si reincarna e prosegue. Non solo il “Re” ma anche questa “Rivoluzione” vestita di potere e di violenza è nuda, Andrea.”
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“La felicità non tollera impazienze: è una creazione lenta e continua e non un oggetto da consumare nei momenti in cui si sentono dei bisogni”. Così Marco Pannella nel 1973. Mentre torna e persino cresce il ricorso alla pratica nonviolenta del digiuno, vado a rileggere i discorsi in cui la politica non aveva paura di parlare di felicità.
Ci sono molti argomenti importantissimi su cui si sta discutendo in queste settimane. Oltre alla pandemia, intendo, perché esiste anche altro. Per esempio la lunga polemica sulla traduzione in neerlandese di Amanda Gorman, riportata nel nostro paese solo in termini…
In un bel giorno di maggio del 1976 Marco Pannella percorre i non molti metri che separano via di Torre Argentina, sede del Partito radicale, da via delle Botteghe Oscure, sede del Pci. Con lui un drappello di militanti. In…
Ma come, anche tu? E cosa può infine contare l’ennesimo rigo-appena in questo torrente di parole, ricordi, commemorazioni, prese di distanza dalle commemorazioni, rivendicazioni sulle note di io-lo-conoscevo-meglio? Niente. Conta per me, ed è per questo che scrivo di Marco…