Mi capita spesso di parlare dei libri degli altri, ma questa volta lo faccio con un romanzo che sento anche un po’ mio. Subito il titolo: Backroom, esce il 27 marzo per Nutrimenti e lo ha scritto Eleonora C. Caruso.
Lo sento un po’ mio perché è uno dei due romanzi che ho proposto a Nutrimenti medesima (l’altro arriva in autunno), e anche perché conosco Eleonora da quindici anni, da quando leggevo le sue fan fiction firmate Caska Langley, e ho sempre pensato che fosse una penna rara. E infatti lo è: la sua scrittura non somiglia ad altre, il modo che ha di raccontare “anche” una generazione è solo suo.
Ho seguito tutta la sua storia editoriale, dall’esordio di Comunque vada non importa, uscito per Indiana nel 2012. E c’è sempre un filo che si tende, nei romanzi successivi, e quel filo arriva fino a Backroom, il cui protagonista ha una missione: tornare agli anni Novanta, prima che il mondo cambiasse, prima che le cose diventassero irreversibili. E ritrovare un equilibrio.
Basta, non dico altro: se non che Eleonora è in grado di raccontare lo spirito del tempo, quello che ci inchioda alla fine delle speranze, e che pure ci illude, ancora, di poter modificare il mondo. Amate “Backroom” come l’ho amato io.