“In ogni conflitto le manovre regolari portano allo scontro, e quelle imprevedibili alla vittoria”.
Non è che muoia dalla voglia di ripescare Sun Tzu, però a volte serve. Mi sembra che fin qui la polemica su Erri De Luca e Francesco De Gregori si sia mossa sui binari della regolarità: indignazione, attacco, picco (l’esclusione di De Luca da Salerno Letteratura) cui seguirà dimenticanza.
Se faccio una semplice ricerca su Google per ottenere le ultime notizie su Gaza mi appare questa storia. Devo rifarla in inglese per conoscere quanti sono gli ultimi morti (e ci sono). Ovviamente sto parlando di informazione generica, chi vuole informarsi su Gaza sa dove farlo, su quali siti e quali profili social, che sono al momento i più affidabili, ovviamente conoscendoli.
Che significa questo? Che la discussione sul mondo culturale italiano è improvvisamente diventa vivace, come mi ha scritto ieri un commentatore a cui sono molto affezionata? Non è vero, secondo me: semplicemente, è molto facile distrarci, e ci sono sempre, come ripeto fin dal primo giorno, alcuni personaggi/testate/altro che sono bravissimi nella strategia della distrazione, e noi ci cadiamo con tutte le scarpe e le pantofole.
Per questo ha ragione Massimo Carlotto nel dire che la discussione non lo appassiona.
Però quel che vorrei sottolineare è che mentre discutiamo di Salerno Letteratura avviene altro, e su quell’altro dovremmo concentrarci.
Pure rileggendo Sun Tzu, alla fine, perché, come ho detto fin dall’inizio, beccandomi le accuse di indifferenza, eccesso di complessità, difesa del generone culturale e altre nefandezze, è una dannata questione di strategia, e la strategia non esclude la passione.
“Coloro che non sono del tutto consapevoli dei danni derivanti dall’applicazione delle strategie non possono essere neppure consapevoli dei vantaggi derivanti dalla loro applicazione”.