Israele bombarda Tiro, ed è orrore che si aggiunge all’orrore.
C’è anche una piccola porzione personale in quell’orrore.
Perché ci sono morti antichi che sono stati sepolti in un cantiere.
Esiste un articolo, lontano, del 2017. Lo scrive Massimo Numa, giornalista della Stampa, oggi scomparso: lo scrive su una testata online, Torino Star. Riguarda Graziella De Palo e Italo Toni. Racconta di aver incontrato un confidente, un ex dirigente dei servizi segreti italiani di cui è impossibile sapere il nome (e come trovarlo, questo benedetto nome, visto che sono tutti morti?). Gli dice di sapere tutto. Dice: “Sapevamo tutti i particolari della morte dei due giornalisti, chi li aveva rapiti, poi detenuti in una base palestinese, infine torturati e uccisi. I corpi furono sepolti sotto un cumulo di detriti, in un quartiere non distante da Tiro, vicino al mare, all’interno di un cantiere non lontano da uno svincolo autostradale.”
Non sappiamo chi sia quest’uomo. Non sappiamo se abbia mentito. Quella rivista online non esiste più. L’allora direttore della Stampa, Molinari, disse che Numa non lo aveva informato su nulla. Possiamo solo ricostruire e immaginare quel che avviene il 2 settembre 1980.
Quindi ci ritroviamo qui, sulla via per Tiro. Si vede il mare, ci sono cantieri, ci sono sempre cantieri nelle città devastate dalla guerra e dalle bombe. Nei cantieri ci sono gru, attrezzi, mattoni. Detriti ammonticchiati in un angolo. Sotto la luna in Gemelli gli uomini spostano i detriti, aprono il portabagagli, ne estraggono, immaginiamo con malagrazia, due corpi. Lo svincolo autostradale è all’orizzonte, si intravede alla luce della luna.
Detriti su detriti, oggi. E altre morti insensate, come sempre.