VIVA LA FANTASCIENZA: PATRICK FOGLI E L’ANOMALIA

In questa serie di interventi, che proseguirà per un po’, anche perché ne stanno arrivando di nuovi e belli, c’è un dato che chi non frequenta, sia leggendo che scrivendo, il mondo della letteratura fantastica secondo me non coglie. Si scambia, cioè, per vittimismo (o permalosità) quella che è e resta un’anomalia italiana che va peraltro diventando più forte. Se, fino a cinque-sei anni fa, alcuni editori si aprivano a romanzi che quanto meno includevano il non realismo anche se non appartenevano formalmente al genere, adesso ci si irrigidisce, si teme, si preferisce di no. Normale, si dirà, perché i libri si vendono poco e bisogna puntare sul sicuro. Non ne sono del tutto certa, e Patrick Fogli, che genere scrive (non fantastico, ma sempre genere) e che organizza insieme a Massimo Carlotto gli Stati Generali dell’Immaginazione (e non solo), porta almeno un esempio francese. Dove sta, insomma, l’anomalia?

 

Il mondo si guarda meglio giù da un piedistallo
di Patrick Fogli

 

La critica letteraria del nostro Paese, ridotta spesso a puro marketing, ha perso da tempo la capacità di influenzare e indirizzare gusti e curiosità del lettore e quando un importante inserto culturale esce contestando la fantascienza perché non ha azzeccato le sue previsioni, di sicuro non guadagna autorevolezza.

Un’affermazione che, per altro, fa sorridere per parecchi motivi.

Il primo è il più banale, perché è falsa.

Vogliamo dire che 1984 non aveva già capito tutto? Che Il racconto dell’ancella, scritto 41 anni fa, non contiene il contemporaneo? Che le leggi della robotica di Asimov non sintetizzano il dibattito morale e filosofico in corso sull’AI? Che gli auricolari di Fahrenheit 451 non sono oggetti per noi di uso comune? Che l’immaginario con cui la fantascienza ha inventato i pod non ha influenzato in nessun modo i designer degli smartphone? Che Cecità non parla di noi, tutti noi? Abbiamo superato di 7 anni la Los Angeles del Blade Runner che Scott ha girato 44 anni fa e mi pare evidente che siano le multinazionali a governare i destini del mondo. Leggete cosa dice Peter Thiel.

Anche se tutto questo non fosse accaduto, però, il ruolo dello scrittore non è prevedere la sestina del Superenalotto, dote che sarebbe di certo molto utile, ma raccontare una storia, scatenare domande, aprire scenari, inventare, vivere il proprio tempo e interpretarlo. È da quella interpretazione, a volte distorta e metaforica, che nasce l’immagine del futuro. E proprio perché è un’interpretazione, spesso trova nel presente qualcosa che prima o poi accade sul serio.

Qualcuno la chiama letteratura.

Più che da un’analisi attenta, certe parole mi sembrano figlie del pregiudizio tutto italiano che coinvolge il genere, qualunque sia, relegato a racconto da ombrellone senza nessuna qualità, a meno che l’autore del testo non sia qualcuno che ha sconfinato per caso o per gioco fuori dal suo recinto abituale.

Vale per il crime, per qualsiasi tentativo di gotico, fantascientifico o fantastico.

Non credo sia un caso che negli ottanta anni del premio Strega l’unica vittoria del genere si debba ai Sessanta racconti di Buzzati e a Il nome della rosa.

Per il resto, qualche candidatura sporadica, oltre alla citazione degli stilemi del genere come una colpa, invece del senso di un’epoca in cui la contaminazione è diventata la normalità.

D’altra parte, dicono in molti, il genere vende tanto. Sottotitolo: che diavolo vuole di più?

Un altro simbolo del ghetto e della spocchia con cui viene trattato.

Il mainstream è l’unico racconto a cui viene concessa patente di letteratura, si ammette obtorto collo che King è un gigante, che la Jackson e Lovecraft sono fra i pilastri del contemporaneo tanto quanto Frankenstein e Dracula, si osannano e premiano gli stranieri quando aprono scenari inquietanti o altri su una realtà già spaventosa – Il canto del profeta, Cronorifugio, Non lasciarmi, la straordinaria Mariana Enriquez, il DeLillo di Zero K per citare titoli e autori –, ma se qualcuno ci prova a queste latitudini si alza sempre un sopracciglio, quasi che non fossero mai esistiti romanzi meravigliosi come L’anno dei dodici inverni di Tullio Avoledo o, per uscire dalla fantascienza, Romanzo criminale o Gomorra.

Una stortura tutta italiana, basta valicare le alpi perché tutto cambi.

Nel 2020 Hervé Le Tellier vince il Goncourt con un romanzo di fantascienza, L’anomalia, che ragiona su uno dei grandi classici della letteratura, il doppio. Una storia che da noi non avrebbe mai avuto la stessa attenzione, neppure editoriale. Sempre il Goncourt ha premiato un autore come Lemaitre che ha frequentato e frequenta il genere.

Viviamo nel mondo del bipensiero, che usa “la logica contro la logica”, un mondo violento e folle, in cui gli unici ad aver previsto l’arrivo di Donald Trump sono stati gli autori dei Simpson, un mondo che pare sempre più spesso governato dai cattivi di James Bond o di Austin Powers, è evidente che chi scrive con un’idea politica di scrittura – e cosa c’è di più politico della fantascienza o del crime? – inventa mondi, immagina scenari, prefigura pericoli, tenta di ragionare sulle forme che si nascondono nelle zone d’ombra della realtà e che da quell’ombra potrebbero uscire.

Capisco le provocazioni, ma le storie sono nate per distruggere gli steccati, non per costruirli, la letteratura svela raccontando e la nostra non lo fa solo se parla di dolori famigliari, malattie, piccole tragedie quotidiane, ma anche quando usa astronavi, draghi, delitti, gente che vola, maledizioni, fantasmi.

Andremo presto su Marte, santi numi, apriamo la testa, buttiamo i lucchetti, scendiamo dai piedistalli spesso autoattribuiti, tiriamo l’acqua dietro la visione romantica e irreale dello scrittore rinchiuso nella sua torre d’avorio, la magia esiste o non esisterebbe la letteratura.

Ci sono videogame che contengono storie migliori di tanta carta stampata.

E da qualche parte, per dirla con Philip K. Dick, potrebbe esserci un universo in cui chi ha detestato Ubik potrebbe addirittura averlo scritto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto