VIVA LA FANTASCIENZA: GIULIANA MISSERVILLE E ALCUNE CURIOSE INGRATITUDINI

Come promesso, il blog è aperto alle riflessioni sulla fantascienza e sulla sua accoglienza in Italia. C’è qualcosa che non torna, e non si tratta solo di un articolo. Oggi interviene una delle maggiori studiose di letteratura fantastica in Italia, Giuliana Misserville, e la ringrazio per questo.

 

Orgoglio e pregiudizi della vita culturale in Italia

Lettera aperta alla redazione di “La lettura”, supplemento culturale del Corriere della sera
di Giuliana Misserville

 

Sono stata molto incerta su che direzione imboccare in questo testo che prende le mosse dalle due pagine dedicate alla denigrazione della fantascienza da parte del supplemento culturale del Corriere della Sera. Parto da lì, allora. Dall’articolo di Mauro Covacich.

Ora, sicuramente Covacich è un bravo scrittore, ma confeziona un testo futile, con inesattezze e incongruenze. La cosa singolare è la collocazione di questo testo. Come se un giorno il direttore di “La lettura”, si fosse svegliato e avesse chiamato un collaboratore che stimava dicendogli: ma guarda… ho preso dalle pagine di un certo Dick tre numeri e me li sono giocati al lotto. Sai che non sono usciti? Che imbroglioni questi autori di fantascienza che pensano di predire il futuro e non predicono un bel niente. Ci vogliamo dare giù di brutto? E Covacich, coscienziosamente, si è messo all’opera.

Del resto, che cosa volete, la fantascienza da sempre in Italia (altrove forse non più così tanto) è scrutata dall’alto in basso, guardata come se fosse una mandria nel recinto, una mandria che vuol dire un pubblico sparuto, mansueto, culturalmente non agguerrito, un ghetto, una bolla. E i cui ritorni in termini di fatturato editoriale sono poca cosa rispetto ai grandi numeri dei romanzi che vanno sul pulmino dello Strega. E sulla qualità … beh… lasciamo stare.

Questo deve aver pensato la redazione di “La lettura” e chi ha firmato il pezzo in questione.

Ora io non voglio stare qui a discutere per dimostrare che la fantascienza è ben altro. Che chi scrive fantascienza, quando la scrive bene, scrive letteratura tout court. Che chi pubblica fantascienza lo fa con passione e competenza. Che chi legge fantascienza spesso ha letture solide alle spalle e non è di bocca buona. La fantascienza italiana non ha bisogno di questo perché gode di scritture di qualità, di un circuito di appassionat3 che affollano i festival dedicati, di esperienze e iniziative che si pongono all’altezza della migliore fantascienza internazionale , e cito solo Solarpunk Italia o le Fantascientiste femministe.

Voglio invece stigmatizzare il modo in cui viene trattata la fantascienza quando l’editoria e la stampa mainstream se ne occupano. E individuo tre modalità. La prima è quella superficiale adottata da Covacich e da chi gli ha commissionato l’articolo.

La seconda modalità è quella di far finta che un determinato romanzo destinato al pubblico mainstream non si annoveri nella fantascienza. E’ una modalità sanzionata per esempio da Ursula Le Guin quando recensisce Jeanette Winterson: “Mi dà fastidio, però, la curiosa ingratitudine degli autori che sfruttano un fondo comune di immagini fingendo di non avere nulla a che fare con coloro che lo hanno creato e lo hanno lasciato aperto a chi voglia utilizzarlo. Un po’ di generosità in cambio difficilmente guasterebbe.” E le parole di Le Guin ben si adatterebbero anche a alcuni autori italiani o ai loro uffici stampa.

La terza modalità consiste nell’accogliere la fantascienza nel pantheon della cultura italiana affidandone però la cura a studiosi e scrittori (rigorosamente maschi) che di fantascienza non si sono mai occupati. Come se studiosi e studiose di fantascienza in Italia non ce ne fossero: toh… li avevamo cercati ma non esistevano o non erano disponibili perché stavano portando a spasso il cane. Per un malcelato tentativo di nobilitare così la materia trattata. Vedi Meridiano su Philip Dick.

Queste tre modalità rimandano a una società culturale che ha un’idea di letteratura molto mainstream, molto ingessata, antiquata e forse in buona parte superata o piuttosto ben attenta ai rapporti di potere vigenti nel paese in cui abitiamo.

Mentre io amo la letteratura tutta, e quella di genere in particolare perché come ben individuava Valerio Evangelisti può costituire un potente strumento di critica sociale e politica.

Come la fantascienza è stata la letteratura utilizzata dalle scrittrici americane degli anni Settanta per sovvertire il patriarcato sulla pagina scritta e nella vita reale, oggi, nel nostro paese, la fantascienza e il fantastico sono la letteratura utilizzata dalle soggettività marginalizzate per dire la loro rabbia, parlare di utopia e inventare un altro futuro.

I supplementi culturali dei quotidiani italiani dovrebbero dedicare a questo le loro due pagine. Perché leggerli abbia ancora senso!

 

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