DALLA PUGLIA E DALL'EMILIA

Un paio di cose intorno alla discussione che si sta svolgendo da qualche giorno. Il primo caso, come mi segnala lei,  è anzi un’esemplificazione perfetta sul capitolo editori-esordienti. In poche parole: uno scrittore termina un romanzo, il quale viene rifiutato da diversi editori, mentre altri gli offrono di pubblicare a pagamento, e il romanzo finisce on line. Solo che un ulteriore editore gli rimprovera di perdere troppo tempo con Internet, e lo scrittore risponde così. Lui è Rossano Astremo, e il romanzo è on line su Musicaos: che in questi giorni mette in rete una seconda opera, Fiat Umbra & Altro di Tonio Rasputin, e inaugura una sezione del sito, chiamata “romanzo elettronico”, dove “troveranno posto i romanzi che verranno inviati, letti, criticati e scelti dalla redazione di Musicaos, con il supporto di altre realtà interessanti”.
Poi.
Giuseppe Caliceti mi invia il suo intervento sulla discussione di cui sopra, pubblicato ieri su Liberazione. E io ve lo giro:

” Il dibattito culturale più interessante di questo inizio anno si interroga sulla cosiddetta “letteratura popolare” e ha come protagonista due donne: Carla Benedetti, scrittrice e acuta critica letteraria e Loredana Lipperini, giornalista cultura di Repubblica. Tutto inizia da un articolo di Carla il 7 gennaio su L’Espresso, poi in versione integrale su Nazione Indiana, Genocidio culturale, che mi mette in guardia di fronte ai pericoli di una mutazione genetica che avrebbe trasformato l’editoria italiana in una monocultura del best seller, prendendo a esempio Io, uccido di Giorgio Faletti. I grandi editori sarebbero sempre più determinati a stampare soltanto quel che vende, tagliando fuori non soltanto i nomi nuovi, ma anche pilastri del passato recente della letteratura italiana. E tutto ciò con la complicità di troppi critici letterari e giornalisti culturali, ridotti praticamente al ruolo di operatori di marketing più o meno occulto. Loredana risponde sul suo sito “Lipperatura” che Io, uccido le è piaciuto proprio perché “popolare”. E spiega che il “popolare” non va demonizzato, e “le storie degli uomini possano essere raccontate in molte forme”. Esempi? La solitudine femminile passa attraverso i versi di Silvia Plath come attraverso le sit com che tanto dispiacciono ad alcuni intellettuali militanti. Si può capire assai più su Mozart guardando Amadeus (il film) piuttosto che leggendo Paolo Isotta. L’equivalente contemporaneo di Wilhelm Meister può essere il videogioco dei Pokémon. E spiega che il popolare non è una medicina amara che lo studioso deve ingoiare, o con cui l’intellettuale possa al più trastullarsi, ma l’indispensabile termine di confronto, a meno di non accarezzare il vecchio, delizioso sogno degli intellettuali italiani, che si scagliano contro l’ignoranza delle masse, sperando, nel profondo dei propri cuori, che non accedano mai al privilegio del sapere. La “Penso che il disprezzo delle élite nei confronti dei generi renda ancor più prezioso difenderli”, conclude Loredana. “Anche nel momento in cui gli autori italiani più avvertiti li vanno scomponendo e superando. Quando non è possibile parlare di Avanguardia, tocca, per non retrocedere, fare battaglie di Latoguardia. Anzi, fondarne una”.
A un estratto live di questo dibattito/polemica che in Rete si sta allargando a macchia d’olio, si è assistito mercoledì da Marino Sinibaldi all’interno di Fahrenait su RadioTre. Carla ha ripetuto che oggi editori e librerie fanno leva più sull’inerzia spirituale e culturale del lettore, che sulla sua intelligenza o esigenza di arricchirlo culturalmente. Più o meno come fa la tv. Non solo. C’è chi pensa che ci siano libri che non si possono criticare perché sono popolari. Loredana ha ribattuto che esistono tante piccole case editrici “di progetto”. Ma la terza ospite, Benedetta Centovalli, editor di Rizzoli, le ha liquidate come “cenerentole” affermando che comunque anche per lei, oggi, in Italia, gli spazi per una letteratura e un’editoria di ricerca si sono ristretti ovunque e esiste una dittatura della “monocultura da best seller”

Alcuni appunti personali…

1. Intanto grazie a Carla e Loredana per questo salutare dibattito, a cui sarebbe bello partecipassero non solo “giovani” critici e autori, ma anche autori meno giovani magari più venduti e critici e giornalisti di terza pagina dei media italiani. Se non accadrà, bisognerà chiedersi perché. Come bisognerà prendere atto che la Rete oggi è forse il luogo più adatto, se non l’unico, per provare a fare qualche ragionamento.

2. Loredana ha ragione: l’intellighentia di Sinistra per anni ha bollato come troppo facili importanti autori come Tolkin o Stephen King. Come per altri motivi Cèline, aggiungo io. E’ vero, in Italia i libri di genere per tanto tempo sono stati visti con sospetto. Ma da decenni il genere è stato largamente sdoganato anche qui. E personalmente sono un po’ stanco del ritornello che si sente ripetere oggi su come proprio “la narrazione di genere è la più adatta a raccontare la contemporaneità italiana”. Pare quasi, leggendo alcune pagine culturali de L’Unità o di Repubblica, che i noir o i gialli siano gli unici romanzi sociali possibili oggi. Come se le fiction tv sui preti fossero gli unici possibili film impegnati socialmente. Insomma, calma.

3. Da una parte, alle volte sembra sentir parlare della Cultura e della Letteratura con la C o la L maiuscole (Carla). Dall’altra si dicono cose acute e sacrosante soprattutto sulla cosiddetta Divulgazione Culturale. (Loredana). Quando Carla afferma che oggi l’industria editoriale tende a non accorgersi o a far finta di non accorgersi della differenza tra scrittori e divulgatori, – semplifico a modo mio, per essere divulgatore a me stesso- , perché quello che conta è la vendita, dice una verità abbastanza ovvia e sotto gli occhi di tutti. E quando aggiunge che questo mutamento in atto può avere degli effetti collaterali sgradevoli, mi pare condivisibile. Ma le due tostissime ragazze non parlano di “divulgazione culturale” o “educazione” (sono sinonimi di Latoguardia?) che potrebbero giovare al confronto.

4. Loredana si chiede giustamente perché la Sinistra e la cultura di elite hanno lasciato che il popolare diventasse in Italia predominio della Destra? Conoscendola, so che ha le sue buone ragioni per farsi domande del genere. Ma fa bene Carla a ricordarci quanto sia equivoco il concetto di popolare e l’idea consolatoria che “il popolo” sia sempre orientata a Sinistra. La Fallaci per esempio scrive libri popolari ma terribilmente di Destra. La Sinistra non può dunque difendere questo terreno come un suo latifondo, ci ricorda Carla. E’ finita l’epoca dei proprietari terrieri. Il “popolare” non è zona neutra, ma terra di conquista, campo di battaglia politico e culturale. E non si può neppure confondere il “popolare” con il “populistico”. O un “prodotto culturale di intrattenimento” con un “prodotto culturale di ottundimento”. Insomma, rivendica alla cultura e alla letteratura una sua moralità e tensione etica che vadano oltre al consenso immediato del cittadino elettore consumatore. E a una loro funzione vitale anche formativa e di conoscenza della complessità del reale, che non si limiti solo a raggiungere il portafoglio del lettore, ma raggiunga anche le sue zone più profonde, meno standardizzate, dove forse risiedono ancora speranze e voglia di cambiamento, bisogno di cambiamento. Chi può darle torto?”

72 pensieri su “DALLA PUGLIA E DALL'EMILIA

  1. signori miei, siamo franchi: se tutti dovessero pubblicare tutto gli editori, che già non sono floridi, che fine farebbero?

  2. 1. E’ bello tutto questo “fermento letterario”; é importante che approdi a un “movimento”, che “ottenga risultati” immediati?
    2. E’ bello che sia sottratto alle “sedi istituzionali” (università, riviste specialistiche gestite da professionisti, editori “senza tempo da perdere”); non é che fino adesso ci si é sempre aspettati troppo dagli “specialisti” anche in termini di
    “domande”, oltreché di “risposte culturali”? E però, i “motivi nuovi”, non nascono forse da “soggetti nuovi” che dipendono anche dallo “sviluppo delle forze produttive”? Quindi anche volendo era inutile mettercisi prima?
    3. E’ bella “l’energia di opposizione” che viene messa in moto; é così importante che tutti quelli che collaborano a questi “dialoghi” diventino scrittori? E’ soprattutto, é consigliabile? Non ci sono mestieri più “divertenti”, oggi, e più “decisivi” – il giudice a me viene in mente?
    4. Per secoli la “letteratura” – la narrazione – é stata “lavorata” dagli scrittori anche con intenti di “mera sopravvivenza”; che tipo di “rivoluzioni” porterà con sé, il pubblicare senza aspettarsi un immediato compenso economico? Si diventerà tutti del “aedi”, interessati a intrattenere gli amici? Si sarà costretti a “narrare” per essere ascoltati – per non morire, tutti Sherezade?
    5. E’ “giunto il momento” per l’Italia di superare uno storico “gap” culturale? Riacchiaperemo la Francia e l’Inghilterra, sul terreno della quantità, visto che almeno dalla metà del seicento a oggi – a guardare le nostre antologie, scolastiche, che per me sono un vero “vizio” – a ogni “squadra” di scrittori loro, noi opponiamo uno, due, al massimo tre, e quasi tutti “maschi”? Si rivaluterà il “ruolo della critica”? Si tireranno fuori dalla polvere le antologie del dopoguerra, più a “elenco telefonico” – vivaddio – o succederà il contrario, cioé con tutto questo “scrivere immediato” non si avrà più tempo per leggere? Una cosa é certa. Per chi soffre d’insonnia all’idea di non aver risposto a una domanda nel giorno precedente, saranno notti agitate. O no?

  3. In fondo, è solo questione di tempo: prima o poi bruceremo il futuro in Piazza del Duomo. Chissà se il Duomo di Milano è cultura alta bassa o globalizzata. Fa niente. Quel che importa è bruciare il futuro, prima che sia nel nostro presente come attualità.
    Gran bel pezzo quello di Caliceti: io aggiungerei Emily Dickinson, peccato abbia fatto della sua solitudine la sola poesia che sapeva scrivere. Con cio’ non dico che non sia bella, ma avrebbe dovuto veramente e maggiormente vivere di più tutto quello che ha scritto e che invece ha solo sognato fino all’estrema conseguenza. Ma in fondo, anche questo “difetto” è un fatto suo, della Dickinson, ormai appartenente al passato. Però appartiene alla poesia ancora. Ad ogni modo, pace all’anima sua. Sperando che altri non caschino nella trappola del romanticismo, della poesia confessionale, o che se è destino che così sia, almeno che lo prendano come un gioco beffardo il destino.
    ‘Notte
    Iannox

  4. Provo a rispondere io:
    1. Direi di no.
    2. Lo sviluppo della particolare “forza produttiva” che è Internet è alquanto recente e ha tratti peculiari. Va però detto che noi tutti ci stiamo muovendo su una spinta impressa molto prima, un movimento culturale “carsico” (come piace dire ad alcuni) che dura da un bel pezzo. Temi come il do-it-yourself, la comunicazione molti-molti, lo scambio orizzontale e il più possibile paritario,la natura comunitaria della creazione, la contestazione della proprietà intellettuale, il rinnovamento della cultura “dal basso”, il voto di sfiducia contro l’accademia etc. sono affiorati dal sottosuolo tantissime volte, in varie combinazioni o tutti insieme: ai tempi delle avanguardie storiche (soprattutto dada, surrealismo e precursori riconosciuti come Lautréamont, e poi il futurismo russo), con la controcultura degli anni Sessanta, con il punk etc.
    Oggi questo fa parte del nostro retaggio, se la pensiamo in un certo modo su certi temi e addirittura, a tentoni, azzardiamo soluzioni, è perché abbiamo degli antenati, “qualcuno ci si è messo prima”, ci ha sbattuto le corna prima di noi e historia magistra vitae est.
    3. No, non è affatto importante che nell’atto tutti diventino scrittori, perlomeno non scrittori professionisti. Però è giusto che tutti lo siano *in potenza*. Marx si auspicava una società senza classi in cui tutti *potessero essere* artisti.
    4. Il “narratore come mestiere” non può scomparire. Intendo dire che, a qualunque trasformazione vadano incontro la letteratura e l’industria editoriale, rimarranno persone che faranno del raccontare storie e/o del manipolare la lingua il loro lavoro e il loro modo di sbarcare il lunario. E’ stato così in tutte le formazioni sociali che si sono avvicendate sotto il cielo, pur cambiando le modalità e il modo di trarre reddito. I cantastorie ci sono sempre stati, ed è vero che Assurancetourix non partecipava mai al banchetto finale in quanto legato a un tronco e imbavagliato, ma sicuramente un cinghialetto glielo tenevano da parte per dopo. Va poi detto che gli aedi non cantavano affatto “gratis”. L’aedo era un mestiere, anzi, gli aedi erano una vera e propria “corporazione” ante litteram, e pare proprio che riuscissero a sbarcare il lunario.
    5. Non ho capito la multi-domanda.

  5. …anche quella del giudice deve essere una mia paranoia Mi piacerebbe tanto “esercitare un po’ di giustizia”. Ah, quanto mi piacerebbe!

  6. Caro Wu Ming, parlavo di come l”aedo” viene visto nell'”immaginario romanzesco e romantico”. Un po’ come la figura del poeta “puro”. Una che canta più per la gloria che per altro. Peraltro una cosa é il “cinghialino”, e un’altra é la posizione di assoluta venerazione – un po’ come il mondo del cinema, lo star system – che, pare a partire dal ‘400 sia stata affidata alla figura dell’artista (un po’ come
    se l’artista avesse sostituito gli dei che prima cantava, no?). L’ultima domanda fa parte di una mia paranoia. Esistono paranoie positive, o la paranoia é solo malattia? Se é valida la seconda risposta sono malatissima. Possibile, mi chiedo, e li vado a scovare, e me li leggo, che esistano in Italia, molti più scrittori – parlo dall’800, e del 900 – di quelli che ci sono stati “tramandati”? Io so di tutta una serie di “scriventi, pubblicanti”, libri leggibilissimi, forse minori, che però in Inghilterra, o negli Stati Uniti troverebbeo posto in un’antologia, e in Italia nessuno sa chi siano. O bisogna sempre pensare – secondo me sbagliando – che piuttosto che leggere la Carolina Invernizio sia meglio non leggere niente? E non verrà da qui, da questo preciso atteggiamento – di chi? della critica? degli intellettuali? sicura però viene da qui – che data a un’epoca relativamente recente, la spocchia nei confronti del popolare? E ci risiamo. only connect…

  7. Gentile Signor Mario Bianco, grazie, molte grazie per la possibiltà che mi da di specificare. Sa, io penso sempre di essere un po’ noiosa a parlare delle mie vere passioni e delle cose che conosco, e allora riassumo. Ma faccio male, perché poi giustamente qualcuno mette fra virgolette e “estrapola” “a scapocchia”, direbbe Passante genialmente, e mi fa dire veramente quello che vuole. Domanda: il romanticismo la figura del genio da dove lo prende se non dagli artisti, (Michelangelo, che si sa, i papi non pagavano, Raffaello, che morì giovane, Pontormo che era matto, Caravaggio che era assassino…e povero…si sa, ma badi, non hanno fatto solo questo…) – e questi artisti che ho elencato, non tutti – che cominciano a lavorare a partire dalla fine del 400? Hanno questi, un idea come dire, di poter “regolare” la natura, e per questo
    sembra che si sostuiscano agli dei (invece gli aedi cantano gli dei). Comunque grazie per la possibilità che mi ha dato di precisare. sono sempre spunti per andarsi a prendere in mano i libri, no? E sulla figura dell’artista romantico, e la sua origine ce ne sono tanti.

  8. egregio postodeilibri,
    ti invito a rivedere il tuo concetto espresso con tali parole:
    “lo star system – che, pare a partire dal ‘400 sia stata affidata alla figura dell’artista (un po’ come
    se l’artista avesse sostituito gli dei che prima cantava, no?).”
    Non mi pare sia proprio così, no, nè nel ‘400 nè nel ‘700.
    Gli artisti erano tutt’al più degli alti artigiani, dei decoratori, dei facitori di oggetti di abbellimento delle corti,( parlo anche di letterati, poeti) pagati, spesso, piuttosto poco.
    Vi sono lettere di Tiziano testimonianti il non riuscire a farsi pagare da anni dallo straricco Carlo V°.
    Titoretto doveva impegnar le lenzuola, tanto era assurto tra gli olimpici…
    E Michelagnolo lasciò modesta eredità ai suoi nipoti. La fama di costoro era molto circoscritta: alle corti, ai cancellieri, agli alti prelati.
    La storia della figura dell’artista come essere ipersensibile e creativo vicino agli dei, e poi maledetto, offuscato, dark, genio e sregolatezza e via dicendo ( che ancora oggi dannatamente prosegue) è propria del Romanticismo.
    Mi pare.
    O no?

  9. Sui quattro punti di Giuseppe Caliceti (il cuo busto mi è piaciuto, grazie):
    1. La Rete è forse l’unico luogo…
    Forse sì al momento (e quanto sia ampio questo momento non so). Se sia il più adatto, nemmeno so.
    2. “Insomma, calma”. Certo, calma.
    3. Se Carla Benedetti denunciava fatti, allora la sua opinione va discussa nei termini di un accertamento dei fatti. Il che vale anche er i ‘possibili effetti collaterali sgradevoli’ (8anche se qui l’accertamento è più difficile. Io mi sono ostinato a dire che secondo me il suo articolo conteneva la denuncia ‘teorica’ di un sistema, il suo testo era costruito secondo precise e per me un po’ discutibili categorie, aveva l’ambizione di segnalare la possibilità che si stia toccando un punto di non ritorno, ecc. Ho visto però che la discussione è andat nel senso, per me del tutto insufficiente: però c’è questo libro, e quell’editore, e quel filone, oppure: però quel libro, quell’editore o quel genere non bastano. Bah
    4. “Chi può darle torto?” Già. Ma chi VUOL darle torto, sul punto? Chi ha detto che popolare sia buono a prescindere, e sia sempre uguale? Nessuno, mi pare. Certo non la padrona di casa.
    Insomma, calma.

  10. @ passante con ovetto del kazakistan: appartieni – o meglio appartenevi giacché più non sei – ad una specie in via d’estinzione. T’è scoppiato l’ovetto in mezzo alle gambe. Il danno, nullo per la società, ma pur sempre troppo per te. Buona fortuna e figli maschi… femmine… eunuchi. No, niente figli. E’ un bene, credimi, per te, per tutti noi.
    Iannox

  11. caro maurizio,
    hai ragione, davvero, su tutto.
    solo una cosa: da lettrice.
    il racconto di valchiria era una cagata. e sono gentile.

  12. E no signora mia (il posto dei libri), quelli che lei cita sono inutili residuati del passato borghese inscritti nella galassia ultrapsicoretica del reazionariato! Come il biocco Iannozzi e le sue favoline segaiole novecento anni ’10. Qui occorre l’unica novità vera e vitale del basso che sia, consistente nei tomi -ma sopratutto nelle opinioni- dei novissimi profeti del magma sociale (leggasi rodimento di culo da autosfiga) e della lotta da reality: treppiedi per tutti e venga Peppone! Per questi figuri noi si rimane utili idioti finché gli si fa da pasdaran, ma poi c’impallinano senza pietà. Salviamoci, Andrea, salvati, salvatiiiiii… BUUM! … scusate, è scoppiato l’ovetto del kazakistan. Pare a causa del continuo grattarsi il posteriore innescato da delirio televisiv-guerriller-barricadero.

  13. Cari frequentatori di Lipperatura,
    nelle poche settimane in cui ho frequentato assiduamente questo vostro club, ho capito alcune cose. Anzitutto che fuzionate come una specie di circolo del bridge, dove vigono ferree regole di ammissione e dove si persegue una tacita ma strenua difesa di spazi e privilegi. Quando vi capita di trovarvi al tavolo un nuovo socio, gli fate pesare la sua estraneità e non nascondete il fastidio suscitato in voi dalla sua presenza. Probabilmente è solo un istintivo e innocuo atteggiamento difensivo, ma di certo voi lo osservate diffidenti e in cuor vostro vi domandate quali titoli abbia per essere lì con voi. Ma chi l’avrà fatto entrare?
    Perché voi vi sentite degli intellettuali. Io no, a dire il vero, intellettuale non mi ci sento proprio. Anche se da una vita leggo, scrivo, lavoro nella comunicazione e per campare mi occupo di argomenti come la musica.
    Prevengo la vostra facile obiezione: ecco l’atteggiamento infantile di chi raccoglie il pallone da terra offeso perché in un’azione di gioco gli hanno rifilato un calcione e se ne va imbronciato dicendo “non gioco più”. Non è esattamente questo.
    Se reagisco così è perché all’età di quarant’anni non ho più voglia di perdere tempo in cose inutili, autoreferenziali e fini a se stesse. E questo vostro club, per come voi lo state gestendo, lo sembra.
    Mi spiace per Loredana, che non ho la fortuna di conoscere personalmente ma giudico persona profonda, sensibile e piena di premure.
    Quando stimolato dai riferimenti a Lester Bangs mi sono preso la briga di trascrivere per voi qualcosa come 13.000 battute di un mio vecchio intervento, non l’ho fatto per protagonismo, bensì per aggiungere carne al fuoco della discussione. E di carne, mi pare, lì dentro ce n’era abbastanza. Non tutta forse freschissima (v’avevo avvertito), ma di certo in buona parte ancora commestibile. Bene, Loredana ha immediatamente percepito il gelo che si era creato intorno a quel mio intervento e ha postato un sintetico commento di incoraggiamento. Come solitamente fa un’impeccabile padrona di casa quando si accorge che i suoi ospiti non hanno neppure rivolto la parola al nuovo venuto. Questione di etichetta, se volete.
    Fa nulla. Un paio di giorni più tardi, ci ho riprovato lanciando non più uno spunto di discussione ma una provocazione: anziché lamentarci all’infinito sulla vexata quaestio (gli inediti, l’indifferenza degli editori verso gli autori esordienti e “inagganciati” – uso l’espressione di uno di voi, le lettere di rifiuto), tiriamo fuori i nostri scheletri dall’armadio e mandiamoli in rete. Cioè, pubblichiamo le lettere di rifiuto che abbiamo ricevuto, facciamone una sorta di antologia on line. Confrontiamoci, interroghiamoci sui perché di questi rifiuti, ma soprattutto ironizziamoci un po’ sopra. Movimentiamo la cosa. Chi non ha mai ricevuto un “no”, del resto?
    Vi parla uno che ha pochissima esperienza in materia: sto proponendo in giro un romanzo (il primo che abbia mai scritto) solo da pochi mesi e ho già collezionato diverse tipologie di risposte: alcune positive, alcune negative e naturalmente alcuni – come dire – stand-by. Quindi non sono né frustrato né incazzato. Non ne avrei motivo. Diceva uno di voi che in “letteratura occorre una pazienza sovrumana”. Io infatti aspetto. Però nell’attesa noto qua e là delle cose singolari – tipo la risposta di Neri Pozza di cui vi riferii giorni fa. Sono cose che mi divertono.
    Bene. Anche stavolta, il vostro silenzio è stato assoluto. Fatta salva la solita Loredana, tutti voialtri avete preferito fare gli struzzi e procedere oltre con le vostre dotte quanto inutili diatribe su nuove, più eccitanti questioni: gli aedi, gli artisti nel 300, nel 400 o nel Romanticismo, Pontorno e Michelangelo, la solita storia dei libri di genere e chissà cos’altro. Perché siete degli intellettuali, forse. Non sto a ripetervi le considerazioni fatte qua e la’ da Wu Ming 1, Monina o Genna, ma le condivido e le sottoscrivo.
    E inoltre, la sedicente Walchiria (non so chi sia) si è coraggiosamente offerta al pubblico ludibrio postandovi un intero suo racconto. Anche con lei non siete stati granché reattivi: sì, di fronte ai suoi “vittimismi da inedito” alla fine avete risposto di averlo copiato su word e che sì, avevate l’intenzione di leggerlo, però tutto aveva il sapore amarognolo di un contentino, di un osso gettato al cane che guaisce. Allora mi chiedo, come potete sperare che un editore si precipiti a leggere un vostro dattiloscritto se neppure voi avete voglia di leggere e spassionatamente commentare-criticare-sezionare con solerzia il testo proposto da una frequentatrice del vostro stesso club?
    Non so davvero come funzionerebbero le case editrici, se al posto degli attuali editor-lettori ci foste voi.
    Complimenti: se uno prova a stanarvi, se uno vi invita mettervi in gioco, vi cagate addosso.
    Continuate pure a giocare a bridge. Io, con vostro legittimo sollievo, tolgo il disturbo.

  14. Scusa, maurizio becker, non ho capito una cosa. Insulti a parte, la tua domanda qual’é? Bisogna giudicare Valchiria?

  15. Caro Maurizio:
    1 sono un intellettuale, non è colpa mia
    2 gioco a bridge, ed è colpa di mio padre
    3 ignoro però quali siano le regole del club del quale farei parte. Ma ne faccio parte? Non so nemmeno come potrei saperlo.
    4 Non sono scrittore né (per il momento: nella vita non si sa mai) aspirante scrittore, e non mi fido del mio gusto letterario. Dunque. (A pensarci, forse io non faccio davvero parte del club – del quale peraltro non conosco nessuno)
    5 se non mi metto in gioco, è forse perché gioco un altro gioco
    6 perché poi in realtà io penso di mettermi in gioco, sul blog, semplicemente scrivendo quel che penso e so. Con appena un filo d’ironia come forma minima di nascondimento.
    7 Se però mettersi in gioco significa per ciascuno dire la sua su, allora io non mi metto in gioco. Anzi, così mi metto in gioco adesso: io parlo solo di cose di cui so, nei limiti in cui ne so. Posso sbagliarmi, ma difficilmente tengo a formulare mere opinioni.
    Se dunque uno mi chiede la mia opinione su, difficlmente l’avrà.
    8 ….
    (spazio bianco per le opinioni altrui)

  16. Credo sia d’obbligo, e non per semplice premura di padrona di casa, dire un paio di cose. Primo: qualcuno di voi ricorda Ricercare? Penso di sì: per chi non frequentava, era (è?) una manifestazione letteraria dove gli autori, spesso esordienti ma non necessariamente, leggevano i propri testi inediti davanti ad una platea di altri scrittori, critici, editori. A volte si faceva bingo (si veniva “scoperti”), a volte nascevano ottime amicizie, a volte, però, si giocava al massacro sui testi altrui. Nessuna condanna, per carità: per come son fatta io, qualche brivido mi correva lungo la schiena. Ma io sono fatta male: penso che di un testo, che comunque sia è costato fatica a chi lo ha scritto, sia bene parlare a quattr’occhi, sia per dire che è una meraviglia che per confessare che è terribile. Ma anche, ed è quel che avviene nella maggior parte dei casi, per capire dove sia perfettibile.
    Un blog non è Ricercare, evidentemente: nel senso che non sempre e non necessariamente possono esserci dei feedback, soprattutto perché si scrive e si risponde quasi sempre “di pancia”, istintivamente, e la valutazione di un testo richiede più tempo. Così la vedo io. E con Valchiria, per dire, preferirei discutere via mail. Forse è così anche per altri.
    Ma un blog non è Ricercare soprattutto perché non esistono titoli o esami di ammissione per entrare: quando mai? E quali spazi e privilegi vengono difesi? Io, Maurizio, il fastidio non lo percepisco: ci si può scazzare, questo sì. Ma ben venga: anche se a volte farei ingoiare un ovetto al Passante, molto meglio le provocazioni che le discussioni in punta di forchetta. Quelle lasciamole a Renato Minore.
    Se non ci sono stati commenti all’intervento su Lester Bangs e sul racconto di Valchiria, non significa che non siano stati letti e pensati, sempre per come la vedo io.
    Forse discutere non porta da nessuna parte (ma sono arciconvinta del contrario): di certo, come dicevo in un commento al post sotto, è da parecchio che a me non capitava di mettere sul piatto determinati argomenti con interlocutori che in buona parte conosco di firma ma non personalmente, o addirittura ho conosciuto qui. Non è poco. Mi piacerebbe che Maurizio e Valchiria (e Federica, anche) continuassero a partecipare.

  17. Bokassa, cannibalone bello, bau! Bau!!
    Mo che fai, me magni? Bau!!! ‘un t’avvicinà, ti dico, eh… Bau!!!!
    c-a-n-c-r-e-n-o-s-o odio…
    f-i-d-a-n-z-a-t-a soffiata…
    ah ah ah Bokassa, mentalmente ce l’hai diec’anni? Dico di no.
    Pure a me è simpatico WuMing1, che te credi? Pur’io sto per entrare al Clubbe, o già ci sto. Tu che ddici, canibbalone? Bau!!!!!

  18. Io mi limito a notare che, quando si usa la masturbazione come metafora denigratoria, le “seghe” sono sempre quelle altrui, giammai le proprie.
    Questo incessante piagnisteo da parte degli “incompresi”, questo continuo accusare di far parte di una “cosca” o di un “club” chiunque non si affretti a commentare il commento al tuo commento, questo costante suonare la nota del “ma perché non mi cagate?” sono modi di comportarsi che creano solo irritazione e non portano da nessuna parte.
    Io rivendico la libertà di leggere e commentare quel che mi pare, soprattutto dentro threads in cui si va fuori tema ogni due messaggi e si incrociano diverse discussioni a due, o a tre.
    E’ chiaro che io, quando torno qui, cerco di riprendere il filo del discorso che avevo lasciato aperto. Se uno mi chiede qualcosa, e subito dopo un altro mi caga lì un intero racconto che 1) non ho chiesto di leggere; e 2) non c’entra niente (incazzandosi pure, tre o quattro post dopo, perché non viene letto!), bene, io rispondo alla domanda di cui sopra e non cago pari il racconto.
    Rispondo a tutti e lo faccio volentieri, negli spazi dove sono co-padrone di casa (forum, newsletter), inoltre rispondo a tutte le e-mail che ricevo, e per commentare gli inediti abbiamo addirittura contribuito a fondare i Quindici, ma quando trovo i cinque minuti per venire qui o in altri spazi che m’incuriosiscono, non ho particolari responsabilità oltre a quelle del rispetto della netiquette.
    Lasciare qualche commento su Lipperatura non mi sottomette ad alcun obbligo né mi trasforma nel membro di un comitato di selezione inediti. Questi ultimi li leggo anche volentieri, ma coi miei tempi e in altri contesti.
    Chiunque (vedi Walkirie varie) cercherà di esercitare su di me una qualche forma di ricatto morale, verrà automaticamente messo nella casella dei vaffanculo.

  19. Uditorio, capiamoci! Anche tu, Iannozzi, fai il bravo, dai, le tue favole le leggiamo dopo. La sola dittatura esistente in Italia è quella del nome: se Maurizio Costanzo è un grande romanziere non lo sapremo mai; se pubblica a suo nome è solo perché si chiama M.Costanzo, con lauti anticipi. Se pubblica con pseudonimo non si gode la Fama, alla quale pure tiene: se fosse lui Elena Ferrante? Morale: avete un nome? Bene! Non ce l’avete? Contate zero, Letteratura o meno: potranno scegliervi casualmente dal mucchio ma zero rimanete e zero vi considera chi il Nome ce l’ha. Prendete la padrona di casa: cavalcando l’onda del blog si trova a Parlare, e con gli Autorizzati, portando con sé dei SenzaNome. L’avrebbe mai detto? No, ma che sta facendo ora, Autorizzati o meno? Ottima e meritoria contaminazione, della quale approfittano gli ovetti markettari per farsi “black propagande” (cosa mangi, ovetto, le palline di detersivo?). Io, che non voglio farmi propaganda, scrivo anonimo e non insulto nessuno: insulta e si insulta chi mette il suo nome accanto alle frescate d’Autore.

  20. x Bokassa. A me il passante è simpatico, mi fa degli assist (dei… passaggi, appunto) molto belli, e io segno. E poi, “any heartfelt response is better than none” (John Coltrane).

  21. Pensavo che”ognissur” della Passante fosse imbattibile. Invece no. “…mi caga lì un intero racconto” è meglio. Siamo ad Alberto Sordi. Sublime.

  22. @ passante di rovescio a una mano: io non faccio parte di nessun club, e al mio nome ci tengo – anche per narcisismo – ma in primo luogo perché se qualcuno vuole venirmi a sputar in faccia, sa a chi rivolgersi. Io invece, quando incontro un anonimo, che dovrei fare? Magari molto rispetto, magari nullo, però non gli posso tributar mica tanto. Se poi Maurizio Costanzo sia o non sia, ti assicuro che non è né la Ferrante né altri, ma solo sé stesso. E non so dirti se sia buono, avendolo conosciuto vis-à-vis.
    In merito al racconto di Valchiria: l’ho letto, e dire che è una schifezza è ingiusto, profondamente, nei confronti dell’Autrice, in questo caso Valchiria. Il peggio e la schifezza sono altrove, in alcune antologie che già ho citati e che sono illegibili verarmente. Però pubblicate perché lì blogstar (pure la blogstar ci mancava oltre alla mitopoiesi surgelata e al dado Liebig) e quindi Einaudi digerisce tutto al pari di tanti altri editori che “FINTAMENTE” si dicono e si fanno dire alternativi.
    In quanto ai club, rispondendo brevemente a Maurizio: io nessun club, non ho neanche la tessera dell’Arci che o Arci cosa. E manco la patente, quindi di club a me proprio me ne frega niente.
    Saludos.
    Iannox

  23. Allora,
    vedo che la cosa del club vi ha toccato. E’ esattamente quello che volevo.
    Quando ho postato quel messaggio appena un po’ velenoso (per ilpostodeilibri: io non ho insultato proprio nessuno) mi interessava comunicarvi una certa qual sensazione di stanchezza e delusione. Dice franz krauspenhaar (lo sapevo che mi avevi citato, e ti ringrazio) che forse siamo tutti un po’ soli: non so se è così, di sicuro siamo tutti un po’ soli quando abbiamo voglia di affrontare certi argomenti. Quindi è stato per me motivo di grande eccitazione e gioia l’aver trovato un luogo in cui poter incontrare (seppur virtualmente) gente con interessi simili o affini ai miei. Grazie a questo luogo in poche settimane ho conosciuto un buon numero di “belle teste”: non mi riferisco solo a chi mi ha risposto o ha mostrato disponibilità a interagire con me. Wu Ming 1, Monina, Genna, Biondillo ed altri li leggo con sincero piacere a prescindere, e talvolta con incontenibile divertimento. Wu Ming 1 che riassume a modo suo la “questione becker e valkiria” é, ad esempio, irresistibile: come si fa a dargli torto?
    Nei confronti di Valkiria (che non conosco, ripeto) notavo solo una certa sufficienza di fondo. Non entravo nel merito del suo racconto. Che poi uno non sia tenuto a leggere ogni singolo commento e a dargli feedback, questo è ovvio.
    Quanto alla mia proposta di mettere in rete le lettere di rifiuto, capisco che ai più possa non sembrare opportuna, ma appunto, sarebbe carino sapere perché. Come ha fatto krauspenhaar: franz, ho letto le tue considerazioni, ma io seguito a vederla come una provocazione utile. Se ad esempio si scoprisse che tutti abbiamo ricevuto in risposta quasi esclusivamente prestampati di circostanza, beh, sarebbe esilarante. O no? E se invece saltasse fuori che ci sono molte lettere di rifuto circostanziate e “serie”, anche questo credo sarebbe utile. Perlomeno per sgombrare definitivamente il campo da certi ridicoli vittimismi.
    Un’ultima cosa, non è che io pretendessi puntuale e corale risposta a ogni mia mossa. Ci mancherebbe. Pero’ (come certe vostre reazioni per certi versi “corporative” dimostrano) mi pare che ci si appassioni solo quando la discussione si fa scontro personale, polemica o scambio autistico di ceffoni. In assenza di sangue, ecco il dialogo rifarsi sonnacchioso o, nel migliore dei casi, mutarsi in uno sterile zapping da un tema all’altro. Del resto anche franz ammette d’aver l’impressione che “nei blog si giochi spesso a carte”.
    Noto insomma la pericolosa tendenza verso una logica dialettica un po’ spettacolare o, come dire, televisiva.
    Ho dovuto forzare un po’ la mano, come certi venditori che danno la scossa al pesce esposto sul bancone per farlo sembrare ancora vivo. Spero che questa ulteriore spiegazione serva a riscattare l’apparente aggressività del mio penultimo messaggio.
    Ora basta con le polemiche. Riprendiamo a discutere.

  24. Ma quale clubbe!
    Se ci fosse un clubbe, ci dovrebbe esser pure un buttafuori. ;-D Posso far la parte – solo la parte – del buttafuori? ^___^”’ Sapete, non ho mai sbattuto fuori nessuno, e vorrei provar il brivido dell’emozione nuova. Eh Eh Eh
    Avanti! Adesso mi piango un po’ addosso, giusto per divertirmi pure io almeno un poco. ;-D Perché lo Iannox – specie in estinzione – non è simpatico? ^___^ No, niente risposte… Cioè, sì. Cioè, mamma mia che confusione!
    Ciao ciao belli e brutti ;-D
    Iannox

  25. wu Ming1, non ho buttato boccali di piscio in faccia a nessuno, se preferisci usare questo registro. Ho solo detto la mia opinione sullo stato del dibattito. Che poi tu ne prenda atto o te ne fotta, va bene uguale. La storia del club se vuoi è una provocazione, ma un fondo di verità secondo me c’é. Non capisco l’animosità. Ho detto quel che pensavo, hai detto quello che pensavi, vogliamo continuare a fare botta e risposta all’infinito (per questo parlavo di “ceffoni autistici”)? Dire ora “basta polemiche, riprendiamo a discutere” è solo un modo forse un po’ sbrigativo di piantarla lì con una cosa che evidentemente non porta da nessuna parte. Ma si parla lingue diverse, probabilmente. E guarda che non presumo di stare dalla parte di chi ha ragione. Anzi, penso che la ragione é dei fessi, come dicono dalle mie parti. E’ questa logica del “tutti contro tutti” che mi pare un po’ infantile. Anche tu, che sei uno bravo, smettila un po’ di mostrare i muscoli anche quando non ce n’é bisogno.

  26. Boh, Maurizio, se era una provocazione, non ne capisco l’utilità. Non è che cambio toni o argomenti o interlocutori solo perché tu hai scagliato al centro della stanza un boccale pieno di piscio, hai schizzato tutti, la gente si è incazzata e hai detto: “In effetti, volevo farvi incazzare, è servito, adesso torniamo a discutere”. Scusami, ma il meccanismo provocazione-risposta-arrampicata di specchio-e adesso continuiamo lo trovo un po’ infantile.

  27. Abbi piazienza, Wu Ming1: non ha mai detto che le vostre reazioni dimostrano la fondatezza delle mie osservazioni. Rileggimi. Ho invece detto che le vostre reazioni dimostrano a mio parere come nel blog paghi la logica della polemica, In un altro passaggio ho ribadito che a me la provocazione delle lettere di rifiuto in rete continua a sembrare utile e ho spiegato perché. Ma é solo una mia opinione. Davvero, niente trucchetti logori. Come ha detto Loredana, sul blog si interviene spesso “di pancia” e a me così é capitato. Comunque hai un po’ la tendenza a dettare le regole.

  28. grazie alla dritta del passante lob sono corso sull’altro post, ho visto cosa accade e non mi piace per niente. Stavolta devo dare ragione in tutto e per tutto a Wu ming 1 e alla solita Loredana. Diciamo che c’è stata una degenerazione.

  29. Non posso che ribadire quanto scritto sopra: non capisco l’utilità di queste mosse, non le approvo, non ne condivido le modalità, secondo me non dimostrano niente.
    Il meccanismo è stantio: si fanno affermazioni infondate, diversi interlocutori rispondono dicendo che le trovano infondate, quindi si ribatte: “Visto? Il fatto stesso che tutti quanti siate d’accordo nel definirle infondate dimostra che, al contrario, c’è un fondo di verità”.
    E’ davvero un trappolino banale.
    Mettiamo che io scriva: “Sotto sotto, siete tutti dei fascisti!”. Giustamente, qualcuno risponde, e anche un po’ piccato: “Guarda che hai sbagliato indirizzo, fascista lo vai a dire a tuo nonno”. A quel punto, io scrivo: “Cos’è tutta questa suscettibilità sul l’accusa di fascismo? Era solo una provocazione. Non sarà che avete la coda di paglia e in quel che ho detto c’è un fondo di verità?”
    Maurizio, ma per chi ci hai presi?
    E questo che volevo dire, e lo ribadisco. Chiamala “animosità”, chiamalo “mostrare i muscoli”. Io lo chiamo: “esigere una maggiore qualità della comunicazione, senza logori espedienti”.

  30. Becker, il post per gli scrittori incompresi è quello sotto, con una napoletana che sta facendo penosamente ‘a mossa. Per il collega passante: Parente chi?

  31. Non ricordo più una cosa e gradirei l’aiuto di Loredana Lipperini( che lavora anche in RAI) per ricercare un testo ascoltato a Radio 3, alla trasmissione analoga che precedette un decina di anni fa Fahreneit, cioé Lampi d’estate d’inverno o quel che era.
    Si parlava di questi medesimi problemi:
    la difficoltà per un esordiente di essere preso in cosiderazione da un casa editrice.
    Fu intervistato, forse da Sinibaldi o Giorgio Manacorda, uno scrittore giovane affermato( di cui non ricordo sinceramente il nome) il quale affermava che nessun esordiente era preso in considerazone dalle medie e grandi editrici, che i manoscritti a migliaia venivano gettati intonsi.
    Asseriva che la strada migliore per raggiungere l’attenzione di una redazione era quella di recarsi a presentazioni di libri, stare alle costole di qualche medio scrittore, piaggiare un po’, frequentare bar e ristoranti usati dal giro dello stesso ed entrare così in confidenza per essere preso in simpatia, considerazione.
    Così disse il tipo, lo scrittor giovane, quindi rise.
    Anche il conduttore se la ridacchiò, pur facendo il finto scandalizzato.

  32. Quello che dice Iannox sarebbe materia per un’altra deriva (a mio parere, sui blog, più che di discussioni si tratta di derive). I ‘consigli di scrittura’ di Wu Ming 1 sono assolutamente sensati, e condivisibili. E pure non se ne può fare regola: Iannox porta ad esempio Gogol, e se ne potrebbero fare molti altri – che so, quanto a puntini di sospensione e punti esclamativi Céline. E sopra ho scritto ‘ad esempio’: credo che l’uso della ‘d’ sia questione esclusivamente di sensibilità personale.
    Lo stile, insomma, per me è quel non-so-che che non può venire sottomesso a regole. E’ un’eccedenza.

  33. @ Wu Ming 1: Caro, in rif. al precedente post, circa lo stile, lo stile non è – non può essere – uniformato. Ad ogni modo, anche io inorridisco di fronte a certe soluzioni tipo i troppi puntini di sospensione. Però in molti casi sono necessari così pure i punti esclamativi, e non ne farei una questione di quantità, piuttosto di qualità, ovvero come e perché vengono utilizzati. Ad ogni modo, guarda, ad esempio, Gogol’ (e non dico assolutamente che qui ci sia un Gogol’ fra di noi): aveva il suo stile, ridondante, direi fino all’eccesso; eppure Tolstoj pianse lagrime di fiamme quando l’amico impazzì e diede alle fiamme il suo lavoro. Se io scrivo, ad esempio:
    “Oggi mi sento stanco.”, questa banalissima frase ha un significato.
    Ma se scrivessi: “Oggi la stanchezza m’ha ghermito tutto fino alla nausea, una nausea pesante che mi s’è rivoltata dentro allo stomaco…” Ecco, è diverso, pur non cambiando il significato finale che oggi sono “stanco”. Ma le sfumature sono diverse, profondamente. (Negli esempi, nessun riferimento, avrei potuto scrivere “oggi sono felice”, e non sarebbe cambiato nulla, giusto per intenderci).
    Scrivere la stessa cosa in modi diversi è stile? O lo stile è solo un fatto di “equilibratezza”? Io non credo nell’equilibratezza stilistica, altrimenti dovrei far fuori tutti, o quasi, i classici e salvarne due o tre. Lo stile è anche equilabratezza, ma è anche “esasperazione” della (e nella) equilibratezza. Mio modesto parere.
    Vabbe’, ragazzi, bella discussione in ogni caso.
    Cari saluti,
    Iannox

  34. Vedo che wuming1 scriveva in contemporanea al mio intervento, e così la deriva è morta prima di nascere… E pure, credo che concentrare il dibattito sullo stile aiuterebbe a farla finita con gli equivoci della letteratura alta o bassa, di genere o ‘pura’. (Rimanderei a ciò che ne ho scritto sul mio blog, se non fosse che l’aria qui dentro, negli ultimi giorni, non è delle migliori…).

  35. x Maurizio. Non è questione di “dettare” le regole, per carità. Le regole ci sono già. La comunicazione funziona in un certo modo, con variabili e costanti. La retorica ha una tradizione di millenni. Ho fatto presente che qui transitano (e non scelgo il verbo a casaccio: questo non è un luogo chiuso, è un porto di mare, non siamo mai gli stessi – io non ho postato per un mese, poi torno, scrivo due commenti e subito arriva qualcuno che mi identifica come membro di un club!), dicevo, transitano persone che certe regole le conoscono, ce le hanno ben presenti. Tutto qui. La provocazione sul “club” l’ho trovata logora, banale, che vuoi che ti dica?
    Quanto alle lettere di rifiuto degli editori, in libreria sono già uscite raccolte, c’è una ricchissima aneddotica. G.B. Shaw le teneva appese alle pareti del suo studio. Fitzgerald le collezionava. Vittorini ne mandò una a Fenoglio per “La paga del sabato” etc. Si sa già come funzionano le cose. Il giovane Fred Astaire fece un provino, l’esaminatore lo scartò e scrisse un appunto: “Slightly bald. Can’t act. Can’t sing. Can dance a little”.
    x Iannox. Nessuna pretesa di universalità, mi limito a far notare quelli che per me sono orrori stilistici. Esiste, certo, una poetica dell’eccesso e della ridondanza, ma quando è intenzionale si vede. Il problema è quando eccesso e ridondanza sono involontari, o al massimo semi-involontari. Insomma, è la differenza tra come scriveva Poe (denso, ipotattico, infiorettato eppure preciso, chirurgico) e come scriveva Lovecraft (trascinato via dalla piena della propria scrittura, e annegato).

  36. Non sapendo chi era il giovin scrittore in questione, è difficile commentare. Si può ipotizzare che abbia parlato per esperienza personale. Certo, quella di “piaggiare” é una delle strade possibili. Per chi ha la capacità di farlo.

  37. quando si parla di clubbe, eccolo:
    Parente, dai, falla finita, t’hanno sgamato tutti anche se fai finta di niente.
    Postato da passante a passante il 2005-01-30 16:08:25.0
    pietosamente il vostro
    passante

  38. Caro Wu Ming 1, una poetica della ridondanza esiste e quando è intenzionale non dovrebbe essere troppo difficile riconoscerla. Quando non lo è, anche. Però non sono del tutto sicuro pur essendo con te d’accordo. Pensavo ad esempio agli “errori” grammaticali e concettuali di P.K. Dick: i racconti tradotti (in italiano) sono assai migliori rispetto agli originali, a quelli scritti dalla mano del Guru della Fantascienza. Quello, Dick, scriveva parecchio, troppo forse, e gli errori abbondavano. Eppure oggi – dopo vent’anni e più – piace, e giustamente (ingiustamente) viene sfruttato per dire dello stile d’uno scrittore. Riuscire a dire se è intenzionale o diversamente la ridondanza partendo da un racconto o due, soprattutto quando si ha a che fare con autori esordienti o comunque poco conosciuti, diventa arduo e/o pericoloso. Ciò non toglie che fondamentalmente sono d’accordo con te.
    Cari saluti,
    Iannox

  39. ti brucia, eh? La prossima volta impegnati di più, non puoi scrivere cose anonime con lo stesso identico stile che usi sul Domenicale.

  40. Come direbbe Tiziano (Scarpa): “è la rete, baby.”
    Il caro Tiziano direbbe anche “Lasciate che la parola vada per la sua strada”.
    Frase che si apre a diverse interpretazioni. Io adotto quella più maliziosa, e stronza.

  41. Sì, certo! Hai ragione, lo davo per scontato che era “La malora” (mi piace ricordare che il grande Oreste del Buono fu uno dei pochi a accoglierlo positivamente).
    Vittorini comunque con quel risvolto spinse Fenoglio a accettare l’offerta di Garzanti per il libro successivo. A me questo episodio fa venire in mente un certo Mauro Covacich…e a voi?

  42. Wu Ming 1, di più: Vittorini scrisse a Fenoglio una BANDELLA DI RIFIUTO, un risvolto di copertina che era una stroncatura dello stesso responsabile di collana!

  43. “La malora”…
    Il lavoro sulla lingua di Fenoglio rimane sconvolgente. Un italiano non “sporcato” di dialetto bensì smontato e ricostruito sulla sintassi e l’idiomatica del dialetto. In Fenoglio ricorre quel “solo più” (= ormai soltanto) tipico delle parlate piemontesi, che in italiano non si usa ma che è bello e funzionale, mi piacerebbe fosse adottato ufficialmente nella lingua nazionale.
    Esempio, per celia: “Solo più Isabella considera positivo il contributo di Valkiria a questo blog” 🙂
    Vittorini parlò di modo di esprimersi “artificiosamente spigliato” e di ricorso ad “afrodisiaci dialettali”. Sul risvolto del libro! Pazzesco. Cambiare editore era il minimo che Fenoglio potesse fare.

  44. @ MANILA
    Cara Manila,
    chiedo venia, perché sì, ho messo troppa “facondia” nel dire di qualcosa che non m’è piaciuto, e potrei esser frainteso. Ho citato due antologie, non solo quella lì. Poi, lo sai: io non sono per invidia o per altri fini. Gli spazi che mi sono ritagliato, or come ora, mi stanno più che bene, e chi vuol leggermi e mandarmi un bacio o anche a cagare, sa dove trovarmi. Quindi non ne parlo più di antologie…
    Facci poi sapere circa il Forum. Meglio se in pvt, o forse anche qui, non so: dipende dalla cara Loredana.
    In ultimo, poi stacco: sicuramente non è il modo migliore postare un racconto fra i commenti per farsi notare. Molto generosa la padrona di casa, Loredana. Giusto è dirlo. Così com’è giusto evidenziare la “santa” pazienza di Wu Ming 1 che sempre è un signore.
    A Tutti/e, baci et abbracci
    Giuseppe

  45. Dico: chi vuole farsi leggere da un “pubblico” critico, non pianta al centro di un dibattito un suo racconto, pretendendo anche di ottenere attenzioni invece di gentili rimproveri per l’inadeguatezza della mossa nel contesto.
    Dico ancora: Iannozzi, caro mio, abbiamo capito che l’antologia non ti è piaciuta, però non costringermi a pensare per forza che c’è dell’altro nelle tue illazioni, lo sai che ti sono affezionata.
    Dico infine: ringrazio Loredana per i dibattiti che sta ospitando. A questo proposito, ed inseguito alla polemica Astremo-Editori, in Puglia si sta pensando ad un forum sull’editoria. Vi terrò informati.
    E concludendo. Ritengo che ci siano degli ottimi esercizi di stile nei commenti di questo post. Da leggere e conservare.

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